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- Il
latente istinto omicida che caratterizza noi videogiocatori
è stato in gran parte ridestato delle avventure horror di mamma
Capcom. Girovagare immersi in un aberrante clima di morte, fatiscente
nella sua struttura ansimante ed ossessiva espone le nostre percezioni
ad un contesto ignifugo, un mondo in cui tutto può accadere e del
quale noi non abbiamo il controllo....
Bio Hazard: Code Veronica è
finalmente giunto tra noi, precorritore di essenziali innovazioni
stilistico/grafiche che di certo faranno la felicità di tutti gli utenti
Dreamcast. E' di fatto innegabile la rivoluzione tecnica introdotta dai
programmatori che stravolge il concetto di falsa tridimensionalità
producendo un florido 3d in tempo reale. Da qui, la telecamera
segue i nostri spostamenti con dinamica intelligenza, riducendo le
inquadrature fisse a semplici imposizioni di regia. In realtà qualcosa di
simile, graficamente parlando, era stato sperimentato con successo in Dino
Crisis della stessa Capcom, che poteva vantare effetti di luce in
tempo reale resi verosimili dalla struttura
tridimensionale dell'engine. Adesso, con Code Veronica, il concetto stesso di "real time" si
espande verso nuovi orizzonti visivi, surclassando di diverse lunghezze il
pur ottimo Dino Crisis ed
adornando le texture anatomiche e delle pareti come un chirurgo plastico
fa con la sua rugosa paziente. L'estrema cura del comparto visivo è
riconoscibile sin dal sontuoso filmato introduttivo, che ci mostra
inequivocabilmente quanto la console Sega sia in grado di proferire in
termini grafici, esaltati dal confronto (quantunque impietoso) con i
capitoli precedenti della saga.
Bio Hazard: Code Veronica non
è in ogni caso esente da disfunzioni iconologiche; alcune imperfezioni
nelle inquadrature ed una certa mancanza di dettaglio nelle strutture
(leggi texture) ridimensionano parzialmente le virtù del survival horror.
Tra le innovazioni presenti in quest'ultimo capitolo, devo per forza di
cose segnalarvi l'introduzione di un inedito personaggio, che porta il
nome di Steve Burnside, una sorta di Leonardo DiCaprio più bello che mai,
tutto fascinoso e fighettino, che farà la felicità delle videogiocatrici
fan del lupacchiotto sparse per il globo. Claire Redfield e Chris, suo
fratello, completano il quadro dei personaggi presenti in Code
Veronica.
La struttura del gioco è rimasta fondamentalmente invariata, e
rispetto ai precedenti Resident Evil
l'unica variante che ho potuto notare è costituita dalla possibilità di
utilizzo analogico del pad, ancorchè questa peculiarità non sia stata a
mio avviso sfruttata in modo adeguato. Difatti i vantaggi che la levetta
del pad Dreamcast avrebbe potuto apportare alla giocabilità, tipo
l'eliminazione del tasto run (ipoteticamente attivabile tramite una
diversa inclinazione dello stick), sono stati stranamente ignorati, ed i Playtester
di Capcom si sono limitati ad assegnare ai movimenti analogici le
stesse funzioni di quelli digitali.
Restando in tema, tra le mosse effettuabili ritroviamo lo scatto repentino
di 180°, già apprezzato in Resident
Evil 3 e Dino Crisis, molto utile nelle situazioni più congestionate.
Il background musicale presente in Code
Veronica esalta le ormai storiche velleità compositive della casa di
Osaka. Precisamente, il soundtrack e gli effetti sonori ripercorrono i
fasti delle precedenti edizioni, rivelandosi estremamente edeguati allo
sfondo da film horror che invade il gioco sin dalle prime battute.
Giunti al terminare, il giudizio definitivo non può che essere ottimo. E'
innegabile che il corpo del gioco sia rimasto pressocchè invariato
rispetto al passato, ma è altrettanto evidente il cristallino assetto
grafico creato dai coders. Il
concept in due dimensioni appartenuto al passato ha quindi guadagnato la
terza dimensione ed è questo ,coerentemente, il punto di partenza delle
future incarnazioni della saga.....
Luca Abiusi
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