Il Convivio

Gilberto

Antonioli

La Celeste Galleria dei Gonzaga per pochi mesi in una mostra a Mantova
Mantova, da molto tempo desiderava rivedere la famosa collezione dei Duchi Gonzaga, le opere della quale erano state disperse in ogni continente. Per poter effettuare un recupero di tale importanza e difficoltà, fu pensata un’operazione che, iniziata sei anni fa, è stata condotta a termine nell’agosto del 2002. Protagonisti, in primis, gli studiosi Raffaella Morselli ed Andrea Emiliani. Il risultato: dal 2 settembre all’8 dicembre 2002 sarà possibile visitare la mostra Gonzaga, la celeste galleria, ammirando non soltanto la bellezza delle opere, ma anche l’intelligenza e la passione con la quale i Gonzaga le hanno collezionate e successivamente collocate. I capolavori, circa 300, provenienti da gallerie e privati di tutto il mondo, sono stati studiati con amore e competenza per essere sistemati, nella identica posizione che occupavano nel Palazzo Ducale di Mantova fino al 1631. Purtroppo il recupero risulterà incompleto, per comprensibili motivi di tempo e di denaro. Comunque è stato possibile, con il lavoro degli studiosi impegnati, ricomporre la mappa di un mondo che sembrava definitivamente perduto e che invece è stato riscoperto, sistemando le opere rientrate dall’esilio nella collocazione di un tempo. Almeno questo è quanto afferma Raffaella Morselli.
Rivive, nella mostra delle collezioni Gonzaga il ricordo del Ducato di Mantova, che è stato, durante il Rinascimento e nei primi decenni del ‘600, uno dei principali riferimenti della vita diplomatica e culturale del continente. La mostra “Celeste Galleria” è stata collocata in due palazzi: la parte più rilevante a Palazzo Te e l’altra a Palazzo Ducale, dove, nell’appartamento di Isabella d’Este, è stato recuperato uno spazio, reso indipendente e dotato di attrezzature idonee per una esposizione artistica. A Palazzo Te ricompariranno il “Logion Serato”, il “Corridoio di Santa Barbara”, l’ “Appartamento di Ferdinando” ed altri luoghi pensati e fatti realizzare all’interno del Palazzo Ducale dai duchi Vincenzo e Ferdinando, perché la loro collezione avesse un significato sia per le opere sia per la loro disposizione. A Palazzo Te verranno esposti 90 dipinti, con alcuni capolavori assoluti quali il “Ritratto di giovane donna allo specchio” di Tiziano, la “Toilette di Venere” di Guido Reni, l’ “Assemblea degli Dei” di Paolo Pietro  Rubens, “Giuditta con la testa di Oloferne” di Paolo Veronese, e duecento fra gioielli, armi, bronzetti e codici, eseguiti da illustri artisti che i Gonzaga ospitavano o da cui acquistavano le opere.
L’inizio della collezione si deve ad Isabella d’Este. I Signori di Mantova avevano proseguito nell’impegno, presi da un’inarrestabile sindrome che li portava talvolta ad andare travestiti, per cogliere quanto di più bello ci fosse nel campo degli oggetti d’arte, su altre piazze italiane. Mantova divenne famosa, non solo per l’abilità diplomatica dei nobili duchi, ma per la raffinatezza della sua corte che ospitava artisti famosi, letterati di fama e si mostrava abile nell’intessere trame diplomatiche. La collezione ducale arrivò, nel 1626, a circa 2000 dipinti e a 20.000 oggetti artistici che facevano bella mostra di sé nelle sale del Palazzo Ducale, che divenne una Galleria permanente. Le opere venivano collocate con una progressione ed accostamenti non casuali ma molto ragionati. Per secoli la chiave interpretativa è rimasta sconosciuta. Ora, il lavoro della Morselli ha reso possibile la ricostruzione anche di questo percorso.
Oltre che frutto di acquisti, la collezione veniva arricchita con i lavori attuati a corte da orologiai, intagliatori, armaioli, orefici, musicisti, architetti fra i più famosi. Ma nel 1626, con la morte del Duca Ferdinando, iniziava il declino del ducato. Nel 1628, gravi difficoltà economiche, resero necessaria la vendita di parte della collezione al re Carlo I d’Inghilterra. Il colpo di grazia e la scomparsa di tutta la raccolta avvenne tre anni dopo, nel 1631, ad opera dei Lanzichenecchi, inviati dall’imperatore, che con il sacco di Mantova, reso celebre dal Manzoni nei “Promessi Sposi”, misero a ferro e fuoco la città, che fu conquistata e saccheggiata. Da quel momento della collezione dei Gonzaga, non rimase che il ricordo. Quadri, statue, oggetti, anche di piccola dimensione, furono trafugati e dispersi in ogni parte del mondo.
Alle Frutterie di Palazzo Te sarà possibile ammirare fra le pitture: “L’ingresso dell’Infante Filippo di Spagna a Mantova nel 1549” di Jacopo e Domenico Tintoretto, la “Nascita di Bacco” e quattro quadri sul tema “L’Imperatore a cavallo” di Giulio Romano e bottega, “Venere che guida Cupido a scuola da Mercurio” del Correggio, “Erminia tra i pastori” del Guercio, “Cristo morto” del Mantegna, “Ritratto di giovane donna allo specchio” di Tiziano, “Mosé e il serpente di bronzo” di Palma il Giovane, “San Girolamo” di Albrecht Durer, “triplice ritratto di orefice” di Lorenzo Lotto, “Estasi di san Francesco” del Carracci, “La fuga di Enea” del Rubens. Nel Museo Musicale sono presenti codici, lettere, spartiti di G. da Palestrina, Claudio Monteverdi, Girolamo Frescobaldi. Nelle camere del Tesoro si possono ammirare bronzetti, gioielli, cristalli e pietre dure, scrittoi e tavoli di pregevole fattura. A Palazzo Ducale, che fu per molti secoli, la splendida reggia dei Gonzaga, che il Montesquieu ammirato definì “una città”, troviamo la progettazione e i progetti decorativi fra il ‘500 ed il ‘600, dello stesso Palazzo Ducale. Un leggero velo di malinconia assale il visitatore al termine dei due percorsi espositivi, quando pensa alle opere che non si sono potute recuperare ed al breve tempo concesso, a quelle in mostra, per poter essere ammirate.
 

Stampa    Stampa il testo