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L’INFERMIERE
DI OSTETRICIA E GINECOLOGIA
Ruolo
dell’ostetrica nell’Umanizzazione
dell’Assistenza e nella Mediazione
Culturale
G.
Marchesi, N. Muscialini
Divisione di
Ostetricia e Ginecologia - Servizio di
Psicologia del DSM
PREMESSA
Umanizzazione,
espressione ormai inflazionata e abusata
in qualsiasi settore della vita, assume
significati diversi a seconda delle
forme e delle iniziative intraprese
sotto questa denominazione.
L’umanizzazione
nella medicina e all’interno dell’Ospedale
vuol dire dare risposte umane, oltre che
tecniche, alle persone che sono
ricoverate; nella pratica quotidiana
significa quindi innanzitutto offrire
una struttura accogliente e
successivamente garantire che i pazienti
ricevano un’assistenza sanitaria nel
rispetto della loro personalità,
religione è identità culturale.
Umanizzare la
medicina quindi come offerta della
prestazione assistenziale in modo più
umano possibile e nel rispetto della
persona.
"Umanizzare l’ospedale
significa fare di esso un luogo dove in
maniera esemplare si esprima la
solidarietà umana, la comprensione e la
solidarietà per il dolore la malattia e
la morte (Selvini)".
L’OSTETRICA E LA
MEDIAZIONE CULTURALE COME PROCESSO DI
UMANIZZAZIONE E DI MODIFICAZIONE
ORGANIZZATIVA.
Il fenomeno dell’immigrazione
ha fortemente influenzato la
composizione degli strati sociali della
popolazione: sempre più frequentemente
persone straniere si rivolgono alle
strutture ospedaliere portando nuove
domande e bisogni.
La gravidanza e la
nascita rappresentano spesso il primo
momento in cui donne immigrate in età
fertile accedono alle istituzioni, l’incremento
in questi ultimi anni dell’utenza
straniera in ostetricia e ginecologia
(15%) ha provocato grosse difficoltà
nella quotidiana routine assistenziale e
ha prodotto profonde modificazioni
organizzative al fine di offrire l’
erogazione di un servizio adeguato alle
esigenze di pazienti provenienti da
culture diverse.
Visto che l’impatto
con l’istituzione sanitaria e l’ospedale
può rappresentare un momento
fondamentale nel condizionare le
successive tappe di integrazione, si è
cercato di riflettere e offrire risposte
adeguate a questo tipo di utenza come
tentativo di umanizzazione.
La divisione di
ostetricia e ginecologia dell’ospedale
San Carlo, all’interno del suo
programma di umanizzazione, ha attivato
dapprima un servizio stabile di
mediazione culturale e in un secondo
tempo ha aperto, in collaborazione con l’Assessorato
ai Servizi Sociali della Regione
Lombardia, un Centro di Salute e Ascolto
per donne immigrate.
L’introduzione di
questi servizi ha il significato di
considerare il fenomeno migratorio come
irreversibile e permanente e permette
quindi la sperimentazione di nuovi
modelli di intervento in una prospettiva
di inclusione e di riconoscimento della
differenza .
La presenza stabile
di mediatori culturali e l’apertura di
servizi rivolti in specifico all’utenza
straniera si muove infatti in contrasto
e in contraddizione al contesto di
riconoscimento ristretto dei diritti ai
cittadini stranieri di cui vengono
sancite e organizzate solamente le
emergenze (sanitarie, accoglienza di
primo intervento, criminali ecc.) e
appare come una strategia possibile di
riconoscimento di alcuni diritti negati.
IL PROCESSO DI
INTRODUZIONE DELLA MEDIAZIONE CULTURALE
NEL CONTESTO ORGANIZZATIVO
Vorrei descrivere
brevemente come sono state inserite le
mediatrici linguistico culturale nel
reparto di maternità di questo ospedale
e come queste nuove figure
professionali, donne straniere con alle
spalle un’esperienza di migrazione e
di buona relazione con la cultura
ospitante e adeguatamente formate, si
sono rivelate una preziosa risorsa all’interno
del contesto ospedaliero. Hanno aiutato
gli operatori sanitari ad una corretta
decodifica della domanda dell’utenza,
non solo da un punto di vista
linguistico, ma anche e soprattutto
aiutando a dare significato ad
atteggiamenti e comportamenti
difficilmente integrabili nel nostro
contesto culturale.
L’introduzione
delle MLC durante il primo periodo che
si può definire di accompagnamento
è stato caratterizzato dalla necessità
che un’operatrice ,in questo caso
ostetrica, introducesse e presentasse la
mediatrice al reapatro e agli ambulatori
in modo da farle conoscere i diversi
servizi; l’organizzazione e le regole;
ha presentato i diversi operatori e le
ha insegnato termini e prassi mediche e
ospedaliere.
La mediatrice ha
viceversa aiutato gli operatori a
conoscere usi, costumi e fantasia di
altre culture intorno al tema della
nascita.
Il secondo periodo ha
visto nel giro di qualche mese, le
mediatrici acquistare maggior confidenza
e autonomia di movimento. Anche per noi
operatori è stato un periodo di
apprendimento della comprensione delle
problematiche della comunicazione a tre
e del lavoro interculturale.
Il terzo periodo
corrisponde alla conquista di una certa
capacità d’interazione tra mediatrici
e operatrici, e di una capacità di
presentare proposte da parte delle MLC.
Il quarto periodo
coincide con la registrazione accurata
di tutti gli interventi di mediazione in
modo da potere documentare il lavoro
svolto, il numero di interventi fatti il
contesto e la durata di un colloquio, il
tipo di utenti e la situazione clinica
in cui è avvenuta la mediazione.
CENTRO DI SALUTE E
ASCOLTO PER LE DONNE IMMIGRATE
Dal gennaio 2000 l’ospedale
San Carlo ha aperto un Centro di Salute
e Ascolto per le donne immigrate in età
riproduttiva. Il Centro si caratterizza
come uno spazio in cui la donna
straniera accede ed ha il primo impatto
con l’istituzione sanitaria portando
spesso , oltre che problemi sanitari,
anche disagi psicosociali.
Il ventaglio di
servizi offerti garantirà la
interdisciplinarietà necessaria per una
presa in carico complessiva delle donne
immigrate in età riproduttiva, con la
presenza contemporanea di operatrici
dell’area sanitaria, psicologica e
sociale e delle mediatrici culturali.
Servizi offerti:
∑ accoglienza
ed individuazione della domanda.
∑ servizio di
mediazione culturale,
∑ visite
ostetriche, relative a controlli in
gravidanza e in puerperio,
∑ ecografie di
primo livello,
∑ visite
ginecologiche,
∑ consulenze
preconcezionali,
∑ visita e
certificazione per Interruzione
Volontaria di Gravidanza (legge 194),
∑ colloqui
sociali,
∑ colloqui
psicologici individuali e di coppia,
∑ guppi di
preparazione alla nascita,
∑ gruppi
mamma/bambino per il primo anno di vita,
∑ gruppi di
discussione su tematiche specifiche
(mutilazioni genitali, diritto di
famiglia, ecc)
∑ invio ed
eventuale accompagnamento ad altri
servizi di secondo e terzo livello dell’ospedale
e a strutture territoriali (v.
Consultori familiari),
∑ traduzione di
moduli e fogli informativi in alcune
lingue straniere (v. Carta dei Servizi).
Tali servizi vengono
erogati grazie alla presenza di una
équipe interdisciplinare costituita da:
∑ 2 ginecologhe
∑ 2 ostetriche,
∑ 1 psicologa,
∑ 1 assistente
sociale
∑ 4 mediatrici
linguistico culturali (araba, filippina,
rumena, sudamericana)
∑ 1 segretaria
∑ 1 ausiliaria.
Il Centro di Salute e
Ascolto che ha come obiettivo la tutela
della maternità e intende garantire il
miglioramento della qualità dell’assistenza,
una maggiore soddisfazione dell’utenza,
una corretta utilizzazione di strutture
e servizi dell’ospedale.
CONCLUSIONI
Lavorare con persone
di culture spesso molto diverse dalla
nostra ha portato a riflettere sulle
nostre quotidiane prassi lavorative alla
luce di nuovi e diversi bisogni e
modelli di riferimento. Questo ci ha
portato a modificare la qualità e i
tempi delle nostre prestazioni in un
ottica di miglioramento della relazione
e della qualità della prestazione
assistenziale per tutti gli utenti
afferenti al servizio.
Le riflessioni più
importanti che sono scaturite dal lavoro
quotidiano sono state le seguenti:
1. per quanto le
culture e le persone siano complesse e
per quanto possano differire, con buoni
metodi e con buona volontà possono
essere messe in contatto e comprendersi
reciprocamente.
2. Primo fondamentale
passo per instaurare una buona relazione
con l’utente e quindi affinché si
instauri un rapporto di fiducia
reciproca e di disponibilità è
impostare una buona comunicazione.
Diventa, quindi, necessario riuscire a
comprendersi reciprocamente, parlare lo
stesso linguaggio e provare emozioni
condivisibili al fine di evitare
conflitti sofferenze maggiori e anche
sofferenze terapeutiche .
3. L’ascolto,
spesso trascurato per motivi di fretta o
di poco interesse, diventa strumento
necessario all’operatore sanitario che
gli permettere di decidere quando e come
intervenire, ma soprattutto quando farsi
discretamente da parte pur garantendo la
sua disponibilità e presenza.
Stabilire con la
donna una relazione basata sul rispetto
e sulla fiducia in cui la gestante sa di
essere ascoltata e riconosciuta,
favorisce una buona compliance e l’erogazione
di una buona prestazione sanitaria
perché la donna è pronta ad ascoltare
ciò che l’ostetrica le consiglia.
4. L’utilizzazione
nella pratica quotidiana dell’ascolto
e di una buona comunicazione evita la
frammentazione dei servizi e delle cure
e favorisce una presa in carico
complessiva della persona: si evita
così di affrontare separatamente i
problemi del corpo, quelli psicologici e
quelli sociali; e permette di collocare
il disagio e la sofferenza allí interno
della dimensione esistenziale della
persona.
L’OSTETRICA NEL
SERVIZIO DI DIAGNOSI PRENATALE
Sabina dal Verme,
ostetrica
Clinica ostetrico
Ginecologica - Osp. San Paolo – Milano
In
Italia nascono ogni anno 20.000 bambini
con difetti congeniti.
Nella popolazione
complessiva, il rischio riproduttivo
di base, il rischio cioè che un
neonato sia affetto da un’anomalia
anatomica, metabolica o funzionale,
riscontrabile alla nascita o riferibile
alla vita in utero è del 4% circa.
Cause dei difetti
congeniti: anomalie cromosomiche
(circa un quarto),
anomalie geniche
( circa un quarto),
fattori ambientali
(agenti tossici, farmaci, infezioni -
circa un quarto),
multifattoriali (ambiente«
predisposizione genetica - circa un
quarto).
Vorrei sottolineare i
limiti della scienza e della medicina in
questo campo : attraverso le tecniche di
diagnosi prenatale si possono indagare
alcuni aspetti del feto, ma nessuna
indagine può "garantire" il
bambino "perfetto", in alcuni
casi è difficile prevedere le
conseguenze dell’anomalia riscontrata,
le possibilità di terapia in utero per
ora sono limitate. Quando viene
diagnosticata un’anomalia fetale grave
prima della 23 settimana la madre può
richiedere un’interruzione della
gravidanza. Dopo questo periodo la
diagnosi prenatale può essere utile per
decidere il luogo e le modalità del
parto, in modo che il neonato possa
ricevere al più presto le cure
necessarie. In alcuni casi si può
intervenire in utero per correggere
condizioni che potrebbero peggiorare la
prognosi fetale ( anemia - assenza di
liquido amniotico – megavescica –
cisti ovariche di dimensioni rilevanti).
Le implicazioni emotive ed etiche di
questo campo sono profonde e coinvolgono
anche noi operatori.
Il colloquio
Dunque, di fronte
alla richiesta di una coppia di
sottoporsi ad esami prenatali, il primo
compito dell’ostetrica è di dare un’informazione
corretta, che spieghi con chiarezza
quali risposte tali esami possano dare e
quali no, le modalità di esecuzione, l’attendibilità
del risultato, le possibili complicanze
e rischi per la gravidanza, le
precauzioni da prendere, le possibili
scelte alternative. L’anamnesi
personale, famigliare e ostetrica ci
permette di individuare eventuali
fattori di rischio specifico. Un ascolto
attento, l’osservazione del linguaggio
non verbale, un tempo adeguato ed un
ambiente tranquillo permetteranno di
costruire durante questo colloquio
un rapporto di fiducia ed una buona
comunicazione con la donna /coppia. Si
discutono i dubbi, le perplessità , le
paure dei genitori, per aiutarli nella
decisione di effettuare o meno indagini
prenatali.
In caso affermativo,
useremo il consenso informato per
ribadire e sintetizzare le informazioni
date nel corso del colloquio. In nessun
caso il materiale scritto sostituisce il
colloquio.
Alcune tecniche di
indagine prenatale non comportano, per
quanto evidenziato fino ad oggi,
conseguenze per il feto (l’ecografia),
altre sono più invasive e rischiose (amniocentesi,
villocentesi, funicolocentesi)
AMNIOCENTESI: prelievo
di liquido amniotico per ottenere la
mappa cromosomica del feto.
Indicazioni:
tutte le condizioni in cui vi sia un
rischio aumentato di anomalie
cromosomiche fetali; età materna uguale
o superiore a 35 anni, uno dei genitori
portatore di un’anomalia cromosomica,
malformazioni fetali o segni tipici
rilevati ecograficamente, test di
screening positivo, precedente
gravidanza con feto affetto da anomalia
cromosomica.
Analisi biochimiche e
molecolare consentono la diagnosi di
alcune malattie geniche in caso di
specifiche indicazioni.
Epoca: tra 14 e
17 settimane di gravidanza, confermata
ecograficamente.
Tecnica: prelievo
di 15-18 ml di liquido amniotico
attraverso una puntura addominale
effettuata sotto guida ecografica. Dal
liquido amniotico si estraggono le
cellule di desquamazione della pelle e
delle mucose fetali, si coltivano in
laboratorio e mentre si moltiplicano si
fotografano i cromosomi.
Il dosaggio dell’alfafetoproteina
nel liquido amniotico può essere utile
per individuare un rischio aumentato di
difetti di chiusura della colonna
vertebrale e della parete addominale.
Rischio di aborto
(entro le prime due settimane) 1:200
Assistenza all’amniocentesi:
campo sterile con ciotola, disinfettante
per la cute, garze sterili, ago spinale
22 G lungo 9 cm (o 12cm), due siringhe
da 10 cc., due provette sterili, telini
sterili.
ATTENZIONE: - madri Rh
neg. devono ricevere
immunoprofilassi antiD.
pulizia dell’ambiente
e presenza solo delle persone
indispensabili
identificazione delle
provette
Tempi di risposta
: 2 - 4 settimane a seconda della
rapidità di crescita delle cellule.
Precauzioni:
riposo prima e dopo l’esame, in alcuni
centri si eseguono tamponi vaginali e si
prescrive terapia in caso di positività
dei tamponi.
Altre indagini sul
liquido amniotico In caso di
infezione materna si possono cercare nel
liquido amniotico particelle di DNA dell’agente
infettivo (Rosolia, Toxoplasmosi).
Quando i genitori
sono portatori di mutazioni geniche
riconoscibili si può effettuare l’analisi
sui geni fetali.
In caso di
isoimmunizzazione materna il liquido
amniotico può dare indicazioni sul
grado di emolisi fetale (provetta
scura).
Nel 3° trimestre di
gravidanza si può valutare sul liquido
amniotico la maturità polmonare fetale.
VILLOCENTESI: prelievo
di villi coriali per ottenere la mappa
cromosomica del feto
Indicazioni: le
stesse dell’amniocentesi Altre
indagini sui villi coriali: alcune
malattie geniche di cui i genitori siano
portatori (distrofia muscolare,
talassemia, malattie metaboliche…)
Epoca di esecuzione:
tra 10 e 12 settimane di gravidanza con
conferma ecografica. (mai prima della 10
settimana)
Tecnica: sotto guida
ecografica si localizza il piatto
placentare, si disinfetta la cute e si
punge con un ago G20 ( 9 o 12 cm) in
modo che la punta dell’ago arrivi
nella placenta, si toglie il mandrino e
si applica una siringa da 30 cc montata
su una manopola apposita. L’ago deve
essere eparinato e la siringa deve
contenere alcuni ml. di terreno di
coltura.
Il medico effettua
alcuni movimenti avanti e indietro in
modo che la punta dell’ago si sposti
all’interno del piatto placentare,
tenendo la siringa in aspirazione:
alcuni villi coriali (tessuto placentare
di origine fetale) vengono aspirati dall’ago
e raccolti nel terreno di coltura.
Vengono poi analizzati con metodo
diretto (coltura breve) e coltivati a
lungo termine in modo da ottenere la
mappa cromosomica del feto.
ATTENZIONE : madri Rh
neg. devono ricevere Immunoprofilassi
anti D.
Rischio di aborto.
1:200 in più dell’abortività
spontanea a questa epoca di gravidanza.
Tempi di risposta.
1-3 settimane
Precauzioni. Come
amniocentesi.
FUNICOLOCENTESI:
prelievo di sangue fetale dal cordone
ombelicale del feto in utero.
Indicazioni:
mappa cromosomica del feto in caso di
iposviluppo o malformazione fetale,
dosaggio emoglobina in caso di sospetta
anemia fetale, conteggio piastrine
fetali in caso di piastrinopenia
materna, valutazione ossigenazione
fetale in caso di sospetta sofferenza
fetale.
Epoca di esecuzione:
dopo la 19° settimana.
Tecnica: sotto
guida ecografica si localizza la zona di
inserzione del cordone ombelicale nella
placenta, si disinfetta la cute e si
introduce un ago eparinato G22 (cm 9 o
12 o 15) fino a pungere il cordone
ombelicale, si aspirano 1 o 2 cc con una
siringa eparinata (eccetto che per il
dosaggio delle piastrine). Poi si
inietta qualche goccia di fisiologica (bubbling)
per verificare se l’inserzione è
stata effettuata nella vena o in una
delle due arterie ombelicali.
Poiché la durata
dell’esame è correlata ad un aumento
di rischio , è importante preparare
almeno 6/ 7 siringhe eparinate da 2,5 cc.
Nel caso sia indicato anche un prelievo
di liquido amniotico è consigliabile
avere a disposizione anche due siringhe
sterili da 10 cc.
L’esame non è
particolarmente doloroso: comunque prima
dell’esame si può praticare un’anestesia
locale.
ATTENZIONE: madri Rh
neg. devono ricevere
Immunoprofilassi antiD
Rischio di aborto o
di parto prematuro. 1:100 ®
1:200 a seconda di epoca di gravidanza.
Precauzioni:
RIPOSO. E’ bene che la donna sia
ricoverata e, se si trova in una
settimana avanzata di gravidanza, è
opportuno che effettui una registrazione
del battito cardiaco fetale, prima e
dopo l’esame. Se l’utero tende a
contrarsi è consigliabile applicare
alla donna una flebo di Vasosuprina.( 8
fiale in 500ml di fisiologica)
Il riposo deve essere
protratto per alcuni giorni.
In alcune situazioni
è possibile effettuare interventi
terapeutici sul feto in utero:
TRASFUSIONE IN UTERO:
nel caso di isoimmunizzazione materna,
gli anticorpi attraversano la placenta e
distruggono i globuli rossi fetali
determinando una anemia fetale che può
essere grave. Una trasfusione di globuli
rossi concentrati si effettua con la
stessa tecnica della funicolocentesi,
utilizzando un ago G20.
Svuotamento di CISTI
OVARICA fetale: per eseguire questa
puntura evacuativa è necessario che il
feto sia in una posizione adatta. Il
liquido estratto va poi analizzato per
la riicerca di cellule maligne.
Svuotamento della VESCICA
fetale: l’urina fetale viene poi
analizzata, per verificare tutti i
possibili parametri di funzionalità
renale.
AMNIOINFUSIONE :
infusione di soluzione fisiologica
tiepida in caso di grave riduzione del
volume del liquido amniotico.
AMNIODETENSIONE:
aspirazione di una certa quantità di
liquido amniotico, quando sivrifichi la
presenza di un polidramnios (eccesso di
liquido amniotico).
Agli aspetti tecnici
che ho descritto va aggiunta la
necessità di seguire anche gli aspetti
psicologici che la diagnosi prenatale
comporta per i futuri genitori. Nella
nostra esperienza abbiamo cercato
nuove modalità di
accoglienza e di comunicazione: la
diagnosi di un’anomalia fetale
precipita i genitori in una crisi
profonda. Noi operatori dobbiamo trovare
una misura di vicinanza/distanza da
loro, partecipare alla loro sofferenza
senza farci travolgere dalla loro ansia.
La maggior parte delle donne e dei loro
compagni hanno le risorse per affrontare
la situazione, ma hanno bisogno di
essere supportati e accompagnati
In questi anni
abbiamo sviluppato alcuni interventi di
supporto ai genitori
La comunicazione del
problema
Abbiamo capito
innanzitutto che la prima comunicazione
di una anomalia fetale è quella che si
scolpisce in modo indelebile dentro la
donna /coppia. L’idea del bambino, che
veniva immaginato bello e perfetto,
viene distrutta : è uno shock che
precipita i genitori in uno stato di
prostrazione, è una grave lacerazione a
livello emotivo. In questo primo momento
essi non sono in grado di recepire
informazioni articolate: è quindi
opportuno limitare le notizie a quelle
indispensabili e prevedere altri momenti
di comunicazione nei giorni successivi.
Di solito inoltre la
diagnosi richiede ulteriori indagini:
questo tempo di attesa da una parte
prolunga la condizione di dubbio, dall’altra
permette di avvicinarsi gradualmente ad
una diagnosi più precisa. Il nostro
atteggiamento, al di là delle parole,
la nostra espressione, il tono della
voce, possono mandare un messaggio di
comprensione e rispetto.
La prima reazione
dei genitori è di incredulità,
ribellione, disperazione.
Nel giro di qualche
ora, o di qualche giorno subentra uno
stato d’animo più equilibrato di
accettazione.
Il tempo è un fattore
fondamentale: i genitori hanno bisogno
di tempo per accettare la realtà della
diagnosi. A seconda dell’epoca di
gravidanza e della gravità del problema
può essere presa in considerazione la
scelta se proseguire o interrompere la
gravidanza.
La decisione
è sempre drammatica. Offrire colloqui
successivi significa dedicare tempo alla
coppia, dare valore alla loro sofferenza
e dare valore alla vita del feto.
Cerchiamo di avere un
atteggiamento di supporto e non di
giudizio, di favorire il processo
decisionale, senza dare consigli. Una
volta che la coppia abbia deciso, non
rimettiamo più in discussione la loro
scelta, ma offriamo loro accompagnamento
e supporto.
Se la gravidanza
prosegue offriamo:
controlli periodici,
per seguire l’evoluzione del problema,
incontri con altri
specialisti ( chirurgo pediatra,
cardiologo, genetista) direttamente nel
nostro servizio,
contatti con altre
donne che abbiano vissuto esperienze
simile e/o con Associazioni di Genitori
di bimbi con quel problema,
la disponibilità ad
essere consultati ed ascoltati in
qualsiasi momento,
In puerperio:
cerchiamo di favorire il contatto con il
bimbo, dedichiamo tempo, per evitare una
condizione di isolamento.
Dopo la dimissione:
manteniamo un contatto telefonico,
chiediamo che ci diano notizie e che ci
vengano a trovare con i loro bambini.
Per i genitori i
dubbi sul futuro del bambino o il
vederlo soffrire sono un grande stress e
non è bene che il rapporto con
l'équipe, che li ha seguiti dal momento
della diagnosi, venga interrotto con la
dimissione.
Se la decisione è di
interrompere la gravidanza :
Organizziamo il
ricovero e l’accoglienza,
informando gli altri operatori della
situazione. Cerchiamo di accompagnare la
donna durante il travaglio e il parto:
la presenza fisica, anche senza tante
parole, dà il messaggio "non vi
abbandoniamo". E' difficile
comunicare, ma lasciarli soli è peggio.
Spesso le donne non esprimono il proprio
stato d'animo e la propria sofferenza,
perchè si sentono responsabili della
scelta di abortire.
La letteratura
suggerisce di incoraggiare le coppie a vedere
il feto, perchè questo elemento di
realtà le aiuta poi ad elaborare il
lutto ed anche perchè spesso la paura e
la fantasia hanno creato dentro di loro
un'immagine del bambino che è peggio di
quella reale. Inoltre se chi lo presenta
ha un certo tatto, i genitori trovano
bello anche un bambino con dei difetti.
Prima della
dimissione, nel corso di un breve
colloquio, parlo con la donna del
rientro a casa, della tristezza e del
senso di vuoto che la accompagnerà,
chiedo se hanno delle persone su cui
poter contare. Elaborare la perdita è
un processo lento, che richiede tempo e
pazienza: suggerisco di scrivere o
registrare i propri stati d’animo.
Due o tre settimane
dopo la dimissione telefono per
avere notizie: questo dà continuità al
rapporto ed evita il senso di essere
abbandonate.
Tre mesi più
tardi, all’incirca, fissiamo un colloquio
conclusivo in cui viene illustrato l’esito
dell’esame autoptico sul feto: la
conferma della diagnosi infatti per i
genitori è importante. Vengono anche
valutati, eventualmente insieme al
genetista, i rischi per una gravidanza
successiva. In questa occasione ascolto
i genitori e vedo se mi sembra che la
loro elaborazione della perdita stia
procedendo ed essi siano sulla strada di
ritrovare l’equilibrio.
CONCLUSIONE
L’ostetrica nel
servizio di diagnosi prenatale
rappresenta un punto di riferimento per
la donna/coppia, con cui stabilisce una
relazione di sostegno, di informazione e
di accompagnamento. Ha inoltre funzioni
organizzative, comprese la raccolta e l’archiviazione
dei dati, e tecniche nell’esecuzione
delle procedure. Favorisce rapporti di
collaborazione all’interno dell’équipe
e con gli specialisti, partecipa alle
attività di ricerca e aggiornamento.
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Prenat. Diagn. 189-204
ASSISTENZA
INFERMIERISTICA NEL SERVIZIO DI MEDICINA
DELLA RIPRODUZIONE
Beatrice
De Angelis, Anna Maria Palumbo
Day - Hospital Clinica
Ostetrica - Ginecologica - ISBM Ospedale
S. Paolo - Milano
L'accesso al Servizio
di Medicina della Riproduzione avviene
generalmente attraverso un contatto
telefonico con il Centro Unico di
Prenotazione ( CUP ).
Nella realtà accade
che molte pazienti dopo una
peregrinazione da un interno telefonico
ad un altro arrivino al numero
telefonico della guardiola del
Day-Hospital dove è attiva una linea
tutte le mattine dalle ore 10.00 alle
ore 12.00 gestita dal personale
infermieristico per prenotare esami,
ecografie ostetriche, day-hospital
preoperatorii, day-hospital per
patologia della gravidanza. Nella stessa
guardiola ci troviamo ad essere presenti
in due colleghe e un'ausiliaria.
Quando ci troviamo a
parlare con queste pazienti bisogna
rapidamente capire se stanno chiamando
per la prima volta e quindi riferirle
comunque al CUP, se sono già seguite
dal centro e quindi riferirle alla linea
telefonica del Servizio, se stanno
chiamando per il Servizio di Andrologia,
ecc..ecc.
In ognuna di queste
situazioni a volte non basta la semplice
indicazione dell'interno da chiamare o
della stanza da raggiungere, ma spesso
diamo dei consigli dettati dal senso
pratico, come portare con se tutti gli
esami eseguiti precedentemente,
assicurarsi di aver eseguito tutti gli
accertamenti richiesti , di assicurarsi
che non ci siano esami positivi (
tamponi, spermiocolture ), per cui è
necessario eseguire una terapia da
concordare con i medici.
I due momenti
principali nei quali abbiamo contatti
con le pazienti infertili sono:
Il day-hospital
preparatorio per intervento chiriurgico
( laparoscopia, isteroscopia, chirurgia
laparotomica conservativa )
La paziente arriva
alle 7.30 della mattina, vengono esguiti
gli esami di routine ( ematici, urine,
ECG, RX torace ).
Viene compilata la
cartella clinica da parte dei medici, se
non precedentemente eseguita viene
effettuata un'ecografia pelvica
transvaginale.
Viene consegnata alla
paziente la richiesta per la visita
anestesiologica.
Il giorno della
visita la paziente verrà a ritirare la
cartella presso il day-hospital e la
riconsegnerà successivamente con il
nulla osta dell'anestesista.
Le cartelle vengono
poi custodite presso il day hospital
fino all'invio in sala operatoria il
giorno precedente l'intervento.
Il day-hospital
preparatorio per il prelievo ovocitario
( pick up )
La paziente, che ha
prenotato il day-hospital
telefonicamente, arriva alle 7.30 come
per un day-hospital preoperatorio.
Esegue gli esami ematochimici, l'ECG e
non esegue la lastra del torace. Viene
compilata la cartella. In questa sede ci
si accerta che la paziente abbia già
fissato le date per il monitoraggio
dell'ovulazione e la FIVET, in modo da
non rischiare di far scadere gli esami.
Se la paziente non ha
eseguito interventi in anestesia
generale è questa la prima occasione
nella quale viene in contatto con il
personale infermieristico del servizio.
Non è improbabile che la paziente, pur
provenendo spesso da un lungo iter di
esami diagnostici, cicli di stimolazione
ovarica, inseminazioni interauterine,
abbia ancora dei dubbi sulla metodica
della FIVET a cui sta per sottoporsi.
Può avere dubbi
sugli orari di somministrazione dei
farmaci, sulle modalità di
somministrazione (sottocute,
intramuscolo ), sulle percentuali di
successo ( da 15 al 30 % a secondo delle
cause e dell'età delle pazienti )
- Il Prelievo
ovocitario:
Le pazienti arrivano
alle 7.00 - 7.30, vengono sistemate in
una camera che contiene fino a quattro
letti, facendo molta attenzione a non
mettere nella stessa camera pazienti che
devono essere sottoposte ad interventi
per così dire antitetici come un
prelievo ovocitario e in'interruzione di
gravidanza.
Dopo il pick up viene
seguito il decorso delle pazienti che
sono state sottoposte a
neuroleptoanalgesia con Fentanil e
Droperidolo.
Nel 90% circa dei
casi si ha la formazione di embrioni per
cui si procede al transfer embrionario.
La mattina del
transfer la paziente viene accettata
nuovamente con l'apertura di una nuova
cartella di day-hospital.
Al momento della
dimissione viene fissato l'appuntamento
per il controllo delle beta-HCG
plasmatiche 14 giorni dopo il transfer.
La sala piccoli
interventi:
Le due colleghe e
l'ausiliaria della sala piccoli
interventi si occupano dell'assistenza
tecnica all'esecuzione del prelievo
ovocitario e dell'embrio transfer.
I prelievi ovocitari
sono sempre i primi interventi della
giornata e sono generalmente seguiti dai
transfer. Questa attenzione all'ordine
degli interventi, non è casuale, in
quanto la sterilità degli ambienti e
delle procedure è molto importante
nelle metodiche di fecondazione
assistita. Non è raccomandabile
eseguire un prelievo ovocitario dopo
altri otto - dieci piccoli interventi di
varia natura.
Il numero delle
procedure varia da giorno a giorno per
cui è necessario comunicare molto tra
medici e personale per la preparazione
della quantità corretta di materiale. (
set e cestelli per pick up e transfer ),
per la preparazione dei farmaci della
preanestesia e dell'analgesia, per il
rispetto degli orari visto che i
prelievi devono avvenire in una certa
finestra di tempo dopo la
somministrazione di HCG ( gonadotropina
corionica ).
Le due colleghe della
sala piccoli interventi si occupano
anche del corretto funzionamento degli
apparecchi specifici, come l'aspiratore
per i follicoli.
La precisione e
l'asepsi sono fondamentali in quanto,
per esempio, l'inquinamento delle
piastre degli ovociti non permette la
fertilizzazione da parte degli
spermatozoi.
La preparazione
quindi del bagnomaria termostatato per
le provette e il mezzo di coltura, del
tavolino servitore, dell'ago da prelievo
e dei ferri deve avvenire nella
sterilità più assoluta.
Appare chiaro come
nel contesto dell'assistenza alla
riproduzione, dove, la precisione
temporale, la sincronizzazione
farmacologica delle pazienti, la
precisione nella sequenza della
somministrazione dei farmaci e l'ansia
delle stesse pazienti sono molto
determinanti, sia fondamentale
soddisfare il:
BISOGNO DI
INFORMAZIONE
1) Servizio
telefonico: l'orario ufficiale del
nostro servizio è dalle ore 10.00 alle
ore 12.00
Le pazienti
telefonano per prenotare i day-hospital,
per chiedere informazioni sul servizio,
sugli esiti degli esami ormonali, ecc
E' molto importante
essere precisi nell'indicare le
informazioni richieste, nel capire di
cosa si tratta, nel non creare malintesi
( per esempio nel nostro servizio sono
seguite le coppie con partner maschile
sieropositivo per HIV ), quindi è molto
importante non dare informazioni che
potrebbero creare allarme o disguidi:per
esempio inviare un maschio sieropositvo
dalla biologa del laboratorio FIVET.
Se la coppia chiama
per la prima volta è importante capire
se è già seguita dal servizio, o se ha
bisogno di un primo appuntamento e
quindi deve rivolgersi al CUP, se ha
bisogno del servizio di Andrologia, ecc.
Alcune pazienti sono
molto restie nel parlare del loro
problema di infertilità perché spesso
vengono da una via crucis di specialisti
e centri diversi per cui sono ormai
spaesate, confuse o disilluse.
2) Informazione
diretta: le pazienti spesso
approfittano della loro presenza
presso il day -hospital per
chiedere informazioni varie. Dalla
banale richiesta per sapere dove si
svolge l'ecografia, fino
all'informazione più dettagliata sulle
tecniche di fecondazione assistita.
Le pazienti infertili
sono generalmente molto ansiose, si
sottopongono a metodiche che non
garantiscono il risultato certo come
altre procedure medico-chirurgiche,
quindi caricano di grandi aspettative il
loro impegno. Spesso oltre che di
informazione le pazienti , o le coppie,
hanno bisogno di comunicare con gli
operatori del servizio che si prende
cura di loro o con le altre coppie.
Non è infrequente
che nascano delle amicizie tra le varie
coppie, per cui se noi operatori
riusciamo ad entrare un po’ in queste
dinamiche spesso rendiamo più facile ed
agevole per queste coppie tutte le
procedure.
Può capitare che le
coppie di fuori Milano abbiano problemi
per la sistemazione, le prescrizioni dei
farmaci e non è infrequente che prima
ancora che ai medici chiedano a noi
delle informazioni.
L'occuparsi, quando
possibile, in modo amichevole di queste
pazienti non esclude comunque la
professionalità, rende sicuramente più
gradevole per noi il lavoro e
sdrammatizza per le coppie i vari
vissuti di ansia, attesa, speranza e
spesso delusione che queste pazienti
hanno accumulato nei lunghi anni di
peregrinazione tra i vari centri.
Quando, qualche mese
dopo, alcune delle pazienti che hanno
avuto successo, si ripresentano con i
figli o ci lasciano una loro foto è
sempre un momento emozionante che ci
gratifica in parte della fatica, di
qualche malinteso che si può
verificare, e di qualche disguido
organizzativo che magari non dipende
totalmente da noi ma talvolta dalla
scarsa comunicazione tra gli operatori.
L’ISTERECTOMIA PER
PATOLOGIA BENIGNA E LE SUE ALTERNATIVE
PL Bracco, *A Lugari,
* T Salvatorelli, GL Maccario, F Orsi,
GC Sugliano, GP Tornatore, A Pellegini,
S Maccario, G Armentano
Ospedale di Sanremo -
U.O. Ginecologia & Ostetricia
Primario Dott. G.
Armentano
Sale Operatorie -
Responsabile ADF S. Rapetti
Nella nostra
trattazione prenderemo in considerazione
solo le isterectomie e i suoi possibili
interventi sostitutivi per patologia
ginecologica benigna. Scopo del lavoro
sarà quello di evidenziare come, nel
corso degli ultimi decenni, sia andato
diminuendo il numero totale delle
isterectomie e siano comparse tecniche
chirurgiche, e non chirurgiche in
alternativa all’isterectomia. A questo
fine considereremo le revue della
letteratura sull’argomento (MIDELINE
– NCBI) e la casistica della nostra
Divisione dal 1976 al 1998.
Considereremo, inoltre, i cambiamenti
avvenuti per gli Infermieri
Professionali Assistenti di Sala
Operatoria, in seguito a questo
fenomeno.
DEFINIZIONE
L’isterectomia
consiste nell’asportazione chirurgica
dell’utero, ad essa si può associare
o no l’asportazione delle salpingi e
delle ovaie. In base alla via d’accesso
si distingue l’isterectomia in
addominale o laparoisterectomia (ITA),
vaginale o colpoisterectomia (ITV),
vaginale con assistenza laparoscopica (LAVH),
laparoscopica (ITL).
EPIDEMIOLOGIA
L’isterectomia è
uno degli interventi chirurgici più
eseguiti. Non disponendo d’adeguate
casistiche europee dobbiamo ricorrere ai
dati degli U.S.A. In questo paese, dopo
il taglio cesareo, è il secondo
intervento eseguito.
Nel 1965, negli
U.S.A. sono state eseguite 426.000
isterectomie con una degenza media di
12,2 giorni. Il massimo delle
isterectomie è stato raggiunto nel 1985
con 724.000 interventi. Da quell’anno
è iniziata una diminuzione nel numero
delle isterectomie, nel 1991 furono
eseguiti 544.000 interventi con una
degenza media di 4,5 giorni.
La percentuale d’isterectomie
varia dal 6,1 allo 8,6 per 1000 donne, l’età
medie delle pazienti sottoposte ad
isterectomia è di 42,7 anni, circa il
75% di tutte le isterectomie è eseguito
su donne tra i 20 e i 49 anni.
INDICAZIONI
I miomi o la
miomatosi sintomatici, rappresentano la
più frequente indicazione all’isterectomia.
Nelle varie casistiche rappresentano il
30-40% dei casi.
Il sanguinamento
uterino disfunzionale, vale a dire quel
sanguinamento non in rapporto con
evidenti lesione organiche dell’utero,
rappresenta il 5 – 14% delle
indicazioni all’intervento.
Il prolasso genitale
associato o meno a difetti della
continenza urinaria, rappresenta la
seconda indicazione all’isterectomia
con il 17 –35% dei casi.
Negli interventi per
tumori ovarici benigni, soprattutto in
peri e post menopausa, molti Ginecologi
preferiscono associare all’intervento
principale l’isterectomia con
annessiectomia contro laterale
complementare. Questo tipo d’indicazione
incide per il 5 – 9%.
Sono indicazioni più
rare all’intervento demolitivo: il
dolore pelvico cronico (9%), l’endometriosi
(6%), l’adenomiosi (2%), la malattia
infiammatoria pelvica (2%), la
dismenorrea non trattabile (1%), le
emergenze ostetriche (2%).
La casistica della
nostra U.O., relativa alle isterectomie
eseguite negli anni 1977-1998,
differisce da quella della letteratura
nord americana (Gambone e Reiter). Le
maggiori diversità riguardano il peso
specifico del mioma (57% vs. 32%), del
prolasso con o senza deficit della
continenza (27% vs. 17%), delle lesioni
precancerose (1% vs. 8%) delle urgenze,
dell’endometriosi, del dolore pelvico
cronico (nell’insieme 2% vs. 20%).
O&G SR Gambone JC,
Reiter RC **
Mioma o miomatosi 994
57% 522 32%
Metropatia emorragica
89 5% 225 14%
Polipi endom. >2
cm 17 1% 0 0%
Prolasso uterino 475
27% 275 17%
Displasia o
Iperplasia 24 1% 137 8%
Patologia annessiale
95 5% 146 9%
Altro* 43 2% 325* 20%
Totale 1737 100% 1630
100%
*dolore pelvico
cronico (8%), l’endometriosi (6%), l’adenomiosi
(2%), la malattia infiammatoria pelvica
(2%), la dismenorrea non trattabile
(1%), le emergenze ostetriche (2%)
** citato in Novak’s
Gynecology 12^ edizione, CIC editore,
1999, vol. 2 pag. 208
La comparazione delle
indicazioni all’isterectomia per
quinquennio 79-83, 84-88,
89-93, 94- 98, fa
notare una sostanziale stabilità del
prolasso uterino, della displasia
cervicale e dell’iperplasia
endometriale; una diminuzione dal 60% al
50% dei miomi; un trend di crescita
delle indicazioni relative alla
metropatia emorragica, dal 2% al 6%, e
alla patologia annessiale, dal 4% al
10%.
79-83 84-88 89-93 94-
98
Mioma o miomatosi 270
60% 210 62% 169 57% 188 50%
Metropatia emorragica
11 2% 11 3% 17 6% 21 6%
Prolasso uterino 138
31% 96 28% 80 27% 115 31%
Displasia o
Iperplasia 8 2% 0 0% 10 3% 1 0%
Patologia annessiale
18 4% 14 4% 9 3% 36 10%
Altro 6 1% 7 2% 14 5%
14 4%
TECNICHE CHIRUGICHE
CLASSICHE
L’isterectomia
totale addominale consiste nell’asportazione
dell’utero attraverso una breccia
laparotomica, di solito eseguita secondo
Pfannenstiel. E’ la tecnica più
usata, rappresenta circa il 70% (60% –
95%) degli interventi d’isterectomia.
I vantaggi di questa
tecnica sono: la buona visione del campo
operatorio, la facile riproducibilità,
la possibilità d’intervenire su
patologie concomitanti.
Gli svantaggi sono
rappresentati da: un maggior tasso di
complicanze (infettive, emorragiche,
urinarie, emboliche) per un totale
complessivo di circa il 20% tra minori e
maggiori, un maggior tempo di degenza
(4,5 giornate medie di degenza) e di
convalescenza.
L’isterectomia
totale vaginale consiste nell’asportazione
dell’utero attraverso una breccia
effettuata nella vagina. E’ usata
circa nel 30% dei casi (40%-15%).
I vantaggi di questa
tecnica sono: il basso rischio
operatorio, la possibilità d’analgesie
periferiche, il basso tasso di
complicanze (6% tra maggiori e minori),
la possibilità d’intervenire su
patologie della statica pelvica
concomitanti, il minor tempo di degenza
(3,2 giornate medie di degenza) e
convalescenza, il basso costo.
Gli svantaggi sono
rappresentati da: una minor possibilità
di riproducibilità (tempo di training
maggiore), maggior tasso di
controindicazioni (patologie annessiali
concomitanti, precedente laparotomie con
esiti aderenziali prevedibili, volume
uterino, endometriosi).
TECNICHE CHIRURGICHE
ALTERNATIVE
L’isterectomia
totale vaginale laparoscopicamente
assistita consiste nell’asportazione
dell’utero per via vaginale preceduta
da una laparoscopia diagnostica ed
eventualmente operativa. Si utilizza in
casi di controindicazioni dubbie, o che
si presume risolvibili con la
laparoscopia, alla via vaginale.
Il vantaggio di questa tecnica è
quello di aumentare il tasso d’isterectomie
vaginali.
Gli svantaggi sono rappresentati dal
costo delle apparecchiature, dal
training necessario, dal tasso di
complicanze proprie della laparoscopia.
L’isterectomia
totale laparoscopica consiste nell’exeresi
dell’utero per via laparoscopica e
nell’estrazione dello stesso per via
vaginale o per morcellement.
Rappresenta circa lo
1% dei casi
I vantaggi di questa
tecnica sono rappresentati: dall’assenza
di breccia laparotomica, dalla
possibilità d’intervenire su
patologie annessiali, dal basso tempo di
degenza e convalescenza.
Gli svantaggi della
tecnica sono: il tasso di complicanze,
soprattutto urinarie, elevato (24%), l’alto
costo, la minor possibilità di
riproducibilità.
La resezione o
ablazione dell’endometrio consiste
nell’asportazione o ablazione dell’endometrio.
Può essere totale o parziale, in questo
secondo caso lascia un manicotto
endometriale istmico e comporta
raramente (3%) l’amenorrea. Con tale
tecnica si eseguono anche miomectomie
per miomi sottomucosi e polipectomie per
polipi di volume superiore a 2 cm.
I vantaggi di questa
tecnica sono: la conservazione dell’utero,
il basso rischio operatorio, la
possibilità d’analgesie periferiche,
il basso tasso di complicanze (3% tra
maggiori e minori), il basso tempo di
degenza (1,2 giornate medie di degenza)
e convalescenza.
Gli svantaggi sono
rappresentati da: la permanenza dell’utero
e la possibilità di sviluppo di
successive patologie, un tempo di
training elevato, specifiche indicazioni
che sostituiscono solo in parte le
indicazioni all’isterectomia per
patologia benigna.
TECNICHE NON
CHIRURGICHE
In casi selezionati (sanguinamento
uterino disfunzionale, sanguinamento
associato a piccoli miomi, adenomiosi)
è possibile l’utilizzo di un
dispositivo intrauterino (IUD) al
progesterone (Mirena).
I vantaggi di questa
procedura sono: il non rischio
operatorio, il basso tasso di
complicanze proprie degli IUD, la
possibilità d’intervenire con alto
successo sulla sintomatologia emorragica
(60%-85%), l’effetto contraccettivo,
il basso costo.
Gli svantaggi sono
rappresentati da: le controindicazioni
all’uso dei progestinici, gli effetti
collaterali dei progestinici, la
possibilità d’utilizzo solo in casi
selezionati.
NOSTRA ESPERIENZA
Nella nostra U.O. la
prima laparoscopia è stata eseguita nel
1976 mentre la prima isteroscopia nel
1988. Le tecniche chirurgiche
alternative, ablazione endometriale,
miomectomia transcervicale, polipectomia
transcervicale, isterectomia vaginale
laparoscopicamente assistita,
annessiectomia laparascopica sono state
introdotte nel 1992. Noi non eseguiamo l’isterectomia
totale laparoscopica. Abbiamo esaminato
la nostra casistica confrontando gli
interventi e le loro indicazioni nel
periodo 1979-1998. Tra gli interventi
abbiamo considerato tutte le
isterectomie e gli interventi chirurgici
che la hanno sostituita. Si tratta degli
interventi d’ablazione endometriale,
miomectomia transcervicale, polipectomia
transcervicale, isterectomia vaginale
laparoscopicamente assistita,
annessiectomia laparascopica eseguiti
per patologia che in periodo antecedente
all’introduzione di queste tecniche
avrebbero comportato un’isterectomia.
Dall’esame della
nostra casistica relativa a 1551
procedure chirurgiche (1979 - 1998), si
nota come il numero percentuale delle
isterectomie sia diminuito rispetto agli
altri interventi, passando dal 100% dei
primi quindici anni al 71,8% del 1998.
Il dato assoluto mostrerebbe un
incremento delle isterectomie, ma nella
lettura va considerato che dal 1993 è
aumentato anche il bacino d’utenza
della nostra U.O. Per questo, a fronte d’un
incremento numerico degli interventi, si
nota una diminuzione percentuale di
quelli per isterectomia.
Il razionale di quest’inversione
di tendenza va, secondo noi, ricercato
sia nella diagnosi sia nella tecnica
chirurgica. La tecnica chirurgica ha
consentito di poter operare in maniera
conservativa patologie che
precedentemente non avrebbero avuto
alternative all’isterectomia. La
diagnostica (ecografia transvaginale,
isterosonografia, isteroscopia) ha
permesso un maggior approfondimento
preoperatorio indirizzando i casi di
mioma sottomucoso, sanguinamento
disfunzionale, polipi superiori a 2 cm,
patologia annessiale senza patologia
uterina, alle tecniche conservative.
Confrontando gli
interventi nei quattro quinquenni
considerati, il rapporto tra
isterectomie addominali e vaginali è
rimasto sostanzialmente invariato
oscillando tra lo 80% del 1984 e il 58%
del 1996 (media 67%). Di contro, come
prima detto, è diminuito il peso
specifico di tutte le isterectomie ed è
aumentato quello delle resezioni trans
cervicali (ablazioni dell’endometrio,
miomectomie, polipectomie) passato dallo
0% del 1994 al 26,6% del 1998. Sono
invece stazionarie, dopo la loro
introduzione, le LAVH e le
annessiectomie laparoscopiche.
Parlando delle
indicazioni, nella nostra casistica si
nota come alcune di queste abbiano
modificato il loro peso percentuale.
Comparando i periodi 79-83, 84-88,
89-93, 94- 98, mentre il peso del
prolasso uterino è rimasto
sostanzialmente invariato (31%, 28%,
27%, 25%), quello del mioma è sceso dal
60% al 46%. Al contrario il peso della
metropatia emorragica è salito dal 2%
al 11%, così come quello dei polipi
endometriali superiori a >2 cm che,
sconosciuti negli anni 80, raggiungono
il 4% nel periodo 94 – 98. La
patologia annessiale mostra una crescita
percentuale passando dal 4% allo11%.La
displasia cervicale o l’iperplasia
endometriale senza atipie e tutte le
altre indicazioni hanno avuto scarso
rilievo sul totale (3%, 2%, 7%, 4%).
CAMBIAMENTI IN SALA OPERATORIA
Dal 1993 nella sala operatoria dell’U.O.
di Ginecologia dell’Ospedale di
Sanremo si è iniziato ad utilizzare, in
specifiche indicazioni, accanto alla
chirurgia tradizionale, la resezione
transcervicale o resettoscopia (TCR) e
la laparoscopia operativa. Con queste
due tecniche chirurgiche si possono
effettuare interventi senza l’apertura
dell’addome, agendo sull’apparato
genitale interno con particolari
strumenti dall’esterno. L’innovazione
ha determinato sostanziali cambiamenti,
non solo dal punto di vista medico, ma
anche infermieristico.
LAPAROSCOPIA OPERATIVA.
A fronte di un
modesto allungamento dei tempi
chirurgici, l’approccio laparoscopico
offre i vantaggi di diminuire
l’invasività
chirurgica,
il dolore post
operatorio,
il rischio infettivo,
la durata della
degenza,
il rischio di
deiscenza delle ferite.
Lo strumentario della
laparoscopica operativa è
sostanzialmente diverso da quello della
chirurgia tradizionale a cielo aperto.
S’impiegano:
Ago di Verres, per la
creazione del pneumoperitoneo,
Trocar, per entrare
nell’addome attraverso brecce
praticate nella parete addominale,
Ottica e videocamera
miniaturizzata, per visualizzare gli
organi endoperitoneali,
Sistema d’illuminazione
a fibre ottiche,
Sistema di lavaggio
ed aspirazione,
Pinze, forbici ed
elettrocoagulatore sostanzialmente
differenti da quelli tradizionali dal
momento che debbono essere introdotti in
cavità attraverso i Trocar.
RESETTOSCOPIA.
La resettoscopia è una tecnica
chirurgia che utilizzando un
elettrobisturi accoppiato ad un sistema
ottico e di lavaggio (resettoscopio d’Iglesias
modificato), permette la resezione di
formazione uterine endocavitarie per via
vaginale.
Lo strumentario
chirurgico della TCR è costituito da:
Resettoscopio
ginecologico, per la sezione,
coagulazione ed asportazione di
formazioni endouterine,
Ottica e videocamera
miniaturizzata, per visualizzare la
cavità uterina,
Sistema di
distensione ed aspirazione, per l’immissione
ed aspirazione di liquidi non
elettroconduttivi nella cavità uterina.
Il resettoscopio è
costituito da due camicie concentriche
all’interno delle quali è posta l’ottica
ed il sistema elettrochirurgico
(slitta). Attraverso la prima camicia,
il mezzo di distensione è introdotto
nella cavità uterina. Il liquido
distende le pareti e permette di
visualizzare una cavità che altrimenti
sarebbe solo virtuale. Il liquido, con
il sangue e piccoli detriti, è aspirato
ed allontanato attraverso la seconda
camicia. Il continuo lavaggio della
cavità permette la corretta visione e l’esecuzione
dell’intervento.
Le procedure di
lavaggio e sterilizzazione dello
strumentario da laparoscopia e
resettoscopia differiscono
sostanzialmente da quelle impiegate per
i ferri tradizionali. Si tratta di
materiale più delicato che richiede
particolare attenzione.
Tale strumentario è
costituito da più parti, queste debbono
essere disassemblate per essere
decontaminate, lavate, asciugate e
sterilizzate.
La sterilizzazione si
effettua in autoclave. Solo alcune parti
non resistenti alle alte temperature,
particolari ottiche con micrometro,
debbono essere sterilizzate con sistema
Sterad.
Trattamento chirurgico
del prolasso genitale totale con
colposospensione
A. M. Lomeo, M. C.
Cappelli, I. Lombardi, A. Sebastiani, P.
Gavi
ASL 1 IMPERIESE -
PRESIDIO OSPEDALIERO DI IMPERIA
UNITA’ OPERATIVA DI
GINECOLOGIA
PRIMARIO : PROF. A. M.
LOMEO
Nel 1914
Bonney descrive la vagina e i genitali
interni come il dito di un guanto di
gomma che può essere rovesciato
serrandone l’ingresso e comprimendo
dall’esterno l’aria che vi rimane
intrappolata .
Questo meccanismo naturalmente
spiegherebbe solamente la dinamica dei
prolassi dovuti ad un aumento della
pressione intra-addominale. Pur tuttavia
i grafici pubblicati da Bonney (Obstet
Gynaecol Br Emp 45:328,1914)con visione
futuristica descrivono le varie
dinamiche del determinismo del prolasso
genitale.
) Un indebolimento del supporto
muscolo-fibroso della parete vaginale;
) Uno sfiancamento del pavimento
muscolare dell‘egresso pelvico
) Un allungamento e/o stiramento del
complesso legamentoso che sospende gli
organi pelvici alla pelvi ossea
) Una combinazione delle tre
dinamiche.
Vi possono essere delle differenze
individuali e razziali del sistema
muscolo-aponeurotico pelvico : la razza
ariana soffre di una maggiore debolezza
del sistema sospensore, quindi presenta
una maggiore incidenza di vari gradi di
prolasso genitale.
La correzione chirurgica del prolasso
genitale, specie se e’ totale deve
prendere in considerazione la
contemporanea presenza di cistocele e
ipermobilita’ uretrale, dell’
enterocele e del rettocele,e il quasi
sicuro prolasso della volta dopo
isterectomia vaginale se questa non
viene fissata saldamente ad una
struttura fibrosa che rimane resistente
anche con l’età.
Il caso che presentiamo si riferisce
ad una cittadina di 71 anni con prolasso
genitale totale , l’utero viene
rimosso per vagina con la tecnica
descritta da Heany-Kelly . La
ipermobilita’ uretrale e quindi la
correzione dell’ incontinenza urinaria
da sforzo (IUS) viene eseguita con la
tecnica di Lodney modificata in quanto
noi non crediamo che fasci muscolari
denudati dalla loro aponeurosi
costituiscano un adeguato supporto ( mai
ernia fu riparata con una miorrafia),per
cui noi eseguiamo una rafia mediana
sub-uretrale muscolo-aponeurotica dei
rami pubo-coccigei dell’elevatore dell’ano
utilizzando materiale di sutura
inassorbibile (Terilene) . Usualmente
vengono posti tre punti di sutura
annodati contro un Foley ch 18.
Si procede alla deperitonealizzazione
del retto per l‘escissione della sacca
erniaria dell’ enterocele , il lembo
peritoneale distale viene pinzato al
lembo vaginale posteriore e quindi
successivamente a questo suturato. Per
maggior sicurezza, per prevenire la
ricorrenza dell’enterocele si esegue l’obliterazione
del cul de sac con la tecnica descritta
da Moschcowitz per il prolasso rettale:
dopo l’identificazione de legamenti
utero-sacrali si pongono tre o quattro
punti di sutura dall’alto verso il
basso che incorporano il legamento
utero-sacrale di un lato la sierosa
soprarettale e quindi il legamento
contro laterale; il più basso di questi
punti aggancia anche il lembo superiore
del margine vaginale posteriore.
Il primo tempo della colposospensione
al legamento sacro-spinoso inizia come
una colpo-perineo-plastica. Il chirurgo
destromane prefesisce raggiungere il
legamento di destra per cui esegue un
attenta dissezione del setto
retto-vaginale nella sua porzione destra
fino a raggiungere il pilastro rettale
che separa lo spazio retto-vaginale
dallo spazio pararettale. La
penetrazione nello spazio pararettale
può essere digitale in quanto il
pilastro rettale, composto da due strati
che possono essere fusi, e’ costituito
da tessuto areolare condensato che
contiene qualche fibra muscolare liscia
e minuscoli vasi . Nel caso che il
pilastro e composto da due strati e
necessario penetrarli entrambi al fine
di procedere dal retto-vaginale allo
spazio pararettale.
A questo punto l’operatore con l’indice
della mano destra identifica la spina
ischiatica omolaterale, di solito alle
ore nove e segue verso il sacro la
direzione , la consistenza e l’estensione
del legamento sacro-spinoso.Nella
finestra già aperta o con la punta del
dito o con uno strumento tagliente si
introduce una valva con lo scopo di
retrarre il pilastro in alto e
medialmente e una seconda valva retrae
il retto medialmente in basso.
A questo punto un’adeguata
illuminazione e’ essenziale per
procedere in modo adeguato e sicuro con
l’intervento. Con visione diretta il
legamento viene afferrato con una pinza
di Allis o Babcock e l’operatore
ponendo il dito medio della sua mano
sinistra sull’aspetto mediale della
spina con un Deschamps penetra nello
spessore del legamento a circa 1,5-2.0
cm dall’aspetto mediale della spina
per evitare la lesione dell’arteria
pudenda interna che corre lungo la
superficie posteriore del legamento.
Il Deschamps inserisce nel legamento
materiale di sutura inassorbibile (
Prolene) armato ad una estremità con
ago che viene a transfiggere l’apice
della vagina .
Molta attenzione bisogna fare nell’annodare:
il nodo deve essere guidato
profondamente con l’indice della mano
destra che deve andare a toccare il
legamento sacro spinoso con l’accortezza
di non inframmettere alcun tessuto nella
legatura e di portare il nodo a raso con
il legamento. A questo punto avvera’
un drammatico sollevamento verso l’alto
della cupola vaginale. Se l’intervento
viene eseguito a regola d’arte il
sanguinamento è minimo .
CONCLUSIONI
La colpopessia sacro-spinosa
transvaginale, preceduta dalla
vaginoisterectomia permette la
simultanea correzione dell’eversione
della volta e coincidente cistocele e
rettocele attraverso la medesima via
operativa. La ricorrenza sintomatica del
rilasciamento pelvico dopo questo tipo
di colpopessia non supera il 5%. La più
comune ricorrenza è il cistocele. Se
appropriati tests urodinamici sono stati
eseguiti preoperativamente la ricorrenza
dell’IUS non supera il 2%. Un adeguata
e soddisfacente funzione coitale è
ristabilita in tutte le pazienti
NURSING
INFERMIERISTICO
PREPARAZIONE PREOPERAORIA
La paziente viene accolta in reparto,
generalmente il giorno prima dell’intervento
, avendo eseguito in precedenza gli
esami di routine preoperatori.
La preparazione prevede :
Toilette completa
Accurata tricotomia dei genitali
esterni: dal pube alla regione perianale
Toilette intestinale
Ponfo antibiotico
Nei casi specifici prevenzione per
tromboflebiti con eventuale terapia e/o
utilizzo di calze elastiche
Rimozione dei monili ed eventuali
protesi dentarie o altro
Il giorno dell’intervento si
pratica copertura antibiotica .
La paziente viene quindi trasferita
alla sala operatoria dove verra’
accolta dall’ I.P di Anestesia che
provvedera’alla preparazione della
stessa al tipo di anestesia per il caso.
ALLESTIMENTO DELLA SALA OPERATORIA
L’intervento chirurgico per PROLASSO
GENITALE TOTALE CON COLPO SOSPENSIONE richiede
la paziente in posizione ginecologica (
o del taglio della pietra ) e in lieve
Trendelenburg. A tale scopo la S.O. deve
prevedere un letto adatto .
L’Operatore di Sala posiziona la
paziente con l’ausilio di cosciali che
siano debitamente imbottiti, prestando
particolare attenzione alle zone di
decubito per evitare compressioni
vascolari e neurologiche al cavo
popliteo ed all’articolazione
coxo-femorale ,munendo inoltre la
paziente di piastra per l’elettrobisturi.
La S.O. inoltre prevede:
ELETTROBISTURI N° 1
ASPIRATORE N° 1
CONTAINER MONOPAZIENTE DI FERRI
CHIRURGICI STERILI PER CHIRURGIA
GINECOLOGICA VAGINALE
CESTELLO TELERIA STERILE
CESTELLO GARZE STERILI
GUANTI CHIRURGICI STERILI
DISINFETTANTE STERILE ( hibitane in
soluzione acquosa allo O,5%)
CAMICI MONOUSO STERILI
L’operatore di sala fuoricampo si
occupa inoltre dello stoccaggio dei
reperti anatomici da inviare ad esame
istologico.
CARRELLO SERVITORE
Per questo tipo di intervento e’
previsto il seguente strumentario :
BISTURI MONOUSO LAMA 20 N° 3
PINZA CHIRURGICA MEDIA N° 1
PINZA CHIRURGICA LUNGA N° 1
PINZA ANATOMICA MEDIA N° 1
PINZA ANATOMICA LUNGA N° 1
PINZA DI TUTTLE N° 1
FORBICE DI MAYO N° 1
FORBICE DI METZEMBAUM CM 17 N° 1
" " " " CM 23 N°
1
FORBICE DI MAYO RETTA PER
STRUMENTISTA N° 1
PINZA PARAMETRIUM N° 2
PINZA DI HEANY MEDIA N° 1
TENACULUM O PINZA DA COLLO N° 2
ALLIS CORTE N°11
KLEMMER N° 6
ALLIS LUNGHE N° 2
PINZA DI BABCOCK CM 23 N° 1
BENGOLEA N° 1
PINZA AD ANELLO DELICATA N° 1
PINZA AD ANELLO N° 1
PORTAGHI DI HEANY CM 23 N° 1
PORTAGHI DI HEGAR N° 1
CRILE N° 2
BERNARD ° 2
DECHAMP DX & SX N° 2
ZAPPETTE N° 2
VALVA ANTERIORE N° 2
VALVA A PESO DI AUVARD N°1
DIVARICATORE DI DIVAR N° 2
PINZA DA TAVOLINO N° 1
PINZA CON TAMPONE PER DISINFEZZIONE
N° 2
CATETERE DI FOLEY CH 18 N° 1
SIRINGA 10cc N° 1
TELINI N° 2
TELO GRANDE CON APERTURA CENTRALE N°
1
GARZE PIEGATE CM 10 X 20 CON FILO DI
BARIO N° 50
TAMPONCINI
SUTURE A RAPIDO E LENTO
RIASSORBIMENTO
SUTURE NON RIASSORBIBILI
Si tiene a disposizione
ENDOGIA VASCOLARE CON RICARICA
STERILE MONOUSO
GOMMA ASPIRATORE CON CANNULA STERILI
MANIPOLO PER ELETTROBISTURI STERILE
Terminato l’intervento la paziente
viene trasferita in reparto con il
catetere vescicale collegato al
sacchetto raccoglitore per le urine e
senza alcuna medicazione esterna . |