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L'anno trascorre tra vari recuperi e ricadute dello stato mentale di Vincent che, comunque, accetta la nuova realtà con calma e rassegnazione benché nel nuovo autoritratto traspaia chiaramente la sua profonda inquietudine interiore. Il dott. Peyron che lo ha in cura, convinto che stare senza far nulla possa solo nuocere al suo paziente, gli permette di dipingere in manicomio, ma durante un attacco particolarmente violento, egli tenta di avvelenarsi ingerendo i proprio colori ed è obbligato a smettere. Scoraggiato e depresso per essere privato dell'unica cosa che riesce a dargli conforto, la sua arte, Vincent riesce a migliorare rapidamente e, dopo una settimana, gli viene concesso di riprendere a dipingere. Seguiranno altri attacchi che, poichè si verificavano spesso quando Vincent si trovava a dipingere all'aperto, lo porteranno ad autoconfinarsi dentro il manicomio ed a iniziare una serie di dipinti basati sulle opere di altri artisti che ammira (in modo particolare, Millet e Delacroix).  

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La sua arte si modifica, il colore perde la sua importanza primaria mentre sono le forme ad occupare la sua mente: forme ondulate, energiche, sconvolgenti; dipinge cipressi come fossero fiamme, cieli vorticosi, tronchi di ulivi scortecciati che mettono a nudo un'anima. Paradossalmente, mentre la sua salute sembra essere profondamente minata, i suoi lavori iniziano ad avere dei riconoscimenti presso la comunità artistica. Il 31 gennaio Jo, la moglie di Theo, dà alla luce un figlio a cui viene imposto il nome di Vincent Willem  (come lo zio che ne è padrino) e poco dopo viene deciso che Vincent si trasferisca più vicino a Theo e che sia posto sotto le cure del Dr. Paul Gachet un terapista omeopatico che vive in Auvers-sur-Oise, appena a Nord-Ovest di Parigi. Così, nel mese di Maggio 1890, Vincent parte da Saint Remy, migliorando nettamente durante il trasferimento e, quando arriva a Parigi, appare in buone condizioni (più in forma, in effetti, di suo fratello che aveva sofferto problemi di salute per anni). Nella casa del fratello, a Montmartre, ritrova le tele che ha dipinto a Parigi ed in Provenza e, misurando la strada percorsa, può ritenersi soddisfatto ma si tratta solo di una pausa: la città ormai lo affatica e lo agita, per cui, dopo pochi giorni si trasferisce a Auvers-sur-Oise.

  
 
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