da
ORIZZONTI

IL ROBOT
Hai l’occhio di latta
e braccia d’ameba.
Non fiamme agli occhi,
ma tentacoli spenti.
Ridi
di chiostra razionale
e la rete di sangue
al cervello porta
tintinnii di orologi.
Tiranti d’acciaio
reggono
membra spezzate
ed invano s’agita
il burattino
in danza programmata.
Cancri partorisci
di tecnica giapponese :
il cuor s’è fatto pompa
per sempre
di tubi sclerotici.
CONTADINI DI CALABRIA A TORINO
Contadini di Calabria
a Torino,
pesci con branchie
nell’aria di ferro.
Assolata vite,
ricordo riarso
dalla vampa di ruggine rossa.
Occhio stralunato
alla fiamma del forno
che rinnega
il pane antico;
orecchie protese
ad echi lontani
d’astro accecante
nella città di ghiaccio.
Scheletro,
le spalle di donne,
e scialle sbiadito
d’attesa;
rabbia innocente
d’inutile pianto
tradito;
vomere immoto
in muscolo inchiodato
rompe di sangue
per fauci d’industria.
Giganti
giacciono in sbarre,
bisbiglianti
nelle braccia di nebbia.
Spada d’azzurro,
improvviso lampo.
E la polvere nera
ritorna
della vita di oggi.
DOMANI
Quale domani
chiedo per l’Uomo
impastante di lebbra
con perfida tecnica
gli oceani ed i monti?
Quale grido di maledizione
rivolge al cielo
l’inseguita balena
che non ha più mari
e l’elefante chiuso
con proboscide morta
nella serra?
Sdegno di bestie
ad orrore d’Uomo
superbo
che distrugge il mondo
con famelico passo
ed in nome di nevrotico Genio
sbrana fuscelli d’albero
inventando fiori di plastica!
Domani,
pantano d’acque
a liquame,
Solo,
contemplerai la Tua sciagura
e mostri alati
usciranno dagli stagni
e ti si avventeranno
a paura;
avvertirai pazzia
negli orecchi;
e Tu,
fuggente
tra pezzi di frigoriferi
e rottami
divoranti
inesorabili
il Tuo spazio.
ALLA FINE DEL MONDO
Orci
percossi
da luce di ghiaccio
a veglia dell’Uomo
stanno
alla fine del mondo
fra crepe di luna.