I caratteristici portici
Il Borgo Scacciaventi
I palazzi dell'800 e '900
I palazzi del '400 e '500
Le chiese e i conventi
I palazzi del '600 e '700
Le piazze
 
 
 
Lo svincolarsi dai poteri feudali dell'abate determinò la spinta a trasferire il centro della vita amministrativa ed economica della città lungo una piccola strada tortuosa, situata nel cuore della valle. Qui vennero costruite principalmente botteghe che nel corso degli anni iniziarono ad assumere l'aspetto di case palazziali, ornate di portici a protezione delle merci. Era questo l'antico Borgo Scacciaventi: qui, nella chiesa di S. Giacomo, si spostarono i parlamenti e nei pressi si accentrarono le case dei notai. Nel corso del '500 questo piccolo borgo, sede di tutti i traffici commerciali fu intersecato dalla via Regia che collegava Salerno a Napoli. L'urbanesimo e la continua crescita del Borgo hanno lasciato tracce ben marcate nella struttura dei portici, estremamente varia e diversificata, con archi e soffitti tutti disuguali, a testimonianza del gusto e delle tendenze artistiche attraverso i secoli. Da una prima visione risulta chiaro che le case sovrastanti i portici non furono costruite secondo un programma unitario, ma in base alle necessità di spazio che l'attività commerciale esigeva. L'architettura ancora oggi scenario della vita della città è rimasta legata nei secoli alla tradizione del palazzo porticato.
 
Case palazziate - Palazzo Stendardo
I
 
Al n. 45, in stile rinascimentale, sorge il palazzo De Marinis. Apparteneva ai baroni di Ricigliano, titolo acquistato nel '700; venne abitato, poi, dai Galise. La costruzione di questo immobile è tipica dei maestri cavesi. La facciata principale a tre piani presenta un portale quadrato con bugnato che incornicia la porta in legno. L'androne ha la volta unghiata, le scale conservano una porta del '600 con lo stemma delimitata ai lati da mascheroni di piperno. Il secondo piano conserva solai in legno ricoperti con carte decorate e un ampio salone sormontato da una incannucciata interamente dipinta. Il palazzo Catone è caratterizzato dal portale a bugne di diamante sormontato dallo stemma del casato datato 1585, appartenente al capostipite di famiglia, noto "mastro fabbricatore": esso raffigura un leone rampante che regge un compasso. Il prospetto principale adiacente alla piazza S. Francesco è arricchito da balconi e finestre con decorazioni in pietra locale; chiude l'intera composizione architettonica il cornicione in piperno composto da mensole di gusto rinascimentale. Ubicato al n.° 56 vi è il palazzo Vitagliano che con l'ampia volta in stile catalano interrompe la simmetria dei portici. Attraverso l'ampio portale si accede all'androne con volta a botte che conduce ad un piccolo cortile chiuso su tutti i lati, nei cui muri perimetrali sono ancora leggibili i pilastri ottagonali sormontati da capitelli. Un pregevole scorcio della corte è dato dalla scala aperta arricchita da pilastri ottagonali, alcuni inglobati nelle murature. Il palazzo Vitagliano offre un mirabile esempio di armonia e di equilibrio dell'arte rinascimentale. esso è anche uno dei pochi palazzi che conserva ancora intatta la sua originaria architettura. Al n° 86 vi è il palazzo Stendardo. Si presenta con il portale a modulo unico continuo, più ampio solo sul portale d'ingresso. L'androne voltato a botte, molto profondo, è decorato con peducci appena rilevati. L'elemento artistico interessante è il portale a ventisette bugne a guisa di diamante. La facciata principale presenta cornici di stucco e timpani curvilinei decorati con fregi a gocce. Sulla facciata prospiciente al cortile sono state messe in vista le arcate del loggiato superiore con solai in legno. Il palazzo Buongiorno ha l'ingresso principale in via della Repubblica. Da una delibera del 1581 si evince che il palazzo era divenuto sede del regio Capitano e luogo deputato ai parlamenti dell'Università. L'androne si presenta a poggio chiuso con volte a botte e con le scale che si sviluppano in tre rampe. All'interno sono conservati i soffitti in legno ricoperti con carte decorate a mano, risalenti, probabilmente al 1862 come attesta una lapide. La facciata prospiciente il C.so Umberto I mostra solo due balconi uniti da un' unica piattabanda e da una ringhiera finemente lavorata a fogliame, dove al centro vi è un'aquila reggilabaro: i due ordini del prospetto si differenziano dall'ornamento parietale, il primo presenta bugne lisce mentre il secondo decorazioni neobarocche che arricchiscono i balconi, composti da timpani triangolari sorretti da mensole e volute delineate da cornici piane.
 
Inizio del Borgo Scacciaventi
Unico tratto di porticato privo di un fabbricato superiore
I portici di notte
 
Il palazzo Salsano sorge sulla casa palazziata dei Carola costruita nel 1566. Il portale di pietra chiara reca in alto lo scudo con lo stemma dei Salsano. I Salsano provvidero ad edificare il secondo piano e gli altri portici. L'architettura dell'edificio assume l'aspetto di forza e di austerità dal basamento del primo ordine a bugne semplici e dalle decorazioni a stucco dei balconi rinascimentali del piano nobile. I tre balconi centrali del primo piano sono collegati da una serie di mensole e da un' unica ringhiera, sopra ai balconi del primo piano vi sono dei fregi a forma di cerchi e dentelli mentre quelli del secondo presentano fregi a forma di tralci. Mensole decorate sorreggono il cornicione. Palazzo Ferrari è uno dei più interessanti esempi di edilizia residenziale del centro storico. In esso sono ancora visibili le tracce dell'antica dimora artigianalecomposta da casa bottega situata a ridosso del porticato. E' tradizione credere che lì sorgesse la casa degli Scacciaventi che diede il nome al borgo. Il palazzo fu acquistato nel '700 dalla famiglia Ferrari che gli diede l'attuale aspetto. L'edificio ospitò nel 1518 Giovanna IV d'Aragona e poi nel 1535 Carlo V. Al n° 32 vi è il palazzo Quaranta. Esso apparteneva ai Gagliardi; nel 1720 fu acquistato dai Quaranta. La monumentalità del complesso è evidente sin dall'impostazione dell'ingresso. Il portale riccamente ornato in stile barocco è arricchito dallo scalone con la volta decorata a stucchi. La facciata ha i balconi sormontati da cornici mistilinee, con il timpano ondulato recante al centro una conchiglia. Il palazzo Genoino interrompe il lungo filare di portici. Esso non presenta i portici, perchè il conte Carlo Genoino nel ricostruirlo dopo il terremoto del 1694 ritenne opportuno eliminare i portici per dare all'edificio un aspetto più imponente, tipico delle residenze nobiliari dell'epoca. Il vano d'accesso presenta il portale decorato da cornici modanate di gusto rinascimentale. L'androne con volte a botte conserva lo stemma dei Marchesi di Ortodonico. Di notevole interesse è la scala posta sull'ala sinistra del cortile. Alcune sale interne conservano decorazioni pittoriche, mentre al pian terreno possiamo ancora riconoscere qualche elemento cinquecentesco. La rappresentazione arhitettonica del palazzo Cesario è composta dalle ornie dei balconi le cui mensole recano modanature con motivi ornamentali fatti a guisa di fiori roseiformi. Al n° 122 vi è il palazzo Ioele. Il Palazzo possiede due paracarri in pietra chiara che precedono il portale lavorato. Il prospetto principale unico nel suo genere è composto da un gioco di curve perfettamente modellate con stucchi ben sfumati che definiscono il profilo. Il palazzo Talamo appartenne ai Vitale che nel 1666 acquistarono il titolo di marchesi di Castelnuovo dai Damiano (nobili di Ferrara). Possiede un grande parco giardino ed un bellissimo cortile. Il palazzo Romano, al n° 203, si presenta con il portale in pietra grigia, ornato da conci scolpiti con archi concentrici, che reca sulla chiave lo stemma dei maestri scalpellini.
 
Palazzo Ferrari
Palazzo Quaranta
Corso Umberto I
 
Sui tre piani si eleva, al n°371, il palazzo ottocentesco dei Della Corte. Esso fu accresiuto nel 1923 da Giulio Della Corte che lo sopraelevò con un terzo piano dandogli l'attuale aspetto. La semplicità di questo edificio è data dalla composizione proporzionale tra l'altezza delle colonne e l'apertura degli archi e i piani dell'edificio. L'elemento decorativo di rilievo sono gli stucchi degli stemmi sui tompagli dei balconi del secondo livello. Il palazzo Gravagnuolo, al n° 345, privo di portici, è composto da due ordini: il primo con basamento a bugne, il secondo sottolineato da contorni a bugne di grosse dimensioni appena rilevate, che delimitano il cornicione in stile classicheggiante, composto da mensole decorate a modiglioni. Il palazzo Guerritore, n° 339, presenta sulla facciata una lapide, fatta mettere dall'amministrazione comunale nel 1888 per ricordare Andrea Guerritore, partito volontario per l'Africa e morto combattendo ad Abba Carima. Questo edificio prima di essere di proprietà dei Guerritore era dei Sorrentino e poi degli Armenante. La sua facciata apre lo scorcio prospettico del porticato. Cantoni a bugne sorreggono l'insieme armonioso delle modanature del cornicione composto da modiglioni i cui riquadri a cassettoni si alternano con le decorazioni in stucco con fiori roseiformi. L'ingresso dell'edificio è sottolineato da un portale in pietra grigia con bugnato a diamante. Al 230 è situato il palazzo che apparteneva alla famiglia Liguori, una delle famiglie più illustri di Cava, che diede i natali all'ingegnere Filadelfo Liguori (1854 - 1931), direttore dei lavori della variante dell'acquedotto dell'Ausino e costruttore della prima ala del nuovo Convento dei frati francescani. Oggi il palazzo si mostra senza più i serti floreali che arricchivano la facciata. La famiglia si trasferì al C.so Pricipe Amedeo. Nel 1914 venne completato il palazzo Coppola, al n°395, posto alla fine del viale alberato della stazione, progettato dall'ingegnere Nicola Capano, lo stesso che nel 1924 portò a termine, sul retro del palazzo, un villino che oggi presenta un aspetto diverso da quello originario. La particolarità di questo edificio ispirato allo stile liberty è dovuto al suo architettonico, in quanto si inserisce con armonia nell'ambiente naturale. Il prospetto curvilineo viene delimitato dalle balaustre e dall'alternanza degli stucchi che decorano i timpani dei balconi, le fasce floreali scandite dalle paraste si concludono con dei mascheroni a sostegno del cornicione. Il palazzo Pisapia, n° 258, conserva la tipologia del vecchio borgo, avente l'ingresso marcato con il portale in tufo grigio, l'androne voltato a botte che precede il cortile chiuso sui quattro lati. Il prospetto adiacente alla strada di C.so Umberto I, in stile barocco, è composto da riquadri che sottolineano le bucature, a completare la suggestiva modulazione della facciata sono i timpani dei balconi ondulati ornati da stucchi con fasce floreali. Il cornicione è composto da modanature lineari. Il palazzo del Monte dei Paschi di Siena presenta l'ornamento della facciata caratterizzato dalle bugne rustiche del porticato e dei balconi, e delle fasce floreali, il che dona all'edificio un aspetto di forza e di austerità.
 
Palazzo De Curtis
I portici di San Giovanni
Camminando tra i portici
 
Chiesa di S. Francesco:nel 1501 sessanta frati guidati da Damiano De Licia presero possesso della Chiesa di S. Maria del Gesù, meglio conosciuta come Chiesa di S. Francesco, denominata anche Chiesa della municipalità, perché l’Universita, oltre ad averla eretta a sue spese, provvedeva alle necessità dei frati e all’acquisto di suppellettili e arredi sacri. Il recente terremoto del 1980 l’ha totalmente distrutta, risparmiando solo la facciata che, sia nella struttura, sia nelle lineee architettoniche, ha conservato la sua sontuosità. Di pregevole ed elegante aspetto è la porta principale d’ingresso, costruita nel 1528 ad opera dei maestri Giovanni Marino Vitale e Marcantonio Ferrari. I battenti lignei sono incassati in un portale di tufo nero, ricco di sculture e fregi di stile michelangiolesco. Sul lato destro della facciata è situata l’imponente torre campanaria; oggi è alta solo oltre 35 metri, essendo crollati, a causa del terremoto del 1694, gli ultimi due ordini. Il terremoto del 1980 ha risparmiato la bellissima sacrestia con volta a semibotte, decorata da numerosi affreschi, attribuiti, per la maggior parte, a Belisario Corenzio. Tra le varie opere costituenti il patrimonio della Chiesa si evidenziano il S. Bartolomeo Scuoiato, attribuito ad Andrea Sabatini, meglio conosciuto come Andrea da Salerno; l’ultima cena del Signore, opera di Giuseppe Guerra, discepolo del Solimena e le statue raffiguranti l’Immacolata Concezione, San Francesco e Sant' Antonio, opere di G. Antonio Martino Carrozza da Napoli. Nella sacrestia si ammira un ampio lavamani destinato al servizio liturgico; la vasca, di epoca romana (I – II sec. D.C.), era in origine un sarcofago di marmo con bassorilievi raffiguranti scene di caccia. Accanto alla Chiesa di S. Francesco, sorge il convento dei francescani. Esso fu sede dei parlamenti: infatti dai registri delle delibere comunali si apprende che sin dal 1517 Sindaci ed eletti si riunivano nel refettorio per deliberare. Il complesso conventuale fu costruito nel 1500; il chiostro ha conservato la prima architettura: è di forma quadrangolare con sei pilastri di travertino per lato, sopra i quali voltano gli archi. Di pregevole aspetto la Cappella dell’Oratorio della Congrega della SS. Concezione, affrescata nel 1600, il soffitto rimane riccamente decorato con stucchi ed affreschi che raffigurano la Vergine Maria. Al centro del chiostro fa bella mostra di sé una grande cisterna per l’acqua piovana con bassorilievi di marmo scolpiti nel 1595.
Basilica della Madonna dell'Olmo: una leggenda narra che il quadro miracoloso, venerato nella Basilica Pontificia, fu rinvenuto da alcuni uomini, attratti da una possente luce, su di un albero in una fitta boscaglia, rifugio di furfanti ed assassini. L’immagine fu trasportata in solenne processione nella Chiesa più vicina; la notte seguente, inspiegabilmente, riapparve sui rami dello stesso albero sul quale era stata rinvenuta, segno evidente che in quel luogo la Vergine voleva fosse eretta una cappella, la cui prima pietra venne apposta nel 1482. Nell’ampio presbiterio, sull’altare di marmi policromi, troneggia, su di un albero in bronzo, l’immagine della Madonna, adorata da quattro statue raffiguranti Sant' Adiutore, Sant' Alferio, San Francesco Da Paola e San Filippo Neri, opere dello scultore Francesco Jerace. La cupola è tutta affrescata con rappresentazioni della Gloria dei Santi, nel soffitto ligneo, a cassettoni, sono inseriti i quadri del pittore Ragolia del 1683 che rappresentano la vita di San Francesco da Paola. Di pregevole fattura sono il pulpito, poggiato sul dorso di un toro e di un leone, opera giovanile di Alfonso Balzico, e la cantoria collocata sul portale d’ingresso in legno intarsiato e dorato. Caratteristico il chiostro cinquecentesco. Venne consacrata Basilica nel 1931.
Chiesa del Purgatorio: la Chiesa del Purgatorio, edificata nel 1750 ha un sagrato, distante dal Monastero prospiciente, a misura prescritta dalle leggi in vigore al tempo della sua edificazione. Annessa al tempio vi era la Congrega degli Artisti (artigiani) fondata nel 1616 dal gesuita P. Ignazio De Iuliis. Nella chiesa vengono custodite le reliquie di San Feliciano. L’aspetto interno è mutato per le continue trasformazioni avvenute nei secoli. Di eccellente valore artistico l’Altare Maggiore (700) in marmo scolpito simile al balaustrato ed il portale sormontato da un affresco raffigurante l’Assunzione al Cielo della Madonna.
Chiesa di San Giacomo: certamente la più antica del Borgo degli Scacciaventi, la chiesa di Santa Maria della Pietà, detta comunemente di San Giacomo, fu fondata da Muzio Vespone, giusta la bolla del Vescovo D. Francesco D’Aiello del 1410. Adiacente alla chiesa sorgeva un ospedale amministrato dalla Congrega di S. Arcangelo. L’Università della Cava si serviva della chiesa per i suoi parlamenti e vi mise pure un orologio pubblico.La facciata può farsi risalire al 1739, la lapide posta sul portale d'ingresso lo ricorda.
Cattedrale: i lavori per la costruzione della Cattedrale iniziarono nel 1517, continuarono con il vescovo Gian Tommaso Sanfelice (1530 - 1550) e furono ultimati nell’anno 1571. Il Tempio è impostato su pianta a croce latina, con l’abside rettangolare. Nel transetto è situato il tabernacolo composto da quattro colonne con capitelli. Sui lati delle navate si trovano pregevoli altarini di marmo sormontati da tele ottocentesche di soggetto devozionale. L’ampia facciata principale è scandita da due ordini di lesene con capitelli in stile corinzio, la trabeazione sormontata da timpano triangolare mostra al centro un orologio; lo scalone di accesso è di notevole effetto scenografico. In corrispondenza dei due ingressi laterali vi sono delle finestre con cornici curvilinee. Il Duomo si affaccia sull'omonima piazza.
Chiesa di San Giacomo e San Damiano: situata lungo il corso, la Chiesa di S. Rocco e S. Damiano, molto probabilmente, inglobò la cappel- lina dedicata a S. Sebastiano. Si ritiene che la Chiesa fosse stata eretta in occasione di una pestilenza. Dell’originale edificio sacro, distrutto dalle bombe dell’ultimo conflitto mondiale, non è rimasto nulla. Di notevole interesse artistico, sull’Altare Maggiore, della chiesa riedificata, la copia del Cristo di Cimabue, opera dell’artista cavese Matteo Apicella. Sulla parete laterale si apre la Sacrestia in cui si conserva la parte lignea cinquecentesca.
 
Chiesa di San Francesco
Convento di San Francesco
Basilica della Madonna dell'Olmo
Chiesa del Purgatorio
Duomo
Chiesa di S. Rocco e S. Damiano
 
Piazza Duomo: anticamente Piazza Duomo era denominata “ Piazza del Commercio” perché vi si svolgeva molto probabilmente il principale mercato cittadino; ne è testimonianza quel tratto di porticato con pilastri tardogotici (a pianta ottogonale) e senza sopraelevazione. Nella piazza si pensò di edificare il Duomo e più tardi il Palazzo Vescovile. Nell’anno 1865 si livellò il piano della piazza che risultava irregolare, fu ampliata la scalinata di accesso al Duomo e costruita una fontana con delfini. Sulla stessa piazza si affacciava il Palazzo Arcivescovile del XVII secolo, in stile manieristico abbattuto negli anni ’60 .
Piazza San Francesco: è una delle principali piazze di Cava, fu sede di un importante mercato del bestiame, vi si può ammirare un‘antica colonna di marmo cipollino di ordine corinzio, proveniente da un tempio pagano. La colonna, sormontata da una croce, riproduce, scolpita, l’effigie di Cristo, di età fine ‘600. Al centro della piazza è stata ripristinata, utilizzando i pezzi marmorei originali, la fontana, distrutta da un violento sisma nell’anno 1694.
 
Piazza Duomo
 
Le notizie riportate sono state tratte da "L'antico borgo e i suoi palazzi" di Vito Annarumma e Beatrice Sparano con lettura tecnica urbanistica e architettonica dell'arch. Paola Giordano.