Condividi
|
Codice antimafia ecco le novità
Un piano in quattro punti, che introduce
rilevanti novita’ al Codice delle leggi
antimafia. Il provvedimento, approvato oggi
dal Consiglio dei ministri, ha una linea
guida: ”Il sistema dei controlli antimafia
non e’ ‘nemico’ delle imprese, ma un
presidio per realizzare, a loro tutela, un
ambiente favorevole alla sana concorrenza
tra gli operatori”. Al primo punto del
decreto correttivo al Codice, c’e’
l’immediata entrata in vigore delle nuove
norme sulla documentazione antimafia. ”Al
fine di contrastare efficacemente i
tentativi di infiltrazione mafiosa -si legge
in una nota del Viminale- con il decreto
approvato oggi, le norme che regolano
l’emissione della documentazione antimafia
entrano immediatamente in vigore, mentre
prima erano subordinate al decorso dei due
anni dall’emanazione dei regolamenti sul
funzionamento della Banca dati nazionale”.
Fino alla realizzazione della Banca dati, le
prefetture continuano ad utilizzare i
collegamenti gia’ in uso con i sistemi
informatici realizzati sulla base della
precedente normativa. Al punto 2
l’ampliamento dell’area dei controlli e
delle situazioni ‘indizianti’. Vengono
estesi i casi di controlli antimafia anche
ai membri del collegio sindacale e degli
organismi interni destinati a vigilare sul
rispetto dei modelli comportamentali delle
imprese. Considerata, inoltre, l’apertura
degli appalti pubblici ad investitori
esteri, viene per la prima volta introdotta
una procedura di controllo ‘antimafia’
sulle imprese straniere, anche senza una
sede in Italia. Tale procedura, rimarca il
Viminale, ”e’ gia’ stata positivamente
sperimentata, con le buone prassi seguite
per la ricostruzione in Abruzzo e per l’Expo
2015. Infine, vengono ampliati i casi di
tentativi di infiltrazione mafiosa,
ricomprendendovi anche le reiterate
violazioni degli obblighi di tracciabilita’
dei flussi finanziari derivanti da appalti
pubblici”. Terzo punto della strategia, ”la
circolazione delle interdittive antimafia”.
Il provvedimento, spiega ancora il Viminale,
”estende l’obbligo di comunicazione in tutti
i casi delle interdittive antimafia ad altri
soggetti istituzionali interessati, tra cui
l’Autorita’ garante per la concorrenza ed il
mercato, in vista della realizzazione del
cd. rating di impresa, nonche’ l’Autorita’
Giudiziaria, titolare del potere di proporre
l’adozione di misure di prevenzione”.
Infine, e’ il quarto punto del percorso,
”attuazione del processo di decertificazione”.
Le modifiche apportate oggi al Codice delle
leggi antimafia attuano infatti ”una
completa decertificazione del pro cedimento
di rilascio della documentazione antimafia.
Cio’ per ribadire che il sistema dei
controlli antimafia non e’ ‘nemico’ delle
imprese, ma un presidio per realizzare, a
loro tutela, un ambiente favorevole alla
sana concorrenza tra gli operatori”. ”In
pratica -conclude la nota- tale procedimento
verra’ avviato sulla sola base delle
autodichiarazioni rese dall’operatore
economico all’amministrazione interessata,
che provvedera’, a sua volta, a fornire i
dati auto dichiarati alla Prefettura
competente ad emettere la documentazione
antimafia”.
Barcellona: il primo consiglio comunale
dell' amministrazione Collica
Il 5 giugno a Barcellona pg, vi sarà il
primo consiglio comunale dell'
amministrazione Collica, dalle ore 19.00.
Com' è noto la convocazione per il
giuramento dei consiglieri comunali e la
verifica di incompatibilità e l' elezione
del Presidente e del Vicepresidente è stata
formulata dall' ex presidente del consiglio
Francesco Crinò . L' assessore Giuseppe
Saija invece, ha notificato le proprie
dimissioni da consigliere comunale,
lasciando spazio al primo dei non eletti
Roberto Bonansinga. Il primo consiglio, sarà
comunque aperto dal piu' votato alle
trascorse amministrative di Barcellona,
ovvero Angelo Paride Pino, consigliere in
quota Pdl.
Tra Milazzo e Condrò importante operazione
dei Carabinieri
Come da noi annunciato questa mattina, una
importante operazione dei Carabinieri si è
svolta nelle ultime 24 ore tra Milazzo e
Condrò; trecentocinquanta grammi di cocaina
purissima a Milazzo e tre chili di marijuana
a Condrò sono stati ritrovati nella giornata
di ieri dai militari dell' arma. E' questo
il risultato dell'operazione compiuta dai
carabinieri di Milazzo, che ha portato
all'arresto di quattro persone, in due
distinte operazioni. La più importante è
stata effettuata nel comune di Condrò dove è
stata individuata una vera e propria
centrale della marijuana che riforniva il
comprensorio mamertino. La droga sarebbe
stata venduta all’ingrosso. Non solo i
militari del nucleo mobile hanno sequestrato
lo stupefacente già confezionato in pacchi
da un chilo, e sono state trovate anche 250
piante di marijuana. A finire in manette un
insospettabile, Antonio Saja, 62 anni.
Misura restrittiva ai domiciliari, invece,
per la compagna, Safin Rudica, 40 anni, di
nazionalità rumena. L’abitazione di Saja si
trova nelle campagne di Condrò, i
carabinieri hanno sequestrato 55 piantine
che l’uomo diligentemente innaffiava mattina
e pomeriggio e altre 200 in un terreno
adiacente. Sequestro di cocaina purissima,
invece, in via Vulcano di Milazzo. La
sostanza stupefacente in questo case è stata
trovata occultata sotto la cenere di un
forno a legna. In carcere sono finiti per
ordine del sostituto procuratore Giorgio
Nicola madre e figlio di nazionalità romena,
entrambi accusati di detenzione ai fini
dello spaccio di cocaina. Il Gip Anna Adamo
ha convalidato l'arresto e disposto per
Alexandru George Nitoiu, 20 anni e per la
madre Mirela Iulia, 40 anni, la custodia
cautelare in carcere. Sequestrati anche un
computer portatile, due telefoni cellulari e
550 euro in contanti. Dai contatti
telefonici e dall' esame del computer gli
inquirenti contano di ricostruire la rete
dei contatti.
Farmacie, la beffa degli sconti
Il decreto sulle liberalizzazioni doveva
abbassare i prezzi delle medicine. Invece i
negozianti hanno fatto cartello, così tutto
è rimasto come prima. E sì che per ogni
dieci euro che gli diamo, più di tre vanno
in tasca a loro. Qualcosa si muove, ma
trovare una farmacia pronta agli sconti dopo
l'entrata in vigore del decreto sulle
liberalizzazioni è un'impresa. La legge
approvata a fine febbraio dà infatti la
possibilità ai farmacisti di intervenire sul
prezzo delle medicine con ricetta che il
servizio sanitario nazionale non rimborsa e
quindi sono totalmente a carico dei
pazienti-consumatori. Stiamo parlando di un
business che, comprendendo anche i farmaci
da banco, ha ormai superato i 5 miliardi di
euro, pari al 27 per cento di tutto il
mercato del farmaco. Il governo prevede che
la possibilità di abbassare i prezzi insieme
all'apertura di nuove farmacie si traduca in
competizione e in conseguente abbassamento
dei prezzi. Ma le cose non sembrano andare
in questa direzione. Federfarma,
l'associazione di categoria, e la maggior
parte dei farmacisti, anche se molto
controvoglia, assicurano che ridurranno i
prezzi, per lo meno su una lista selezionata
di farmaci di grande utilizzo, sono poche le
farmacie, comunali, che in Lombardia e
Toscana hanno iniziato a fare sconti, altre
li applicano direttamente ai pazienti più
che altro sulla base di rapporti personali.
E con grande clamore a Milano in piazza
Bolivar per la prima volta è arrivata
l'offerta "Tavor tre per due", pubblicizzata
con manifesti giganti sulle vetrine della
farmacia. Una buona notizia? Per le tasche
dei consumatori sì, ma c'è anche chi la vede
diversamente. "E' la provocazione di un
farmacista intelligente", sostiene Annarosa
Racca, presidente di Federfarma: "Che ha
messo in luce come una logica puramente
commerciale rischia di condurre le persone a
consumare più farmaci, non certo a
risparmiare sul prezzo. Detto ciò, noi
daremo indicazione di fare gli sconti, così
come prevede la legge, ma è una logica
pericolosa, che non ci appartiene. Negli
Stati Uniti, dove il mercato del farmaco è
libero, ogni anno più di 100 mila persone
muoiono per abuso di farmaci o per un uso
non corretto. In Italia invece un buon
sistema di controllo da parte dei medici e
dei farmacisti limita molto questo
fenomeno". La categoria fa quadrato attorno
alla necessità di accudire il
paziente-consumatore, Ma la legge non mette
in discussione il ruolo e la professionalità
dei farmacisti, dice solo di applicare gli
sconti per introdurre maggiore concorrenza e
puntare alla riduzione dei prezzi. Come è
accaduto dopo l'apertura delle parafarmacie
e dei corner nei supermercati e l'avvio
della concorrenza sui farmaci da banco
(aspirina, pomate contro il dolore,
antitosse, e così via) che in cinque anni ha
abbassato notevolmente i prezzi delle
specialità più vendute. Ma ha anche eroso
circa il 10 per cento del mercato alle
farmacie tradizionali e spinto tutti a
proporre sconti. Tra pochi mesi, secondo il
decreto, dovrebbero aprire 5 mila nuove
farmacie che entreranno sul mercato
proponendo gli sconti da subito. "Non ci
giurerei. Non conviene a nessuno fare la
guerra sui prezzi": ne è convinto Paolo
Zanini, autore del libro "Per un farmacista
umanista" e titolare dell'unica farmacia di
Mezzocorona, un paese in provincia di Trento
con poco più di 5 mila abitanti che, con le
nuove regole, per la prima volta dopo cento
anni si potrebbe trovare un concorrente
sulla porta di casa. "Noi abbiamo fatto la
scelta di assumere una persona in più in
modo che ognuno di noi abbia del tempo da
dedicare ai clienti. Perché è sul fronte del
servizio ai pazienti che si giocherà davvero
la partita". E, in effetti, sul versante
servizi i cambiamenti già si vedono, in
molte farmacie si eseguono test clinici per
la pressione, per le glicemia, per le
intolleranze alimentari, si consegnano i
farmaci a domicilio. Per mantenere i margini
di redditività puntando sui servizi e sul
proprio valore aggiunto. "Non abbiamo
nessuna fiducia nella buona volontà dei
farmacisti di contribuire all'abbassamento
del prezzo dei farmaci", vaticina Vincenzo
Donvito, presidente dell'Aduc: "Servirebbe
una deregulation totale del settore e invece
non si è riusciti nemmeno a portare i
farmaci che i cittadini pagano di tasca loro
nelle parafarmacie, dove lavora un
farmacista che ha esattamente gli stessi
titoli e la stessa preparazione di chi sta
dentro la farmacia". Fonte:
L’Espresso
|
|
Regione:I deputati salvano la tabella H ma tagliano
su scuola e sanità
Governo e parlamentari trovano 33 milioni
per finanziare enti e associazioni, ma
tolgono dal bilancio sei milioni per ticket
e buono sociosanitario e 5,6 milioni per il
buono scuola... La Regione la pensa così. Il
buono scuola e il buono sociosanitario non
servono a molto. E comunque, molto meno di
quanto servano, ad esempio, le associazioni
sportive, le fondazioni di ricerca e studio.
Già, lo studio degli adulti. Perché quello
dei ragazzini siciliani è stato "snobbato"
da una decisione discutibile: sono scomparsi
dal bilancio, infatti, i soldi previsti nel
capitolo: "Contributo annuo per l’erogazione
del Buono Scuola destinato a concorrere alle
spese di frequenza, tasse e contributi
disposti dalle scuole dell’Infanzia, di Base
e Secondarie, Statali e Paritarie”. Nel
giorno in cui l'Assemblea regionale
siciliana decide, in Commissione bilancio,
di togliere 35 milioni di euro ai Comuni, 6
milioni per il buono sociosanitario e 5,6
milioni per il “buono scuola”, insomma,
viene riesumata la cosiddetta “ex tabella
H”, cancellata dall'impugnativa del
Commissario dello Stato all'ultima
Finanziaria. In pratica, l'Ars riesce a
mettere in salvo i quasi 33 milioni che
erano rimasti intatti dopo una prima
riduzione del 10% sugli stanziamenti per
enti, associazioni e Fondazioni, e dopo un
ulteriore spostament di 12 milioni su un
accantonamento negativo cassato anche questo
da Carmelo Aronica. Insomma, di fatto, dopo
tanto parlare, i fondi che erano “certi” in
Finanziaria sono rimasti intatti. Anzi,
contestualmente, nel disegno di legge sulla
rideterminazione dei Fondi globali,
l'Assemblea ha avuto modo di aggiungere, in
altri capitoli di bilancio, somme per
ripristinare gli stanziamenti originari per
alcune associazioni che assistono categorie
svantaggiate (ciechi e sordi, sopratutto, i
cui rappresentanti ieri si sono recati in
Assemblea per chiedere certezze ai deputati)
e per rimpinguare i fondi per i teatri.
Fondi, quelli dell'ex tabella trasformatasi
nell'"allegato 1" del disegno di legge,
reperiti grazie a una serie di tagli al
bilancio, che non hanno risparmiato nemmeno
alcune delle fasce deboli della popolazione
siciliana. Tra le riduzioni, infatti, oltre
ai 35 milioni tolti ai Comuni, che rischiano
di mettere in seria crisi la gestione
amministrativa degli enti e l'erogazione di
alcuni servizi essenziali, a fare discutere
sono i tagli di 6 milioni al fondo per il
ticket e al cosiddetto "buono
sociosanitario" e i 5,6 milioni tolti al
buono scuola, che viene di fatto cancellato.
"Ieri notte questa giunta e quello che
rimane della sua maggioranza ribaltonista e
complice - ha dichiarato Marianna Caronia
del Cantiere popolare - si sono prodotte in
due ignominiosi scippi ai danni di alcune
categorie deboli e dei sempre troppo
tartassati enti locali". Ha rincarato la
dose il deputato del Pdl Vincenzo Vinciullo:
"La cosa ancora più grave ed insopportabile
– ha detto – è che, alla fine dei lavori,
l’Assemblea, abbia approvato un Ordine del
giorno, che chiede di fare pagare meno
ticket ai Siciliani. Una maggioranza,
quindi, ipocrita e ignorante allo stesso
tempo". E un po' imbarazzata, forse. Almeno,
questo è il sentimento che trapela da un pur
asettico comunicato dell'assessorato
regionale all'Istruzione, che suona come una
excusatio non petita: "La commissione
Bilancio dell'Assemblea regionale, - si
legge nella nota - all'unanimita' ha deciso
di destinare i fondi riservati
all'erogazione del buono scuola nel 2012, ad
altri obiettivi ritenuti al momento
prioritari". Una questione di priorità. Vai
a spiegarlo a Michele Cimino di Grande Sud,
secondo cui "azzerare il capitolo del
ticket sanitario e del buono scuola
significa voler continuare a perpetrare gli
errori già fatti. Questa - ha aggiunto il
deputato agrigentino - non è politica ma
malapolitica. Le stesse risorse potevano
essere prelevate da altri ben capienti
capitoli del bilancio della Regione cercando
così di evitare che a pagare fossero sempre
i più deboli". Tutto sacrosanto. Peccato che
tutti i deputati ieri, abbiano concorso al
"recupero" dei fondi di quella Tabella che,
oltre ad associazioni di indubbia utilità,
presenta una sfilza di centri di ricerca,
studio, fondazioni persino esotiche e
dall'attività quantomeno "poco nota". E a
sponsorizzare questi enti, molto spesso,
sono gli stessi parlamentari regionali.
Così, alla fine, sono stati salvati i
finanziamenti, ad esempio, per gli enti
vicini al al Partito democratico: si tratta
del Coppem, del centro Carrefour Sicilia,
della galleria d'arte moderna di Bagheria,
dell'istituto Gramsci, del centro Pier Paolo
Pasolini, dell'Arces, del museo Mandralisca
di Cefalù e della Fondazione Buttitta (più
85 mila euro). E se la fondazione intitolata
a Leonardo Sciascia, è "sponsorizzata"
dall'ex assessore al Bilancio Michele
Cimino, a "spingere" verso il finanziamento
di altri due enti è stato Vincenzo Vinciullo:
si tratta dell'associazione "Meter" di don
Di Noto (ma lo stesso Vinciullo ha lamentato
l'esuguità delle somme), e dell"Inda",
istituto nazionale del dramma antico, ha
ottenuto 103 mila euro in più. Care al
presidente dell'Ars Francesco Cascio, invece
sono la Fondazione Federico II e le
associazioni sportive. Trentatrè milioni. La
metà di quella somma avrebbe garantito un
aiuto ai malati e un sostegno ai ragazzini
delle scuole.
I lavoratori Servirail “si arrampicano” sul
campanile all’urlo di «lavoro»
Nuova mattinata di protesta dei dipendenti
degli ex treni notte che chiedono sicurezza
per il loro futuro occupazionale. Nota dell'Ugl:
" Lavoratori abbandonati al loro destino,
con l’unica colpa di non rientrare nel
progetto nord-centrico messo in atto negli
ultimi 15 anni da Trenitalia". Nuova
esasperata protesta da parte dei lavoratori
dei treni notte ex Servirail. Da questa
mattina (ore 9.45), una nutrita delegazione
di dipendenti è salita sul campanile del
Duomo chiedendo «lavoro». Il personale prima
impiegato nel servizio notturno sui treni a
lunga percorrenza, qualche settimana fa
aveva occupato il binario 8 della stazione
centralE di Messina, bloccando per un’intera
giornata i treni da e per Roma. Oggi si
torna a manifestare. I dipendenti sembrano
infatti ben poco convinti dalla soluzione
individuata da Rfi che prevede il
reinserimento di un treno per Milano, di cui
peraltro non si ha ancora notizia. La
richiesta dei lavoratori è invece quella di
poter essere riassunti in altri settori
della società di trasporto pubblico. Al coro
delle proteste si aggiunge anche quello
dell'Ugl, attraverso il suo segretario
provinciale, Felice Panebianco: "Continua
purtroppo il triste e sconfortante balletto
in merito alla sorte degli ex-lavoratori
Servirail, fatto di proposte inconcludenti,
riunioni coi massimi vertici aziendali e
ministeriali annunciate e poi rinviate,
assenza delle istituzioni preposte.
Lavoratori abbandonati al loro destino, con
l’unica colpa di non rientrare nel progetto
nord-centrico messo in atto negli ultimi 15
anni da Trenitalia. A questo aggiungiamo il
taglio delle corse della metroferrovia; il
fallimento (scientificamente voluto) del
collegamento diretto con l’Aeroporto dello
Stretto; il taglio delle risorse per i
trasporti con le Eolie; la mancanza del
doppio binario (figurarsi l’AV!) con Catania
e Palermo (dotate di aeroporti…) ed ecco
come queste singole tessere vadano a
comporre un mosaico di fallimenti che ci
vede sempre più relegati agli angoli
dell’impero, come qualcosa di inutile e
dannoso da nascondere. Fallimenti figli
della ignavia e della incapacità della
nostra classe dirigente. Ma dove è finito il
nostro orgoglio? Dove è finito soprattutto
l’orgoglio di coloro che sono stati
investiti dell’onore massimo, quello di
rappresentare, in Regione come in
Parlamento, la nostra bellissima terra? Se
non siete in grado o non volete tutelare il
nostro territorio, dimettetevi. Di “treni”
purtroppo ne abbiamo persi fin troppi".
Barcellona: La nuova giunta
Vicesindaco con delega alla sanità è
Giuseppe Saija, mentre Raffaella Campo si
occuperà di cultura e pubblica istruzione.
Lina Panella ha la delega alle politiche
europee, Cosimo Recupero il bilancio e le
politiche del lavoro. David Bongiovanni si
occuperà di contenzioso e sviluppo
economico, mentre Roberto Iraci ha le
deleghe all’ambiente e all’urbanistica.
Le “moribonde” Province non spariscono ma
aumentano l’Rc Auto
Le Province, quei luoghi amministrativi dati
troppo presto per moribondi o in via di
estinzione, agiranno, a fari spenti, sulle
leve fiscali di propria pertinenza,
alleggerendo ulteriormente il portafogli del
contribuente. A cominciare dall’aumento
della quota di Rc Auto: due Province su tre
hanno già deciso, in nome dello spazio di
autonomia fiscale concesso agli enti locali,
aumenti che arrivano fino al 16% del premio
annuale. L’imposta sulla Rc Auto è un
tributo proprio derivato delle province. La
sua aliquota base è pari al 12,5% del
premio, ma, a partire dal 2011, alle
Province è stata concessa la facoltà di
aumentare o diminuire l’aliquota base fino a
un massimo di 3,5 punti percentuali.
Portandola quindi da un minimo del 9% a un
massimo del 16%. La maggioranza delle
Province ha ovviamente optato per il
rincaro, con l’eccezione delle “autonome”
Aosta (9%), Bolzano e Trento (9,5%). Il
fatto è che i bilanci dissestati delle
Province dipendono dai tributi derivanti
dall’auto: settore anch’esso in crisi,
quindi l’aumento dei presidenti di provincia
era scontato. Scontato ma controproducente,
perché la maggiore tassazione affossa ancor
di più la vendita di automobili. Un circolo
vizioso tra i tanti che contribuiscono alla
crescita zero. Gli interventi sulla Rc Auto
non sono i soli a disposizione delle
Province. Altri balzelli suscettibili di
aumenti, puntualmente avvenuti, riguardano
le imposte provinciali, Ipt, sulle formalità
di trascrizione, iscrizione, annotazione dei
veicoli richieste al pubblico registro
automobilistico, il famigerato Pra. Sul
proprio territorio la Provincia ha la
facoltà di aumentare le tariffe relative a
ciascuna operazione fino a un massimo del
30%. Non è tutto. Anche sui rifiuti solidi
urbani e in generale sui servizi di tutela,
protezione e igiene dell’ambiente nelle
città, le Province possono aumentare di una
quota variabile tra l’1 e il 5% il tributo
corrispondente. Dovevano essere abolite le
Province, come fra l’altro i cittadini
sardi una volta interpellati hanno
chiaramente fatto capire: invece, gli
amministratori hanno visto solo diminuire la
quota di
trasferimenti statali. Per salvare i
bilanci non gli è rimasto altro da fare che
aumentare le tasse. Come ai sindaci con l’Imu.
Fonte:
Blitz
|
|
In Italia la classe dirigente più vecchia
d'Europa
Come rivela il rapporto della Coldiretti,
l'età media della nostra classe dirigente è
di 59 anni con picchi oltre i sessanta tra
politici e professori universitari. Abbiamo
la classe dirigente più vecchia d'Europa, è
ciò che dicono i dati raccolti dalla
Coldiretti nel primo rapporto sull'età media
della classe dirigente italiana al tempo
della crisi, diffuso oggi durante
l'assemblea dei giovani dell'associazione
dei coltivatori diretti. In Italia, infatti,
l'età media dei dirigenti si aggira intorno
ai 59 anni con un picco per i manager delle
banche e i rappresentanti del Governo, che
arrivano ad avere una media rispettivamente
di 67 e 64 anni. Governo e Parlamento tra i
più vecchi dell'UE – Il quadro che il report
fa della nostra dirigenza evidenzia una
sostanziale immobilità della classe
dirigente italiana a fronte di una
disoccupazione giovanile sempre più in
crescita e che ormai supera il 30%, come
rivelano i dati Istat. Ma non sono solo
Governo e istituti finanziari a privilegiare
l'anzianità, ma anche la maggior parte delle
istituzioni pubbliche e delle società
private del nostro Paese. Nel Parlamento ad
esempio l'età media dei deputati è 54 anni e
quella dei senatori e 57, e anche nelle
università, dove si suppone dovrebbero avere
più spazio i giovani, l'età media dei
professori viaggia intorno ai 63 anni. Un
quarto dei professori universitari sopra i
60 anni - Il raffronto con il resto
dell'Europa è sconfortante per i nostri
giovani. Se in Gran Bretagna gli ultimi
Premier si aggiravano intorno ai 45 anni di
età, ritenuti sufficienti per essere
politicamente maturi e per il comando, in
Italia il Ministro più giovane ne ha 57 e
gli ultimi Presidenti del Consiglio erano
tutti più che ultrasessantenni. Non è
migliore la situazione universitaria, se
infatti in Italia un quarto dei professori
ha più di 60 anni, in Francia sono il 10% e
in Spagna come in Gran Bretagna solo l'8%
del totale. L'età media si ripercuote sulle
politiche per il futuro - “La maggioranza
della classe dirigente attuale andrà
probabilmente in pensione prima che la crisi
sia superata” ha detto il delegato nazionale
dei giovani della Coldiretti, Vittorio
Sangiorgio, preoccupato che questo si
ripercuota proprio sulle politiche di
sviluppo per il futuro “con un'Italia che
sta rinunciando a risorse fondamentali per
la crescita”. Della stesa opinione anche il
Presidente di Coldiretti, Sergio Marini, che
ha ricordato come “ad essere vecchie e poche
sono soprattutto le idee con le quali si
vuole affrontare la crisi proponendo modelli
di sviluppo fondati su finanza ed economie
di scala che hanno già fallito altrove”.
Fonte:
Linkiesta
Messina:Teatro Vittorio Emanuele chiuso per
tagli fino a dicembre
Un disavanzo di un milione 200 mila euro,
stipendi a rischio, il taglio del
finanziamento regionale. Situazione al
collasso all'Ente Teatro, che sospende le
attività. La dirigenza chiede l'intervento
della deputazione messinese. Sabato concerto
di protesta degli orchestrali alla Libreria
Pickwick. Il Teatro Vittorio Emanuele è al
collasso. I fondi esigui e il taglio del
finanziamento regionale hanno indotto il
consiglio di amministrazione a votare
all'unanimità una decisione: il blocco di
tutti gli spettacoli da oggi fino al 31
dicembre prossimo. Andrà in scena solo "La
Rondine" di Puccini, in programma il 28 e il
30 maggio e 1 giugno, ma in segno di
protesta è stata soppressa la conferenza
stampa, in programma domani 25 maggio. Il
teatro di Messina si ferma, quindi, a meno
che non saranno adottate misure di sostegno.
Sabato 26 maggio prossimo intanto gli
orchestrali terranno un concerto di
protesta, alle 19 alla libreria Pickwik, per
chiedere la solidarietà anche della
cittadinanza. L'Ear ha invece invitato una
lettera a tutte le compagnie, al Presidente
della Regione, agli assessori regionali al
Turismo e al Bilancio, al Sindaco di
Messina, al Presidente della Provincia, ai
deputati nazionali e regionali e ai
Sindacati. "Il taglio del finanziamento
regionale, intervenuto in corso di stagione
e che, dopo l'ultima integrazione pari a un
milione di euro, supera comunque la soglia
del 22%, infatti, non consente più alcune
spesa. Anzi l'Ente sarà in difficoltà anche
a pagare gli stipendi sino alla fine
dell'anno, tanto che si può prevedere, per
la prima volta nella storia del Teatro di
Messina, un disavanzo finale, pari a circa
un milione e 200 mila euro. Questa è la
situazione drammatica di un Ente che non
solo è certamente fra le maggiori
istituzioni culturali della città ma anche -
specie nelle ultime stagioni - ha prodotto
un ritorno economico sul territorio con
l'utilizzazione dei professori d'orchestra,
di attori, registi, tecnici e maestranze
nati e operanti a Messina, che hanno potuto
mostrare pubblicamente le loro qualità,
peraltro in molti casi riconosciute anche in
campo nazionale", scrive il consiglio di
amministrazione dell'EAR. "A loro va la
nostra più incondizionata solidarietà.
Naturalmente continuiamo a sperare in un
ripensamento della Regione che, pur in un
condivisibile clima di austerità, possa
consentire una programmazione comunque
dignitosa e degna delle tradizioni
dell'Ente, senza mettere in pericolo gli
stipendi, senza impedire il lavoro ai
professori d'orchestra, agli artisti e alle
maestranze messinesi. E senza impedire agli
abbonati, e agli appassionati in genere, la
corretta fruizione dei cartelloni".
Messina: Lunghe code agli sportelli
dell'Asp. Gravi disagi per i cittadini
Il consigliere Rosario Sidoti chiede al
presidente della Provincia, Nanni Ricevuto,
di intervenire presso il direttore generale
dell’ASP n. 5 al fine di favorire la stipula
di una convenzione con i Caf, così come
avvenuto in altre Province della Regione
Sicilia. Il capogruppo dell’Udc per il Terzo
Polo a Palazzo dei Leoni, Rosario Sidoti, ha
scritto al presidente della Provincia
Regionale di Messina, Nanni Ricevuto, per
sollecitare una convenzione con i centri di
assistenza fiscale dislocati sul territorio
provinciale al fine di fornire ai cittadini
assistenza e consulenza in ordine alle nuove
norme in materia di esenzione ticket. “Con
la modifica dei criteri per ottenere
l’esenzione dalla quota di compartecipazione
alla spesa sanitaria – ha affermato Sidoti –
tutte le persone che non sono ancora negli
elenchi dei beneficiari, ma che comunque
sanno di possederne i requisiti, possono
rivolgersi agli sportelli distrettuali
dell’Asp muniti della propria tessera
sanitaria e ricevere il relativo documento
di esenzione. I cittadini che avranno la
necessità di autocertificare la propria
esenzione sono numerosi tanto che gli
sportelli aziendali distrettuali sono
costantemente presi d’assalto e, a causa
delle lunghe file di attesa, si sono spesso
verificati spiacevoli episodi e gravi
disagi, soprattutto per gli anziani”.
In conseguenza di ciò, l’esponente dell’Udc
per il Terzo Polo ha chiesto al presidente
Ricevuto di intervenire presso il direttore
generale dell’ASP n. 5 al fine di favorire
la stipula di una convenzione con i Caf per
far fornire assistenza e consulenza ai
cittadini, convenzione già stipulata in
altre Province della Regione Sicilia.
Trasporto alunni disabili: disaccordo tra
Ricevuto e i Sindacati
Il presidente della Provincia sarebbe pronto
a internalizzare il servizio. La Fp Cgil:
«Comporterebbe la perdita di 150 posti di
lavoro». Disaccordo tra amministrazione
provinciale e sindacati sulla prosecuzione
del servizio di assistenza igienica e il
trasporto degli alunni portatori di handicap
che frequentano gli istituti superiori di
secondo grado. Nei giorni scorsi Ricevuto
avrebbe annunciato l’intenzione di voler
internalizzare molti servizi di competenza
dell’ente e riconvertire i dipendenti
provinciali numericamente in esubero. La Fp
Cgil ha invitato una nota allo stesso capo
dell’esecutivo ma anche all’assessore al
ramo, Salvatore Schembri chiedendo un
incontro urgente per discutere
sull’allungamento dell’appalto. «Il
verificarsi di tale ipotesi comporterebbe la
perdita di 150 posti di lavoro e farebbe
venir meno l’assistenza alle fasce più
deboli della nostra popolazione - ha
commentato la segretaria generale della Fp
Cgil, Clara Crocè -. Il personale dipendente
della Provincia non è in possesso dei titoli
e non ha neanche l’adeguata formazione per
poter espletare il servizio. Appare pertanto
necessaria la pubblicazione del bando di
gara e lo stanziamento dei fondi necessari
al fine di garantire i livelli occupazionali
e l’assistenza ai disabili». L’affidamento
del servizio di assistenza igienico
personale e trasporto alunni portatori di
handicap avvenne con ritardo rispetto
all’inizio dell’anno scolastio. Precisamente
fu una determina dirigenziale del 13
settembre 2011 ad assegnare alla cooperativa
sociale Genesi il servizio fino al prossimo
9 giugno 2012, per una cifra complessiva di
3milioni e 200mila euro.
Messina: sabato 26 maggio la Veglia di
Pentecoste
Alle ore 20,45, nella Parrocchia S. Maria di
Gesù inf. in Provinciale (ME), si svolgerà
la solenne Veglia di Pentecoste presieduta
dal nostro Arcivescovo S.E. Mons. Calogero
La Piana. Promossa dalla Consulta delle
Aggregazioni Laicali e dall’Ufficio
Migrantes, la Veglia di Pentecoste, che
quest’anno ha come slogan “Soffierà il vento
forte della vita”, si articolerà in quattro
momenti, che richiamano le caratteristiche
della prima comunità cristiana (icona scelta
per la Veglia). Il primo momento, l’ “Oratio”,
sarà vissuto in tre chiese diverse. Dalle
ore 17.00 alle ore 19.00, in comunione con
tutta la diocesi, l’Adorazione Eucaristica
caratterizzerà questo primo momento e sarà
animata dalle comunità provenienti dai
diversi vicariati. La chiesa “S. Elia” sarà
luogo di raduno per il Vicariato di Messina
Centro e i Vicariati della provincia; la
chiesa “S. Orsola (Ancelle Riparatrici, v.
le Giostra) per i Vicariati di Messina Nord
e Faro; la parrocchia “S. Nicolò di Bari”-
Pistunina, per i Vicariati di Messina Sud e
Galati. Alle 20.45 ci si ritroverà nella
parrocchia “S. Maria di Gesù” - Provinciale,
per concludere il primo momento con una
danza, che accompagnerà le sette lampade,
provenienti dalle tre chiese nelle quali si
è svolta l’Adorazione. Il secondo momento,
la “Fractio Panis”, sarà il cuore della
Veglia. Radunati attorno alla Mensa
attendiamo trepidanti, come gli apostoli, il
giorno della Pentecoste. Durante la
celebrazione il Vescovo, attraverso il
“Mandato”, invierà tutti i presenti ad
annunciare, con coraggio e senza paura,
Cristo risorto nei propri ambienti di vita.
Il terzo momento, l’ “Agape”, sarà
caratterizzato da una fraterna convivialità
che si svolgerà nel salone – teatro della
parrocchia “S. Maria di Gesù”. Dei dolci
verranno, infatti, preparati dalle varie
comunità presenti. Culmine della Pentecoste
sarà il quarto momento, la “Missione”.
Pervasi dai doni dello Spirito, domenica 27
maggio dalle ore 17.00 alle ore 21.00, in
piazza “Cairoli” avrà luogo un momento di
evangelizzazione con canti, danze,
testimonianze ed esperienze a confronto.
Inoltre, una tenda sarà adibita per
l’accoglienza del Crocifisso di San Damiano
e alcuni sacerdoti presenti saranno
disponibili all’ascolto. Significato della
Veglia è quindi il forte senso di comunione
che la comunità diocesana è chiamata a
vivere. Di seguito, la lettera “Messina,
alzati e cammina!”, scritta per questa
occasione dalla Consulta per le Aggregazioni
Laicali.
“Messina, alzati e cammina!”
La cronaca nera locale (ricordiamo qui solo
il recente episodio della violenta
aggressione, per futili motivi, al venditore
egiziano) e i dati statistici della crisi
(crescita di disoccupazione e cassa
integrazione) che colpisce duramente la
nostra città, sembra che non lascino
prospettive alla speranza. Ma è così
difficile riconoscere la presenza dello
Spirito nella nostra città? Come accorgersi
della Sua presenza fra noi? Famiglie che
resistono nonostante tutto alla crisi, il
coraggio di chi accetta di mettere al mondo
un bambino, anche se non voluto, l’impegno
disinteressato verso gli altri nei diversi
ambiti sociali, sono davvero tante le
testimonianze esemplari che si potrebbero
raccontare, più diffuse di quanto non sembri
a un occhio superficiale, a conferma che lo
Spirito anche oggi non ha cessato di
incarnare il divino nell’umano. Ma l’azione
dello Spirito può essere scoperta persino
nei fatti più negativi. Scrive Giovanni
Paolo II nella Dominum et Vivificantem 57:
“da quei segni di morte che si
moltiplicano…non sale forse una nuova
invocazione, più o meno consapevole, allo
Spirito che dà la vita?” Suicidi, fallimenti
familiari, dipendenze di ogni tipo da droga,
alcol, giochi, astrologia, esoterismo, sono
vicende tristi e disumanizzanti che il
cristiano non può certo apprezzare, ma che
nascondono comunque il bisogno e la ricerca
del mistero. Lo spazio del divino non è
affatto scomparso se si guarda alla realtà
con gli occhi della fede (senza per questo
trascurare analisi e cifre che devono essere
valutati con la massima attenzione). Lo
Spirito, quindi, ci spinge a non restare
paralizzati di fronte alla crisi e al male,
ma ad andare avanti e a leggere, anche
dentro le pieghe più oscure della nostra
società, una straziante nostalgia di bene,
il desiderio ineliminabile dell’invisibile.
Che dire poi sul piano delle responsabilità
civili e politiche? Benedetto XVI ha
sottolineato che “il compito immediato di
agire in ambito politico per costruire un
giusto ordine nella società non è della
Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che
operano come cittadini sotto propria
responsabilità”. Se è facile riconoscere le
molteplici energie morali e spirituali di
cui dispongono non pochi messinesi che nel
nascondimento si impegnano a favore degli
altri, più difficile da cogliere è una forte
tensione al bene comune nell’impegno
politico dei cattolici (con qualche
eccezione che va incoraggiata). Quando sono
le strutture di peccato a fare crescere le
ingiustizie è tutta la classe dirigente nel
suo complesso che deve dare segnali di
cambiamento. Il volontariato e la
testimonianza personale non bastano.
Occasioni di crescita socioeconomica ce ne
sarebbero anche a Messina se si sapessero
cogliere e attivare, ad esempio, solo alcune
delle tante opportunità che i fondi
comunitari offrono da tempo. Purtroppo gran
parte della politica locale continua a
vedere nell'elettorato un serbatoio di voti
personali anziché un serbatoio di risorse
morali e intellettuali vive per la città.
Una rinascita messinese è ancora possibile a
partire dai cittadini senza illudersi però
che la società civile sia tutta buona e
sana. Sappiamo bene, infatti, che i rapporti
clientelari in questi anni non solo non si
sono indeboliti, ma si sono talvolta
intrecciati con i poteri criminali e
mafiosi. Come cattolici messinesi avvertiamo
l'urgenza di sviluppare una democrazia
partecipata che sappia valorizzare le tante
presenze positive, singole e associate,
che nella nostra città esistono ma sono
spesso disperse. Condividere obiettivi e
regole comuni, aiutare le molteplici
esperienze a diventare realtà organizzate,
in una parola fare rete, vogliamo
contribuire così, dal basso, alla rinascita
messinese. Come Consulta diocesana delle
aggregazioni laicali e Ufficio diocesano
Migrantes stiamo preparando la veglia di
Pentecoste, “Soffierà il vento forte della
vita”, presieduta dal nostro Arcivescovo,
che si terrà sabato 26 maggio alle ore 20.45
nella chiesa Santa Maria di Gesu'
(Provinciale). La celebrazione della Pasqua
del Signore con questa festa raggiunge il
suo culmine con il ricordo della venuta
dello Spirito Santo. Pentecoste significa
trasformazione non solo interiore di ognuno
di noi, ma anche slancio a riprendere con
più coraggio l'impegno per il rinnovamento e
il bene comune di questa città. Messina,
alzati e cammina! La Consulta per le
Aggregazioni Laicali
|
|
Barcellona:Si volterà pagina o rimarrà solo
una pagina bianca?...
Da barcellonese, mi permetto, con amarezza,
di smorzare tutto l’entusiasmo, legittimo,
che sembra inebriare la mente dei miei
concittadini, e non solo. Sarebbe più
opportuna un’analisi meno trionfalistica e
più realistica di questa presunta
rivoluzione epocale, come qualcuno l’ha,
frettolosamente, definita. Avete già
dimenticato di dare un’occhiata, per caso,
alla lista dei consiglieri eletti al primo
turno? Avete preso atto della non piena
libertà di voto? Vi siete chiesti perché
quando il voto “era facilmente
controllabile” è andato tutto a quella
parte che voi date per sconfitta? Perché se
si voleva la rivoluzione il voto non è stato
subito assegnato alla maggioranza dei
consiglieri proposti dalla Collica? Erano
forse meno degni di coloro che sono stati
eletti? Possibile che da quella parte
“sconfitta” il solo… “non gradito” fosse
Rosario Catalfamo? Mi sembra, per lui,
un’umiliazione troppo pensante e,
umanamente, non auspicabile! La maggioranza
degli eletti non apparteneva a quella parte
politica che la pseudo-rivoluzione dichiara
sconfitta? Dubbi non da poco, ritengo.
Quando invece ognuno, al secondo turno, ha
potuto votare “più liberamente”, pensando
che nella confusione delle urne, il voto
fosse meno facilmente rintracciabile, allora
è venuta fuori la vera protesta! Protesta
soprattutto giovanile e delle donne,
svincolate al ballottaggio dalle pressioni
“maschilistiche” ed utilitaristiche della
vecchia politica. Ma una protesta forte non
avrebbe bisogno di più coraggio? Sapete a
quanti presunti amici e a quanti presunti
favori ho dovuto rinunciare io per dir loro
in faccia che non li avrei mai votati? Ma
questa incertezza non costituirà
un’occasione persa per una concreta e
definitiva svolta? Certo, capisco che
potrebbe rappresentare un piccolo grande
passo, meglio del nulla, ma la popolazione
che ha votato la Collica, saprà starle
accanto nel momento in cui sarà massacrata
da chi difficilmente mollerà l’osso?
Precedenti esperienze non mi inducono
all’ottimismo, ma naturalmente anch’io
(nonostante non abbia partecipato alla
contesa elettorale, astenendomi, in prima e
in seconda battuta, se non scrivendo
lettere di protesta ai giornali, non anonime
e facilmente rintracciabili…come i voti
nelle sezioni…, per questo modo orrendo di
votare) spero che si possa almeno tentare di
voltare pagina… e che la pagina sia bianca
veramente, e sulla quale si possano scrivere
parole nuove di libertà e di rinascita…
L’unica speranza che nutro consiste nel
fatto che almeno dentro l’animo della
maggioranza dei barcellonesi vi sia,
finalmente, la consapevolezza che la città
attuale non sia degna di morire tra le
macerie dell’indifferenza e per questo
chiudo con le parole di A. Lincoln: "Puoi
imbrogliare tutta la popolazione alcune
volte, o imbrogliare parte della popolazione
tutte le volte, ma non si può imbrogliare
tutte le volte la popolazione!". di Nino
Isgrò
Rimborsi elettorali dimezzati, ma nessun
taglio per i fondi 2011
La Camera ha approvato il taglio del 50% dei
rimborsi elettorali ai partiti, lasciando
però inalterato il meccanismo e i rimborsi
dell'anno scorso. La Camera dei deputati
ieri ha approvato, con 372 sì, 97 no e 17
astenuti, la decurtazione del 50% dei
rimborsi elettorali dei partiti a partire da
quest'anno. La misura era prevista
dall'articolo 1 della
riforma dei finanziamenti pubblici ai
partiti approvata in Commissione e
prevede una riduzione a circa 91 milioni
annui a partire dal 2012 per i rimborsi
elargiti dallo Stato per le spese di
campagna elettorale dei partiti. Il taglio
riguarderà solo i prossimi rimborsi e non
tocca invece l'ultima tranche di rimborsi
del 2011 così come avevano chiesto in molti
perché già a bilancio di quasi tutti i
partiti. Il 30% dei rimborsi legato alla
capacità di autofinanziamento - Nel
dettaglio l'articolo 1 della riforma dei
finanziamenti pubblici ai partiti prevede
che il 70% dei contributi statali vengano
elargiti ai partiti con gli stessi
meccanismi precedenti , mentre il restante
30% dovrà essere erogato come
cofinanziamento. In pratica il 30% dei
rimborsi sarà legato all'effettiva capacità
di autofinanziamento di ogni singolo partito
o movimento ed erogato in proporzione alle
quote associative e ai finanziamenti privati
raccolti. Da oggi si discute il resto della
riforma dei finanziamenti ai partiti –
Rimane
inalterato dunque il meccanismo dei rimborsi
ai partiti, che invece Lega e Idv
avevano chiesto di abrogare definitivamente
con i loro emendamenti rigettati dall'Aula
di Montecitorio. I due partiti come anche i
radicali, infatti, hanno votato contro
questa proposta di legge accusando gli altri
gruppi parlamentari di demagogia perché
modificano qualcosa per non cambiare nulla.
La restante parte del disegno di legge, che
prevede inoltre una riforma del sistema di
trasparenza dei conti dei partiti, sarà
discussa a partire da oggi alla Camera.
Fonte:
Fanpage
Indagati cinque dirigenti del Cas
Cinque dirigenti e funzionari del Cas sono
indagati per l'incidente che nel dicembre
2010 costò la vita al 35enne perito
informatico messinese Marco Tedesco. La
macchina andò a schianatrsi contro il guard
rail nei pressi della barriera autostradale
di Villafranca. Secondo i periti della
Procura quel tratto di autostrada non era
stato adeguatamente messo in sicurezza.
L’autostrada Messina-Palermo, almeno nel
tratto fra Boccetta e Villafranca, non è
sicura anzi è decisamente rischiosa. A
queste conclusioni è giunta la Procura a
conclusione delle indagini sull’incidente
che il 27 dicembre di due anni fa costò la
vita a Marco Tedesco, 35enne perito
informatico messinese. L’uomo andò a
sbattere con la sua auto contro il guard
rail a poche centinaia di metri dalla
barriera autostradale di Villafranca e morì
un’ora dopo nel reparto di Rianimazione del
Policlinico. Tedesco stava accompagnando a
casa la sua compagna, una ragazza polacca di
29 anni che si salvò perché sbalzata fuori
dall’abitacolo. Per quell’incidente il
sostituto procuratore Camillo Falvo, ha
inviato cinque avvisi di conclusione delle
indagini a dirigenti e funzionari del Cas.
Si tratta di Antonino Piccione, 56 anni,
responsabile dell’ufficio sicurezza e
assistenza al traffico, a Carmelo Cigno, 64
anni responsabile dell’ufficio tecnico di
zona fra Boccetta e Furiano, Letterio
Frisone, 59 anni, dirigente dell’unità
operativa dei servizi di gestione, Paolo
Currò, 59 anni capo stazione dell’ufficio
sicurezza e assistenza al traffico e Gaspare
Sceusa, 57 anni dirigente dell’area tecnica
e di esercizio. La tragedia si consumò in
piena notte. Marco Tedesco, alla guida della
sua Fiat Punto, mentre viaggiava in
direzione Palermo, perse il controllo della
vettura. La Punto finì contro il guard rail
e poi concluse la sua corsa contro una
collinetta che si trova all’uscita dalla
galleria Madonna di Montauto, l’ultima prima
dei caselli di Villafranca. Secondo quanto
accertato dai periti nominati dalla Procura
il Cas non avrebbe adottato gli interventi
necessari per la messa in sicurezza di quel
tratto di autostrada. In particolare
avrebbero accertato la pericolosità dello
spartitraffico, privo di protezione
laterale, con gli alberi ed una cunetta, che
non permettono il controllo di un veicolo
che esca dalla sede stradale. Inoltre non
sarebbero state installate le barriere di
sicurezza omologate dal Ministero dei Lavori
pubblici. Barriere che, secondo gli esperti
nominati dalla Procura, se installate
avrebbero consentito all’auto di Tedesco di
rientrare sulla sede stradale evitando
l’impatto con la collinetta. Urto fatale per
Marco Tedesco che sbattè violentemente il
capo e morì in ospedale.
La "Angel Service" assume altro personale e
non i lavoratori licenziati
Il treno notte per Milano sarà su rotaia
solo da giugno a dicembre. La "Angel
Service", ditta che si occupa dell'appalto
sui pochi convogli rimasti, si sta
appoggiando ad un'agenzia interinale per
assumere personale per sei mesi. I
lavoratori Servirail sono stanchi e
sfiduciati davanti al rimpallo di
responsabilità e in vista del prossimo
tavolo tecnico nazionale, l'ennesimo, che
non farà altro che aggiungere promesse senza
alcuna reale e concreta prospettiva. Nei due
treni notte che partiranno da giugno non c'è
alcuna speranza di stabilizzazione poiché
uno sarà gestito dalla "Arenaways che ha già
i propri dipendenti, l'altro sarà
l'allungamento di uno dei tre convogli che
al momento operano verso Roma. Quest'ultimo
avrà vita breve (solo sei mesi) e non si sa
ancora se verrà impiegato personale facente
parte dei licenziati Servirail, dal momento
che la "Angel Service", ditta che si occupa
dell'appalto sui pochi convogli rimasti, si
sta appoggiando ad un'agenzia interinale per
assumere personale per sei mesi. Di seguito,
la nota dei lavoratori che spiegano perché
Trenitalia ha l’obbligo di assumerli:
“Premettiamo di essere consapevoli di non
essere né i primi né gli ultimi ad essere
stati licenziati, specialmente qui al Sud,
ma il motivo per cui siamo tanto arrabbiati
è perché la nostra situazione è ben
differente. Un discorso è se l’azienda per
cui lavori fallisce, allora, non può fare
altro che licenziarti, ma nel nostro caso la
nostra vera datrice di lavoro è la Ferrovia,
che non è certo ancora fallita. La Compagnia
Wagons – Lits, azienda che ha operato in
appalto per 140 anni in realtà era un
appalto delle Ferrovie dello Stato e non di
Trenitalia, per cui esiste da prima della
stessa Trenitalia. Noi in realtà non
dovremmo essere inseriti in un appalto e non
dovremmo fare parte dell’indotto o delle
cosiddette ditte che ruotano attorno alla
Ferrovia. Noi abbiamo sempre svolto servizio
sui treni, proprio a bordo dei treni che
sono di proprietà della Ferrovia, abbiamo
svolto servizio indossando divise uguali a
quelle dei ferrovieri, ognuno di noi aveva
un tesserino di riconoscimento con su
scritto “Trenitalia”, abbiamo utilizzato gli
stessi palmari del personale di Trenitalia
per lavorare e per inserire le generalità e
identificare i viaggiatori, abbiamo sempre
lavorato in autonomia avendo come unica
figura superiore e responsabile a bordo del
treno il personale Trenitalia, dal quale
ricevevamo ordini e disposizioni, tanto è
vero che abbiamo sempre lavorato di notte
(mentre gli uffici Servirail di notte sono
sempre stati chiusi) avendo come unico
interlocutore Trenitalia. A noi, poi, veniva
applicato lo stesso e identico contratto dei
ferrovieri. Quello che ci mancava era solo
un contratto alle dirette dipendenze di
Trenitalia. Per questo e per molto altro
abbiamo anche intrapreso la via legale
ribadendo che Trenitalia in qualità di
committente e responsabile deve assumere
direttamente i lavoratori Serviraili.” Alla
nota dei lavoratori seguono le dichiarazioni
di Silvio Lasagni, segretario provinciale
della Uil Trasporti e di Fortunato Marabello,
Responsabile Uil Trasporti del Settore
Treni-notte: “Come è ormai ben risaputo –
spiegano Lasagni e Marabello – i lavoratori
dei treni notte, quasi 500 in tutta Italia
ed 80 solo a Messina sono sempre stati
dipendenti della “Wagons-lits”o “Compagnia
Internazionale delle Carrozze Letti e del
Turismo”, azienda S.p.A. che nel 2010 ha
ceduto il ramo d’azienda alla
“ServirailItalia s.r.l.”, che oggi non c’è
più. Dopo diverse messe in mobilità negli
anni, numerose riorganizzazioni del lavoro,
continui tagli di servizi da parte della
committente “Trenitalia”, inibizione di
posti per i viaggiatori nelle carrozze,
continue gare d’appalto che hanno procurato
esubero e contratti di solidarietà, tutti i
dipendenti della Servirail l’ 11 Dicembre
2011 sono stati licenziati. Oggi sono senza
lavoro, senza cassa integrazione, senza
ammortizzatori sociali e già al quarto mese
di disoccupazione. Gli ex lavoratori dei
treni-notte – dichiarano Lasagni e Marabello
- hanno una professionalità acquisita
equiparabile, per quantità di mansioni e per
numero di ore continue trascorse su
materiale ferroviario, a quella dei
ferrovieri stessi. Pertanto, considerando
che Trenitalia è responsabile solidale in
quanto committente, e che più volte ha
annunciato migliaia di assunzioni,
considerando che la professionalità
acquisita dai lavoratori dei Servirail
porterebbe un risparmio notevole a
Trenitalia, in quanto i lavoratori non
avrebbero alcun bisogno di percorsi
formativi e darebbero anche una garanzia di
professionalità sul posto di lavoro, sarebbe
opportuno e conveniente che Trenitalia li
assumesse. Il personale, infatti, va
salvaguardato, tutto. Mentre allo stato
attuale sugli 800 lavoratori Servirail solo
gli 80 di Messina non sono stati
ricollocati.” “Il settore “treni-notte” -
concludono Lasagni e Marabello - non è
fallito da solo, ma a causa di un disegno
mirato eseguito da Trenitalia, interessata
negli anni solo agli investimenti per l'alta
velocità. Peccato però che quest’ultima non
arrivi al Sud, ed è quindi evidente che
questa sia l’ennesima scelta di un’azienda
che va a discriminare i cittadini del
Mezzogiorno ancora una volta trattati come
cittadini di serie B.”
|
|
In Sicilia una famiglia su 4 è povera,
salari fermi al '92
Famiglie italiane più povere rispetto a 20
anni fa con un potere di acquisto pro
capite in calo e inferiore del 4% rispetto
al 1992. E’ la fotografia che emerge dal
Rapporto annuale 2012 dell’Istat.
“Complessivamente – si sottolinea –
dall’inizio della recente crisi economica,
cioè dal 2008, le famiglie hanno visto
crescere del 2,1% il reddito disponibile in
valori correnti, cui è corrisposta una
riduzione del potere di acquisto, cioè in
termini reali, di circa il 5%. Se poi si
considera la dinamica crescente della
popolazione residente, nel 2011 il potere di
acquisto delle famiglie per abitante e’ del
4% inferiore a quello del 1992, mentre, in
termini reali, il consumo di beni e servizi
per abitante e’ del 12% più alto del livello
rilevato nel 1992. Nel corso degli ultimi
quattro anni il potere di acquisto pro
capite ha perso circa il 7%, mentre la
quantità di beni e servizi sono diminuite
del 3%”. 11% FAMIGLIE SONO POVERE, AL SUD
UNA SU 4 -Resta ampio il divario
territoriale: al Nord l’incidenza della
povertà e’ al 4,9 per cento, sale al 23 per
cento al Sud. Particolarmente grave risulta
la condizione delle famiglie residenti in
Basilicata, Sicilia e Calabria, dove nel
2010 il fenomeno riguarda più di una
famiglia su quattro. E’ inoltre peggiorata
la condizione delle famiglie più numerose.
Nel 2010 risulta in condizione di povertà
relativa il 29,9 per cento delle famiglie
con cinque e più componenti (più sette punti
percentuali rispetto al 1997). Nelle
famiglie con almeno un minore l’incidenza
della povertà è del 15,9 per cento.
Complessivamente sono un milione 876mila i
minori che vivono in famiglie relativamente
povere (il 18,2 per cento del totale); quasi
il 70 per cento risiede nel Mezzogiorno.
SALARI REALI FERMI IN 20 ANNI, GIU’ POTERE
ACQUISTO – I salari reali sono rimasti al
palo in Italia negli ultimi 20 anni. “Tra il
1993 e il 2011 – spiega l’Istat – le
retribuzioni contrattuali mostrano, in
termini reali, una variazione nulla, mentre
per quelle di fatto si rileva una crescita
di quattro decimi di punto l’anno”. Negli
ultimi due decenni, evidenzia il rapporto,
“la spesa per consumi delle famiglie è
cresciuta a ritmi più sostenuti del loro
reddito disponibile, determinando una
progressiva riduzione della capacità di
risparmio. Complessivamente dal 2008 il
reddito disponibile delle famiglie è
aumentato del 2,1 per cento in valori
correnti, ma il potere d’acquisto (cioè il
reddito in termini reali) è sceso di circa
il 5 per cento. 1,8 MLN GLI SCORAGGIATI CHE
NON CERCANO LAVORO - Sono più di un milione
e 800.000, in Italia, gli “scoraggiati”
ossia coloro che pur non avendo un lavoro
non lo cercano perchè pensano di non
trovarlo. PRECARI AL TOP DAL ’93, OLTRE 35%
TRA 18 E 29 ANNI – Nel 2011 l’incidenza dei
precari sul complesso del lavoro subordinato
e’ al top dal 1993. “Dal 1993 al 2011 gli
occupati dipendenti a termine – sottolinea
l’Istat – sono cresciuti del 48,4 per cento
(+751 mila unità) a fronte del +13,8 per
cento registrato per l’occupazione
dipendente complessiva. Nel 2011 l’incidenza
del lavoro temporaneo sul complesso del
lavoro subordinato e’ pari al 13,4 per
cento, il valore più elevato dal 1993;
supera il 35 per cento (quasi il doppio del
1993) fra i 18-29enni”. UN GIOVANE SU 5
‘NEET’ NON STUDIA NE’ LAVORA, 1 SU 3 A SUD –
In Italia più di un giovane su 5 dai 15 ai
29 anni non studia ne’ lavora: i cosiddetti
Neet sono 2,1 milioni (22,1 per cento). La
quota dei Neet nel 2011 è più alta nel
Mezzogiorno, 31,9 per cento, un valore quasi
doppio di quello del Centro-nord, con punte
massime in Sicilia (35,7 per cento) e in
Campania (35,2%). La cifra italiana è
sensibilmente superiore alla media europea
(15,3%) e molto simile a quella della
Spagna, che con il 20,4% si piazza al
quint’ultimo posto dei Ventisette.
Risparmio e potere d’acquisto: così in 10
anni siamo diventati poveri
Il potere d’acquisto delle famiglie italiane
è tornato ai livelli del 2001. In termini
pro capite tra il 2000 e il 2011 si è
ridotto del 3,1%. Per quanto riguarda la
propensione al risparmio, negli anni scorsi
si è ridotta perché si cercava di mantenere
lo stile di vita dei tempi floridi. Adesso,
col peggiorare della crisi, è tornata a
salire, ma si tratta di risparmo
precauzionale. Nella seconda metà del 2011
i consumi delle famiglie hanno mostrato una
marcata contrazione (-0,8% rispetto al
semestre precedente). La debolezza
della spesa per consumi, protrattasi nei
primi mesi dell’anno in corso e
caratterizzata dalla decisa flessione degli
acquisti di beni durevoli, è stata
determinata da una progressiva riduzione del
potere di acquisto delle famiglie: se nella
media d’anno la contrazione è stata pari
allo 0,5%, nell’ultimo trimestre del 2011 la
flessione è stata dello 0,3% rispetto al
trimestre precedente e dell’1,9% rispetto al
corrispondente periodo del 2010. Di
conseguenza, alla fine dell’anno scorso il
potere d’acquisto delle famiglie è tornato
sui livelli dell’inizio del 2001. In termini
pro-capite tra il 2000 e il 2011 il potere
d’acquisto si è ridotto del 3,1%. Nel 2011
la propensione al risparmio delle famiglie
(definita dal rapporto tra il risparmio
lordo delle famiglie e il loro reddito
disponibile) si è attestata al 12%, il
valore più basso dal 1995, registrando una
diminuzione di 0,7 punti percentuali
rispetto all’anno precedente. Nel quarto
trimestre la propensione al risparmio,
calcolata sui dati destagionalizzati, è
stata pari al 12,1%: 0,3 punti percentuali
in più rispetto al trimestre precedente. Nei
confronti del corrispondente trimestre del
2010 la diminuzione è comunque pari a 0,8
punti percentuali. La riduzione del tasso di
risparmio prodottasi con la crisi è senza
precedenti, ma va notato come essa sia
iniziata prima del biennio 2008-2009 ed
appaia legata alla lunga stasi del potere
d’acquisto delle famiglie registrata in
tutti gli anni Duemila. Sul piano
congiunturale, se negli anni scorsi queste
ultime hanno cercato di mantenere il tenore
di vita attingendo ai risparmi, con il
deterioramento della situazione verificatosi
a metà 2011 sembra essere intervenuto un
mutamento dell’atteggiamento psicologico, in
corrispondenza del peggioramento del clima
di fiducia. In questo quadro, il leggero
aumento della propensione al risparmio
registrato a fine anno sembrerebbe più
coerente con i comportamenti degli altri
Paesi europei, dove nel corso della crisi si
è assistito ad un aumento del risparmio
precauzionale. Non a caso, considerando
l’indagine mensile sul clima di fiducia dei
consumatori, negli ultimi mesi del 2011 si
osserva un aumento non solo della quota di
chi dichiara di erodere i risparmi o di
indebitarsi (segno evidente della difficile
situazione in cui versano molte famiglie),
ma anche del gruppo di chi riesce a
risparmiare, mentre si restringe il gruppo
di chi si considera in condizione di
“quadrare il bilancio”. La polarizzazione
dei comportamenti si conferma nei primi mesi
del 2012, con un leggero recupero
dell’incidenza di chi si ritiene in grado di
risparmiare e una diminuzione di chi non lo
è. Peraltro, l’indicatore del clima di
fiducia dei consumatori, dopo aver segnato
un qualche recupero rispetto ai minimi di
dicembre e gennaio, è tornato a
scendere fortemente in aprile, con un
peggioramento particolarmente marcato per la
componente delle attese sullo scenario
economico. Naturalmente, in un momento di
debolezza congiunturale il tentativo di
ricostituire il risparmio può avere un
effetto depressivo sul sistema economico,
alimentando un circolo vizioso con effetti
difficilmente quantificabili al momento. Da
questo punto di vista appare importante
ristabilire al più presto un clima economico
positivo, in grado di fornire prospettive
durature di aumento dei redditi familiari,
nonché sostenere le famiglie in grave
difficoltà economica, al fine di evitare
effetti negativi sulla tenuta complessiva
del tessuto sociale. Fonte:
Linkiesta
Messina: Galleria Vittorio Emanuele, i
perché del sequestro
Un provvedimento scattato dopo le verifiche
e gli “appostamenti” effettuati negli scorsi
mesi dalle forze dell’ordine. Necessario al
più presto trovare una soluzione per ridare
decoro al prestigioso spazio “Da anni, sia
pure nella successione dei titolari delle
azienda che gestiscono i ritrovi, viene
perpetrata una stabile occupazione dello
spazio interno la Galleria Vittorio Emanuele
attraverso l’estensione abusiva delle
attività autorizzate all’interno dei locali
mediante la collocazione di sedie, tavoli,
ombrelloni” ... E ancora “La richiesta
formulata dal pm afferente il sequestro dei
locali andava rigettata posto che le
attività all’interno sono state regolarmente
autorizzate. I reati per i quali si procede,
afferiscono ad attività che si svolgono solo
all’esterno”. Sono questi i passaggi
salienti dell’ordinanza siglata dal Gip
Maria Teresa Arena sulla base della quale,
nella notte fra sabato e domenica, gli
uomini della squadra decoro della polizia
Municipale, hanno effettuato un blitz in
cinque locali delle Galleria verbalizzando
occupazioni abusive del suolo ed effettuando
sequestri preventivi. Una “visita”, quella
degli uomini di Biagio Santagati, che come
ben si intuisce dal provvedimento del
giudice, è però da ritenersi tutt’altro che
inaspettata. Da oltre un anno, infatti, i
gestori dei locali erano stati
“attenzionati” dalle forze dell’ordine per
via del posizionamento di arredi esterni e
in alcuni casi anche per intrattenimento
musicale non autorizzato fino a tarda notte,
con buona pace dei condomini le cui
abitazioni affacciano nello spazio di piazza
Antonello. Proprio quest’ultimi hanno più
volte sollecitato l’intervento delle
autorità preposte, che a propria volta
avevano già sanzionato i gestori. Gli ultimi
controlli prima dell’operazione dello scorso
fine settimana, sono stati condotti il 14 e
15 gennaio: “Il personale del Nucleo Decoro
coadiuvato dall’Arpa – si legge nel
dispositivo della Procura – ha effettuato
dei rilievi fonometrici in alcune abitazioni
che affacciano all’interno della Galleria
Vittorio Emanuele e ha appurato che
all’interno quattro esercizi pubblici aperti
si svolgeva attività di intrattenimento
musicale”. Da qui la decisione del giudice
di procedere anche al sequestro anche di
amplificatori e strumentazione sonora. Una
vera e propria giungla quella riguardante le
occupazioni di suolo pubblico, che nel caso
della Galleria Vittorio Emanuele ha trovato
la sua massima manifestazione: il preciso
divieto di “colonizzare” porzioni si
“terreno” comunale, è previsto sia dal
regolamento di condominio che dal
regolamento comunale. In particolare l’art.
15 “elenca le finalità per le quali è
consentita l’occupazione temporanea di
alcune piazze e strade del centro storico
cittadino e tra queste anche della Galleria
e ne disciplina le modalità, escludendo però
che possano autorizzarsi occupazioni
temporanee mediante tavoli, sedie e gazebo”.
L’esatto opposto di quanto avvenuto. Un
silenzio assenso, quello mantenuto fino ad
oggi, che ha però finito col rendere
automatici meccanismi e abitudini in realtà
non contemplabili. E tuttavia, pur nel
mancato rispetto delle regole che ha
prodotto evidenti danni patrimoniali alla
casse del Comune per incassi da occupazioni
suolo mai riscosse, gli esercizi commerciali
hanno contribuito ad animare uno spazio che,
almeno nei mesi successivi l’inaugurazione
post-restauro, ha rappresentato il salotto
buono della città. Quello che, a tutti i
costi, deve tornare ad essere. Difficile,
almeno al momento, immaginare una soluzione:
per i titolari, alla luce dei divieti che di
conseguenze riducono anche il numero dei
posti a sedere e quindi dei clienti, diventa
sempre più complesso coprire costi d’affitto
decisamente onerosi. Tuttavia una soluzione
va individuata. E’ necessario trovare un
punto d’incontro che da una parte tuteli
l’interessi dell’amministrazione e preservi
il valore storico-architettonico della
struttura, e d’altro rappresenti un
incentivo per le attività dei piccoli
imprenditori. Il recupero della Galleria,
ora più che mai, passa dalla volontà degli
“attori” cittadini. Nel frattempo ai turisti
di passaggio non rimane che essere
spettatori di uno spettacolo veramente
pietoso: dove il nulla si unisce al niente
poca fiducia
Messina: Vertenza Triscele, cresce la
tensione tra i lavoratori
All’incontro indetto questa mattina da Cgil,
Cisl e Uil, presenti Buzzanca, Ricevuto e
Panarello. I sindacati chiedono l’aiuto
della politica, che non perde occasione di
offrire massima disponibilità. Scettici ed
esasperati i 42 dipendenti cassintegrati E’
trascorso più di un anno dal giorno in cui è
“esplosa” quella diventata in pochi mesi la
vertenza simbolo della città, che porta il
nome, anzi il marchio di Triscele. Il 20
marzo 2011 il gruppo Faranda comunica ai
sindacati, e quest’ultimi ai lavoratori, il
blocco dell’attività. Tanti gli incontri, i
cortei, le manifestazioni organizzate in
questi mesi per cercare di smuovere la
città, di svegliare le coscienze ma
soprattutto di “sollecitare” la politica. E
non è stato diverso l’incontro svoltosi
questa mattina al Salone degli Specchi della
Provincia, su iniziativa della
organizzazioni di settore di Cgil, Cisl e
Uil. Un appuntamento voluto per fare il
“punto” sull’iter per il cambio di
destinazione d’uso dell’area dove
attualmente sorge lo stabilimento ex-birra
Messina e dove dovrebbe sorgere il complesso
residenziale Trinacria. Un passaggio
obbligato per consentire alla società la
monetizzazione necessaria alla
delocalizzazione dell’impianto e, come
promesso, la ripresa dell’attività. Tutto
facile a parole, molto meno nella pratica. E
le parole, quelle “belle”, non sono mancate
neanche questa mattina da parte di Buzzanca,
di Ricevuto e del deputato regionale
Panarello, unico rappresentante messinese
componente dell’Ars che ha risposto
all’invito sindacale. Tutti si sono detti
pronti e disponibili a “fare squadra” per
garantire un futuro al prestigioso
birrificio, partendo innanzitutto dalla
riacquisizione del marchio “birra Messina”,
al momento di proprietà dell’Heineken, che
ne continua la produzione nello stabilimenti
di Massafra (Brindisi): “Mi consulterò con i
legali della Provincia per capire se anche
noi, come istituzione, possiamo dare un
supporto all’azienda nel contenzioso che la
vede contrapposta all’Heineken per
riappropriarci del marchio, vessillo della
città”. Vede il bicchiere mezzo pieno e non
mezzo vuoto (forse anche per
l’inconfondibile gusto delle bollicine
messinesi) il primo cittadino: «Faremo il
possibile per accelerare l’iter di cambio di
destinazione d’uso al Comitato regionale
urbanistica (Cru), entro la fine dell’anno
speriamo che la vicenda possa essere
risolta». Dichiarazioni, quelle rilasciate
in volata da Buzzanca e Ricevuto, che però
non convincono tutti: mentre i sindacati
definiscono l’incontro odierno un «successo
per la grande disponibilità mostrata dai due
esponenti politici», ben diverso è il
giudizio dei lavoratori, che certo non
dimenticano le promesse mancate dell’ultimo
anno: «Basta con le passerelle – afferma con
rabbia uno dei 42 dipendenti che ha preso
parte all’incontro – non crediamo più alle
loro parole. Il sindaco e il presidente
della Provincia non dovevano andare via,
dovevano ascoltare tutte le nostre richieste
e intervenire dopo». Uno sfogo, quello del
signor Mimmo, che inutilmente colleghi e
rappresentanti sindacali hanno cercato di
placare. Perché quando il timore di non
arrivare a fine mese prende il sopravvento,
la razionalità perde “terreno”. Parole
condivise anche da altri dipendenti, che
prima ancora del recupero del marchio,
ritengono prioritario avere garanzie per la
delocalizzazione dell’impianto: «In attesa
che il Cru si pronunci – affermano – bisogna
iniziare a parlare di piano industriale per
non arrivare impreparati a dicembre (quando
scadrà il periodo di cassa integrazione in
deroga)». Un data che sembra ancora lontana,
ma che invece arriverà in men che non si
dica. E a quel punto le “belle parole”
avranno fatto il loro tempo.
|
|
Messina: Blitz del nucleo decoro alla
Galleria Vittorio Emanuele
Chiusi tutti i locali. Su uno delle
saracinesche degli esercizi un ultimo
messaggio: “Abbiamo chiuso per colpa dei
soliti messinesi intoccabili”. Il cancello
semi aperto, le saracinesche chiuse, le
immancabili bottiglie abbandonate “ai piedi”
degli scalini. E’ questo ciò che rimane
della Galleria Vittorio Emanuele, ed è
questo ciò che rimarrà per chissà quanto
tempo. Il nucleo Decoro della polizia
Municipale, su precisa disposizione della
Procura, ha fatto piazza pulita di ciò che
rimaneva delle attività di ristorazione
all’interno di quello spazio che, nei
progetti, avrebbe dovuto rappresentare un
secondo salotto buono della città. Quello
che si ha oggi davanti agli occhi è uno
spettacolo spettrale, ancor più di quanto
visto negli ultimi mesi. Niente più tavoli,
niente più sedie, né più tavolini, niente
più “vita” all’interno di uno spazio che,
all’indomani della sua inaugurazione, aveva
fatto sperare nella possibilità di una vera
rinascita. Un sogno svanito in poco tempo.
Eppure a quanto accaduto l’altra notte
nell’ormai deserta Galleria Vittorio
Emanuele, c'è chi da una spiegazione ben
precisa e lo scrive a chiare lettere,
lasciando un ultimo messaggio di
“arrivederci”, anzi di “addito”: “Abbiamo
chiuso per colpa dei soliti messinesi
intoccabili”.
Filicudi: La biglietteria aliscafi a 12 km
dall’approdo!
Lipari - Nell’Isola di Filicudi per
acquistare un biglietto di aliscafo bisogna
recarsi nella biglietteria di Filicudi-porto,
ossia a circa dodici chilometri dall’attuale
approdo che è quello di Pecorini a mare. Al
porto sono in corso i lavori di rifacimento
del molo ma a residenti e turisti le
compagnie di navigazione non hanno dato una
soluzione provvisoria alternativa. Con
l’aggravio per i turisti di doversi
sobbarcare 20 euro di servizio taxi, se si
trovano dall’altro lato dell’isola. Sino
alle elezioni il problema era “superato” con
i biglietti pre-stampati che venivano
“gestiti”, su una biglietteria di fortuna
ubicata al porto di Pecorini. Dopo le
elezioni le cose sono mutate e nei muri sono
comparsi gli avvisi con la nuova
comunicazione. Comprensibilissima
l’indignazione generale. Anche perché
basterebbe un gazebo-biglietteria nei pressi
del molo o fare il biglietto direttamente a
bordo.
Sicilia: Sanità sciopero contro i tagli sui
fondi
2.500 malati di talassemia le rifiuteranno
per protesta il 29/5. Lo 'sciopero delle
trasfusioni' e' stato indetto in Sicilia
dalla Lega italiana per la lotta contro le
emopatie e i tumori dell'infanzia per
protestare contro ''i drastici
ridimensionamenti del personale e
organizzativo'' dei centri di talassemia. Il
28 maggio prossimo i malati talassemici
rifiuteranno le trasfusioni e l'associazione
presentera' alla Regione, in forma
simbolica, il ricorso contro il nuovo piano
sanitario. I malati di talassemia in Sicilia
sono 2.500.
Caro Monti, facciamo due conti
Il presidente del Consiglio ha invitato gli
italiani a segnalare gli sprechi da
eliminare. La campagna Sbilanciamoci! ogni
anno pubblica una “controfinanziaria” con
proposte per evitare gli sprechi e usare la
spesa pubblica per i diritti, la pace e
l’ambiente. Ecco qualche consiglio a Monti:
Legalità e giustizia fiscale: Tassa
patrimoniale In questa crisi i ricchi non
stanno pagando alcun prezzo, e il peso della
crisi ricade interamente sulle fasce più
povere della popolazione. Proponiamo perciò
una tassa patrimoniale del 5 per 1000 sui
patrimoni oltre i 500mila euro, con alcune
correzioni di carattere progressivo
(possibile grazie alla registrazione dei
beni sulla dichiarazione dei redditi) sul
prelievo. In questo modo potrebbero entrare
nelle casse dell’erario una somma intorno ai
10 miliardi e 500 milioni di euro.
Progressività. Il nostro sistema fiscale ha
perso in questi anni un carattere di vera
progressività. Non si tratta solo di
raccogliere più risorse, quanto di dare un
maggiore senso di giustizia fiscale. Per
questo Sbilanciamoci! propone l’aliquota del
45% per i redditi al di sopra dei 70.000
euro e al 49% l’aliquota oltre i 200.000
euro. Si potrebbero recuperare così 1
miliardo e 200 milioni che sarebbero
soprattutto (per il 77%) a carico dei
contribuenti al di sopra dei 200.000 euro
annui. Rendite. Oggi gli interessi sui
depositi bancari vengono tassati al 27%,
mentre gli interessi sulle obbligazioni, le
plusvalenze e i rendimenti delle gestioni
individuali e collettive subiscono un
prelievo di appena il 12,5%. L’unificazione
delle rendite finanziarie ha rappresentato
per anni una delle priorità di politica
fiscale promossa da Sbilanciamoci! e
rappresenterebbe un importante risultato per
la giustizia fiscale nel nostro paese. È
possibile portare la tassazione di tutte le
rendite al 23%, una soglia che ancora resta
allineata con i grandi paesi europei e che
non presenta quindi rischi di fughe di
capitali. In questo modo sarebbe possibile
ottenere almeno 2 miliardi di euro. Tassare
i diritti televisivi per lo sport spettacolo
Come per la pubblicità, il business dello
sport-spettacolo ha effetti distorsivi sul
mercato e distoglie risorse dallo sport per
tutti. Si propone pertanto di adottare il
metodo francese di tassazione dei diritti
televisivi per finanziare lo sport per tutti
e la costruzione di impianti pubblici
polivalenti. Con un’aliquota del 5% sul
totale dei diritti versati si potrebbero
raccogliere circa 40 milioni di euro.
Tassare la pubblicità Gli investimenti
pubblicitari in Italia sono circa 10
miliardi di euro. Nell’era della grandi
concentrazioni dei media e delle agenzie
pubblicitarie nessuno può negare l’effetto
distorsivo che questa ha su consumi, stili
di vita e sulla stessa regolarità della
concorrenza tra le imprese. La proposta,
dunque, è di frenare i margini di profitto
dell’intero comparto pubblicitario
aumentando del 5% il prelievo sugli utili,
con il duplice obiettivo di ridimensionarne
l’invadenza e di drenare risorse da dedicare
alla scuola e ad attività culturali per
tutti. L’introito atteso è di circa 500
milioni di euro. Tassa automobilistica
sull’emissione di CO2 Fino ad oggi la
tassazione dei veicoli avviene sulla base
della cilindrata e dei cavalli fiscali.
Chiediamo che la tassazione sui veicoli
avvenga in modo progressivo sulla base
dell’emissione di CO2 che colpirà
progressivamente i veicoli più potenti ed
ecologicamente inefficienti (come i Suv o i
veicoli di vecchia immatricolazione). Le
maggiori entrate derivanti da questo diverso
modo della tassazione dei veicoli ammonta a
500 milioni di euro. Misure fiscali
penalizzanti per la produzione e il
commercio (consentito dalla legge), delle
armi La proposta è una sovrattassa del 4%
sul fatturato dell’industria bellica e di un
aumento di 200 euro per le licenze (oggi
sono oltre 50.000) di armi per la difesa
personale; queste misure potrebbero portare
un ricavo di circa 270 milioni di euro.
Ambiente e sviluppo sostenibile: Riduzione
stanziamenti grandi opere Si propone
l’abbandono della logica delle grandi opere
– costose e incerte sotto il profilo
attuativo - a favore della ottimizzazione
delle reti esistenti e del loro uso (con i
necessari adeguamenti e potenziamenti). In
particolare proponiamo la cancellazione del
finanziamento di 1,543 miliardi destinati
dalla Legge di Stabilità 2012 alle grandi
opere. Eliminazione finanziamento
all’autotrasporto di merci Si propone di
cancellare le misure previste dalla Legge di
Stabilità del 2012 di 400 milioni di euro a
favore dell’autotrasporto merci, che invece
andrebbe disincentivato a favore di forme di
trasporto più sostenibile (intermodalità,
autostrade del mare, uso del trasporto su
rotaia) delle merci per il paese. Disarmare
l’economia, costruire la pace: Riduzione
delle spese militari Chiediamo la riduzione
di 3miliardi di euro della spesa militare.
Questo potrebbe avvenire grazie alla
riduzione degli organici delle forze armate
e a un’integrazione – con economie di scala
– dentro la cornice europea e delle Nazioni
Unite, naturalmente prevedendo un ruolo
delle Forze Armate legato ad autentici
compiti di prevenzione dei conflitti e
mantenimento della pace e rifiutando ogni
interventismo militare. Eliminazione e
riduzione dei programmi d’arma (per gli F35
e non solo) Chiediamo al governo italiano di
non firmare il contratto per la produzione
dei 90 cacciabombardieri Joint Strike
Fighter. Chiediamo di cancellare i
finanziamenti previsti per il 2012 per la
produzione dei 4 sommergibili FREMM, dei
cacciabombardieri F35, delle due fregate
“Orizzonte”. Risparmio previsto: 783 milioni
di euro. Per un'analisi più dettagliata sui
costi per gli F35, si veda:www.sbilanciamoci.org.
No ai militari nelle città Chiediamo di
concludere l’esperienza della presenza e del
pattugliamento delle nostre città ad opera
di personale delle forze armate e chiediamo
che gli stessi fondi (72 milioni di euro)
vengano impiegati per pagare gli
straordinari al personale delle forze di
pubblica sicurezza. Ritiro dall’Afghanistan
Chiediamo il ritiro delle truppe italiane
dalla missione in Afghanistan (il ruolo e la
presenza dell’Isaf sono strettamente
intrecciati ad Enduring Freedom in una
funzione bellica e di lotta militare al
terrorismo) e da tutte quelle missioni
internazionali che non abbiano la copertura
e il sostegno delle Nazioni Unite. Questa
misura farebbe risparmiare 616 milioni di
euro alle casse pubbliche Cancellare il
programma “Vivi le Forze Armate. Militare
per tre settimane”. Chiediamo che questa
nuova iniziativa del Ministero della Difesa
venga cancellata e le risorse risparmiate
(20 milioni di euro) vadano ad incrementare
il fondo per il servizio civile nazionale.
Festeggiare la Festa della Repubblica del 2
giugno senza la parata militare Negli anni
passati abbiamo calcolato un costo medio
della Parata militare di circa 10 milioni di
euro, cifra con la quale sarebbe possibile
far partire 1.700 giovani per il servizio
civile che fanno attività utili per la
comunità, aiutando in questo modo più di
10mila persone in stato di bisogno: anziani,
disabili, senza fissa dimora, bambini.
Welfare, diritti sociali e formazione:
Chiusura dei Cie (Centri di identificazione
ed espulsione) Con i 174 milioni previsti
nella legge di bilancio per il 2012 per
l’attivazione, la locazione e la gestione di
nuovi Cie si potrebbe finanziare un
programma nazionale di inclusione sociale,
tra cui: corsi pubblici e gratuiti di
insegnamento della lingua italiana,
soluzioni abitative dignitose per i Roma, un
sistema nazionale di protezione contro il
razzismo, l’inserimento scolastico dei
bambini e dei giovani di origine straniera,
borse di studio per i giovani di origine
straniera, spazi interculturali e risorse
per i giovani “figli dell’immigrazione”. Per
altre informazioni:
www.cronachediordinariorazzismo.org.
Abolizione dei fondi alle scuole private e
del buono scuola Si risparmierebbero 700
milioni di euro dall’eliminazione dei
sussidi pubblici alle scuole private. Si
tratta di utilizzare le stesse risorse per
rilanciare la scuola pubblica, intervenendo
su quelle che sono le emergenze del sistema
pubblico: il diritto allo studio, l’edilizia
scolastica, la qualità dell’offerta
formativa. Copy left Sbilanciamoci! propone
l’adozione del software libero da parte di
amministrazioni centrali e locali potrebbe
portare risparmi molto ingenti. Si
otterrebbe un risparmio attorno ai 2
miliardi di euro l’anno sui costi delle
licenze (di cui 680 milioni solo per le
soluzioni Microsoft). I vantaggi non
sarebbero solo economici ma anche quelli di
un eccezionale strumento di trasparenza
amministrativa e di controllo della spesa.
Fonte:
Sbilanciamoci.
|
|
Barcellona rubata la grande campana in
bronzo della chiesa dei Basiliani
Mani ignote, nella notte tra il 17 e il 18
Maggio, hanno rubato la grande campana in
bronzo della chiesa dei Basiliani sulla
collina di Monte Croce a Barcellona.
Indisturbati, nonostante la collocazione
nella torre campanaria, hanno potuto
staccare il manufatto dalla sua sede e
trafugarlo altrove. Probabilmente su
commissione. Ma questo è solo l’ennesimo
furto sacrilego perpetrato ai danni della
chiesa settecentesca. Infatti nel 1991 è
stato rubato il preziosissimo tondo
gaginesco con la Madonna e il Bambino, e nel
2010 è stata asportata la croce greca
fissata sulla sommità della facciata.
Oggetti d’arte e di devozione mai più
ritrovati perché, forse, mai veramente
cercati. Ora che poco resta da rubare
(ricordiamo che tutto l’arredamento, i libri
e le suppellettili sacre erano già scomparse
negli anni in cui l’attiguo convento
ospitava il Liceo Classico) ci chiediamo:
possibile che tutto questo avvenga nella più
banale normalità, senza che nessuna autorità
assuma una forte posizione? Il patrimonio
artistico e culturale di Barcellona Pozzo di
Gotto, seppur negli ultimi anni
faticosamente riscoperto e valorizzato da
molte associazioni cittadine, rischia –
nell’indifferenza – di privarsi
definitivamente di alcuni dei suoi pezzi più
importanti. Ma questo non possiamo
permetterlo. Per questo chiediamo al Nucleo
Tutela dei Beni Culturali dell’Arma dei
Carabinieri di prestare maggiore attenzione
al territorio barcellonese e di porre in
atto tutti gli strumenti necessari affinché
si scoprano gli artefici dei furti (ma tutte
le chiese cittadine sono state bersaglio di
numerosi furti) e si riesca a restituire
alla cittadinanza barcellonese quanto fa
parte del proprio corredo storico,
sociologico e memoriale. Al contempo
chiediamo alla nuova Amministrazione
Comunale di predisporre quei minimi
accorgimenti (adeguata illuminazione,
telesorveglianza) per evitare in futuro il
perpetrarsi di ulteriori fatti delittuosi,
che rappresentano vere e proprie spoliazioni
di opere che appartengono all’intera
comunità, con grande e vero dolore di chi
dedica la propria vita alla cultura,
all’arte, al bello e alla legalità.
Comunicato Stampa a firma del Presidente
della Pro Loco Andrea Italiano e del
Presidente dell’Associazione Culturale
“Genius Loci” Bernardo
Dell’Aglio.
Messina: Settimana di protesta dei
lavoratori dei servizi sociali
Si comincia domani con lo sciopero, per
l’intera giornata, di sei cooperative.
Mercoledì pomeriggio manifestazione di
fronte palazzo Zanca. Le proteste della
scorsa settimana sono state solo un
antipasto, perché i i lavoratori dei servizi
sociali, sono intenzionati a fare ancor più
sul serio. Si comincerà domani con lo
sciopero del settore. Ad incrociare le
braccia saranno i lavoratori di i sei
cooperative. Nuova Presenza , Azione
Sociale, Nuove Solidarietà , Le Gardenie.
Progetto Vita, Faro 85. Una decisione legata
alla mancata risposta, da parte
dell’amministrazione, sul pagamento degli
stipendi, come spiegano Clara Crocé
Segretario Generale della Fp Cgil e Angela
Passari responsabile del settore. “I
lavoratori – aggiungono - non percepiscono
gli stipendi dal mese di Febbraio mentre
altri dal mese di gennaio, sono allo stremo
e da parte del sindaco non arriva nessun
segnale , come se il problema non lo
toccasse minimente”. Ma come detto, il
dissenso avrà altre manifestazioni: i
dipendenti, infatti, riprenderanno i servizi
ma a turno il personale libero manterrà il
presidio davanti a palazzo Zanca . La
mobilitazione culminerà il 23 maggio a
partire dalle ore 17 .con un sit-in di
protesta, stesso giorno in cui il primo
cittadino ha convocato le organizzazioni
sindacali. “Nel corso dell’incontro -
continuano Crocè e Passari - senza tenere
conto dei lavoratori dei servizi sociali che
da giorni protestano e scioperano .
L’atteggiamento di misogino incolpevole
assunto dal sindaco a questo punto potrebbe
apparire come un accanimento persecutorio
nei confronti delle lavoratrici e dei
lavoratori che rivendicano un pezzo di pane
per le loro famiglie. Da tempo chiediamo un
serio confronto , in merito ai servizi
sociali sia al Sindaco che all’Assessore
Caroniti - spiega ancora Crocè - nulla di
fatto. Abbiamo appreso che l’Assessore
Caroniti, nei giorni corsi ha incontrato le
associazioni delle cooperative escludendo
dal tavolo le organizzazioni sindacali. E’
comodo continuare a garantire i servizi alle
fasce più deboli con le tasche e sulla pelle
dei lavoratori. E’ arrivato il momento di
cambiare rotta- conclude Crocè - se Buzzanca
ha qualche problema , ha il dovere di
spiegarlo ai cittadini messinesi”.
Messina: Vertenza Palumbo il 23 maggio
sit-in di fronte la Prefettura
Tra le vertenze che infiammano la città non
manca all’appello quella dei lavoratori dei
cantieri navali Palumbo. Mercoledì 23 maggio
si terrà di fronte la prefettura un sit-in
organizzato dai metalmeccanici, compatti per
rivendicare dignità e diritto al lavoro. I
dipendenti non sono soli. Grande solidarietà
è stata loro mostrata dai lavoratori
dell’Atm aderenti all’OrSa e alla Cub
Trasporti, che auspicano “l’unità della
classe lavoratrice, ad oggi troppo
frammentata, per sostenere l’attacco
frontale di chi detiene il potere e vorrebbe
far pagare lo scotto della crisi e dei
fallimenti solo ai lavoratori salariati”. La
vertenza ha causato finora 12 licenziamenti,
un numero che in una città come Messina,
dove il diritto a lavoro rappresenta ormai
una chimera, costituisce l’ennesima
sconfitta sociale.
Il consigliere Lombardo Ricevuto:
«politicamente è un bugiardo»
La richiesta di dimissioni, formalizzata
dall’esponente di Sicilia Vera in Consiglio,
nasce da un fatto scatenante, ma poi viene
supportata da un elenco di “fallimenti”
collezionati dal presidente della Provincia
e puntualmente elencati. Pippo Lombardo
contro Nanni Ricevuto. Il primo è il
consigliere e il portavoce provinciale di
Sicilia Vera , il secondo è, ormai dal 2008,
il presidente della Provincia. In questi
quasi cinque anni di amministrazione
provinciale, tra i due non sono mancati
momenti di forte scontro politico, che
oggi culminano con la richiesta di
dimissioni di Ricevuto da parte
dell’esponente d’opposizione di Palazzo dei
leoni. Nanni Ricevuto dovrebbe lasciare la
poltrona di presidente perché «bugiardo» .
Così lo ha definito espressamente il
consigliere Lombardo nel corso dell’ultimo
Consiglio provinciale. Come in ogni guerra
c’è un causus belli: «il Presidente
continua ad eludere le richieste del
consiglio sulla gestione delle somme urgenze
negli ultimi quattro anni, affidati sempre
alle stesse ditte e sempre utilizzando il
massimo consentito per legge, eludendo le
procedure di evidenza pubblica, causando
all’Ente un danno erariale non
indifferente, considerato che sono stati
affidati oltre dieci milioni di euro»
Questa, dunque la causa scatenante che ha
indotto Lombardo a chiedere le dimissioni
immediate del Presidente Ricevuto, ma tante
altre le motivazioni per cui lo vorrebbe
vedere fuori da palazzo dei Leoni.
Motivazioni elencate, una per una, in un
documento, fatto diramare dall’Ufficio
stampa, secondo cui Ricevuto: «ha fallito
sulla viabilità provinciale, dove sono stati
sprecati 120 milioni di euro senza nessun
risultato evidente; ha fallito sulla
edilizia scolastica, non riuscendo a mettere
in piede nessun procedimento per realizzare
almeno un nuovo plesso scolastico; ha
fallito sul ridimensionamento delle
partecipazioni azionarie della Provincia
bruciando milioni di euro sulla società
dell’aeroporto dello stretto; ha fallito
sull’unica grande infrastruttura necessaria
per il rilancio economico della nostra
provincia e cioè l’Aeroporto del Mela; ha
fallito sulla pianificazione territoriale
non riuscendo in quattro anni ha portare una
proposta deliberativa sul Piano
territoriale; ha fallito sulle politiche
turistiche ed in particolar modo sulla
gestione del comitato Taormina Arte causando
un buco di oltre tre milioni di euro e
compromettendo seriamente la stagione 2012;
ha assunto impegni che non ha mantenuto sul
rilancio della cittadella fieristica di
Messina ; ha fallito sulla gestione
finanziaria della Provincia mettendo in
discussione la sopravvivenza stessa
dell’Ente». Ma c’è una ragione che ha pesato
più di tutte nella decisione del consigliere
Lombardo di chiedere le dimissioni del
Presidente Ricevuto: «perché politicamente è
un “Bugiardo”, e non è idoneo a continuare a
ricoprire un ruolo che richiede prima di
ogni cosa, al di là delle competenze, onestà
intellettuale nei confronti di tutti i
cittadini della provincia di Messina».
Finanziamenti ai partiti: via libera ai
tagli, ma in Aula solo 20 deputati
In Parlamento la Commissione di Montecitorio
ha approvato la proposta di legge per la
riforma dei finanziamenti ai partiti, ma
alla prima presentazione del relatore in
Aula ben pochi deputati erano presenti. Il
Parlamento in questi giorni è al lavoro su
uno degli argomenti più delicati del
momento, il taglio dei
finanziamenti pubblici ai partiti più
volte evocato dai partiti e chiesto dai
cittadini, ma ancora mai realizzato. Anche
due giorni fa alla Camera dei deputati
all'ordine del giorno c'era la discussione
sulla proposta di modifica di alcuni dei
temi centrali della vicenda come la
riduzione dei
rimborsi elettorali, la rinuncia
all'ultima tranche dei rimborsi del 2008 e
la trasparenza sui conti dei partiti, ma a
prendere parte alla discussione, dopo la
presentazione da parte del relatore, vi
erano appena venti deputati su oltre
seicento. La cosa diventa più sorprendente
se si pensa che la proposta di legge
approvata in Commissione è bipartisan, come
dimostrano i relatori dei due maggiori
partiti in Parlamento, Pdl e Pd.
L'assenteismo cronico – Certo non era
l'ultima discussione sul tema ma solo una
prima introduzione da parte del relatore e
non si votava, ma in un periodo come questo
dove la necessità di intervenire sui
rimborsi elettorali sembra ormai
ben accettata dalla maggioranza dei partiti,
ci si aspettava una partecipazione da parte
degli onorevoli leggermente più ampia. Le
assenze in Parlamento da anni sono uno dei
problemi della nostra Assemblea legislativa
da più parti condannato ma che non trova
soluzioni valide anche a nome
dell'indipendenza di valutazione dei singoli
parlamentari. Le proposte della riforma sui
finanziamenti ai partiti - Vediamo nel
dettaglio quali sono le proposte di questa
riforma dei finanziamenti ai partiti così
come approvata dalla prima commissione della
Camera che per molti sarà una vera e propria
rivoluzione del sistema. Innanzitutto ci
dovrebbe essere una riduzione del 50% dei
contributi a carico dello stato sui rimborsi
elettorali, ma cambierà anche il sistema del
cofinanziamento pubblico, più legato alle
effettive spese sostenute, e ci sarà un
limite ai costi per le campagne elettorali
europee. Novità importanti anche per la
trasparenza sui conti dei partiti e sui
controlli, con l'obbligo di sottoporre i
bilanci a società di revisione e la
creazione di una
commissione ad hoc che possa valutare e
imporre sanzioni. Infine viene lasciato al
Governo l'onere di adeguare la legislazione
per gli sgravi di chi dona al partito a
quella delle onlus. Fonte:
Linkiesta
|
|
Brindisi muore una 16enne e si indaga sulla
matrice del vile attentato
Una ragazza di sedici anni dilaniata dallo
scoppio di un ordigno, un'altra gravissima,
tre ragazze con ustioni su tutto il corpo,
due delle quali in gravi condizioni e una
probabilmente perderà gli arti inferiori,
altre cinque persone colpite in maniera meno
grave: è il bilancio di un attentato
compiuto dinanzi a una scuola brindisina,
l'Istituto professionale di Stato per i
servizi sociali 'Francesca Laura Morvillo
Falcone' di Brindisi, che conta 600 alunni.
La ragazza morta è Melissa Bassi di Mesagne,
paese della provincia. Era figlia unica. Il
papà è un operaio, fa il piastrellista, e la
mamma è una casalinga. Le persone in
condizioni meno gravi sono tre studenti e
due passanti, curati perché colpiti da
otalgie a causa dello scoppio. Un attentato,
quello di stamattina a Brindisi, diretto
contro la scuola, secondo i primi
accertamenti degli investigatori. Si sarebbe
trattato di un ordigno confezionato
artigianalmente con un innesco collegato a
due bombole di gas. Le tre bombole di gas,
probabilmente collocate anche a un timer,
erano state collocate su un muretto vicino a
un cancello secondario della scuola.
L'esplosione ha coinvolto alcune studentesse
che erano appena scese da un autobus urbano
e stavano raggiungendo l'edificio
scolastico. Il timer era bloccato, secondo
indiscrezioni, sulle 7.55 ma l'esplosione
dell'ordigno rudimentale è avvenuta intorno
alle 7.45. "Potrebbe non essere una
organizzazione mafiosa ad aver compiuto
l'attentato", ha detto il procuratore della
Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, parlando
con i giornalisti al termine della riunione
in prefettura. "Stento a credere che possa
essere stata la mafia a compiere l'attentato
di Brindisi - queste le prime considerazioni
del commissario antimafia Alberto Maritati,
il senatore del Pd con una lunga esperienza
di magistrato in Puglia, la sua terra -,
perché a noi componenti della Commissione
antimafia non risultava alcun allarme o
preallarme su rischi del genere: occorre
capire se lo strano tentativo di suicidio di
Bernardo Provenzano, subito sventato nel
carcere di Parma, sia stato un segnale dato
all'esterno. Ma nella valutazione di questo
crimine efferato che colpisce i nostri
giovani, che sono gli affetti più cari delle
famiglie, bisogna essere cauti". Il preside
della scuola dà fiato al tremendo timore e
orrore che serpeggia nelle teste di tutti,
via via che si delineano i particolari
dell'attentato: "E' stato fatto per
uccidere: a quell'ora - dice il prof. Angelo
Rampino - le ragazze entravano, proprio a
quell'ora. Fosse accaduto alle 7.30 non ci
sarebbe stata nessuna conseguenza". D'altro
canto, ha rilevato poco dopo l'attentato il
neosindaco, Mimmo Consales (in carica da una
settimana), sono troppe le "coincidenze"
perché il pensiero non corra subito ad un
attentato mafioso di forte valenza
simbolica: è stato colpito l'istituto
intitolato alla moglie di Giovanni Falcone,
a pochi giorni dal ventesimo anniversario
della strage di Capaci, e nel giorno
dell'arrivo a Brindisi della Carovana
antimafia. Anche il presidente della Regione
Puglia Nichi Vendola è sul posto.
L'assessore regionale alla Protezione
Civile, Fabiano Amati: "Ci sono i vigili del
fuoco - racconta -, non ci sono studenti, un
muro della scuola è completamente annerito e
ci sono detriti ovunque. E' un disastro".
Vendola e Amati andranno poi nell'ospedale
per incontrare i feriti. Il ministro
dell'Interno Annamaria Cancellieri segue
personalmente la vicenda, in contatto con il
prefetto e dice: "Non si può pensare di
militarizzare il territorio, serve
potenziare l'intelligence".
“Equitalia? È il simbolo di uno stato senza
legittimità”
Equitalia è sinonimo di ingiustizia, di
cartelle pazze, di violenza. Alcuni,
rispondono con altrettanta violenza. Ma cosa
è successo perché la situazione diventasse
così grave? Perché su Equitalia si concentra
l’odio dei cittadini? E che cosa significa,
Equitalia? Linkiesta ne ha discusso con
Carlo Lottieri, filosofo liberale e
fondatore del centro studi Istituto Bruno
Leoni. E spiega che Equitalia è il nervo
scoperto di uno stato che ormai è fallito.
L’Italia in rivolta si lancia contro
Equitalia. A Napoli un assalto, a Milano due
esattori vengono aggrediti. A Roma arriva un
pacco bomba. E poi minacce, insulti, odio.
Equitalia catalizza tutto questo, tanto che
i suoi dipendenti, adesso, hanno davvero
paura. Il fisco e gli esattori, dalla notte
dei tempi, non sono mai piaciuti a nessuno.
Ma la situazione è inaudita, e non è nemmeno
da ricondurre alle inefficienze
amministrative o alle cartelle pazze, come
spiega a Linkiesta Carlo Lottieri, filosofo
liberale italiano e uno dei fondatori
dell’Istituto Bruno Leoni. Secondo lui la
questione è più complessa e senz’altro più
grave. Perché c’è tutto questo odio contro
Equitalia? Equitalia è una parte del sistema
fiscale italiano, molto complesso e
stratificato (basti dire che nel sistema
fiscale vi è anche la Guardia di Finanza,
che è parte dell’esercito). Di per sé, il
problema non è Equitalia. O meglio,
Equitalia è solo la manifestazione di una
questione più profonda, che rinvia
all’estrazione di risorse da parte del
potere politico. Nel corso della storia,
l’imposizione fiscale si è affermata grazie
a quell’insieme di condizioni culturali e
istituzionali che, nel tempo, è riuscita a
consolidare. E che ora in Italia stanno
venendo meno. Cioè? L’imposizione fiscale è
sempre stata legata alla rappresentanza: “no
taxation without representation”, come
recitavano i coloni americani in rivolta con
il Parlamento britannico. Ma ancor prima,
quando lo stato moderno ha mosso i suoi
primi passi lo stato moderno (al tempo del
cosiddetto “stato dei ceti”), l’imposizione
fiscale si è affermata grazie a una
negoziazione tra il monarca e i
rappresentanti dei gruppi sociali da cui lo
stato poteva ottenere risorse.
Essenzialmente, in quella fase, per condurre
le guerre. Ma ora le cose sono molto
cambiate, soprattutto in Italia. Cosa è
cambiato? In primo luogo la rappresentanza,
che non c’è più. Alla base della protesta
contro Equitalia c’è uno scollamento che
discende dalla delegittimazione della classe
dirigente nel suo insieme. Questo mi pare il
punto cruciale. Non si riconosce più il
motivo, la ragione, la giustizia del
prelievo fiscale. Anche perché, nel corso
del Novecento, stato e tassazione sono
cresciuti in maniera abnorme, mentre allo
stesso tempo si sono progressivamente erosi
i pilastri ideologici che reggevano il
potere e le narrazioni che lo portavano ad
autocelebrarsi. Se guardiamo ai nostri
nonni, vediamo una differenza enorme: loro,
per lo Stato, erano disposti a morire. E
spesso sono effettivamente morti. Chi di noi
lo farebbe, oggi? La sensibilità è molto
cambiata: la retorica dell’unità, della
nazione, ora non funziona, anzi. Non sarà
solo una questione di disincanto? No, ma
anche quello è forte. Le ragioni comunque
sono molte. L’Italia, come la Germania, è
arrivata assai tardi a darsi una formazione
statale compiuta: lo sappiamo bene.
L’avvento del nazionalismo, che ha avuto il
suo apogeo con il fascismo, ha prodotto i
disastri che conosciamo. Con questa eredità
alle spalle, è difficile che da noi
s’imponesse un’idea di nazione. Non
dimentichiamo, per giunta, che i nostri sono
tempi di una globalizzazione che ci pone in
continuo contatto con stranieri venuti in
Italia e che in questo contesto la logica
della solidarietà interna, tra persone di
diverse regioni italiane, non regge più. Non
è facile capire perché dovremmo essere più
solidali con un connazionale che neppure
conosciamo e non con un amico che ha un
passaporto diverso. Ma questo che c’entra
con Equitalia? È il punto iniziale: il
terreno della coscienza nazionale, in
Italia, è instabile. Direi fragilissimo: e
su di esso non si può costruire nulla.
Soprattutto, lo stato non può chiedere
sacrifici appellandosi a questo. Nemmeno la
Costituzione è in grado di funzionare da
collante. Anzi, direi che è un imbroglio:
perché si fonda sul fatto che il popolo
detenga un potere costituente. È così. Non
proprio. Il potere è stato esercitato, in
forma mediata e con la mediazione di
rappresentanti, sessant’anni fa. Da lì in
poi è stato tolto al popolo, che ora è
vincolato da decisioni prese da altri e nel
passato. Ad esempio non può chiedere
referendum in materia fiscale o per decidere
sul distacco di una parte del Paese. Per
questo, dico, questa democrazia è quanto
meno zoppa. Ma lo stato agisce, in ogni
caso, per il bene collettivo. Forse dovrebbe
essere così, ma certo le cose vanno in altro
modo. Ma all’inefficienza dei servizi
pubblici e all’utilizzo assai disinvolto
delle risorse provenienti dalla tassazione,
bisogna aggiungere che manca una classe
governante che abbia sincerità di dire: “le
cose sono state gestite male e in modo
ingiusto. Adesso cerchiamo di farlo in modo
davvero diverso”. Questo ceto differente e
nuovo non c’è. Nemmeno i tecnici (che non
sono tecnici, ma in molti casi soltanto
politici in pectore di uno scenario tutto da
definire), hanno l’intenzione di cambiare lo
status quo: smettendo di penalizzare i
tax-payers, cioè chi paga le tasse, i
produttori, gli imprenditori, i lavoratori
dipendenti del privato, e iniziando a
penalizzare i tax-consumers, cioè chi vive
sulle tasse pagate dagli altri. Abbiamo
insomma dinanzi a noi uno squilibrio insano
e gravissimo, che chi è strutturalmente
penalizzato dal sistema non vede compensato
nemmeno dai risultati della spesa pubblica,
dai servizi, dalla buona amministrazione. E
qui arriva Equitalia. Esatto, è lo snodo, il
nervo scoperto di tutte queste dinamiche. Lo
stato esercita la sua pressione non
chiedendo più la vita dei cittadini (come
accadeva in passato), ma introducendosi
nelle loro proprietà in modo sempre più
invasivo e violento. Per giunta, agli occhi
di larga parte dei produttori non appare più
legittimato a farlo. E tutto questo porta al
punto essenziale: e cioè al fatto che la
mancanza di senso dello stato, la scarsa
efficienza dell’impiego delle risorse
acquisite con il prelievo fiscale e la
totale delegittimazione (anche formale)
delle istituzioni statali sono fattori che
si intrecciano, portando a Equitalia. Il
braccio fiscale del Leviatano, diciamo così,
finisce per essere al centro delle pulsioni,
dello scontro, della rabbia dei cittadini.
Ma sia chiaro: ogni forma di violenza nei
confronti delle persone che lavorano per
Equitalia è sbagliata. Si tratta di un
attacco nei confronti di innocenti. È il
sistema che va cambiato. Insomma, con
Equitalia lo stato ha violato il patto con i
cittadini? Sì, soprattutto perché quel patto
– se mai è esistito – ora si è del tutto
dissolto. Per giunta il paese a questo punto
è spaccato. La società è sempre più divisa
tra tax-payers (quanti danno più di quello
che ricevono) e tax-consumers (quanti
ricevono più di quello che danno). Da un
lato crescono le pulsioni di odio contro
Equitalia (e sono i tax-payers) e,
dall’altro lato, in via parallela, quelle
contro gli evasori (e stavolta sono i
tax-consumers). Cartelle pazze e blitz a
Cortina. Per certi aspetti, sebbene in forma
imperfetta, questa tensione tra danneggiati
e beneficiari è anche una contrapposizione
geografica: Nord e Sud. Va pure aggiunto, e
questo spiega molto, che tra Milano e la
Calabria c’è da una distanza economica che
non si ritrova in nessun’altra parte
d’Europa. Niente di nuovo, quindi. Solo che
ora, in mezzo a tutto ciò c’è Equitalia.
Fonte:
Linkiesta
Teseos il 22 maggio incontro tra sindacati e
il commissario dell’Asp 5
Dopo l’ennesima manifestazione tenutasi di
fronte i cancelli di via La Farina i
rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil sono
riusciti ad ottenere risposta. Dopo
l’ennesima manifestazione di fronte i
cancelli dell’Azienda Sanitaria di via La
Farina e l’ennesimo incontro mancato con il
commissario Francesco Poli, i sindacati
riescono ad avere finalmente una risposta.
Il dirigente della struttura, infatti, il
prossimo 22 maggio, incontrerà i
rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil e una
delegazione della Teseos, per affrontare il
problema riguardante il futuro occupazionale
del personale. La cooperativa, che fa parte
di Ssr, la società di servizi riabilitativi
che opera per conto dell’Asp5 di Messina,
aveva avviata nel 2010, ma da allora
nonostante le ripetute richieste
all’Assessore alla Sanità Massimo Russo e ai
vertici dell’ASP di Messina, nulla si è
mosso. Il Prefetto dietro sollecitazione del
sindacato ha chiesto all’Asp di relazionare,
senza ad oggi avere notizie. I
rappresentanti sindacali sperano di ottenere
soluzioni positive e definitive per chiudere
una querelle che dura da troppi anni,
scongiurando ogni ulteriore azione che in un
momento così delicato potrebbe registrare
punte di alta esasperazione da parte dei
lavoratori che da troppi anni vivono
nell’incertezza per la paventata perdita del
loro posto di lavoro e del loro salario.
Provincia somme destinati ai Comuni
alluvionati rimasti nella "cassaforte"
Il capogruppo dell’ MPA Cerreti punta il
dito contro il numero uno di palazzo dei
Leoni e chiede perché non siano stati spesi
i fondi in favore delle famiglie e delle
imprese deliberati dal Consiglio provinciale
ed immediatamente spendibili. Doppio senso
di marcia alla Provincia nella spesa dei
fondi. A Palazzo dei Leoni, infatti, da un
lato si “sperpera” - vedi caso aumento
indennità, poi ridimensionato dalla
rinuncia dei beneficiari; dall’altro si fa
economia. Anche quando, invece, le somme in
cassa andrebbero spese. In una
interrogazione indirizzata al presidente
Nanni Ricevuto, il capogruppo dell’ MPA,
Roberto Cerreti, denuncia la mancata
utilizzazione delle somme stanziate dal
Consiglio Provinciale, grazie ad un maxi
emendamento al bilancio, in favore delle
famiglie bisognose e delle imprese delle
zone colpite dagli eventi alluvionali degli
ultimi anni. Ottocento mila euro tondi
tondi, di cui - secondo quanto riportato
nel documento dall’esponente autonomista -
sarebbero stati spesi solo 200 mila euro,
«polverizzati in contributi per gli eventi
natalizi nei comuni alluvionati». Gli altri
600 mila euro sarebbero rimasti nella
cassaforte del presidente Ricevuto perché,
«anche se iscritti nella rubrica
dell’Assessorato ai Servizi Sociali,
risultano nella spesa di esclusiva
competenza della Presidenza della Provincia
regionale». Cerreti punta, dunque, il dito
contro il numero uno di palazzo dei Leoni ,
reo di avere perseverato in «un’azione
amministrativa inefficace, insensibile verso
le reali criticità del territorio e non
convincente», soprattutto se si considera
«la comprovata spendibilità dei fondi
previsti nel maxi emendamento, in quanto
somme prelevate dall’Avanzo di
Amministrazione, per spesa unica ed
irripetibile». Eppure, quei 600 mila euro
sarebbero serviti eccome alle zone
alluvionate, viste le finalità per cui erano
stati stanziati: «€ 300.000,00 per
iniziative nel campo della solidarietà
sociale - costituzione fondo per sostegno
alle famiglie bisognose residenti nelle zone
colpite dagli eventi alluvionali e di
disseto idrogeologico dal 2008 ad oggi;
altri € 300.000,00 Istituzione fondo di
garanzie attraverso i confidi, finalizzato
al sostegno economico per le imprese ubicate
nelle zone alluvionate e colpite da dissesto
idrogeologico del territorio provinciale
messinese».Alla luce di quanto scritto nel
documento, Cerreti ha deciso di interrogare
Ricevuto «per conoscere quali sono state le
motivazioni politiche ed amministrative che
hanno indotto l’Amministrazione a non
utilizzare i € 600.000,00 deliberati dal
Consiglio Provinciale in favore delle
famiglie bisognose e delle imprese delle
zone colpite dagli eventi alluvionali dal
2008 ad oggi, nonostante il tragico periodo
che il nostro territorio ed il nostro Paese
attraversano».
|
|
Regione Sicilia le consulenze non si fermano
mai
Ha poco più di trent’anni l’ultimo
consulente esterno nominato dalla Regione
siciliana. Si tratta di Andrea Ciulla,
chiamato dall’assessore alle Attività
produttive Marco Venturi, appunto, come
“Consulente giuridico per le materie di
pertinenza dell’Assessorato regionale
Attività Produttive”. Per Ciulla, l’attività
inizierà domani e si concluderà il 17 agosto
prossimo. Per tre mesi circa di lavoro, il
giovane esperto guadagnerà 6.197,46 euro
lordi. Avvocato classe ‘81, Ciulla lavora
nello studio legale dell’attuale presidente
dell’Autorità garante della concorrenza e
del mercato Giovanni Pitruzzella, dove ha
anche completato il suo praticantato. E
l’avventura nella pubblica amministrazione
siciliana, per lui, non è un’assoluta
novità. Anzi. Ciulla è uno di quelli che si
possono definire ormai, per quanto riguarda
quest’ultima legislatura, uno dei consulenti
“di lungo corso”. Il suo primo incarico,
sempre all’assessorato Attività produttive
(e da questo ramo dell’amministrazione
arriveranno anche i successivi incarichi),
risale infatti al febbraio del 2010. Da
allora, una serie di rinnovi. Alla fine le
consulenze saranno sei in poco più di due
anni. Costate alle casse della Regione circa
45 mila euro lordi. Quella del giovane
avvocato, è solo l’ultima di una serie di
nuovi incarichi, richiesti da un governo che
ha già annunciato la fine anticipata della
legislatura, e che addirittura riceve le
accuse all’Ars dall’opposizione per la
scelta di “assentarsi in massa” in occasione
della seduta d’Aula nella quale si sarebbe
dovuto discutere sulla questione dei
lavoratori Forestali. Ma l’esecutivo, che ha
già fatto partire un mini-rimpasto con
l’addio di Sebastiano Di Betta, continua a
sfornare consulenti. Solo nell’ultimo mese,
infatti, gli incarichi pubblicati sul sito
della Regione sono ben sette: uno ogni
quattro giorni. Per un costo complessivo di
circa 71mila euro.
Stato e Regioni, la spesa inutile va
tagliata ovunque
Stato ed enti locali: chi spreca di più? La
retorica delle “regioni virtuose” rispetto a
uno stato centrale sprecone non regge il
confronto coi numeri, esposti qui da Enrico
Zanetti, direttore di Eutekne.info.
Tuttavia, anche lo Stato centrale è chiamato
a tagli e risparmi, e a contribuire a un
nuovo sistema di spesa efficiente. Come?
Ecco alcune tracce di riflessione. Secondo
quanto comunicato nei giorni scorsi, i tagli
di spesa che il Governo intende programmare
per il 2012 con la spending review
ammonterebbero a poco più di 4 miliardi di
euro. Per non varare l’aumento dell’IVA a
partire dal prossimo ottobre, servono 3,3
miliardi sul 2012, 13,1 miliardi sul 2013 e
16,4 miliardi sul 2014. Questo è il target
minimo che è lecito attendersi dal Governo
per una spending review che, se incapace di
consentire una riduzione della pressione
fiscale già oggi esercitata sul Paese, deve
quanto meno scongiurare la concreta
attivazione dell’ultimo e più significativo
degli aumenti messi a bilancio nell’ambito
delle manovre 2011. Che riuscirvi sia una
impresa tutt’altro che semplice, non vi è
dubbio alcuno. Ancora più arduo sarà però
evitare l’ennesima revisione al ribasso
delle stime sul PIL se questo obiettivo non
verrà centrato. Inoltre, così come non è mai
semplice tagliare, è difficile anche pensare
che non esistano margini di manovra
nell’ambito di una spesa pubblica che,
rispetto a quella del 2000, risulta
cresciuta in termini reali di 124 miliardi
sul 2011 e, sulla base dei dati del
Documento Economico Finanziario recentemente
approvato, sul 2014 continuerà ad essere
maggiore in termini reali di 110 miliardi.
Questo inopinato aumento, generatosi per
intero tra il 2001 e il 2006, può e deve
essere riassorbito con maggiore decisione e
celerità. In particolare, spicca
l’incremento della voce per consumi
intermedi, ossia gli acquisti di beni e
servizi. Rispetto al 2000, questa voce
risulta cresciuta in termini reali sul 2011
di 63 miliardi e, nonostante le manovre,
l’aumento sul 2014 continuerà ad essere di
57 miliardi. Non stupisce quindi che, sempre
nella giornata di ieri, il Governo abbia
focalizzato la propria attenzione proprio su
questa voce, annunciando la nomina di un
commissario per la razionalizzazione della
spesa sugli acquisti di beni e servizi nella
persona di Enrico Bondi, vero e proprio
“supertecnico”, non fosse altro perché, con
questa nomina, diviene sulla materia il
tecnico dei tecnici. Al netto delle facezie,
il problema è che il grosso del lavoro da
fare su questo fronte non è a livello
centrale. Qui, infatti, la retorica delle
regioni e degli enti locali virtuosi, in
contrapposizione allo Stato centrale
spendaccione, segna il passo, perché, conti
alla mano, circa l’82% della spesa per
consumi intermedi è riconducibile ai primi e
solo il 18% restante al secondo. Ciò non
toglie che anche lo Stato debba fare la sua
parte, cosa che fino ad oggi ha fatto in
misura veramente minima. L’insieme delle
manovre varate nel 2011 ha inciso per
complessivi 81,3 miliardi, di cui 53,6
miliardi di maggiori entrate (66%) e 27,7
miliardi di euro di minori spese (34%). A
loro volta, le minori spese sono
“nominalmente” riconducibili per 4,2 alle
amministrazioni centrali, 13,1 a Regioni ed
Enti locali e 10,4 alle gestioni
previdenziali. In realtà, se si raffrontano
i dati del DEF 2011 (prima, quindi, delle
manovre) e quello del DEF 2012 approvato nei
giorni scorsi, emerge con chiarezza come sul
2014 lo Stato si ritroverà appena 0,5
miliardi in meno di spese, regioni ed enti
locali 16,3 miliardi in meno e le gestioni
previdenziali 11,3 miliardi in meno.
Considerato che, le minori spese delle
gestioni previdenziali sono sostanzialmente
coincidenti con i risparmi derivanti dagli
interventi sui trattamenti pensionistici, si
può ben dire che, ad oggi, lo sforzo di
riequilibrio dei conti pubblici grava per il
79,42% sui cittadini contribuenti e
pensionati, per il 19,88% sulle regioni e
gli enti locali, per lo 0,7% sullo Stato. È
evidente che così non può funzionare e che
non sono certo 4 miliardi di euro che
possono cambiare squilibri distributivi dei
sacrifici così marchiani. Fonte:
Linkiesta
Patti:Sit in a dei lavoratori Ato 2 da sei
mesi sono senza stipendio
Un interesse legittimo dell’ex impresa che
gestiva il servizio. Ma a farne le spese, in
una contesa che riguarda l’Ato Messina 2 e
l’azienda Carruter, a rischiare di rimare
stritolati, sono i lavoratori. Una
settantina in tutto che da sei mesi non
percepiscono lo stipendio. Alla base della
vicenda che mette in ginocchio gli operai,
il personale di ufficio e le rispettive
famiglie, c’è il pignoramento che la
Carruter ha legittimamente ottenuto dal
Tribunale per servizi resi ma non pagati
dall’Ato 2, quello che copre i centri fra
Villafranca e Brolo. Così, proprio per
chiedere ai giudici di autorizzare l’Ambito
territoriale almeno ad utilizzare una parte
dei soldi per gli stipendi, i lavoratori
hanno presidiato il tribunale di Patti.
Messina:Aborto spontaneo o malasanità?
Interviene la commissione
La vicenda relativa al presunto caso di
malasanità che ha interessato ancora il
Policlinico di Messina è giunta sino a Roma.
La storia riguarda una donna residente a
Rometta in stato di gravidanza che, dopo
ripetute visite al Pronto Soccorso lo scorso
29 febbraio, è stata rispedita a casa dove
poi ha espulso il feto morto alcuni minuti
dopo. La Commissione Parlamentare di
Inchiesta sugli errori in campo sanitario,
presieduta da Leoluca Orlando, ha scritto
all'assessore regionale alla Salute Massimo
Russo chiedendo di acquisire ogni dato utile
a conoscere lo svolgimento dei fatti ed in
particolare una relazione recante ogni
elemento importante ai fini
dell'accertamento della verità, sia in
termini di responsabilità strutturali e
organizzative che individuali. E non è da
escludere l'ennesima visita degli ispettori
presso il nosocomio messinese.
|
|
L’ADASC diserta i festeggiamenti della
Raffineria e commemora i morti
Associazione per la Difesa dell’Ambiente e
della Salute dei Cittadini in merito ai
festeggiamenti per i 50 anni di attività
della Raffineria di Milazzo dirama il
presente comunicato. Non possiamo accettare,
e non è la prima volta, che si presta la
nostra città al colosso industriale che ha
arrecato danno a Milazzo, ai suoi milazzesi
ed agli abitanti di tutto il Comprensorio
della Valle del Mela. Festeggiano 50 anni di
LORO attività sulle spalle della gente. La
cosa alquanto grave che il calendario delle
manifestazioni è patrocinato dal comune di
Milazzo, una scelta molto contestabile visto
quello che ha prodotto e continua a produrre
la raffineria nella quasi totale
indifferenza dell’ente locale. L’industria
ha degli spazi di proprietà dove organizzare
feste, eventi, come mai hanno deciso le
nostre piazze? Le nostre strutture? Per
gettare altro fumo negli occhi? Ci bastano
già i loro veleni!! I milazzesi non hanno
bisogno di concerti ma di opere utili alla
popolazione per cercare di riparare anche i
guasti prodotti anche dalla loro attività e
di infrastrutture per il rilancio turistico
del nostro territorio visto che è ben
marchiato da tonnellate di ferro e cemento
visibili a chilometri di distanza. In
occasione dell’iniziativa fabbrica aperta
organizzata dalla stessa raffineria abbiamo
proposto ufficialmente la realizzazione di:
un centro di eccellenza oncologico, un
centro grandi ustionati, un centro di
ricerca scientifico- ambientale, un centro
per patologie cardio-respiratorie, un centro
per il monitoraggio ambientale e sanitario
ma anche opere con lo scopo di incentivare
il turismo nella nostra città. A tutt’oggi
non abbiamo ottenuto nessuna risposta. Si
invita la popolazione a disertare queste
iniziative e di commemorare tutti i nostri
cittadini che non sono più tra noi per
patologie ambientali e di aiutare bambini,
giovani, donne ed uomini che combattano
giornalmente la battaglia più difficile e
dolorosa, quella per la vita, contro la
morte!
Regione Sicilia: una infornata di nomine
Una ventina di nomine. A quattro-cinque mesi
dalla “presunta” chiusura della legislatura,
annunciata per l’autunno. Alla faccia della
smobilitazione, il governo Lombardo è più
vivo che mai. Anzi, soprattutto il
“sottogoverno” Lombardo, popolato da
presidenti, commissari, direttori e
consulenti. Molti dei quali sono stati
nominati appena nell’ultimo mese. Negli
stessi minuti, insomma, in cui il
governatore parlava di elezioni anticipate,
firmava nuovi incarichi. E pensava
addirittura a un rimpasto, a un governo
“primavera-estate”. Intanto, una nomina e
una “designazione” arrivano proprio nei
giorni a cavallo delle elezioni
amministrative palermitane. Un riferimento
non casuale, perché due dei “nominati” nei
giorni di campagna elettorale si sono molto
spesi per il candidato sindaco Aricò, nella
coalizione che comprendeva anche Mpa, Fli e
Mps. L’ex difensore civico di Palermo
Antonio Tito, che nel day-after
dell’imputazione coatta al presidente
Raffaele Lombardo dichiarava di non nutrire
“alcun dubbio sull’infondatezza delle accuse
al governatore”, è stato infatti nominato
presidente di Siciliacque. Per lui, come
detto, un impegno “diretto” in campagna
elettorale, con i “Movimenti civici ” legati
alla lista dell’Api. Per l’ex assessore alle
Provincia di Palermo e coordinatore
cittadino dell’Mpa Marcello Caruso, invece,
è arrivata la “designazione” alla carica di
presidente dell’Istituto regionali “Vini e
Oli” (l’ex Vite e vino). Adesso, prima che
l’indicazione del governo diventi una vera
nomina, bastano i passaggi prima in giunta,
che dovrà deliberare, infine nella
Commissione Affari istituzionali all’Ars.
Passaggi soltanto formali, nella stragrande
maggioranza dei casi. Il 24 aprile scorso,
invece, è arrivata la nomina di Mariano
Pisciotta a dirigente generale dell’Ufficio
speciale autorità di Audit dei programmi
cofinanziati dalla Commissione europea. Uno
di quegli uffici considerati da molti
assolutamente inutili, e spesso utilizzati
per “riciclare” dirigenti vittime dello
spoil system. Altro dirigente generale, ma
di un ufficio dal peso certamente maggiore,
è Luciana Giammanco, nominata nella stessa
giunta del 24 aprile al vertice del
dipartimento delle Autonomie locali. Per lei
si tratta però di un ritorno, dopo la
parentesi dell’interim di Giovanni Carapezza.
Cambia il vertice anche all’Aran Sicilia.
Uno di quegli enti che inizialmente era
stato indicato tra quelli “da sopprimere”.
Alla fine l’ente è rimasto in piedi,
“costerà appena trecentomila euro l’anno –
assicurava Lombardo nei giorni della
discussione della Finanziaria – quanto
sarebbe costata la convenzione con l’Aran
nazionale”. Adesso a guidare l’ente c’è un
commissario, l’avvocato e magistrato Claudio
Alongi. Una nomina che rientra proprio nella
logica del contenimento dei costi, visto che
Alongi acquisirà le funzioni del Comitato
direttivo (di cui faceva parte) e del
presidente uscente Girolamo Di Vita. Alongi,
tra le altre cose, era stato consulente
legale anche di alcune partecipate regionali
come la Beni culturali spa, Multiservizi e
il Consorzio autostrade siciliane. Infine,
ecco una nuova nomina per Angela Antinoro,
nuovo commissario straordinario del Crias.
Negli scorsi mesi, invece, la Antinoro aveva
svolto per la Regione il ruolo di
commissario straordinario dell’Asi di
Palermo. All’Asi di Gela l’ex presidente
Giuseppe Pisano, è stato nuovamente nominato
commissario straordinario dell’ente in
liquidazione che dovrà confluire nel nuovo
Istituto regionale per lo sviluppo delle
attività produttive. Pisano si aggiunge a
una lista di “nominati” nelle Asi (tra
presidenti e Commissari) nella quale non
mancano i nomi direttamente legati a partiti
o esponenti attualmente al governo. È il
caso di Alfonso Cicero, segretario
particolare di Marco Venturi, e incaricato
di seguire il processo di liquidazione di
tre consorzi: quelli di Agrigento, Enna e
Caltanissetta. C’è invece un segretario
provinciale dell’Mpa alla guida dell’Asi di
Trapani. Si tratta di Gaspare Noto, che in
passato è stato anche commissario
dell’Istituto autonomo case popolari di
Trapani. Il segretario particolare
dell’assessore all’Istruzione e alla
Formazione Mario Centorrino, invece, è il
commissario liquidatore del consorzio Asi di
Messina: Salvatore Lamacchia era già stato
commissario di quell’ente, prima di essere
sostituito da Domenico Battaglia, vicino
all’ex segretario regionale del Pd
Francantonio Genovese. Non mancano,
ovviamente, nonostante la fine della
legislatura sembri davvero in vista,
incarichi di consulenza che in alcuni casi
giungono ben oltre la data individuata per
le possibili nuove elezioni. All’assessorato
Economia, ad esempio, Aurelio La Corte è
stato incaricato di occuparsi di “attività
istituzionali riferimento all’attuazione di
accordi programmatici” . Dal 2 maggio al
primo novembre, guadagnerà 12.394,98 euro
lordi. Che si aggiungono ad altre due
consulenze di pari importo e durata
conferite nell’ultimo anno e mezzo.
Rinnovata anche la consulenza per Federico
Guido Vagliasindi: continuerà a occuparsi di
gestione integrata dei rifiuti e di bonifica
dei siti inquinati. Anche per lui, circa
12.400 euro lordi per sei mesi di lavoro
(fino al 10 novembre). E se Maria Virgilito
ha accettato un incarico di consulenza
gratuita all’assessorato della Famiglia, per
occuparsi delle “attività di supporto alle
competenze dell’assessorato per diffondere
la cultura dell’infanzia e dell’adolescenza.
Collaborazione per il riordino della materia
delle adozioni”, all’assessorato Istruzione
e Formazione, nell’ultimo mese, ecco una
“doppietta”: per Pietro Cami, incarico
addirittura annuale (fino all’aprile del
2013) come consulente del Sepicos (per lui
compenso di quasi 25 mila euro lordi) e
Giuseppe Italia, “consulente sulle
problematiche della pubblica istruzione alla
luce della normativa statale di riforma del
settore”, per lui 6.200 euro lordi per un
impegno che va dal 23 aprile al 22 luglio.
Altre “piccole” nomine, invece, erano state
ratificate dalla prima Commissione
legislativa dell’Ars proprio un mese fa:
alla presidenza dell’Ente parco minerario
‘Floristella Grottacalda’ di Enna è andato
l’ingegnere Giuseppe Lupo; Concetto
Trombetta, è stato scelto come componente
effettivo del collegio dei revisori dei
conti della Cassa regionale per il credito
alla imprese artigiane; Agatino Rizzo nel
collegio dei revisori della Camera di
commercio di Caltanissetta; Pierfrancesco
Donato nel collegio dei revisori della
Camera di commercio di Messina; Nunzio Lo
Votrico nel collegio dei revisori della
Camera di commercio di Siracusa; Enza
Giordano, presidente del collegio dei
revisori dell’Azienda speciale servizi alle
imprese della Camera di commercio di
Trapani; Rosalba Mirante, presidente del
collegio dei revisori della Promoten,
azienda autonoma speciale della Camera di
commercio di Enna; Salvatore Zappalà,
componente della sezione consultiva del
Consiglio di giustizia amministrativa (altro
uomo vicino a Lombardo, visto che è cognato
di Antonio Scavone, ex manager dell’Asl
etnea, fedelissimo del governatore). Per
Claudio Raciti, nomina a direttore dell’Arsea,
l’agenzia della Regione per le erogazioni in
agricoltura, nata nel 2006 e mai entrata in
funzione, nonostante fino al 2011 in
bilancio fosse stata stanziata la somma di
800 mila euro. Per lui anche un passato da
assessore provinciale in quota Mpa e una
candidatura alle ultime regionali con una
lista legata a Lombardo. E mentre una serie
di tasselli concorrono a riempire i “vuoti”
del sottogoverno, ecco liberarsi anche
qualche poltrona eccellente. È quella, ad
esempio, della presidenza dell’Irfis. L’ex
presidente Enzo Emanuele infatti è stato
appena nominato direttore generale,
lasciando scoperto un posto che in tanti,
negli scorsi mesi, avevano indicato come il
naturale approdo di Gaetano Armao, magari in
seguito a un rimpasto di governo che
alleggerisca la giunta dall’apporto di
alcuni “tecnici”. Già, un rimpasto. Un nuovo
governo. A quattro-cinque mesi dalle
possibili elezioni. Un governo
“primavera-estate”, mesi in cui, altre
nomine, quasi certamente, salteranno fuori
dai cassetti di Palazzo d’Orleans.
Messina:trasporti, ex Servirail in presidio
alla stazione
La rabbia degli ex Servirail è sfociata
nuovamente nel blocco del treno diretto a
Roma-Termini. Attendono ancora il tavolo
nazionale con i vertici di Fs e garanzie sul
riassorbimento come accaduto in altre parti
d'Italia. Non si placano le proteste dei
lavoratori Servirail, dopo mesi ancora in
presidio ai binari della stazione di
Messina. Stamattina un gruppo di ex
dipendenti ha bloccato i binari della
stazione non consentendo la partenza del
treno diretto a Roma Termini. Sono stanchi
di promesse senza certezze e attendono
ancora la convocazione del tavolo tecnico
nazionale per risolvere la vertenza
messinese, dopo la notizia appresa a Palermo
sul ripristino di un treno notte. I
lavoratori non hanno certezze sull'effettivo
reimpiego delle unità di personale
licenziate. Esternando tutta la loro
sfiducia nella classe politica e sindacale
messinese e affermando che fino ad oggi i
toni della svariate manifestazioni che si
sono susseguite in questi mesi sono rimasti
"contenuti", gli ex Servirail annunciano di
voler proseguire i presidi alla stazione con
forme ancora più eclatanti di protesta.
A giudizio per tangenti
L’ex deputato europeo del Ppe ed ex
assessore regionale alla Sanità, Sebastiano
Sanzarello, è stato rinviato a giudizio per
corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulla
gestione dell’Associazione assistenza
spastici di Barcellona Pozzo di Gotto (ME).
Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Giuseppe
Verzera della Dda, avrebbe percepito
tangenti per 500 mila euro in sei anni, dal
1998 al 2004. Con Sanzarello a giudizio
anche Oreste Casimo, funzionario della
Regione. Il processo si terrà l’11 ottobre.
Nella stessa data sarà giudicato, col rito
immediato, Luigi La Rosa, commercialista,
anche lui accusato di corruzione. Il quarto
indagato, Sebastiano Messina, vicepresidente
dell’Aias, ha beneficiato della prescrizione
sino al 2005 e dell’assoluzione per non aver
commesso il fatto nei periodi successivi.
|
|