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Tutti insieme possiamo farcela:L'Italia importa gran parte degli emoderivati di cui ha
bisogno, con una elevata spesa per il Servizio Sanitario Nazionale ed un maggior
rischio di trasmissione di malattie, poiché il sangue da cui essi sono ottenuti
non sempre proviene da donatori volontari, periodici ed attentamente
controllati. Dobbiamo quindi renderci progressivamente autosufficienti,
per ridurre i costi ma soprattutto per una maggiore garanzia sulla origine e
qualità del sangue. Una via da percorrere in questa direzione c'è già: la
donazione mirata. Essa consiste nel prelevare solo una parte del sangue (plasma,
piastrine,
ecc.,) e restituire il resto al donatore.
Queste tecniche indicate globalmente con il nome di "aferesi", dovranno trovare una applicazione sempre più estesa, proprio per favorire un uso più razionale del sangue. Tutti possiamo donare?:
Tuttavia, in rapporto al rischio di trasmissione di gravi
malattie infettive, vi sono delle condizioni che impongono l'autoesclusione
dalla donazione. Le donne in età fertile possono donare sangue al massimo due
volte all'anno, non debbono farlo durante le mestruazioni o la gravidanza e per
un anno dopo il parto.
Che cosa devo fare?:Rivolgiti alle sedi
AVIS della tua Regione per avere informazioni sui servizi di raccolta sangue
o trasfusionali operanti nella tua zona.
Non occorre prendere appuntamento, occorre invece essere a digiuno; ti verranno richieste alcune notizie sulla tua salute, seguirà la visita medica, il prelievo di sangue e le analisi approfondite per la verifica della idoneità a donare. L'autoesclusione alla donazione:Fermo restando l'aiuto del medico trasfusionista, vincolato dal segreto professionale, a chiarire e valutare le specifiche situazioni, è doveroso autoescludersi per chi abbia nella storia personale:
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