| Antonio
Nicastro

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Emergenza
elettromagnetismo
Basilicata delle
contraddizioni, fra parchi ed emergenze ambientali. La
questione petrolio con le trivelle a spetugiare nei
boschi, ai margini del Parco del Pollino, e nel bel
mezzo del futuro parco della Val d’Agri. Polemiche
infinite. Ma non è solo questa l’unica emergenza
ambientale in Basilicata, anche la qualità dell’aria
è compromessa dagli inceneritori, in primis il
famigerato “Fenice”, quelli esistenti e quelli che
vorrebbero costruire (Satrano, in Valbasento, in
Valcamastra). C’è poi un inquinamento che non produce
ne fumi ne cattivi odori, non inquina i fiumi o le
sorgenti ma preoccupa molto i lucani:
l’elettromagnetismo. Cos’è in pratica
“l’elettromagnetismo”?
E’ l’emissione, ad una certa frequenza, di
onde elettromagnetiche emanate da ripetitori
radio-televisivi, dalle stazioni radio base della
telefonia cellulare e dalle linee per il trasporto
dell’energia elettrica ad alta tensione. La comunità
scientifica mondiale da alcuni anni studia gli effetti
su uomini ed animali che vivono nei pressi di antenne e
tralicci emettitori di segnale ad alta frequenza. Non
tutte le correnti di pensiero sono concordi sul fatto
che queste emissioni siano innocue, qualche eminente
studioso sostiene che rimanendo esposti per molte ore al
giorno a queste vere e proprie radiazioni la salute ne
potrebbe risentirne, si parla di leucemia, infertilità,
cefalee, mutazioni genetiche. Sono sorti in tutta la
regione, al fianco delle associazioni ambientaliste
(WWF, LEGAMBIENTE), comitati spontanei di cittadini che
si oppongono al proliferare di antenne, parabole e
tralicci. Un comitato molto attivo è quello al pendici
del Vulture che si oppone da anni alla costruzione
dell’elettrodotto dell’Enel Matera
– S. Sofia, tanti altri comitati sono attivi in
quei comuni dove vengono attivate antenne per la
telefonia cellulare. E proprio lo sviluppo della rete
cellulare che ha visto proliferare le antenne
disseminate sui monti, nelle valli e sui tetti delle
nostre case. Le polemiche e le proteste sono destinate a
durare a lungo e saranno alimentate da fatti nuovi come
la pubblicazione del cosiddetto decreto
Gasparri (Decreto n° 198 del 13 settembre 2002)
e dall’imminente entrata in funzione della rete UMTS.
Il Ministro delle Comunicazioni Gasparri ha inteso
disciplinare la normativa per la costruzione delle linee
di telecomunicazioni che “dovrebbero” contribuire
alla modernizzazione dell’Italia ma in pratica ha
sollevato un vespaio di polemiche in quanto il decreto,
in pratica, è andato ad invadere competenze in materia
urbanistica proprie degli Enti locali. In sostanza in
base al DL 198 non si tiene conto dei Piani Regolatori
adottati dai singoli Comuni (che possono destinare
particolari aree alla posa dei ripetitori e delle
antenne) ed autorizzano i gestori telefonia ad
installare dove credono i loro impianti. Bene ha fatto
il presidente della Giunta Regionale Bubbico ad
impugnare questo provvedimento presentando ricorso alla
Corte Costituzionale. Fra
qualche mese la rete UMTS sarà attiva, per il momento
in Basilicata sono interessate solo i due capoluoghi, ma
l’impatto per la presenza delle antenne sarà
devastante. La tecnologia usata dall’UMTS non consente
ad un singolo ripetitore di “sparare” il segnale
molto lontano, si parla di circa 300 – 400 mt. Questo
vuol dire che per coprire una città come Potenza o
Matera si dovranno installare un numero di ripetitori
davvero elevato, possono essere anche una trentina per
singola compagnia. Se si pensa che lo Stato ha
rilasciato sei licenze per l’UMTS e se tutti i gestori
vorranno coprire le nostre città, c’è il rischio che
a Potenza, o a Matera , si dovrebbero installare, a
regime, tantissimi
ripetitori, che vanno a sommarsi a quelli già
presenti per la rete GSM e TACS. |