UN
CASTELLO PER TUTTI
Il 15 maggio 2003, è stato presentato al Consiglio comunale
lo Studio preliminare
del Prof. Giuseppe Gherpelli (*), incaricato dall’Amministrazione di studiare il generale
riordinamento delle destinazioni d’uso del Palazzo dei Pio, di individuare le metodologie e
gli strumenti per la valorizzazione del patrimonio culturale, di assicurarne
una gestione efficiente ed efficace.
Per chi ama la
propria città, il progetto, illustrato in 124 pagine, è appassionante come un
romanzo.
Gherpelli
ripercorre, nella prima parte, la storia della Piazza e del Castello con
l’umiltà e il rispetto di chi considera gli edifici storici come organismi
viventi, di cui occorre conoscere il passato per non snaturarne la
“personalità” e il futuro. Volendoli considerare la chiave di volta del
rilancio della città, li proietta in una dimensione internazionale,
individuando modelli organizzativi e gestionali tra i più avanzati: ad esempio,
ipotizzando la Torre della musica e il Museo dei bambini.
La prima
troverebbe degna sistemazione nel Torrione
degli Spagnoli che,
per la ricchezza e la bellezza degli spazi di cui dispone, oltre che per la
facilità degli accessi autonomi, si presta ad un utilizzo indipendente rispetto
al percorso di visita.
Che la musica sia
stata ospite del Palazzo è indubbio, e non solo nel Rinascimento. Di
conseguenza, l’ipotesi di dedicarle una forte attenzione si rafforza con la
constatazione dell’importanza della vicenda musicale carpigiana più recente; si
consolida con la verifica della fortuna non effimera di talune iniziative,
rilevanti nel contesto nazionale ed internazionale; può avvalersi dell’apporto
professionalmente accertato dei Maestri del “Tonelli” e di tutti quei soggetti
che a vario titolo – singolarmente, o in modo associato – sviluppano la musica:
anzi, tante musiche, e non solo episodicamente, e non solo in termini di
consumo passivo.
Quanto al
secondo, il corretto accostamento dei due termini, “museo” e “bambino”, si
configura nella scelta di concepire le attività delle Istituzioni museali – ma
anche delle altre Istituzioni culturali (biblioteca, archivio, teatro,
ludoteca, ecc.) – tenendo conto della specificità del pianeta giovanile.
Il Museo dei bambini dovrà essere un luogo, fisicamente circoscritto, fortemente
caratterizzato, in grado di accogliere i piccoli visitatori ed ospitare
attività di laboratorio e di atelier, mostre, eventi, manifestazioni che
consentano ai bambini, guidati da operatori, di apprendere in modo interattivo,
di sviluppare creatività, manualità, conoscenze. E dovrà essere in relazione
con l’intero Palazzo, all’interno del quale potranno essere studiati percorsi
alternativi a quelli destinati agli adulti, che consentano anche ai più piccoli
di avvicinarsi alle opere d’arte e di apprezzarle.
Secondo G.
Bollea, “oggi i bambini intraprendono il cammino verso l’età adulta e poi
verso il mondo del lavoro ancora soprattutto attraverso la famiglia e la
scuola, ma sono spesso esposti al bombardamento dei media e alla disattenzione
dei grandi, in una dimensione in cui l’infanzia è appiattita, la preadolescenza
accelerata e resa ancor più difficile e turbolenta, l’adolescenza ritardata
oltre ogni limite (…) Sono pressoché scomparsi i filtri attraverso i quali il
bambino imparava a conoscere gradualmente la vita (affettiva, morale, sessuale)
dei genitori, e, in generale, degli adulti: gradualità che gli dava il tempo di
elaborare le proprie reazioni e di costruire la propria socialità (…)”
Il danno
provocato dalla televisione e dall’uso dei media in questa società è
soprattutto nella lesione inguaribile dell’immaginazione, che viene come
paralizzata dal consumo di masse di immagini negative.
Tuttavia, il
“Museo dei bambini” non è un museo sui bambini o sulla cultura dei
bambini. Né si tratta di insegnar loro ad essere “buoni visitatori di
musei” o “futuri visitatori adulti”; si tratta invece di aiutarli a comprendere
il mondo e se stessi, incoraggiarne la curiosità e la creatività, formarne
individui capaci di discernere, di elaborare e di rifondare continuamente il
proprio sapere.
Un’altra priorità riguarda la razionalizzazione dei percorsi e della struttura stessa dei Musei di Palazzo dei Pio.
Oggi, il
visitatore non è posto nella condizione di dare continuità al suo itinerario
attraverso i vari musei: archeologico, etnografico, risorgimentale; la
pinacoteca; quello della xilografia; l’appartamento nobile; quello al deportato
politico e razziale.
Gherpelli propone
una risistemazione – non disgiunta da una “scrematura” delle opere, soprattutto
nella pinacoteca – degli spazi e delle collocazioni, affinché ai visitatori di
passaggio siano offerte ricchezza e linearità dei percorsi possibili, senza
tuttavia permettere una sola visita esaustiva. Il Palazzo deve infatti offrire
molteplici occasioni di ritorno, lasciandosi scoprire un poco alla volta.
Carpi è
circondata da molte città di antica e consolidata cultura: Bologna, Mantova
Parma, Ferrara, ecc., che costituiscono un forte richiamo turistico ed una
concorrenza quasi imbattibile.
Affinché la
nostra città esca dal provincialismo e dagli angusti confini locali, in cui
troppe manifestazioni strapaesane ancora la costringono, occorre un’idea
“forte” che invogli i viaggiatori a fermarsi.
Se quello che un
tempo era il teatro progettato da Gaspare Vigarani, e successivamente trasformato
nella storica palestra “La Patria”, venisse riportato alla dignità di
“monumento”, contenitore di pregio per eventi culturali di pregio, affidato al
progetto e alla realizzazione di artisti di fama mondiale, questo potrebbe
rappresentare non solo una risposta alle necessità di sviluppo cittadino, ma
essere motivo di richiamo di per sé, magari per il valore estetico,
architettonico ed artistico del progetto stesso.
In tutto il
volume, Carpi è sempre proiettata verso modelli internazionali di elevato
spessore culturale. Gherpelli non esita a citare l’auditorium di Renzo Piano a
Roma, il Musée de la Musique di Parigi, le esperienze di Stati Uniti, Germania,
Spagna, Olanda, Danimarca, Russia, ecc. Il profilo rimane alto anche quando
parla dei punti di ristoro. Scrive infatti: “… si ipotizza una caffetteria che non svolga
soltanto funzioni di servizio, ma rivesta un ruolo di ulteriore catalizzatore
di interessi compatibili dentro il Palazzo. (…) Chi vorrà candidarsi alla
gestione della caffetteria dovrà elaborare un progetto complesso, e dovrà
mostrare di possedere le qualità giuste per gestirlo.”
Qualunque sia il destino di Palazzo
dei Pio, occorrerà infine un organismo di gestione che si occupi della tutela e
della conservazione, nonché della valorizzazione del suo patrimonio.
Dopo aver
proceduto alla disamina degli assetti istituzionali praticabili sotto il
profilo normativo, e alla valutazione dei modelli, Gherpelli individua nella
figura giuridica della “Fondazione” la forma più idonea di amministrazione.
Tutte le
riflessioni e le ipotesi dello Studio preliminare Gherpelli – che possono e debbono essere
vagliate, modificate e migliorate – rappresentano il primo passo di un progetto
ambizioso, ma alla portata della città. Ed è importante ricordare che, anche
quando non genera immediatamente incassi di sorta, la promozione dei beni
culturali, delle attività culturali ed artistiche, dei prodotti dell’uomo in
senso lato favorisce la crescita civile, etica, culturale della collettività, e
rappresenta un fattore potente di incremento del valore del “capitale umano”,
che può essere considerato un autentico arricchimento patrimoniale.
(*) Giuseppe Gherpelli, laureato in
Lettere, ha ricoperto numerosi e prestigiosi incarichi, tra cui: Assessore alla
Pubblica Istruzione e alla Cultura della Provincia di Reggio Emilia; Assessore
alla Cultura del Comune di Reggio E.; Presidente del Teatro municipale “Romolo
Valli”; Presidente dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali
della Regione Emilia Romagna; Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Beni
Culturali e Ambientali; Membro della Commissione nazionale per la promozione
della cultura italiana all’estero del Ministero per gli Affari Esteri. E’
Membro del Comitato nazionale per le Celebrazioni Verdiane; dal 1998, Direttore
Amministrativo della Soprintendenza archeologica di Pompei.
(Ada Menozzi, 20 maggio 2003)