
La pittura di Bruno Casetta, così immediatamente godibile e scorrevole, con i suoi soggetti subito riconoscibili e, in particolare con le sue vie e piazze torinesi, con il suo impianto tradizionale e la sua tecnica sciolta, sembrerebbe non avere bisogno di alcuna presentazione ed analisi critica. Che cosa dire, infatti, dei quadri di Bruno Casetta, oltre a rilevarne la luminosità solare e vangoghiana dei colori ?
In realtà c'è molto da dire, oltre alle solite banalità che la critica spesso si accontenta di scrivere di fronte a quadri di tipo tradizionale, come se la pittura tradizionale non potesse dar campo ad analisi critiche un po' meno superficiali, anche se più difficili, non essendovi appigli di tipo concettuale che non siano inerenti alla pittura stessa.
Bruno Casetta è soltanto apparentemente un pittore istintivo, semplice ed ingenuo come molti ritengono che sia. Egli stesso ha contribuito a consolidare questo fraintendimento presentandosi come dilettante di talento, che fra simpatici quadri di una Torino che "così colorata non esiste", oltre a svolgere in modo altrettanto godibile e "saporito" la sua professione.
Tutte false interpretazioni della sua figura artistica ed umana, e della sua arte, che vanno controbattute recisamente, una per una, in occasione di questa sua prima personale "ufficiale", perché voluta dalla Regione Piemonte.
Intanto, e basta scambiare due chiacchiere sincere ed oneste con Casetta per scoprirlo, egli si considera (ed è) un pittore nato e un pittore autentico che, guarda caso, svolge anche, per vivere, un'altra professione, così come succede a quasi tutti gli artisti di oggi, che per vivere insegnano, scrivono, fanno gli avvocati, i medici, hanno negozi, sono impiegati. Dimentichiamo, quindi, e non accenniamo mai più all'altra professione di Bruno Casetta, che nei materialistici tempi in cui viviamo è da molti gaudenti considerata un'arte, ma un'arte non è.
L'arte di Casetta è la pittura, che è arte, ed egli sarebbe un uomo perfettamente appagato se potesse dedicarsi tutto alla pittura. Ciò non avviene, e forse non avverrà mai ; siamo perfino propensi a consigliare al pittore di difendere la sua libertà creativa mantenendo una attività parallela, per quanto ciò gli possa costare fatica e sacrifici. L'altro equivoco da sfatare subito è che Bruno Casetta sia un artista ingenuo ed istintivo. E' senz'altro, un artista dotato, con predisposizione e dono innati, ma è anche molto attento a quanto è stato fatto in pittura, ed è artista molto complesso e sottile nella rielaborazione mentale dei dati della natura.
Personalmente ritengo Casetta uno dei pittori più colti e meno provinciali della Torino di oggi. Ha osato spingersi, infatti, fino agli insegnamenti di Van Gogh, dei Raggisti, dei Vorticisti e di Sonia Delaunay. Mediamente i pittori torinesi si fermano molto prima.
Nego anche che la Torino di Casetta sia vista con occhi non obiettivi. Torino è esattamente così, con i colori di Casetta : basta scattare qualche diapositiva nei giorni di luce per rendersene conto. Sono i torinesi invece che portano abitualmente occhiali con le lenti grigie, e hanno di Torino un'immagine tanto compiaciuta quanto deformata.
Casetta, come ogni autentico pittore, fa quello che vede con maggior frequenza ; porta sulla tela cioè il bottino retinico che la sua memoria visiva ha maggiormente e con più frequenza registrato.
Non dobbiamo stupirci, quindi, se piazza Carignano, piazza Carlo Alberto, piazza Castello, i bar e caffè di via Po, i portici di via Roma siano tra i soggetti da lui maggiormente studiati e ripetuti : sono precisamente i luoghi dove Bruno Casetta vive, lavora e che percorre a piedi giornalmente.
Questi luoghi egli ritrae, finalmente, in modo obiettivo, abbandonando il grigio e le nebbie, che esistono solamente nella testa di chi continua a vedere Torino in modo crepuscolare e decadentistico (modo che, chissà perché, è ritenuto estremamente "poetico").
I colori di Torino, nelle giornate di sole, sono straordinariamente vivi ed impongono l'uso delle tinte complementari, che Casetta sa modulare con sapienza meno istintiva di quanto lui stesso, a volte, vorrebbe farci credere. Casetta è quindi un pittore realista, molto attento ai dati reali che dalla realtà pervengono alla retina ; però è anche un pittore moderno, che ha assimilato l'insegnamento degli impressionisti, dai quali giustamente si fa partire il moderno in pittura.
In questo senso, e su questa linea culturale, Casetta non fa uso del nero. Inoltre, altra finezza poco capita da molti suoi colleghi concittadini, ha imparato che il colore, pur applicato ad un medesimo supporto, si colloca poi nello spazio ad una diversa distanza dall'occhio di chi guarda. In tal modo Casetta può essere assai sintetico nel disegno, o addirittura trascurare la definizione "disegnata" della prospettiva, avvalendosi invece della definizione prospettica "colorata". Casetta, sempre soffermandoci con un minimo di attenzione sulla realtà dei suoi dipinti, punta sul valore segnico e strutturante della pennellata, come fanno i moderni antiaccademici. Straordinario, infine, è infine il modo con cui la superficie del dipinto è suddivisa in lame di luci ed ombre, tutte fondate sulle diverse gradazioni di colore.
Oggi vi sono in giro molti segreti nemici della pittura autentica che potrebbero dare cattivi consigli ad un onesto talento come il suo. Potrebbero, per esempio, fargli credere che con qualche sovrastruttura concettuale in più, i suoi quadri diventerebbero più importanti e più significativi.
Ma, a mio parere, i dipinti di Casetta sono già frutto di una elaborazione concettuale sufficientemente approfondita, e sono di per se stessi all'avanguardia, senza ricorrere a concettualismi gratuiti e "alla moda". La maggior parte, la quasi totalità dei pittori d'oggi sono soltanto ottimi "grafici pubblicitari" o degli abili scenografi, oppure, nei casi migliori, degli illustratori. Conoscono bene il mestiere di costruire immagini ed allestire spettacoli in sintonia con i tempi. Il messaggio delle loro opere è unicamente promozionale, non artistico. Il messaggio artistico è qualcosa che non può essere tradotto interamente in parole, in concetti, ma sfugge, per la sua parte essenziale, a ogni indagine che non sia quella contemplativa.
Invece, oggi le mostre sono piene di opere tanto concettose quanto facilmente traducibili in parole, in frasi compiute e logiche, quasi sempre asserzioni di recriminazione e di protesta, se non addirittura esternazioni dell'eterna, fastidiosa "lagna", o autocommiserazione. Talora, queste opere, sono traducibili in banali "giochi di parole", in calembours che hanno la stessa profondità artistica delle parole crociate o dei rebus.
Da qui nasce l'interesse che, a mio giudizio, possono suscitare nelle persone oneste i lavori di Bruno Casetta : sono opere agli antipodi di quanto oggi passa per essere artistico.
Innanzi tutto i dipinti di Bruno Casetta sono del tutto esenti da ogni scopo illustrativo, anche quando descrivono un luogo facilmente riconoscibile come le piazze e le vie di Torino. In secondo luogo, sono ben lontani da quella gelida stilizzazione grafica, così simile ai modi ed alle astuzie della pubblicità. Non vi è infine, in questi quadri, nessuna furbizia, nessuna strizzatina d'occhio alla presunta intelligenza del fruitore, che dovrebbe, in quanto "iniziato", decodificare e capire di aver capito (provandone orgoglio e legittima soddisfazione). I lavori di Casetta non sono, in altre parole, ipocritamente e interessatamente concettuali, lo sono nel senso autentico di ogni opera d'arte, che è sempre una elaborazione della mente umana. Bruno Casetta ha saputo evitare le trappole e le cattive tentazioni del nostro tempo, e sono certo che proseguirà per questa strada: troppo grande, addirittura commovente, è l'amore che lui ha per la pittura.
E' di fatto nel triste ed avvilente panorama odierno, i suoi quadri sono consolanti. Si vedono tacche di colore, un mosaico sapiente e di alto gradimento, che si compongono in cose che sono di questo mondo, ma anche di un altro. Si scorge un ponte tra quello che siamo e quello che vorremmo essere. Si percepisce dell'allegria , una robusta fede nel bene, un ottimismo verso la vita, malgrado tutto.
I dipinti di questa mostra antologica, che comprende opere dal 1994 al 1997 di questo pittore ancor giovane, possono dividersi in pochi filoni facilmente identificabili.
Il primo, e forse in questa rassegna il più interessante scomparto, è dedicato da Casetta agli scorci urbani con portici, così tipicamente torinesi. Egli chiama questi quadri "passaggi", caricandoli di legittima simbologia che non starò a criticare troppo. Tutta la nostra vita e il mondo in cui viviamo, d'altronde, sono un passaggio, e quindi lo sono anche via Roma e via Cernaia, via Pietro Micca e via Po.
Bepi Zancan