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3A
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Associazione
Alpinistica Altarese
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Sezione
del Club Alpino
Italiano di Altare
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LA
STORIA SCRITTA DA UN PROTAGONISTA: GINO BORMIOLI
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| I primi altaresi che praticarono l'alpinismo e l'escursionismo provenivano dallo "scautismo pre-mussoliniano", ottima palestra di insegnamento del vivere a contatto con la natura. |
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Frequentavano
la montagna nei modi e nei tempi che i mezzi finanziari e logistici di
allora lo permettevano e con la cultura romantica di quel tempo.
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Poi
venne la guerra, con i suoi pericoli e le sue brutture, che cancellò
molte attività umane; la sua fine fece esplodere il desiderio di
tornare alle montagne, quasi per un atto di purificazione, e da quel gruppo
nacque l'idea di fondare la "3A".
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Vorrei
che fosse la penna di Riccardo Richebuono, "il nostro Guido Rey"
a raccontarne la nascita:
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5 Maggio -
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"Ricordo
e sentimento di una data"
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| E' una mattina fresca, limpidissima. |
| Nella notte un violento abbassamento di temperatura ha provocato un'intensa brinata, che ha "bruciato" le gemme già sbocciate e le foglie già dischiuse. |
| La Valle della Bormida, verso Mallare, ha assunto un aspetto strano e pittoresco. |
| Fin dove il banco di nebbia s'è condensato e congelato, i fianchi dei monti sembrano tagliati orizzontalmente in due da una gigantesca linea fresca, tirata a mezzacosta. Sotto la linea, le foglie delle piante, fulminate dal gelo, sono diventate d'un colore giallo-marrone, quasi autunnale; sopra la linea, invece, la vegetazione è tutta d'un verde tenero, come si addice alla stagione. |
| ..... Sentiremo ricordare spesso quella brinata fuori tempo, che fece registrare un fatto meteorologico di un certo rilievo. |
| Ma, per un ristretto numero di persone, la data di quella climatica bizzarria, sarà destinata a rimanere impressa nel ricordo per ben altra ragione. |
| In quel giorno, infatti, nacque la "3A". |
| Era il 5 Maggio del 1945. |
| La guerra era finita. |
| Il grande incubo s'era dissolto, resuscitando in ognuno un desiderio - quasi una smania - di fare o di rifare qualche cosa. |
| Forse anche il dimenticare. |
| Comunque: un risveglio o, più semplicemente, una voglia matta di vivere, anzi di "rivivere"! |
| Perchè la vita - e tutte le sue esigenze fondamentali - per cinque interminabili anni, s'era ridotta per molti, moltissimi, ad un fatto puramente fisiologico: mangiare, dormire, salvare la pelle ....... |
| I sogni, i desideri, le passioni, le evasioni, la libertà - persino di deambulazione - tutto ciò che costituisce il "sale della vita": tutto mortificato; tutto in vacanza, relegato nell' indistinto limbo d'una speranza, anch'essa intimidita e sempre più anemica; eppure sempre "ultima dea", che ci sostenne a superare la lunga notte ......... |
| E finalmente l'alba incredibile era spuntata. |
| Ed era esplosa la gioia di risentirsi vivi; d'esser sopravvissuti al naufragio. |
| In questa atmosfera di rinascita, quasi di euforia, germogliò l'idea - subito realizzata - dell' Associazione Alpinistica Altarese. |
| Provenivamo, quasi tutti, dallo "scautismo". |
| I ricordi più lieti della nostra infanzia erano legati a quella serena esperienza. Escursioni, gite, campeggi; vita all' aperto, a contatto con la natura .... |
| Dallo scautismo avevamo appreso il senso nobile della vita, il suo valore spirituale. L' avevamo, si può dire, letto nel gran libro del creato, spalancato sul leggio solenne delle montagne. |
| Ritornare ai monti ci sembrò - e fu - un imperativo interiore, un bisogno - dopo le brutture viste e vissute - di ritrovare noi stessi; la innocente spensieratezza - o almeno la sua ricerca - della lontana stagione perduta; bisogno, infine, fisico e spirituale, di salire. |
| "Salire", già: dopo la tetra abiezione. |
| E l'Associazione Alpinistica fu la "forma" e lo "strumento" di quel ritorno alle origini, belle e remote della prima giovinezza. |
| Fu anche - perchè no? - il "pretesto" per ritrovarsi; per conversare e ridere insieme; per camminare e salire insieme. |
| Ferruccio Billò, Mario (Pucci) Briano, Attilio Brondi, Aldo Bruzzone, Riccardo Richebuono e Vinicio Saroldi: questi furono i sei fondatori. |
| Ci eravamo incontrati come per un lontano appuntamento. |
| Andavamo lietamente camminando lungo la valle della nostra Bormida, cosi' irrealmente divisa in due zone di colore per effetto della famosa brinata. |
| Sostammo lungo il fiume. |
| E - nel fervore dei commenti e dei sogni di cui era intessuta la conversazione - sorse l'idea dell' Associazione. E subito ne fu tracciato il progetto. |
| L' indomani - era domenica - ci ritrovammo tutti per leggere insieme quelle "premesse" morali, che volevano essere il fondamento, e che formarono e formano il "proemio" allo Statuto Sociale, cui posi mano nella settimana successiva. |
| L' Associazione Alpinistica Altarese che riassunsi in quello sbrigativo "3A" che ne divenne la sigla caratteristica, nacque cosi' in quella fresca, limpida mattina del 5 Maggio 1945. |
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RICCARDO RICHEBUONO -
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| Il primo Presidente fu Vinicio Saroldi, Ferruccio Billò il primo Segretario, Emma Brondi (Grillini) la Delegata femminile. La prima sede sociale fu in Villa Restagno (oggi Cagnone) ex sede del Comando della Divisione S.Marco, poi dei partigiani e infine dei partiti e delle associazioni. |
| Le serate in sede erano riscaldate, oltre che dai pezzi di legna che ci portavamo da casa, dal calore dell' amicizia e dell' entusiasmo. |
| La preparazione delle gite era un rito che creava emozioni e anticipava i piaceri dell' escursione. Le assemblee si svolgevano aspettando la Messa di Natale di mezzanotte in un clima allegro ed affettuoso, consumando la cioccolata calda preparata dalle zelanti socie. |
| Il nostro Statuto in un suo articolo diceva: "E' dovere morale dei Soci iscriversi al Club Alpino Italiano" e cosi' diventammo una Sottosezione del Club Alpino Italiano di Savona. |
| Anno dopo anno, salita dopo salita, la nostra associazione ha continuato il suo cammino, dalla prima sede ci siamo trasferiti dalle "Liunine" in due stanze odorose di muffa, da qui nella "Casa di Ferro", ospiti del Circolo Ricreativo della Società Artistico-Vetraria ed infine nella sede attuale, acquistata dal nostro socio "Stefanen" che ce l'ha ceduta ad un prezzo da amico. |
| L'atmosfera alle gite era allegra ed improntata ad un grande senso di solidarietà; "usava" aiutare le persone in difficoltà e portare lo zaino alle alpiniste affaticate. |
| L'andare in montagna in quei tempi era veramente un' avventura: le strade d'accesso alle valli alpine erano da asfaltare, i mezzi di trasporto inesistenti, si viaggiava spesso in treno su "carri bestiame", i rifugi erano incustoditi e disastrati, dovevamo portare oltre ai viveri, le coperte. |
| Per non parlare dell' abbigliamento e dell' attrezzatura: giacche a vento di telo da tenda, calzoni di stoffa militare tinta, scarponi fabbricati da calzolai paesani. L'attrezzatura era composta da pesanti corde di canapa che bagnate s'indurivano, pesanti piccozze e ramponi militari. L'equipaggiamento è andato via via migliorando come i mezzi di trasporto ed i rifugi, che essendo gestiti ci evitano di portare gli alimenti, anche se hanno perso un po' dell'atmosfera di un tempo. |
| Nel 1947 il nostro Presidente Vinicio Saroldi emigro' in Argentina con un gruppo di altaresi per impiantarvi una vetreria. Gli successe Cesare Astengo, che (anche lui) ci lascio' per trasferirsi a Crotone per lavoro. Fu eletto Presidente Cesare Bruzzone, un alpino sempre allegro e cordiale che si avvalse dell'attiva collaborazione di Amanzio Bormioli e mia. Dopo una breve Presidenza di Riccardo Richebuono, è toccata a me la carica di Presidente, con un'interruzione durante la quale sono stato sostituito da Giorgio Melano. Di lui serbo sempre un buon ricordo, anche se si è un po' staccato da noi. Sono rimasto in carica come Presidente fino al 1999. Tutti ci siamo avvalsi di molti attivi Consiglieri. |
| Nel 1970 siamo diventati una Sezione del Club Alpino Italiano onorandone gli Statuti, senza pero' dimenticare le nostre origini e le nostre tradizioni. |
| Notevole è stata ed è l'attività svolta dalla nostra Associazione; abbiamo percorso molte vie dalle più modeste dell'Appennino alle più prestigiose delle Alpi e mi auguro che l'Associazione continui con l'entusiasmo e la passione di un tempo; per farlo abbiamo bisogno di giovani che rinverdiscano le nostre file. |
| Sul Monte Burot, prima cima delle Prealpi, abbiamo costruito un cippo che contiene l'effigie della Madonna del Burot, dal viso di montanara, opera di Amanzio Bormioli. |
| Per ricordare i 50 anni della nostra Associazione, abbiamo eretto una stele alla Bocchetta di Altare (m. 459), che rivendica il toponimo usato per secoli, indicante il punto di incontro dei sistemi montuosi delle Alpi e degli Appennini. |
| Tocca ad altri ora scrivere il seguito della storia e mi auguro, anche se i tempi sono cambiati, che sia altrettanto bella. |
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GINO BORMIOLI -
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