Prima Pagina

  Lucania  

cultura
politica
società
temi
   ARTICOLI

La crisi industriale e produttiva che attraversa l'Italia 

Un parco abbandonato a se stesso

Bugie ed ombre sulla centrale in Val Basento 

L'efficienza della sanità in Basilicata

Emergenza elettromagnetismo

Il parco fluviale del Basento a Potenza

 

 
   CORRE VOCE

scrivici le tue denunce le tue denunce

 

  iscriviti alla nostra comunità ABBONATI GRATIS
 Pubblicità: 3283766129
     COMMUNITY

 

 Discutiamone sul Bollettino Lucano

Entra nella nostra comunità

Vota il Bollettino Lucano

 

   PUBBLICITA'
Pubblicità sociale

 Pubblicità: 3283766129
   RUBRICHE
Il cinema, i films e la Televisione

Le poesie, i racconti, i pensieri gli scritti di voi lettori

Il calcio della Basilicata

Le ricette dei lettori

 
     

Giuseppe Cosenza

 

Un parco abbandonato a se stesso

Da troppo tempo l’Ente è stato abbandonato a se stesso da Parte delle forze politiche delegando interamente la gestione ai politici locali più attivi e presenti nell’amministrazione dell’Ente in completa autonomia di azione. Ciò ha creato una gestione personalistica che ha coinvolto tutti i vertici del Parco dal Presidente, al Direttore, ai Consiglieri del direttivo. È una storia che parte da lontano e che sembra riguardare le forze politiche della Basilicata solo adesso che la gestione del Parco è affidata ad un rappresentante Calabrese e di destra. Ma ci sono responsabilità di chi oggi dalla finestra lancia strali contro l’attuale gestione del Parco, che io ritengo inadeguata tanto come quella precedente. Guardare dalla finestra significa che si interviene solo perché, come probabilmente è avvenuto, qualche Ente, Associazione, Impresa ha fatto “pressioni politiche” come mi sembra di percepire dal suo intervento su una questione grave e delicata come quella del progetto “Scuolaparco”. Nel suo documento non c’è parola relativamente alla realtà vissuta dalle 45 GUIDE UFFICIALI DEL PARCO riconosciute con una selezione, un corso ed un esame nel gennaio 1998. Le Guide non sono dipendenti del Parco. Così come non si fa parola dei 20 OPERATORI DELL’EDUCAZIONE AMBIENTALE DEL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO (dei quali una diecina anche Guide Ufficiali) anch’essi riconosciuti in base ad una selezione, un corso, un esame e il pagamento di una “cauzione” di 250.000 LIRE (altrimenti scappavamo via una volta imparata l’arte?) nella primavera 2000. Chi scrive ha attualmente in corso un contenzioso sulla legittimità dei tale “obolo”. Gli Operatori di EA dovevano, con impegno verbale del Presidente Tripepi, essere utilizzati per le attività di E.A. “FATTE” dal Parco, che per l’occasione  assunse anche una costosa consulente esterna. Contestualmente anche ad una ottantina di insegnanti vennero “somministrati” corsi di formazione finalizzati a recepire meglio le attività di E.A. che il Parco da lì a poco avrebbe realizzato. Stanno ancora aspettando. Nel 2001 è stato finanziato un progetto alla LEGAMBIENTE che non ha sortito nessuna attività diretta agli studenti delle scuole del Parco e si sono svolti gli “ennesimi” momenti formativi per docenti e guide senza che questi cervelli formati vengano poi messi in condizione di svolgere l’E.A. Nel 2002 siamo arrivati al caso del “progetto Scuolaparco” che ha ignorato totalmente l’esistenza di queste “teste d’uovo” a disposizione nel territorio, che sono costate centinaia di milioni. Attribuendo a questo progetto il “titolo” di “EDUCAZIONE AMBIENTALE”, come lei ha fatto, si riconosce impropriamente all’Ente Parco di svolgere attività di questo tipo. L’Educazione Ambientale che dovrebbe attivare l’Ente  Parco è quella rivolta alle scuole del territorio del Parco che abbia come obiettivo la conoscenza delle risorse naturalistiche, storiche e antropologiche e la “missione” istitutiva dell’Area protetta. Il “progetto Scuolaparco” è solo un offerta turistica alle scuole di Calabria, Puglia e Basilicata: una semplice gita di un giorno. La Società incaricata  credeva evidentemente di intervenire in un settore “pionieristico”, mentre invece si tratta di una realtà avviata anche se ancora in via di sviluppo. Il tutto a discapito degli operatori locali che fanno turismo da decenni nell’area del Parco, che non si avvalgono della manodopera a buon mercato degli LSU, non sono drogati da finanziamenti pubblici e che utilizzano Guide Ufficiali del Parco, Guide Escursionistiche Ambientali, Operatori di Educazione Ambientale che a stento con la loro attività riescono a radicarsi nel territorio in modo “sostenibile” a causa della stagionalità del lavoro e della mancanza di una politica seria di coinvolgimento nei processi di gestione del Parco.

1. Mi chiamo Delia e scrivo da Varese. Ho letto il vostro articolo e di dispiace sapere che si sono fatte come al solito tante promesse........
Io lavoro in una scuola e spesso la Comunità Montana presenta progetti finanziati credo dalla regione. Devo dedurre che quindi ancora c'è una netta differenza tra nord e sud. Quindi mi domando:   "O al nord i soldi destinati per progetti legati all'ambiente effettivamente vengono usati per tale scopo o al sud vengono divisi tra pochi che quindi mangiano sulle spalle dei lucani o ne arrivano pochi rispetto al nord o chi dovrebbe far "sfruttare" tali risorse in realtà non è in grado di farlo........"
Non mi aspetto una risposta anche perché credo che tutte siano valide, ma la lucania e il resto del sud dovrà restare una "palla al piede"? Mi spiego spesso sento questa frase e ammetto che mi addolora sentirla, ma non riesco a capire perché non si fa qualcosa...... forse è proprio vero che la gente del sud preferisce vivere in questa apatia e con la poca voglia di fare. Io non ci voglio credere anche perché sono orgogliosa delle mie origini e amo lo spirito meridionale. Penserete che per me è facile dirlo tanto vivo al nord e qualche volta "scendo", ma invece ho tentato tanto di fare qualcosa e ancora spero di poter vivere al sud. Delia 
2. Che minestrone... tra l'altro anche offensivo nei confronti di Legambiente, associazione di cui faccio parte. Pietro