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Barcellona Pozzo di Gotto Notizie |
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Il sindaco
che vorrei!...
Sul ruolo assunto in questa città e sul
lavoro svolto in tutti questi anni dai
nostri politici locali, mi sento in dovere
di ricordare in occasione di queste
amministrative, quali dovrebbero essere le
linee fondamentali di un sindaco che
realmente dovrebbe operare per il bene della
collettività.
Ritengo indispensabile che coloro che
andranno ad amministrare il bene comune di
Barcellona, dovranno dimostrare
un’attitudine al servizio della città e non
un’inclinazione a servirsi della città per
interessi personali, di qualunque natura
essi siano: malaffare, interessi economici,
di potere, protagonismo, e simili.
Sembrerebbe qualcosa di scontato quello che
sopra si richiede, ma purtroppo in questa
città è stato realizzato poco e niente dai
nostri amministratori. Allora chi appare
essere anche minimamente portatore
d'interessi propri e non
finalizzati unicamente al bene collettivo,
non può e non dovrebbe assolutamente
accedere alle poltrone di Palazzo Longano.
Noi cittadini, non possiamo ancora una volta
affidare i nostri soldi, il nostro
territorio, ambiente, risorse, servizi, beni
culturali, e tutto ciò che ci necessita a
qualcuno che li utilizzi a vantaggio suo o
di pochi, perché questo certamente va contro
noi stessi e la collettività cui
apparteniamo. IL nuovo Sindaco deve essere
consapevole, che Barcellona è in totale
disastro, sia sociale, economico e culturale
per un male, chiamato “tornaconto
personale”, di cui i tanti sono affetti a
vari livelli. Da questo male non si può
certamente guarire se non si restituisce la
fiducia ai cittadini, per raggiungere un
bene collettivo che possa assicurare un bene
sociale, economico, ambientale e culturale.
Il nuovo eletto, deve essere capace di saper
creare le condizioni istituzionali valide in
modo che, anche i cittadini possono dare un
contributo per la rinascita della nostra
città.
Al ballottaggio del 20 e 21 maggio che
decreterà
il nuovo Sindaco tra i candidati prescelti
non ho alcuna certezza se posseggano
pienamente questi requisiti, ma quello che è
certo nel prossimo futuro solo chi agirà in
piena autonomia e con l’ausilio dei
cittadini potrà essere un buon Sindaco e
sono sicuro che su questa retta via, la
città di Barcellona potrà rinascere e avere
un futuro migliore, diversamente questa
città continuerà a degradarsi e i nostri
giovani saranno costretti ad emigrare per
conquistarsi un futuro migliore.
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Dov’è
la città dei servizi?...
Barcellona affonda sempre di più nel decadimento
non solo di pensiero politico ma anche
ambientale: polvere, emergenza rifiuti, strade
danneggiate e collegamenti stradali interrotti
(vedi il ponte di Calderà). Tutto questo nella
realtà dei fatti concreti continua a incidere
fortemente in negativo sulle attività
commerciali del nostro territorio. Oltre il
danno la beffa: Le primarie sia di sinistra, sia
di destra e centro compreso sono un ulteriore
inganno e servono ben poco per risolvere i veri
problemi che ormai da troppo tempo affliggono la
nostra città. Nella realtà dei fatti concreti,
se non cambia il pensiero di concepire la città
come un bene di tutti: le parole, i discorsi
illusori e ingannevoli, servono ben poco. La
città se si ama veramente con il cuore i
problemi vanno risolti prontamente: Vigilando e
operando a tutela esclusiva di ogni cittadino
che vive e opera nella nostra città. Purtroppo
nella realtà, sino a oggi, i partiti e i
politici di Barcellona hanno principalmente
lavorato nell’interesse di se stessi e del
proprio partito! La realtà vera dei nostri
giorni è quella che le aziende e le attività
commerciali di Barcellona oltre ad essere
tartassati dal nostro governo nazionale,
regionale e locale dall’eccessiva pressione
fiscale (la più alta rispetto a quella di tutti
gli altri paesi europei), sono costrette anche a
esercitare la loro attività in tale degrado
ambientale. Gli altri discorsi o parole dette
attraverso le televisioni locali, sono soltanto
chiacchiere e favole raccontate soltanto per
accrescere la propria immagine politica mentre
la realtà quella vera è sotto gli occhi di
tutti! Ai politici si rivolge un accorato
appello: se vogliamo veramente il bene della
nostra città, dalle parole urge passare ai fatti
concreti affinché Barcellona possa trovare
finalmente il giusto percorso per risollevarsi
dal fango e ritornare a rinascere…
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Come
contrastare la Corruzione
La corruzione minaccia il prestigio e la
credibilità delle istituzioni, inquina e altera
gravemente l'economia, sottrae risorse destinate
al bene della comunità, corrodono il senso
civico e la stessa cultura democratica. La
corruzione è uno dei peggiori mali che si
annida nella nostra società.
Non
c’è troppo da meravigliarsi del malcostume e
inefficienza che monopolizzano le cronache
italiane. Siamo sempre stati «un paese allo
sbando. Davvero la corruzione italiana si riduce
a quella dei politici? Davvero in questo Paese
la sfera della politica è malata e il resto
della società è sano? Non è così, con ogni
evidenza. Ognuno di noi sa bene che non è così.
Proprio perché la corruzione non è soltanto di
natura politica ma affonda radici profondissime
nel nostro corpo sociale - cosicché nella
politica essa si riversa , essendo uno degli
ambiti dove più facile è la sua opera - la
corruzione italiana sfugge a ogni facile
terapia. Abbiamo creduto che almeno per ridurne
la portata bastasse mutare il sistema
elettorale, o fare le privatizzazioni, o
cambiare la legge sugli appalti, o finanziare i
partiti in altro modo dal finanziamento diretto;
o che l’esempio di «Mani pulite», potesse
segnare una svolta. Invece è stato tutto
inutile. La corruzione italiana appare
invincibile. Rinasce di continuo. Le tangenti
continuano a girare vorticosamente anche nel
privato: che dappertutto qui da noi, quando ci
sono soldi in ballo, non si dà e non si fa
niente per niente? Le gare d’appalto sono
sempre, in misura maggiore o minore, manipolati.
Riservati agli amici e ai protetti quando non
direttamente truccati in un modo o nell’altro
dai concorrenti con la complicità delle
commissioni, e il tutto naturalmente in barba a
ogni credo politico. O i tentativi a cui si
dedicano incessantemente milioni di italiani di
violare i regolamenti urbanistici ed edilizi in
tutti i modi possibili e immaginabili
(spessissimo riuscendoci grazie all’esborso di
mazzette)? Il sistematico taglieggio che da noi
viene praticato da quasi tutti coloro che
offrono una merce o un servizio al pubblico,
come le società autostradali, quelle di
assicurazione, le compagnie telefoniche, le
compagnie petrolifere, quelle aeree, le banche,
le quali tutte possono a loro piacere fissare
tariffe esagerate, imporre contratti
truffaldini, balzelli supplementari, clausole
capestro, sicure dell’impunità. In molti altri
Paesi comportamenti del genere sono severamente
sanzionati anche sul piano penale. Da noi no,
sono considerati normali. L’Italia, oltre alla
crisi economica, presenta un tasso allarmante di
corruzione. Come affrontare questo problema? Sì,
siamo al top delle classifiche mondiali dei
paesi corrotti, o giù di lì. Con effetti
gravissimi sulla stessa economia, perché la
corruzione scoraggia gli investitori. La
corruzione prospera se l’azione amministrativa è
lenta, farraginosa, priva di principi certi e
conosciuti. Alcuni studiosi sottolineano il
rischio di penetrazione dell’economia criminale,
la quale rappresenta oggi l’unica organizzazione
illegale che detiene liquidità.
Sessanta
miliardi di euro all'anno in Europa, quasi otto
solo in Italia persi per inefficienza sul
lavoro. Sessanta miliardi di euro all'anno in
Europa, quasi otto solo in Italia: è questo il
costo dell'inefficienza sul lavoro. Ai costi
della politica, parzialmente ridotti dai tagli,
si aggiungono quelli dell'inefficienza. Per la
politica (e c'è chi dice per la democrazia) è un
momento delicato. Non a torto c'è chi afferma
che l'inefficienza è uno dei costi più alti
della politica (e della burocrazia). Come mai
dopo oltre 30 anni di politiche pubbliche per la
riforma amministrativa, siamo ancora quasi fermi
al punto zero? E nella prossimità troppo
accentuata tra amministrazione e politica si
annida sempre il germe della corruzione. Uno dei
punti critici del precedente governo è stato
che, nella politica dei tagli lineari, si è
lasciata la polizia senza benzina per le
macchine e con organici incompleti.
Il
nostro governo ha il compito di non far ricadere
i costi della corruzione e delle bustarelle
sulle tasche dei cittadini. Ora come mai serva
un segnale davvero forte per contrastare il
fenomeno della corruzione. Il contrasto alla
corruzione deve partire sin da subito, visto che
ogni giorno stanno emergendo casi nuovi e
allarmanti. La prima cosa da fare è eliminare
quello che è l’ambiente della corruzione
amministrativa, e cioè la lentezza e
macchinosità delle procedure, la poca
trasparenza dell’amministrazione, il dominio
incontrollato delle burocrazie. In termini di
miglioramento dell'efficienza, per ottenere
benefici economici anche rilevanti. Quando
l'economia è incerta e il periodo difficile,
come quello che stiamo vivendo, le aziende hanno
solo due strade per incrementare i profitti:
l'innovazione o l'efficienza. Per risollevare le
proprie sorti, la politica dovrebbe riacquistare
la credibilità perduta. La politica e le
istituzioni possono difendere il loro ruolo
democratico solo se puntano su efficienza e
credibilità. Come se ne esce, con un’azione di
ripristino della moralità pubblica. Che ha due
componenti: una penale (i corrotti, a tutti i
livelli, devono essere colpiti la seconda
culturale, di dissuasione etica: e qui c’è
moltissimo da lavorare. Bisogna innanzitutto
bonificare la politica, che del fenomeno
costituisce il campo principale. Dotando i
partiti e le associazioni di precisi codici
etici. I loro privilegi diventano odiosi quando
i cittadini sono in condizione di sofferenza. La
crisi esige e gli elettori pretendono che le
istituzioni democratiche diano il massimo per
contribuire a un effettivo rilancio economico e
sociale. Più che leggi nuove, mi pare occorra
molta buona amministrazione. E risorse adeguate.
Si deve e si può fare di più. Inoltre si deve
tenere il più possibile la politica lontana
dagli affari con una legislazione seria sul
conflitto di interessi, più trasparenza nel
finanziamento dei partiti, verifiche vere sui
bilanci dei partiti ecc. Quindi dobbiamo imporre
verifiche di tempi e costi, standard medi,
ispezioni, monitoraggio dell’attività degli
uffici, specie di quelli a contatto con i grandi
interessi. La seconda cosa da fare è
ripristinare le ispezioni. Ci vuole insomma più
competenza tecnica specifica, più competenti
all’interno delle pubbliche amministrazioni a
difesa dello Stato.
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Un accorato appello ai nostri Amministratori
Per sviluppare la crescita economica del Paese, i
lavori a rilento ormai da troppo tempo, in Piazza
Convento e in altre zone della nostra cittadina:
sono altamente negativi e recano danno ai cittadini
e ai commercianti che operano con difficoltà nella
nostra città. Le vie di accesso in tali zone
contribuiscono in negativo e in modo incisivo non
solo sulla circolazione delle autovetture, ma
soprattutto sulla nostra economia locale. Tale caos
nella circolazione non è più tollerabile! Si chiede
ai nostri amministratori locali a intervenire
prontamente per sanare tale irregolarità. Oggi i
cittadini ed i commercianti si ritrovano a
sopportare con considerevole difficoltà, non solo la
crisi dovuta all’elevata pressione fiscale imposta
dai nostri governanti nazionali, ma si ritrovano a
sopportare anche le difficoltà, causate per
esclusiva colpa delle nostre istituzioni locali. Le
nostre istituzioni locali, devono vigilare
adeguatamente sull’andamento di tali lavori che già
da troppo tempo proseguono a rilento con conseguente
ulteriore danno posto soltanto a totale carico dei
cittadini e dei commercianti che svolgono la loro
attività in Piazza Convento e nelle altre zone della
nostra città. Tali lavori vanno eseguiti prontamente
e con somma urgenza soprattutto perché ricadono
all’interno del territorio urbano e il loro
prolungarsi nel tempo influisce ed influirà sempre
più pesantemente non solo sull’incolumità dei nostri
cittadini ma anche con un particolare svantaggio
sull’economia delle nostre piccole imprese e aziende
che operano nella nostra città.
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Caro Presidente il
posto fisso non è monotonia!...
A che futuro va incontro un
Paese che non riesce ad assicurare un futuro ai suoi
ragazzi? Io vedo ancora un forte allontanamento dalla realtà
da parte di chi dovrebbe occuparsi di fare le riforme che
servono ai giovani.
In Mario Monti si denota una
scarsa comprensione dell’esperienza quotidiana di vita dei
giovani, soprattutto quelli precari. La monotonia non deriva
dal lavorare in modo stabile e continuativo, ma nel non
poter scegliere che lavoro fare. Servono regole moderne, ma
non priviamo i giovani di certezze! Il leggendario humor
inglese di Mario Monti questa volta è risultato piuttosto
fuori luogo! anche perché la battuta segue di poche ore la
pubblicazione dei dati Istat sulla disoccupazione nel nostro
Paese ed a guardare le cifre c’è davvero poco da scherzare.
In pratica, 1 su 3 non ha mai lavorato o se lo ha fatto è
già di nuovo a casa, mentre in 4 milioni hanno smesso sia di
studiare che di cercarsi un’occupazione. Secondo i dati
Istat 8 ragazzi su 10 hanno perso il lavoro nel 2011 e
vivono in famiglia, ma è evidente che la capacità dei
genitori di surrogare a un sistema di welfare che non esiste
non può durare in eterno. L’Istat dice anche che 4 milioni
di giovani, non studiano né lavorano. Quale sarà la
conseguenza?
E’ “monotona” l’idea di
aspirare a un lavoro fisso? Per non continuare, anche a
30-40 anni, a gravare sulla propria famiglia d’origine?
Assolutamente no. E non lo è anche alla luce del fatto, che
molti giovani che non possono contare su questa rete
protettiva di ultima istanza rappresentata in Italia dalla
famiglia, diventano i cosiddetti “nuovi poveri”. Sono
aumentati in modo esponenziale i ragazzi ospiti del
dormitorio pubblico, ci sono finiti da precari senza una
famiglia alle spalle. Si perde il lavoro, non si hanno
indennità di disoccupazione e ci si ritrova senza soldi per
pagare l’affitto. Cosa succederà, quando anche nelle
famiglie che invece i figli li aiutano finiranno i soldi?
Niente mutuo se sei precario, niente finanziamento per
un'auto senza la garanzia dei genitori, nessuna
considerazione finché non trovi un posto a tempo
indeterminato. Per non parlare di quanto sia poco stimolante
accedere a un mutuo per l’acquisto di una casa, senza dover
trascinare i propri genitori in banca a far da garanti con
le loro pensioni. E noia vedersi accreditare lo stipendio
puntualmente ogni fine mese? Ricevere la tredicesima e
magari anche la quattordicesima, poter rimanere a casa ogni
volta che si è ammalati?
I
nostri giovani hanno il diritto e il dovere di chiedere a
nostri politici, di non essere privati ad un futuro
migliore! Io se fossi un giovane disoccupato, gradirei
davvero sentirmi un po’ monotono, con una retribuzione fissa
e dignitosa e con una continuità lavorativa che mi permetta
di programmare serenamente il mio futuro! Caro Presidente,
più che pensare alla monotonia di un posto fisso sempre lo
stesso e sempre uguale, preoccupiamoci invece
dell’insostenibilità di un lavoro instabile,
sempre precario e sempre incerto. Talmente
discontinuo da risultare monotono. A differenza dei politici
che nel tempo non sono riusciti a incrementare il lavoro per
i nostri giovani, come tecnico signor Presidente, si impegni
veramente affinché i nostri giovani possano sperare in un
futuro più dignitoso.
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Il danno lo subisce il Popolo Siciliano!
La protesta non da onore e merito ai lavoratori
siciliani. La Sicilia piegata dallo sciopero
degli autotrasportatori è in ginocchio, scarseggiano
i viveri e vengono al pettine nodi irrisolti da
mezzo secolo. Il malcontento monta sempre di più,
la miccia rischia di esplodere.. La protesta
promossa dal movimento 'Forza d'urto', del quale
fanno parte, tra gli altri, l'Aias e il Movimento
dei Forconi, contro le politiche del governo
nazionale in materia di accise sui carburanti per il
trasporto e sulla mancanza di aiuti all'agricoltura.
Certo è che la protesta degli agricoltori del
movimento dei Forconi, pescatori, camionisti, il
movimento politico Forza D'Urto, ha già avuto un
primo effetto: paralizzare tutti i comparti
produttivi della Sicilia, fermare il rifornimento di
benzina causando la chiusura di tutte le pompe,
rendere difficile il rifornimento dei supermercati
dove le scorte stanno quasi per finire. Le
prime stime dei danni arrivano da Confindustria
Palermo: dalla manifattura alla chimica, dal legno
all'agroalimentare, dalla meccanica al tessile fino
ai servizi, si registra un calo della produzione del
70% e una flessione sensibile intorno al 30% è
segnalata dalle industrie del settore turistico.
Sempre più imprese stanno comunicando le
procedure di cassa integrazione per il proprio
personale. A questo punto viene spontaneo
chiedersi: tale protesta fa onore e merito ai
lavoratori siciliani, quando il danno di tale
protesta lo subisce soltanto la gente comune che
purtroppo vive in questa desolata isola? La
protesta è legittima nelle motivazioni, ma non
andava e non va fatta a danno dei cittadini, ma
rivolta (con altri mezzi di contestazione)
unicamente contro chi ci governa nei palazzi del
potere dorato di Roma e di Palermo.
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Al danno si aggiunge la beffa
Nella manovra di Mario Monti manca l’equità
La situazione economica del
Paese e dell'Europa è davvero drammatica, siamo a un
rischio fallimento! ma proprio per questo, accanto
al rigore e sacrifici necessari, c'è bisogno di una
vera equità!
La povera gente da questa manovra sarà massacrata e
soprattutto il cittadino del ceto medio sarà ancora
oggi la vacca da mungere. Questa manovra è una
musica già sentita negli ultimi 40 anni, ci dicono
che servono sacrifici e che i conti saranno sanati.
Dal 1986 a oggi, abbiamo avuto una manovra l’anno e
il debito pubblico non è stato mai sanato, perché le
manovre quando non toccano i sacrifici di tutti non
servono a nulla! Mettere in campo una manovra
centrata su un aumento di tasse, in un Paese che già
vanta il triste record della pressione fiscale, è un
errore drammatico, e avrà solo un effetto depressivo
e recessivo, con gravi conseguenze per le famiglie e
le imprese. Non è questo ciò di cui l'Italia ha
bisogno perché, questa manovra ricolma massimamente
di tasse e imposte, è priva di misure per lo
sviluppo. E’ troppo facile far quadrare i conti
pubblici tartassando soltanto poveri cittadini.
Sulle pensioni, settore che ha già pagato prezzi
salati negli anni precedenti, non può gravare il
peso prevalente. Il concertato disposto di
allungamento dell'età per ottenere l'assegno della
pensione, penalizzazioni per chi non ha almeno 63
anni di età e la notevole decurtazione delle
indicizzazioni che fa salve soltanto le pensioni
minime, colpisce in modo pesante e indistinto
soprattutto le pensioni medie basse. La decisione di
reintrodurre l'Ici sulla prima casa, soprattutto
quando è l'unica, gli aumenti dell'Irpef,
diciamocelo non saranno solo quelli usciti dal
governo perché anche Comuni e Regioni potranno
modificarne i parametri.
E per rendersi conto degli
effetti reali sulle famiglie italiane,
non bisogna dimenticare quanto già deciso e varato
dal governo Berlusconi in termini di
aumento sulla benzina,
reintroduzione di
ticket sanitari,
oltre al peso delle
bollette energetiche
ci portano: a una batosta da 2.458 euro l'anno.
All'Italia servono tagli sulla spesa pubblica, non
nuove tasse. Eppure neanche il Governo Monti ha
deciso in questo senso, ritengo
che alcune delle misure possano essere modificate.
Penso al blocco dell'indicizzazione delle pensioni
che rischia di avere conseguenze gravi, ed anche ad
una più rigorosa tracciabilità del denaro. E più in
generale bisogna dare segnali chiari che a pagare
sia chi ha di più, non tanto chi già paga le tasse
ma chi fino a oggi non le ha pagate, intervenendo
sui grandi patrimoni. I sacrifici che sono richiesti
debbano essere ripartiti con maggiore equilibrio e
maggiore attenzione alle condizioni reali delle
famiglie. Il rigore non è a senso unico.
Ben poco si vede sul fronte della lotta all'evasione
fiscale, e ben poco sarebbe previsto per tassare non
il lavoro ma i patrimoni e le rendite finanziarie.
Così come non si può ritenere credibile che
lo stimolo alla crescita
risieda nella diminuzione dell'Irap, nella
liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi,
nel credito d'imposta sulla ricerca o sul 55% per
l'efficienza energetica. Si tratta di briciole
davanti alle stime dell'Ocse sull'Italia che
prevedono una recessione già nel 2012.
La gente attende dei correttivi e che nella manovra,
ci sia un indispensabile equilibrio degli
interventi. Monti deve seguire due cardini
importanti: equità e sviluppo, quindi tutela della
fasce più deboli e rilancio del settore delle
piccole e medie imprese, altrimenti il rischio è di
non riagganciare l'Italia al treno del superamento
della crisi e a quello della crescita, con il
conseguente drammatico urto contro il muro della
recessione. La manovra per essere veramente equa
deve contenere grandi elementi di discontinuità
rispetto al recente passato. Proporre misure
urgenti, per tagliare gli enormi sprechi
dell'apparato statale e per dare una nettissima
sforbiciata ai costi della politica. La priorità
della manovra deve puntare anche e soprattutto a una
serrata lotta all'evasione, elemento essenziale di
giustizia sociale e riequilibrio economico. Nella
manovra non c'è nessuna misura a favore delle
imprese, soprattutto quando hanno bisogno di un
sostegno per attraversare un periodo limitato di
crisi. Invece la manovra di Mario Monti è incompleta
e sbilanciata ed è ingannevole. Rigore, equità e
crescita sono i tre principi che Mario Monti aveva
indicato quali pilastri su cui basare le scelte di
politica economica. Nella manovra varata dal suo
governo c’è molto rigore, forse troppo. Manca
l’equità. E soprattutto pochissima crescita. Il
pareggio di bilancio verrà raggiunto solo se la
manovra non avrà effetti recessivi, sulla qual cosa
è legittimo nutrire non pochi dubbi. Viene da
domandarsi se era utile immolarsi sul pareggio di
bilancio nel 2013, che l’Europa non ci ha mai
chiesto, e non valesse invece la pena di puntare su
tagli alla spesa che avrebbero avuto effetti più
diluiti nel tempo, ma più consistenti di quelli
previsti e mirati ad accrescere il potenziale di
crescita della nostra economia, in linea con quanto
i mercati ci chiedono da tempo. Rimborsi elettorali
ai partiti, il taglio che Monti ha dimenticato! Il
compenso che i partiti ricevono per il voto di ogni
potenziale elettore - circa 5 euro a testa - sono il
vero taglio che il nuovo governo dovrebbe decidere
per dare il buon esempio. Vitalizi
e
numero dei parlamentari, infatti,
sono poca cosa rispetto a quanto ricevono i partiti
(anche quelli che non entrano in parlamento), ad
ogni tornata elettorale.
Nel 2006 sono stati versati ai partiti 200milioni
819mila 044 euro:
200.819.044 euro, per dirla in
cifre.
Cresciuti nel 2007 di altri tre milioni di euro.
Partiti che in molti casi alle ultime elezioni non
sono neanche entrati in Parlamento o che -
addirittura hanno solo cambiato nome. Tra tanti
tagli, dunque, ne manca uno che avrebbe permesso di
risparmiare fin da subito diverse centinaia di
milioni di euro. Il dubbio però è che il Parlamento
non l'avrebbe mai votato.
La mannaia ancora una volta colpisce chi ha sempre
pagato e non chi non ha mai pagato.
Non si può chiedere di più a chi ha sempre fatto la
sua parte e dato il proprio contributo. Ecco che
per tutti i motivi sopra elencati nella manovra, non
si vedono quei profili di equità sociale tanto
sbandierati dal Mario Monti e che era ed è
indispensabile per chiedere a tutti i necessari
sacrifici. La manovra proposta nel presente è la
prova innegabile che sia un altro inganno, che viene
consumato dalla nostra classe politica, a danno
dell’Italia e degli italiani.
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E’ possibile la rinascita a Barcellona, in Sicilia e
in Italia?
La
rinascita può esserci a Barcellona, in Sicilia e in
Italia; ma occorre prima eliminare le illegalità, le
ingiustizie, la corruzione, partendo da livelli più
bassi arrivando a punire e colpire i livelli più
alti. Contrariamente a quanto sostiene il nostro
Presidente della Repubblica Italiana; a difesa del
bene comune e per risanare il debito pubblico urge
invece eliminare i privilegi e gli sprechi esistenti
nella nostra classe politica e dirigenziale. Noi
cittadini, siamo in attesa di osservare ed elogiare
soltanto quei politici che si muoveranno su tale
linea di pensiero. Poiché, ammettiamolo, sino a
oggi, i politici hanno tutelato soprattutto ed
esclusivamente i propri interessi, mentre le lacrime
e sangue da versare, sono state sempre poste a
esclusivo carico del Popolo Italiano. Il Presidente
della Repubblica, nei giorni scorsi, invece, con le
sue esortazioni alla coesione nazionale,
rivolgendosi alle opposizioni ad approvare in tempi
brevi la manovra finanziaria si è reso compartecipe
insieme alle opposizioni di un danno esistenziale ed
economico che a onor del vero ricadrà soltanto a
carico dei cittadini. Forse oggi è giusto ammettere
e riconoscere che in questa nostra società
dell’apparire e del possedere, abbia contaminato
anche il nostro Presidente della Repubblica e il PD
che accetta
e
gradiscono di non voler perdere i propri privilegi e
nei loro discorsi televisivi puntano a sfuggire al
problema, come se tutti i mali provengano soltanto
ed esclusivamente dall’evasione fiscale. Ma cosi non
é. Quel che è certo è che il governo deve rilanciare
i consumi per sostenere la crescita. Aumentare l’Iva
di un punto avrebbe soltanto un effetto negativo sui
consumi e comporterebbe per i consumatori costi
maggiori di spesa. In una situazione come quella
attuale, con gli italiani impoveriti e i consumi in
calo, questa misura non contribuirebbe certo a far
crescere il Pil, Per risanare le casse dello Stato
urge una classe politica diversa, che nei pensieri
si svincoli da ogni forma di egoismo per pensare e
agire nella politica soltanto a tutela e difesa del
bene comune eliminando le “Caste”! In questa nostra
epoca contrariamente al passato recente e lontano
nel tempo soprattutto chi manifesta a parole di
porsi come difensore dei lavoratori, invece nei
fatti reali questi politici eletti dalla classe più
povera, si sono imborghesiti. Allora diciamocelo in
tutta sincerità: l’unica via da perseguire per la
vera rinascita economica e sociale è soltanto quella
di cominciare a eliminare le illegalità, i
privilegi, gli sprechi, delle nostre istituzioni
locali, regionali e nazionali, creando e favorendo
le condizioni di sviluppo di crescita economica e
occupazionale per tutti, nessuno escluso!
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Puntare sul lavoro stabile!
Molte persone che si definiscono
cristiane nella realtà spesse volte non lo sono!
Somma ipocrisia di un certo cattolicesimo osservante
che non è soltanto nella “doppiezza” di vita, bensì
soprattutto nell’assenza di vera compassione verso
gli altri.
Dal Vangelo di Matteo
Gesù in alcuni versetti profetizzò in pieno la
nostra epoca quando disse: “Questo popolo mi onora
con le labbra, ma il loro cuore è molto lontano da
me e definì ipocriti chi faceva doni di misericordia
con ostentazione, che pregavano e digiunavano per
essere visti dagli uomini e criticavano il proprio
fratello ma non facevano nulla per eliminare i loro
difetti grossi come travi”. Oggi i professionisti
dell’ipocrisia: nell’operare nel sociale, si muovono
in tanta confusione e in tanta ipocrisia e da parte
di alcuni, si confonde il sociale con il
patrimoniale. L’ipocrisia di chi punta il dito, ma
in fin dei conti, commette la stessa violenza
quotidiana, o quantomeno ne gode dei frutti. Oggi i
nostri professionisti che operano nella nostra
società, i tanti sono interessati unicamente ai
propri interessi, al proprio successo, al proprio
benessere nel pieno disinteresse degli altri, anzi
arrivano, a volte, addirittura a danneggiare gli
altri!
Le azioni dei nostri
politici non sono in armonia con le loro parole!
Ancora una volta nel nostro scenario politico, il
potere diviene fine e sesso e potere sono i mali che
soprattutto, avvelenano la vita politica della
nazione. Dilaga la povertà e l’Italia tra i Paesi
industrializzati, è addirittura ultima per
investimenti nei sistemi di protezione sociale. Oggi
nella cultura di pensiero dei tanti, conta solo
quello che è utile, tutto il resto non merita la
loro reale attenzione. Ovviamente s’intende il
concetto di utilità nella sua accezione di “ciò" da
cui è possibile trarre un profitto. E la mia è
un’anima sofferente, di uno spirito sconvolto nella
realtà in cui vive per cose molto vicine a noi,
aspetti del quotidiano che possiamo toccare con
mano: l’ipocrisia, l’indifferenza, il disinteresse,
la rassegnazione, la materialità, la ricerca del
potere e del successo, la chiusura mentale,
l’ignoranza, la disinformazione, la presunzione, la
superbia, la prepotenza, e tutte le altre
caratteristiche tipiche delle persone con le quali
viviamo.
Un paese, diviso tra le
astrazioni della politica e la concretezza delle
vite quotidiane, le vite di giovani, di disoccupati,
di precari, di cassi integrati, di terremotati, di
“consumatori” obbligati ad arie infette da
discariche a cielo aperto e testimoni di un dissesto
ambientale sempre più dilagante. Siamo entrati in
una situazione di estrema fragilità sociale, perché
è da quindici anni che vediamo la nostra economia in
discesa e tutti gli indicatori sociali ci collocano
quasi gli ultimi tra i paesi europei. Bisognerebbe
mettersi in coda al banco dei pegni che proliferano
nei nostri territori per assistere alla tragedia di
chi impegna l’anello per tirare avanti. Una
generazione dopo la fine dello sviluppo, cresciuta
dentro l’orizzonte del declino, vittima sacrificale
del mondo che gli è stato confezionato. Composta di
giovani che conoscono un presente che è peggiore del
passato e destinati a vivere peggio dei padri:
giovani, che sperimentano sulla loro pelle la
falsità della dominante narrazione del benessere,
con il sorriso di Berlusconi.
M’indigno anch’io,
comunque, nei confronti di una classe dirigente
sorda davanti alla protesta. Mi indigno quando vedo
dei ministri che inveiscono, pieni di rabbia contro
uno studente che per una volta ha la possibilità di
esprimere le proprie ragioni. Nella furia di alcuni
nostri politici c’è violenza autentica: violenza di
chi difende un proprio privilegio, di potere, di
auto blu. La verità quella vera è una verità fatta
di profondi e laceranti ingiustizie sociali.
Produrre nella legalità non è facile in questa
nostra terra! Eppure per risanare il territorio
sotto l’aspetto etico e sociale, bisogna avviare al
più presto un piano di risanamento economico,
culturale e sociale il quale dovrebbe concorrere a
fatti concreti per risanare il tutto. Ho voglia di
coerenza; ho desiderio di un futuro migliore! Basta
con la politica dell’utilitarismo condito di
edonismo! Basta con l’ipocrita e il trasformismo
delle idee!
Basta con il mercimonio
dell’intelletto! Bisogna desiderare una
politica migliore! Che non sperperi soldi a pioggia
a enti o associazioni che fanno e servono ben poco
per far crescere il paese nello sviluppo economico e
occupazionale come avviene nelle Regioni più evoluti
d’Italia, la nostra Amministrazione Comunale (con
interventi - che facciano capo all’Assessorato alle
Attività produttive, Politiche del Lavoro e
dell’Occupazione) e la Camera di Commercio,
dovrebbero veramente sostenere l’occupazione
puntando sul lavoro, sulle piccole e medie imprese,
sulla formazione, sull’accesso al credito e
incentivi alle imprese e agli imprenditori, sostegno
degli artigiani con fondi stanziati dal Comune e
dalla Camera di Commercio. Con l’obiettivo, di
sostenere concretamente il lavoro, l’occupazione e
le piccole imprese, concentrando l’attenzione sulle
difficoltà che oggi pesantemente investono gli
imprenditori, favorendo la costituzione di Fondi di
garanzia e servizi accessori al microcredito. Perché
un momento economico difficile come quello che
stiamo attraversando il capitale umano presente nel
nostro territorio, soprattutto quello più giovane,
paga il conto dell’instabilità economica.
Oggi le classi
privilegiate nel nostro scenario nazionale sono: i
politici, la chiesa, i sindacati, i patronati e le
associazioni e i tanti professionisti che operano
nel settore pubblico, come banche e strutture
ospedaliere. Per il comune cittadino e per il futuro
dei nostri giovani si crea soltanto lavoro precario
oppure gli si concede qualche miserevole “borsa di
lavoro” e niente di più! In queste circostanze
diventa decisivo cambiare percorso e puntare nello
sviluppo del lavoro stabile, nella consapevolezza
che sarà proprio il capitale umano, la leva da cui
far ripartire la competitività delle nostre imprese.
L’Amministrazione Comunale e la Camera di Commercio
hanno l’obbligo di stare vicino a chi crea lavoro, a
chi produce, a chi assume, a chi lavora, a chi fa
impresa, a chi fa innovazione e ricerca, a chi si
apre ai nuovi mercati. Basta con i miserevoli
sostegni di solo lavoro provvisorio! Oppure la
nostra sarà, per i nostri giovani, una generazione a
futuro zero, questo è il vero dramma che predomina
oggi nel nostro panorama sociale e occupazionale.
Per uscire da questa situazione penosa e risalire da
questo disagio sociale occorre…
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In difesa del bene comune:
vadano via il Tiranno e i suoi complici!
Sempre di più sembriamo ridotti in un Paese del Terzo
mondo e non solo perché aumenta la povertà, ma
soprattutto perché gli atteggiamenti dei nostri politici
rispecchiano modi di essere che non rispondono alla
realtà e ai bisogni dei cittadini.
Il
malcostume della politica, ha da tempo varcato le soglie
della buona decenza: la corruzione, il nepotismo, il
clientelismo, il parassitismo statalista si è
consolidato saldamente nei palazzi del potere. Il potere
oggi, più di prima, nella nostra classe politica non
logora ma aiuta molto quelli che comandano, ad
arricchirsi alla faccia del rispetto del mandato degli
elettori! Proprio in questi giorni, sono state lanciate
attraverso le televisioni e i giornali, le dichiarazioni
di guerra di Silvio Berlusconi contro la Procura e i
poliziotti. Berlusconi vuole al più presto varare una
riforma della giustizia e infliggere delle punizioni
esemplari contro i sobillatori del Palazzo di Giustizia
di Milano. Il Premier ha lanciato il suo guanto di sfida
alle toghe malandrine che vorrebbero detronizzarlo.
Un’autentica dichiarazione di guerra. Berlusconi attacca
a suo dire, i Pm politicizzati e proclama che sarà fatta
al più presto una riforma della giustizia per fermare
quelli che vogliono eliminare chi è stato
democraticamente eletto. Certamente il Popolo, non ha
dato la maggioranza e il potere al Premier per fare “il
mandrillo” con le minorenni o con donne di facile
costume! Nei fatti degli ultimi giorni, spudoratamente
si sente proprio il venir meno a qualsiasi principio di
etica politica e sociale. Confessiamocelo viviamo in una
brutta stagione! In atto, vi è una crisi dei partiti e
una mancanza di uomini capaci di trasportare il nostro
paese fuori dalla decadenza economica, sociale e
occupazionale nel quale siamo piombati in malo modo. Vi
è nel presente una crisi della classe media, una crisi
dell’etica anche sulle responsabilità pesanti che
ricadono su tutta la nostra classe politica imperante.
La maggior parte dei nostri politici con le loro
irritanti facce d’impuniti e corrotti, di potenti e
arroganti mentitori spesso sono devoti soltanto al culto
della menzogna e della poltrona. Nei fatti concreti e
reali il nostro Premier è indagato dalla Procura di
Milano per le ipotesi di reati pesanti come quelli di
“concussione” e induzione alla “prostituzione minorile”.
Un fatto gravissimo perché frequentare prostitute, rende
il premier ricattabile e di conseguenza mette il nostro
Paese anche a rischio sicurezza. La circostanza reale e
concreta è quella che il nostro presidente del Consiglio
non sia più solo imputato in vari processi con l’accusa
di corruzione e concussione, ma addirittura oggi è
indagato con l’ipotesi di reati di prostituzione
minorile, tutto ciò rende difficile pensare a qualcosa
di moralmente più degradante per l’intero Paese. Un
Paese che all’incirca un mese fa ha visto il nostro
governo rimanere in piedi solo perché in Parlamento,
alcuni onorevoli si
sono venduti probabilmente al miglior offerente. Il
nostro esecutivo politico e istituzionale si è impegnato
solo a risolvere i problemi del Premier e non ha e non
trova il tempo necessario per occuparsi della crisi
economica, così pure degli altri reali problemi che
sempre di più ricadono pesantemente sui cittadini. Un
Paese che, con ogni probabilità, dovrà rimanere immobile
ancora per mesi di fronte ad una politica imballata
soltanto sulla difesa del capo del governo, che dovrebbe
solo avere il buon senso soltanto di tirarsi indietro
per il bene di tutti.
Per
tutto questo, sarebbe opportuno che questi politici per
il bene del Paese, si allontanino dallo scenario
pubblico perché ogni giorno che passa, si offre al mondo
intero, una cattiva immagine. La rinascita di questa
nazione, si può attuare solo attraverso l’operare dei
giovani onesti e ritengo mediocri chi manda la polizia a
sprangare i giovani, angosciati per il loro futuro, e le
donne e i bambini che sono disperati per il loro
presente. In difesa del bene comune in un paese
veramente democratico su fatti concreti, va criticato
chi difende le intromissioni del potere politico, sulle
forze dell’ordine, sui magistrati. Ormai è giunto il
momento per il bene del paese dire basta ai collusi, ai
corrotti, ai prepotenti, agli incapaci, ai privilegiati.
Sta sorgendo anche in questo popolo di servi, la rabbia
e lo sdegno contro questa categoria di politici che si
sono divorati l’intera Italia, nella loro spaventosa
ingordigia. Si sono scagliati sul corpo di questa povera
nazione come sciacalli mai sazi, loro più dei loro amici
costruttori, loro più dei loro complici, hanno colmato
il sottosuolo dell’Italia di rifiuti tossici: veleno che
scorre come l’acqua che bevi, come l’aria che respiri e
che ti uccide lentamente. C’è però un valore supremo al
quale la politica, deve inchinarsi ed è il rispetto
della “legge”. Nell’inchiesta sul caso “Ruby” non si
tratta di condannare o approvare il comportamento
“morale” di Silvio Berlusconi, ma di stabilire se è
rispondente o meno alla “legge”. Ciò non lo autorizza a
non presentarsi dinanzi ai giudici e a difendersi come
fanno tutti i cittadini di questo paese e soprattutto
ciò non lo autorizza a comportarsi come un perseguitato.
Non è rispondente all’etica della responsabilità di un
capo di stato. Un capo di stato deve avere l’equilibrio
di rispettare tutti i poteri dello Stato. I giudici solo
perché, fanno il loro dovere sono politicizzati. La
polizia solo perché indaga che la “libertà” di ogni
cittadino (compresa quella del presidente del Consiglio)
si svolga nel rispetto di quella altrui, secondo
Berlusconi viola la vita privata. Bisogna che ci sia un
clima di rilancio culturale e morale della politica.
Naturalmente la politica è anche pratica quotidiana ed è
soluzione dei problemi concreti. Ma nella politica ci
devono essere spessore culturale e moralità". Meno
egoismo per raggiungere obiettivi comuni e risolvere
comuni problemi è possibile anche tra chi viene da
culture diverse o che ha abbracciato idee contrapposte.
Quando si coopera tra persone diverse, con storie
diverse, l’essenziale è capire quali sono i problemi e
gli interessi comuni. Basta spogliarsi dello spirito di
partigianeria e talvolta anche di qualche egoismo e
meschinità. Oggi tra disagio e inquietudine dinanzi alle
vicende che si vivono in questo momento nel nostro
paese, i problemi pesano soltanto a carico del
cittadino. Oggi per risalire dalle tenebre serve
moralità e legalità sopratutto per chi ha responsabilità
pubbliche. Una responsabilità che i nostri politici
hanno di fronte alle famiglie e alle nuove generazioni.
Ammettiamolo il contratto stipulato dal nostro Premier e
dai suoi servi in campagna elettorale nei fatti: non è
stato mantenuto. Berlusconi soprattutto si è avvalso
della fiducia degli italiani per conquistare quel potere
che gli è servito sopratutto per soddisfare i suoi
vizietti ma non per risolvere i problemi della gente.
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E’ possibile progettare
una città migliore?
Una città si sviluppa
ed evolve non solo attraverso la crescita della sua dimensione
fisica, ma quando distribuisce in modo equilibrato le sue funzioni e
accresce la quantità e la qualità dei suoi servizi e migliora la
qualità dell’ambiente
urbano.
Quando ci
sarà, una maggiore attenzione e considerazione per il nostro
territorio da parte delle nostre istituzioni Locali e Regionali? Le
colline si polverizzano giorno dopo giorno, il cimitero è in fase di
disfacimento, la città invasa dai rifiuti, le colline che delimitano
la pianura di Barcellona sono soggette a rischio idrogeologico con
continue frane e cedimenti. Infatti, molte sono state le colline del
territorio di Barcellona che in questi ultimi anni hanno subito gli
effetti negativi dall’erosione, ma pochi sono stati gli interventi
intrapresi. Il cimitero che fiancheggia la via provinciale per San
Paolo e Cannistrà nel tempo va perdendo anche le lapidi. La nostra
città spesso, è invasa da cumuli di rifiuti urbani, sia per il
continuo ma legittimo sciopero degli operatori ecologici ai quali
non è corrisposto il proprio compenso e sia perché gli autocompattatori in servizio, sono insufficienti per liberare le
strade e i marciapiedi invasi da cumuli di rifiuti ammassati,
occorrono mezzi meccanici adatti, dei quali spesso non c’è adeguata
disponibilità. Tutto ciò mette a rischio l'incolumità fisica di chi
abita nelle nostre zone, perché nelle strade si depositano rifiuti
urbani di vario genere, che sono dannosi alla salute di tutti e
tutto quello che si fa, è fatto in modo marginale e non idoneo
all’igiene, non tralasciando il disagio veicolare che si viene a
creare. Nella nostra città spesso si vive in un degrado ambientale
intollerabile che ci costringe, a respirare, vivere e muoversi, tra
cumuli d’immondizia che sono pregiudizievoli per l’ambiente e per la
nostra salute. Il traffico veicolare cittadino spesso va in tilt,
anche perché nelle strade cittadine a coordinare la circolazione non
si vede nessun vigile, qualcuno si nota soltanto lungo la via Roma
in compagnia di qualche suo collega. Anche il depuratore continua a
non funzionare come dovrebbe, creando, danno all’ambiente e alla
nostra salute. La zona di Cantoni continua a rimanere degradata
nell’aspetto e a danno dei cittadini che possiedono in questi luoghi
le loro abitazioni. Poca e insufficiente è l’illuminazione sia al
centro sia in periferia a Barcellona! La gente dopo le 21 preferisce
spopolare la piazza e le strade cittadine, per paura di incontrarsi
con i bulli notturni, che in città spesso agiscono e spadroneggiano
con atti vandalici contro le persone e cose. Lo stato di pulizia del
territorio è scadente: nelle strade, nello spazio tra il marciapiede
e la strada, nei cestini di raccolta dei rifiuti; nelle aree dei
mercati; nei parchi, nei giardini e aree giochi bimbi; nei servizi
igienici pubblici. Le uniche due piazze edificate da recente quella
della zona antistante alla Chiesa di San Giovanni e di Piazza
Calderà ha creato e creano giornalmente difficoltà alla circolazione
e all’attività commerciale che per loro sfortuna operano in dette
piazze. Questo per sostenere e affermare che, quel poco che si è
realizzato sino a oggi ha creato soltanto problemi! Nel pensiero
della gente ormai c’è soltanto: assuefazione e rassegnazione, in una
città, che doveva essere quella dei servizi, tanta sbandierata in
campagna elettorale con un apposito opuscoletto.
Il Piano
Qualità e dei Servizi del Comune, dovrebbero invece essere
finalizzati al raggiungimento costante del sistema di erogazione dei
servizi in un'ottica di miglioramento continuo. I capisaldi del
Piano Qualità e dei Servizi del Comune, dovrebbero considerare il
cittadino al primo posto e sostenere politiche urbanistiche “a
misura di famiglia” cercando di favorire il recupero del patrimonio
esistente per renderlo disponibile. L’arredo urbano, non va visto solo come una forma
di decoro dell’ambiente
cittadino, bensì un patrimonio al servizio dei cittadini. Non si può
disconoscere il valore che assume un marciapiede ben tenuto e libero
da ostacoli e barriere architettoniche, fermate di bus più sicuri e
funzionali. Attuare convenzioni con gli agricoltori, primi tutori
dell’ambiente,
per lo sfalcio dell’erba
lungo le strade e per la tenuta in efficienza dei fossi, scoli e
canali, attività quest’ultima
da curare con particolare attenzione al fine di garantire un
efficiente sistema di smaltimento acque, da coniugare con il
monitoraggio continuo del sistema fognario favorendo interventi
risolutivi. A tal proposito si propone un apposito regolamento
comunale per la difesa dell’assetto idraulico del territorio. I servizi alla
famiglia, agli anziani, all’infanzia,
ai malati, ai disabili, quelli per l’accoglienza
devono diventare sempre più centrali nel progetto di vita comune. La
nostra azione di gestione, dovrà innanzitutto, essere orientata a
promuovere un vero e proprio sistema, integrato dai servizi sociali
come motore per lo sviluppo della città e come indice di “civiltà
sociale” partecipata. Si deve favorire quindi una “partecipazione
collettiva”, cioè chiamare ai tavoli della programmazione le forze
sociali e sindacali, le associazioni, il volontariato con l’obiettivo
comune di leggere insieme le necessità, indicare le priorità e
scegliere le modalità organizzative più idonee per assicurare il
servizio. Come obiettivo primario è da attribuire alla famiglia;
perché attorno alla famiglia ruota la vita dall’infanzia
alla terza età con esigenze di risposte in termini di servizi, di
soddisfacimento dei bisogni per una qualità della vita, che assicuri
anche ai più deboli, le risposte adeguate. Sostenere la famiglia
significa, da subito, mettere in atto gli strumenti per essere di
aiuto alla maternità in modo concreto, sostenendo i nuovi nati con
servizi e con risorse da attribuire proporzionalmente per dare di
più a chi ha minore disponibilità. Aiutare le giovani coppie nell’acquisto della prima casa, con interventi mirati
ad esempio, la possibilità di finanziamenti agevolati concessi
grazie a convenzioni apposite stipulate con l’Amministrazione
comunale. Sviluppo significa crescere, sviluppo significa creare le
condizioni idonee affinché l’economia
esca dalla stagnazione, sviluppo significa gettare le basi per
creare prospettive per i giovani. Promuovere una politica fiscale e
tariffaria attenta alle diverse condizioni sia economiche sia
sociali delle famiglie, con particolare riguardo verso le famiglie
numerose, con anziani e diversamente abili. Il futuro va pensato,
progettato e governato. Allora bisogna affrontarlo con coraggio e
generosità, avere fiducia nelle capacità intellettuali e
professionali dei giovani, offrire loro una grande opportunità di
tornare a essere protagonisti del destino della nostra città.
Promuovendo attività economiche qualificate di ricerca, innovazione
e sviluppo. Favorendo le iniziative d’imprenditoria giovanile nella
consapevolezza che è sulla qualità che si gioca il nostro futuro.
Tutto questo è conseguibile anche attraverso il miglioramento della
qualità urbana degli insediamenti industriali e artigianali e la
semplificazione delle procedure amministrative non disgiunta da una
politica di promozione del territorio per attivare nuovi
insediamenti. E’ necessario dare sostegno alle varie forme di
filiera agroalimentare partendo dalla promozione delle tradizioni e
delle culture alimentari del luogo, con il coinvolgimento dei
ristoranti locali in collaborazione con la scuola. Valorizzare e
promuovere i prodotti locali per tornare a una cultura alimentare
del buono e sano consumo dei nostri prodotti di stagione. L’obiettivo è di educare alla consapevolezza del
grande patrimonio. di cui dispongono le nostre campagne in termini
di valore tipico delle produzioni, tradizioni, storia, ambiente e
valori umani. Coinvolgimento della scuola per costruire laboratori
formativi che guardino a questo settore produttivo. Ogni cittadino
deve esigere da chi si candida alla guida della propria città una
proposta chiara e precisa per attuare un “progetto per la città”.
Proporre progetti per i giovani di oggi e di domani, con persone in
grado di ripensare al passato di questa città e di metterlo a
disposizione delle generazioni future, di persone che s’impegnino a
mettersi al servizio della comunità facendo propri i valori di
partecipazione e trasparenza che sono alla base di ogni “buona
amministrazione comunale”!
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