LA CITTA' ANTICA : ATENE

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Ordini Architettonici Il Tempio Il Partenone Il Teatro Le Case Dizionario
 

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Vivaldi Filippo   -   Morelli Alessandro   -   Lavagnoli Tommaso   -   Coati Igor   -   Ischia Emanuele   -   Tosi Tommaso

 

  Classe 2^F 

A.S. 2004/2005

Liceo scientifico Girolamo Fracastoro

Materia:Storia dell' Arte

Docente:

 Prof. Sergio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ordini architettonici


Introduzione

 Il grande progresso artistico della cultura greca nell’ambito del mondo antico si riflesse anche nell’architettura.
I greci ebbero un’idea molto particolare dell’estetica architettonica, che applicarono soprattutto all’aspetto plastico degli edifici, rendendoli più simili a delle sculture che non ad organismi statici di chiusura di uno spazio.

Il loro genio costruttivo si applicò quasi esclusivamente alla costruzione dei templi.
Adottando il sistema costruttivo trilitico – benché conoscessero anche l’arco, i greci perfezionarono, in maniera progressiva e mirabile, misure, proporzioni e forme delle colonne e della sovrastante trabeazione.
Questo insieme di elementi prese il nome di «ordine architettonico».
Gli ordini architettonici, in ambito greco, si uniformarono a tre grandi stili:
il dorico, lo ionico e il corinzio.

Questi tre stili hanno diverse zone geografiche e diversi periodi d’origine:
il dorico trovò le prime applicazioni nell’area occidentale della Grecia intorno al VIII sec. a.C.;
lo ionico sorse nell’area orientale della Grecia e in Asia minore intorno al VI sec. a.C.;
il corinzio si sviluppò intorno all’area di Corinto verso il IV sec. a.C.

Un ordine è sostanzialmente costituito da una colonna con base, da un capitello e dalla trabeazione sovrastante.
Nei tre diversi stili varia soprattutto la forma del capitello, che ne permette la immediata riconoscibilità: semplice nell’ordine dorico, con due volute nell’ordine ionico, a canestro con foglie d’acanto nell’ordine corinzio.
Ma non è solo il capitello a differenziare i tre ordini.

 

L’ordine architettonico è un sistema modulare che permette di dimensionare la costruzione di un edificio partendo dal solo diametro della colonna.
Stabilito la misura del diametro, l’altezza della colonna era fissata – per convenzioni comunque suscettibili di modifiche – da un numero che ne dava il rapporto con il diametro.
E così, altri rapporti numerici fissavano la dimensione degli altri elementi, dal plinto di base al capitello, dall’altezza della trabeazione alla distanza tra le colonne – detta intercolumnio –, con un insieme di regole che variavano da ordine ad ordine.

Il sistema di regole che fissava questo sistema di modularità, rispondeva a due esigenze principali: quella statica, che permetteva di rispettare i limiti di resistenza delle strutture e dei materiali impiegati, e quella estetica, che consentiva di ottenere edifici ben proporzionati ed armoniosi.

La modularità degli ordini architettonici divenne uno strumento progettuale, utile per controllare le dimensioni di ogni elemento di una costruzione.
Fissato il diametro delle colonne, il resto delle dimensioni scaturiva dai rapporti proporzionali fissati per ciascun ordine.
Questo strumento progettuale garantiva la validità della costruzione sia sul piano statico sia su quello estetico: il risultato era un edificio stabile e con proporzioni armoniose.
Le culture successive alla greca – dalla romana fino all’eclettismo storicistico tardo-ottocentesco –, quando utilizzeranno gli ordini architettonici lo faranno come strumento progettuale esclusivamente estetico.

Gli ordini architettonici, in pratica, furono ancora utili per ben proporzionare le varie parti di un edificio.
La loro inutilità per il proporzionamento statico fu determinato dall’adozione di altri sistemi costruttivi, quale quello ad arco, che superava alcuni limiti applicativi del sistema trilitico.
Lo spirito di razionalità dei greci si applicherà, in periodo ellenistico, anche alla progettazione urbana.
Nel IV sec. a. C. visse, infatti, Ippodamo da Mileto che, per primo, teorizzò la necessità di costruire le città secondo schemi planimetrici regolari.
Se fino allora nascevano prima le case, e lo spazio tra loro divenivano le strade, con la pianificazione urbana teorizzata da Ippodamo da Mileto, venivano prima disegnate le strade, e poi, tra esse, trovavano posto gli edifici.
Con ciò si potevano ottenere città con tracciati viari tra loro perpendicolari.

I CAPITELLI

 

Ordine dorico

 

-Base mancante

-Fusto con scanalature che si incontrano a spigolo vivo

-Architrave a una sola fascia e con coronamento costituito da un grande listello (tenia) con gutte sottostanti

-Fregio con metope e triglifi

-Cornice con soffitto decorato con mutuli e gutte

 Ordine ionico

 

-Base presente

-Fusto con scanalature che si incontrano con il tramite di un listello

-Architrave diviso in fasce e con coronamento costituito da modanatura a gola o a ovolo

-Fregio continuo

-Cornice con dentelli

 

Ordine corinzio  

In linea di massima lo stesso che nell'ordine ionico, ma con capitello corinzio. La cornice può essere dotata di mensole e la base avere doppia scozia (base composita)

Dal punto di vista dello scenografo è di fondamentale importanza conoscere gli ordini architettonici per potersene servire all'occorrenza. La misura di base che serve per la costruzione delle proporzioni dei vari canoni architettonici è il modulo che è una misura di norma presa sul raggio delle colonne, misurato all'imoscapo, cioè nella parte più bassa del fusto della colonna. La dimensione delle altre parti è ricavata moltiplicando o divedendo il modulo.
Gli ordini architettonici greci possono essere considerati due: il dorico e lo jonico il terzo, il corinzio, in effetti, è una variazione dell'ordine jonico. Tutti gli elementi dell'ordine hanno una precisa funzione: la decorazione non è un elemento applicato, ma una trasfigurazione delle relative funzione, come i triglifi, che ricordano le scanalature fatte sulle teste delle originarie travi lignee per far scorrere meglio l'acqua piovana, o le metope, tavolette poste tra il triglifo e triglifo, affinché l'acqua non penetri all'interno della struttura.

L’Ordine Dorico

È il più antico ordine architettonico greco, abbiamo le prime testimonianze della sua apparizione dal VII secolo a.C. È caratterizzato da una netta semplicità; l’idea che si vuole trasmettere è quella di un edificio maestoso, imponente, massiccio, solenne, robusto. Si serve, per raggiungere questo scopo, di un numero di colonne solitamente basso (6 sul lato corto), di un rapporto tra le colonne del lato lungo e quelle del lato corto, pari di norma al doppio più uno; questa scelta rende la pianta piuttosto quadrata e ciò esprime molta compattezza. Le colonne poggiano direttamente sullo stilobate (piano di calpestio), il capitello, che ci permette di attribuire a prima vista a quale ordine appartiene un determinata edificio, è semplice, non ha intagli o lavorazioni particolari. Le scanalature sulle colonne sono ad angolo vivo. Tra due colonne poteva esserci un massimo di sei metri di spazio. Sopra l’architrave era posto il fregio: per l’ordine dorico, esso era decorato dividendolo in due parti, metope e triglifi: le metope contenevano scene figurative, mentre i triglifi (che significa tre fenditure) erano blocchi sporgenti solcati da tre scanalature, questi, in origine, erano le teste delle travi trasversali di un tetto di legno. Sopra la parte formata da architrave e fregio, detta trabeazione, era posto il timpano, che era formato da due assi messe in obliquo denominate capriate; il timpano veniva decorato e prendeva così il nome di frontone. Fece la sua comparsa nella Grecia continentale, il territorio occupato dagli invasori dorici provenienti dai Balcani.

L’Ordine Ionico

 Il tempio ionico lo si trova più frequentemente nelle isole o lungo le coste dell’Asia minore, l’are occupata dai greci sfuggiti agli invasori dorici. Sorge appena dopo il dorico e al contrario di questo,  si rivela subito molto più complesso e particolareggiante. L’edificio deve essere molto elaborato e prezioso, la pianta tende ad allungarsi sempre più e viene meno la compattezza tipica dei templi dorici, aumenta molto il numero delle colonne. Il tempio si arricchisce di molti più particolari: la colonna non è più innestata direttamente sullo stilobate ma viene inserito una base di appoggio, le colonne sono più sottili e più lunghe, più leggere e scolpite con scanalature ad angolo smussato. I gradini che portano allo stilobate sono generalmente meno massicci di quelli riscontrati nel tempio dorico, per rendere più agevole la salita del fedele. Il capitello viene decorato con volute poste in cima, simili spesso a corna d’ariete. Il fregio non è più bipartito in metope e triglifi, ma è un fregio continuo: ci sono solo un susseguirsi di decorazioni a bassorilievo, raffiguranti le imprese riguardanti il dio venerato nel tempio. Il frontone viene decorato con la parte principale del mito di riferimento alla divinità.

L’Ordino Corinzio

 Si sviluppa a partire dal IV secolo a.C. e si avvicina molto all’ordine ionico, ma superandolo ulteriormente, in quanto cerca ancora di più una raffinatezza particolare; il tempio cominci ad essere visto non più frontalmente ma come un tutto. Decorazioni ed intarsi sono sempre più preziosi, precisi e puntigliosi. La colonna viene ulteriormente alzata e le scanalature sono sempre più dolci. Il capitello ha la forma di una campana rovesciata ed è decorato con foglie di acanto. Per quanto riguarda la decorazione del fregio e del frontone è sufficiente dire che non presenta cambiamenti rilevanti rispetto all’ordine ionico. L’ordine corinzio verrà usato molto più abbondantemente dai Romani che ne apprezzeranno particolarmente la possibilità di costruire edifici molto simmetrici, da qualsiasi posto la si guardi. La pianta di un edificio corinzio inizia sempre più a complicarsi, infatti cominciano ad essere presenti le prime nicchie nei muri; ci si avvicina cosi sempre di più alla concezione ellenistica dell’edificio.

 

 

 

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