La
fortezza di Monte Sirai
L’area archologica di Monte Sirai si trova sulla
sommità di una collinetta nei pressi di Carbonia,
un luogo già abitato in epoche antichissime, come
testimoniano le domus de janas e gli insediamenti
nuragici ubicati non lontano dalla necropoli punica.
È solo verso la metà del VII secolo a.C., con
l’insediamento dei fenici, che il sito ha assunto
l’aspetto attuale: vi si distinguono perfettamente
quartieri, piazze, case e templi, le classiche tombe
fenicie e gli ipogei cartaginesi. Il brano qui
proposto, tratto dalla Guida Rossa Sardegna del
Touring Club Italiano, traccia una rapida panoramica
storica e archeologica di uno dei siti più
importanti della Sardegna.
La fortezza, costruita dai Fenici di Sùlcis (oggi
Sant'Antìoco) verso il 650 a.C., sulla sommità del
monte già frequentato in età preistorica e
protostorica da comunità indigene, occupa una
posizione naturalmente fortificata, che consentiva
il controllo delle zone minerarie dell'Iglesiente e
della valle del Cixerri, raccordo tra il Sùlcis e
il Campidano. Un ritorno offensivo dei Sardi, tra il
550 e il 500 a.C., portò alla distruzione della
primitiva fortezza fenicia; ricostruita dai
Cartaginesi, divenne il principale caposaldo del
sistema fortificato sulcitano. All'inizio del
dominio romano nell'isola (238-237 a.C.) la fortezza
era priva di guarnigione e l'abitato aveva carattere
civile; la ripresa della funzione militare,
determinata dalla guerra fra Cesare e Pompeo, ebbe
carattere effimero e il passaggio all'età augustea
coincise con il definitivo abbandono del centro.
La fortezza, oltre ad avamposti e baluardi vari,
scaglionati ai piedi e sui fianchi del monte,
presentava una prima linea difensiva che orlava il
pianoro terminale, una linea intermedia che tagliava
il colle da nord-est a sud-ovest e una grande
acropoli, localizzata nella zona meridionale del
monte, mentre la popolazione civile viveva in
abitazioni ubicate sul pianoro. Allo stato attuale
dell'indagine (iniziata nel 1963 e ancora in corso)
i resti più significativi, oltre all'acropoli, sono
rappresentati dall'area della necropoli e dal “tophet”.
Oltrepassato l'ingresso agli scavi, si prosegue
lungo un sentiero in direzione sud verso l'acropoli,
a pianta allungata (m 300 x 60 circa), comprendente
un corpo principale con ingresso a gomito, protetto
da una grande opera avanzata approssimativamente
poligonale, con la quale era collegato da un largo
corridoio. L'accesso al corpo principale
dell'acropoli avviene attraverso una porta a
vestibolo, fiancheggiata all'esterno da due
avancorpi quadrangolari, che immette nella piazza su
cui prospetta il mastio, eretto dai Fenici verso il
650 a.C. sulle rovine di una torre nuragica; i
Cartaginesi, agli inizi del V secolo a.C., lo
ristrutturarono nella forma attuale a pianta
quadrangolare, dotandolo di torre rettangolare a
est. Verso la metà del III secolo a.C. il mastio
venne trasformato in tempio, attuando la
tripartizione canonica dell'architettura punica:
vestibolo; vano mediano con muro centrale divisorio;
penetrale bipartito con vani laterali di servizio,
che sfruttava le casematte del lato nord del mastio.
Nel penetrale un vano ospitava la statua di culto
(l'Ashtart guerriera, ora nel Museo Nazionale
Archeologico di Cagliari), mentre l'altro era
destinato ai sacrifici.
Dalla piazza si dipartono strade rettilinee che
attraversano longitudinalmente il corpo principale
dell'acropoli, delineando quattro isolati di
costruzioni destinate a ospitare la guarnigione
militare e i depositi. Lo scavo ha interessato vari
alloggiamenti tra cui una abitazione, forse di un
ufficiale, situata all'angolo nord-ovest; a pianta
trapezoidale, la casa si articola in cinque ambienti
disposti su due lati di un vasto cortile decentrato;
si sono riconosciuti la cucina, provvista di una
canaletta di deflusso delle acque bianche, e il
sacello privato.
Usciti dall'acropoli, si ripercorre il sentiero,
voltando in direzione ovest verso la Necropoli ove
scavi recenti stanno mettendo in luce una vasta area
a cremazione fenicia (metà del VII - metà del VI
secolo a.C.), con tombe a fossa. Le tombe a camera
ipogeica, precedute da una rampa con gradini, sono
di età cartaginese; si noti, sulla testata del
tramezzo della camera chiusa da un cancello, un
“segno di Tanit” (simbolo religioso punico)
rovesciato.
Al di là della sede dei custodi, un sentiero a
sinistra conduce al Tophet in corso di scavo; si
osservi, in particolare, il grande sacello
quadrangolare accessibile mediante una scalinata
monumentale; l'edificio presenta la caratteristica
tripartizione in vestibolo, vano mediano e penetrale
ed è dotato di due ambienti di servizio.
Guida
d’Italia. Sardegna, Touring Club Italiano, Milano
1984