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Dell'accurata e lunga ricerca che Cristino Sangiglio, italiano di madrelingua greca, istituisce per edificare un'organica interconnessione filologica e poetica fra l'Ellade antica e la Grecia moderna, è recente e brillante esempio Saffo e le altre. Le poetesse greche dell'antichità. Testo a fronte., Trieste, Istituto Giuliano di Cultura, 2003.

 

Le altre, e Saffo

Il corpus delle poetesse greche antiche

 

Delle antiche autrici greche di poesia, alcuni nomi sono rimasti tali, pochi testi, o relitti di testi, rimangono, fortunosamente conservati e ricordati da citazioni, testimonianze, qualche originale, tutto disperso e mal reperibile nella selva filologica. Tino Sangiglio raccoglie questi materiali, li ambienta, commenta, trascrive, interpreta. Gli studi sulle libertà e sulle funzioni e prerogative femminili nel corso del ciclo antico gli sono ben noti, sa che non vi compaiono, sia pure concessi matriarcati, ginecocrazie e amazzonismi, donne a posti di potere istituzionali, e che una deduzione incauta tenderebbe di conseguenza collocare troppo in ombra anche la vita, e la cultura, femminili. Preferisce allora interrogare la poesia, l'epos, la tragedia, da dove subito gli scaturiscono Elena, Penelope, Andromaca, Ecuba, Antigone, Elettra, Alcesti: almeno.
È stato detto che la poesia imita la natura. Traducendo il detto a nostro modo, possiamo ritenere che quelle personalità impressive, pietose o sublimi, ardenti, efficaci, non fossero, a parte le iperboli e gli ornamenti, escogitate dal nulla di esperienza, che dunque anime cosí, piú umili o forse anche meno umili, si aggirassero realmente nella Grecia antica, sicché lettori e spettatori a quel tempo le riconoscessero e venissero a meglio comprendere, mentre noi oggi riceviamo una testimonianza vera.
Ad almeno qualcuna di quelle anime la vocazione poetica non doveva essere estranea, come non può mancare dove i sentimenti sono intensi e la coscienza è chiara; la loro vita era appartata, non importa: nel filare, tessere, ricamare, cucinare, arredare, educare, favoleggiare, avevano occasione di percepire i segnali estetici che ai loro padri, fratelli, mariti, provenivano dall'armare navi, e sollevare templi, effettuare memorabili e generosi massacri.
Rimarremmo, fin qui, nella supposizione verisimile, se i documenti raccolti da Sangiglio, non parlassero, e provassero che una poesia femminile in Grecia è esistita, che anzi ha preso forme di modulazione progredita, tali da introdurre le autrici nella comunità degli scrittori apprezzati, a consegnare le loro opere alla letteratura militante nel loro tempo, alla storia letteraria nel nostro. Quante che siano la dispersione e la frammentazione delle voci, un corpus risulta, vincendo il silenzio dei secoli, e pur se manca in accompagnamento la fanfara di alte imprese belliche o civili; la quale si può ritenere un chiasso che sarebbe bene separare, generalmente, dal canto dei poeti.
 
Livida, fra la capigliatura che da altra fonte sappiamo arricciolata e nerissima, Saffo ammutolisce, le sale la febbre, trema, suda, non ci vede piú, si sente morire, tutto per via d'amoroso deliquio. Dà scandalo, indifferente come è all'amore rispettabile, sia esso quello razionale dei filosofi che avvia a supreme Essenze, sia quello ragionevole che fonda e sostiene famiglie e comunità. Abbandonata a un "vento" sradicante, a una irresponsabile "belva dolceamara" che squassa, Saffo si fa un modello di Elena, la colpevole, la sconsiderata.
Di contro, l'amore che Nosside canta, e che non mette in pericolo di sudori e di febbre, è un fatto di sazietà felice, da descriversi con metafore gustative e olfattive:
 
"Dolce come l'amore non c'è nulla
ogni altra felicità viene dopo: perfino
il miele la mia bocca rifiuta". Questo dice
Nosside: solo chi non ha avuto i baci
di Cipride non sa che fiori sono le rose.
 
Come può scegliere di prelevare miele e annusare rose, cosí Nosside può liberamente consumare l'amore, ma non vi perde la testa .Letterata professionista , firmandosi, manda saluti a Saffo, da pari a pari:
 
Straniero se tu navigherai verso Mitilene bella
di cori per cogliere il fiore delle grazie
di Saffo, di'che fu cara alle Muse e a lei anche
quella che nella terra di Locride ebbe
i natali. E quando saprai che Nosside è il mio
nome prosegui nel tuo cammino.
 
Saffo grida pezzi lirici deliranti, Nosside incide cammei epigrammatici. Si preparano modelli destinati a durare, Werther e Rimbaud, Goethe e Gautier.
Lascio al lettore Corinna, la mitologa, Prassilla che prende la voce di Adone in atto di abbandonare i corpi celesti e i frutti della terra; Erinna, poco piú che bambina, assorta a rimpiangere i giochi e le amicizie di infanzia, Änite e Mero coi loro paesaggi e le loro nature morte. Sono certo che ammirerà con rispetto e consenso la filologia messa in opera da Sangiglio, davanti a testi in sé già difficili, per di piú complicati dal loro stato malconcio, apprezzerà le traduzioni attente e studierà la premessa rischiarante, gli saprà grazie per questo importante dono alla cultura classica e generalmente letteraria.

 

Francesco Piselli