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La regione selvaggia della
Drenthe conquista Vincent ma, benchè la natura sia prodiga di spunti ed
ispirazioni pittoriche, le difficoltà
incontrate nell'allacciare un vero rapporto con i contadini della
regione, diffidenti ed inospitali, lo portano a rinchiudersi in se
stesso. Versando in condizioni sempre peggiori, in seguito al
rifiuto di Theo di raggiungerlo, all'estremo delle forze e delle
risorse economiche, decide di tornare in famiglia, a
Neunen ma i
rapporti familiari sono sempre più difficili, Vincent non si sente
compreso e decide di allontanarsi dalla casa paterna.
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Poco distante
prende in affitto 2 stanze una delle quali sarà il suo primo atelier.
Qui trascorre 2 anni a sperimentare e
dipingere, producendo circa 200 dipinti e centinaia di disegni ed
acquerelli con soggetti vari, fra cui uno dei suoi più noti capolavori:
"I mangiatori di patate". |
I granai, i boschi, i mulini, i carretti,
gli attrezzi agricoli... tutto diviene soggetto di disegno e pittura per
Vincent, che forte della nuova sicurezza che gli viene dagli studi di
Bruxelles, ne fa un inventario analitico e sensibile. Lavora a matita, a
carboncino, con l'inchiostro di china, con l'acquerello, ad olio. In questi anni
imperversano gli impressionisti, il cui lavoro è caratterizzato da
pennellate sciolte e brillanti ma Vincent è in cerca di un suo stile
personale per riuscire ad esprimere il suo mondo interiore. Nella sua
tavolozza entrano bistri bruni e bituminosi, ritrae figure intere
colte nei movimenti essenziali, moltiplica gli studi di mani e visi.
Sceglie prevalentemente oggetti tratti dalla vita quotidiana e dalle
forme semplici: brocche, bottiglie, ciotole, tazze.
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Il 26 Marzo 1885 muore improvvisamente suo padre ed in
Novembre parte per Anversa dove studia Rubens e le stampe giapponesi. |

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