Sommario
IL PASSO DELLA RHÔ
Forse non tutti sanno che Bardonecchia,
nota località sciistica dell'Alta Val di Susa, è anche punto
di partenza per molte belle escursioni.
Una bella camminata porta al Passo della Rhô, che si affaccia
sul territorio francese.
Si parte dalla Cappella della Madonna delle Grazie all' imbocco della strada che sale nella Valle del Frejus; dopo alcuni tornanti si incontra una deviazione in sterrata carrozzabile con l'indicazione Grange della Rhô. La strada, che è percorribile agevolmente anche con normali mezzi e che richiede solo un minimo di attenzione nella guida, si addentra nella Valle, in mezzo ad un bosco di latifoglie incantevole, giungendo alle suddette Grange. Da qui si può ancora proseguire in auto sino al fondo della valletta dove i più pigri dovranno abbandonare l'auto.
La strada, sempre sterrata, si snoda in lieve discesa; sul versante sinistro domina un bel complesso roccioso in cui si possono distinguere, da valle a monte, la Punta Melchiorre (m. 2.949), la Punta Baldassare (m. 3.135) e la Rocca Bernauda (m. 3.228), ai piedi delle quali scorre uno dei torrenti che concorrerà ad originare la Dora Riparia; a destra, invece, dominato in distanza dalla bella Cima della Blave (m. 2.667), si costeggia per un buon tratto un dolce e delizioso pendio coperto di prati, sui quali in autunno, dopo l' imbrunire e prima del sorgere del sole, si possono osservare i cervi, ma soprattutto se ne può sentire il bramito.
Giunti al fondo della valletta, si scavalca il torrente su un piccolo ponticello in legno. Il sentiero si inerpica quindi sull'altro versante, prima all'interno di un lariceto, quindi su un breve tratto di pietraia. In questa zona, se si ha l'accortezza di osservarsi attentamente intorno, non è inconsueto scorgere il cervo.
La salita continua abbastanza sostenuta per alcuni chilometri su un sentiero sempre ottimamente tracciato che percorre la valle che si restringe gradualmente, sino a scorgere una vecchia casamatta militare ristrutturata di recente (la Caserma del Pian dei Morti),che si trova ai piedi di un piccolo complesso roccioso. Durante tutto il cammino consiglio di tenere desta l'attenzione e (perché no?) a portata di mano un buon binocolo, perché è molto facile poter vedere il camoscio, che si sposta in branchi anche di 10-15 capi o, addirittura, il volteggio maestoso dell'aquila.
Sotto
la casamatta, invece, vi è una colonia di marmotte che saluteranno
il nostro arrivo con alti fischi d'allarme. Con un piccolissimo sforzo,
superata l'insellatura che ci si para davanti, si arriva al Pian dei Morti,
lungo altopiano ai piedi del Gruppo della Gran Bagna, che ci permette di
tirare un sospiro di sollievo e di fare, alla bisogna, una piccola sosta
ristoratrice. Qui ci si trova ai piedi dello splendido gruppo roccioso
in cui spiccano la Cima della Planette (m. 3.104) e la Gran Bagna (m. 3.070)
che incombono maestose sui prati sottostanti, verso i quali protendono
le loro pietraie; si può osservare, inoltre, la particolarità
della struttura rocciosa che presenta stratificazioni orizzontali ondulate,
di diversi colori, data dalle deposizioni successive in antiche ere di
materiali differenti. Da questo punto, si può intravvedere in lontananza
l'ultimo tratto che ci porterà al Passo.
Il
sentiero si snoda tra due pendii a prato dove si possono osservare diverse
specie di fiori alpini e marmotte che corrono a rintanarsi. Giunti al passo,
a 2.541 metri di quota, una croce in legno segna il punto in cui si trova
il confine; da qui si può far spaziare lo sguardo sul versante francese,
con il sentiero che prosegue scendendo verso Modane, mentre sulla destra
spiccano il massiccio delGrand Argentier (m. 2.928) e, poco più
discosto, quello del Petit Argentier (m. 2.599).
Per
concludere, la passeggiata vale sicuramente un pò di fiatone (anche
se il sentiero è sempre agevolmente percorribile anche per chi non
ha un allenamento adeguato e non presenta mai passaggi impegnativi e/o
pericolosi) per lo splendido colpo d'occhio che si ha sulle montagne che
delimitano la Valle di Susa (e non solo), per la bellezza del paesaggio
che si attraversa e per la tutt'altro che remota possibilità di
scorgere alcuni esemplari tipici della fauna e della flora delle nostre
Alpi.
Come
ultimo consiglio, suggeriamo di iniziare l'escursione alle prime luci dell'alba;
questo consente agli escursionisti di poter camminare senza l'assillo del
caldo (non essendoci molta copertura arborea!), ed a chi fotografa di poter
sfruttare le calde e radenti luci delle prime ore del giorno, oltre ad
avere più possibilità di scorgere gli animali nella loro
tranquillità.
Cartografia consigliata:
Carta IGC 104 1:25.000 Bardonecchia, Monte Thabor, Sauze d'Oulx.
Equipaggiamento:
Oltre al normale equipaggiamento da trekking si consiglia di munirsi
di giacca anti-vento per quando si arriva al Passo.
Testo e fotografie di
CeciliaTambone e Daniele Zonari
LAGO VERDE
Quella che descriverò, è una passeggiata molto semplice, priva di qualsiasi difficoltà, ma che conduce in un luogo, a mio parere, decisamente suggestivo.
Si parte, come sempre, da Bardonecchia imboccando la strada che, sfiorando prima la frazione di Les Arnauds e poi quella di Melezet, ci conduce al confine francese. Passata la dogana (ricordate che durante il periodo estivo, la frontiera è aperta dalle ore 7.00 alle ore 24.00), si costeggia il piccolo bacino di una diga artificiale e si giunge ad un bivio: svoltando a sinistra ci si dirige verso il Col de l'Echelle (Colle della Scala) che conduce in Val de la Claráe, mentre, proseguendo dritto, ci si addentra nella Vall´e Etroite (Valle Stretta), vera meta della nostra passeggiata.
Quella che descriverò, è una passeggiata molto semplice, priva di qualsiasi difficoltà, ma che conduce in un luogo, a mio parere, decisamente suggestivo.
Qi parte, come sempre, da Bardonecchia imboccando la strada che, sfiorando prima la frazione di Les Arnauds e poi quella di Melezet, ci conduce al confine francese. Passata la dogana (ricordate che durante il periodo estivo, la frontiera è aperta dalle ore 7.00 alle ore 24.00), si costeggia il piccolo bacino di una diga artificiale e si giunge ad un bivio: svoltando a sinistra ci si dirige verso il Col de l'Echelle (Colle della Scala) che conduce in Val de la Clarée, mentre, proseguendo dritto, ci si addentra nella Vallée Etroite (Valle Stretta), vera meta della nostra passeggiata.
La strada prosegue in sterrata (comunque sempre molto ben percorribile in automobile) per alcuni chilometri attraversando la Valle con qualche facile tornante e lunghi tratti quasi pianeggianti. L'unica particolarità da segnalare di questo tratto, a mio parere, è che a circa metà percorso si costeggia, sulla sinistra, la Parete dei Militi, ripida parete rocciosa che forma il versante Nord-Nord-Est di Guglia Rossa (meta di una prossima escursione). La particolarità di questa parete è che costituisce la palestra di roccia di Bardonecchia (e non solo), per cui è frequentissimo, durante l'estate, osservare numerosi gruppi di rocciatori che si cimentano sulle sue asperità.
Si prosegue su questa strada sino a che si giunge ad un gruppo di edifici presso cui si deve lasciare l'auto, poiché l'accesso è consentito solo ai residenti. Siamo alle Granges de la Vallée Etroite dove si trovano il Rifugio 3° Alpini (sulla sinistra, in posizione elevata) e, poco più avanti, il Rifugio Re Magi. Il primo è gestito da italiani e vi si può mangiare un'ottima polenta (si consiglia la prenotazione) ed entrambi costituiscono punto di partenza per camminate decisamente più impegnative come l'ascesa al Monte Thabor (m. 3.178). Prima di proseguire, se ci diamo un'occhiata intorno, possiamo osservare di fronte a noi (cioé verso l'inizio della valle) la forma caratteristica del Petit Séru (m. 2.631) alla cui sinistra, in lontananza, si può notare la cima arrotondata del già citato Monte Thabor. Sulla nostra destra, invece, incombe un gruppo montuoso in cui si possono riconoscere, da valle a monte, la Punta Quattro Sorelle (m. 2.698), la Punta Gasparre (m. 2.808), la Punta Melchiorre (m. 2.949), la Punta Baldassarre (m. 3.153) e la Rocca Bernauda (m. 3.228); lo spettacolo è imponente, poiché dalle aspre rocce delle cime si dipartono lunghe pietraie che scendono sino a fondovalle.
Dopo essersi riempiti gli occhi di questa stupenda vista, ci si incammina per la strada sterrata che prosegue oltre il cartello di divieto d'accesso e che si snoda tra pendii boscosi (caratterizzati in particolar modo dalla presenza del larice) e tipici prati montani che, nel periodo tra Giugno e Luglio, si ricoprono di fiori di ogni foggia e colore; inoltre, sul fondo della vallata, è possibile udire (ed a tratti anche scorgere) il Rio di Valle Stretta che, col suo scorrere tumultuoso, percorre la valle per tutta la sua lunghezza. Dopo 1-1,5 chilometri, si svolta a destra seguendo le indicazioni che ci guidano verso il Lago Verde. Si attraversa il ponte in legno che scavalca il torrente e ci si accinge ad affrontare l'ultimo tratto che ci separa dal lago. C'è da dire, in tutta sincerità, che il tratto che ci attende presenta una ripidità notevole, ma ci consoli il fatto che dopo la breve salita e l'altrettanto breve discesa (che in fatto di ripidità, nulla ha da invidiare all'ascesa), lo spettacolo che ci si para davanti agli occhi ricambia abbondantemente la pur piccola fatica.
Particolarmente suggestiva risulta essere la discesa poiché il lago si trova immerso nella quiete di una pineta molto fitta e tenebrosa che, nonostante l'intenso traffico di turisti, trasmette un senso di pace e di silenzio veramente affascinanti. Giunti al fondo della conca, ci si trova finalmente di fronte al lago e vi posso assicurare che la vista è veramente piacevole. Lo specchio d'acqua presenta tonalità di verde particolarissime (da cui deriva il suo nome) dovute alla presenza di una particolare specie di alga verde e la sua estrema limpidezza permette di vedere agevolmente il fondo su cui giacciono numerosi tronchi ormai sbiancati dall'azione dell'acqua. Tutto il lago è circondato dalla pineta, tranne il suo bordo nord-orientale che, confinando con una pietraia che scende dalle pendici di Punta Baldassare, permette alla luce di irrompere sulle acque. Ed è proprio questa pietraia che fa di Lago Verde il simulacro di tanti alberi; infatti i pochi pini che riescono a colonizzare le pendici scoscese di queste pietraie vengono coinvolti dalle frane che li trascinano sino sul fondo del laghetto. E' da notare, inoltre, che è possibile costeggiare le rive del lago per tutta la loro lunghezza e che tale giro non richiede più di dieci-quindici minuti!
Per concludere, si tratta di una passeggiata veramente agevole, che si può fare a qualsiasi ora del giorno e che consente di godere di uno spettacolo davvero piacevole; unica nota dolente, l'elevatissima concentrazione di turisti.
Cartografia consigliata:
Carta IGC 104 1:25.000 Bardonecchia, Monte Thabor, Sauze d'Oulx.
Equipaggiamento:
La passeggiata è talmente agevole che si può fare
con qualsiasi tipo di abbigliamento. Si consiglia, comunque, di calzare
comode scarpe da trekking.
Testo e fotografie di