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La crisi industriale e produttiva che attraversa l’Italia

Si sono moltiplicati negli ultimi mesi i segnali di crisi provenienti da diversi comparti industriali e produttivi. Sembra quasi di sentire lo scricchiolio della struttura portante dell’industria italiana.
Non si tratta solo dell’auto, anche se la crisi della Fiat, con i suoi 8.100 esuberi diretti, e quelli che presumibilmente seguiranno nell’indotto, è sicuramente l’emergenza più grave.
Ma è l’intero panorama a essere preoccupante, a partire dalla Piaggio, dove, solo nell’area toscana ci sono 3.500 posti di lavoro a rischio, passando per la cantieristica, dove si registra un forte calo della domanda di nuove navi e, solo nei Cantieri “Orlando” di Livorno rischiano di perdere il posto 750 lavoratori, fino alla crisi della Cirio, che è la crisi finanziaria di un’azienda fortemente internazionalizzata, che compra in Italia la maggior parte dei suoi prodotti agroalimentari, specie in Campania.
Nel comparto tessile, il gruppo Marzotto sta vivendo una crisi che comporta la chiusura della tessitura di Manerbio (270 posti di lavoro), la fine della commercializzazione dello storico marchio “Lanerossi”, la contrazione di attività degli stabilimenti di Schio, Mortara e Valdagno.
La riduzione della domanda internazionale e degli investimenti nell’energia hanno prodotto sofferenza nel ciclo petrolchimico, dove si rischia la chiusura di Siracusa e Gela e il ridimensionamento di Marghera, Ferrara e Ravenna, per quanto riguarda solo il gruppo Eni.
Analoga è la tendenza per le aziende di telecomunicazione, quelle della costruzione di reti e del settore informatico.
Mentre il settore cavi della Pirelli annuncia 200 esuberi a Settimo torinese, moltissime aziende medie e piccole pagano le conseguenze di un eccesso di capacità produttiva e della incertezza delle prospettive di mercato e industriali -nonché gli eccessi finanziari degli anni scorsi- con drastici ridimensionamenti degli investimenti, esuberi ed esternalizzazioni, dalla Ericcson, alla Alcatel, all’Italtel, alla Siemens, alla Nokia, ai gruppi Marconi, Flextronics, Ixtant, Finmek, Mekfin, I&T. E’ un fenomeno che investe l’intero territorio nazionale: Genova, Frosinone, Marcianise, Santa Maria Capua Vetere, L’Aquila, per finire a Carini e a Pomezia.
A causa del rallentamento complessivo del ciclo economico e degli investimenti, sono generalmente gravati da debiti ed eccessi di capacità produttiva, infine, il settore edilizio, che paga anche il ridimensionamento e il ritardo della cantierizzazione delle opere pubbliche, e il settore del credito, dove Banca Intesa dichiara 8000 esuberi e Capitalia ne annuncia 3.750, per considerare solo le due situazioni di maggiore difficoltà.


bollettinolucano@tiscali.it

 

 

 

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