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I fenici scelsero Mozia quale loro colonia perchè presentava tutte le caratteristiche tipiche dei loro insediamenti: posizione vicino alle coste, e soprattutto, presenza di acque basse, che consentivano sia un agevole approdo alle navi, che la formazione, con l'evaporazione delle acque, delle saline, tipiche anche'esse degli insediamenti cartaginesi.

La storia di Mozia si ferma al 397 a.C. anno in cui venne distrutta da Dionisio il Siracusano; ma la civiltà e la cultura fenicia non sono andate distrutte; oggi a distanza di 2400 anni possiamo, grazie alle mirabili testimonianze presenti nel territorio lilybetano (Marsala), parlarne ancora.

Da Supplemento alla Stampa di Marzo 1988: (Articolo di Luciano Curino)

Nel mare lagunare chiamato Stagnone, davanti a Marsala, è l'isoletta Mozia, bellissima, Ventisette secoli fa i Fenici vi si insediarono. Diventò città cartaginese affollata e ricca, una spina nel fianco della Sicilia Greca. Nel 397 avanti Cristo l'armata di Dionisio sirausano la conquistò, la distrusse, fece strage. ora è piena di silenzio e di mistero una Pompei della storia punica. A mezzo metro sott'acqua una strada cartaginese ancora ben lastricata attraversa lo Stagnone, unisce Mozia al litorale di Birgi. C'è chi la percorre a dorso di un mulo. Più semplice arrivare all'isola in barca. ......

Sbarcati si va per sentieri tra agavi e gerani selvatici alla scoperta di Mozia, che ha un perimetro di tre chilometri, forse neppure. E' andare in un mondo remoto e suggestivo. Un posto solitrio, adesso, e si pensa che più di venti secoli fa qui vivevano tre o quattromila persone. «Tranquilli vivevano, sicuri, di lieto umore e in possesso di ricchezze», si legge nel Libro dei Giudici a proposito degli abitanti di Cartagine e delle sue colonie. Si pensa che pini e ulivi affondano le radici nella città sepolta. Fu città di traffici, quindi molto attiva e opulenta. Lo storico Diodoro Siculo dice che Mozia era «ricca di magnifici edifici e di splendidi palazzi». Di quell'antica città restano gran parte delle difese costiere che cingevano l'isola, con le grandi porte. Nei blocchi delle mura si veono i segni dell'incendio dell'ultima battaglia. .......

Nel 409 a. C. i moziesi distrussero Selinunte, la più potente città della Sicilia greca. Nella primavera del 397 a.C. venne Dionisio Siracusano con flotta ed esercito, una forza schiacciante, e assediò a Mozia l'ammiraglio cartaginese Imilcone. L'isola fu presa e bruciata, la popolazione sterminata. Uccisi tutti, secondo certi storici. Invece ci furono superstiti e fondarono Lilibeo, cioè Marsala. Alcuni ritornarono poi all'isola natia, ma qui la vita finì del tutto dopo la seconda guerra punica, e Roma ignorò sempre Mozia.

Per più di duemila anni Mozia fu un isolotto abbandonato nello Stagnone. Di lei si era perso anche il nome, era chiamata isola di San Pantaleo. Nel 1875 venne a scavarvi Schliemann, lo scopritore di Troia, ma se ne andò presto per certe complicazioni. All'inizio di questo secolo l'acquistò Giuseppe Whitaker, ricco signore inglese nato a Palermo, e fece scavi. Lavorò parecchio e bene, portò Mozia nel mondo della cultura archeologica. Istituì nell'isola un museo per tutto il materiale trovato, stele votive con figure maschili e femminili, vasi di ceramica e vasetti di vetro, monete e busti di terracotta, statuette d'argilla, gioielli di cui si ornavano le donne di Mozia, scarabei e altri amuleti importati dall'Egitto, armi di bronzo e di ferro, un gruppo scultoreo che stava alla porta Nord e che rappresenta un toro azzannato da due leoni. E molti altri reperti della vita dei moziesi e che testimoniano i loro rapporti con grecia Vicino Oriente e Nord Africa.

Il lavoro di Whitaker è contiuato dalla Sovrintendenza archeologica in collabborazione con l'istituto per la civiltà fenicia e punica del Consiglio nazionale delle ricerche. Secondo il professor Vincenzo Tusa, uno di quelli che più ha fatto per Mozia, «l'sola è ancora quasi tutta da scoprire. Diciamo che finora gli scavi ne annno fatto riemergere appena il dieci per cento». L'abitato è ancora sepolto. Negli Ultimi anni si è portato alla luce gran parte della necropoli arcaica e una strada urbana; si è fattto qualche saggio nel centro dell'abitato; si è localizzata, alla periferia della città la zona industriale. Ovunque si scava viene fuori qualcosa. Reperti che sono tasselli per ricostruire la storia di Mozia e della sua gente. Nella parte meridionale della cinta muraria è stata trovata, tra blocchi di pietra ingombranti, una delle stele votive del santuario che è nella parte opposta dell'isola. E' una testimonianza delle ultime ore dei moziesi. Per rinforzare le mura contro l'assalto dell'armata di Dionisio, la gente dell'isola ha ammassato qui tutto quello che aveva a portata di mano. Questa stele tolta da un luogo sacro per erigere una barricata racconta, meglio della pagina di uno storico, il furore e la disperazione dell'ultima battaglia.