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DAX


Nippur


Gilgamesh


Savarese


Dago


                  ROBIN WOOD

                  PARTE I: "INCONTRO"

E` un personaggio schivo, Robin Wood. Non ama le ribalte, partecipa raramente a mostre e rassegne sul fumetto, eppure, se si volesse stilare un'ideale classifica dei grandi sceneggiatori di comics, non si potrebbe fare a meno di inserirvi questo fertilissimo scrittore, che in oltre trent'anni di carriera ha creato una cinquantina di personaggi e firmato più di tremila sceneggiature.

Fino al 1982 in Italia non lo conosceva quasi nessuno. Quando le sue storie iniziarono ad essere pubblicate sui settimanali Lanciostory e Skorpio, era ai nomi dei disegnatori che si dava risalto, anche se erano soprattutto i testi a colpire l'attenzione dei lettori.

Tra le sue serie più famose vi sono Nippur, Big Norman, Qui la legione, Los Amigos, Il Cosacco, Gilgamesh, Savarese, Helena, Martin Hell e Dago, che è certamente il suo personaggio più popolare.

Dago è il nome che il capitano di una nave turca ha dato a Cesare Renzi, un nobile veneziano del sedicesimo secolo. Vttima di un complotto, l'uomo si ritrova ad essere venduto come schiavo. Incatenato ai remi di una galera, Dago riesce a sopravvivere grazie al suo carattere indomito e, di avventura in avventura, riscatta la sua condizione fino a diventare un giannizzero del sultano Kaireddin (detto il Barbarossa), l'ammiraglio che spadroneggia nel Mediterraneo.

In questa saga affascinante, dove una ricostruzione storica perfetta si fonde con i temi classici dell'avventura, Wood dà prova di un grandissimo talento narrativo. Dago, reso graficamente dal tratto elegante di Alberto Salinas, è un fumetto epico, dal ritmo incalzante, pieno di colpi di scena.

Qualche anno fa a Roma, in un pomeriggio piovoso, ho incontrato Robin Wood per chiacchierare di fumetti e parlare del mestiere di scrittore.

D: Che cos'è per lei il lavoro di sceneggiatore?

R: Avere fantasia, ma allo stesso tempo non perdere contatto con la realtà. So che può apparire contradditorio, eppure una buona storia nasce proprio da questa combinazione tra la realtà e la fantasia.

D: La maggior parte delle sue serie sono ambientate nel passato o nel futuro. Si ha quasi l'impressione che l'epoca contemporanea le interessi meno.

R: No, non è così. Sono molto attento all'attualità politica e culturale e cerco di essere sempre aggiornato... up to date, come dicono gli inglesi. Ho scritto molte storie ambientate nel presente, ma i personaggi che hanno avuto più successo sono Dago o Gilgamesh e ci si ricorda soprattutto di quelli.

D: Com'è il suo rapporto con i disegnatori delle storie?

R: L'ideale sarebbe un rapporto di sintonia perfetta, ma non si verifica quasi mai. Quando fai il fumetto seriale ti capita spesso di lavorare con gente che non conosci. Ora, però, sto collaborando con Juan Zanotto, un grande amico con cui mi trovo molto bene. Possiamo parlarci francamente, non c'è il pericolo che nascano incomprensioni. In questi casi credo che il risultato migliori del cinquanta percento.

D: Come dev'essere per lei la sceneggiatura perfetta?

R: E` difficile dirlo. Una buona storia è il risultato di un insieme di elementi che si mescolano in maniera misteriosa e complessa. Non credo che si possa teorizzare in questo campo, non penso che esistano formule che, se applicate, diano un certo risultato. Quando io scrivo non mi affido mai alla logica, mi baso sull'istinto. E` chiaro che la vicenda narrata, per quanto fantasiosa, deve saper coinvolgere; i personaggi devono essere caratterizzati in maniera efficace, in modo che il lettore possa identificarsi con essi. I personaggi devono apparire reali, credibili. Poi dev'esserci il ritmo giusto.

D: Tra le sue storie quali sono quelle delle quali è maggiormente soddisfatto?

R: Non saprei rispondere, è difficile scegliere nella produzione di quasi trent'anni. Posso solo dire di aver avuto grandi soddisfazioni tutte le volte che ho lavorato insieme ad artisti quali Carlos Vogt, Louis Oliveira o Juan Zanotto.

D: Mi dica allora quali sono i suoi fumetti preferiti, tra quelli scritti da altri.

R: Non ho dubbi... Asterix e Luky Luke sono quelli che mi divertono di più. Ma mi piace leggere un po'di tutto.

D: Tra gli autori italiani, chi ammira particolarmente?

R: Apprezzo molto il lavoro di Paolo Eleuteri Serpieri e in particolare Druna, un personaggio che trovo molto eccitante. Io sono un libidinoso assoluto e leggendo Druna ho capito che anche Serpieri deve avere le mie stesse debolezze.

D: Come mai, nonostante il successo che hanno avuto i suoi fumetti, soltanto adesso il suo nome inizia ad essere conosciuto dal grande pubblico?

R: Ora le cose sono un po' cambiate, ma fino a qualche anno fa ero veramente il grande sconosciuto nel mondo dei fumetti. Il fatto è che non vado d'accordo con i media, non mi piacciono le manifestazioni dove si incontrano i fans. Nella mia vita ho partecipato a poche mostre di fumetti. Una volta sono venuto qui in Italia, a Falconara, un'altra volta sono stato a Barcellona, ma ero tra il pubblico. In effetti a Barcellona ero andato solo a trovare un amico. Non sono mai andato neppure al salone di Lucca. Nell'ambiente non conosco quasi nessuno, gli stessi responsabili dell'Eura Editoriale mi hanno incontrato dopo quattro anni che pubblicavano le mie storie. Sono un uomo tranquillo, molto semplice, mi piace vivere la mia vita e starmene lontano dalle beghe e dalle invidie.

 

                  PARTE II: "LA VITA AVVENTUROSA DI UN AUTORE DI FUMETTI"

Robin Wood è autore che appartiene alla stessa razza di Hugo Pratt, di quelli, cioè, che conoscono bene l'avventura per averla a lungo frequentata. La sua stessa vita sembra il soggetto di una storia a fumetti.

Figlio di una ragazza madre di origine irlandese, Wood nasce nel 1944 in Paraguay, nella Nuova Australia, un'antica colonia fondata da socialisti australiani che avevano abbandonato il loro paese per cercare un luogo dove poter essere veramente liberi.

Da bambino i familiari gli raccontano leggende di streghe e di folletti, gli parlano dei benshees, gli spiriti che bussano alla porta di casa per annunciare la morte; egli impara così che il mondo può essere anche affascinante e che i sogni possono sconfiggere la mediocrità della realtà. Grazie alla fantasia anche la miseria si sopporta meglio.

Il nonno, che ha combattuto nella nella prima guerra mondiale, gli narra di Lawrence d'Arabia e gli descrive luoghi lontani: Gallipoli, Damasco, Gerusalemme. Uno zio scozzese gli racconta invece le guerre tra i clans della sua terra: il massacro di Glencoe, l'agonia dei Duncan.

Era in inevitabile che, crescendo in un clima del genere, Robin Wood maturasse il desiderio di narrare.

"Nella mia famiglia", dice sorridendo con orgoglio, "ogni generazione ha avuto sempre uno shanachie, un relatore. Io sono lo shanachie della mia".

Le difficoltà vere, per il piccolo Robin iniziano quando si trasferisce con la madre a Buenos Aires: qui la povertà diventa qualcosa di crudele e desolante. Sono anni duri, che il ragazzo vive in condizioni di semi abbandono. Termina appena le scuole elementari e deve subito mettersi a lavorare. Fa mille mestieri: il lavapiatti, il camionista nelle foreste del Paraguay e del Brasile, il venditore ambulante, l'operaio in fabbrica, il giornalista. Trova, però, anche il modo di coltivare due grandi passioni: la lettura e il disegno.

"Divoravo libri a velocità allucinante e senza alcuna selezione. Semplicemente leggevo tutto quello che mi capitava tra le mani. E per quasi dieci anni ho studiato disegno, disperatamente. Il mio sogno era diventare un disegnatore di historietas. Ci sono voluti dieci anni perché mi rassegnassi ad accettare il fatto che purtroppo mancavo del pur minimo talento".

L'amico Lucho Olivera (conosciuto in un'accademia di pittura) lo convince a scrivere un soggetto per una storia a fumetti e lui crea il personaggio di un guerriero sumero, un gigante filosofo e col senso dell'umorismo. E` il 1965, nasce Nippur di Lagash ed inizia la carriera di scrittore di Robin Wood.

Lavora per la Editorial Columba, la più grossa casa editrice di fumetti in Argentina, ma scrive anche per Alfredo Scutti e per alcuni gruppi indipendenti. Scopre che anche il mondo dei comics è politicizzato e non si può fare a meno di schierarsi da una parte o dall'altra. Il suo temperamento anarchico gli fa rifiutare questa logica e preferisce non frequentare l'ambiente, starsene appartato. Non sempre però gli è possibile evitare i problemi: quando appare la serie Helena, dove alcuni aspetti della società argentina sono descritti in chiave critica, viene attaccato duramente sulla stampa.

"Una notte, a Buenos Aires, ho persino ricevuto la visitadi alcuni agenti in borghese che volevano sapere se facevo della propaganda bolscevica... Mio Dio!"

Ma la fantasia di Robin Wood, così come il suo bisogno d'avventura, non conosce confini né ideologie. Lo dimostra il fatto che cerca di andare a combattere in Vietnam e poi di farsi accettare in un Kibbutz israeliano (tentativi che riusultano vani).

Dalla fine degli anni sessanta, Wood inizia a girare il mondo, senza sosta e senza mai smettere di scrivere. Sia che si trovi a Marbella, dove risiede attualmente, o che sia a Singapore o nel Sahara, continua a ideare nuove avventure per i suoi personaggi, trovando anche il tempo di dedicasi al paracadutismo, alla pesca subacquea, al tennis, al karate e al judo.

Torna in Argentina solo occasionalmente, per soggiorni che durano generalmente un mese; le serie che per vari motivi non può più continuare le affida al suo collaboratore Armando Fernandez.

Nella metà degli anni settanta, con altri professionisti, dà vita, a Buenos Aire, allo studio "Nippur IV", con il proposito di produrre fumetti nei quali ogni elemento (disegno, sceneggiatura, lettering) sia curato al meglio.

Nel 1979, in occasione della prima "Biennale di Humor e Historieta" di Cordoba, viene premiato come miglior soggettista del mondo.

Nel 1985 fonda in Spagna la "Editorial Wood", che pubblica una bella rivista intitolata Mark 2000. L'accoglienza è favorevole, ma Wood, insofferente ai molteplici impegni che comporta la gestione di una casa editrice, preferisce chiudere quest'esperienza dopo appena un anno e riprendere la sua vita da zingaro

"Mark 2000 era disgraziatamente un lavoro troppo serio che non potevo proprio proseguire... io sono uno che si annoia facilmente. Però è stata una bellissima esperienza. Se non ci avessi provato mi sarei chiesto per il resto della vita se sarei riuscito o no a fare una buona rivista".

Autentico cittadino del mondo Robin Wood ha tre passaporti: paraguayano, argentino e danese (la nazionalità della moglie). A chi gli chiede quali sono i suoi programmi per il futuro, risponde serio: "Mi piacerebbe scrivere libri, soggetti per il cinema e la televisione, migliorare il mio tennis, imparare il tedesco, viaggiare in Sudan, fare alla box, avere più figli... perché ne ho solo tre, uno inglese e due danesi. Sai cosa penso che sia, veramente, il problema di vivere? Che è troppo bello e non c'è tempo per tutto".

FINE