
| 23 ottobre 1999 | ||||
| Tyson:
rientro nullo a cura di Alessandro De Salve Chi come me si e' appassionato al pugilato grazie alle imprese di Mike Tyson non poteva fare a meno di sperare che questa volta fosse la volta buona. Una buona preparazione atletica, una vigilia relativamente tranquilla caratterizzata da un buon rapporto con i media, con dichiarazioni di distensione e di consapevolezza dei propri errori passati avevano fatto sperare ad una nuova rinascita dell'ex campione dei pesi massimi. Salito sul ring con un peso di circa 101 Kg, Tyson e' apparso leggermente meno definito rispetto al passato, ma i suoi allenatori hanno motivato questa situazione con un maggiore lavoro sulla velocita' e con gli sparring rispetto al lavoro di potenziamento. |
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| Al primo gong Tyson appariva piu' calmo e meno aggressivo rispetto al solito, e riusciva a toccare in un paio di occasioni Norris al corpo, oltre che al volto con il gancio sinistro. Non c'era tuttavia troppa precisione nell'azione di Tyson che un paio di volte si scopriva e si faceva a sua volta toccare da Norris con il jab sinistro. Il round proseguiva senza episodi di rilievo, anche se Tyson giungeva a segno ancora con il gancio sinistro sul volto di Norris che incassava con apparente disinvoltura. Negli ultimi dieci secondi del round, accadeva l'inaspettato: in uscita da un corpo a corpo Tyson sembrava colpire Norris con il gomito sinistro e veniva richiamato verbalmente dall'arbitro. Nell'azione successiva, durante un corpo a corpo, arrivava il suono del gong (che Tyson sostiene di non aver sentito), e mentre l'arbitro Richard Steele interveniva per separare i pugili, Tyson faceva partire un corto gancio sinistro sul quale Norris si accasciava finendo al tappeto. | ||||
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| Nella caduta, Norris si procurava una distorsione al ginocchio destro e, rientrando con fatica all'angolo, lasciava intravedere che per lui le possibilita' di continuare erano minime. A questo punto il caos era totale, i fischi da parte del pubblico erano assordanti, alcuni chiedevano la squalifica di Tyson per aver colpito dopo il gong. L'arbitro, nel minuto d'intervallo, comunicava a Tyson che il gesto gli costava due punti di penalizzazione, pochi istanti prima di apprendere dal medico Homansky, nel frattempo salito sul ring, che Norris non era in grado di continuare. Dopo alcuni minuti di confuse consultazioni, l'annunciatore proclamava il verdetto: no contest. Il match era considerato nullo. La commissione atletica dello stato del Nevada, in seguito, si riservava il diritto di visionare il filmato e di stabilire il grado di volontarieta' del gesto di Tyson e di adottare eventuali provvedimenti di squalifica. La borsa di Tyson, quantificata in 10 milioni di dollari veniva sospesa fino al riesame del match, mentre il compenso di Norris, inizialmente quantificato in 800.000 dollari veniva ridotto a circa 240.000 a causa di alcuni problemi con il fisco e di precedenti penali da versare all'organizzatore inglese Frank Warren. I programmi di Tyson, ora, rimangono in sospeso: c'e' chi parla di una rivincita da disputarsi in dicembre, c'è chi pensa ad una match a fine febbraio contro Shannon Briggs, c'è chi pensa che Tyson sul ring non salira' mai piu'. Speriamo che questi ultimi si sbaglino di grosso. |
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| Qualche
opinione - di Alessandro De Salve Mi rendo conto di andare controcorrente nell'esprimere la mia opinione sull'ultimo match (o non match) di Tyson, ma del resto, questo sito non ha pretese giornalistiche: l'obiettivo e' fornire delle opinioni sulle quali, insieme agli appassionati, si possa discutere. Credo che Mike Tyson sia trattato in maniera poco obbiettiva: dai giornalisti, dall'ambiente pugilistico, dal pubblico, quello stesso pubblico che fino a pochi anni fa pagava cifre considerevoli con il sorriso sulle labbra per vederlo combattere. Tyson e' sempre stato quello che e' oggi: il problema e' che oggi piace di meno. L'America benpensante non gli ha mai perdonato di essersi macchiato di uno stupro (per il quale Tyson, indipendentemente da quanto commesso, ha pagato per se' e per i due imputati assolti dalla stessa imputazione poco prima di lui: il rampollo della dinastia Kennedy ed il giudice della corte suprema), e cio' ha condizionato il modo in cui Tyson veniva guardato durante i suoi ultimi match: prima la gente pagava per vedere Tyson vincere e distruggere, ora paga per vederlo perdere. Contro Norris, Tyson ha commesso sicuramente una scorrettezza, colpendolo dopo il colpo di gong, ma colpire l'avversario all'uscita di un corpo a corpo e' una scorrettezza abbastanza comune in un match di boxe: del resto, Tyson aveva subito una penalizzazione di due punti per quel gesto, senza batter ciglio o quasi. In quanto a Norris, sono portato a pensare che non abbia agito in buona fede, esagerando gli effetti di un colpo che, data l'estrema vicinanza dei due pugili non poteva avere effetti cosi' devastanti. Credo anche che Norris sia stato tradito dalla sua stessa malafede: non e' riuscito infatti a prevedere che la sua caduta gli avrebbe procurato una distorsione al ginocchio destro. Con tutto questo, tutti si sono precipitati addosso a Tyson: chi chiedeva la squalifica, chi chiedeva ancora il ritiro della licenza. Gli hanno congelato la borsa, mentre a nessuno e' venuto in mente di verificare la buona fede o meno di Norris, al quale la borsa e' stata regolarmente pagata. La commissione del Nevada ha detto che si riserva di prendere provvedimenti: questo e' accanimento. Qualcuno sa spiegare perche', soltanto 24 ore prima, sul ring di Detroit, Hamed, campione WBO dei piuma, si e' reso protagonista di scorrettezze a raffica, sollevando e scaraventando a terra Soto, spingendolo fuori dal ring e boxando come un autentico buffone, e nessuno ha battuto ciglio o ha pensato minimamente alla squalifica? Azzardo un ipotesi: Hamed (che, detto per inciso, se non trova la chiave del match nei suoi colpi strani e nelle sue schivate da funambolo, non e' capace di boxare in linea pugilistica) piace, diverte e fa vendere. Tyson, invece, piace sempre meno e viene dipinto sempre peggio. Se Tyson tornera' sul ring, cosa che spero, potrebbe essere una buona ipotesi farlo combattere all'estero, per esempio in Germania, dove la pressione dei media americani (cattivi e maldisposti con lui) sarebbe avvertita in misura minore e dove Tyson potrebbe trovare ancora il calore di un pubblico che lo ama ancora. Se due pesi massimi mediocri come Weber e Fischer sono riusciti a richiamare davanti ai teleschermi milioni e milioni di spettatori per il loro match di sabato sera, pensate all'interesse che potrebbe suscitare Tyson in Europa. Per concludere, non so quali siano le possibilita' per Tyson di riconquistare il titolo, ma per quello che si e' visto nei tre minuti del match di sabato, non e' certamente un pugile finito. Devono solo lasciarlo combattere. |
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| 22 ottobre 1999 | ||||
| Naseem Hamed: ancora re dei piuma a cura di Paolo Consiglio Al termine di uno degli incontri più brutti mai visti negli ultimi tempi su un ring degli Stati Uniti, Naseem Hamed è riuscito a riunificare i titoli WBC e WBO dei pesi piuma sconfiggendo con verdetto unanime il messicano Cesar Soto ( 114-110, 115-110 e 116-108 i cartellini dei giudici). Il verdetto, ineccepibile nella sostanza, è stato accolto con fischi di disapprovazione dal pubblico di Detroit che ha dimostrato di non gradire il repertorio di scorrettezze mostrato dai due contendenti. L'incontro, vivacizzato alla vigilia da un giallo verificatosi alle operazioni di peso dove ad un primo riscontro della bilancia Soto era risultato qualche grammo oltre il limite della categoria, suscitando un'accesa protesta da parte di Hamed e del suo clan, si è trascinato monotamente per tutte e 12 le riprese previste attraverso un susseguirsi di testate, prese di lotta libera, colpi sotto la cintura che hanno indotto l'arbitro Dale Grable ad emettere ben tre richiami ufficiali (due per Hamed,nel 4° e nel 5° round ed uno per Soto,nell' 8°round). Addirittura grottesco l'episodio verificatosi nel corso della quinta ripresa dove Hamed, largamente sostenuto dai 12.500 spettatori, molti dei quali yemeniti, ha letteralmente sollevato da terra Soto, caduto poi rovinosamente al tappeto, guadagnandosi così il secondo richiamo ufficiale da parte dell'arbitro. In tutto l'incontro il pugile messicano è stato "atterrato" per ben sei volte senza peraltro che ricorressero in nessuna occasione gli estremi per un conteggio ufficiale. Vibranti le proteste del trainer di Hamed, il leggendario Emanuel Steward, al termine della quinta ripresa, per le ripetute scorrettezze del pugile messicano che, noncurante dei continui richiami verbali dell'arbitro, continuava ad avanzare pericolosamente a testa bassa senza peraltro dare mai la sensazione di riuscire ad impensierire Hamed. Al termine del match Bob Arum, promoter di Soto, si è detto disgustato dall'andamento dell'incontro dichiarando che quello appena terminato era stato il match più brutto cui avesse mai assistito nella sua lunga carriera di promoter. Impossibile dargli torto. Gli unici sprazzi di pugilato si sono visti nelle due riprese iniziali e nel corso della nona quando una buona combinazione di Hamed riusciva a far sanguinare il naso del messicano. Soto dal canto suo è riuscito ad arrivare a segno con il suo famigerato gancio sinistro solo nella seconda ripresa, l'unica, insieme alla quinta, che, a nostro parere, egli è riuscito ad aggiudicarsi. Il pugile di Sheffield, tradendo un pò la sua fama di implacabile colpitore, non ha mai dato l'impressione di potersi imporre prima del limite contro un avversario che pur confermando la sua fama di solido incassatore (non è mai stato al tappeto nella sua lunga carriera professionistica) ha denunciato limiti tecnici evidenti ed è parso troppo prevedibile e monotono nelle sue disordinate manovre offensive per poter sperare di impensierire Hamed. L'andamento del match non ha offerto a mio parere nuovi elementi di giudizio sul valore attuale di Naseem Hamed, e non ci ha consentito di apprezzare in che misura il lavoro svolto alla Kronk Gym di E.Steward lo abbia realmente migliorato. Era comunque legittimo attendersi da lui una prova più lucida e più convincente dopo le ultime opache prestazioni contro Ingle e McCullough, che avevano portato qualche addetto ai lavori a ritenerlo già in declino. Una risposta definitiva sul reale valore di Hamed potrebbe darcela Erik Morales che nel sottoclou ha avuto il suo bel da fare per imporsi sull'irlandese Wayne McCullough (unanimi i cartellini dei giudici, 116-112, 116-112 e 118-110, a favore di Morales). L'incontro ha offerto uno spettacolo vibrante agli spettatori della Joe Louis Arena e a mio parere si candida a pieno titolo tra i match più spettacolari dell'anno. Allo spettacolo hanno contribuito soprattutto il coraggio, la caparbietà e le grandi doti di incassatore di McCullough che soprattutto nelle riprese iniziali ha impensierito non poco il detentore del titolo. Con il passare dei round però la maggiore potenza e la maggiore lucidità tattica di Morales hanno preso il sopravvento ed il campione messicano ha esibito una varietà di colpi ed una rapidità di esecuzione di primissima qualità cui il pugile irlandese ha potuto opporre solo il coraggio. Particolarmente efficace è stato il lavoro al corpo svolto dal messicano e l'uso del montante sinistro, colpo che lo ha aiutato non poco a respingere i continui attacchi di McCullough. Bellissima per intensità l'undicesima ripresa, nel corso della quale Morales, messo alla frusta dal pressing forsennato di McCullough, ha reagito brillantemente sfiorando quasi il successo prima del limite. Il match ci ha in qualche modo ricompensato dell'orribile spettacolo offerto da Hamed e Soto e ha confermato le straordinarie qualità di questo Erik Morales che, a soli 23 anni, appare il successore più degno di Julio Cesar Chavez nel cuore dei tifosi messicani e nella classifica "Pound for pound". Non ci rimane ora che attenderlo alla prova della verità contro Naseem Hamed, in un incontro che si propone di diritto come uno dei più interessanti dell'attuale momento pugilistico. |
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