CAMPO DI VOLO
Durante la seconda guerra mondiale
nella zona di Sa Zeppara fu costruita una pista di atterraggio e alcuni
piccoli hangar.
Quest'area militare era codificata
come "Aeroporto 603" e da qui decollavano gli aerosiluranti italiani
all'attacco dei convogli inglesi che superavano lo stretto di
Gibilterra.
L'importanza di questo aeroporto, ma
sarebbe più appropriato chiamarlo pista, era dovuta alla sua
collocazione geografica, di fronte alla costa sud occidentale
dell’Isola.
La pista era in terra battuta, con
l'asse grosso modo orientato a nord-ovest e la lunghezza di circa 1200
metri; attualmente è in fase di disgregazione per via dei lavori agrari.
L’identificazione dell’area di Sa
Zeppara non era impresa facile, infatti, su nessuna mappa dell’isola era
citato questo toponimo: ciò spiega come mai non venne sistematicamente
bombardata dalle forze anglo americane, cosa che invece avvenne più
volte all’aeroporto di S’Acqua Cotta.
Nell’aeroporto furono dispiegati degli
aerei Macchi MC.205V (Veltro) perfettamente efficienti e di nuova
costruzione, al comando del colonnello Fanali.
Dal 1940 nell’aeroporto di Sa Zeppara
la manutenzione degli aerei fu affidata agli operai delle officine della
vicina Miniera di Montevecchio.
I caccia Macchi furono ideati dal
progettista aeronautico ing. Mario Castoldi, cugino dell’ing. Alberto
Castodi, genero di Giovanni Antonio Sanna, che divenne poi direttore
delle miniere di Montevecchio.
Nell' agosto 1943, furono affiancati
alla 361ma e 360ma Squadriglia del 155mo Gruppo da caccia Pantere Nere
della Regia Aeronautica, anche altri reparti.
Nel settembre del 1943, immediatamente
prima dell’ Armistizio di Cassibile, i caccia del 51mo Stormo, come gli
altri gruppi dotati di Macchi M.C.205, ricevettero l’ordine di
raggiungere gli aeroporti di Centocelle, Ciampino e Guidonia.
Il campo di volo fu bombardato il 5,
7, e 8 settembre del 1943 da 112 aerei Curtiss P-40 del 325mo gruppo
delle forze alleate.
Nell'aereoporto c'erano edifici e
hangar solo per i depositi di viveri e munizioni e per i soldati di
guardia; gli equipaggi ed il personale alloggiavano in tende o
baraccamenti di cui oggi non rimane traccia.
Attualmente esistono ancora gli
hangar, costruiti in pietra vulcanica (nera) e coperti con capriate in
legno e tegole. Nella zona esistono inoltre alcuni bunker, posti su
terreni privati.
Durante l’occupazione tedesca, vicino
al nuraghe Melas, venne costruito un deposito di munizioni di cui oggi è
visibile solo il pavimento in cemento.