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Victor Hugo
da
Notre Dame de Paris
...Del resto, tutte queste sfumature, queste differenze toccano solo la superficie degli edifici. È l'arte che ha mutato pelle. La stessa costituzione della chiesa cristiana non ne è intaccata. È sempre la stessa struttura interna, la stessa disposizione logica delle parti. Qualunque sia l'involucro scolpito e ricamato di una cattedrale, si ritrova sempre al di sotto, per lo meno allo stadio di germe e rudimento, la basilica romana. Essa si sviluppa sul suolo secondo la stessa eterna legge. Sempre le due imperturbabili navate che si intersecano a croce e la cui estremità superiore, arrotondata ad abside, forma il coro; sempre le stesse navate laterali, per le processioni interne, per le cappelle, specie di ambulacri laterali sui quali la navata principale si apre attraverso gli intercolunni. Stabilito questo, il numero delle cappelle, dei portali, dei campanili, delle guglie, si modifica all'infinito, secondo la fantasia del secolo, del popolo, dell'arte. Una volta provvisto e assicurato il servizio del culto, l'architettura fa quello che le sembra più giusto. Statue, vetrate, rosoni, arabeschi, dentellature, capitelli, bassorilievi, essa combina tutte queste immaginazioni secondo il logaritmo che fa al caso suo. Da qui deriva la prodigiosa varietà esterna di quegli edifici in fondo ai quali risiede tanto ordine e tanta unità. Il tronco dell'albero è immutabile, la vegetazione è capricciosa.
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