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Pablo Neruda è lo pseudonimo di  Neftali Ricardo Reyes, nato il 12 luglio del 1904 a Parral, nel malinconico e selvaggio Cile del sud, alle falde della Cordigliera delle Ande; frequentò le scuole fino al liceo nella cittadina di Temuco e poi l'Università a Santiago.A soli 19 anni, nel 1923, pubblica il suo primo libro, "Crepuscolario" e già nel 1924 consegue un notevole successo con "Venti poesie d'amore e una canzone disperata". Nel 1925 dirige la rivista "Caballo de bastos". Nel '27 intraprende la carriera diplomatica e si reca in diversi paesi asiatici (a Rangoon come console, poi a Colombo, Ceylon ) dove nacquero i 2 volumi di "Residencia en la tierra" ed infine in Spagna durante la guerra civile e dove scriverà "Espana en el corazon" nel 1937. Dopo aver subito il fascino dell'incontro con la poesia spagnola, il poeta cileno venne travolto nell'appassionata vicenda della guerra civile: prese subito posizione a favore della Repubblica aggredita.  La guerra civile determinò un mutamento profondo nell'animo, nelle convinzioni, nella cultura, nella poesia di Neruda. La sua fu una vera e propria conversione al prossimo e la sua poesia divenne quella dell'uomo con gli uomini cioè una poesia sociale e di lotta politica, di sostegno e di esecrazione, di speranza e di rabbia: d'azione. La sconfitta dei repubblicani con successivi esili e fucilazioni  fu vissuta tragicamente dal poeta, drammatica, come una goccia di sangue rimasta indelebile. Una perdita che si ripercosse nella produzione poetica successiva, convertita appunto al sociale.

"Il mondo è mutato, la mia poesia è mutata. Una goccia di sangue caduta tra questi versi rimarrà viva su di essi, indelebile come l'amore" (dalla prefazione a "Le furie e le pene" )

Tornato in Cile, viene eletto senatore nel 1945 e si iscrive al partito comunista; la decisione coincise con l'inizio della composizione di un grande poema, "Canto general", dove la sua poesia ha intenti sociali, etici e politici, l' esaltazione della natura e della storia dell'America Latina, culminante nell'inno alle "Alture di Macchu Picchu". Nello stesso anno riceve il premio nazionale di letteratura. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1949, dopo un periodo di clandestinità, per sottrarsi al governo anticomunista di Gabriel González Videla, che egli ha attaccato, fugge dal Cile  ed inizia un lungo periodo di esilio in vari paesi (tra i quali anche l'Italia, dal 1951 al 1952). Nel 1970 è ambasciatore cileno a Parigi e nel 1971 riceverà il premio Nobel per la letteratura. Nell'ultimo ventennio, fecondissimo,  pubblicò oltre una ventina di raccolte liriche, un'opera di teatro e qualche prosa. Nel 1973 tornerà a Santiago colpito da una grave malattia che lo porterà il 23 settembre del 1973 alla morte, a quattordici giorni dal colpo di stato militare che, in Cile, ha soffocato nel sangue il sogno di democrazia di Salvador Allende.

Lo stesso giorno della sua morte, una pallida mattina di primavera, mentre il mondo piangeva la perdita del più grande poeta del Cile, i soldati devastarono la sua casa di Santiago alla ricerca rabbiosa dei quaderni su cui egli aveva finito di scrivere, appena nove giorni prima, l'autobiografia. Era un documento importante per loro perché Neruda, che era legato a Salvador Allende da profonda amicizia, aveva avuto tutto il tempo di scrivere su quelle pagine molte cose  ritenute «scomode» come, per esempio, che Allende non si era ucciso, come volevano fare credere gli autori del colpo di stato, ma era stato in realtà spietatamente assassinato da quei soldati che avevano tradito, ancora una volta, il Cile. Quando i militari giunsero nella casa di Neruda i suoi quaderni erano già stati messi al sicuro da amici fidati. Furono pubblicati con il titolo originale "Confesso che ho vissuto", affascinante romanzo della vita di un uomo che non ha mai separato la poesia dall'impegno umano e civile.

 

                          

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