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      Umberto Mazzone, come tutti gli artisti, vive fuori dagli schemi comuni, anche se non può fare a meno di seguire quelli che hanno preso forma dentro di lui, frutto delle sue scelte, del suo viaggio umano. Chi osserva, però, ha bisogno di parametri, di riferimenti, così la sua produzione vive di contatti col realismo, col surrealismo, col futurismo, rivisitati in chiave del postmoderno,con una sensibilità forte, nell'urlo di colori che abbacinano, moderati talvolta da sequenze geometriche di tasselli, che cercano di mediare coloristicamente lo slancio dell'artista. Nelle sue ultime tele le figure umane vengono fissate in pose ieratiche, come se si fossero appena risvegliate dal peso di secoli di storia. I pescatori, i volti di donna, le figure dentro un cerchio, ci appaiono non con la leggerezza mutante del contingente, ma come figure emblematiche, definite come i sassi delle sue marine o delle sue montagne, epifania di un mondo, solo tecnicamente mutato, su cui posiamo lo sguardo per interrogarci e conoscerci meglio. Le sue pitture hanno la forza delle sculture in creta o in legno o in pietra, percorse ovviamente, dalla stessa concezione dello spazio e del tempo. Al posto dei colori la tridimensionalità è data dallo spazio, e anche in questo caso lo spazio viene giocato da una inventiva che non conosce sosta. Il lato più vero della sua persona vive ancora nascosto in quelle icone, la lettura delle quali ci aiuterebbe anche ad entrare un po' nella sua anima. Certamente nella sua vita più ricca e aurorale, di cui spesso nemmeno lui stesso è consapevole.                                  Umberto Mazzone è nato a Catania nel 1941. Attualmente vive e opera a Viagrande (CT), proseguendo un lungo percorso artistico, iniziato a soli  dieci anni. Da allora segue una ricerca artistica, lievitata dagli studi classici e soprattutto dal mondo greco e orientale, che lo porterà a sperimentazioni sempre nuove, legate ai valori di quelle civiltà che ci hanno segnato sia come popoli, che come individui. Tra le tante frange della sua vita, tutte ricche di stimoli e di crescita, forse quella legata all' arte è quella in cui più arduo e sofferto è stato il confronto con la propria identità, mai interamente posseduta, ma sempre da scoprire, dietro i mostri buoni del suo mondo onirico, o nelle figure scattanti che sembrano correre verso la matita dell'artista, pronta a trascrivere quel gesto o quel ghigno che le fa esistere. Si sono interessati alla sua produzione artistica diversi quotidiani, riviste, l'archivio per l'arte italiana del novecento e numerosi critici, tra i quali merita ricordare: Riccardo Campanella, Antonio Corsaro, Fiore Torrisi, Vito La Piana, Silvia Ramini, Renato Bocchini ed tanti altri.                                                                                                         La meraviglia che suscitano le opere di Mazzone é quasi sempre legata agli animali o forse sarebbe meglio chiamarli mostri perché vivono in forme a noi sconosciute, talvolta sincretiche che ci richiamano alle creature fantastiche dei Sumeri, o e quelle dei templi indù o per fare un esempio vicinissimo al nostro sentire, alle creature dell'inferno dantesco. Forse é proprio la presenza di questi mostri a conferire alle opere dell'artista quell'atmosfera senza tempo, che é capace di far lievitare le nostre emozioni e i nostri pensieri verso spazi interiori ed esteriori, mai percorsi e per questo tanto suggestivi e attraenti, soprattutto per chi si sforza di esplorare più a fondo la condizione umana.                                                                                          (C. Rasà)

   Sito internet:  http://digilander.libero.it/onismazzhttp                                    [A.Mazzone - Opere]