|
Un parco
abbandonato a se stesso
Da
troppo tempo l’Ente è stato abbandonato a se stesso
da Parte delle forze politiche delegando interamente la
gestione ai politici locali più attivi e presenti
nell’amministrazione dell’Ente in completa autonomia
di azione. Ciò ha creato una gestione personalistica
che ha coinvolto tutti i vertici del Parco dal
Presidente, al Direttore, ai Consiglieri del direttivo.
È una storia che parte da lontano e che sembra
riguardare le forze politiche della Basilicata solo
adesso che la gestione del Parco è affidata ad un
rappresentante Calabrese e di destra. Ma ci sono
responsabilità di chi oggi dalla finestra lancia strali
contro l’attuale gestione del Parco, che io ritengo
inadeguata tanto come quella precedente. Guardare dalla
finestra significa che si interviene solo perché, come
probabilmente è avvenuto, qualche Ente, Associazione,
Impresa ha fatto “pressioni politiche” come mi
sembra di percepire dal suo intervento su una questione
grave e delicata come quella del progetto “Scuolaparco”.
Nel suo documento non c’è parola relativamente alla
realtà vissuta dalle 45 GUIDE UFFICIALI DEL PARCO
riconosciute con una selezione, un corso ed un esame nel
gennaio 1998. Le Guide non sono dipendenti del Parco.
Così come non si fa parola dei 20 OPERATORI
DELL’EDUCAZIONE AMBIENTALE DEL PARCO NAZIONALE DEL
POLLINO (dei quali una diecina anche Guide Ufficiali)
anch’essi riconosciuti in base ad una selezione, un
corso, un esame e il pagamento di una “cauzione” di
250.000 LIRE (altrimenti scappavamo via una volta
imparata l’arte?) nella primavera 2000. Chi scrive ha
attualmente in corso un contenzioso sulla legittimità
dei tale “obolo”. Gli Operatori di EA dovevano, con
impegno verbale del Presidente Tripepi, essere
utilizzati per le attività di E.A. “FATTE” dal
Parco, che per l’occasione
assunse anche una costosa consulente esterna.
Contestualmente anche ad una ottantina di insegnanti
vennero “somministrati” corsi di formazione
finalizzati a recepire meglio le attività di E.A. che
il Parco da lì a poco avrebbe realizzato. Stanno ancora
aspettando. Nel 2001 è stato finanziato un progetto
alla LEGAMBIENTE che non ha sortito nessuna attività
diretta agli studenti delle scuole del Parco e si
sono svolti gli “ennesimi” momenti formativi per
docenti e guide senza che questi cervelli formati
vengano poi messi in condizione di svolgere l’E.A. Nel
2002 siamo arrivati al caso del “progetto Scuolaparco”
che ha ignorato totalmente l’esistenza di queste
“teste d’uovo” a disposizione nel territorio, che
sono costate centinaia di milioni. Attribuendo a questo
progetto il “titolo” di “EDUCAZIONE AMBIENTALE”,
come lei ha fatto, si riconosce impropriamente
all’Ente Parco di svolgere attività di questo tipo.
L’Educazione Ambientale che dovrebbe attivare l’Ente
Parco è quella rivolta alle scuole del
territorio del Parco che abbia come obiettivo la
conoscenza delle risorse naturalistiche, storiche e
antropologiche e la “missione” istitutiva
dell’Area protetta. Il “progetto Scuolaparco” è
solo un offerta turistica alle scuole di Calabria,
Puglia e Basilicata: una semplice gita di un giorno. La
Società incaricata
credeva evidentemente di intervenire in un
settore “pionieristico”, mentre invece si tratta di
una realtà avviata anche se ancora in via di sviluppo. Il
tutto a discapito degli operatori locali che fanno
turismo da decenni nell’area del Parco, che non si
avvalgono della manodopera a buon mercato degli LSU, non
sono drogati da finanziamenti pubblici e che utilizzano
Guide Ufficiali del Parco, Guide Escursionistiche
Ambientali, Operatori di Educazione Ambientale che a
stento con la loro attività riescono a radicarsi nel
territorio in modo “sostenibile” a causa della
stagionalità del lavoro e della mancanza di una
politica seria di coinvolgimento nei processi di
gestione del Parco.
|
1. Mi chiamo Delia e
scrivo da Varese. Ho letto il vostro articolo e di
dispiace sapere che si sono fatte come al solito tante
promesse........
Io lavoro in una
scuola e spesso la Comunità Montana presenta progetti
finanziati credo dalla regione. Devo dedurre che
quindi ancora c'è una netta differenza tra nord e
sud. Quindi mi domando: "O al nord i
soldi destinati per progetti legati all'ambiente
effettivamente vengono usati per tale scopo o al sud
vengono divisi tra pochi che quindi mangiano sulle
spalle dei lucani o ne arrivano pochi rispetto al nord
o chi dovrebbe far "sfruttare" tali risorse
in realtà non è in grado di farlo........"
Non mi aspetto una
risposta anche perché credo che tutte siano valide,
ma la lucania e il resto del sud dovrà restare una
"palla al piede"? Mi spiego spesso sento
questa frase e ammetto che mi addolora sentirla, ma
non riesco a capire perché non si fa qualcosa......
forse è proprio vero che la gente del sud preferisce
vivere in questa apatia e con la poca voglia di fare.
Io non ci voglio credere anche perché sono orgogliosa
delle mie origini e amo lo spirito meridionale.
Penserete che per me è facile dirlo tanto vivo al
nord e qualche volta "scendo", ma invece ho
tentato tanto di fare qualcosa e ancora spero di
poter vivere al sud.
Delia
|