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Notizie 27-05-2012

 

Codice antimafia ecco le novità

Un piano in quattro punti, che introduce rilevanti novita’ al Codice delle leggi antimafia. Il provvedimento, approvato oggi dal Consiglio dei ministri, ha una linea guida: ”Il sistema dei controlli antimafia non e’ ‘nemico’ delle imprese, ma un presidio per realizzare, a loro tutela, un ambiente favorevole alla sana concorrenza tra gli operatori”. Al primo punto del decreto correttivo al Codice, c’e’ l’immediata entrata in vigore delle nuove norme sulla documentazione antimafia. ”Al fine di contrastare efficacemente i tentativi di infiltrazione mafiosa -si legge in una nota del Viminale- con il decreto approvato oggi, le norme che regolano l’emissione della documentazione antimafia entrano immediatamente in vigore, mentre prima erano subordinate al decorso dei due anni dall’emanazione dei regolamenti sul funzionamento della Banca dati nazionale”. Fino alla realizzazione della Banca dati, le prefetture continuano ad utilizzare i collegamenti gia’ in uso con i sistemi informatici realizzati sulla base della precedente normativa. Al punto 2 l’ampliamento dell’area dei controlli e delle situazioni ‘indizianti’. Vengono estesi i casi di controlli antimafia anche ai membri del collegio sindacale e degli organismi interni destinati a vigilare sul rispetto dei modelli comportamentali delle imprese. Considerata, inoltre, l’apertura degli appalti pubblici ad investitori esteri, viene per la prima volta introdotta una  procedura di controllo ‘antimafia’ sulle imprese straniere, anche senza una sede in Italia. Tale procedura, rimarca il Viminale, ”e’ gia’ stata positivamente sperimentata, con le buone prassi seguite per la ricostruzione in Abruzzo e per l’Expo 2015. Infine, vengono ampliati i casi di tentativi di infiltrazione mafiosa, ricomprendendovi anche le reiterate violazioni degli obblighi di tracciabilita’ dei flussi finanziari derivanti da appalti pubblici”. Terzo punto della strategia, ”la circolazione delle interdittive antimafia”. Il provvedimento, spiega ancora il Viminale, ”estende l’obbligo di comunicazione in tutti i casi delle interdittive antimafia ad altri soggetti istituzionali interessati, tra cui l’Autorita’ garante per la concorrenza ed il mercato, in vista della realizzazione del cd. rating di impresa, nonche’ l’Autorita’ Giudiziaria, titolare del potere di proporre l’adozione di misure di prevenzione”. Infine, e’ il quarto punto del percorso, ”attuazione del processo di decertificazione”. Le modifiche apportate oggi al  Codice delle leggi antimafia attuano infatti ”una completa decertificazione del pro cedimento di rilascio della documentazione antimafia. Cio’ per ribadire che il sistema dei controlli antimafia non e’ ‘nemico’ delle imprese, ma un presidio per realizzare, a loro tutela, un ambiente favorevole alla sana concorrenza tra gli operatori”. ”In pratica -conclude la nota- tale procedimento verra’ avviato sulla sola base delle autodichiarazioni rese dall’operatore economico all’amministrazione interessata, che provvedera’, a sua volta, a fornire i dati auto dichiarati alla Prefettura competente ad emettere la documentazione antimafia”.

 

Barcellona: il primo consiglio comunale dell' amministrazione Collica

Il 5 giugno a Barcellona pg, vi sarà il primo consiglio comunale dell' amministrazione Collica, dalle ore 19.00. Com' è noto la convocazione per il giuramento dei consiglieri comunali e la verifica di incompatibilità e l' elezione del Presidente e del Vicepresidente è stata formulata dall' ex presidente del consiglio Francesco Crinò . L' assessore Giuseppe Saija invece, ha notificato le proprie dimissioni da consigliere comunale, lasciando spazio al primo dei non eletti Roberto Bonansinga. Il primo consiglio, sarà comunque aperto dal piu' votato alle trascorse amministrative di Barcellona, ovvero Angelo Paride Pino, consigliere in quota Pdl.

 

Tra Milazzo e Condrò importante operazione dei Carabinieri

Come da noi annunciato questa mattina, una importante operazione dei Carabinieri si è svolta nelle ultime 24 ore tra Milazzo e Condrò; trecentocinquanta grammi di cocaina purissima a Milazzo e tre chili di marijuana a Condrò sono stati ritrovati nella giornata di ieri dai militari dell' arma. E' questo il risultato dell'operazione compiuta dai carabinieri di Milazzo, che ha portato all'arresto di quattro persone, in due distinte operazioni. La più importante è stata effettuata nel comune di Condrò dove è stata individuata una vera e propria centrale della marijuana che riforniva il comprensorio mamertino. La droga sarebbe stata venduta all’ingrosso. Non solo i militari del nucleo mobile hanno sequestrato lo stupefacente già confezionato in pacchi da un chilo, e sono state trovate anche 250 piante di marijuana. A finire in manette un insospettabile, Antonio Saja, 62 anni. Misura restrittiva ai domiciliari, invece, per la compagna, Safin Rudica, 40 anni, di nazionalità rumena. L’abitazione di Saja si trova nelle campagne di Condrò, i carabinieri hanno sequestrato 55 piantine che l’uomo diligentemente innaffiava mattina e pomeriggio e altre 200 in un terreno adiacente. Sequestro di cocaina purissima, invece, in via Vulcano di Milazzo. La sostanza stupefacente in questo case è stata trovata occultata sotto la cenere di un forno a legna. In carcere sono finiti per ordine del sostituto procuratore Giorgio Nicola madre e figlio di nazionalità romena, entrambi accusati di detenzione ai fini dello spaccio di cocaina. Il Gip Anna Adamo ha convalidato l'arresto e disposto per Alexandru George Nitoiu, 20 anni e per la madre Mirela Iulia, 40 anni, la custodia cautelare in carcere. Sequestrati anche un computer portatile, due telefoni cellulari e 550 euro in contanti. Dai contatti telefonici e dall' esame del computer gli inquirenti contano di ricostruire la rete dei contatti.

 

Farmacie, la beffa degli sconti

Il decreto sulle liberalizzazioni doveva abbassare i prezzi delle medicine. Invece i negozianti hanno fatto cartello, così tutto è rimasto come prima. E sì che per ogni dieci euro che gli diamo, più di tre vanno in tasca a loro. Qualcosa si muove, ma trovare una farmacia pronta agli sconti dopo l'entrata in vigore del decreto sulle liberalizzazioni è un'impresa. La legge approvata a fine febbraio dà infatti la possibilità ai farmacisti di intervenire sul prezzo delle medicine con ricetta che il servizio sanitario nazionale non rimborsa e quindi sono totalmente a carico dei pazienti-consumatori. Stiamo parlando di un business che, comprendendo anche i farmaci da banco, ha ormai superato i 5 miliardi di euro, pari al 27 per cento di tutto il mercato del farmaco. Il governo prevede che la possibilità di abbassare i prezzi insieme all'apertura di nuove farmacie si traduca in competizione e in conseguente abbassamento dei prezzi. Ma le cose non sembrano andare in questa direzione. Federfarma, l'associazione di categoria, e la maggior parte dei farmacisti, anche se molto controvoglia, assicurano che ridurranno i prezzi, per lo meno su una lista selezionata di farmaci di grande utilizzo, sono poche le farmacie, comunali, che in Lombardia e Toscana hanno iniziato a fare sconti, altre li applicano direttamente ai pazienti più che altro sulla base di rapporti personali. E con grande clamore a Milano in piazza Bolivar per la prima volta è arrivata l'offerta "Tavor tre per due", pubblicizzata con manifesti giganti sulle vetrine della farmacia. Una buona notizia? Per le tasche dei consumatori sì, ma c'è anche chi la vede diversamente. "E' la provocazione di un farmacista intelligente", sostiene Annarosa Racca, presidente di Federfarma: "Che ha messo in luce come una logica puramente commerciale rischia di condurre le persone a consumare più farmaci, non certo a risparmiare sul prezzo. Detto ciò, noi daremo indicazione di fare gli sconti, così come prevede la legge, ma è una logica pericolosa, che non ci appartiene. Negli Stati Uniti, dove il mercato del farmaco è libero, ogni anno più di 100 mila persone muoiono per abuso di farmaci o per un uso non corretto. In Italia invece un buon sistema di controllo da parte dei medici e dei farmacisti limita molto questo fenomeno". La categoria fa quadrato attorno alla necessità di accudire il paziente-consumatore, Ma la legge non mette in discussione il ruolo e la professionalità dei farmacisti, dice solo di applicare gli sconti per introdurre maggiore concorrenza e puntare alla riduzione dei prezzi. Come è accaduto dopo l'apertura delle parafarmacie e dei corner nei supermercati e l'avvio della concorrenza sui farmaci da banco (aspirina, pomate contro il dolore, antitosse, e così via) che in cinque anni ha abbassato notevolmente i prezzi delle specialità più vendute. Ma ha anche eroso circa il 10 per cento del mercato alle farmacie tradizionali e spinto tutti a proporre sconti. Tra pochi mesi, secondo il decreto, dovrebbero aprire 5 mila nuove farmacie che entreranno sul mercato proponendo gli sconti da subito.  "Non ci giurerei. Non conviene a nessuno fare la guerra sui prezzi": ne è convinto Paolo Zanini, autore del libro "Per un farmacista umanista" e titolare dell'unica farmacia di Mezzocorona, un paese in provincia di Trento con poco più di 5 mila abitanti che, con le nuove regole, per la prima volta dopo cento anni si potrebbe trovare un concorrente sulla porta di casa. "Noi abbiamo fatto la scelta di assumere una persona in più in modo che ognuno di noi abbia del tempo da dedicare ai clienti. Perché è sul fronte del servizio ai pazienti che si giocherà davvero la partita". E, in effetti, sul versante servizi i cambiamenti già si vedono, in molte farmacie si eseguono test clinici per la pressione, per le glicemia, per le intolleranze alimentari, si consegnano i farmaci a domicilio. Per mantenere i margini di redditività puntando sui servizi e sul proprio valore aggiunto. "Non abbiamo nessuna fiducia nella buona volontà dei farmacisti di contribuire all'abbassamento del prezzo dei farmaci", vaticina Vincenzo Donvito, presidente dell'Aduc: "Servirebbe una deregulation totale del settore e invece non si è riusciti nemmeno a portare i farmaci che i cittadini pagano di tasca loro nelle parafarmacie, dove lavora un farmacista che ha esattamente gli stessi titoli e la stessa preparazione di chi sta dentro la farmacia". Fonte: L’Espresso

 

 

Notizie 26-05-2012

 

 Regione:I deputati salvano la tabella H ma tagliano su scuola e sanità

Governo e parlamentari trovano 33 milioni per finanziare enti e associazioni, ma tolgono dal bilancio sei milioni per ticket e buono sociosanitario e 5,6 milioni per il buono scuola... La Regione la pensa così. Il buono scuola e il buono sociosanitario non servono a molto. E comunque, molto meno di quanto servano, ad esempio, le associazioni sportive, le fondazioni di ricerca e studio. Già, lo studio degli adulti. Perché quello dei ragazzini siciliani è stato "snobbato" da una decisione discutibile: sono scomparsi dal bilancio, infatti, i soldi previsti nel capitolo: "Contributo annuo per l’erogazione del Buono Scuola destinato a concorrere alle spese di frequenza, tasse e contributi disposti dalle scuole dell’Infanzia, di Base e Secondarie, Statali e Paritarie”. Nel giorno in cui l'Assemblea regionale siciliana decide, in Commissione bilancio, di togliere 35 milioni di euro ai Comuni, 6 milioni per il buono sociosanitario e 5,6 milioni per il “buono scuola”, insomma, viene riesumata la cosiddetta “ex tabella H”, cancellata dall'impugnativa del Commissario dello Stato all'ultima Finanziaria. In pratica, l'Ars riesce a mettere in salvo i quasi 33 milioni che erano rimasti intatti dopo una prima riduzione del 10% sugli stanziamenti per enti, associazioni e Fondazioni, e dopo un ulteriore spostament di 12 milioni su un accantonamento negativo cassato anche questo da Carmelo Aronica. Insomma, di fatto, dopo tanto parlare, i fondi che erano “certi” in Finanziaria sono rimasti intatti. Anzi, contestualmente, nel disegno di legge sulla rideterminazione dei Fondi globali, l'Assemblea ha avuto modo di aggiungere, in altri capitoli di bilancio, somme per ripristinare gli stanziamenti originari per alcune associazioni che assistono categorie svantaggiate (ciechi e sordi, sopratutto, i cui rappresentanti ieri si sono recati in Assemblea per chiedere certezze ai deputati) e per rimpinguare i fondi per i teatri. Fondi, quelli dell'ex tabella trasformatasi nell'"allegato 1" del disegno di legge, reperiti grazie a una serie di tagli al bilancio, che non hanno risparmiato nemmeno alcune delle fasce deboli della popolazione siciliana. Tra le riduzioni, infatti, oltre ai 35 milioni tolti ai Comuni, che rischiano di mettere in seria crisi la gestione amministrativa degli enti e l'erogazione di alcuni servizi essenziali, a fare discutere sono i tagli di 6 milioni al fondo per il ticket e al cosiddetto "buono sociosanitario" e i 5,6 milioni tolti al buono scuola, che viene di fatto cancellato. "Ieri notte questa giunta e quello che rimane della sua maggioranza ribaltonista e complice - ha dichiarato Marianna Caronia del Cantiere popolare - si sono prodotte in due ignominiosi scippi ai danni di alcune categorie deboli e dei sempre troppo tartassati enti locali". Ha rincarato la dose il deputato del Pdl Vincenzo Vinciullo: "La cosa ancora più grave ed insopportabile – ha detto – è che, alla fine dei lavori, l’Assemblea, abbia approvato un Ordine del giorno, che chiede di fare pagare meno ticket ai Siciliani. Una maggioranza, quindi, ipocrita e ignorante allo stesso tempo". E un po' imbarazzata, forse. Almeno, questo è il sentimento che trapela da un pur asettico comunicato dell'assessorato regionale all'Istruzione, che suona come una excusatio non petita: "La commissione Bilancio dell'Assemblea regionale, - si legge nella nota - all'unanimita'  ha deciso di destinare i fondi riservati all'erogazione del buono scuola nel 2012, ad altri obiettivi ritenuti al momento prioritari". Una questione di priorità. Vai a spiegarlo a Michele Cimino di Grande Sud, secondo cui  "azzerare il capitolo del  ticket sanitario e del buono scuola significa voler continuare a perpetrare gli errori già fatti. Questa - ha aggiunto il deputato agrigentino - non è politica ma malapolitica. Le stesse risorse potevano essere prelevate da altri ben capienti capitoli del bilancio della Regione cercando così di evitare che a pagare fossero sempre i più deboli". Tutto sacrosanto. Peccato che tutti i deputati ieri, abbiano concorso al "recupero" dei fondi di quella Tabella che, oltre ad associazioni di indubbia utilità, presenta una sfilza di centri di ricerca, studio, fondazioni persino esotiche e dall'attività quantomeno "poco nota". E a sponsorizzare questi enti, molto spesso, sono gli stessi parlamentari regionali. Così, alla fine, sono stati salvati i finanziamenti, ad esempio, per gli enti vicini al al Partito democratico: si tratta del Coppem, del centro Carrefour Sicilia, della galleria d'arte moderna di Bagheria, dell'istituto Gramsci, del centro Pier Paolo Pasolini, dell'Arces, del museo Mandralisca di Cefalù e della Fondazione Buttitta (più 85 mila euro). E se la fondazione intitolata a Leonardo Sciascia, è "sponsorizzata" dall'ex assessore al Bilancio Michele Cimino, a "spingere" verso il finanziamento di altri due enti è stato Vincenzo Vinciullo: si tratta dell'associazione "Meter" di don Di Noto (ma lo stesso Vinciullo ha lamentato l'esuguità delle somme), e dell"Inda", istituto nazionale del dramma antico, ha ottenuto 103 mila euro in più. Care al presidente dell'Ars Francesco Cascio, invece sono la Fondazione Federico II e le associazioni sportive. Trentatrè milioni. La metà di quella somma avrebbe garantito un aiuto ai malati e un sostegno ai ragazzini delle scuole.

 

I lavoratori Servirail “si arrampicano” sul campanile all’urlo di «lavoro»

Nuova mattinata di protesta dei dipendenti degli ex treni notte che chiedono sicurezza per il loro futuro occupazionale. Nota dell'Ugl: " Lavoratori abbandonati al loro destino, con l’unica colpa di non rientrare nel progetto nord-centrico messo in atto negli ultimi 15 anni da Trenitalia". Nuova esasperata protesta da parte dei lavoratori dei treni notte ex Servirail. Da questa mattina (ore 9.45), una nutrita delegazione di dipendenti è salita sul campanile del Duomo chiedendo «lavoro». Il personale prima impiegato nel servizio notturno sui treni a lunga percorrenza, qualche settimana fa aveva occupato il binario 8 della stazione centralE di Messina, bloccando per un’intera giornata i treni da e per Roma. Oggi si torna a manifestare. I dipendenti sembrano infatti ben poco convinti dalla soluzione individuata da Rfi che prevede il reinserimento di un treno per Milano, di cui peraltro non si ha ancora notizia. La richiesta dei lavoratori è invece quella di poter essere riassunti in altri settori della società di trasporto pubblico. Al coro delle proteste si aggiunge anche quello dell'Ugl, attraverso il suo segretario provinciale, Felice Panebianco: "Continua purtroppo il triste e sconfortante balletto in merito alla sorte degli ex-lavoratori Servirail, fatto di proposte inconcludenti, riunioni coi massimi vertici aziendali e ministeriali annunciate e poi rinviate, assenza delle istituzioni preposte. Lavoratori abbandonati al loro destino, con l’unica colpa di non rientrare nel progetto nord-centrico messo in atto negli ultimi 15 anni da Trenitalia. A questo aggiungiamo il taglio delle corse della metroferrovia; il fallimento (scientificamente voluto) del collegamento diretto con l’Aeroporto dello Stretto; il taglio delle risorse per i trasporti con le Eolie; la mancanza del doppio binario (figurarsi l’AV!) con Catania e Palermo (dotate di aeroporti…) ed ecco come queste singole tessere vadano a comporre un mosaico di fallimenti che ci vede sempre più relegati agli angoli dell’impero, come qualcosa di inutile e dannoso da nascondere. Fallimenti figli della ignavia e della incapacità della nostra classe dirigente. Ma dove è finito il nostro orgoglio? Dove è finito soprattutto l’orgoglio di coloro che sono stati investiti dell’onore massimo, quello di rappresentare, in Regione come in Parlamento, la nostra bellissima terra? Se non siete in grado o non volete tutelare il nostro territorio, dimettetevi. Di “treni” purtroppo ne abbiamo persi fin troppi".

 

Barcellona: La nuova giunta

Vicesindaco con delega alla sanità è Giuseppe Saija, mentre Raffaella Campo si occuperà di cultura e pubblica istruzione. Lina Panella ha la delega alle politiche europee, Cosimo Recupero il bilancio e le politiche del lavoro. David Bongiovanni si occuperà di contenzioso e sviluppo economico, mentre Roberto Iraci ha le deleghe all’ambiente e all’urbanistica.

 

Le “moribonde” Province non spariscono ma aumentano l’Rc Auto

Le Province, quei luoghi amministrativi dati troppo presto per moribondi o in via di estinzione, agiranno, a fari spenti, sulle leve fiscali di propria pertinenza, alleggerendo ulteriormente il portafogli del contribuente. A cominciare dall’aumento della quota di Rc Auto: due Province su tre hanno già deciso, in nome dello spazio di autonomia fiscale concesso agli enti locali, aumenti  che arrivano fino al 16% del premio annuale. L’imposta sulla Rc Auto è un tributo proprio derivato delle province. La sua aliquota base è pari al 12,5% del premio, ma, a partire dal 2011, alle Province è stata concessa la facoltà di aumentare o diminuire l’aliquota base fino a un massimo di 3,5 punti percentuali. Portandola quindi da un minimo del 9% a un massimo del 16%. La maggioranza delle Province ha ovviamente optato per il rincaro, con l’eccezione delle “autonome” Aosta (9%), Bolzano e Trento (9,5%). Il fatto è che i bilanci dissestati delle Province dipendono dai tributi derivanti dall’auto: settore anch’esso in crisi, quindi l’aumento dei presidenti di provincia era scontato. Scontato ma controproducente, perché la maggiore tassazione affossa ancor di più la vendita di automobili. Un circolo vizioso tra i tanti che contribuiscono alla crescita zero. Gli interventi sulla Rc Auto non sono i soli a disposizione delle Province. Altri balzelli suscettibili di aumenti, puntualmente avvenuti, riguardano le imposte provinciali, Ipt, sulle formalità di trascrizione, iscrizione, annotazione dei veicoli richieste al pubblico registro automobilistico, il famigerato Pra. Sul proprio territorio la Provincia ha la facoltà di aumentare le tariffe relative a ciascuna operazione fino a un massimo del 30%. Non è tutto. Anche sui rifiuti solidi urbani e in generale sui servizi di tutela, protezione e igiene dell’ambiente nelle città, le Province possono aumentare di una quota variabile tra l’1 e il 5% il tributo corrispondente. Dovevano essere abolite le Province, come fra l’altro i cittadini sardi una volta interpellati hanno chiaramente fatto capire: invece, gli amministratori hanno visto solo diminuire la quota di trasferimenti statali. Per salvare i bilanci non gli è rimasto altro da fare che aumentare le tasse. Come ai sindaci con l’Imu. Fonte:   Blitz

 

 

Notizie 25-05-2012

 

In Italia la classe dirigente più vecchia d'Europa

Come rivela il rapporto della Coldiretti, l'età media della nostra classe dirigente è di 59 anni con picchi oltre i sessanta tra politici e professori universitari. Abbiamo la classe dirigente più vecchia d'Europa, è ciò che dicono i dati raccolti dalla Coldiretti nel primo rapporto sull'età media della classe dirigente italiana al tempo della crisi, diffuso oggi durante l'assemblea dei giovani dell'associazione dei coltivatori diretti. In Italia, infatti, l'età media dei dirigenti si aggira intorno ai 59 anni con un picco per i manager delle banche e i rappresentanti del Governo, che arrivano ad avere una media rispettivamente di 67 e 64 anni. Governo e Parlamento tra i più vecchi dell'UE – Il quadro che il report fa della nostra dirigenza evidenzia una sostanziale immobilità della classe dirigente italiana a fronte di una disoccupazione giovanile sempre più in crescita e che ormai supera il 30%, come rivelano i dati Istat. Ma non sono solo Governo e istituti finanziari a privilegiare l'anzianità, ma anche la maggior parte delle istituzioni pubbliche e delle società private del nostro Paese. Nel Parlamento ad esempio l'età media dei deputati è 54 anni e quella dei senatori e 57, e anche nelle università, dove si suppone dovrebbero avere più spazio i giovani, l'età media dei professori viaggia intorno ai 63 anni. Un quarto dei professori universitari sopra i 60 anni - Il raffronto con il resto dell'Europa è sconfortante per i nostri giovani. Se in Gran Bretagna gli ultimi Premier si aggiravano intorno ai 45 anni di età, ritenuti sufficienti per essere politicamente maturi e per il comando, in Italia il Ministro più giovane ne ha 57 e gli ultimi Presidenti del Consiglio erano tutti più che ultrasessantenni. Non è migliore la situazione universitaria, se infatti in Italia un quarto dei professori ha più di 60 anni, in Francia sono il 10% e in Spagna come in Gran Bretagna solo l'8% del totale. L'età media si ripercuote sulle politiche per il futuro - “La maggioranza della classe dirigente attuale andrà probabilmente in pensione prima che la crisi sia superata” ha detto il delegato nazionale dei giovani della Coldiretti, Vittorio Sangiorgio, preoccupato che questo si ripercuota proprio sulle politiche di sviluppo per il futuro “con un'Italia che sta rinunciando a risorse fondamentali per la crescita”. Della stesa opinione anche il Presidente di Coldiretti, Sergio Marini, che ha ricordato come “ad essere vecchie e poche sono soprattutto le idee con le quali si vuole affrontare la crisi proponendo modelli di sviluppo fondati su finanza ed economie di scala che hanno già fallito altrove”. Fonte: Linkiesta

 

Messina:Teatro Vittorio Emanuele chiuso per tagli fino a dicembre

Un disavanzo di un milione 200 mila euro, stipendi a rischio, il taglio del finanziamento regionale. Situazione al collasso all'Ente Teatro, che sospende le attività. La dirigenza chiede l'intervento della deputazione messinese. Sabato concerto di protesta degli orchestrali alla Libreria Pickwick.  Il Teatro Vittorio Emanuele è al collasso. I fondi esigui e il taglio del finanziamento regionale hanno indotto il consiglio di amministrazione a votare all'unanimità una decisione: il blocco di tutti gli spettacoli da oggi fino al 31 dicembre prossimo. Andrà in scena solo "La Rondine" di Puccini, in programma il 28 e il 30 maggio e 1 giugno, ma in segno di protesta è stata soppressa la conferenza stampa, in programma domani 25 maggio. Il teatro di Messina si ferma, quindi, a meno che non saranno adottate misure di sostegno. Sabato 26 maggio prossimo intanto gli orchestrali terranno un concerto di protesta, alle 19 alla libreria Pickwik, per chiedere la solidarietà anche della cittadinanza. L'Ear ha invece invitato una lettera a tutte le compagnie, al Presidente della Regione, agli assessori regionali al Turismo e al Bilancio, al Sindaco di Messina, al Presidente della Provincia, ai deputati nazionali e regionali e ai Sindacati. "Il taglio del finanziamento regionale, intervenuto in corso di stagione e che, dopo l'ultima integrazione pari a un milione di euro, supera comunque la soglia del 22%, infatti, non consente più alcune spesa. Anzi l'Ente sarà in difficoltà anche a pagare gli stipendi sino alla fine dell'anno, tanto che si può prevedere, per la prima volta nella storia del Teatro di Messina, un disavanzo finale, pari a circa un milione e 200 mila euro. Questa è la situazione drammatica di un Ente che non solo è certamente fra le maggiori istituzioni culturali della città ma anche - specie nelle ultime stagioni - ha prodotto un ritorno economico sul territorio con l'utilizzazione dei professori d'orchestra, di attori, registi, tecnici e maestranze nati e operanti a Messina, che hanno potuto mostrare pubblicamente le loro qualità, peraltro in molti casi riconosciute anche in campo nazionale", scrive il consiglio di amministrazione dell'EAR. "A loro va la nostra più incondizionata solidarietà. Naturalmente continuiamo a sperare in un ripensamento della Regione che, pur in un condivisibile clima di austerità, possa consentire una programmazione comunque dignitosa e degna delle tradizioni dell'Ente, senza mettere in pericolo gli stipendi, senza impedire il lavoro ai professori d'orchestra, agli artisti e alle maestranze messinesi. E senza impedire agli abbonati, e agli appassionati in genere, la corretta fruizione dei cartelloni".

 

Messina: Lunghe code agli sportelli dell'Asp. Gravi disagi per i cittadini

Il consigliere Rosario Sidoti chiede al presidente della Provincia, Nanni Ricevuto, di intervenire presso il direttore generale dell’ASP n. 5 al fine di favorire la stipula di una convenzione con i Caf, così come avvenuto in altre Province della Regione Sicilia. Il capogruppo dell’Udc per il Terzo Polo a Palazzo dei Leoni, Rosario Sidoti, ha scritto al presidente della Provincia Regionale di Messina, Nanni Ricevuto, per sollecitare una convenzione con i centri di assistenza fiscale dislocati sul territorio provinciale al fine di fornire ai cittadini assistenza e consulenza in ordine alle nuove norme in materia di esenzione ticket. “Con la modifica dei criteri per ottenere l’esenzione dalla quota di compartecipazione alla spesa sanitaria – ha affermato Sidoti – tutte le persone che non sono ancora negli elenchi dei beneficiari, ma che comunque sanno di possederne i requisiti, possono rivolgersi agli sportelli distrettuali dell’Asp muniti della propria tessera sanitaria e ricevere il relativo documento di esenzione. I cittadini che avranno la necessità di autocertificare la propria esenzione sono numerosi tanto che gli sportelli aziendali distrettuali sono costantemente presi d’assalto e, a causa delle lunghe file di attesa, si sono spesso verificati spiacevoli episodi e gravi disagi, soprattutto per gli anziani”.
In conseguenza di ciò, l’esponente dell’Udc per il Terzo Polo ha chiesto al presidente Ricevuto di intervenire presso il direttore generale dell’ASP n. 5 al fine di favorire la stipula di una convenzione con i Caf per far fornire assistenza e consulenza ai cittadini, convenzione già stipulata in altre Province della Regione Sicilia.

 

Trasporto alunni disabili: disaccordo tra Ricevuto e i Sindacati

Il presidente della Provincia sarebbe pronto a internalizzare il servizio. La Fp Cgil: «Comporterebbe la perdita di 150 posti di lavoro». Disaccordo tra amministrazione provinciale e sindacati sulla prosecuzione del servizio di assistenza igienica e il trasporto degli alunni portatori di handicap che frequentano gli istituti superiori di secondo grado. Nei giorni scorsi Ricevuto avrebbe annunciato l’intenzione di voler internalizzare molti servizi di competenza dell’ente e riconvertire i dipendenti provinciali numericamente in esubero. La Fp Cgil ha invitato una nota allo stesso capo dell’esecutivo ma anche all’assessore al ramo, Salvatore Schembri chiedendo un incontro urgente per discutere sull’allungamento dell’appalto. «Il verificarsi di tale ipotesi comporterebbe la perdita di 150 posti di lavoro e farebbe venir meno l’assistenza alle fasce più deboli della nostra popolazione - ha commentato la segretaria generale della Fp Cgil, Clara Crocè -. Il personale dipendente della Provincia non è in possesso dei titoli e non ha neanche l’adeguata formazione per poter espletare il servizio. Appare pertanto necessaria la pubblicazione del bando di gara e lo stanziamento dei fondi necessari al fine di garantire i livelli occupazionali e l’assistenza ai disabili». L’affidamento del servizio di assistenza igienico personale e trasporto alunni portatori di handicap avvenne con ritardo rispetto all’inizio dell’anno scolastio. Precisamente fu una determina dirigenziale del 13 settembre 2011 ad assegnare alla cooperativa sociale Genesi il servizio fino al prossimo 9 giugno 2012, per una cifra complessiva di 3milioni e 200mila euro.

 

Messina: sabato 26 maggio la Veglia di Pentecoste

Alle ore 20,45, nella Parrocchia S. Maria di Gesù inf. in Provinciale (ME), si svolgerà la solenne Veglia di Pentecoste presieduta dal nostro Arcivescovo S.E. Mons. Calogero La Piana. Promossa dalla Consulta delle Aggregazioni Laicali e dall’Ufficio Migrantes, la Veglia di Pentecoste, che quest’anno ha come slogan “Soffierà il vento forte della vita”, si articolerà in quattro momenti, che richiamano le caratteristiche della prima comunità cristiana (icona scelta per la Veglia). Il primo momento, l’ “Oratio”, sarà vissuto in tre chiese diverse. Dalle ore 17.00 alle ore 19.00, in comunione con tutta la diocesi, l’Adorazione Eucaristica caratterizzerà questo primo momento e sarà animata dalle comunità provenienti dai diversi vicariati. La chiesa “S. Elia” sarà luogo di raduno per il Vicariato di Messina Centro e i Vicariati della provincia; la chiesa “S. Orsola (Ancelle Riparatrici, v. le Giostra) per i Vicariati di Messina Nord e Faro; la parrocchia “S. Nicolò di Bari”- Pistunina, per i Vicariati di Messina Sud e Galati. Alle 20.45 ci si ritroverà nella parrocchia “S. Maria di Gesù” - Provinciale, per concludere il primo momento con una danza, che accompagnerà le sette lampade, provenienti dalle tre chiese nelle quali si è svolta l’Adorazione. Il secondo momento, la “Fractio Panis”, sarà il cuore della Veglia. Radunati attorno alla Mensa attendiamo trepidanti, come gli apostoli, il giorno della Pentecoste. Durante la celebrazione il Vescovo, attraverso il “Mandato”, invierà tutti i presenti ad annunciare, con coraggio e senza paura, Cristo risorto nei propri ambienti di vita. Il terzo momento, l’ “Agape”, sarà caratterizzato da una fraterna convivialità che si svolgerà nel salone – teatro della parrocchia “S. Maria di Gesù”. Dei dolci verranno, infatti, preparati dalle varie comunità presenti. Culmine della Pentecoste sarà il quarto momento, la “Missione”. Pervasi dai doni dello Spirito, domenica 27 maggio dalle ore 17.00 alle ore 21.00, in piazza “Cairoli” avrà luogo un momento di evangelizzazione con canti, danze, testimonianze ed esperienze a confronto. Inoltre, una tenda sarà adibita per l’accoglienza del Crocifisso di San Damiano e alcuni sacerdoti presenti saranno disponibili all’ascolto.  Significato della Veglia è quindi il forte senso di comunione che la comunità diocesana è chiamata a vivere. Di seguito, la lettera “Messina, alzati e cammina!”, scritta per questa occasione dalla Consulta per le Aggregazioni Laicali.

 “Messina, alzati e cammina!”

La cronaca nera locale (ricordiamo qui solo il recente episodio della violenta aggressione, per futili motivi, al venditore egiziano) e i dati statistici della crisi (crescita di disoccupazione e cassa integrazione) che colpisce duramente la nostra città, sembra che non lascino prospettive alla speranza. Ma è così difficile riconoscere la presenza dello Spirito nella nostra città? Come accorgersi della Sua presenza fra  noi? Famiglie che resistono nonostante tutto alla crisi, il coraggio di chi accetta di mettere al mondo un bambino, anche se non voluto, l’impegno disinteressato verso gli altri nei diversi ambiti sociali, sono davvero tante le testimonianze esemplari che si potrebbero raccontare, più diffuse di quanto non sembri a un occhio superficiale, a conferma che lo Spirito anche oggi non ha cessato di incarnare il divino nell’umano. Ma l’azione dello Spirito può essere scoperta persino nei fatti più negativi. Scrive Giovanni Paolo II nella Dominum et Vivificantem 57:  “da quei segni di morte che si moltiplicano…non sale forse una nuova invocazione, più o meno consapevole, allo Spirito che dà la vita?” Suicidi, fallimenti familiari, dipendenze di ogni tipo da droga, alcol, giochi, astrologia, esoterismo, sono vicende tristi e disumanizzanti che il cristiano non può certo apprezzare, ma che nascondono comunque il bisogno e la ricerca del mistero.  Lo spazio del divino non è affatto scomparso se si guarda alla realtà con gli occhi della fede (senza per questo trascurare analisi e cifre che devono essere valutati con la massima attenzione). Lo Spirito, quindi, ci spinge a non restare paralizzati di fronte alla crisi e al male, ma ad andare avanti e a leggere, anche dentro le pieghe più oscure della nostra società, una straziante nostalgia di bene, il desiderio ineliminabile dell’invisibile.  Che dire poi sul piano delle responsabilità civili e politiche? Benedetto XVI ha sottolineato che “il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità”. Se è facile riconoscere le molteplici energie morali e spirituali di cui dispongono non pochi messinesi che nel nascondimento si impegnano a favore degli altri, più difficile da cogliere è una forte tensione al bene comune nell’impegno politico dei cattolici (con qualche eccezione che va incoraggiata). Quando sono le strutture di peccato a fare crescere le ingiustizie è tutta la classe dirigente nel suo complesso che deve dare segnali di cambiamento. Il volontariato e la testimonianza personale non bastano. Occasioni di crescita socioeconomica ce ne sarebbero anche a Messina se si sapessero cogliere e attivare, ad esempio, solo alcune delle tante opportunità che i fondi comunitari offrono da tempo. Purtroppo gran parte della politica locale continua a vedere nell'elettorato un serbatoio di voti personali anziché un serbatoio di risorse morali e intellettuali vive per la città. Una rinascita messinese è ancora possibile a partire dai cittadini senza illudersi però che la società civile sia tutta buona e sana. Sappiamo bene, infatti, che i rapporti clientelari in questi anni non solo non si sono indeboliti, ma si sono talvolta intrecciati con i poteri criminali e mafiosi. Come cattolici messinesi avvertiamo l'urgenza di sviluppare una democrazia partecipata che sappia valorizzare le tante presenze positive, singole e associate,  che  nella nostra città esistono ma sono spesso disperse. Condividere obiettivi e regole comuni, aiutare le molteplici esperienze a diventare realtà organizzate, in una parola fare rete, vogliamo contribuire così, dal basso, alla rinascita messinese. Come Consulta diocesana delle aggregazioni laicali e Ufficio diocesano Migrantes stiamo preparando la veglia di Pentecoste, “Soffierà il vento forte della vita”, presieduta dal nostro Arcivescovo, che si terrà sabato 26 maggio alle ore 20.45 nella chiesa Santa Maria di Gesu' (Provinciale). La celebrazione della Pasqua del Signore con questa festa raggiunge il suo culmine con il ricordo della venuta dello Spirito Santo. Pentecoste significa trasformazione non solo interiore di ognuno di noi, ma anche slancio a riprendere con più coraggio l'impegno per il rinnovamento e il bene comune di questa città. Messina, alzati e cammina! La Consulta per le Aggregazioni Laicali

 

 

Notizie 24-05-2012

  

Barcellona:Si volterà pagina o rimarrà solo una pagina bianca?...

Da barcellonese, mi permetto, con amarezza, di smorzare tutto l’entusiasmo, legittimo, che sembra inebriare la mente dei miei concittadini, e non solo. Sarebbe più opportuna un’analisi meno trionfalistica e più realistica di questa presunta rivoluzione epocale, come qualcuno l’ha, frettolosamente, definita. Avete già dimenticato di dare un’occhiata, per caso, alla lista dei consiglieri eletti al primo turno? Avete preso atto della non piena libertà di voto? Vi siete chiesti  perché quando il voto “era facilmente controllabile”  è andato tutto a quella parte che voi date per sconfitta? Perché se si voleva la rivoluzione il voto non è stato subito assegnato  alla maggioranza dei  consiglieri proposti dalla Collica? Erano forse meno degni di coloro che sono stati eletti? Possibile che da quella parte “sconfitta” il solo… “non gradito” fosse Rosario Catalfamo? Mi sembra, per lui, un’umiliazione troppo pensante e, umanamente, non auspicabile! La maggioranza degli eletti non apparteneva a quella parte politica che la pseudo-rivoluzione dichiara sconfitta? Dubbi non da poco, ritengo. Quando invece ognuno, al secondo turno, ha potuto votare “più liberamente”,  pensando che nella confusione delle urne, il voto fosse meno facilmente rintracciabile, allora è venuta fuori la vera protesta! Protesta soprattutto giovanile e delle donne, svincolate al  ballottaggio dalle pressioni “maschilistiche” ed utilitaristiche della vecchia politica. Ma una protesta forte non avrebbe bisogno di più coraggio? Sapete a quanti presunti amici e a quanti presunti favori ho dovuto rinunciare io per dir loro in faccia che non li avrei mai votati? Ma questa incertezza non costituirà un’occasione persa per una concreta e definitiva svolta? Certo, capisco che potrebbe rappresentare un piccolo grande passo, meglio del nulla, ma la popolazione che ha votato la Collica, saprà starle accanto nel momento in cui sarà massacrata da chi difficilmente mollerà l’osso? Precedenti esperienze non mi inducono all’ottimismo, ma naturalmente anch’io (nonostante non abbia partecipato alla contesa elettorale, astenendomi, in prima e in seconda battuta, se non  scrivendo lettere di protesta ai giornali, non anonime e facilmente rintracciabili…come i voti nelle sezioni…, per questo modo orrendo di votare) spero che si possa almeno tentare di voltare pagina… e che la pagina sia bianca veramente, e sulla quale si possano scrivere parole nuove di libertà e di rinascita… L’unica speranza che nutro consiste nel fatto che almeno dentro l’animo della maggioranza dei barcellonesi vi sia, finalmente, la consapevolezza che la città attuale non sia degna di morire tra le macerie dell’indifferenza e per questo chiudo con le parole di A. Lincoln: "Puoi imbrogliare tutta la popolazione alcune volte, o imbrogliare parte della popolazione tutte le volte, ma non si può imbrogliare tutte le volte la popolazione!". di Nino Isgrò

 

Rimborsi elettorali dimezzati, ma nessun taglio per i fondi 2011

La Camera ha approvato il taglio del 50% dei rimborsi elettorali ai partiti, lasciando però inalterato il meccanismo e i rimborsi dell'anno scorso. La Camera dei deputati ieri ha approvato, con 372 sì, 97 no e 17 astenuti, la decurtazione del 50% dei rimborsi elettorali dei partiti a partire da quest'anno. La misura era prevista dall'articolo 1 della riforma dei finanziamenti pubblici ai partiti approvata in Commissione e prevede una riduzione a circa 91 milioni annui a partire dal 2012 per i rimborsi elargiti dallo Stato per le spese di campagna elettorale dei partiti. Il taglio riguarderà solo i prossimi rimborsi e non tocca invece l'ultima tranche di rimborsi del 2011 così come avevano chiesto in molti perché già a bilancio di quasi tutti i partiti. Il 30% dei rimborsi legato alla capacità di autofinanziamento - Nel dettaglio l'articolo 1 della riforma dei finanziamenti pubblici ai partiti prevede che il 70% dei contributi statali vengano elargiti ai partiti con gli stessi meccanismi precedenti , mentre il restante 30% dovrà essere erogato come cofinanziamento. In pratica il 30% dei rimborsi sarà legato all'effettiva capacità di autofinanziamento di ogni singolo partito o movimento ed erogato in proporzione alle quote associative e ai finanziamenti privati raccolti. Da oggi si discute il resto della riforma dei finanziamenti ai partiti – Rimane inalterato dunque il meccanismo dei rimborsi ai partiti, che invece Lega e Idv avevano chiesto di abrogare definitivamente con i loro emendamenti rigettati dall'Aula di Montecitorio. I due partiti come anche i radicali, infatti, hanno votato contro questa proposta di legge accusando gli altri gruppi parlamentari di demagogia perché modificano qualcosa per non cambiare nulla. La restante parte del disegno di legge, che prevede inoltre una riforma del sistema di trasparenza dei conti dei partiti, sarà discussa a partire da oggi alla Camera. Fonte: Fanpage

 

Indagati cinque dirigenti del Cas

Cinque dirigenti e funzionari del Cas sono indagati per l'incidente che nel dicembre 2010 costò la vita al 35enne perito informatico messinese Marco Tedesco. La macchina andò a schianatrsi contro il guard rail nei pressi della barriera autostradale di Villafranca. Secondo i periti della Procura quel tratto di autostrada non era stato adeguatamente messo in sicurezza. L’autostrada Messina-Palermo, almeno nel tratto fra Boccetta e Villafranca, non è sicura anzi è decisamente rischiosa. A queste conclusioni è giunta la Procura a conclusione delle indagini sull’incidente che il 27 dicembre di due anni fa costò la vita a Marco Tedesco, 35enne perito informatico messinese. L’uomo andò a sbattere con la sua auto contro il guard rail a poche centinaia di metri dalla barriera autostradale di Villafranca e morì un’ora dopo nel reparto di Rianimazione del Policlinico. Tedesco stava accompagnando a casa la sua compagna, una ragazza polacca di 29 anni che si salvò perché sbalzata fuori dall’abitacolo. Per quell’incidente il sostituto procuratore Camillo Falvo, ha inviato cinque avvisi di conclusione delle indagini a dirigenti e funzionari del Cas. Si tratta di Antonino Piccione, 56 anni, responsabile dell’ufficio sicurezza e assistenza al traffico, a Carmelo Cigno, 64 anni responsabile dell’ufficio tecnico di zona fra Boccetta e Furiano, Letterio Frisone, 59 anni, dirigente dell’unità operativa dei servizi di gestione, Paolo Currò, 59 anni capo stazione dell’ufficio sicurezza e assistenza al traffico e Gaspare Sceusa, 57 anni dirigente dell’area tecnica e di esercizio. La tragedia si consumò in piena notte. Marco Tedesco, alla guida della sua Fiat Punto, mentre viaggiava in direzione Palermo, perse il controllo della vettura. La Punto finì contro il guard rail e poi concluse la sua corsa contro una collinetta che si trova all’uscita dalla galleria Madonna di Montauto, l’ultima prima dei caselli di Villafranca. Secondo quanto accertato dai periti nominati dalla Procura il Cas non avrebbe adottato gli interventi necessari per la messa in sicurezza di quel tratto di autostrada. In particolare avrebbero accertato la pericolosità dello spartitraffico, privo di protezione laterale, con gli alberi ed una cunetta, che non permettono il controllo di un veicolo che esca dalla sede stradale. Inoltre non sarebbero state installate le barriere di sicurezza omologate dal Ministero dei Lavori pubblici. Barriere che, secondo gli esperti nominati dalla Procura, se installate avrebbero consentito all’auto di Tedesco di rientrare sulla sede stradale evitando l’impatto con la collinetta. Urto fatale per Marco Tedesco che sbattè violentemente il capo e morì in ospedale.

 

La "Angel Service" assume altro personale e non i lavoratori licenziati

Il treno notte per Milano sarà su rotaia solo da giugno a dicembre. La "Angel Service", ditta che si occupa dell'appalto sui pochi convogli rimasti, si sta appoggiando ad un'agenzia interinale per assumere personale per sei mesi. I lavoratori Servirail sono stanchi e sfiduciati davanti al rimpallo di responsabilità e in vista del prossimo tavolo tecnico nazionale, l'ennesimo, che non farà altro che aggiungere promesse senza alcuna reale e concreta prospettiva. Nei due treni notte che partiranno da giugno non c'è alcuna speranza di stabilizzazione poiché uno sarà gestito dalla "Arenaways che ha già i propri dipendenti, l'altro sarà l'allungamento di uno dei tre convogli che al momento operano verso Roma. Quest'ultimo avrà vita breve (solo sei mesi) e non si sa ancora se verrà impiegato personale facente parte dei licenziati Servirail, dal momento che la "Angel Service", ditta che si occupa dell'appalto sui pochi convogli rimasti, si sta appoggiando ad un'agenzia interinale per assumere personale per sei mesi. Di seguito, la nota dei lavoratori che spiegano perché Trenitalia ha l’obbligo di assumerli: “Premettiamo di essere consapevoli di non essere né i primi né gli ultimi ad essere stati licenziati, specialmente qui al Sud, ma il motivo per cui siamo tanto arrabbiati è perché la nostra situazione è ben differente. Un discorso è se l’azienda per cui lavori fallisce, allora, non può fare altro che licenziarti, ma nel nostro caso la nostra vera datrice di lavoro è la Ferrovia, che non è certo ancora fallita. La Compagnia Wagons – Lits, azienda che ha operato in appalto per 140 anni in realtà era un appalto delle Ferrovie dello Stato e non di Trenitalia, per cui esiste da prima della stessa Trenitalia. Noi in realtà non dovremmo essere inseriti in un appalto e non dovremmo fare parte dell’indotto o delle cosiddette ditte che ruotano attorno alla Ferrovia. Noi abbiamo sempre svolto servizio sui treni, proprio a bordo dei treni che sono di proprietà della Ferrovia, abbiamo svolto servizio indossando divise uguali a quelle dei ferrovieri, ognuno di noi aveva un tesserino di riconoscimento con su scritto “Trenitalia”, abbiamo utilizzato gli stessi palmari del personale di Trenitalia per lavorare e per inserire le generalità e identificare i viaggiatori, abbiamo sempre lavorato in autonomia avendo come unica figura superiore e responsabile a bordo del treno il personale Trenitalia, dal quale ricevevamo ordini e disposizioni, tanto è vero che abbiamo sempre lavorato di notte (mentre gli uffici Servirail di notte sono sempre stati chiusi) avendo come unico interlocutore Trenitalia. A noi, poi, veniva applicato lo stesso e identico contratto dei ferrovieri. Quello che ci mancava era solo un contratto alle dirette dipendenze di Trenitalia. Per questo e per molto altro abbiamo anche intrapreso la via legale ribadendo che Trenitalia in qualità di committente e responsabile deve assumere direttamente i lavoratori Serviraili.” Alla nota dei lavoratori seguono le dichiarazioni di Silvio Lasagni, segretario provinciale della Uil Trasporti e di Fortunato Marabello, Responsabile Uil Trasporti del Settore Treni-notte: “Come è ormai ben risaputo – spiegano Lasagni e Marabello – i lavoratori dei treni notte, quasi 500 in tutta Italia ed 80 solo a Messina sono sempre stati dipendenti della “Wagons-lits”o “Compagnia Internazionale delle Carrozze Letti e del Turismo”, azienda S.p.A. che nel 2010 ha ceduto il ramo d’azienda alla “ServirailItalia s.r.l.”, che oggi non c’è più. Dopo diverse messe in mobilità negli anni, numerose riorganizzazioni del lavoro, continui tagli di servizi da parte della committente “Trenitalia”, inibizione di posti per i viaggiatori nelle carrozze, continue gare d’appalto che hanno procurato esubero e contratti di solidarietà, tutti i dipendenti della Servirail l’ 11 Dicembre 2011 sono stati licenziati. Oggi sono senza lavoro, senza cassa integrazione, senza ammortizzatori sociali e già al quarto mese di disoccupazione. Gli ex lavoratori dei treni-notte – dichiarano Lasagni e Marabello - hanno una professionalità acquisita equiparabile, per quantità di mansioni e per numero di ore continue trascorse su materiale ferroviario, a quella dei ferrovieri stessi. Pertanto, considerando che Trenitalia è responsabile solidale in quanto committente, e che più volte ha annunciato migliaia di assunzioni, considerando che la professionalità acquisita dai lavoratori dei Servirail porterebbe un risparmio notevole a Trenitalia, in quanto i lavoratori non avrebbero alcun bisogno di percorsi formativi e darebbero anche una garanzia di professionalità sul posto di lavoro, sarebbe opportuno e conveniente che Trenitalia li assumesse. Il personale, infatti, va salvaguardato, tutto. Mentre allo stato attuale sugli 800 lavoratori Servirail solo gli 80 di Messina non sono stati ricollocati.” “Il settore “treni-notte” - concludono Lasagni e Marabello - non è fallito da solo, ma a causa di un disegno mirato eseguito da Trenitalia, interessata negli anni solo agli investimenti per l'alta velocità. Peccato però che quest’ultima non arrivi al Sud, ed è quindi evidente che questa sia l’ennesima scelta di un’azienda che va a discriminare i cittadini del Mezzogiorno ancora una volta trattati come cittadini di serie B.”

 

 

Notizie 23-05-2012

 

In Sicilia una famiglia su 4 è povera, salari fermi al '92

Famiglie  italiane più povere rispetto a 20 anni fa con un potere  di acquisto pro capite in calo e inferiore del 4% rispetto al 1992. E’ la fotografia che emerge dal Rapporto annuale 2012 dell’Istat. “Complessivamente – si sottolinea – dall’inizio della  recente crisi economica, cioè dal 2008, le famiglie hanno visto crescere del 2,1% il reddito disponibile in valori correnti, cui è corrisposta una riduzione del potere di  acquisto, cioè in termini reali, di circa il 5%. Se poi si considera la dinamica crescente della popolazione residente, nel 2011 il potere di acquisto delle famiglie per abitante e’ del 4% inferiore a quello del 1992, mentre, in termini reali, il consumo di beni e servizi per abitante e’ del 12% più alto del livello rilevato nel 1992. Nel corso degli ultimi quattro anni il potere di acquisto pro capite ha perso circa il 7%, mentre la quantità di beni e servizi sono diminuite del 3%”. 11% FAMIGLIE SONO POVERE, AL SUD UNA SU 4 -Resta ampio il divario territoriale: al Nord l’incidenza della povertà e’ al 4,9 per cento, sale al 23 per cento al Sud. Particolarmente grave risulta la condizione delle famiglie residenti in Basilicata, Sicilia e Calabria, dove nel 2010 il fenomeno riguarda più di una famiglia su quattro. E’ inoltre peggiorata la condizione delle famiglie più numerose. Nel 2010 risulta in condizione di povertà relativa il 29,9 per cento delle famiglie con cinque e più componenti (più sette punti percentuali rispetto al 1997). Nelle famiglie con almeno un minore l’incidenza della povertà è del 15,9 per cento. Complessivamente sono un milione 876mila i minori che vivono in famiglie relativamente povere (il 18,2 per cento del totale); quasi il 70 per cento risiede nel Mezzogiorno. SALARI REALI FERMI IN 20 ANNI, GIU’ POTERE ACQUISTO – I salari reali sono rimasti al palo in Italia negli ultimi 20 anni. “Tra il 1993 e il 2011 – spiega l’Istat – le retribuzioni contrattuali mostrano, in termini reali, una variazione nulla, mentre per quelle di fatto si rileva una crescita di quattro decimi di punto l’anno”. Negli ultimi due decenni, evidenzia il rapporto, “la spesa per consumi delle famiglie è cresciuta a ritmi più sostenuti del loro reddito disponibile, determinando una progressiva riduzione della capacità di risparmio. Complessivamente dal 2008 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 2,1 per cento in valori correnti, ma il potere d’acquisto (cioè il reddito in termini reali) è sceso di circa il 5 per cento.  1,8 MLN GLI SCORAGGIATI CHE NON CERCANO LAVORO - Sono più di un milione e 800.000, in Italia, gli “scoraggiati” ossia coloro che pur non avendo un lavoro non lo cercano perchè pensano di non trovarlo. PRECARI AL TOP DAL ’93, OLTRE 35% TRA 18 E 29 ANNI – Nel 2011 l’incidenza dei precari sul complesso del lavoro subordinato e’ al top dal 1993. “Dal 1993 al 2011 gli occupati dipendenti a termine – sottolinea l’Istat – sono cresciuti del 48,4 per cento (+751 mila unità) a fronte del +13,8 per cento registrato per l’occupazione dipendente complessiva. Nel 2011 l’incidenza del lavoro temporaneo sul complesso del lavoro subordinato e’ pari al 13,4 per cento, il valore più elevato dal 1993; supera il 35 per cento (quasi il doppio del 1993) fra i 18-29enni”. UN GIOVANE SU 5 ‘NEET’ NON STUDIA NE’ LAVORA, 1 SU 3 A SUD – In Italia più di un giovane su 5 dai 15 ai 29 anni non studia ne’ lavora: i cosiddetti Neet sono 2,1 milioni (22,1 per cento). La quota dei Neet nel 2011 è più alta nel Mezzogiorno, 31,9 per cento, un valore quasi doppio di quello del Centro-nord, con punte massime in Sicilia (35,7 per cento) e in Campania (35,2%). La cifra italiana è sensibilmente superiore alla media europea (15,3%) e molto simile a quella della Spagna, che con il 20,4% si piazza al quint’ultimo posto dei Ventisette.

 

Risparmio e potere d’acquisto: così in 10 anni siamo diventati poveri

Il potere d’acquisto delle famiglie italiane è tornato ai livelli del 2001. In termini pro capite tra il 2000 e il 2011 si è ridotto del 3,1%. Per quanto riguarda la propensione al risparmio, negli anni scorsi si è ridotta perché si cercava di mantenere lo stile di vita dei tempi floridi. Adesso, col peggiorare della crisi, è tornata a salire, ma si tratta di risparmo precauzionale.  Nella seconda metà del 2011 i consumi delle famiglie hanno mostrato una marcata contrazione (-0,8% rispetto al semestre precedente). La debolezza della spesa per consumi, protrattasi nei primi mesi dell’anno in corso e caratterizzata dalla decisa flessione degli acquisti di beni durevoli, è stata determinata da una progressiva riduzione del potere di acquisto delle famiglie: se nella media d’anno la contrazione è stata pari allo 0,5%, nell’ultimo trimestre del 2011 la flessione è stata dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,9% rispetto al corrispondente periodo del 2010. Di conseguenza, alla fine dell’anno scorso il potere d’acquisto delle famiglie è tornato sui livelli dell’inizio del 2001. In termini pro-capite tra il 2000 e il 2011 il potere d’acquisto si è ridotto del 3,1%. Nel 2011 la propensione al risparmio delle famiglie (definita dal rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il loro reddito disponibile) si è attestata al 12%, il valore più basso dal 1995, registrando una diminuzione di 0,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Nel quarto trimestre la propensione al risparmio, calcolata sui dati destagionalizzati, è stata pari al 12,1%: 0,3 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del corrispondente trimestre del 2010 la diminuzione è comunque pari a 0,8 punti percentuali. La riduzione del tasso di risparmio prodottasi con la crisi è senza precedenti, ma va notato come essa sia iniziata prima del biennio 2008-2009 ed appaia legata alla lunga stasi del potere d’acquisto delle famiglie registrata in tutti gli anni Duemila. Sul piano congiunturale, se negli anni scorsi queste ultime hanno cercato di mantenere il tenore di vita attingendo ai risparmi, con il deterioramento della situazione verificatosi a metà 2011 sembra essere intervenuto un mutamento dell’atteggiamento psicologico, in corrispondenza del peggioramento del clima di fiducia. In questo quadro, il leggero aumento della propensione al risparmio registrato a fine anno sembrerebbe più coerente con i comportamenti degli altri Paesi europei, dove nel corso della crisi si è assistito ad un aumento del risparmio precauzionale. Non a caso, considerando l’indagine mensile sul clima di fiducia dei consumatori, negli ultimi mesi del 2011 si osserva un aumento non solo della quota di chi dichiara di erodere i risparmi o di indebitarsi (segno evidente della difficile situazione in cui versano molte famiglie), ma anche del gruppo di chi riesce a risparmiare, mentre si restringe il gruppo di chi si considera in condizione di “quadrare il bilancio”. La polarizzazione dei comportamenti si conferma nei primi mesi del 2012, con un leggero recupero dell’incidenza di chi si ritiene in grado di risparmiare e una diminuzione di chi non lo è. Peraltro, l’indicatore del clima di fiducia dei consumatori, dopo aver segnato un qualche recupero rispetto ai minimi di dicembre e gennaio, è tornato a scendere fortemente in aprile, con un peggioramento particolarmente marcato per la componente delle attese sullo scenario economico. Naturalmente, in un momento di debolezza congiunturale il tentativo di ricostituire il risparmio può avere un effetto depressivo sul sistema economico, alimentando un circolo vizioso con effetti difficilmente quantificabili al momento. Da questo punto di vista appare importante ristabilire al più presto un clima economico positivo, in grado di fornire prospettive durature di aumento dei redditi familiari, nonché sostenere le famiglie in grave difficoltà economica, al fine di evitare effetti negativi sulla tenuta complessiva del tessuto sociale. Fonte: Linkiesta

 

Messina: Galleria Vittorio Emanuele, i perché del sequestro

Un provvedimento scattato dopo le verifiche e gli “appostamenti” effettuati negli scorsi mesi dalle forze dell’ordine. Necessario al più presto trovare una soluzione per ridare decoro al prestigioso spazio   “Da anni, sia pure nella successione dei titolari delle azienda che gestiscono i ritrovi, viene perpetrata una stabile occupazione dello spazio interno la Galleria Vittorio Emanuele attraverso l’estensione abusiva delle attività autorizzate all’interno dei locali mediante la collocazione di sedie, tavoli, ombrelloni” ... E ancora “La richiesta formulata dal pm afferente il sequestro dei locali andava rigettata posto che le attività all’interno sono state regolarmente autorizzate. I reati per i quali si procede, afferiscono ad attività che si svolgono solo all’esterno”.  Sono questi i passaggi salienti dell’ordinanza siglata dal Gip Maria Teresa Arena sulla base della quale, nella notte fra sabato e domenica, gli uomini della squadra decoro della polizia Municipale, hanno effettuato un blitz in cinque locali delle Galleria verbalizzando occupazioni abusive del suolo ed effettuando sequestri preventivi. Una “visita”, quella degli uomini di Biagio Santagati, che come ben si intuisce dal provvedimento del giudice, è però da ritenersi tutt’altro che inaspettata. Da oltre un anno, infatti, i gestori dei locali erano stati “attenzionati” dalle forze dell’ordine per via del posizionamento di arredi esterni e in alcuni casi anche per intrattenimento musicale non autorizzato fino a tarda notte, con buona pace dei condomini le cui abitazioni affacciano nello spazio di piazza Antonello. Proprio quest’ultimi hanno più volte sollecitato l’intervento delle autorità preposte, che a propria volta avevano già sanzionato i gestori. Gli ultimi controlli prima dell’operazione dello scorso fine settimana, sono stati condotti il 14 e 15 gennaio: “Il personale del Nucleo Decoro coadiuvato dall’Arpa – si legge nel dispositivo della Procura – ha effettuato dei rilievi fonometrici in alcune abitazioni che affacciano all’interno della Galleria Vittorio Emanuele e ha appurato che all’interno quattro esercizi pubblici aperti si svolgeva attività di intrattenimento musicale”. Da qui la decisione del giudice di procedere anche al sequestro anche di amplificatori e strumentazione sonora. Una vera e propria giungla quella riguardante le occupazioni di suolo pubblico, che nel caso della Galleria Vittorio Emanuele ha trovato la sua massima manifestazione: il preciso divieto di “colonizzare” porzioni si “terreno” comunale, è previsto sia dal regolamento di condominio che dal regolamento comunale. In particolare l’art. 15 “elenca le finalità per le quali è consentita l’occupazione temporanea di alcune piazze  e strade del centro storico cittadino e tra queste anche della Galleria e ne disciplina le modalità, escludendo però che possano autorizzarsi occupazioni temporanee mediante tavoli, sedie e gazebo”. L’esatto opposto di quanto avvenuto. Un silenzio assenso, quello mantenuto fino ad oggi, che ha però finito col rendere automatici meccanismi e abitudini in realtà non contemplabili.  E tuttavia, pur nel mancato rispetto delle regole che ha prodotto evidenti danni patrimoniali alla casse del Comune per incassi da occupazioni suolo mai riscosse, gli esercizi commerciali hanno contribuito ad animare uno spazio che, almeno nei mesi successivi l’inaugurazione post-restauro, ha rappresentato il salotto buono della città. Quello che, a tutti i costi, deve tornare ad essere. Difficile, almeno al momento, immaginare una soluzione: per i titolari, alla luce dei divieti che di conseguenze riducono anche il numero dei posti a sedere e quindi dei clienti, diventa sempre più complesso coprire costi d’affitto decisamente onerosi. Tuttavia una soluzione va individuata. E’ necessario trovare un punto d’incontro che da una parte tuteli l’interessi dell’amministrazione e preservi il valore storico-architettonico della struttura, e d’altro rappresenti un incentivo per le attività dei piccoli imprenditori. Il recupero della Galleria, ora più che mai, passa dalla volontà degli “attori” cittadini. Nel frattempo ai turisti di passaggio non rimane che essere spettatori di uno spettacolo veramente pietoso: dove il nulla si unisce al niente poca fiducia

 

Messina: Vertenza Triscele, cresce la tensione tra i lavoratori

All’incontro indetto questa mattina da Cgil, Cisl e Uil, presenti Buzzanca, Ricevuto e Panarello. I sindacati chiedono l’aiuto della politica, che non perde occasione di offrire massima disponibilità. Scettici ed esasperati i 42 dipendenti cassintegrati E’ trascorso più di un anno dal giorno in cui è “esplosa” quella diventata in pochi mesi la vertenza simbolo della città, che porta il nome, anzi il marchio di Triscele. Il 20 marzo 2011 il gruppo Faranda comunica ai sindacati, e quest’ultimi ai lavoratori, il blocco dell’attività. Tanti gli incontri, i cortei, le manifestazioni organizzate in questi mesi per cercare di smuovere la città, di svegliare le coscienze ma soprattutto di “sollecitare” la politica. E non è stato diverso l’incontro svoltosi questa mattina al Salone degli Specchi della Provincia, su iniziativa della organizzazioni di settore di Cgil, Cisl e Uil. Un appuntamento voluto per fare il “punto” sull’iter per il cambio di destinazione d’uso dell’area dove attualmente sorge lo stabilimento ex-birra Messina e dove dovrebbe sorgere il complesso residenziale Trinacria. Un passaggio obbligato per consentire alla società la monetizzazione necessaria alla delocalizzazione dell’impianto e, come promesso, la ripresa dell’attività. Tutto facile a parole, molto meno nella pratica. E le parole, quelle “belle”, non sono mancate neanche questa mattina da parte di Buzzanca, di Ricevuto e del deputato regionale Panarello, unico rappresentante messinese componente dell’Ars che ha risposto all’invito sindacale. Tutti si sono detti pronti e disponibili a “fare squadra” per garantire un futuro al prestigioso birrificio, partendo innanzitutto dalla riacquisizione del marchio “birra Messina”, al momento di proprietà dell’Heineken, che ne continua la produzione nello stabilimenti di Massafra (Brindisi): “Mi consulterò con i legali della Provincia per capire se anche noi, come istituzione, possiamo dare un supporto all’azienda nel contenzioso che la vede contrapposta all’Heineken per riappropriarci del marchio, vessillo della città”. Vede il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto (forse anche per l’inconfondibile gusto delle bollicine messinesi) il primo cittadino: «Faremo il possibile per accelerare l’iter di cambio di destinazione d’uso al Comitato regionale urbanistica (Cru), entro la fine dell’anno speriamo che la vicenda possa essere risolta». Dichiarazioni, quelle rilasciate in volata da Buzzanca e Ricevuto, che però non convincono tutti: mentre i sindacati definiscono l’incontro odierno un «successo per la grande disponibilità mostrata dai due esponenti politici», ben diverso è il giudizio dei lavoratori, che certo non dimenticano le promesse mancate dell’ultimo anno: «Basta con le passerelle – afferma con rabbia uno dei 42 dipendenti che ha preso parte all’incontro – non crediamo più alle loro parole. Il sindaco e il presidente della Provincia non dovevano andare via, dovevano ascoltare tutte le nostre richieste e intervenire dopo». Uno sfogo, quello del signor Mimmo, che inutilmente colleghi e rappresentanti sindacali hanno cercato di placare. Perché quando il timore di non arrivare a fine mese prende il sopravvento, la razionalità perde “terreno”. Parole condivise anche da altri dipendenti, che prima ancora del recupero del marchio, ritengono prioritario avere garanzie per la delocalizzazione dell’impianto: «In attesa che il Cru si pronunci – affermano – bisogna iniziare a parlare di piano industriale per non arrivare impreparati a dicembre (quando scadrà il periodo di cassa integrazione in deroga)». Un data che sembra ancora lontana, ma che invece arriverà in men che non si dica. E a quel punto le “belle parole” avranno fatto il loro tempo.

 

 

Notizie 22-05-2012

 

Messina: Blitz del nucleo decoro alla Galleria Vittorio Emanuele

Chiusi tutti i locali. Su uno delle saracinesche degli esercizi un ultimo messaggio: “Abbiamo chiuso per colpa dei soliti messinesi intoccabili”. Il cancello semi aperto, le saracinesche chiuse, le immancabili bottiglie abbandonate “ai piedi” degli scalini. E’ questo ciò che rimane della Galleria Vittorio Emanuele, ed è questo ciò che rimarrà per chissà quanto tempo. Il nucleo Decoro della polizia Municipale, su precisa disposizione della Procura, ha fatto piazza pulita di ciò che rimaneva delle attività di ristorazione all’interno di quello spazio che, nei progetti, avrebbe dovuto rappresentare un secondo salotto buono della città. Quello che si ha oggi davanti agli occhi è uno spettacolo spettrale, ancor più di quanto visto negli ultimi mesi. Niente più tavoli, niente più sedie, né più tavolini, niente più “vita” all’interno di uno spazio che, all’indomani della sua inaugurazione, aveva fatto sperare nella possibilità di una vera rinascita. Un sogno svanito in poco tempo. Eppure a quanto accaduto l’altra notte nell’ormai deserta Galleria Vittorio Emanuele, c'è chi da una spiegazione ben precisa e lo scrive a chiare lettere, lasciando un ultimo messaggio di “arrivederci”, anzi di “addito”: “Abbiamo chiuso per colpa dei soliti messinesi intoccabili”.

 

Filicudi: La biglietteria aliscafi a 12 km dall’approdo!

Lipari - Nell’Isola di Filicudi per acquistare un biglietto di aliscafo bisogna recarsi nella biglietteria di Filicudi-porto, ossia a circa dodici chilometri dall’attuale approdo che è quello di Pecorini a mare. Al porto sono in corso i lavori di rifacimento del molo ma a residenti e turisti le compagnie di navigazione non hanno dato una soluzione provvisoria alternativa. Con l’aggravio per i turisti di doversi sobbarcare 20 euro di servizio taxi, se si trovano dall’altro lato dell’isola. Sino alle elezioni il problema era “superato” con i biglietti pre-stampati che venivano “gestiti”, su una biglietteria di fortuna ubicata al porto di Pecorini. Dopo le elezioni le cose sono mutate e nei muri sono comparsi gli avvisi con la nuova comunicazione. Comprensibilissima l’indignazione generale. Anche perché basterebbe un gazebo-biglietteria nei pressi del molo o fare il biglietto direttamente a bordo.

 

Sicilia: Sanità sciopero contro i tagli sui fondi

2.500 malati di talassemia le rifiuteranno per protesta il 29/5. Lo 'sciopero delle trasfusioni' e' stato indetto in Sicilia dalla Lega italiana per la lotta contro le emopatie e i tumori dell'infanzia per protestare contro ''i drastici ridimensionamenti del personale e organizzativo'' dei centri di talassemia. Il 28 maggio prossimo i malati talassemici rifiuteranno le trasfusioni e l'associazione presentera' alla Regione, in forma simbolica, il ricorso contro il nuovo piano sanitario. I malati di talassemia in Sicilia sono 2.500.

 

Caro Monti, facciamo due conti

Il presidente del Consiglio ha invitato gli italiani a segnalare gli sprechi da eliminare. La campagna Sbilanciamoci! ogni anno pubblica una “controfinanziaria” con proposte per evitare gli sprechi e usare la spesa pubblica per i diritti, la pace e l’ambiente. Ecco qualche consiglio a Monti: Legalità e giustizia fiscale: Tassa patrimoniale In questa crisi i ricchi non stanno pagando alcun prezzo, e il peso della crisi ricade interamente sulle fasce più povere della popolazione. Proponiamo perciò una tassa patrimoniale del 5 per 1000 sui patrimoni oltre i 500mila euro, con alcune correzioni di carattere progressivo (possibile grazie alla registrazione dei beni sulla dichiarazione dei redditi) sul prelievo. In questo modo potrebbero entrare nelle casse dell’erario una somma intorno ai 10 miliardi e 500 milioni di euro. Progressività. Il nostro sistema fiscale ha perso in questi anni un carattere di vera progressività. Non si tratta solo di raccogliere più risorse, quanto di dare un maggiore senso di giustizia fiscale. Per questo Sbilanciamoci! propone l’aliquota del 45% per i redditi al di sopra dei 70.000 euro e al 49% l’aliquota oltre i 200.000 euro. Si potrebbero recuperare così 1 miliardo e 200 milioni che sarebbero soprattutto (per il 77%) a carico dei contribuenti al di sopra dei 200.000 euro annui. Rendite. Oggi gli interessi sui depositi bancari vengono tassati al 27%, mentre gli interessi sulle obbligazioni, le plusvalenze e i rendimenti delle gestioni individuali e collettive subiscono un prelievo di appena il 12,5%. L’unificazione delle rendite finanziarie ha rappresentato per anni una delle priorità di politica fiscale promossa da Sbilanciamoci! e rappresenterebbe un importante risultato per la giustizia fiscale nel nostro paese. È possibile portare la tassazione di tutte le rendite al 23%, una soglia che ancora resta allineata con i grandi paesi europei e che non presenta quindi rischi di fughe di capitali. In questo modo sarebbe possibile ottenere almeno 2 miliardi di euro. Tassare i diritti televisivi per lo sport spettacolo Come per la pubblicità, il business dello sport-spettacolo ha effetti distorsivi sul mercato e distoglie risorse dallo sport per tutti. Si propone pertanto di adottare il metodo francese di tassazione dei diritti televisivi per finanziare lo sport per tutti e la costruzione di impianti pubblici polivalenti. Con un’aliquota del 5% sul totale dei diritti versati si potrebbero raccogliere circa 40 milioni di euro. Tassare la pubblicità Gli investimenti pubblicitari in Italia sono circa 10 miliardi di euro. Nell’era della grandi concentrazioni dei media e delle agenzie pubblicitarie nessuno può negare l’effetto distorsivo che questa ha su consumi, stili di vita e sulla stessa regolarità della concorrenza tra le imprese. La proposta, dunque, è di frenare i margini di profitto dell’intero comparto pubblicitario aumentando del 5% il prelievo sugli utili, con il duplice obiettivo di ridimensionarne l’invadenza e di drenare risorse da dedicare alla scuola e ad attività culturali per tutti. L’introito atteso è di circa 500 milioni di euro. Tassa automobilistica sull’emissione di CO2 Fino ad oggi la tassazione dei veicoli avviene sulla base della cilindrata e dei cavalli fiscali. Chiediamo che la tassazione sui veicoli avvenga in modo progressivo sulla base dell’emissione di CO2 che colpirà progressivamente i veicoli più potenti ed ecologicamente inefficienti (come i Suv o i veicoli di vecchia immatricolazione). Le maggiori entrate derivanti da questo diverso modo della tassazione dei veicoli ammonta a 500 milioni di euro. Misure fiscali penalizzanti per la produzione e il commercio (consentito dalla legge), delle armi La proposta è una sovrattassa del 4% sul fatturato dell’industria bellica e di un aumento di 200 euro per le licenze (oggi sono oltre 50.000) di armi per la difesa personale; queste misure potrebbero portare un ricavo di circa 270 milioni di euro.  Ambiente e sviluppo sostenibile: Riduzione stanziamenti grandi opere Si propone l’abbandono della logica delle grandi opere – costose e incerte sotto il profilo attuativo - a favore della ottimizzazione delle reti esistenti e del loro uso (con i necessari adeguamenti e potenziamenti). In particolare proponiamo la cancellazione del finanziamento di 1,543 miliardi destinati dalla Legge di Stabilità 2012 alle grandi opere. Eliminazione finanziamento all’autotrasporto di merci Si propone di cancellare le misure previste dalla Legge di Stabilità del 2012 di 400 milioni di euro a favore dell’autotrasporto merci, che invece andrebbe disincentivato a favore di forme di trasporto più sostenibile (intermodalità, autostrade del mare, uso del trasporto su rotaia) delle merci per il paese. Disarmare l’economia, costruire la pace: Riduzione delle spese militari Chiediamo la riduzione di 3miliardi di euro della spesa militare. Questo potrebbe avvenire grazie alla riduzione degli organici delle forze armate e a un’integrazione – con economie di scala – dentro la cornice europea e delle Nazioni Unite, naturalmente prevedendo un ruolo delle Forze Armate legato ad autentici compiti di prevenzione dei conflitti e mantenimento della pace e rifiutando ogni interventismo militare. Eliminazione e riduzione dei programmi d’arma (per gli F35 e non solo) Chiediamo al governo italiano di non firmare il contratto per la produzione dei 90 cacciabombardieri Joint Strike Fighter. Chiediamo di cancellare i finanziamenti previsti per il 2012 per la produzione dei 4 sommergibili FREMM, dei cacciabombardieri F35, delle due fregate “Orizzonte”. Risparmio previsto: 783 milioni di euro. Per un'analisi più dettagliata sui costi per gli F35, si veda:www.sbilanciamoci.org. No ai militari nelle città Chiediamo di concludere l’esperienza della presenza e del pattugliamento delle nostre città ad opera di personale delle forze armate e chiediamo che gli stessi fondi (72 milioni di euro) vengano impiegati per pagare gli straordinari al personale delle forze di pubblica sicurezza. Ritiro dall’Afghanistan Chiediamo il ritiro delle truppe italiane dalla missione in Afghanistan (il ruolo e la presenza dell’Isaf sono strettamente intrecciati ad Enduring Freedom in una funzione bellica e di lotta militare al terrorismo) e da tutte quelle missioni internazionali che non abbiano la copertura e il sostegno delle Nazioni Unite. Questa misura farebbe risparmiare 616 milioni di euro alle casse pubbliche Cancellare il programma “Vivi le Forze Armate. Militare per tre settimane”. Chiediamo che questa nuova iniziativa del Ministero della Difesa venga cancellata e le risorse risparmiate (20 milioni di euro) vadano ad incrementare il fondo per il servizio civile nazionale. Festeggiare la Festa della Repubblica del 2 giugno senza la parata militare Negli anni passati abbiamo calcolato un costo medio della Parata militare di circa 10 milioni di euro, cifra con la quale sarebbe possibile far partire 1.700 giovani per il servizio civile che fanno attività utili per la comunità, aiutando in questo modo più di 10mila persone in stato di bisogno: anziani, disabili, senza fissa dimora, bambini. Welfare, diritti sociali e formazione: Chiusura dei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) Con i 174 milioni previsti nella legge di bilancio per il 2012 per l’attivazione, la locazione e la gestione di nuovi Cie si potrebbe finanziare un programma nazionale di inclusione sociale, tra cui: corsi pubblici e gratuiti di insegnamento della lingua italiana, soluzioni abitative dignitose per i Roma, un sistema nazionale di protezione contro il razzismo, l’inserimento scolastico dei bambini e dei giovani di origine straniera, borse di studio per i giovani di origine straniera, spazi interculturali e risorse per i giovani “figli dell’immigrazione”. Per altre informazioni: www.cronachediordinariorazzismo.org. Abolizione dei fondi alle scuole private e del buono scuola Si risparmierebbero 700 milioni di euro dall’eliminazione dei sussidi pubblici alle scuole private. Si tratta di utilizzare le stesse risorse per rilanciare la scuola pubblica, intervenendo su quelle che sono le emergenze del sistema pubblico: il diritto allo studio, l’edilizia scolastica, la qualità dell’offerta formativa. Copy left Sbilanciamoci! propone l’adozione del software libero da parte di amministrazioni centrali e locali potrebbe portare risparmi molto ingenti. Si otterrebbe un risparmio attorno ai 2 miliardi di euro l’anno sui costi delle licenze (di cui 680 milioni solo per le soluzioni Microsoft). I vantaggi non sarebbero solo economici ma anche quelli di un eccezionale strumento di trasparenza amministrativa e di controllo della spesa. Fonte: Sbilanciamoci.

 

 

Notizie 21-05-2012

 

Barcellona rubata la grande campana in bronzo della chiesa dei Basiliani

Mani ignote, nella notte tra il 17 e il 18 Maggio, hanno rubato la grande campana in bronzo della chiesa dei Basiliani sulla collina di Monte Croce a Barcellona. Indisturbati, nonostante la collocazione nella torre campanaria, hanno potuto staccare il manufatto dalla sua sede e trafugarlo altrove. Probabilmente su commissione. Ma questo è solo l’ennesimo furto sacrilego perpetrato ai  danni della chiesa settecentesca. Infatti nel 1991 è stato rubato il preziosissimo tondo gaginesco con la Madonna e il Bambino, e nel 2010 è stata asportata la croce greca fissata sulla sommità della facciata. Oggetti d’arte e di devozione mai più ritrovati perché, forse, mai veramente cercati. Ora che poco resta da rubare (ricordiamo che tutto l’arredamento, i libri e le suppellettili sacre erano già scomparse negli anni in cui l’attiguo convento ospitava il Liceo Classico) ci chiediamo: possibile che tutto questo avvenga nella più banale normalità, senza che nessuna autorità assuma una forte posizione? Il patrimonio artistico e culturale di Barcellona Pozzo di Gotto, seppur negli ultimi anni faticosamente riscoperto e valorizzato da molte associazioni cittadine, rischia – nell’indifferenza – di privarsi definitivamente di alcuni dei suoi pezzi più importanti. Ma questo non possiamo permetterlo. Per questo chiediamo al Nucleo Tutela dei Beni Culturali dell’Arma dei Carabinieri di prestare maggiore attenzione al territorio barcellonese e di porre in atto tutti gli strumenti necessari affinché si scoprano gli artefici dei furti (ma tutte le chiese cittadine sono state bersaglio di numerosi furti) e si riesca a restituire alla cittadinanza barcellonese quanto fa parte del proprio corredo storico, sociologico e memoriale. Al contempo chiediamo alla nuova Amministrazione Comunale di predisporre quei minimi accorgimenti (adeguata illuminazione, telesorveglianza) per evitare in futuro il perpetrarsi di ulteriori fatti delittuosi, che rappresentano vere e proprie spoliazioni di opere che appartengono all’intera comunità, con grande e vero dolore di chi dedica la propria vita alla cultura, all’arte, al bello e alla legalità. Comunicato Stampa a firma del Presidente della Pro Loco Andrea Italiano e del Presidente dell’Associazione Culturale “Genius Loci” Bernardo Dell’Aglio.                                          

 

Messina: Settimana di protesta dei lavoratori dei servizi sociali

Si comincia domani con lo sciopero, per l’intera giornata, di sei cooperative. Mercoledì pomeriggio manifestazione di fronte palazzo Zanca. Le proteste della scorsa settimana sono state solo un antipasto, perché i i lavoratori dei servizi sociali, sono intenzionati a fare ancor più sul serio. Si comincerà domani con lo sciopero del settore. Ad incrociare le braccia saranno i lavoratori di i sei cooperative. Nuova Presenza , Azione Sociale, Nuove Solidarietà , Le Gardenie. Progetto Vita, Faro 85. Una decisione legata alla mancata risposta, da parte dell’amministrazione, sul pagamento degli stipendi, come spiegano Clara Crocé Segretario Generale della Fp Cgil e Angela Passari responsabile del settore. “I lavoratori – aggiungono - non percepiscono gli stipendi dal mese di Febbraio mentre altri dal mese di gennaio, sono allo stremo e da parte del sindaco non arriva nessun segnale , come se il problema non lo toccasse minimente”. Ma come detto, il dissenso avrà altre manifestazioni: i dipendenti, infatti, riprenderanno i servizi ma a turno il personale libero manterrà il presidio davanti a palazzo Zanca . La mobilitazione culminerà il 23 maggio a partire dalle ore 17 .con un sit-in di protesta, stesso giorno in cui il primo cittadino ha convocato le organizzazioni sindacali.  “Nel corso dell’incontro - continuano Crocè e Passari - senza tenere conto dei lavoratori dei servizi sociali che da giorni protestano e scioperano . L’atteggiamento di misogino incolpevole assunto dal sindaco a questo punto potrebbe apparire come un accanimento persecutorio nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori che rivendicano un pezzo di pane per le loro famiglie. Da tempo chiediamo un serio confronto , in merito ai servizi sociali sia al Sindaco che all’Assessore Caroniti - spiega ancora Crocè - nulla di fatto. Abbiamo appreso che l’Assessore Caroniti, nei giorni corsi ha incontrato le associazioni delle cooperative escludendo dal tavolo le organizzazioni sindacali. E’ comodo continuare a garantire i servizi alle fasce più deboli con le tasche e sulla pelle dei lavoratori. E’ arrivato il momento di cambiare rotta- conclude Crocè - se Buzzanca ha qualche problema , ha il dovere di spiegarlo ai cittadini messinesi”.

 

Messina: Vertenza Palumbo il 23 maggio sit-in di fronte la Prefettura

Tra le vertenze che infiammano la città non manca all’appello quella dei lavoratori dei cantieri navali Palumbo. Mercoledì 23 maggio si terrà di fronte la prefettura un sit-in organizzato dai metalmeccanici, compatti per rivendicare dignità e diritto al lavoro. I dipendenti non sono soli. Grande solidarietà è stata loro mostrata dai lavoratori dell’Atm aderenti all’OrSa e alla Cub Trasporti, che auspicano “l’unità della classe lavoratrice, ad oggi troppo frammentata, per sostenere l’attacco frontale di chi detiene il potere e vorrebbe far pagare lo scotto della crisi e dei fallimenti solo ai lavoratori salariati”. La vertenza ha causato finora 12 licenziamenti, un numero che in una città come Messina, dove il diritto a lavoro rappresenta ormai una chimera, costituisce l’ennesima sconfitta sociale.

 

Il consigliere Lombardo Ricevuto: «politicamente è un bugiardo»

La richiesta di dimissioni, formalizzata dall’esponente di Sicilia Vera in Consiglio, nasce da un fatto scatenante, ma poi viene supportata da un elenco di “fallimenti” collezionati dal presidente della Provincia e puntualmente elencati. Pippo Lombardo contro Nanni Ricevuto. Il primo è il consigliere e il portavoce provinciale di Sicilia Vera , il secondo è, ormai dal 2008, il presidente della Provincia. In questi quasi cinque anni di amministrazione provinciale, tra i due non sono mancati momenti di  forte scontro politico,  che oggi culminano con la richiesta di dimissioni di Ricevuto da parte dell’esponente d’opposizione di Palazzo dei leoni. Nanni Ricevuto dovrebbe lasciare la poltrona di presidente perché «bugiardo» . Così lo ha definito espressamente il consigliere Lombardo nel corso dell’ultimo Consiglio provinciale. Come in ogni guerra c’è un causus belli:  «il Presidente continua ad eludere le richieste del consiglio sulla gestione delle somme urgenze negli ultimi quattro anni, affidati sempre alle stesse ditte e sempre utilizzando il massimo consentito per legge, eludendo le procedure di evidenza pubblica, causando all’Ente un danno erariale non indifferente,  considerato che sono stati affidati oltre dieci milioni di euro» Questa, dunque la causa scatenante che ha indotto Lombardo a chiedere le dimissioni immediate del Presidente Ricevuto, ma tante altre le motivazioni per cui lo vorrebbe vedere fuori da palazzo dei Leoni. Motivazioni elencate, una per una, in un documento, fatto diramare dall’Ufficio stampa, secondo cui Ricevuto: «ha fallito sulla viabilità provinciale, dove sono stati sprecati 120 milioni di euro senza nessun risultato evidente; ha fallito sulla edilizia scolastica, non riuscendo a mettere in piede nessun procedimento per realizzare almeno un nuovo plesso scolastico; ha fallito sul ridimensionamento delle partecipazioni azionarie della Provincia bruciando milioni di euro sulla società dell’aeroporto dello stretto;  ha fallito sull’unica grande infrastruttura necessaria per il rilancio economico della nostra provincia e cioè l’Aeroporto del Mela; ha fallito sulla pianificazione territoriale non riuscendo in quattro anni ha portare una proposta deliberativa sul Piano territoriale; ha fallito sulle politiche turistiche ed in particolar modo sulla gestione del comitato Taormina Arte causando un buco di oltre tre milioni di euro e compromettendo seriamente la stagione 2012; ha assunto impegni che non ha mantenuto sul rilancio della cittadella fieristica di Messina ; ha fallito sulla gestione finanziaria della Provincia mettendo in discussione la sopravvivenza stessa dell’Ente». Ma c’è una ragione che ha pesato più di tutte nella decisione del consigliere Lombardo  di chiedere  le dimissioni del Presidente Ricevuto: «perché politicamente è un “Bugiardo”, e non è idoneo a continuare a ricoprire un ruolo che richiede prima di ogni cosa, al di là delle competenze, onestà intellettuale nei confronti di tutti i cittadini della provincia di Messina».

 

Finanziamenti ai partiti: via libera ai tagli, ma in Aula solo 20 deputati

In Parlamento la Commissione di Montecitorio ha approvato la proposta di legge per la riforma dei finanziamenti ai partiti, ma alla prima presentazione del relatore in Aula ben pochi deputati erano presenti. Il Parlamento in questi giorni è al lavoro su uno degli argomenti più delicati del momento, il taglio dei finanziamenti pubblici ai partiti più volte evocato dai partiti e chiesto dai cittadini, ma ancora mai realizzato. Anche due giorni fa alla Camera dei deputati all'ordine del giorno c'era la discussione sulla proposta di modifica di alcuni dei temi centrali della vicenda come la riduzione dei rimborsi elettorali, la rinuncia all'ultima tranche dei rimborsi del 2008 e la trasparenza sui conti dei partiti, ma a prendere parte alla discussione, dopo la presentazione da parte del relatore, vi erano appena venti deputati su oltre seicento. La cosa diventa più sorprendente se si pensa che la proposta di legge approvata in Commissione è bipartisan, come dimostrano i relatori dei due maggiori partiti in Parlamento, Pdl e Pd. L'assenteismo cronico – Certo non era l'ultima discussione sul tema ma solo una prima introduzione da parte del relatore e non si votava, ma in un periodo come questo dove la necessità di intervenire sui rimborsi elettorali sembra ormai ben accettata dalla maggioranza dei partiti, ci si aspettava una partecipazione da parte degli onorevoli leggermente più ampia. Le assenze in Parlamento da anni sono uno dei problemi della nostra Assemblea legislativa da più parti condannato ma che non trova soluzioni valide anche a nome dell'indipendenza di valutazione dei singoli parlamentari. Le proposte della riforma sui finanziamenti ai partiti - Vediamo nel dettaglio quali sono le proposte di questa riforma dei finanziamenti ai partiti così come approvata dalla prima commissione della Camera che per molti sarà una vera e propria rivoluzione del sistema. Innanzitutto ci dovrebbe essere una riduzione del 50% dei contributi a carico dello stato sui rimborsi elettorali, ma cambierà anche il sistema del cofinanziamento pubblico, più legato alle effettive spese sostenute, e ci sarà un limite ai costi per le campagne elettorali europee. Novità importanti anche per la trasparenza sui conti dei partiti e sui controlli, con l'obbligo di sottoporre i bilanci a società di revisione e la creazione di una commissione ad hoc che possa valutare e imporre sanzioni. Infine viene lasciato al Governo l'onere di adeguare la legislazione per gli sgravi di chi dona al partito a quella delle onlus. Fonte: Linkiesta

 

 

Notizie 20-05-2012

 

Brindisi muore una 16enne e si indaga sulla matrice del vile attentato

Una ragazza di sedici anni dilaniata dallo scoppio di un ordigno, un'altra gravissima, tre ragazze con ustioni su tutto il corpo, due delle quali in gravi condizioni e una probabilmente perderà gli arti inferiori, altre cinque persone colpite in maniera meno grave: è il bilancio di un attentato compiuto dinanzi a una scuola brindisina, l'Istituto professionale di Stato per i servizi sociali 'Francesca Laura Morvillo Falcone' di Brindisi, che conta 600 alunni. La ragazza morta è Melissa Bassi di Mesagne, paese della provincia. Era figlia unica. Il papà è un operaio, fa il piastrellista, e la mamma è una casalinga. Le persone in condizioni meno gravi sono tre studenti e due passanti, curati perché colpiti da otalgie a causa dello scoppio. Un attentato, quello di stamattina a Brindisi, diretto contro la scuola, secondo i primi accertamenti degli investigatori. Si sarebbe trattato di un ordigno confezionato artigianalmente con un innesco collegato a due bombole di gas. Le tre bombole di gas, probabilmente collocate anche a un timer, erano state collocate su un muretto vicino a un cancello secondario della scuola. L'esplosione ha coinvolto alcune studentesse che erano appena scese da un autobus urbano e stavano raggiungendo l'edificio scolastico. Il timer era bloccato, secondo indiscrezioni, sulle 7.55 ma l'esplosione dell'ordigno rudimentale è avvenuta intorno alle 7.45. "Potrebbe non essere una organizzazione mafiosa ad aver compiuto l'attentato", ha detto il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, parlando con i giornalisti al termine della riunione in prefettura. "Stento a credere che possa essere stata la mafia a compiere l'attentato di Brindisi - queste le prime considerazioni del commissario antimafia Alberto Maritati, il senatore del Pd con una lunga esperienza di magistrato in Puglia, la sua terra -, perché a noi componenti della Commissione antimafia non risultava alcun allarme o preallarme su rischi del genere: occorre capire se lo strano tentativo di suicidio di Bernardo Provenzano, subito sventato nel carcere di Parma, sia stato un segnale dato all'esterno. Ma nella valutazione di questo crimine efferato che colpisce i nostri giovani, che sono gli affetti più cari delle famiglie, bisogna essere cauti". Il preside della scuola dà fiato al tremendo timore e orrore che serpeggia nelle teste di tutti, via via che si delineano i particolari dell'attentato: "E' stato fatto per uccidere: a quell'ora - dice il prof. Angelo Rampino - le ragazze entravano, proprio a quell'ora. Fosse accaduto alle 7.30 non ci sarebbe stata nessuna conseguenza". D'altro canto, ha rilevato poco dopo l'attentato il neosindaco, Mimmo Consales (in carica da una settimana), sono troppe le "coincidenze" perché il pensiero non corra subito ad un attentato mafioso di forte valenza simbolica: è stato colpito l'istituto intitolato alla moglie di Giovanni Falcone, a pochi giorni dal ventesimo anniversario della strage di Capaci, e nel giorno dell'arrivo a Brindisi della Carovana antimafia. Anche il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola è sul posto. L'assessore regionale alla Protezione Civile, Fabiano Amati: "Ci sono i vigili del fuoco - racconta -, non ci sono studenti, un muro della scuola è completamente annerito e ci sono detriti ovunque. E' un disastro". Vendola e Amati andranno poi nell'ospedale per incontrare i feriti. Il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri segue personalmente la vicenda, in contatto con il prefetto e dice: "Non si può pensare di militarizzare il territorio, serve potenziare l'intelligence".

 

“Equitalia? È il simbolo di uno stato senza legittimità”

Equitalia è sinonimo di ingiustizia, di cartelle pazze, di violenza. Alcuni, rispondono con altrettanta violenza. Ma cosa è successo perché la situazione diventasse così grave? Perché su Equitalia si concentra l’odio dei cittadini? E che cosa significa, Equitalia? Linkiesta ne ha discusso con Carlo Lottieri, filosofo liberale e fondatore del centro studi Istituto Bruno Leoni. E spiega che Equitalia è il nervo scoperto di uno stato che ormai è fallito. L’Italia in rivolta si lancia contro Equitalia. A Napoli un assalto, a Milano due esattori vengono aggrediti. A Roma arriva un pacco bomba. E poi minacce, insulti, odio. Equitalia catalizza tutto questo, tanto che i suoi dipendenti, adesso, hanno davvero paura. Il fisco e gli esattori, dalla notte dei tempi, non sono mai piaciuti a nessuno. Ma la situazione è inaudita, e non è nemmeno da ricondurre alle inefficienze amministrative o alle cartelle pazze, come spiega a Linkiesta Carlo Lottieri, filosofo liberale italiano e uno dei fondatori dell’Istituto Bruno Leoni. Secondo lui la questione è più complessa e senz’altro più grave. Perché c’è tutto questo odio contro Equitalia? Equitalia è una parte del sistema fiscale italiano, molto complesso e stratificato (basti dire che nel sistema fiscale vi è anche la Guardia di Finanza, che è parte dell’esercito). Di per sé, il problema non è Equitalia. O meglio, Equitalia è solo la manifestazione di una questione più profonda, che rinvia all’estrazione di risorse da parte del potere politico. Nel corso della storia, l’imposizione fiscale si è affermata grazie a quell’insieme di condizioni culturali e istituzionali che, nel tempo, è riuscita a consolidare. E che ora in Italia stanno venendo meno. Cioè? L’imposizione fiscale è sempre stata legata alla rappresentanza: “no taxation without representation”, come recitavano i coloni americani in rivolta con il Parlamento britannico. Ma ancor prima, quando lo stato moderno ha mosso i suoi primi passi lo stato moderno (al tempo del cosiddetto “stato dei ceti”), l’imposizione fiscale si è affermata grazie a una negoziazione tra il monarca e i rappresentanti dei gruppi sociali da cui lo stato poteva ottenere risorse. Essenzialmente, in quella fase, per condurre le guerre. Ma ora le cose sono molto cambiate, soprattutto in Italia. Cosa è cambiato? In primo luogo la rappresentanza, che non c’è più. Alla base della protesta contro Equitalia c’è uno scollamento che discende dalla delegittimazione della classe dirigente nel suo insieme. Questo mi pare il punto cruciale. Non si riconosce più il motivo, la ragione, la giustizia del prelievo fiscale. Anche perché, nel corso del Novecento, stato e tassazione sono cresciuti in maniera abnorme, mentre allo stesso tempo si sono progressivamente erosi i pilastri ideologici che reggevano il potere e le narrazioni che lo portavano ad autocelebrarsi. Se guardiamo ai nostri nonni, vediamo una differenza enorme: loro, per lo Stato, erano disposti a morire. E spesso sono effettivamente morti. Chi di noi lo farebbe, oggi? La sensibilità è molto cambiata: la retorica dell’unità, della nazione, ora non funziona, anzi. Non sarà solo una questione di disincanto? No, ma anche quello è forte. Le ragioni comunque sono molte. L’Italia, come la Germania, è arrivata assai tardi a darsi una formazione statale compiuta: lo sappiamo bene. L’avvento del nazionalismo, che ha avuto il suo apogeo con il fascismo, ha prodotto i disastri che conosciamo. Con questa eredità alle spalle, è difficile che da noi s’imponesse un’idea di nazione. Non dimentichiamo, per giunta, che i nostri sono tempi di una globalizzazione che ci pone in continuo contatto con stranieri venuti in Italia e che in questo contesto la logica della solidarietà interna, tra persone di diverse regioni italiane, non regge più. Non è facile capire perché dovremmo essere più solidali con un connazionale che neppure conosciamo e non con un amico che ha un passaporto diverso. Ma questo che c’entra con Equitalia? È il punto iniziale: il terreno della coscienza nazionale, in Italia, è instabile. Direi fragilissimo: e su di esso non si può costruire nulla. Soprattutto, lo stato non può chiedere sacrifici appellandosi a questo. Nemmeno la Costituzione è in grado di funzionare da collante. Anzi, direi che è un imbroglio: perché si fonda sul fatto che il popolo detenga un potere costituente. È così. Non proprio. Il potere è stato esercitato, in forma mediata e con la mediazione di rappresentanti, sessant’anni fa. Da lì in poi è stato tolto al popolo, che ora è vincolato da decisioni prese da altri e nel passato. Ad esempio non può chiedere referendum in materia fiscale o per decidere sul distacco di una parte del Paese. Per questo, dico, questa democrazia è quanto meno zoppa. Ma lo stato agisce, in ogni caso, per il bene collettivo. Forse dovrebbe essere così, ma certo le cose vanno in altro modo. Ma all’inefficienza dei servizi pubblici e all’utilizzo assai disinvolto delle risorse provenienti dalla tassazione, bisogna aggiungere che manca una classe governante che abbia sincerità di dire: “le cose sono state gestite male e in modo ingiusto. Adesso cerchiamo di farlo in modo davvero diverso”. Questo ceto differente e nuovo non c’è. Nemmeno i tecnici (che non sono tecnici, ma in molti casi soltanto politici in pectore di uno scenario tutto da definire), hanno l’intenzione di cambiare lo status quo: smettendo di penalizzare i tax-payers, cioè chi paga le tasse, i produttori, gli imprenditori, i lavoratori dipendenti del privato, e iniziando a penalizzare i tax-consumers, cioè chi vive sulle tasse pagate dagli altri. Abbiamo insomma dinanzi a noi uno squilibrio insano e gravissimo, che chi è strutturalmente penalizzato dal sistema non vede compensato nemmeno dai risultati della spesa pubblica, dai servizi, dalla buona amministrazione. E qui arriva Equitalia. Esatto, è lo snodo, il nervo scoperto di tutte queste dinamiche. Lo stato esercita la sua pressione non chiedendo più la vita dei cittadini (come accadeva in passato), ma introducendosi nelle loro proprietà in modo sempre più invasivo e violento. Per giunta, agli occhi di larga parte dei produttori non appare più legittimato a farlo. E tutto questo porta al punto essenziale: e cioè al fatto che la mancanza di senso dello stato, la scarsa efficienza dell’impiego delle risorse acquisite con il prelievo fiscale e la totale delegittimazione (anche formale) delle istituzioni statali sono fattori che si intrecciano, portando a Equitalia. Il braccio fiscale del Leviatano, diciamo così, finisce per essere al centro delle pulsioni, dello scontro, della rabbia dei cittadini. Ma sia chiaro: ogni forma di violenza nei confronti delle persone che lavorano per Equitalia è sbagliata. Si tratta di un attacco nei confronti di innocenti. È il sistema che va cambiato. Insomma, con Equitalia lo stato ha violato il patto con i cittadini? Sì, soprattutto perché quel patto – se mai è esistito – ora si è del tutto dissolto. Per giunta il paese a questo punto è spaccato. La società è sempre più divisa tra tax-payers (quanti danno più di quello che ricevono) e tax-consumers (quanti ricevono più di quello che danno). Da un lato crescono le pulsioni di odio contro Equitalia (e sono i tax-payers) e, dall’altro lato, in via parallela, quelle contro gli evasori (e stavolta sono i tax-consumers). Cartelle pazze e blitz a Cortina. Per certi aspetti, sebbene in forma imperfetta, questa tensione tra danneggiati e beneficiari è anche una contrapposizione geografica: Nord e Sud. Va pure aggiunto, e questo spiega molto, che tra Milano e la Calabria c’è da una distanza economica che non si ritrova in nessun’altra parte d’Europa. Niente di nuovo, quindi. Solo che ora, in mezzo a tutto ciò c’è Equitalia. Fonte: Linkiesta

 

Teseos il 22 maggio incontro tra sindacati e il commissario dell’Asp 5

Dopo l’ennesima manifestazione tenutasi di fronte i cancelli di via La Farina i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil sono riusciti ad ottenere risposta. Dopo l’ennesima manifestazione di fronte i cancelli dell’Azienda Sanitaria di via La Farina e l’ennesimo incontro mancato con il commissario Francesco Poli, i sindacati riescono ad avere finalmente una risposta. Il dirigente della struttura, infatti, il prossimo 22 maggio, incontrerà i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil e una delegazione della Teseos, per affrontare il problema riguardante il futuro occupazionale del personale. La cooperativa, che fa parte di Ssr, la società di servizi riabilitativi che opera per conto dell’Asp5 di Messina, aveva avviata nel 2010, ma da allora nonostante le ripetute richieste all’Assessore alla Sanità Massimo Russo e ai vertici dell’ASP di Messina, nulla si è mosso. Il Prefetto dietro sollecitazione del sindacato ha chiesto all’Asp di relazionare, senza ad oggi avere notizie. I rappresentanti sindacali sperano di ottenere soluzioni positive e definitive per chiudere una querelle che dura da troppi anni, scongiurando ogni ulteriore azione che in un momento così delicato potrebbe registrare punte di alta esasperazione da parte dei lavoratori che da troppi anni vivono nell’incertezza per la paventata perdita del loro posto di lavoro e del loro salario.

 

Provincia somme destinati ai Comuni alluvionati rimasti nella "cassaforte"

Il capogruppo dell’ MPA Cerreti punta il dito contro il numero uno di palazzo dei Leoni e chiede perché non siano stati spesi i fondi in favore delle famiglie e delle imprese deliberati dal Consiglio provinciale ed immediatamente spendibili. Doppio senso di marcia alla Provincia nella spesa dei fondi. A Palazzo dei Leoni, infatti,  da un lato si “sperpera” -  vedi caso  aumento indennità,  poi ridimensionato dalla rinuncia dei beneficiari; dall’altro si fa economia. Anche quando, invece, le somme in cassa andrebbero spese. In una interrogazione indirizzata al presidente Nanni Ricevuto, il  capogruppo  dell’ MPA,  Roberto Cerreti,  denuncia la mancata utilizzazione delle somme stanziate dal Consiglio Provinciale, grazie ad un maxi emendamento al bilancio,  in favore delle famiglie bisognose e delle imprese delle zone colpite dagli eventi alluvionali degli ultimi anni. Ottocento mila euro tondi tondi, di cui - secondo quanto  riportato nel documento dall’esponente autonomista -  sarebbero stati spesi solo  200 mila euro,  «polverizzati in contributi per gli eventi natalizi nei comuni alluvionati». Gli altri 600 mila euro sarebbero rimasti nella cassaforte del presidente Ricevuto perché, «anche se iscritti nella rubrica dell’Assessorato ai Servizi Sociali, risultano nella spesa di esclusiva competenza della Presidenza della Provincia regionale». Cerreti punta, dunque,  il dito contro il numero uno di palazzo dei Leoni , reo di avere perseverato in «un’azione amministrativa inefficace, insensibile verso le reali criticità del territorio e non convincente», soprattutto se si considera  «la comprovata spendibilità dei fondi previsti nel maxi emendamento, in quanto somme prelevate dall’Avanzo di Amministrazione, per spesa unica ed irripetibile». Eppure, quei 600 mila euro sarebbero serviti eccome alle zone alluvionate, viste le finalità per cui erano stati stanziati: «€ 300.000,00 per iniziative nel campo della solidarietà sociale - costituzione fondo per sostegno alle famiglie bisognose residenti nelle zone colpite dagli eventi alluvionali e di disseto idrogeologico dal 2008 ad oggi; altri € 300.000,00 Istituzione fondo di garanzie attraverso i confidi, finalizzato al sostegno economico per le imprese ubicate nelle zone alluvionate e colpite da dissesto idrogeologico del territorio provinciale messinese».Alla luce di quanto scritto nel documento, Cerreti ha deciso di interrogare Ricevuto  «per conoscere quali sono state le motivazioni politiche ed amministrative che hanno indotto l’Amministrazione a non utilizzare i € 600.000,00 deliberati dal Consiglio Provinciale in favore delle famiglie bisognose e delle imprese delle zone colpite dagli eventi alluvionali dal 2008 ad oggi, nonostante il tragico periodo che il nostro territorio ed il nostro Paese attraversano».

 

 

Notizie 19-05-2012

 

Regione Sicilia le consulenze non si fermano mai

Ha poco più di trent’anni l’ultimo consulente esterno nominato dalla Regione siciliana. Si tratta di Andrea Ciulla, chiamato dall’assessore alle Attività produttive Marco Venturi, appunto, come “Consulente giuridico per le materie di pertinenza dell’Assessorato regionale Attività Produttive”. Per Ciulla, l’attività inizierà domani e si concluderà il 17 agosto prossimo. Per tre mesi circa di lavoro, il giovane esperto guadagnerà 6.197,46 euro lordi. Avvocato classe ‘81, Ciulla lavora nello studio legale dell’attuale presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato Giovanni Pitruzzella, dove ha anche completato il suo praticantato. E l’avventura nella pubblica amministrazione siciliana, per lui, non è un’assoluta novità. Anzi. Ciulla è uno di quelli che si possono definire ormai, per quanto riguarda quest’ultima legislatura, uno dei consulenti “di lungo corso”. Il suo primo incarico, sempre all’assessorato Attività produttive (e da questo ramo dell’amministrazione arriveranno anche i successivi incarichi), risale infatti al febbraio del 2010. Da allora, una serie di rinnovi. Alla fine le consulenze saranno sei in poco più di due anni. Costate alle casse della Regione circa 45 mila euro lordi. Quella del giovane avvocato, è solo l’ultima di una serie di nuovi incarichi, richiesti da un governo che ha già annunciato la fine anticipata della legislatura, e che addirittura riceve le accuse all’Ars dall’opposizione per la scelta di “assentarsi in massa” in occasione della seduta d’Aula nella quale si sarebbe dovuto discutere sulla questione dei lavoratori Forestali. Ma l’esecutivo, che ha già fatto partire un mini-rimpasto con l’addio di Sebastiano Di Betta, continua a sfornare consulenti. Solo nell’ultimo mese, infatti, gli incarichi pubblicati sul sito della Regione sono ben sette: uno ogni quattro giorni. Per un costo complessivo di circa 71mila euro.

 

Stato e Regioni, la spesa inutile va tagliata ovunque

Stato ed enti locali: chi spreca di più? La retorica delle “regioni virtuose” rispetto a uno stato centrale sprecone non regge il confronto coi numeri, esposti qui da Enrico Zanetti, direttore di Eutekne.info. Tuttavia, anche lo Stato centrale è chiamato a tagli e risparmi, e a contribuire a un nuovo sistema di spesa efficiente. Come? Ecco alcune tracce di riflessione.  Secondo quanto comunicato nei giorni scorsi, i tagli di spesa che il Governo intende programmare per il 2012 con la spending review ammonterebbero a poco più di 4 miliardi di euro. Per non varare l’aumento dell’IVA a partire dal prossimo ottobre, servono 3,3 miliardi sul 2012, 13,1 miliardi sul 2013 e 16,4 miliardi sul 2014. Questo è il target minimo che è lecito attendersi dal Governo per una spending review che, se incapace di consentire una riduzione della pressione fiscale già oggi esercitata sul Paese, deve quanto meno scongiurare la concreta attivazione dell’ultimo e più significativo degli aumenti messi a bilancio nell’ambito delle manovre 2011. Che riuscirvi sia una impresa tutt’altro che semplice, non vi è dubbio alcuno. Ancora più arduo sarà però evitare l’ennesima revisione al ribasso delle stime sul PIL se questo obiettivo non verrà centrato. Inoltre, così come non è mai semplice tagliare, è difficile anche pensare che non esistano margini di manovra nell’ambito di una spesa pubblica che, rispetto a quella del 2000, risulta cresciuta in termini reali di 124 miliardi sul 2011 e, sulla base dei dati del Documento Economico Finanziario recentemente approvato, sul 2014 continuerà ad essere maggiore in termini reali di 110 miliardi. Questo inopinato aumento, generatosi per intero tra il 2001 e il 2006, può e deve essere riassorbito con maggiore decisione e celerità. In particolare, spicca l’incremento della voce per consumi intermedi, ossia gli acquisti di beni e servizi. Rispetto al 2000, questa voce risulta cresciuta in termini reali sul 2011 di 63 miliardi e, nonostante le manovre, l’aumento sul 2014 continuerà ad essere di 57 miliardi. Non stupisce quindi che, sempre nella giornata di ieri, il Governo abbia focalizzato la propria attenzione proprio su questa voce, annunciando la nomina di un commissario per la razionalizzazione della spesa sugli acquisti di beni e servizi nella persona di Enrico Bondi, vero e proprio “supertecnico”, non fosse altro perché, con questa nomina, diviene sulla materia il tecnico dei tecnici. Al netto delle facezie, il problema è che il grosso del lavoro da fare su questo fronte non è a livello centrale. Qui, infatti, la retorica delle regioni e degli enti locali virtuosi, in contrapposizione allo Stato centrale spendaccione, segna il passo, perché, conti alla mano, circa l’82% della spesa per consumi intermedi è riconducibile ai primi e solo il 18% restante al secondo. Ciò non toglie che anche lo Stato debba fare la sua parte, cosa che fino ad oggi ha fatto in misura veramente minima. L’insieme delle manovre varate nel 2011 ha inciso per complessivi 81,3 miliardi, di cui 53,6 miliardi di maggiori entrate (66%) e 27,7 miliardi di euro di minori spese (34%). A loro volta, le minori spese sono “nominalmente” riconducibili per 4,2 alle amministrazioni centrali, 13,1 a Regioni ed Enti locali e 10,4 alle gestioni previdenziali. In realtà, se si raffrontano i dati del DEF 2011 (prima, quindi, delle manovre) e quello del DEF 2012 approvato nei giorni scorsi, emerge con chiarezza come sul 2014 lo Stato si ritroverà appena 0,5 miliardi in meno di spese, regioni ed enti locali 16,3 miliardi in meno e le gestioni previdenziali 11,3 miliardi in meno. Considerato che, le minori spese delle gestioni previdenziali sono sostanzialmente coincidenti con i risparmi derivanti dagli interventi sui trattamenti pensionistici, si può ben dire che, ad oggi, lo sforzo di riequilibrio dei conti pubblici grava per il 79,42% sui cittadini contribuenti e pensionati, per il 19,88% sulle regioni e gli enti locali, per lo 0,7% sullo Stato. È evidente che così non può funzionare e che non sono certo 4 miliardi di euro che possono cambiare squilibri distributivi dei sacrifici così marchiani. Fonte: Linkiesta

 

Patti:Sit in a dei lavoratori Ato 2 da sei mesi sono senza stipendio

Un interesse legittimo dell’ex impresa che gestiva il servizio. Ma a farne le spese, in una contesa che riguarda l’Ato Messina 2 e l’azienda Carruter, a rischiare di rimare stritolati, sono i lavoratori. Una settantina in tutto che da sei mesi non percepiscono lo stipendio. Alla base della vicenda che mette in ginocchio gli operai, il personale di ufficio e le rispettive famiglie, c’è il pignoramento che la Carruter ha legittimamente ottenuto dal Tribunale per servizi resi ma non pagati dall’Ato 2, quello che copre i centri fra Villafranca e Brolo. Così, proprio per chiedere ai giudici di autorizzare l’Ambito territoriale almeno ad utilizzare una parte dei soldi per gli stipendi, i lavoratori hanno presidiato il tribunale di Patti.

 

Messina:Aborto spontaneo o malasanità? Interviene la commissione

La vicenda relativa al presunto caso di malasanità che ha interessato ancora il Policlinico di Messina è giunta sino a Roma. La storia riguarda una donna residente a Rometta in stato di gravidanza che, dopo ripetute visite al Pronto Soccorso lo scorso 29 febbraio, è stata rispedita a casa dove poi ha espulso il feto morto alcuni minuti dopo. La Commissione Parlamentare di Inchiesta sugli errori in campo sanitario, presieduta da Leoluca Orlando, ha scritto all'assessore regionale alla Salute Massimo Russo chiedendo di acquisire ogni dato utile a conoscere lo svolgimento dei fatti ed in particolare una relazione recante ogni elemento importante ai fini dell'accertamento della verità, sia in termini di responsabilità strutturali e organizzative che individuali. E non è da escludere l'ennesima visita degli ispettori presso il nosocomio messinese.

 

 

Notizie 18-05-2012

 

L’ADASC diserta i festeggiamenti della Raffineria e commemora i morti

Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute dei Cittadini in merito ai festeggiamenti per i 50 anni di attività della Raffineria di Milazzo dirama il presente comunicato. Non possiamo accettare, e non è la prima volta, che si presta la nostra città al colosso industriale che ha arrecato danno a Milazzo, ai suoi milazzesi ed agli abitanti di tutto il Comprensorio della Valle del Mela. Festeggiano 50 anni di LORO attività sulle spalle della gente. La cosa alquanto grave che il calendario delle manifestazioni è patrocinato dal comune di Milazzo, una scelta molto contestabile visto quello che ha prodotto e continua a produrre la raffineria nella quasi totale indifferenza dell’ente locale. L’industria ha degli spazi di proprietà dove organizzare feste, eventi, come mai hanno deciso le nostre piazze? Le nostre strutture? Per gettare altro fumo negli occhi? Ci bastano già i loro veleni!! I milazzesi non hanno bisogno di concerti ma di opere utili alla popolazione per cercare di riparare anche i guasti prodotti anche dalla loro attività e di infrastrutture per il rilancio turistico del nostro territorio visto che è ben marchiato da tonnellate di ferro e cemento visibili a chilometri di distanza. In occasione dell’iniziativa fabbrica aperta organizzata dalla stessa raffineria abbiamo proposto ufficialmente la realizzazione di: un centro di eccellenza oncologico, un centro grandi ustionati, un centro di ricerca scientifico- ambientale, un centro per patologie cardio-respiratorie, un centro per il monitoraggio ambientale e sanitario ma anche opere con lo scopo di incentivare il turismo nella nostra città. A tutt’oggi non abbiamo ottenuto nessuna risposta. Si invita la popolazione a disertare queste iniziative e di commemorare tutti i nostri cittadini che non sono più tra noi per patologie ambientali e di aiutare bambini, giovani, donne ed uomini che combattano giornalmente la battaglia più difficile e dolorosa, quella per la vita, contro la morte!

 

Regione Sicilia: una infornata di nomine

Una ventina di nomine. A quattro-cinque mesi dalla “presunta” chiusura della legislatura, annunciata per l’autunno. Alla faccia della smobilitazione, il governo Lombardo è più vivo che mai. Anzi, soprattutto il “sottogoverno” Lombardo, popolato da presidenti, commissari, direttori e consulenti. Molti dei quali sono stati nominati appena nell’ultimo mese. Negli stessi minuti, insomma, in cui il governatore parlava di elezioni anticipate, firmava nuovi incarichi. E pensava addirittura a un rimpasto, a un governo “primavera-estate”. Intanto, una nomina e una “designazione” arrivano proprio nei giorni a cavallo delle elezioni amministrative palermitane. Un riferimento non casuale, perché due dei “nominati” nei giorni di campagna elettorale si sono molto spesi per il candidato sindaco Aricò, nella coalizione che comprendeva anche Mpa, Fli e Mps. L’ex difensore civico di Palermo Antonio Tito, che nel day-after dell’imputazione coatta al presidente Raffaele Lombardo dichiarava di non nutrire “alcun dubbio sull’infondatezza delle accuse al governatore”, è stato infatti nominato presidente di Siciliacque. Per lui, come detto, un impegno “diretto” in campagna elettorale, con i “Movimenti civici ” legati alla lista dell’Api. Per l’ex assessore alle Provincia di Palermo e coordinatore cittadino dell’Mpa Marcello Caruso, invece, è arrivata la “designazione” alla carica di presidente dell’Istituto regionali “Vini e Oli” (l’ex Vite e vino). Adesso, prima che l’indicazione del governo diventi una vera nomina, bastano i passaggi prima in giunta, che dovrà deliberare, infine nella Commissione Affari istituzionali all’Ars. Passaggi soltanto formali, nella stragrande maggioranza dei casi. Il 24 aprile scorso, invece, è arrivata la nomina di Mariano Pisciotta a dirigente generale dell’Ufficio speciale autorità di Audit dei programmi cofinanziati dalla Commissione europea. Uno di quegli uffici considerati da molti assolutamente inutili, e spesso utilizzati per “riciclare” dirigenti vittime dello spoil system. Altro dirigente generale, ma di un ufficio dal peso certamente maggiore, è Luciana Giammanco, nominata nella stessa giunta del 24 aprile al vertice del dipartimento delle Autonomie locali. Per lei si tratta però di un ritorno, dopo la parentesi dell’interim di Giovanni Carapezza. Cambia il vertice anche all’Aran Sicilia. Uno di quegli enti che inizialmente era stato indicato tra quelli “da sopprimere”. Alla fine l’ente è rimasto in piedi, “costerà appena trecentomila euro l’anno – assicurava Lombardo nei giorni della discussione della Finanziaria – quanto sarebbe costata la convenzione con l’Aran nazionale”. Adesso a guidare l’ente c’è un commissario, l’avvocato e magistrato Claudio Alongi. Una nomina che rientra proprio nella logica del contenimento dei costi, visto che Alongi acquisirà le funzioni del Comitato direttivo (di cui faceva parte) e del presidente uscente Girolamo Di Vita. Alongi, tra le altre cose, era stato consulente legale anche di alcune partecipate regionali come la Beni culturali spa, Multiservizi e il Consorzio autostrade siciliane. Infine, ecco una nuova nomina per Angela Antinoro, nuovo commissario straordinario del Crias. Negli scorsi mesi, invece, la Antinoro aveva svolto per la Regione il ruolo di commissario straordinario dell’Asi di Palermo. All’Asi di Gela l’ex presidente  Giuseppe Pisano, è stato nuovamente nominato commissario straordinario dell’ente in liquidazione che dovrà confluire nel nuovo Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive. Pisano si aggiunge a una lista di “nominati” nelle Asi (tra presidenti e Commissari) nella quale non mancano i nomi direttamente legati a partiti o esponenti attualmente al governo. È il caso di Alfonso Cicero, segretario particolare di Marco Venturi, e incaricato di seguire il processo di liquidazione di tre consorzi: quelli di Agrigento, Enna e Caltanissetta. C’è invece un segretario provinciale dell’Mpa alla guida dell’Asi di Trapani. Si tratta di Gaspare Noto, che in passato è stato anche commissario dell’Istituto autonomo case popolari di Trapani. Il segretario particolare dell’assessore all’Istruzione e alla Formazione Mario Centorrino, invece, è il commissario liquidatore del consorzio Asi di Messina: Salvatore Lamacchia era già stato commissario di quell’ente, prima di essere sostituito da Domenico Battaglia, vicino all’ex segretario regionale del Pd Francantonio Genovese. Non mancano, ovviamente, nonostante la fine della legislatura sembri davvero in vista, incarichi di consulenza che in alcuni casi giungono ben oltre la data individuata per le possibili nuove elezioni. All’assessorato Economia, ad esempio, Aurelio La Corte è stato incaricato di occuparsi di “attività istituzionali riferimento all’attuazione di accordi programmatici” . Dal 2 maggio al primo novembre, guadagnerà 12.394,98 euro lordi. Che si aggiungono ad altre due consulenze di pari importo e durata conferite nell’ultimo anno e mezzo. Rinnovata anche la consulenza per Federico Guido Vagliasindi: continuerà a occuparsi di gestione integrata dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati. Anche per lui, circa 12.400 euro lordi per sei mesi di lavoro (fino al 10 novembre). E se Maria Virgilito ha accettato un incarico di consulenza gratuita all’assessorato della Famiglia, per occuparsi delle “attività di supporto alle competenze dell’assessorato per diffondere la cultura dell’infanzia e dell’adolescenza. Collaborazione per il riordino della materia delle adozioni”, all’assessorato Istruzione e Formazione, nell’ultimo mese, ecco una “doppietta”: per Pietro Cami, incarico addirittura annuale (fino all’aprile del 2013) come consulente del Sepicos (per lui compenso di quasi 25 mila euro lordi) e Giuseppe Italia, “consulente sulle problematiche della pubblica istruzione alla luce della normativa statale di riforma del settore”, per lui 6.200 euro lordi per un impegno che va dal 23 aprile al 22 luglio. Altre “piccole” nomine, invece, erano state ratificate dalla prima Commissione legislativa dell’Ars proprio un mese fa: alla presidenza dell’Ente parco minerario ‘Floristella Grottacalda’ di Enna è andato l’ingegnere Giuseppe Lupo; Concetto Trombetta, è stato scelto come componente effettivo del collegio dei revisori dei conti della Cassa regionale per il credito alla imprese artigiane; Agatino Rizzo nel collegio dei revisori della Camera di commercio di Caltanissetta; Pierfrancesco Donato nel collegio dei revisori della Camera di commercio di Messina; Nunzio Lo Votrico nel collegio dei revisori della Camera di commercio di Siracusa; Enza Giordano, presidente del collegio dei revisori dell’Azienda speciale servizi alle imprese della Camera di commercio di Trapani; Rosalba Mirante, presidente del collegio dei revisori della Promoten, azienda autonoma speciale della Camera di commercio di Enna; Salvatore Zappalà, componente della sezione consultiva del Consiglio di giustizia amministrativa (altro uomo vicino a Lombardo, visto che è cognato di Antonio Scavone, ex manager dell’Asl etnea, fedelissimo del governatore). Per Claudio Raciti, nomina a direttore dell’Arsea, l’agenzia della Regione per le erogazioni in agricoltura, nata nel 2006 e mai entrata in funzione, nonostante fino al 2011 in  bilancio  fosse stata stanziata la somma di 800 mila euro. Per lui anche un passato da assessore provinciale in quota Mpa e una candidatura alle ultime regionali con una lista legata a Lombardo. E mentre una serie di tasselli concorrono a riempire i “vuoti” del sottogoverno, ecco liberarsi anche qualche poltrona eccellente. È quella, ad esempio, della presidenza dell’Irfis. L’ex presidente Enzo Emanuele infatti è stato appena nominato direttore generale, lasciando scoperto un posto che in tanti, negli scorsi mesi, avevano indicato come il naturale approdo di Gaetano Armao, magari in seguito a un rimpasto di governo che alleggerisca la giunta dall’apporto di alcuni “tecnici”. Già, un rimpasto. Un nuovo governo. A quattro-cinque mesi dalle possibili elezioni. Un governo “primavera-estate”, mesi in cui, altre nomine, quasi certamente, salteranno fuori dai cassetti di Palazzo d’Orleans.

 

Messina:trasporti, ex Servirail in presidio alla stazione

La rabbia degli ex Servirail è sfociata nuovamente nel blocco del treno diretto a Roma-Termini. Attendono ancora il tavolo nazionale con i vertici di Fs e garanzie sul riassorbimento come accaduto in altre parti d'Italia. Non si placano le proteste dei lavoratori Servirail, dopo mesi ancora in presidio ai binari della stazione di Messina. Stamattina un gruppo di ex dipendenti ha bloccato i binari della stazione non consentendo la partenza del treno diretto a Roma Termini. Sono stanchi di promesse senza certezze e attendono ancora la convocazione del tavolo tecnico nazionale per risolvere la vertenza messinese, dopo la notizia appresa a Palermo sul ripristino di un treno notte.  I lavoratori non hanno certezze sull'effettivo reimpiego delle unità di personale licenziate. Esternando tutta la loro sfiducia nella classe politica e sindacale messinese e affermando che fino ad oggi i toni della svariate manifestazioni che si sono susseguite in questi mesi sono rimasti "contenuti", gli ex Servirail annunciano di voler proseguire i presidi alla stazione con forme ancora più eclatanti di protesta.

 

A giudizio per tangenti

L’ex deputato europeo del Ppe ed ex assessore regionale alla Sanità, Sebastiano Sanzarello, è stato rinviato a giudizio per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dell’Associazione assistenza spastici di Barcellona Pozzo di Gotto (ME). Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Giuseppe Verzera della Dda, avrebbe percepito tangenti per 500 mila euro in sei anni, dal 1998 al 2004. Con Sanzarello a giudizio anche Oreste Casimo, funzionario della Regione. Il processo si terrà l’11 ottobre. Nella stessa data sarà giudicato, col rito immediato, Luigi La Rosa, commercialista, anche lui accusato di corruzione. Il quarto indagato, Sebastiano Messina, vicepresidente dell’Aias, ha beneficiato della prescrizione sino al 2005 e dell’assoluzione per non aver commesso il fatto nei periodi successivi.

 

 

 

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Ultimo Aggiornamento 27/05/2012

Barcellona Pozzo di Gotto

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