ERMANNO  CORSARO

 

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".... Architetto di "razza",Ermanno Corsaro,per il suo

complesso back-graund culturale per la sua encomiabile

attività di ricerca,si pone senza dubbio come figura di rilievo

nel vasto panorama della cultura architettonica........" (Prof. Arch. E.Sicignano -FinArchn°79)

 

 

 

"Se è vero che l'architettura crea immagini     verificando funzioni, certamente l'attività di ricerca progettuale di Ermanno Corsaro raggiunge con grossi risultati questo scopo. Nella sua opera, sempre intesa come parzializzazione dello spazio naturale, il progetto scaturisce continuamente da una     attenta analisi delle funzioni, affidando            simultaneamente alla struttura il ruolo, oltre che di supporto statico e tettonico, di definizione metafisica dello spazio."                  

    

Io sono un architetto,

ma da bambino giocavo soltanto con quattro cose:

le costruzioni "Plastic City", i Trenini, la Geometria euclidea e ... i colori.

In pratica volevo costruire il mio mondo

fantasticando su intere città di mattoncini rossi, oppure costruendo i ponti, i cavalcavia e le montagne dove far sfrecciare i miei trenini

era sempre una natura manipolata dall'uomo

non quella allo stato brado 

dove, con una conoscenza quasi spaventosa (per la mia età dai sette agli 11 anni) della geometria e della aritmetica, risistematizzavo logicamente gli spazi sperando in una armonia delle forme, certo che potesse scaturire soltanto da schemi geometrici elementari, però attraversati dalla "fantasia" (che per me è il superamento intelligente del banale).

Matematica e disegno 

si 

armonia e logica

Ricordo sempre che alle elementari il mio maestro Degli Esposti a Bologna al "Panzacchi" ci fece amare il disegno e la pittura, ci fece costruire dei cavalletti in legno che ognuno di noi aveva  a sua disposizione  dietro ai normali banchi, ma il bello era questo: quando facevamo il compito di matematica (cioè spessissimo) lui ci dava tutta la mattinata, però chi finiva prima poteva andare a disegnare e dipingere sui cavalletti dietro ai banchi. Io consegnavo il compito sempre in dieci minuti ed il maestro vi segnava su due dieci uno per il tempo e l'altro per il compito, ecco che avevo l'intera mattinata per i miei colori, e imbrattavo tanti fogli, ma tanti anche perchè il Maestro esponeva in aula o i migliori o chi produceva tanto, così le pareti della mia aula erano tappezzati dai miei imbratti:

era fantastico!

Oggi 

non gioco più con i trenini, ma il mio lavoro continua a farmi giocare con "le costruzioni" e continua a farmi fantasticare "..infiniti spazi al di là..." , continua a farmi divertire con le geometrie delle forme oltre che con la geometria descrittiva che insegno, e continua a farmi disegnare - anche col PC - attraverso codici e colori piazze e città 

ma a me piaceva "imbrattare" le pareti della mia aula con i miei fogli 

che poi sono divenute tele

e che oggi sto cercando di riordinare in questa

mostra virtuale.

Scusate se sono ancora e sempre 

sgangherate, impasticciate, sporche,

ma a mia moglie ed alle mie figlie piacciono

ed a loro dedico 

questo mio lavoro

oltre a dedicare loro

da sempre tutto il mio amore e tutta la mia vita.

 


 

 

CENNI BIOGRAFICI


 

 

 

Nato a Catania il 6/9/53, si è laureato con Lode e pubblicazione della tesi nel 78 alla Facoltà di Architettura di Napoli.

Ha collaborato alla attività didattica presso l'Istituto di progettazione Architettonica della stessa Università sino al 1983.

Ha frequentato la Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti nel biennio 78-80.

Vincitore del concorso a Cattedra dell'84 di Discipline  Architettoniche presso gli ISA,

 è docente di ruolo ai SS.Apostoli di Napoli.

Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali ed internazionali, ricevendo premi, menzioni e segnalazioni ufficiali. 

 Numerose  sue opere  hanno partecipato a Mostre nazionali ed internazionali e sono presenti in cataloghi e pubblicazioni.

L'attività di ricerca architettonica, svolta spesso nell'ambito delle sistemazioni urbanistico -architettoniche di piazze, aree pedonali e attrezzature di ricreazione, si è sviluppata in un tentativo di sistematizzazione della metodologia progettuale.

Attraverso l'individuazione di codici morfologici e compositivi che da Ictino a Vitruvio, pervengono con nuove proposizioni a noi insieme alle ricerche del Modulor di Le Corbusier, l'architetto Corsaro ha individuato una lettura del progetto architettonico in una sequenza codificata interscambiabile, che partendo da rigidi parametri logici, poi tutto mette in  discussione per affidarsi completamente ad una espressività nella quale il reale sia superato, attraverso segni, simboli e  metafore, per approdare in un mondo metafisico, nel quale siano i dubbi e l'imprevededibile a governare.

 

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