Alle falde del monte Tifata, rivolta ad occidente verso Capua, sorge la Basilica benedettina di Sant’Angelo in Formis, monumento dei più significativi dell'area meridionale e per gli aspetti artistici delle sue pitture murali, riferimento insostituibile dell’arte pittorica italiana.

Il luogo era famoso fin dall'antichità per aver ospitato dapprima un tempio dedicato a Diana Tifatina e poi, sulle vestigia di quest'ultimo, la Basilica benedettina.

Alla Basilica si giunge per mezzo di una strada in salita, non molto ampia, dopo aver attraversato un arco che appare costruito di elementi di varia epoca e risale almeno al II sec. La chiesa, al cui lato destro di chi guarda si affianca la possente mole del campanile presenta un portico a 5 fornici al quale si accede per mezzo di quattro gradini marmorei.
Nell'arco della volta centrale sono poste due lunette; su quella superiore, ricollocata nel 1992, dopo 40 anni nella sua posizione originale, dopo essere stata staccata e restaurata, è rappresentata la Vergine fra angeli, vestita alla foggia bizantina, con ornamenti di pietre preziose sull'abito e corona con bende che scendono laterali sul corpo; su quella inferiore, l'Arcangelo Michele, cui si deve l'intitolazione della chiesa, è contornata da lastre marmoree che ne delimitano la perfetta curvatura.



La particolarità della doppia lunetta sovrapposta non appaia nelle chiese italiane dell' XI e XII secolo e come essa conferisce al portico di S. Angelo in Formis una singolare affinità con le chiese greche.

La Basilica è composta da tre navate che terminano in tre absidi semicircolari di cui la centrale è più profonda e sopraelevata.

Notevole importanza assume la decorazione pavimentale della Basilica, soprattutto per la identificazione della maggior parte di essa con il tassellato appartenente all'antico tempio di Diana.



Ciclo Pittorico

La facciata della Basilica presenta 4 ogive con altrettanti affreschi, e due lunette posizionate sopra l’arco d’ingresso. I quattro dipinti laterali mostrano scene della vita dei santi Paolo ed Antonio eremiti.
All'interno dalla chiesa colpisce l'abside centrale con il Cristo in Maestà, benedicente e assiso su di un trono tempestato di pietre preziose che regge nella mano un libro con su scritto
"EGO SUM ALFA ET O(MEGA) PRIM(US) ET NOVISSIMUS",
circondato dai simboli dei quattro evangelisti Marco, Matteo, Luca e Giovanni.
Nel registro inferiore si denotano al centro i tre Arcangeli e sulla sinistra l'abbate Desiderio che offre a Gesù il modello della chiesa di S. Angelo in Formis.


All'estrema destra dell'affresco è raffigurato S. Benedetto. Percorriamo ora le pareti laterali della navata centrale: su di esse vi sono raffigurate scene del nuovo testamento e sono divise in tre registri di cui, sulla parete destra, ne sono stati persi due.

Scene queste insolite rispetto alla tecnica usata a quel tempo, quando le immagini erano statiche e prive di espressività. Questa diversità di dette tecniche fa supporre che sulle impalcature della Basilica vi fossero non già maestranze bizantine, bensì maestri locali che operavano secondo la tradizione bizantina ma con influenze occidentali.


Osservando poi le navate laterali vediamo scene dell'antico testamento mentre le immagini dei profeti, dei re e della sibilla eritrea ornano i pennacchi fra le arcate della navata centrale.

In controfacciata, importantissima e stupenda sia nella fattura che nella maestosità della scena raffigurata. Dipinto su questa parete troviamo il Giudizio Universale dominato dalla maestosa figura di Cristo giudicante.