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| L'area
archeologica di Atella Atella sorgeva su una terrazza naturale a
sud del fiume Clanis (ora canalizzato), in buona parte
nell'attuale abitato di Sant'Arpino, al confine con i
comuni di Succivo, Orta di Atella e Frattaminore. L'abitato,
di forma rettangolare, era delimitato da una cinta
muraria in parte ancora esistente. All'esterno delle mura
trovavano posto vaste necropoli osche, sannitiche e
romane. Di probabili origini osche, appartenne alla
confederazione delle città osche capeggiata da Capua.
Nonostante Atella divenne famosa in tutto il mondo antico per un genere teatrale in lingua osca, le Fabulae Atellanae, antichissime farse popolari di carattere buffonesco e osceno. Di esse, rappresentanti i vari tipi contadini, sono rimaste note le maschere di Maccus il ghiottone (dal quale si fa discendere la maschera di Pulcinella), di Bucco il chiacchierone, di Pappus il vecchio scimunito, di Dossennus il gobbo astuto. Di ciò ne dà notizia Livio, ricordando che la gioventù romana riservò per sé tale tipo di rappresentazione, non permettendo che esse venissero interpretate da attori di professione. All'epoca di Silla le Atellanae, abbandonata l'improvvisazione, diventavano un genere letterario, principalmente per opera di Lucio Pomponio e di Novio. Nei primi secoli del
Cristianesimo, Atella divenne Sede Vescovile ed il suo
vescovo più famoso fu S. Elpidio che, durante la
persecuzione dei Vandali, giunse ad Atella ove,
immediatamente fuori le mura di questa, avrebbe fondato
una Chiesa nel 455 d.C., al momento della distruzione
della Città da parte dei Vandali di Genserico. L'antica città è oggi ancora tutta da scavare. Attraverso diversi rinvenimenti succedutisi negli ultimi secoli, è stato possibile individuare il perimetro dell'antico centro del quale restano in parte visibili alcuni tratti delle mura. All'interno della cinta muraria, a vista resta solo il cosiddetto "Castellone", rudere di una vasta aula termale in opera reticolata del II secolo a.C. Un progetto di parco archeologico, che consentirebbe l'inizio degli scavi, dovrebbe a breve vedere la luce. |
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