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Relazione della candidata
Caterina Pagano
e-mail catenata@inwind.it
Sessione riservata
corsi abilitanti OM n° 1/01
Classe di concorso 61/A
Ultimo aggiornamento:
17/08/08
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Il sito archeologico
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La
dimora, di cui le indagini effettuate a partire dal 1957 hanno riportato
in luce solo una minima parte costituita da una serie di corpi di
fabbrica disposti su terrazze digradanti tra i quali si riconoscono i
quartieri di servizio, un lungo portico e un padiglione "a
mare" (cenatio estiva), sorse su una precedente villa marittima di
etą tardo-repubblicana forse appartenente ad Aufidius Lurco, il nonno
materno di Livia originario dell'ager fundanus.
Agli inizi dell'etą imperiale, in
concomitanza con un radicale intervento di ristrutturazione, l'antro,
che si inquadrava in un monumentale prospetto architettonico - in parte
lasciato nella forma naturale e in parte modificato con murature - venne
trasformato in paesaggio mitologico.
All'interno furono ricavati due
ambienti prospettanti su una piscina circolare (diam. m. 12) collegata a
una grande vasca esterna rettangolare comunicante a sua volta con una
pił piccola di forma ovoidale dal fondo loculato.
E' presumibile che in questo articolato sistema di piscinae, si debba
riconoscere uno di quei costosi e raffinati vivaria che i ricchi
possidenti romani usarono impiantare nelle ville, soprattutto della
costa campano laziale, per l'allevamento di frutti di mare e di specie
ittiche pregiate.
Al centro della vasca rettangolare fu realizzata un'insula
destinata ad accogliere un triclinio, punto di osservazione privilegiato dello straordinario
allestimento scultoreo ispirato ai poemi omerici in cui si sono
riconosciuti quattro gruppi principali raffiguranti le imprese di Ulisse
e le peregrinazioni del nostos: accecamento di Polifemo, assalto del
mostro Scilla alla nave, ratto del Palladio e infine il cd. Pasquino,
identificato con Ulisse che trascina il corpo di Achille. Numerosi altri
elementi vennero poi ad ampliare questa "Odissea di marmo" con
la statua di Ganimede rapito dall'aquila di Zeus posta in alto, ad
ornamento dell'apertura della caverna.
A
circa quarant'anni dal loro ritrovamento fortuito, senz'altro una delle
scoperte archeologiche pił sensazionali del secolo, molti dei problemi
sollevati dalle colossali sculture circa la loro ricomposizione,
interpretazione e disposizione nella grotta possono considerarsi
sostanzialmente risolti. Non va dimenticato infatti che le statue,
ridotte in migliaia di frammenti forse dalla volontą distruttrice della
comunitą di monaci installatisi nel sito in etą tardoantica, sono
frutto di un lungo e difficoltoso lavoro, non ancora del tutto compiuto.
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