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Il sindaco che vorrei!...

 

Sul ruolo assunto in questa città e sul lavoro svolto in tutti questi anni dai nostri politici locali, mi sento in dovere di ricordare in occasione di queste amministrative, quali dovrebbero essere le linee fondamentali di un sindaco che realmente dovrebbe operare per il bene della collettività.

 

Ritengo indispensabile che coloro che andranno ad amministrare il bene comune di Barcellona, dovranno dimostrare un’attitudine al servizio della città e non un’inclinazione a servirsi della città per interessi personali, di qualunque natura essi siano: malaffare, interessi economici, di potere, protagonismo, e simili. Sembrerebbe qualcosa di scontato quello che sopra si richiede, ma purtroppo in questa città è stato realizzato poco e niente dai nostri amministratori. Allora chi appare essere anche minimamente portatore d'interessi propri e non finalizzati unicamente al bene collettivo, non può e non dovrebbe assolutamente accedere alle poltrone di Palazzo Longano. Noi cittadini, non possiamo ancora una volta affidare i nostri soldi, il nostro territorio, ambiente, risorse, servizi, beni culturali, e tutto ciò che ci necessita a qualcuno che li utilizzi a vantaggio suo o di pochi, perché questo certamente va contro noi stessi e la collettività cui apparteniamo.  IL nuovo Sindaco deve essere consapevole, che Barcellona è in totale disastro, sia sociale, economico e culturale per un male, chiamato “tornaconto personale”, di cui i tanti sono affetti a vari livelli. Da questo male non si può certamente guarire se non si restituisce la fiducia ai cittadini, per raggiungere un bene collettivo che possa assicurare un bene sociale, economico, ambientale e culturale. Il nuovo eletto, deve essere capace di saper creare le condizioni istituzionali valide in modo che, anche i cittadini possono dare un contributo per la rinascita della nostra città. Al ballottaggio del 20 e 21 maggio che decreterà il nuovo Sindaco tra i candidati prescelti non ho alcuna certezza se posseggano pienamente questi requisiti, ma quello che è certo nel prossimo futuro solo chi agirà in piena autonomia e con l’ausilio dei cittadini potrà essere un buon Sindaco e sono sicuro che su questa retta via, la città di Barcellona potrà rinascere e avere un futuro migliore, diversamente questa città continuerà a degradarsi e i nostri giovani saranno costretti ad emigrare per conquistarsi un futuro migliore.

 

 

Dov’è la città dei servizi?...

Barcellona affonda sempre di più nel decadimento non solo di pensiero politico ma anche ambientale: polvere, emergenza rifiuti, strade danneggiate e collegamenti stradali interrotti (vedi il ponte di Calderà). Tutto questo nella realtà dei fatti concreti continua a incidere fortemente in negativo sulle attività commerciali del nostro territorio. Oltre il danno la beffa: Le primarie sia di sinistra, sia di destra e centro compreso sono un ulteriore inganno e servono ben poco per risolvere i veri problemi che ormai da troppo tempo affliggono la nostra città.  Nella realtà dei fatti concreti, se non cambia il pensiero di concepire la città come un bene di tutti: le parole, i discorsi illusori e ingannevoli, servono ben poco.  La città se si ama veramente con il cuore i problemi vanno risolti prontamente: Vigilando e operando a tutela esclusiva di ogni cittadino che vive e opera nella nostra città. Purtroppo nella realtà, sino a oggi, i partiti e i politici di Barcellona hanno principalmente lavorato nell’interesse di se stessi e del proprio partito!  La realtà vera dei nostri giorni è quella che le aziende e le attività commerciali di Barcellona oltre ad essere tartassati dal nostro governo nazionale, regionale e locale dall’eccessiva pressione fiscale (la più alta rispetto a quella di tutti gli altri paesi europei), sono costrette anche a esercitare la loro attività in tale degrado ambientale. Gli altri discorsi o parole dette attraverso le televisioni locali, sono soltanto chiacchiere e favole raccontate soltanto per accrescere la propria immagine politica mentre la realtà quella vera è sotto gli occhi di tutti!  Ai politici si rivolge un accorato appello: se vogliamo veramente il bene della nostra città, dalle parole urge passare ai fatti concreti affinché Barcellona possa trovare finalmente il giusto percorso per risollevarsi dal fango e ritornare a rinascere…

 

 

 

 

 

Come contrastare la Corruzione

 

La corruzione minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni, inquina e altera gravemente l'economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrodono il senso civico e la stessa cultura democratica. La corruzione è uno  dei peggiori mali che si annida nella nostra società.

 

Non c’è troppo da meravigliarsi del malcostume e inefficienza che monopolizzano le cronache italiane. Siamo sempre stati «un paese allo sbando. Davvero la corruzione italiana si riduce a quella dei politici? Davvero in questo Paese la sfera della politica è malata e il resto della società è sano?  Non è così, con ogni evidenza. Ognuno di noi sa bene che non è così. Proprio perché la corruzione non è soltanto di natura politica ma affonda radici profondissime nel nostro corpo sociale - cosicché nella politica essa si riversa , essendo uno degli ambiti dove più facile è la sua opera - la corruzione italiana sfugge a ogni facile terapia. Abbiamo creduto che almeno per ridurne la portata bastasse mutare il sistema elettorale, o fare le privatizzazioni, o cambiare la legge sugli appalti, o finanziare i partiti in altro modo dal finanziamento diretto; o che l’esempio di «Mani pulite», potesse segnare una svolta. Invece è stato tutto inutile. La corruzione italiana appare invincibile. Rinasce di continuo.  Le tangenti continuano a girare vorticosamente anche nel privato: che dappertutto qui da noi, quando ci sono soldi in ballo, non si dà e non si fa niente per niente? Le gare d’appalto sono sempre, in misura maggiore o minore, manipolati. Riservati agli amici e ai protetti quando non direttamente truccati in un modo o nell’altro dai concorrenti con la complicità delle commissioni, e il tutto naturalmente in barba a ogni credo politico. O i tentativi a cui si dedicano incessantemente milioni di italiani di violare i regolamenti urbanistici ed edilizi in tutti i modi possibili e immaginabili (spessissimo riuscendoci grazie all’esborso di mazzette)? Il sistematico taglieggio che da noi viene praticato da quasi tutti coloro che offrono una merce o un servizio al pubblico, come le società autostradali, quelle di assicurazione, le compagnie telefoniche, le compagnie petrolifere, quelle aeree, le banche, le quali tutte possono a loro piacere fissare tariffe esagerate, imporre contratti truffaldini, balzelli supplementari, clausole capestro, sicure dell’impunità. In molti altri Paesi comportamenti del genere sono severamente sanzionati anche sul piano penale. Da noi no, sono considerati normali. L’Italia, oltre alla crisi economica, presenta un tasso allarmante di corruzione. Come affrontare questo problema? Sì, siamo al top delle classifiche mondiali dei paesi corrotti, o giù di lì. Con effetti gravissimi sulla stessa economia, perché la corruzione scoraggia gli investitori. La corruzione prospera se l’azione amministrativa è lenta, farraginosa, priva di principi certi e conosciuti. Alcuni studiosi sottolineano il rischio di penetrazione dell’economia criminale, la quale rappresenta oggi l’unica organizzazione illegale che detiene liquidità.

 

Sessanta miliardi di euro all'anno in Europa, quasi otto solo in Italia persi per inefficienza sul lavoro. Sessanta miliardi di euro all'anno in Europa, quasi otto solo in Italia: è questo il costo dell'inefficienza sul lavoro. Ai costi della politica, parzialmente ridotti dai tagli, si aggiungono quelli dell'inefficienza.  Per la politica (e c'è chi dice per la democrazia) è un momento delicato. Non a torto c'è chi afferma che l'inefficienza è uno dei costi più alti della politica (e della burocrazia). Come mai dopo oltre 30 anni di politiche pubbliche per la riforma amministrativa, siamo ancora quasi fermi al punto zero? E nella prossimità troppo accentuata tra amministrazione e politica si annida sempre il germe della corruzione. Uno dei punti critici del precedente governo è stato che, nella politica dei tagli lineari, si è lasciata la polizia senza benzina per le macchine e con organici incompleti.

 

Il nostro governo ha il compito di non far ricadere i costi della corruzione e delle bustarelle sulle tasche dei cittadini. Ora come mai serva un segnale davvero forte per contrastare il fenomeno della corruzione. Il contrasto alla corruzione deve partire sin da subito, visto che ogni giorno stanno emergendo casi nuovi e allarmanti. La prima cosa da fare è eliminare quello che è l’ambiente della corruzione amministrativa, e cioè la lentezza e macchinosità delle procedure, la poca trasparenza dell’amministrazione, il dominio incontrollato delle burocrazie. In termini di miglioramento dell'efficienza, per ottenere benefici economici anche rilevanti. Quando l'economia è incerta e il periodo difficile, come quello che stiamo vivendo, le aziende hanno solo due strade per incrementare i profitti: l'innovazione o l'efficienza. Per risollevare le proprie sorti, la politica dovrebbe riacquistare la credibilità perduta. La politica e le istituzioni possono difendere il loro ruolo democratico solo se puntano su efficienza e credibilità. Come se ne esce, con un’azione di ripristino della moralità pubblica. Che ha due componenti: una penale (i corrotti, a tutti i livelli, devono essere colpiti la seconda culturale, di dissuasione etica: e qui c’è moltissimo da lavorare. Bisogna innanzitutto bonificare la politica, che del fenomeno costituisce il campo principale. Dotando i partiti e le associazioni di precisi codici etici. I loro privilegi diventano odiosi quando i cittadini sono in condizione di sofferenza. La crisi esige e gli elettori pretendono che le istituzioni democratiche diano il massimo per contribuire a un effettivo rilancio economico e sociale.  Più che leggi nuove, mi pare occorra molta buona amministrazione. E risorse adeguate. Si deve e si può fare di più.  Inoltre si deve tenere il più possibile la politica lontana dagli affari con una legislazione seria sul conflitto di interessi, più trasparenza nel finanziamento dei partiti, verifiche vere sui bilanci dei partiti ecc. Quindi dobbiamo imporre verifiche di tempi e costi, standard medi, ispezioni, monitoraggio dell’attività degli uffici, specie di quelli a contatto con i grandi interessi. La seconda cosa da fare è ripristinare le ispezioni. Ci vuole insomma più competenza tecnica specifica, più competenti all’interno delle pubbliche amministrazioni a difesa dello Stato.

 

 

 

Un accorato appello ai nostri Amministratori

 

Per sviluppare la crescita economica del Paese, i lavori a rilento ormai da troppo tempo, in Piazza Convento e in altre zone della nostra cittadina: sono altamente negativi e recano danno ai cittadini e ai commercianti che operano con difficoltà nella nostra città.  Le vie di accesso in tali zone contribuiscono in negativo e in modo incisivo non solo sulla circolazione delle autovetture, ma soprattutto sulla nostra economia locale. Tale caos nella circolazione non è più tollerabile! Si chiede ai nostri amministratori locali a intervenire prontamente per sanare tale irregolarità. Oggi i cittadini ed i commercianti si ritrovano a sopportare con considerevole difficoltà, non solo la crisi dovuta all’elevata pressione fiscale imposta dai nostri governanti nazionali, ma si ritrovano a sopportare anche le difficoltà, causate per esclusiva colpa delle nostre istituzioni locali. Le nostre istituzioni locali, devono vigilare adeguatamente sull’andamento di tali lavori che già da troppo tempo proseguono a rilento con conseguente ulteriore danno  posto soltanto a totale carico dei cittadini e dei commercianti che svolgono la loro attività in Piazza Convento e nelle altre zone della nostra città. Tali lavori vanno eseguiti prontamente e con somma urgenza soprattutto perché ricadono all’interno del territorio urbano e il loro prolungarsi nel tempo influisce ed influirà sempre più pesantemente non solo sull’incolumità dei nostri cittadini ma anche con un particolare svantaggio sull’economia delle nostre piccole imprese e aziende che operano nella nostra città.

 

 

 

Caro Presidente il posto fisso non è monotonia!...

 

A che futuro va incontro un Paese che non riesce ad assicurare un futuro ai suoi ragazzi? Io vedo ancora un forte allontanamento dalla realtà da parte di chi dovrebbe occuparsi di fare le riforme che servono ai giovani.

 

In Mario Monti si denota una scarsa comprensione dell’esperienza quotidiana di vita dei giovani, soprattutto quelli precari. La monotonia non deriva dal lavorare in modo stabile e continuativo, ma nel non poter scegliere che lavoro fare. Servono regole moderne, ma non priviamo i giovani di certezze! Il  leggendario humor inglese di Mario Monti questa volta è risultato piuttosto fuori luogo! anche perché la battuta segue di poche ore la pubblicazione dei dati Istat sulla disoccupazione nel nostro Paese ed a guardare le cifre c’è davvero poco da scherzare.  In pratica, 1 su 3 non ha mai lavorato o se lo ha fatto è già di nuovo a casa, mentre in 4 milioni hanno smesso sia di studiare che di cercarsi un’occupazione. Secondo i dati Istat 8 ragazzi su 10 hanno perso il lavoro nel 2011 e vivono in famiglia, ma è evidente che la capacità dei genitori di surrogare a un sistema di welfare che non esiste non può durare in eterno. L’Istat dice anche che 4 milioni di giovani, non studiano né lavorano. Quale sarà la conseguenza?

 

E’ “monotona” l’idea di aspirare a un lavoro fisso? Per non continuare, anche a 30-40 anni, a gravare sulla propria famiglia d’origine? Assolutamente no. E non lo è anche alla luce del fatto, che molti giovani che non possono contare su questa rete protettiva di ultima istanza rappresentata in Italia dalla famiglia, diventano i cosiddetti “nuovi poveri”. Sono aumentati in modo esponenziale i ragazzi ospiti del dormitorio pubblico, ci sono finiti da precari senza una famiglia alle spalle. Si perde il lavoro, non si hanno indennità di disoccupazione e ci si ritrova senza  soldi per pagare l’affitto. Cosa succederà, quando anche nelle famiglie che invece i figli li aiutano finiranno i soldi? Niente mutuo se sei precario, niente finanziamento per un'auto senza la garanzia dei genitori, nessuna considerazione finché non trovi un posto a tempo indeterminato. Per non parlare di quanto sia poco stimolante accedere a un mutuo per l’acquisto di una casa, senza dover trascinare i propri genitori in banca a far da garanti con le loro pensioni. E noia vedersi accreditare lo stipendio puntualmente ogni fine mese? Ricevere la tredicesima e magari anche la quattordicesima, poter rimanere a casa ogni volta che si è ammalati?

 

I nostri giovani hanno il diritto e il dovere di chiedere a nostri politici, di non essere privati ad un futuro migliore! Io se fossi un giovane disoccupato, gradirei davvero sentirmi un po’ monotono, con una retribuzione fissa e dignitosa e con una continuità lavorativa che mi permetta di programmare serenamente il mio futuro! Caro Presidente, più che pensare alla monotonia di un posto fisso sempre lo stesso e sempre uguale, preoccupiamoci invece dell’insostenibilità di un lavoro instabile, sempre precario e sempre incerto. Talmente discontinuo da risultare monotono. A differenza dei politici che nel tempo non sono riusciti a incrementare il lavoro per i nostri giovani, come tecnico signor Presidente, si impegni veramente affinché i nostri giovani possano sperare in un futuro più dignitoso.

 

 

 

 

 

Il danno lo subisce  il Popolo Siciliano!

 

La protesta non da onore e merito ai lavoratori siciliani. La Sicilia piegata dallo sciopero degli autotrasportatori è in ginocchio, scarseggiano i viveri e vengono al pettine nodi irrisolti da mezzo secolo.  Il malcontento monta sempre di più, la miccia rischia di esplodere.. La protesta promossa dal movimento 'Forza d'urto', del quale fanno parte, tra gli altri, l'Aias e il Movimento dei Forconi, contro le politiche del governo nazionale in materia di accise sui carburanti per il trasporto e sulla mancanza di aiuti all'agricoltura. Certo è che la protesta degli agricoltori del movimento dei Forconi, pescatori, camionisti, il movimento politico Forza D'Urto, ha già avuto un primo effetto: paralizzare tutti i comparti produttivi della Sicilia, fermare il rifornimento di benzina causando la chiusura di tutte le pompe, rendere difficile il rifornimento dei supermercati dove le scorte stanno quasi per finire. Le prime stime dei danni arrivano da Confindustria Palermo: dalla manifattura alla chimica, dal legno all'agroalimentare, dalla meccanica al tessile fino ai servizi, si registra un calo della produzione del 70% e una flessione sensibile intorno al 30% è segnalata dalle industrie del settore turistico. Sempre più imprese stanno comunicando le procedure di cassa integrazione per il proprio personale. A questo punto viene spontaneo chiedersi: tale protesta fa onore e merito ai lavoratori siciliani, quando il danno di tale protesta lo subisce soltanto la gente comune che purtroppo vive in questa desolata isola? La protesta è legittima nelle motivazioni, ma non andava e non va fatta a danno dei cittadini, ma rivolta (con altri mezzi di contestazione) unicamente contro chi ci governa nei palazzi del potere dorato di Roma e di Palermo.

 

 

 

 

Al danno si aggiunge la beffa

Nella manovra di Mario Monti manca l’equità

 

La situazione economica del Paese e dell'Europa è davvero drammatica, siamo a un rischio fallimento! ma proprio per questo, accanto al rigore e sacrifici necessari, c'è bisogno di una vera equità!

 

La povera gente da questa manovra sarà massacrata e soprattutto il cittadino del ceto medio sarà ancora oggi la vacca da mungere. Questa manovra è una musica già sentita negli ultimi 40 anni, ci dicono che servono sacrifici e che i conti saranno sanati. Dal 1986 a oggi, abbiamo avuto una manovra l’anno e il debito pubblico non è stato mai sanato, perché le manovre quando non toccano i sacrifici di tutti non servono a nulla! Mettere in campo una manovra centrata su un aumento di tasse, in un Paese che già vanta il triste record della pressione fiscale, è un errore drammatico, e avrà solo un effetto depressivo e recessivo, con gravi conseguenze per le famiglie e le imprese.  Non è questo ciò di cui l'Italia ha bisogno perché, questa manovra ricolma massimamente di tasse e imposte, è priva di misure per lo sviluppo. E’ troppo facile far quadrare i conti pubblici tartassando soltanto poveri cittadini. Sulle pensioni, settore che ha già pagato prezzi salati negli anni precedenti, non può gravare il peso prevalente. Il concertato disposto di allungamento dell'età per ottenere l'assegno della pensione, penalizzazioni per chi non ha almeno 63 anni di età e la notevole decurtazione delle indicizzazioni che fa salve soltanto le pensioni minime, colpisce in modo pesante e indistinto soprattutto le pensioni medie basse. La decisione di reintrodurre l'Ici sulla prima casa, soprattutto quando è l'unica, gli aumenti dell'Irpef, diciamocelo non saranno solo quelli usciti dal governo perché anche Comuni e Regioni potranno modificarne i parametri. E per rendersi conto degli effetti reali sulle famiglie italiane, non bisogna dimenticare quanto già deciso e varato dal governo Berlusconi in termini di aumento sulla benzina, reintroduzione di ticket sanitari, oltre al peso delle bollette energetiche ci portano: a una batosta da 2.458 euro l'anno. All'Italia servono tagli sulla spesa pubblica, non nuove tasse. Eppure neanche il Governo Monti ha deciso in questo senso, ritengo che alcune delle misure possano essere modificate. Penso al blocco dell'indicizzazione delle pensioni che rischia di avere conseguenze gravi, ed anche ad una più rigorosa tracciabilità del denaro. E più in generale bisogna dare segnali chiari che a pagare sia chi ha di più, non tanto chi già paga le tasse ma chi fino a oggi non le ha pagate, intervenendo sui grandi patrimoni. I sacrifici che sono richiesti debbano essere ripartiti con maggiore equilibrio e maggiore attenzione alle condizioni reali delle famiglie. Il rigore non è a senso unico. Ben poco si vede sul fronte della lotta all'evasione fiscale, e ben poco sarebbe previsto per tassare non il lavoro ma i patrimoni e le rendite finanziarie. Così come non si può ritenere credibile che lo stimolo alla crescita risieda nella diminuzione dell'Irap, nella liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, nel credito d'imposta sulla ricerca o sul 55% per l'efficienza energetica. Si tratta di briciole davanti alle stime dell'Ocse sull'Italia che prevedono una recessione già nel 2012. La gente attende dei correttivi e che nella manovra, ci sia un indispensabile equilibrio degli interventi. Monti deve seguire due cardini importanti: equità e sviluppo, quindi tutela della fasce più deboli e rilancio del settore delle piccole e medie imprese, altrimenti il rischio è di non riagganciare l'Italia al treno del superamento della crisi e a quello della crescita, con il conseguente drammatico urto contro il muro della recessione.  La manovra per essere veramente equa deve contenere grandi elementi di discontinuità rispetto al recente passato. Proporre misure urgenti, per tagliare gli enormi sprechi dell'apparato statale e  per dare una nettissima sforbiciata ai costi della politica. La priorità della manovra deve puntare anche e soprattutto a una serrata lotta all'evasione, elemento essenziale di giustizia sociale e riequilibrio economico. Nella manovra non c'è nessuna misura a favore delle imprese, soprattutto quando hanno bisogno di un sostegno per attraversare un periodo limitato di crisi. Invece la manovra di Mario Monti è incompleta e sbilanciata ed è ingannevole. Rigore, equità e crescita sono i tre principi che Mario Monti aveva indicato quali pilastri su cui basare le scelte di politica economica. Nella manovra varata dal suo governo c’è molto rigore, forse troppo. Manca l’equità. E soprattutto pochissima crescita. Il pareggio di bilancio verrà raggiunto solo se la manovra non avrà effetti recessivi, sulla qual cosa è legittimo nutrire non pochi dubbi. Viene da domandarsi se era utile immolarsi sul pareggio di bilancio nel 2013, che l’Europa non ci ha mai chiesto, e non valesse invece la pena di puntare su tagli alla spesa che avrebbero avuto effetti più diluiti nel tempo, ma più consistenti di quelli previsti e mirati ad accrescere il potenziale di crescita della nostra economia, in linea con quanto i mercati ci chiedono da tempo. Rimborsi elettorali ai partiti, il taglio che Monti ha dimenticato! Il compenso che i partiti ricevono per il voto di ogni potenziale elettore - circa 5 euro a testa - sono il vero taglio che il nuovo governo dovrebbe decidere per dare il buon esempio. Vitalizi e numero dei parlamentari, infatti, sono poca cosa rispetto a quanto ricevono i partiti (anche quelli che non entrano in parlamento), ad ogni tornata elettorale. Nel 2006 sono stati versati ai partiti 200milioni 819mila 044 euro: 200.819.044 euro, per dirla in cifre. Cresciuti nel 2007 di altri tre milioni di euro. Partiti che in molti casi alle ultime elezioni non sono neanche entrati in Parlamento o che - addirittura hanno solo cambiato nome. Tra tanti tagli, dunque, ne manca uno che avrebbe permesso di risparmiare fin da subito diverse centinaia di milioni di euro. Il dubbio però è che il Parlamento non l'avrebbe mai votato. La mannaia ancora una volta colpisce chi ha sempre pagato e non chi non ha mai pagato. Non si può chiedere di più a chi ha sempre fatto la sua parte e dato il proprio contributo.  Ecco che per tutti i motivi sopra elencati nella manovra, non si vedono quei profili di equità sociale tanto sbandierati dal Mario Monti e che era ed è indispensabile per chiedere a tutti i necessari sacrifici. La manovra proposta nel presente è la prova innegabile che sia un altro inganno, che viene consumato dalla nostra classe politica,  a danno dell’Italia e degli italiani.

 

 

 

E’ possibile la rinascita a Barcellona, in Sicilia e in Italia?

La rinascita può esserci a Barcellona, in Sicilia e in Italia; ma occorre prima eliminare le illegalità, le ingiustizie, la corruzione, partendo da livelli più bassi arrivando a punire e colpire i livelli più alti. Contrariamente a quanto sostiene il nostro Presidente della Repubblica Italiana; a difesa del bene comune e per risanare il debito pubblico urge invece eliminare i privilegi e gli sprechi esistenti nella nostra classe politica e dirigenziale. Noi cittadini, siamo in attesa di osservare ed elogiare soltanto quei politici che si muoveranno su tale linea di pensiero. Poiché, ammettiamolo, sino a oggi, i politici hanno tutelato soprattutto ed esclusivamente i propri interessi, mentre le lacrime e sangue da versare, sono state sempre poste a esclusivo carico del Popolo Italiano. Il Presidente della Repubblica, nei giorni scorsi, invece, con le sue esortazioni alla coesione nazionale, rivolgendosi alle opposizioni ad approvare in tempi brevi la manovra finanziaria si è reso compartecipe insieme alle opposizioni di un danno esistenziale ed economico che a onor del vero ricadrà soltanto a carico dei cittadini. Forse oggi è giusto ammettere e riconoscere che in questa nostra società dell’apparire e del possedere, abbia contaminato anche il nostro Presidente della Repubblica e il PD che accetta e gradiscono di non voler perdere i propri privilegi e nei loro discorsi televisivi puntano a sfuggire al problema, come se tutti i mali provengano soltanto ed esclusivamente dall’evasione fiscale. Ma cosi non é. Quel che è certo è che il governo deve rilanciare i consumi per sostenere la crescita. Aumentare l’Iva di un punto avrebbe soltanto un effetto negativo sui consumi e comporterebbe per i consumatori costi maggiori di spesa. In una situazione come quella attuale, con gli italiani impoveriti e i consumi in calo, questa misura non contribuirebbe certo a far crescere il Pil, Per risanare le casse dello Stato urge una classe politica diversa, che nei pensieri si svincoli da ogni forma di egoismo per pensare e agire nella politica soltanto a tutela e difesa del bene comune eliminando le “Caste”! In questa nostra epoca contrariamente al passato recente e lontano nel tempo soprattutto chi manifesta a parole di porsi come difensore dei lavoratori, invece nei fatti reali questi politici eletti dalla classe più povera, si sono imborghesiti. Allora diciamocelo in tutta sincerità: l’unica via da perseguire per la vera rinascita economica e sociale è soltanto quella di cominciare a eliminare le illegalità, i privilegi, gli sprechi, delle nostre istituzioni locali, regionali e nazionali, creando e favorendo le condizioni di sviluppo di crescita economica e occupazionale per tutti, nessuno escluso!

 

 

 

Puntare sul lavoro stabile!

 

Molte persone che si definiscono cristiane nella realtà spesse volte non lo sono! Somma ipocrisia di un certo cattolicesimo osservante che non è soltanto nella “doppiezza” di vita, bensì soprattutto nell’assenza di vera compassione verso gli altri.

 

Dal Vangelo di Matteo Gesù in alcuni versetti profetizzò in pieno la nostra epoca quando disse: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è molto lontano da me e definì ipocriti chi faceva doni di misericordia con ostentazione, che pregavano e digiunavano per essere visti dagli uomini e criticavano il proprio fratello ma non facevano nulla per eliminare i loro difetti grossi come travi”. Oggi i professionisti dell’ipocrisia: nell’operare nel sociale, si muovono in tanta confusione e in tanta ipocrisia e da parte di alcuni, si confonde il sociale con il patrimoniale. L’ipocrisia di chi punta il dito, ma in fin dei conti, commette la stessa violenza quotidiana, o quantomeno ne gode dei frutti. Oggi i nostri professionisti che operano nella nostra società, i tanti sono interessati unicamente ai propri interessi, al proprio successo, al proprio benessere nel pieno disinteresse degli altri, anzi arrivano, a volte, addirittura a danneggiare gli altri!

 

Le azioni dei nostri politici non sono in armonia con le loro parole! Ancora una volta nel nostro scenario politico, il potere diviene fine e sesso e potere sono i mali che soprattutto, avvelenano la vita politica della nazione. Dilaga la povertà e l’Italia tra i Paesi industrializzati, è addirittura ultima per investimenti nei sistemi di protezione sociale. Oggi nella cultura di pensiero dei tanti, conta solo quello che è utile, tutto il resto non merita la loro reale attenzione. Ovviamente s’intende il concetto di utilità nella sua accezione di “ciò" da cui è possibile trarre un profitto. E la mia è un’anima sofferente, di uno spirito sconvolto nella realtà in cui vive per cose molto vicine a noi, aspetti del quotidiano che possiamo toccare con mano: l’ipocrisia, l’indifferenza, il disinteresse, la rassegnazione, la materialità, la ricerca del potere e del successo, la chiusura mentale, l’ignoranza, la disinformazione, la presunzione, la superbia, la prepotenza, e tutte le altre caratteristiche tipiche delle persone con le quali viviamo.

 

Un paese, diviso tra le astrazioni della politica e la concretezza delle vite quotidiane, le vite di giovani, di disoccupati, di precari, di cassi integrati, di terremotati, di “consumatori” obbligati ad arie infette da discariche a cielo aperto e testimoni di un dissesto ambientale sempre più dilagante. Siamo entrati in una situazione di estrema fragilità sociale, perché è da quindici anni che vediamo la nostra economia in discesa e tutti gli indicatori sociali ci collocano quasi gli ultimi tra i paesi europei. Bisognerebbe mettersi in coda al banco dei pegni che proliferano nei nostri territori per assistere alla tragedia di chi impegna l’anello per tirare avanti. Una generazione dopo la fine dello sviluppo, cresciuta dentro l’orizzonte del declino, vittima sacrificale del mondo che gli è stato confezionato. Composta di giovani che conoscono un presente che è peggiore del passato e destinati a vivere peggio dei padri: giovani, che sperimentano sulla loro pelle la falsità della dominante narrazione del benessere, con il sorriso di Berlusconi.

 

M’indigno anch’io, comunque, nei confronti di una classe dirigente sorda davanti alla protesta. Mi indigno quando vedo dei ministri che inveiscono, pieni di rabbia contro uno studente che per una volta ha la possibilità di esprimere le proprie ragioni. Nella furia di alcuni nostri politici c’è violenza autentica: violenza di chi difende un proprio privilegio, di potere, di auto blu. La verità quella vera è una verità fatta di profondi e laceranti ingiustizie sociali. Produrre nella legalità non è facile in questa nostra terra! Eppure per risanare il territorio sotto l’aspetto etico e sociale, bisogna avviare al più presto un piano di risanamento economico, culturale e sociale il quale dovrebbe concorrere a fatti concreti per risanare il tutto. Ho voglia di coerenza; ho desiderio di un futuro migliore! Basta con la politica dell’utilitarismo condito di edonismo! Basta con l’ipocrita e il trasformismo delle idee!

 

Basta con il mercimonio dell’intelletto! Bisogna desiderare una politica migliore! Che non sperperi soldi a pioggia a enti o associazioni che fanno e servono ben poco per far crescere il paese nello sviluppo economico e occupazionale come avviene nelle Regioni più evoluti d’Italia, la nostra Amministrazione Comunale (con interventi - che facciano capo all’Assessorato alle Attività produttive, Politiche del Lavoro e dell’Occupazione) e la Camera di Commercio, dovrebbero veramente sostenere l’occupazione puntando sul lavoro, sulle piccole e medie imprese, sulla formazione, sull’accesso al credito e incentivi alle imprese e agli imprenditori, sostegno degli artigiani con fondi stanziati dal Comune e dalla Camera di Commercio. Con l’obiettivo, di sostenere concretamente il lavoro, l’occupazione e le piccole imprese, concentrando l’attenzione sulle difficoltà che oggi pesantemente investono gli imprenditori, favorendo la costituzione di Fondi di garanzia e servizi accessori al microcredito. Perché un momento economico difficile come quello che stiamo attraversando il capitale umano presente nel nostro territorio, soprattutto quello più giovane, paga il conto dell’instabilità economica.

 

Oggi le classi privilegiate nel nostro scenario nazionale sono: i politici, la chiesa, i sindacati, i patronati e le associazioni e i tanti professionisti che operano nel settore pubblico, come banche e strutture ospedaliere. Per il comune cittadino e per il futuro dei nostri giovani si crea soltanto lavoro precario oppure gli si concede qualche miserevole “borsa di lavoro” e niente di più! In queste circostanze diventa decisivo cambiare percorso e puntare nello sviluppo del lavoro stabile, nella consapevolezza che sarà proprio il capitale umano, la leva da cui far ripartire la competitività delle nostre imprese. L’Amministrazione Comunale e la Camera di Commercio hanno l’obbligo di stare vicino a chi crea lavoro, a chi produce, a chi assume, a chi lavora, a chi fa impresa, a chi fa innovazione e ricerca, a chi si apre ai nuovi mercati. Basta con i miserevoli sostegni di solo lavoro provvisorio! Oppure la nostra sarà, per i nostri giovani, una generazione a futuro zero, questo è il vero dramma che predomina oggi nel nostro panorama sociale e occupazionale. Per uscire da questa situazione penosa e risalire da questo disagio sociale occorre…

 

 

 

In difesa del bene comune:

vadano via il Tiranno e i suoi complici!

 

Sempre di più sembriamo ridotti in un Paese del Terzo mondo e non solo perché aumenta la povertà, ma soprattutto perché gli atteggiamenti dei nostri politici rispecchiano modi di essere che non rispondono alla realtà e ai bisogni dei cittadini.

 

Il malcostume della politica, ha da tempo varcato le soglie della buona decenza: la corruzione, il nepotismo, il clientelismo, il parassitismo statalista si è consolidato saldamente nei palazzi del potere. Il potere oggi, più di prima, nella nostra classe politica non logora ma aiuta molto quelli che comandano, ad arricchirsi alla faccia del rispetto del mandato degli elettori! Proprio in questi giorni, sono state lanciate attraverso le televisioni e i giornali, le dichiarazioni di guerra di Silvio Berlusconi contro la Procura e i poliziotti. Berlusconi vuole al più presto varare una riforma della giustizia e infliggere delle punizioni esemplari contro i sobillatori del Palazzo di Giustizia di Milano. Il Premier ha lanciato il suo guanto di sfida alle toghe malandrine che vorrebbero detronizzarlo. Un’autentica dichiarazione di guerra. Berlusconi attacca a suo dire, i Pm politicizzati e proclama che sarà fatta al più presto una riforma della giustizia per fermare quelli che vogliono eliminare chi è stato democraticamente eletto. Certamente il Popolo, non ha dato la maggioranza e il potere al Premier per fare “il mandrillo” con le minorenni o con donne di facile costume! Nei fatti degli ultimi giorni, spudoratamente si sente proprio il venir meno a qualsiasi principio di etica politica e sociale. Confessiamocelo viviamo in una brutta stagione! In atto, vi è una crisi dei partiti e una mancanza di uomini capaci di trasportare il nostro paese fuori dalla decadenza economica, sociale e occupazionale nel quale siamo piombati in malo modo. Vi è nel presente una crisi della classe media, una crisi dell’etica anche sulle responsabilità pesanti che ricadono su tutta la nostra classe politica imperante. La maggior parte dei nostri politici con le loro irritanti facce d’impuniti e corrotti, di potenti e arroganti mentitori spesso sono devoti soltanto al culto della menzogna e della poltrona. Nei fatti concreti e reali il nostro Premier è indagato dalla Procura di Milano per le ipotesi di reati pesanti come quelli di “concussione” e induzione alla “prostituzione minorile”. Un fatto gravissimo perché frequentare prostitute, rende il premier ricattabile e di conseguenza mette il nostro Paese anche a rischio sicurezza. La circostanza reale e concreta è quella che il nostro presidente del Consiglio non sia più solo imputato in vari processi con l’accusa di corruzione e concussione, ma addirittura oggi è indagato con l’ipotesi di reati di prostituzione minorile, tutto ciò rende difficile pensare a qualcosa di moralmente più degradante per l’intero Paese. Un Paese che all’incirca un mese fa ha visto il nostro governo rimanere in piedi solo perché in Parlamento, alcuni onorevoli si sono venduti probabilmente al miglior offerente. Il nostro esecutivo politico e istituzionale si è impegnato solo a risolvere i problemi del Premier e non ha e non trova il tempo necessario per occuparsi della crisi economica, così pure degli altri reali problemi che sempre di più ricadono pesantemente sui cittadini. Un Paese che, con ogni probabilità, dovrà rimanere immobile ancora per mesi di fronte ad una politica imballata soltanto sulla difesa del capo del governo, che dovrebbe solo avere il buon senso soltanto di tirarsi indietro per il bene di tutti.

 

Per tutto questo, sarebbe opportuno che questi politici per il bene del Paese, si allontanino dallo scenario pubblico perché ogni giorno che passa, si offre al mondo intero, una cattiva immagine.  La rinascita di questa nazione, si può attuare solo attraverso l’operare dei giovani onesti e ritengo mediocri chi manda la polizia a sprangare i giovani, angosciati per il loro futuro, e le donne e i bambini che sono disperati per il loro presente. In difesa del bene comune in un paese veramente democratico su fatti concreti, va criticato chi difende le intromissioni del potere politico, sulle forze dell’ordine, sui magistrati. Ormai è giunto il momento per il bene del paese dire basta ai collusi, ai corrotti, ai prepotenti, agli incapaci, ai privilegiati. Sta sorgendo anche in questo popolo di servi, la rabbia e lo sdegno contro questa categoria di politici che si sono divorati l’intera Italia, nella loro spaventosa ingordigia. Si sono scagliati sul corpo di questa povera nazione come sciacalli mai sazi, loro più dei loro amici costruttori, loro più dei loro complici, hanno colmato il sottosuolo dell’Italia di rifiuti tossici: veleno che scorre come l’acqua che bevi, come l’aria che respiri e che ti uccide lentamente. C’è però un valore supremo al quale la politica, deve inchinarsi ed è il rispetto della “legge”. Nell’inchiesta sul caso “Ruby” non si tratta di condannare o approvare il comportamento “morale” di Silvio Berlusconi, ma di stabilire se è rispondente o meno alla “legge”. Ciò non lo autorizza a non presentarsi dinanzi ai giudici e a difendersi come fanno tutti i cittadini di questo paese e soprattutto ciò non lo autorizza a comportarsi come un perseguitato. Non è rispondente all’etica della responsabilità di un capo di stato. Un capo di stato deve avere l’equilibrio di rispettare tutti i poteri dello Stato. I giudici solo perché, fanno il loro dovere sono politicizzati.  La polizia solo perché indaga che la “libertà” di ogni cittadino (compresa quella del presidente del Consiglio) si svolga nel rispetto di quella altrui, secondo Berlusconi viola la vita privata. Bisogna che ci sia un clima di rilancio culturale e morale della politica. Naturalmente la politica è anche pratica quotidiana ed è soluzione dei problemi concreti. Ma nella politica ci devono essere spessore culturale e moralità". Meno egoismo per raggiungere obiettivi comuni e risolvere comuni problemi è possibile anche tra chi viene da culture diverse o che ha abbracciato idee contrapposte. Quando si coopera tra persone diverse, con storie diverse, l’essenziale è capire quali sono i problemi e gli interessi comuni. Basta spogliarsi dello spirito di partigianeria e talvolta anche di qualche egoismo e meschinità. Oggi tra disagio e inquietudine dinanzi alle vicende che si vivono in questo momento nel nostro paese, i problemi pesano soltanto a carico del cittadino. Oggi per risalire dalle tenebre serve moralità e legalità sopratutto per chi ha responsabilità pubbliche. Una responsabilità che i nostri politici hanno di fronte alle famiglie e alle nuove generazioni. Ammettiamolo il contratto stipulato dal nostro Premier e dai suoi servi in campagna elettorale nei fatti: non è stato mantenuto. Berlusconi soprattutto si è avvalso della fiducia degli italiani per conquistare quel potere che gli è servito sopratutto per soddisfare i suoi vizietti ma non per risolvere i problemi della gente.

 

 

 

E’ possibile progettare una città migliore?

 

Una città si sviluppa ed evolve non solo attraverso la crescita della sua dimensione fisica, ma quando distribuisce in modo equilibrato le sue funzioni e accresce la quantità e la qualità dei suoi servizi e migliora la qualità dellambiente urbano.

 

Quando ci sarà, una maggiore attenzione e considerazione per il nostro territorio da parte delle nostre istituzioni Locali e Regionali? Le colline si polverizzano giorno dopo giorno, il cimitero è in fase di disfacimento, la città invasa dai rifiuti, le colline che delimitano la pianura di Barcellona sono soggette a rischio idrogeologico con continue frane e cedimenti. Infatti, molte sono state le colline del territorio di Barcellona che in questi ultimi anni hanno subito gli effetti negativi dall’erosione, ma pochi sono stati gli interventi intrapresi. Il cimitero che fiancheggia la via provinciale per San Paolo e Cannistrà nel tempo va perdendo anche le lapidi. La nostra città spesso, è invasa da cumuli di rifiuti urbani, sia per il continuo ma legittimo sciopero degli operatori ecologici ai quali non è corrisposto il proprio compenso e sia perché gli autocompattatori in servizio, sono insufficienti per liberare le strade e i marciapiedi invasi da cumuli di rifiuti ammassati, occorrono mezzi meccanici adatti, dei quali spesso non c’è adeguata disponibilità. Tutto ciò mette a rischio l'incolumità fisica di chi abita nelle nostre zone, perché nelle strade si depositano rifiuti urbani di vario genere, che sono dannosi alla salute di tutti e tutto quello che si fa, è fatto in modo marginale e non idoneo all’igiene, non tralasciando il disagio veicolare che si viene a creare. Nella nostra città spesso si vive in un degrado ambientale intollerabile che ci costringe, a respirare, vivere e muoversi, tra cumuli d’immondizia che sono pregiudizievoli per l’ambiente e per la nostra salute. Il traffico veicolare cittadino spesso va in tilt, anche perché nelle strade cittadine a coordinare la circolazione non si vede nessun vigile, qualcuno si nota soltanto lungo la via Roma in compagnia di qualche suo collega. Anche il depuratore continua a non funzionare come dovrebbe, creando, danno all’ambiente e alla nostra salute. La zona di Cantoni continua a rimanere degradata nell’aspetto e a danno dei cittadini che possiedono in questi luoghi le loro abitazioni. Poca e insufficiente è l’illuminazione sia al centro sia in periferia a Barcellona! La gente dopo le 21 preferisce spopolare la piazza e le strade cittadine, per paura di incontrarsi con i bulli notturni, che in città spesso agiscono e spadroneggiano con atti vandalici contro le persone e cose. Lo stato di pulizia del territorio è scadente: nelle strade, nello spazio tra il marciapiede e la strada, nei cestini di raccolta dei rifiuti; nelle aree dei mercati; nei parchi, nei giardini e aree giochi bimbi; nei servizi igienici pubblici. Le uniche due piazze edificate da recente quella della zona antistante alla Chiesa di San Giovanni e di Piazza Calderà ha creato e creano giornalmente difficoltà alla circolazione e all’attività commerciale che per loro sfortuna operano in dette piazze. Questo per sostenere e affermare che, quel poco che si è realizzato sino a oggi ha creato soltanto problemi! Nel pensiero della gente ormai c’è soltanto: assuefazione e rassegnazione, in una città, che doveva essere quella dei servizi, tanta sbandierata in campagna elettorale con un apposito opuscoletto.

 

Il Piano Qualità e dei Servizi del Comune, dovrebbero invece essere finalizzati al raggiungimento costante del sistema di erogazione dei servizi in un'ottica di miglioramento continuo. I capisaldi del Piano Qualità e dei Servizi del Comune, dovrebbero considerare il cittadino al primo posto e sostenere politiche urbanistiche “a misura di famiglia” cercando di favorire il recupero del patrimonio esistente per renderlo disponibile. Larredo urbano, non va visto solo come una forma di decoro dellambiente cittadino, bensì un patrimonio al servizio dei cittadini. Non si può disconoscere il valore che assume un marciapiede ben tenuto e libero da ostacoli e barriere architettoniche, fermate di bus più sicuri e funzionali. Attuare convenzioni con gli agricoltori, primi tutori dellambiente, per lo sfalcio dellerba lungo le strade e per la tenuta in efficienza dei fossi, scoli e canali, attività questultima da curare con particolare attenzione al fine di garantire un efficiente sistema di smaltimento acque, da coniugare con il monitoraggio continuo del sistema fognario favorendo interventi risolutivi. A tal proposito si propone un apposito regolamento comunale per la difesa dellassetto idraulico del territorio. I servizi alla famiglia, agli anziani, allinfanzia, ai malati, ai disabili, quelli per laccoglienza devono diventare sempre più centrali nel progetto di vita comune. La nostra azione di gestione, dovrà innanzitutto, essere orientata a promuovere un vero e proprio sistema, integrato dai servizi sociali come motore per lo sviluppo della città e come indice di “civiltà sociale” partecipata. Si deve favorire quindi una “partecipazione collettiva”, cioè chiamare ai tavoli della programmazione le forze sociali e sindacali, le associazioni, il volontariato con lobiettivo comune di leggere insieme le necessità, indicare le priorità e scegliere le modalità organizzative più idonee per assicurare il servizio. Come obiettivo primario è da attribuire alla famiglia; perché attorno alla famiglia ruota la vita dallinfanzia alla terza età con esigenze di risposte in termini di servizi, di soddisfacimento dei bisogni per una qualità della vita, che assicuri anche ai più deboli, le risposte adeguate. Sostenere la famiglia significa, da subito, mettere in atto gli strumenti per essere di aiuto alla maternità in modo concreto, sostenendo i nuovi nati con servizi e con risorse da attribuire proporzionalmente per dare di più a chi ha minore disponibilità. Aiutare le giovani coppie nellacquisto della prima casa, con interventi mirati ad esempio, la possibilità di finanziamenti agevolati concessi grazie a convenzioni apposite stipulate con lAmministrazione comunale. Sviluppo significa crescere, sviluppo significa creare le condizioni idonee affinché leconomia esca dalla stagnazione, sviluppo significa gettare le basi per creare prospettive per i giovani. Promuovere una politica fiscale e tariffaria attenta alle diverse condizioni sia economiche sia sociali delle famiglie, con particolare riguardo verso le famiglie numerose, con anziani e diversamente abili. Il futuro va pensato, progettato e governato. Allora bisogna affrontarlo con coraggio e generosità, avere fiducia nelle capacità intellettuali e professionali dei giovani, offrire loro una grande opportunità di tornare a essere protagonisti del destino della nostra città. Promuovendo attività economiche qualificate di ricerca, innovazione e sviluppo. Favorendo le iniziative d’imprenditoria giovanile nella consapevolezza che è sulla qualità che si gioca il nostro futuro. Tutto questo è conseguibile anche attraverso il miglioramento della qualità urbana degli insediamenti industriali e artigianali e la semplificazione delle procedure amministrative non disgiunta da una politica di promozione del territorio per attivare nuovi insediamenti. E’ necessario dare sostegno alle varie forme di filiera agroalimentare partendo dalla promozione delle tradizioni e delle culture alimentari del luogo, con il coinvolgimento dei ristoranti locali in collaborazione con la scuola. Valorizzare e promuovere i prodotti locali per tornare a una cultura alimentare del buono e sano consumo dei nostri prodotti di stagione. Lobiettivo è di educare alla consapevolezza del grande patrimonio. di cui dispongono le nostre campagne in termini di valore tipico delle produzioni, tradizioni, storia, ambiente e valori umani. Coinvolgimento della scuola per costruire laboratori formativi che guardino a questo settore produttivo. Ogni cittadino deve esigere da chi si candida alla guida della propria città una proposta chiara e precisa per attuare un “progetto per la città”. Proporre progetti per i giovani di oggi e di domani, con persone in grado di ripensare al passato di questa città e di metterlo a disposizione delle generazioni future, di persone che s’impegnino a mettersi al servizio della comunità facendo propri i valori di partecipazione e trasparenza che sono alla base di ogni “buona amministrazione comunale”!

 

 

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Ultimo Aggiornamento 16/05/2012

Barcellona Pozzo di Gotto

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