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Arma individuale d'assalto scp cal.5,56
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CARATTERISTICHE BERETTA scp
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L'evoluzione delle
armi di piccolo calibro in ambito NATO e la definitiva adozione da parte dei
Paesi dell'Allenza Atlantica del munizionamento in 5,56 x 45 mm, è all'origine
del processo di aggiornamento intrapreso anche dalle FF.AA. italiane nel campo
delle armi individuali. Ciò ha determinato l'interessamento da parte dei
principali fabbricanti nazionali che hanno proposto diversi modelli destinati a
sostituire i vecchi Garand FAL BM 59 in dotazione all' Esercito.
Mentre la Franchi presentava il G-41 della tedesca Heckler und Koch e la
Bernardelli una versione modificata del Galil israeliano, la Beretta proponeva
invece un'arma tutta "Made in Italy", direttamente derivata dal
modello 70 il cui sviluppo risale al 1966.
Ed è proprio questo fucile d'assalto che è uscito vincente dalla competizione.
E' sulla base della nuova standardizzazione NATO (normative STANAG), che prevede
tra l'altro l'impiego del munizionamento belga SS 109, e per rispondere
pienamente alle richieste dell'Esercito Italiano, che i tecnici della Beretta
hanno realizzato il 70/90, vero e proprio sistema d'arma progettato per
consentire la massima intercambiabilità di componenti fra le cinque versioni
disponibili: AR, versione standard a calcio fisso; SC, versione a
calcio pieghevole; SCS, versione a calcio pieghevole e canna corta; SCP,
versione a calcio pieghevole, canna corta e tromboncino lanciagranate
staccabile; AS, versione fucile mitragliatore con canna pesante. Da
notare che la versione fucile mitragliatore AS non è stata adottata
dall'Esercito che richiedeva come arma di accompagnamento e/o di squadra un
modello dotato di doppio sistema di alimentazione, cioé mediante nastro e
caricatore. Per questo ruolo verrà probabilmente scelta la mitragliatrice
leggera belga FN Minimi, già adottata dalla VAM (Vigilanza Aeronautica
Militare) e peraltro prodotta su licenza dalla Beretta.
Descrizione tecnica
Di tipo classico, il sistema di chiusura del Beretta 70/90 ricalca quello del
modello 70: l'arma è dotata infatti di otturatore con testa rotante ad alette,
sbloccato dai gas per azione indiretta premendo sul pistone a corsa lunga
collegato al portaotturatore della manetta di armamento. Il pistone funge anche
da asta di armamento e da guida per la molla di recupero.
Oltre alla valvola di intercettazione dei gas che consente il tiro di granate da
fucile con codolo di diametro 22 mm sia con che senza bullet trap, sul tubo di
passaggio del pistone è collocata una valvola parzializzatrice a due posizioni
che regola il deflusso di gas dal cilindro. Agendo su una levetta a corona
circolare è quindi possibile all'operatore chiudere o aprire tale sfiatatoio: a
valvola aperta corrisponde la posizione di funzionamento in condizioni normali;
a valvola chiusa corrisponde invece quella per l'uso in condizioni avverse, per
esempio temperature polari, oppure arma molto sporca.
Come già accennato, uno dei principali motivi che hanno portato alla nascita
del 70/90 risiede nelle normative STANAG in base alle quali tutti i fucili
d'assalto degli Eserciti della NATO devono adeguarsi in virtù del principio
dell'inter-operabilità. Cosi, oltre a essere dotato di canna con rigatura pari
a 7 pollici (178 mm) per l'impiego ottimale del munizionamento standard SS 109,
il Beretta 70/90 accetta qualsiasi caricatore a norme NATO (STANAG 4179), vale a
dire quello dell' M16 americano, del CAL belga o del CETME L/LC spagnolo, ed è
munito di attacchi - gli stessi utilizzati per il fissaggio del maniglione
baricentrico di trasporto - con dimensioni specificate nelle normative NATO (STANAG
2324) che consentono il montaggio di apparati di puntamento per il tiro diurno e
notturno. Stessa cosa per gli organi meccanici di mira la cui diottra è
preregolata su due posizioni - 250 e 400 metri - secondo quanto richiesto dalla
normativa STANAG 4172. Da notare che la diottra e comunque regolabile in
brandeggio, mentre il mirino è aggiustabile in elevazione.
La modalità di tiro viene scelta dall'operatore agendo sul selettore posto
sulla scatola di scatto sopra il grilletto, la cui leva è azionabile sia da
destra che da sinistra, al pari del comando per lo sgancio del caricatore, con
sequenza "S" (sicura), "1" per il tiro semiautomatìco
(colpo singolo), "3" per il tiro a raffica controllata di tre colpi, e
"R" per il tiro a raffica libera. Per l'impiego dell'arma con
indumenti invernali il grilletto è facílìmente raggiungibile dopo aver fatto
ruotare il ponticello del guardamano posizionandolo lungo l'impugnatura a
pistola realizzata in materiale sintetico ad alta resistenza.
Rispetto alla prima versione progettata dalla Beretta, l'scp adottato
dall'Esercito Italiano presenta solo alcune modifiche: sportello parapolvere
scorrevole e non più ad apertura verticale; impugnatura a pistola zigrinata
invece che liscia; attacco per la baionetta M 4, già utilizzata dal FAL BM 59,
al posto di quello inizialmente previsto per la baionetta M 8 del fucile
d'assalto M16; riferimenti del selettore di tiro riportati anche sul lato destro
dell'arma; angolo di apertura tra i due elementi che costituiscono il fusto
(scatola di culatta e scatola di scatto) ampliato da 30 a 45° per facilitare
ulteriormente lo smontaggio da campo e la pulizia, operazioni di rara semplicità
in quanto occorre poco più di un minuto per smontare e rimontare l'arma.