LA CITTA' ANTICA : ATENE

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Ordini Architettonici Il Tempio Il Partenone Il Teatro Le Case Dizionario
 

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Vivaldi Filippo   -   Morelli Alessandro   -   Lavagnoli Tommaso   -   Coati Igor   -   Ischia Emanuele   -   Tosi Tommaso

 

  Classe 2^F 

A.S. 2004/2005

Liceo scientifico Girolamo Fracastoro

Materia:Storia dell' Arte

Docente:

 Prof. Sergio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Partenone

 

 

 

Notizie Storiche

Il Partenone fu costruito nel 438 A . C. ad Atene, Acropoli da due architetti Ictino e Kallicrate ma il coordinamento delle parti è tale da giustificare l'attribuzione del progetto allo stesso Fidia. Il Partenone fu dedicato ad Athena Parthenos protettrice della città, trae il nome con il qual è conosciuto da una sala (retrostante la cella) detta il Partenone, perchè durante le feste panatenee, vi stavano le vergini (parthenoi) ateniesi incaricate dì servire la dea. Il si era conservato discretamente fino al 17 secolo. Adibito dai turchi a polveriera durante l'assedio d’Atene da parte dell'esercito veneziano comandato da Francesco Morosini, fu colpito da una cannonata ed esplose ricevendone gravissimi danni.

   

Descrizione iconografica

.Il Partenone realizzato secondo l'ordine dorico, è ornato da sculture di Fidia nei frontoni e lungo le pareti della cella. Il tempio sovrasta lo spettatore in tutta la sua potente ampiezza, animata da una selva di colonne. Dietro le slanciate colonne, rialzate sullo zoccolo formato da gradini, si vede il muro della cella, mosso dal fregio. La processione panatenaica in onore d’Atene, rappresentata nel fregio, accompagna lo spettatore, che è coinvolto dai preparativi dei carri, galoppa con i cavalieri, cammina con gli offerenti tra gli animali sacrificali e si ferma dove le vergini portatrici del manto sacro offerto ad Atene varcano il confine tra Atene e l'olimpo, presentandosi davanti alle divinità radunatesi per l'occasione. Fidia, l'ideatore del fregio, ha saputo trasmettere al marmo il senso vivo della carne rendendo la superficie quasi mossa e vibrante.

 

ANALISI COMPOSITIVA

   

L'altezza massima del timpano del Partenone costituisce la misura di un lato del quadrato. Dividendo verticalmente in due questo quadrato con il segmento, si fa centro e si traccia un arco che interseca il prolungamento. Si costituisce così il rettangolo.

  Per giudicare Fidia ci resta solo la decorazione del Partenone, che possiamo attribuire a lui. In ogni modo non dobbiamo intendere che egli abbia personalmente eseguito ogni particolare. Anzi un attento esame rileva l'intervento di molti marmorari, ciascuno con differenti caratteristiche esecutive, ma tutti questi interventi sono coordinati, ed esprimono un disegno unitario che non può essere stato pensato che da una sola mente.

 

 

PARTENONE                                                                                             PARTENONE

Il primo edificio innalzato sull'Acropoli fu il Partenone (tempio di Athena Parthenos), monumento che Pericle volle come omaggio alla dea protettrice della città nel difficile momento di scontro con i persiani, ma anche come segno tangibile della potenza ateniese.
Attente indagini hanno rivelato che nel sito dove sorse il tempio pericleo si era già cominciato a costruire un altro tempio dedicato ad Athena, progettato nel 490 a .C. circa. Era già infatti stata eretta una piattaforma di pietra ed erano già stati posti i tamburi del colonnato quando nel 480 a .C. i lavori furono interrotti per l'invasione persiana. Tra il 468 e il 465 a .C. per volontà di Cimone fu progettato un nuovo edificio, nello stesso luogo e con uguale pianta. Tali lavori furono però interrotti quando Pericle assunse il potere. In questo periodo ( 450 a .C. circa) fu progettato un terzo tempio da costruire nello stesso luogo, ma con pianta ampliata. La costruzione del Partenone iniziò nel 447 a .C. e i lavori a livello architettonico finirono nel 438 a .C. quando fu inaugurata la statua crisoelefantina (in oro e avorio) di Athena Parthenos, opera di Fidia. Squadre di scultori rimasero però all'opera fino al 432 a .C. per completare il frontone occidentale.

ASPETTI ARCHITETTONICI


L'edificio ha orientamento est-ovest. Su un basamento vennero innalzate 8 colonne x 17, si tratta quindi di un edificio ottastilo. Le colonne sono ravvicinate ma molto slanciate. I portici intorno alla cella sono strettissimi, il naos è anfiprostilo con 6 colonne sulla fronte e sulla parte posteriore.
La cella larga, divisa in tre navate da due ordini di 10 colonne doriche, aveva sul fondo un deambulatorio preceduto da una fila di 5 colonne.
La statua di Athena sorgeva al centro dell'edificio, inquadrata da colonne sui tre lati e da cassettoni del soffitto. Dietro l'opistodomos

 si aveva un ambiente ridotto coperto da un soffitto a cassettoni sostenuto da 4 colonne ioniche destinato a contenere il tesoro della dea.
Si è parlato a lungo di "correzioni ottiche", ossia accorgimenti intesi a dare otticamente l'impressione di un'assoluta perfezione geometrica di un edificio. Le principali consistono nella cosiddetta "curvatura delle orizzontali", che si adotta in particolare nello stilobate, lievemente incurvato verso l'alto (in modo da non apparire concavo a distanza), nell'inclinazione delle colonne, in particolare quelle esterne, verso l'interno (affinché esse non sembrino aprirsi verso l'esterno). Il risultato di molte piccole correzioni è tale che non esiste nell'edificio un solo blocco di marmo che abbia una forma geometrica definita.

   

 

ASPETTI DECORATIVI


Il ciclo di sculture del Partenone costituisce il maggior complesso di età classica. L'edificio era decorato da 92 metope, da un fregio lungo 160 metri che girava attorno alla cella, da due frontoni contenenti figure colossali, e la statua di Athena Parthenos.

Questo immenso patrimonio fu danneggiato in epoche diverse. Il primo danno si ebbe quando l'edificio fu trasformato in chiesa dedicata alla Vergine. Ma il danno maggiore si ebbe nel 1687: il tempio, nel quale era custodita una polveriera, esplose. La spoliazione culminò quando Lord Elgin dal 1801 asportò quanto era possibile delle sculture e dei frammenti architettonici del Partenone e di tutti gli edifici dell'Acropoli.

Le sculture del Partenone sono eseguite tutte in marmo pentelico, arricchite da bronzo. Erano certamente dipinte, in quanto tracce di colore, soprattutto rosso e blu, sono state notate in vari punti.  

METOPE

Metopa 1 sud: centauro e lapita

Metopa 32 nord: Hera ed Iris

Le metope sono 14 sui lati brevi e 32 su quelli lunghi, approssimativamente quadrate e probabilmente col fondo dipinto di blu. In tutte sono rappresentate scene di guerra, e formano un ciclo che si articola in quattro avvenimenti, uno per lato.
Nel lato occidentale è rappresentata un'amazzonomachia, ma le figure sono tutte scalpellate.
Sul lato settentrionale solo la XXXII metopa è in buono stato di conservazione, e raffigura Iris ed Hera.
Sul lato orientale si ha una gigantomachia, ma le sculture sono in pessimo stato di conservazione.
Sul lato meridionale le metope rappresentano una centauromachia e sono conservate meglio, probabilmente perché il pendio troppo scosceso dell'Acropoli rendeva inagibile il lato meridionale del tempio. Le metope centrali (13-21) interrompono la narrazione: su di esse, ora perdute, erano rappresentati miti attici. La centauromachia rappresenta allegoricamente la lotta tra razionalità e bestialità.  

FREGIO

Fregio est: Poseidone, Apollo, Artemide

Fregio nord

 Il fregio del Partendone è alto circa un 1 m . e lungo circa 160 m ., è il maggior complesso di sculture del mondo antico. Esso avvolge completamente la cella dell'edificio. Il tema descritto è quello delle processioni panatenee.
L'inizio della scena è nell'angolo sud-occidentale. Il fregio occidentale è composto da 30 figure. Un uomo sembra dirigere e ordinare un corteo di cavalieri che si preparano per il corteo muovendosi verso il lato settentrionale.
La cavalcata si fa più densa e serrata nel lato settentrionale, diretta verso est. I cavalieri sono preceduti dai carri. Seguono gli anziani, i musici che suonano cetre e flauti, i portatori di hydriai, i portatori di vassoi con offerte, coloro che guidano le pecore e i vitelli al sacrificio. Sono rappresentati ben 134 protagonisti che insieme costituiscono l'epitome di una società industriosa, mobile e tesa senza risparmio al futuro.
Nel fregio meridionale alcune figure si muovono verso est. I cavalieri occupano le prime lastre, i carri quelle successive. Seguono gli anziani, i portatori di vassoi e coloro che guidano i vitelli al sacrificio.
Le processioni confluivano nel fregio orientale mentre gli dei assistono invisibili. Da sud Hermes, Dionysos, Demeter, Ares, Iris ed Hera, Zeus seduto sul trono e, sull'altro lato, Athena, Efesto, Poseidon, Apollo, Artemis, Afrodite ed Eros. Al centro della composizione un anziano piega il sacro peplo offerto ad Athena.
Alla concitazione del fregio occidentale, si contrappone
la pacatezza delle figure del fregio orientale. Gli dei, sono pari in altezza ai mortali, e solo questo li distingue.
Nel fregio orientale l'unità di mortali, eroi e dei rappresenta il momento più alto dell'etica partenonica. Qualcuno ha voluto trovare un significato più drammatico nei cavalieri del fregio del Partenone. Forse in essi si sono voluti esaltare i caduti di Maratona che, ormai eroi, accompagnano la processione.  

 FRONTONE ORIENTALE

Rappresenta la nascita di Athena. A sinistra Helios, trainato dai suoi cavalli, sorge dal profondo del mare, mentre a destra Selene e la sua quadriga scendono in esso.
Dionysos nudo è sdraiato sul proprio mantello e si rivolge verso il sorgere del sole. Seguono, sedute, Kore e Demeter, e a loro si avvicina Artemis. Al centro Zeus seduto, del capo del quale usciva Athena armata. All'inizio del secondo spiovente probabilmente Efesto che con la sua scure apriva la testa di Zeus. Seguivano altre divinità, da ultime Hestia e Dione che raccoglieva in grembo Afrodite sdraiata.  

FRONTONE OCCIDENTALE

Ancora più complesso di quello orientale. Il mito narrato è quello della gara tra Athena e Poseidon per il possesso dell'Attica. All'avvenimento partecipano divinità ma soprattutto gli eroi antichi della città e della regione. Nike attende la vittoria della dea prediletta, Hermes serve da auriga mentre Athena, scesa da una biga, dona l'olivo ad Atene. Poseidon, sceso da cavallo, fa scaturire una sorgente d'acqua salmastra col tridente. Iris accorre verso di lui, quasi a frenare il suo destriero, a dimostrare la presenza delle forze della natura. Seguono Anphitrite su un mostro marino e altri eroi attici. Gli dei tendono verso il centro del triangolo, occupato dall'olivo, dono eterno di Athena sottolineato dagli eroi attici, predecessori dei cittadini di Atene.  

STATUA DI ATHENA PARTHENOS

Quasi al centro dell'edificio, preceduta da un bacino nel quale un velo di olio serviva a rispecchiare il simulacro e a mantenere umide le parti in avorio, stava la statua crisoelefantina, capolavoro di Fidia.
La base era bassa ed allungata. Su lastre di pietra nera di Eleusi aderivano figure in marmo: tra le personificazioni di Helios e Selene, venti divinità assistevano alla nascita di Pandora, la prima donna mortale.
Sulla base si ergeva imperiosa Athena. La veste lunga, al

 

Il tempio, eretto sull’Acropoli di Atene, rappresenta la massima espressione architettonica greca. È un tempio periptero octastilo (cioè circondato da colonne su tutti i lati con otto colonne in facciata) di ordine dorico. L’Acropoli era la parte più elevata della collina che sovrasta la città di Atene. Abitata fin dall’epoca neolitica, si venne man mano a trasformare in area sacra con la progressiva costruzione di più templi. Tra di essi il principale era il Partenone, tempio dedicato alla dea protettrice della città, Athena Partenos (ossia Atena Vergine). Distrutto il primo tempio, quando la città fu conquistata dai persiani tra il 480 e il 479, fu ricostruito durante il governo di Pericle ed affidato alla direzione di Fidia. Con lo scultore, in qualità di architetti, collaborarono Ictino e Callicrate. Il tempio fu realizzato tra il 447 e il 438.

In periodo moderno il tempio fu trasformato in chiesa cristiana e poi in moschea. Quando la Grecia fu conquistata dall’impero ottomano, i turchi utilizzarono il tempio quale deposito di armi e munizioni. Nel 1687 durante l’assedio veneziano alla città di Atene, un colpo di mortaio sparato da una nave colpì il tempio che ne rimase praticamente distrutto. In seguito si provvide alla ricollocazione delle parti superstiti, ricostruendo solo parzialmente il tempio, al quale tuttavia mancano numerose parti scolpite che nel XVIII secolo gli inglesi acquistarono dai turchi e trasportarono a Londra dove sono conservate nel British Museum.

Che ci sia la mano di Fidia anche nella progettazione architettonica del Partenone appare evidente, e non solo dalle testimonianze delle fonti storiche. L’edificio è infatti costruito con la sensibilità propria di uno scultore: può essere considerato come una gigantesca scultura. In esso ci sono molte parti figurative che sono ovviamente di diretta paternità del Fidia scultore. E da esse si possono trarre molteplici elementi di conoscenza sia del suo stile sia della concezione estetica che si forma ad Atene nel momento del suo massimo splendore artistico.  

 

Gruppo di Hestia, Dione e Afrodite, dal frontone orientale del Partenone, marmo, British Museum, Londra

Fregio con la processione panatenaica dal Partenone, part., marmo Museo dell’Acropoli, Atene  

Con Fidia si ha la sensazione che gli scultori hanno ormai raggiunto il pieno controllo della forma di rappresentazione. Nulla è impossibile per questo scultore, soprattutto nella notevole capacità di rendere verosimile, e quindi al più alto grado di naturalismo, ciò che egli rappresenta. I frammenti che sono illustrati in questa pagina ci permettono di valutare un importante aspetto della tecnica fidiaca: l’incredibile capacità di lavorare sulla superficie e sull’immagine. Il problema di uno scultore è fondamentalmente il controllo della forma piena, ossia del volume. Le masse che egli organizza devono trovare una loro armonia di fondo, pena il fallimento finale dell’opera. Ma l’organizzazione dei volumi, delle masse e dello spazio figurativo, che questi volumi e masse creano, non esaurisce il lavoro di uno scultore. Rimane il trattamento superficiale, che può essere levigato o no. Nel primo caso la scultura diviene un corpo che presenta una omogeneità di superficie che tende ad annullare i valori chiaroscurali. Da ricordare, comunque, che molte statue greche, soprattutto del periodo arcaico e severo, erano dipinte superficialmente. In questo caso, l’uso del colore comportava un diverso approccio al problema delle superfici, che venivano ovviamente risolte sul piano dei passaggi cromatici. Nel caso non si faccia uso del colore, ma si vuole comunque "dipingere" la superficie di una statua, lo scultore deve ricorrere alla luce. In che modo? Non usando la superficie levigata che, come abbiamo detto, non crea chiaroscuri, ma tormentando la superficie in maniera che questa crei pieghe con sporgenze ed anfratti. La luce che illumina una statua crea così numerosi passaggi di luce e di ombra. In tal modo le sculture acquistano un aspetto più pittorico e non solo esclusivamente plastico. Questa è la grande intuizione di Fidia: usare la luce per dipingere le statue. Ciò è mirabilmente visibile nel frammento delle tre dee che provengono dal frontone orientale del Partenone e che ora sono al British Museum di Londra. Le tre figure acefale vengono normalmente indentificate con Hestia, Dione e Afrodite che assistono alla nascita di Atena dalla testa di Zeus. Come è possibile notare, le tre figure hanno una pienezza volumetrica che è pienamente controllata sul piano dell’armonia della forma. Ma a ciò si aggiunge il grande lavoro sulle vesti che aderiscono in maniera molto aderente alle figure (non a caso si parla di questo effetto come di "panneggio bagnato"), e che si dispongono con molteplici pieghettature creando sottili e calibrati effetti chiaroscurali così da "dipingere" le statue solo con la luce e le ombre.

Nel frammento della processione panatenaica, che è illustrato sopra, abbiamo un’altra testimonianza del grande virtuosismo di Fidia. In questo caso lo scultore opera a bassorilievo, che, bisogna ricordare, pur essendo un’attività plastica, risolve i suoi problemi rappresentativi solo sul piano dell’immagine bidimensionale. Le figure sedute hanno pose di grande naturalismo, mostrandosi in atteggiamenti molto veritieri. Anche in questo caso l’immagine ottenuta è risolta dall’armonia di superfici chiare e scure, sfruttando anche in questo caso la lavorazione sul panneggio così da creare aree visive più scure rispetto a quelle levigate che risultano ovviamente più chiare. Fidia è in pratica un artista che per la prima volta risolve solo con il linguaggio della scultura ogni aspetto dell’immagine scolpita, dai valori plastici a quelli pittorici. Il suo esempio ha ovviamente creato un precedente che non potrà assolutamente essere ignorato dagli scultori greci che lo seguiranno.

 

Con Fidia si ha la sensazione che gli scultori hanno ormai raggiunto il pieno controllo della forma di rappresentazione. Nulla è impossibile per questo scultore, soprattutto nella notevole capacità di rendere verosimile, e quindi al più alto grado di naturalismo, ciò che egli rappresenta. I frammenti che sono illustrati in questa pagina ci permettono di valutare un importante aspetto della tecnica fidiaca: l’incredibile capacità di lavorare sulla superficie e sull’immagine. Il problema di uno scultore è fondamentalmente il controllo della forma piena, ossia del volume. Le masse che egli organizza devono trovare una loro armonia di fondo, pena il fallimento finale dell’opera. Ma l’organizzazione dei volumi, delle masse e dello spazio figurativo, che questi volumi e masse creano, non esaurisce il lavoro di uno scultore. Rimane il trattamento superficiale, che può essere levigato o no. Nel primo caso la scultura diviene un corpo che presenta una omogeneità di superficie che tende ad annullare i valori chiaroscurali. Da ricordare, comunque, che molte statue greche, soprattutto del periodo arcaico e severo, erano dipinte superficialmente. In questo caso, l’uso del colore comportava un diverso approccio al problema delle superfici, che venivano ovviamente risolte sul piano dei passaggi cromatici. Nel caso non si faccia uso del colore, ma si vuole comunque "dipingere" la superficie di una statua, lo scultore deve ricorrere alla luce. In che modo? Non usando la superficie levigata che, come abbiamo detto, non crea chiaroscuri, ma tormentando la superficie in maniera che questa crei pieghe con sporgenze ed anfratti. La luce che illumina una statua crea così numerosi passaggi di luce e di ombra. In tal modo le sculture acquistano un aspetto più pittorico e non solo esclusivamente plastico. Questa è la grande intuizione di Fidia: usare la luce per dipingere le statue. Ciò è mirabilmente visibile nel frammento delle tre dee che provengono dal frontone orientale del Partenone e che ora sono al British Museum di Londra. Le tre figure acefale vengono normalmente indentificate con Hestia, Dione e Afrodite che assistono alla nascita di Atena dalla testa di Zeus. Come è possibile notare, le tre figure hanno una pienezza volumetrica che è pienamente controllata sul piano dell’armonia della forma. Ma a ciò si aggiunge il grande lavoro sulle vesti che aderiscono in maniera molto aderente alle figure (non a caso si parla di questo effetto come di "panneggio bagnato"), e che si dispongono con molteplici pieghettature creando sottili e calibrati effetti chiaroscurali così da "dipingere" le statue solo con la luce e le ombre.

Nel frammento della processione panatenaica, che è illustrato sopra, abbiamo un’altra testimonianza del grande virtuosismo di Fidia. In questo caso lo scultore opera a bassorilievo, che, bisogna ricordare, pur essendo un’attività plastica, risolve i suoi problemi rappresentativi solo sul piano dell’immagine bidimensionale. Le figure sedute hanno pose di grande naturalismo, mostrandosi in atteggiamenti molto veritieri. Anche in questo caso l’immagine ottenuta è risolta dall’armonia di superfici chiare e scure, sfruttando anche in questo caso la lavorazione sul panneggio così da creare aree visive più scure rispetto a quelle levigate che risultano ovviamente più chiare. Fidia è in pratica un artista che per la prima volta risolve solo con il linguaggio della scultura ogni aspetto dell’immagine scolpita, dai valori plastici a quelli pittorici. Il suo esempio ha ovviamente creato un precedente che non potrà assolutamente essere ignorato dagli scultori greci che lo seguiranno.

 

 

 

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