ESPLOSIVI


 

Il Blocco di Trauzl

 

GELATINA...............................................................cm3 580
NITROGLICERINA..................................................cm3 550
PENTRITE.................................................................cm3 515
EXOGENE (T4).........................................................cm3 420
FULMICOTONE SECCO.........................................cm3 420
ACIDO PICRIDO......................................................cm3 305
TRITOLO...................................................................cm3 295
BINITROTOLUENE..................................................cm3 190
FULMINATO.............................................................cm3 150
AZOTIDRATO DI Pb.................................................cm3 115
POLVERE NERA.......................................................cm3   30

 

Risulta assai difficile esprimere in assoluto il potere dirrompente di un esplosivo, in quanto dipende dalle pressioni che si sviluppano durante l'esplosione e a loro volta relative a varie cause oggettive.
E' possibile però eseguire prove comparative basate su condizioni oggettivamente uguali, onde stabilire una graduatoriabasata su valori quantitativi e condizioni di utilizzo perfettamente uguali nella serie di prove.Preposto a tale scopo era questo semplice "arnese" , che andava sotto il nome di "Blocco di Piombo" meglio noto col nome di "Blocco di Traulzl". Esso, come si vede dal disegno d'epoca, è formato da un cilindro di piombo puro ottenuto per fusione di diametro e altezza pari a 200mm. In esso è praicata una cavità cilindrica profonda 125mm e di diametro pari a 25mm. In essa veniva sistemato l'esplosivo in prova, in quantità di 10 grammi avvolto in stagnola ed innescato con apposita capsula.
Il tutto veniva ricoperto di sabbia fine a riempire totalmente la cavità. A esplosione avvenuta si misurava, tramite immissione di acqua, il volume dell'intera cavità, al quale veniva sottratto quello relativo alla cavità iniziale di contenimento, ottenendo così l'incremento in cm cubici provvocato dall'esplosione in esame. A scopo di curiosità riportiamo gli incrementi di volume ottenuti col metodo di Traulzl dei vari esplosivi.

Paolo Romanini per TacArmi aprile 1984.

 

 

GENERALITA' DEGLI ESPLOSIVI

 

Fonte: Tecnologia delle Armi da fuoco portatili, G. De Florentis edizioni HOEPLI


 

DATI SULLE POLVERI

Più che esporre una completa teoria chimica degli esplosivi e delle polveri, ci limiteremo a dare notizie fondamentali e di utilità dal punto di vista balistico e per eventuali applicazioni, rimandando il lettore ai trattati speciali. Le polveri balistiche (esplosivi da lancio o da propulsione) appartengono a due distinte categorie: miscugli esplosivi (miscele fisico meccaniche) composti esplosivi (specie chimiche definite). Prototipo delle polveri della prima categoria è la polvere nera; queste polveri sono anche dette polveri ordinarie o polveri fumigene. Sono costituite da una mescolanza intima di componenti che da soli non possiedono qualità esplosive. Detti componenti, parte sono combustibili "zolfo carbone", parte comburenti, contengono cioè l'ossigeno necessario alla combustione, il quale viene a tutti gli esplosivi in generale fornito dall'acido nitrico. Le polveri della seconda categoria invece sono composti chimici la cui costituzione è ben definita, e contengono riuniti tutti gli elementi che debbono combinarsi all'atto della reazione esplosiva. Questi composti chimici sono sempre ossigenati, e derivano dalla nitrazione di composti organici del carbonio "cellulosa glicerina fenolo naftalina toluolo ecc.". Esse prendono il nome di polveri senza fumo, perchè la loro combustione dà luogo a poco fumo leggero, non contenendo i prodotti della combustione che vapor d'acqua, azoto, ossido di carbonio o anidride carbonica. Sono dette anche polveri nitrocomposte denominazione che se è giusta in se stessa, è impropria come classificazione distintiva, perchè anche le polveri fumigene sono a base di nitro. Le polveri senza fumo possono anche essere costituite da miscugli di due o più specie esplosive; ma in tal caso si classificano egualmente nella seconda categoria. Vengono per ultimo quei composti esplosivi che si impiegano nella preperazione di miscugli per gli inneschi. Questi non sono esplosivi di propulsione. I principali tipi di polveri ordinarie, e le specie chimiche esplosive impiegate nella composizione delle polveri senza fumo e delle miscele di innesco sono elencate qui appresso: Polveri ordinarie o fumigene (miscugli esplosivi): Polvere nera (zolfo, carbone, nitro). Polveri al nitrato di ammonio. Polveri al nitrato di bario. Composti chimici esplosivi (speciechimiche definite che entrano nella composizione delle polveri infumi): Nitrocellulose (Binitrocellulosa o cotone collodio; Trinitrocellulosa o cotone fulminante). Nitroglicerina; Trinitrofenolo (acido picrico); Nitronaftaline (Binitronaftalina; Trinitronaftalina. Composti chimici da innesco: fulminati; azotidrati. Le polveri infumi, dal punto di vista chimico, possono classificarsi in: nitrocellulose gelatinizzate; polveri a base di nitroglicerina (balistiti, corditi); polveri a base di nitrocellulosa non gelatinizzata.

POLVERE NERA

E' una mescolanza intima di carbone, zolfo e nitrato di potassio. Le proporzioni più in uso sono le seguenti: per armi rigate, 12,5 di carbonio, 12,5 di zolfo, 75 di nitrato. per armi ad anima liscia, 12 di carbonio, 10 di zolfo, 78 di nitrato. La combustione lascia residui solidi in grande quantità "fecce" che sporcano le armi e dà molto fumo. Offre vantaggi, diminuendo le fecce e il fumo, la composizione Inglese, del 75 di nitro, 15 di carbone, 10 di zolfo. Sarebbe sufficiente, per ottenere la miscela esplosiva, il carbone come combustibile e il nitro come comburente; lo zolfo serve per facilitare la combustione, la decomposizione del salnitro, e l'ossidazione dell carbonio, a regolarizzare ed accellerara la reazione, a diminuire l'igroscopicità della polvere. Nell'infiammazione, il primo a bruciare è lo zolfo, che fonde e decompone il nitro, il quale svolge ossigeno libero che brucia il carbone. La temperatura di accensione è di circa 280-300 gradi. In media, dei prodotti della combustione il 55% sono solidi, e il 45% gas permanenti. Un grammo di polvere nera dà 280 cm cubici di gas a 0 e 760 mm di pressione pari a circa 800 cm cubici alla temperatura di esplosione.

POLVERI AL NITRATO DI BARIO E DI AMMONIO

Sostituendo al nitrato di potassio il nitrato di ammonio o il nitrato di bario, ed eliminando lo zolfo, si possono ottenere altri tipi di polvere, che sebbene non introdotti nell'uso corrente per le armi, sono interessanti e suscettibili di applicazioni. Il nitrato di ammonio, debolmente esplosivo di per se stesso, in unione a sostanze combustibili dà esplosioni molto vivaci, combinando l'eccesso di ossigeno, e si trasforma totalmente in gas. I prodotti della combustione danno leggerissimo fumo, e sono basici; la temperatura finale dell'esplosione è molto bassa. Inconveniente principale del nitrato di ammonio è la forte igroscopicità, e il fatto che intacca i metalli se umido; non è quindi adatto per polveri da cartucce a bossolo metallico. Come polvere da lancio a base di nitrato d'ammonio non vi è ad oggi che l'ammonite, di esclusivo uso militare poco diffuso, miscela di 80 parti di n. di ammonio e di 20 parti di carbone ottenuto carbonizzando il legno dolce con acido solforico. Riteniamo che, convenientemente studiata la composizione di una miscela impermeabile a base di n. di ammonio, si potrebbe ricavarne una buona e sicura polvere da caccia a basso costo. Le polveri al nitrato di bario sono invece poco igroscopiche, ma danno più fecce e meno gas delle polveri nere; sono però molto regolari e meno infiammabili di queste.

NITROGLICERINA

Si prepara nitrando la glicerina, alcool poliatomico di formula bruta CH2OH . CHOH . CH2OH. e' un etere nitrico della glicerina; liquida alla temperatura ordinaria, oleosa, leggermente colorata in giallo, molto velenosa, potente vaso costrittore usata perciò in medicina a lievissime dosi, di enorme violenza esplosiva, detonante, sensibile agli urti meccanici, estremamente pericolosa di fabbricazione e di maneggio. Si altera alla luce e all'umidità, congela a + 7°, è molto infiammabile e brucia senza deflagrazione se è all'aria libera in piccola quantità. A 110 gradi si decompone, a 150 esplode. E' ovvio che non può essere impiegata da sola nella fabbricazione delle polveri; è utilizzata in unione al cotone collodio di cui è solvente.

FULMINATI

Sono i sali metallici dell'acido fulminico (CyNOH)2, prodotto di ossidazione del cianogeno. Sono detonanti di altissima potenza, sensibilissimi all'urto e allo sfregamento; perciò trovano impiego esclusivamente nelle miscele di innesco. E' di solo impiego pratico il fulminato di mercurio (CyNO)2HG cristallino aghiforme, velenoso, solubile nell'acqua bollente e nell'ammoniaca, sensibile alla luce. Viene preparato facendo reagire sull'alcool una soluzione di nitrato di mercurio nell'acido nitrico. Si sciogle una parte di Hg in 10 di acdo e si fa colare lentamente il liquido mercuriale in p. 8,3 di alcool a 80°, a temperatura di 54°C. Il fulminato si deposita in cristallini che vengono lavati più volte, è macinato sott'acqua e conservato umido. Detona scaldato lentamente fra i 150 e 180°; detona sempre se riceve un piccolo urto o un leggero sfregamento, una scintilla elettrica, una goccia di acido solforico o nitrico. I prodotti della combustione sono ossido di carbonio, azoto e vapori di mercurio. Ha la massima sensibilità allo ststo secco; ma basta il 5% di acqua per circiscrivere la detonazione, e il 10% per impedirla affatto; allora il fulminato si decompone soltanto se umido a contatto di metalli; questi spostano il mercurio dando luogo ad altri fulminati che sono molto meno sensibili. Negli inneshi lo si impiega in miscela con nitrati, clorati e solfuro di antimonio.