Studio Bibliografico Atlantis

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LO STRAORDINARIO “AMPHITHEATRUM” DEL KHUNRATH

 

 

 

KHUNRATH, Heinrich.

 

Amphitheatrum Sapientiae Aeternae Solius Verae Christiano-Kabalisticum, Divino-Magicum, nec non Physico-Chymicum, Tertriuntum, Catholicon: instructore Henrico Kunrath Lips. Theosophiae amatore fideli, et Medicinae utriusq(ue) Doct:

 

(colophon) Hanoviae, excudebat Guilielmus Antonius, 1609

In –folio (cm. 30 x 19,5)

 

PAGINE:  [frontespizio allegorico - ritratto], 60, 222, [1]. COLLAZIONE: a-g4, h2, A-Z, Aa-Ee4.

ILLUSTRAZIONI: Frontespizio allegorico, ritratto, due tabelle a doppia pagina, 10 tavole incise (9 a doppia pagina).

Tre di queste sono a pagina semplice: il frontespizio allegorico che inquadra il titolo inciso, il ritratto dell’autore contornato di attributi allegorici e la tavola rappresentante una civetta con gli occhiali posta tra due torce accese. Seguono le nove figure magiche tutte a doppia pagina: cinque rettangolari e quattro circolari firmate da Paul Van Der Doort.

Copia arricchita da copiose annotazioni antiche manoscritte. Redatte in tedesco, occupano i fogli di guardia, il verso della prima tabella e molti spazi non occupati dal testo.

LEGATURA: Piena pergamena rigida dell’epoca con piatti inquadrati da quadruplo filetto a secco. Tagli colorati blu.

RIFERIMENTI: Caillet 5747; Ferguson I p. 463; Brunet III, 658; Casanetense 676; Krivatsy 6371; Wellcome 3560; Stanislas de Guaita (Au seuil du mystère, Paris 1890); J. van Lennep (Alchimie, Bruxelles, 1985).

 

Restauro all’angolo basso del frontespizio con parziale ricostruzione dell’immagine. Tavola con ritratto consumata con restauri ai margini.

 

Prima Edizione Completa dell’ Amphitheatrum Sapientiae Aeternae di Khunrath, uno dei più conosciuti e ricercati trattati Alchemici e Cabalistici.

 

Khunrath si presenta come un discepolo di Paracelso, un «amante fedele della teosofia e di ogni medicina», esperto nella scienza cristiano-cabalistica, divino-magica e fisico-chimica, dalla quale ha tratto l’ispirazione.

Questo trattato è in effetti rappresentativo di una corrente alchemica speculativa, fortemente influenzata dalla Kabbala, già presente nei trattati di Alchimia a partire dalla fine del XV secolo. Questa caratteristica attirò l’attenzione degli adepti della Fraternità della Rosa+Croce, manifestatisi pubblicamente qualche tempo dopo la pubblicazione dell’Amphitheatrum.

Johann Valentin Andreae, l’autore presunto dei primi manifesti della Rosa+Croce Fama Fraternitatis e Confessio Fraternitatis, si ispira direttamente al trattato di Khunrath nelle sue Nozze Chimiche e ammette che quest’opera aveva “affascinato il mondo intero” con le sue figure mistiche.

 

Una prima versione di 24 pagine contenente le sole 4 tavole rotonde fu pubblicata ad Amburgo nel 1595. La prima edizione completa dell’Amphitheatrum venne pubblicata nel 1609, con privilegio dato a Praga nel 1598 da Rodolfo II. Nell’avvertimento al lettore, datato 1609, Erasmo Wolfart precisa che Khunrath (morto nel 1605) lo incaricò di pubblicare la sua opera. 

Questi motivi sollevano parecchi dubbi riguardo la datazione e all’origine delle illustrazioni poiché troviamo anche le date di 1604 nel testo e 1602 sul frontespizio e sulle cinque tavole rettangolari.

Oltre al frontespizio, al ritratto e alla tavola della civetta l’opera contiene nove tavole a doppia pagina, cinque rettangolari e quattro circolari firmate da Paul Van Der Doort di Anversa, l’ultima delle quali, concepita dal pittore Hans Vredeman de Vries, raffigura l’interno del laboratorio alchemico.

Brunet sostiene che l’insieme delle tavole venne commercializzato separatamente nel 1602 tenendo conto che questa data compare nel frontespizio.

 

Le straordinarie illustrazioni sono arricchite da un numero impressionante di iscrizioni in latino, ebraico, greco che formano dei dedali visivi simili a labirinti dove la parola e l’immagine si disputano lo spazio.

Sulla prima delle tavole rettangolari una grotta con una scala a sette gradini viene indicata come la “porta” dell’Anfiteatro. La ritroviamo nella seconda illustrazione sulla cima di una montagna in un paesaggio abitato da eremiti, pastori, pescatori, taglialegna. Seguono la “Cittadella Alchemica” e la “Tavola di Smeraldo” di Ermete Trismegisto incisa sulla parete di un vulcano e commentata dagli adepti. L’Ultima tavola di questa serie si presenta gremita di figure di ispirazione fantastica, mostri alati, personaggi con teste di animali, demoni, che circondano una roccia nella quale è scavato un tabernacolo.

La prima delle illustrazioni circolari mostra il Cristo resuscitato al di sopra della fenice, seguita dalla rappresentazione di un essere bicefalo che porta l’iscrizione ora et labora, essere che ritroviamo nella terza tavola dove viene però indicato come Rebis. L’ultima tavola presenta il laboratorio alchemico, una grande sala con l’adepto raccolto in orazione, un camino dove sono riuniti gli strumenti alchemici insieme ad una tavola con libri, una bilancia e alcuni strumenti a corda. L’alchimista infatti eseguiva le proprie esperienze invocando l’aiuto di Dio, manipolando gli elementi della natura e molte volte studiando la musica, secondo un tema messo in evidenza da molti studiosi dell’Arte Sacra, primo fra tutti Michael Maier che, pochi anni dopo Khunrath, fece stampare Atalanta Fugiens (Oppenheim, 1617), trattato nel quale ad ogni emblema corrisponde un epigramma, un discorso ed una partitura musicale. 

 

Opera molto rara a trovarsi completa viene definita da Stanislas de Guaita: Unique en son genre, inestimable surtout pour les chercheurs curiex d’approfondir ces troublantes questions, ce livre est malheuresement incomplet dans un grand nombre de ses exemplaies (Au seuil du mystère, Paris 1890).