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CONGRESSI 

II semestre 2005

  Questo servizio di informazione sugli eventi ECM deve necessariamente fare i conti con l'ingente mole di eventi accreditati e, soprattutto, in fase di accreditamento per il 2005. Pertanto, abbiamo operato una selezione, forzatamente 'arbitraria', di congressi che ci sono sembrati maggiormente attinente alla formazione psicoterapica. Mano a mano che un evento sarà accreditato, verrà aggiornata la sua scheda completa del punteggio assegnatogli. Gli eventi contrassegnati da un asterisco (*) sono quelli che hanno ricevuto un accreditamento solo per gli psicologi. Per gli eventi formativi che non compaiono nel sito ECM-sanità (http://ecm.sanita.it) verrà indicata la fonte informativa  (a fondo pagina).                                                                                                   

 

 

   
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Eventi SECONDO SEMESTRE 2005 in attesa di accreditamento 
Milano, 25.11.2005 "PETER FONAGY E LA PSICOTERAPIA DEL DISTURBO BORDERLINE: PROMUOVERE LA MENTALIZZAZIONE" Sede: OSPEDALE S. CARLO - MILANO; Info: IDA.TACCONI@EFFETTI.IT ; Fees= euro 150.

Curriculum

 

PETER FONAGY

Peter Fonagy, PhD FBA is Freud Memorial Professor of Psychoanalysis and Director of the Sub-Department of Clinical Health Psychology at University College London.  He is Chief Executive of the Anna Freud Centre, London. He is Consultant to the Child and Family Program at the Menninger Department of Psychiatry at Baylor College of Medicine. He is a clinical psychologist and a training and supervising analyst in the British Psycho-Analytical Society in child and adult analysis. His clinical interests centre around issues of borderline psychopathology, violence and early attachment relationships.  His work attempts to integrate empirical research with psychoanalytic theory. He holds a number of important positions, which include Co-Chairing the Research Committee of the International Psychoanalytic Association, and Fellowship of the British Academy. He has published over 200 chapters and articles and has authored or edited several books. His most recent books include Attachment Theory and Psychoanalysis (published 2001 by Other Press), What Works For Whom? A Critical Review of Treatments for Children and Adolescents (with M. Target, D. Cottrell, J. Phillips & Z. Kurtz – published 2002 by Guilford), Psychoanalytic Theories: Perspectives from Developmental Psychopathology (with M. Target – published 2003 by Whurr Publications), Psychotherapy for Borderline Personality Disorder: Mentalization Based Treatment (with A. Bateman – published 2004 by Oxford University Press) and What Works For Whom? A Critical Review of Psychotherapy Research (with A. D. Roth – published 2004 by Guilford).

 

 

GIORGIO G. ALBERTI

Nel 1970  laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università Statale di Milano, dove nel 1974 consegue il diploma di specialità in Psichiatria. Dal 1971 al 1975 è assistente presso il Centro di Pronto Intervento Neuropsichiatrico R. Bozzi della Provincia di Milano.

Dal 1975 al 1981 è aiuto presso i servizi psichiatrici della provincia di Pavia. Oltre che nell’attività clinica, intra- ed extraospedaliera, si impegna nell’attività di umanizzazione e deistituzionaliz-zazione dell’ospedale psichiatrico di Voghera, e della organizzazione dei centri di salute mentale di Pavia e poi Garlasco che egli dirige.

Nel 1981 è all’ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura e poi al Centro Psico-Sociale di Zona 3 a Milano di cui è il responsabile dal 1981 al 1989.

Frequenta i corsi della Scuola di Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale di Milano.

Nello 1988 diventa primario psichiatra presso l’USSL 21 di Morbegno.

A livello  di psicoterapia individuale  inizia a studiare  il problema  dell’integrazione  tra  diversi approcci.

Nel 1994 primario della Unità Operativa Psichiatrica dell’Ospedale San Carlo Borromeo, che tuttora dirige. Nel 1996 è nominato responsabile del Dipartimento di Salute Mentale.

Nel giugno 1999 è eletto nella Segreteria del Coordinamento Regionale Lombardo dei Primari di

Psichiatria, in cui resta fino al 2001.

Dal 2000 all’attualità promuove la partecipazione della sua équipe a ricerche epidemiologiche mul-ticentriche, quali la HoNOS 2 sul rapporto tra costo e gravità dei pazienti psichiatrici, la Respil sulla residenzialità psichiatrica, oltre che a ricerche in campo psicofarmacologico (p.es. ricerca RIS-ITA, di confronto in doppio cieco tra risperidone e aloperidolo nelle schizofrenie acute e, più recente-mente, la sperimentazione sul risperidone long-acting).

Nel 2002 ha organizzato il 1° congresso nazionale della sezione italiana SEPI presso l’Ospedale San Carlo Borromeo, di cui ha curato gli atti.

La sua produzione scientifica comprende circa 70 articoli e contributi a libri a più autori, su temi epidemiologici, psicofarmacologici e psicoterapeutici, oltre a due volumi, uno sulla schizofrenia e un altro sull’integrazione tra le psicoterapie, editi ambedue da F. Angeli.

E’ socio SIP, Società Italiana di Psichiatria, oltre che membro del consiglio direttivo e del comitato esecutivo della sezione regionale lombarda della  stessa SIP; socio AIAMC - Associazione italiana analisi modificazione comportamento; socio SEPI – Society for the Exploration of Psychotherapy Integration.

 

 

 

MARIA ISABELLA GRECO

Laurea in Medicina e Chirurgia il 26/6/84 presso l’Università degli Studi di Pisa. Voto: 110/110,  abilitazione professionale conseguita nel settembre 1984 presso l’Università degli Studi di Pisa, Diploma di specializzazione in psichiatria conseguito il 5/7/88 presso l’Università degli Studi di Milano. Voto: 70 e lode/70.

 

Medico Interno presso la Clinica Psichiatrica dell’Università degli Studi di Milano dal settembre 1984 al febbraio 1988: in tale periodo si è interessata di medicina psicosomatica nell’ambito del Consorzio Internazionale per lo Studio delle Reazioni  Neurologiche e Psicologiche relative alla Cardiochirurgia (Responsabile: Prof. Wilner del Dipartimento di Psichiatria del Long Island Jewish Medical Center di New York) ed ha collaborato alla ricerca nell’ambito del Progetto Finalizzato Oncologia del C.N.R occupandosi prevalentemente della patologia neoplastica dell’apparato genitale femminile.

 

In trattamento psicoanalitico dall’ottobre 85 al giugno 93 con un membro della Società Italiana di Psicoanalisi, è iscritta all’Albo degli Psicoterapeuti dell’Ordine dei Medici di Milano.

 

Ha conseguito nel feb.2002 il diploma del corso di formazione manageriale per “Dirigente sanitario di struttura complessa” (Regione Lombardia).

 

Servizi prestati presso Pubbliche Amministrazioni

Medicina fiscale presso il Com. di Milano - Guardia medica presso la USSL 17 di Bellano - Guardia medica per il Comune di Milano - Medico convenzionato per la medicina generale in qualità di sostituto - Medicina termale - Guardia turistica presso USSL 23 di Tirano - Componente medico della commissione per il riconoscimento delle invalidità Ussl 75/5.

 

Servizio presso l’Unità Operativa di Psichiatria dell’Ospedale San Carlo Borromeo dal 2 febbraio 88 a tutt’oggi.  Dal 1-12-95, coordina per il Dipartimento di Salute Mentale il Nucleo per l’Aggiornamento e la Formazione (dal 1998 con posizione 3A) e dal maggio 2000 referente per i ricoveri della UOP 54 effettuati presso l’SPDC del medesimo Ospedale.

 

Pubblicazioni

Il simbolismo del cuore attraverso i sogni del paziente cardiochirurgico - Atti del XXXVI Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria - Milano 21-26 Ottobre 1985 Ghedini Editore / Valutazione della performance neuropsicologica in pazienti cardiochirurgici mediante somministrazione testale Atti del XXXVI Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria - Milano 21-26 Ottobre 1985 - Ghedini Editore / Lo spazio vissuto nel contesto delle pratiche riabilitative di tipo psicomotorio - Atti del XXXVI  Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria - Milano 21-26 Ottobre 1985 - Ghedini Editore / Aspetti del rapporto medico/paziente durante la somministrazione testale - Atti del I° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psicologia Medica – Roma 18-19 Ottobre 1986 - IES Mercury Editoria / La rehabilitation dans le cancer du sein - Atti VI èmes Journées Psychologie et Cancer – Marsiglia 22-24 Ottobre 1987 / Ansia e depressione nelle neoplasie ginecologiche - Argomenti di psico-oncologia CNR Prog.finalizzato “Oncologia” – Sottoprogetto11 / La riabilitazione nella paziente mastectomizzata - Atti del I° Congresso Nazionale di Riabilitazione medico chirurgica – Copanello 11-13 Giugno 1987 - Monduzzi Editore / Recents Advances in Study of Quality of Life in Patients affected by Gynecological Cancer - Atti 4th European Conference on Clinical Oncology and Cancer Nursing – Madrid 1-4 Novembre 1987 / Aspetti psicodinamici della rettocolite ulcerosa - Atti XXVIth World Congress of the International College of Surgeons –Milano 3-9 Luglio ’88 - Monduzzi Editore / Psychosocial Aspects of Rehabilitation of colostomized Patient - Atti XXVIth World Congress of the International College of Surgeons –Milano 3-9 Luglio ’88 - Monduzzi Editore / Una unità operativa psichiatrica in assenza del SPDC: utilità delle strutture intermedie - Atti del XXXVII Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria –Roma 6-11 Febbraio 1989 - CIC Edizioni Internazionali / Gabapentin and Valproate as an adjunct in the neuroleptic treatment of manic syndromes - Atti XI th Congress of the European College of Neuropsychopharmacology – Parigi 31 Ott.-4 Nov.1998 - Editore Elsevier / Un triennio d’aggiornamento psichiatrico al San Carlo di Milano: riflessioni su un’esperienza (Psichiatria Oggi – N.2 Novembre 1999) - Abuso di sostanze e psicopatologia: l’esperienza di un Servizio Psichiatrico di diagnosi e cura – (Psichiatria Sociale n.2 – sett.2002).

 

Partecipazione in qualità di docente ai seguenti Corsi

Corso di aggiornamento interdisciplinare sulla riabilitazione psicologica entero ed urostomale per operatori addetti ai Centri AISTOM - Corso di formazione per enterostomisti 1987-1988, Attività di supervisione di casi clinici relativamente alle problematiche psichiatriche/ psicologiche nell’ambito del Servizio di Nefrologia e Dialisi  dall’89 a tutt’oggi con cadenza quindicinale - Corso APTUS per Ausiliari Socio- Assistenziali . Materia d’insegnamento: elementi di psicologia e sociologia  (70 ore ) , Relazione dal titolo: La depressione mascherata . Incontro scientifico con i medici di base di Cesano Boscone , Relazione dal titolo: Psicofarmaci e ricoveri in SPDC. Programma psicoeducativo CRT - Relazione dal titolo “I Disturbi d’ansia. ” Incontro scientifico con i medici di base di Milano - Docente nel Corso di formazione Triage Osp.S.Carlo B.- Docente nel Master di Medicina Generale “Diagnosi e trattamento delle patologie Neuropsichiatriche” - Docente nel corso “Principi di Pschiatria” - Relazione nell’ambito del convegno “La psicoterapia cognitivo analitica di Ryle” - Relazione nell’ambito del convegno “Doppia diagnosi” - Insegnamento di Psicologia Clinica nel corso di Diploma Universitario di Infermiere – anni accademici 1999/2000, 2000/2001 , 2001/2002

 

Partecipazione alla Segreteria Scientifica e /o Organizzativa dei seguenti Corsi

Convegno Nazionale: “Il cancro avanzato e l’équipe curante: i problemi psicologici degli operatori addetti alla cura dell’ammalato inguaribile- prospettive d’intervento” - Corso di aggiornamento interdisciplinare sulla riabilitazione psicologica entero ed urostomale per operatori addetti ai centri AISTOM  - Attualità in Psichiatria  - Metodologia del lavoro psichiatrico - Training sulle tecniche di abilità sociale Dinamiche gruppali nel contesto riabilitativo con pazienti psichiatrici  - Il trattamento integrato dei disturbi del comportamento alimentare  - La metodica del Problem Solving - I figli dei pazienti psicotici - Psichiatria di Consultazione – Tavola rotonda: dall’ecclettismo all’integrazione – Incontri sul tema: La persona malata – Corso per infermieri: Principi di assistenza psichiatrica – Convegno Naz. S.E.P.I.: Integrità e integrazione in Psicoterapia – Convegno: La psicoterapia cognitivo analitica di Ryle nel trattamento del disturbo borderline di personalità – Convegno sulla Doppia Diagnosi: Incontro con Joel Solomon.

 

 

CESARE MAFFEI

 

Dati Personali:

Nome:                                                 Cesare

Cognome:                                           Maffei

Data di nascita:                                     30 giugno 1951

Luogo di nascita:                                    Voghera (Pv)

Cittadinanza:                                     Italiana

Residente a:                                       Via Sigieri, 11  -  20135 Milano

 

 

Curriculum degli studi:

Nell' Anno Accademico 1970/71,

si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano.

 

Nel 1976,

si laurea in Medicina e Chirurgia discutendo una tesi sperimentale dal titolo: "Aspetti neuropsicologici dei processi cognitivi in pazienti schizofrenici"., con il punteggio di  110/110 e lode.

 

Nel 1980,

si specializza in Psichiatria discutendo una tesi dal titolo "I processi cognitivi nella Schizofrenia",  con il punteggio di 70/70 e lode.

 

Carriera Universitaria:

 

Nel 1980

diviene Assistente Ordinario presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano.

 

Nel 1986,

diviene Professore Associato di Psicologia Medica (raggruppamento disciplinare M11E, Psicologia Clinica) presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano.

 

Nel 1998,

diviene Professore Associato di Psicologia Clinica presso la Facoltà di Psicologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele.

 

Dall'a.a.1998/99 è Delegato Rettorale per la Valutazione presso la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI).

 

Nel marzo 2000,

diviene Professore Ordinario di Psicologia Clinica presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

 

Attività didattica:

 

Partecipa, a partire dall'Anno Accademico 1976/77 ai Corsi di Clinica Psichiatrica tenendo gruppi di esercitazione e lezioni:

 

A.A. 1976/77,

Secondo Insegnamento di Clinica Psichiatrica, Primo Incarico (Prof. G.Penati).

A.A. 1977/78,

Secondo Insegnamento di Clinica Psichiatrica, Primo Incarico (Prof. G.Penati).

A.A. 1978/79,

Corso di Clinica Psichiatrica IV, Terzo Incarico (Dott. G. Smeraldi).

A.A. 1979/80,

Corso di Clinica Psichiatrica IV, Terzo Incarico (Dott. G. Smeraldi).

A.A. 1980/81 - 1981/82 - 1982/83,

Corso di Clinica Psichiatrica I. (Prof. C. L. Cazzullo).

 

Durante tali Anni Accademici ha tenuto seminari presso la Scuola di Specializzazione in Psichiatria.

Dall'A.A. 1981-82 all'A.A. 1987/88,

Ha tenuto il Corso di  Psicologia Generale e Psicodiagnostica presso la Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell'Università di Milano.

Dall'A.A. 1986/87 all'A.A. 1989/90,

Ha tenuto i Corsi di Psicopatologia ed Igiene Mentale e di Psicologia Clinica presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia dell'Università di Milano.

A.A. 1986/87,

Ha tenuto il Corso di Psicologia Medica per gli studenti del IV anno di Medicina e Chirurgia, presso il Polo Policlinico.

Dall'A.A. 1986/87 all'A.A. 1991/92,

Ha tenuto il Corso di Psicologia Medica per gli studenti del IV anno di Medicina e Chirurgia presso il Polo S. Paolo.

Dall'A.A. 1988/89 all'A.A. 1997/98

Ha tenuto  il Corso di Psicologia Medica per gli studenti del IV anno di Medicina e Chirurgia presso il Polo S. Raffaele.

Dall' A.A. 1988/89 all' A.A. 1994/95 e nell' A.A. 1997/98,

Ha tenuto per affidamento, il Corso di Psicologia Clinica per gli studenti del V anno di Medicina e Chirurgia presso il Polo S.Raffaele.

Dall'A.A. 1988/89 all'A.A. 1997/98

Ha tenuto il Corso di Psicologia Medica presso la Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell'Università di Milano.

Dall'A.A. 1989/90 all'A.A. 1990/91,

Ha tenuto il Corso di Psicopatologia Generale e dell'Età evolutiva presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica dell'Università di Milano.

Dall'A.A. 1991 al 1999,

Ha tenuto il Corso di Teorie e Modelli dell'Intervento Psicoterapeutico presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica dell'Università di Milano.

Dall' A.A. 1997/98 a tutt'oggi

Tiene , per affidamento, il Corso di Psicologia Dinamica presso la Facoltà di Psicologia dell' Università Vita-Salute S.Raffaele di Milano.

Dall’A.A. 1999/2000 a tutt’oggi,

Tiene  il Corso di Psicologia Clinica presso la Facoltà di Psicologia dell' Università Vita-Salute S.Raffaele di Milano.

 

Attività clinica:

 

A.A. 1973/74,

Allievo interno nel reparto di Medicina Generale "Brera" dell'Ospedale Maggiore di Niguarda.

A.A. 1974/75 - 75/76  e fino al 27.10.1976,

Allievo interno presso l'Istituto di Clinica Psichiatrica dell'Università di Milano.

Dal 28.10.1976,

Prosegue la frequenza presso l'Istituto di Clinica Psichiatrica dell'Università di Milano in qualità di "Medico interno con funzioni assistenziali".

Dal 1978 al 1979,

Tirocinio pratico ospedaliero in Psichiatria presso il Padiglione Guardia II del Policlinico, Clinica Psichiatrica dell'Università di Milano.

Dal 1979 al 1980,

Assistente incaricato presso l'Ospedale Psichiatrico Provinciale Paolo Pini di Milano.

Dal 1980 al  1986,

Attività di reparto, ambulatoriale e di Pronto Soccorso presso il Padiglione Guardia II del Policlinico di Milano (Clinica Psichiatrica dell'Università), in qualità di Assistente Ordinario.

Dal 7 giugno 1988 al 31 ottobre 1998,

Direttore del Servizio di Psicologia Medica e Psicoterapia del Dipartimento di Scienze Neuropsichiche dell'Ospedale San Raffaele di Milano.

Dal 1 novembre 1998 a tutt’oggi,

Direttore del Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia del Dipartimento di Scienze Neuropsichiche dell'Ospedale San Raffaele di Milano.

 

Altri titoli:

E' iscritto all'Ordine dei Medici ed all'Ordine degli Psicologi ed all'Elenco degli Psicoterapeuti di entrambi gli Ordini.

 

E' socio fondatore e Presidente dell'Associazione Italiana per lo Studio dei Disturbi di Personalità (AISDP), affiliata all'International Society for the Study of Personality Disorders  (ISSPD).

 

E' socio:

della International Society for the Study of Personality Disorders  (ISSPD). Di quest' ultima è socio, membro dell'Executive Board e chairman del Committee for Collaborative Research.

della New York Academy of Sciences,

dell' American Association  for Research on Personality Disorders (ARPD),

dell' Association Française d' Etude et de Recherche sur les Troubles de la Personnalité ( AFERTP),

della Società Italiana di Psicoterapia Medica (SIPM).

 

ANTONIO SEMERARI

Antonio Semerari è nato a Martina Franca nel 1950. Vive a Roma da molti anni; è sposato ed ha tre figli. Ha studiato medicina e psichiatria all’Università “La Sapienza” di Roma.

Subito dopo la laurea ha cominciato ad interessarsi alla psicologia e alla psicoterapia cognitiva risultando tra coloro che hanno introdotto il cognitivismo clinico nel nostro paese.

I primi lavori di ricerca risalgono all’inizio degli anni’80 quando con Francesco Mancini e Sandra Sassaroli finalizzati a chiarire  i meccanismi cognitivi di automantenimento delle sintomatologia nevrotica.

Nel 1984 diventa didatta della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva ed inizia un’interrotta attività di formazione di psicoterapeuti.

Nel 1985 cura con Francesco Mancini il volume “La psicologia dei costrutti personali: Saggi sulla Teoria di G.A. Kelly”, Franco Angeli, che contribuisce ad introdurre in Italia la psicologia costruttivista.

Nel 1989 gli viene affidato l’insegnamento di psicoterapia cognitiva presso la specializzazione in psichiatria dell’Università Cattolica di Roma, e nel 1990 viene chiamato ad insegnare nel corso post-laurea di psicoterapia cognitiva dell’Università di Barcellona.

In quello stesso periodo comincia ad interessarsi dello studio della relazione terapeutica e del confronto tra psicoanalisi e psicoterapia cognitiva. Le riflessioni teoriche e cliniche di quel periodo portarono alla pubblicazione nel 1991 de “I processi cognitivi nella relazione terapeutica”, NIS, Roma.

Il tema era allora scarsamente trattato in terapia cognitiva e il libro ebbe una certa risonanza anche per il confronto sistematico con le teorie psicoanalitiche ed ha certamente contribuito allo sviluppo di un dialogo tra le due tradizioni di ricerca. Gli interessi per la dimensione interpersonale della psicoterapia lo porta ad interessarsi del trattamento dei pazienti relazionalmente “difficili” in particolare dei pazienti con Disturbi di Personalità.

Con un gruppo di allievi fonda nel 1996 il III Centro di Psicoterapia Cognitiva orientato verso il trattamento dei pazienti gravi. Contemporaneamente viene fondato il gruppo di ricerca del III Centro di cui è coordinatore. La ricerca del gruppo si indirizzata all’analisi dei trascritti di sedute di pazienti con Disturbi di Personalità. In particolare, nel corso del trattamento vengono studiate le variazioni delle funzioni metacognitive, ovvero come si modificano nel tempo le capacità dei pazienti di monitorare, comprendere e regolare i propri contenuti mentali.

Il lavoro di ricerca del III Centro ricevette abbastanza presto un certo riconoscimento internazionale e due strumenti di indagine del processo terapeutico ideati dal gruppo, la “Scala di valutazione della Metacognizione (Svam)” e la “Griglia degli Stati Problematici”, vengono utilizzate da gruppi di diversi paesi.

Il modello del Terzo Centro è stato riassunto nel 1999 nel volume collettivo (curato da Semerari) “Psicoterapia cognitiva del paziente grave: Metacognizione e relazione terapeutica”, Cortina, Milano, che viene tradotto in spagnolo nel 2002 da Desclee de Brouwer. A questo libro farà seguito nel 2004 un altro lavoro collettivo curato da Dimaggio e Semerari: “I disturbi di personalità: modelli e trattamento”, Laterza, Roma. Anche di questo libro i diritti di traduzione sono stati di recente acquistati dalla Desclee de Brouwer.

Nel 2000 Semerari viene eletto presidente della Sezione Italiana della Society for Psychotherapy Research (S.P.R.), carica che terrà fino al congresso internazionale del 2004 tenutosi a Roma.

Sempre nel 2000 pubblica con Laterza il libro: “ Storia, teorie e tecniche della psicoterapia cognitiva” anch’esso tradotto in spagnolo nel 2002 dalla Paidos.

 

Elenco delle principali pubblicazioni degli ultimi anni.

-      A. Semerari (1998): Costruttivismo e Psicoterapia Cognitiva. Psicobiettivo, 18; 1.

-         M. Procacci, A. Semerari (1998): Il senso di non-appartenenza e non-condivisione in alcuni disturbi di personalità: modello clinico e intervento psicoterapeutico. Psicoterapia, 12.

-         A. Semerari, A. Carcione, G. Dimaggio, M. Falcone, G. Nicolò, M. Procacci (1998): Analisi delle sedute attraverso la valutazione degli stati problematici e delle funzioni metacognitive. Quaderni di Psicoterapia cognitiva, 3.

-         M. Procacci, R. Popolo, G. Vinci, A. Semerari, A. Carcione, G. Dimaggio, M. Falcone, G. Nicolò, I. Pontati, G. Alleva (2000): Stati mentali e funzioni metacognitive nel disturbo evitante di personalità: studio su caso singolo. Ricerca in Psicoterapia, 3;1.

-         A. Semerari, A. Carcione, G. Nicolò (2000): Metacognition y relation terapeutica en el tratamiento de pacientos con trastornos de la personalidad. Revista Argentina de Clinica Psicologica, IX.

 

-         G. Nicolò, E. Mergethaler, I. Pontalti, A. Semerari, A. Carcione, D. Catania (2000): Analisi dei patterns di Emozione-Astrazione in un trattamento psicoterapeutico cognitivista: risultati preliminari. Psicoterapia, 21.

-         A. Semerari, A. Carcione, M. Falcone, G. Nicolò (2001): E’ possibile osservare diversi profili metacognitivi in diversi disturbi di personalità? Come misurare la funzione metacognitiva in psicoterapia. Sistemi Intelligenti, 13;1.

-         G. Dimaggio, A. Semerari (2001): Psychopathological Narrative Forms. Journal of Constructivistic Psychology, 14.

-         G. Dimaggio, A. Carcione, A. Semerari, M. Marraffa, M. Falcone, G. Nicolò, I. Pontati, M. Procacci (2001): Modelos de mantenimento de los trastornos de personalidad. Revista de Psicoterapia, 45.

-         A. Semerari (2001): La disfunción metacognitiva en el trastorno de personalidad borderline. Revista de Psicoterapia, 45.

-         A. Carcione, L. Conti, G. Dimaggio, G. Nicolò, A. Semerari (2001): Estados mentales, déficits metacognitivos y ciclos interpersonales en el trastorno de personalidad por dependencia. Revista de Psicoterapia, 45.

-         G. Dimaggio, A. Semerari (2001). El narcisismo en acción. Un modelo de psicopatología ilustrado per el análisis intensivo de un caso individual. Revista de Psicoterapia, 45. 

-         M. Procacci, G. Dimaggio, A. Semerari (2001). El trastorno de personalidad por evitación. De la psicoterapia descriptiva a un modelo de mantenimento del trastorno. Revista de Psicoterapia, 45.

-         G. Nicolò, G. Dimaggio, A. Semerari, A. Carcione (2001): Metacognición y trastorno paranoide de personalidad. Revista de Psicoterapia, 45.

-         G. Dimaggio, A. Semerari, M. Falcone, G. Nicolò, A. Carcione & M. Procacci (2002):    Metacognition, states of mind,  cognitive biases and interpersonal cycles: proposal for an integrated narcissism model, Journal of Psychotherapy Integration, 12, n.4, 421-451

-         G. Dimaggio, G. Salvatore, C. Azzara, D. Catania, A. Semerari & H. J. M. Hermans (2003)

Dialogical relationships in impoverished narratives: From theory to clinical practice.

Psychlogy and Psychotherapy: Theory, Research and Practice,76, 385-409.

 

-         A. Semerari, A. Carcione, G. Dimaggio, M. Falcone, G. Nicolò, M. Procacci (2003): Assessing Problematic States. Psychotherapy Research, 13(3), 337-353.

 

-  A. Semerari, A. Carcione, G. Dimaggio, M. Falcone, G. Nicolò, M. Procacci, G. Alleva (2003), How to evaluate metacognitive functioning in psychotherapy? The metacognition assessment scale and its application, Clinical Psychology and Psychotherapy, 10, 238-261

 

Capitoli in libri

-         A. Semerari, G. Dimaggio (1998): La storia del paziente secondo Antonio Semerari e Giancarlo Dimaggio. In: F. Veglia (a cura di) “Storie di vita”; Bollati Boringhieri, Torino.

-         G. Dimaggio, A. Semerari (1998): La costruzione di storie e l’immagine del corpo. In: M. Ceruti e G. LoVerso (a cura di) “Epistemologia e Psicoterapia”; Raffaello Cortina, Milano.

-         A. Semerari, A. Carcione, G. Dimaggio, M. Falcone, G. Magnolfi, G. Nicolò, M. Procacci (1998): La valutazione in Psicoterapia. In: S. Di Nuovo, G. Lo Verso G., M. Di Blasi, F. Giannone “La valutazione della psicoterapia: un’ipotesi italiana”; Franco Angeli, Milano.

-         A. Semerari (1999): La relazione terapeutica e la tecnica del colloquio. In: A. Semerari (a cura di) “Psicoterapia cognitiva del paziente grave”; Raffaello Cortina, Milano.

-         A. Carcione, G. Nicolò, A. Semerari (1999): Deficit di rappresentazione degli scopi. In: A. Semerari (a cura di) “Psicoterapia cognitiva del paziente grave”; Raffaello Cortina, Milano.

-         G. Dimaggio, M. Procacci, A. Semerari (1999): Deficit di condivisione e di appartenenza. In: A. Semerari (a cura di) “Psicoterapia cognitiva del paziente grave”; Raffaello Cortina, Milano.

-         A. Semerari (1999): Deficit di regolazione emotiva. In: A. Semerari (a cura di) “Psicoterapia cognitiva del paziente grave”; Raffaello Cortina, Milano.

-         A. Carcione, A. Semerari (2001): La metacognizione nel trattamento del paziente con disturbi di personalità: la tecnica del colloquio e le strategie di condivisione. In: D. Strozzi, C.M. Xella. Atti del Convegno internazionale “Il futuro in psicoterapia. Ritorno alla clinica”, Milano

-         A. Semerari, A. Carcione, Nicolò G., Falcone M. Il Modello Metacognitivo  in Cristiano Castelfranchi, Francesco Mancini, Maria Miceli (a cura di) Fondamenti di cognitivismo clinico, Bollati Boringhieri Torino 2002.

-         A. Semerari, A. Carcione, G. Nicolò (2003): Metafore e processi metacognitive in psicoterapia. In: A. Pacciolla, N. Natoli ( a cura di), Metafora e psicologia, Laurus Robuffo, Roma

-         G. Dimaggio, A. Semerari, (2004). Disorganized Narratives: the psychological condition and its treatment. How to achieve a  metacognitive point of view restoring order to chaos. In L. Angus & J. McLeod (Eds.), Handbook of narrative psychotherapy: Practice, Theory and Research (pp. 263-282). Thousand Oaks, CA: Sage.    

-         A. Semerari, A. Carcione, G. Dimaggio, G. Nicolò, M. Procacci (2004).  A dialogical approach to patients with personality disorders. In: Hubert J.M. Hermans, G. Dimaggio (a cura di) The dialogical Self in Psychotherapy, Brunner- Routledge NY 

Libri curati

-         F. Mancini, A. Semerari (1985): La psicologia dei costrutti personali: saggi sulla teoria di G.A. Kelly; F. Angeli, Milano.

-         F. Mancini, A. Semerari (1990): Le teorie cognitive dei disturbi emotivi; La Nuova Italia Scientifica, Roma.

- A. Semerari (1999): Psicoterapia cognitiva del paziente grave; Raffaello Cortina, Milano. [Trad.spagnola 2002 Desclee De Brouwer]

-  G. Dimaggio, A. Semerari (2003), I disturbi di Personalità, Modelli e Trattamento, Laterza, Roma

 

Libri:

-         A. Semerari (1991): I processi cognitivi nella relazione terapeutica; La Nuova Italia Scientifica, Roma.

 

-         A. Semerari (2000): Storia, teorie e tecniche della psicoterapia cognitiva; Laterza, Roma,  Bari

      [Trad.spagnola 2002 Paidos]

 PETER FONAGY E LA PSICOTERAPIA DEL DISTURBO BORDERLINE:

PROMUOVERE LA MENTALIZZAZIONE

 

                                      MILANO,  VENERDI’ 25 NOVEMBRE 2005

 

 

Razionale

IL CONVEGNO SI PROPONE DI ILLUSTRARE UNA INNOVATIVA METODICA PSICOTERAPEUTICA PER IL TRATTAMENTO DI PAZIENTI AFFETTI DA DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA'. IL SEMPRE CRESCENTE RICORSO DI QUESTI AI NOSTRI SERVIZI SIA AMBULATORIALI CHE DI RICOVERO METTE IN EVIDENZA IMPORTANTI PROBLEMATICHE IN TERMINI DI DISTURBI DELL'UMORE, ATTACCHI DI PANICO, AGITI AUTO ED ETEROAGGRESSIVI, ABUSO DI SOSTANZE, DISABILITA' SOCIALE E PONE DIFFICILI INTERROGATIVI DI GESTIONE.L'INTERVENTO DI QUALIFICATI PROFESSIONISTI DELLA SALUTE MENTALE E' VOLTO A DISCUTERE LE PIU' VALIDE E ATTUALI STRATEGIE D'INTERVENTO E DI CURA.

 

 

 

8.30-9.00     REGISTRAZIONE DEI PARTECIPANTI

 

9.00-9.15         SALUTO DELLE AUTORITA’

                    GIUSEPPE DE LEO

 

9.15-9.30            INTRODUZIONE AI LAVORI 

                    GIORGIO G. ALBERTI

                 Partendo da una prospettiva epidemiologica, relativa alla Lombardia, in cui si evidenzia un rilevante crescita della prevalenza dei disturbi di personalità negli ultimi decenni, si dimostra la necessità di introdurre nel servizio psichiatrico pubblico attività o modalità operative più adeguate alle esigenze terapeutiche dei disturbi gravi di personalità, tra cui in primo luogo i borderline.

Si illustra l'interesse per questa problematica avvertito nel DSM dell'Ospedale San Carlo, ed espressosi anche nel recente passato con il coinvolgimento formativo di studiosi di rilevanza internazionale.

 

9.30-10.30   LA PATOGENESI  DEL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’

   PETER FONAGY

                    Adult personality disorder in increasingly seen as associated with adverse childhood experience.  The relationship of early experience and adult personality turns out to be complex.  To understand it we require a comprehensive model based in developmental theory.  The paper will present a developmental model of borderline personality disorder with three major risk elements: 1). lack of contingency and markedness of infant-mother interaction; 2). lack of playfulness in the family and 3). attachment trauma.  These risks interactively combine with three major categories of sequelae: 1). disorganized attachment and associated disorganization of self structure; 2). failures of mentalization; 3). the ‘hyperactivation’ of the attachment system and 4). a shift in the switch point between two cortical arousal systems.  The outcome of these interactive influences is the distortion of mental function characterized by failure of mentalization and the re-emergence of pre-mentalistic modes of subjectivity including psychic equivalence, the pretend mode, and teleological thinking.  We have evolved a therapeutic approach which aims to take into consideration these developmental vulnerabilities and appears to enhance the success of psychotherapeutic interventions regardless of orientation. The key aim of this approach is the enhancement of mentalisation.  While many therapeutic approaches to BPD can be modified to fit with this aim, certain aspects of classical treatments come to be seen as not helpful and possibly even iatrogenic. The paper will review key features of the approach and identify aspects of psychological therapy which we believe to be critical in ringing about enduring change as well as those we believe to hinder recovery.

 

 

INTERVALLO

 

 

11.00-12.00  LA PSICOTERAPIA DEL DISTURBO BORDERLINE 

                     PETER FONAGY

 

 

PRESENTAZIONE DEI DISCUSSANTS

                       M. ISABELLA GRECO

 

INTERVENTI  DEI DISCUSSANTS

 

 12.00-12.30 CESARE MAFFEI,

 12.30-13.00 ANTONIO SEMERARI

 

13.00–13.30          DISCUSSIONE

 

PRANZO

 

 

14.15-15.15    DIBATTITO FRA IL PUBBLICO E 

                      PETER FONAGY, CESARE MAFFEI, ANTONIO SEMERARI

   MODERATORE : M. ISABELLA GRECO

 

 

15.15-15.45    CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

                     GIORGIO G. ALBERTI

 

15.45-16.15          DISCUSSIONE

 

16.15-16.30  QUESTIONARI ECM

 

PETER FONAGY E LA PSICOTERAPIA DEL DISTURBO BORDERLINE:

PROMUOVERE LA MENTALIZZAZIONE

 

                                      MILANO,  VENERDI’ 25 NOVEMBRE 2005

 

 

RELATORI E MODERATORI

 

DR. GIUSEPPE DE LEO

DIRETTORE GENERALE

AO “OSPEDALE SAN CARLO BORROMEO” MILANO

 

PROF. GIORGIO G. ALBERTI

DIRETTORE DIPARTIMENTO SALUTE MENTALE, AO SAN CARLO BORROMEO MILANO 

PROFESSORE A CONTRATTO, SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE PSICOLOGIA CLINICA

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI, MILANO

 

PROF. PETER FONAGY,  PHD, FBA

FREUD MEMORIAL PROFESSOR OF PSYCHOANALYSIS 

DIRECTOR, SUB-DEPARTMENT OF CLINICAL HEALTH PSYCHOLOGY

UNIVERSITY COLLEGE LONDON

 

DR.SSA MARIA ISABELLA GRECO

COORDINATORE ATTIVITÀ AGGIORNAMENTO E FORMAZIONE DSM AO SAN CARLO BORROMEO

COORDINATORE DEGENZE  U.O.P. 54 DSM AO SAN CARLO BORROMEO

 

PROF. CESARE MAFFEI

PROFESSORE ORDINARIO DI PSICOLOGIA CLINICA,

UNIVERSITÀ VITA-SALUTE SAN RAFFAELE, MILANO

PRESIDENTE

INTERNATIONAL SOCIETY FOR THE STUDY OF PERSONALITY DISORDERS – ISSPD

 

PROF. ANTONIO SEMERARI

PSICANALISTA, ROMA 

 

PETER FONAGY E LA PSICOTERAPIA DEL DISTURBO BORDERLINE:

PROMUOVERE LA MENTALIZZAZIONE

 

                                      MILANO,  VENERDI’ 25 NOVEMBRE 2005

 

 

INFORMAZIONI GENERLI

 

 

Sede del convegno:

Sala Conferenze – Azienda Ospedaliera San Carlo Borromeo

Via Pio II, 3 – 20153 Milano

 

Crediti formativi:

Verrà richiesta domanda di accreditamento ECM per medici, psicologi, infermieri ed educatori professionali

  

Quote d’iscrizione:

Medici           150,00€

 Il convegno è a numero chiuso e la partecipazione è soggetta a riconferma da parte della segreteria organizzativa.

 La partecipazione dei dipendenti dell’AO San Carlo è gratuita, compatibilmente con la disponibilità di posti

 

Velletri (Roma), 24.11.2005 "PSICOPATOLOGIA E ANTROPOLOGIA CULTURALE: STATO DELL’ARTE E PROSPETTIVE "; Sede: Sala Conferenze “Benito Al Bosco; Info: : psicoeantro@exicite.it  

OBIETTIVI

 

L’obiettivo che il convegno si pone è quello di avviare un dibattito tra i maggiori esperti nel campo della psicopatologia e dell’antropologia culturale, al fine di pervenire ad una decostruzione della cultura dell’occidente come depositaria del “verbo medico” e favorire in tal modo una serie di ricongiungimenti tra culture diverse. Appare infatti oggi più che mai necessario considerare, accanto ai modelli della cultura occidentale (si veda ad esempio il punto di vista neuro-biologico), anche quelli specifici di altre culture che prescindono da questo o “non se ne lasciano colonizzare”, favorendo non una mera globalizzazione ma un affiancamento integrato di autonomie.

La medicina biologica tecnicizandosi ha vinto oggi su tutti i campi, dimostrandosi la “medicina migliore”, ma il rischio che si corre è quello di “perdere l’Uomo” reificandolo.

Chi lavora nell’ambito della psicopatologia si trova a confrontarsi con sistemi di pensiero che sono diversi dal sistema di pensiero studiato dagli psicopatologi occidentali. Lo stesso Foucault auspicava la nascita di una materia che avesse per oggetto la “storia dei sistemi di pensiero”. Tutti i sistemi di pensiero se confrontati non sono gerarchizzati ma, nessuno escluso, hanno un seme di verità nella relazione terapeutica, nell’essere umano che si ammala. Tutte le ritualità apotropaiche presenti nelle culture “preletterate”, non sono altro, ad esempio, che una forma di prevenzione

paragonabile alla nostra. Mentre nell’800 il contatto con queste culture avveniva tramite il racconto dei pochi viaggiatori, oggi le “vediamo” in casa nostra. Questo spinge gli organizzatori a ritenere che un corretto concetto di psicopatologia non possa esistere se non nell’accezione di “psicopatologia culturale”.

 

 

 

ARGOMENTI

 

Etnopsichiatria e psichiatria transculturale

 

Storia della psichiatria transculturale

 

Psicopatologia fenomenologia e approccio transculturale

 

L’intervento psichiatrico su pazienti non-nazionali

 

Le patologie mentali nell’era della globalizzazione

DESTINATARI

 

Il convegno si rivolge a medici psichiatri e psicologi nonché agli operatori nell’ambito socio-sanitario, che sempre più frequentemente si confrontano con aspetti psicopatologici espressi con sintomatologie specifiche tipiche di diverse culture. Il convegno vuole fornire strumenti di comprensione del sintomo e del paziente nel suo complesso codice di significato ampliando la prospettiva nosografia psichiatrica del modello medico occidentale.

 

Presidente Onorario: Bruno Callieri

 

Presidenza del Convegno: Pietro Bria, Romano Mastrogirolamo, Mario Pinto

 

Segreteria scientifica e organizzativa: Emanuele Caroppo, Vera Dani   

                Maria Teresa Daniele, Giuseppe Di Maria,

                                   Nicoletta Giacchetti

 

Responsabile dei rapporti con la stampa: Manuela Di Vito, Clara Camerino

 

E-mail: psicoeantro@exicite.it

ABSTRACT DELLE PRINCIPALI RELAZIONI

 

1.     Ancora Alfredo

2.                             Beneduce Roberto

3.              Callieri Bruno

4.    Cardamone Giuseppe

5.    Faranda Laura

6.    Inglese Salvatore

7.    Mellina Sergio

 

 

                                                                                                                                                                                               

1.    ANCORA A.

 

I COSTRUTTORI DI TRAPPOLE DEL VENTO. FORMAZIONE E PSICHIATRIA TRANSCULTURALE

 

Il mondo della formazione sembra permeato in questo momento più da istanze legate solo  all’apprendimento di tecniche che al pensiero che le sottende. L’arte della cura contiene in sè un’affascinante scommessa che la rende per questo più vicina al mondo dell’artista, stante la sua possibilità di dare ad ogni incontro, ad ogni contesto terapeutico,un’aria di unicità ed irrepetibilità (con buona pace di chi i cerca con tutti i mezzi di standardizzarla o clonarla).

La psichiatria transculturale vuole cercare di costruire una direzione di cambiamento nel processo di osservazione, passando attraverso (e non sopra) i vari stili di pensiero e le loro manifestazioni culturali. In questo passaggio fra pratiche e saperi diversi, si assiste spesso a contaminazioni e adattamenti che ogni incontro-scontro con culture altre sollecita e provoca. Tale attraversamento può rappresentare   una  opportunità per evitare   di ingabbiare in rigide griglie conoscitive “un oggetto”, sempre più lontano e sempre più “da studiare”, tanto caro a teorie etnocentriche dure a morire. In realtà l’oggetto è diventato da tempo soggetto: è qui fra noi con tutto il suo carico di sofferenza e di diversità. La  presenza di migranti,rifugiati,vittime di torture,  pare continuamente chiederci,fra l’altro, come ci poniamo noi operatori di fronte a quel “qualcosa che avanza”, a “quello straniero” che irrompe prima nei nostri pensieri oltre che nei nostri servizi ospedalieri e ambulatoriali.

 

 

2.    BENEDUCE R.

 

LA PELLE INTERIORE. LA COSTRUZIONE DIALETTICA DELLA CULTURA E DELLA PSICOPATOLOGIA

 

La comunicazione interroga il gioco di dissimulazione e rivelazione che la cultura e la società opera nei confronti della sofferenza, ma più che di costruzione a un senso si vuole problematizzare il rapporto dialettico fra follia e devianza da un lato, cultura dall'altro. L'analisi dei saperi psicologico-psichiatrici è al riguardo fondamentale per introdurre una prospettiva innovativa relativamente a questi processi, che necessitano anche una preliminare interrogazione su che cosa siano identità e cultura.

 

 

3.    CALLIERI B.

 

L’ETNO PSICHIATRIA COME PATOLOGIA DEL FUTURO

 

La psicopatologia, da sempre in dialogo con l’alterità, deve lasciarsi oggi istruire dall’esperienza etnopsichiatrica, deve lasciarsi desituare al cospetto dell’uomo creatore e portatore di una cultura altra; per una psicopatologia antropologicamente orientata si ratta di un richiamo sempre più pressante di un ritorno ai compiti etici e conoscitivi che le sono propri.

All’etnopsicopatologia spetta la qualifica di “nucleo complesso” dell’etnopsichiatria: se la psicopatologia dell’immigrazione, le ricerche epidemiologiche transculturali, l’etnografia rappresentano specifici campi di pertinenza operativa dell’etnopsichiatria, etnopsicopatologia per il tramite di un modello psicologico “complementarista” e di un approccio metodologico “metaculturale”, opera proprio nel “contesto”, “nell’interfaccia” tra lo psichico e le determinanti culturali. Tali tematiche verranno ampiamente presentate e discusse nel corso del lavoro.  

 

 

4.    CARDAMONE G.

 

PSICOPATOLOGIA, CULTURA E DIMENSIONE ISTITUZIONALE DELLA CURA. LE RISPOSTE DEI SERVIZI

 

Ogni mondo culturale fabbrica degli esseri umani specifici per il tramite della loro affiliazione a luoghi, gruppi, oggetti e dei processi di socializzazione inscritti in un certo ethos culturale. Questa duplice fabbricazione tende a rendere isomorfi, in una situazione intraculturale, la domanda della persona malata ed il sistema di risposta terapeutica che intorno ad essa si attiva. L’incontro tra soggetto in sofferenza e terapeuta definisce il primo in quanto “caso” e questa definizione avviene all’interno di uno specifico contesto istituzionale. Quali modalità di accesso, prese in carico, esiti di trattamento si configurano quando i Servizi di salute mentale operanti nella comunità e, in grado di porsi in maniera culturalmente sensibile, si trovano ad incontrare persone provenienti da altri contesti e universi culturali? In questa relazione vengono affrontati i nodi teorici, operativi, clinici ed organizzativi che configurano le prassi istituzionali di un Dipartimento di salute mentale.

 

 

5.    FARANDA L.

 

L’IDENTITÀ SOSPESA DEI BAMBINI STRANIERI: CONTAMINAZIONI ANTROPOLOGICHE E DECOSTRUZIONI NOSOGRAFICHE

 

L’intervento tenterà di sintetizzare l’esperienza di ricerca condotta in alcune scuole romane sui disagi e la fatica identitaria di bambini immigrati di “seconda generazione”. Individuando nella scuola primaria uno snodo territoriale virtualmente comune alla ricerca antropologica e a quella psicopatologica (sopratutto in una prospettiva di prevenzione), verranno individuate alcune zone di “intersezione empirica”  esemplari. Richiamando alcuni casi osservati in sede etnografica, si tenterà di  ripensare la metafora dell’incontro come strumento di dialogo interdisciplinare.

  

 

6.    INGLESE S.

 

COMPITI DELL'ETNOPSICHIATRIA DI FRONTE ALLA GLOBALIZZAZIONE TERRORISTA CONTRO LE SOCIETÀ APERTE

 

L'etnopsichiatria sviluppata durante l'epoca delle migrazioni di massa ha senza dubbio difeso le forme viventi della diversità e della varietà antropologica contribuendo a individuarne le specificità psicologiche, psicopatologiche e culturali. Questa fase conoscitiva e operatoria - caratterizzata dalla messa a punto e dalla sperimentazione in vivo di nuovi dispositivi clinici - è ancora in corso e riesce a illuminare le pieghe profonde in cui si invagina la varietà psicopatologica emergente dai vari contesti culturali. Questo scenario epocale è però divenuto ancora più originale e complesso a causa delle modalità, delle forme e degli effetti generali provocati da migrazioni, acculturazioni e affiliazioni finalizzate alla violenza terrorista.

Problemi dell'identità mimetica e quelli della metamorfosi antagonista, il movimento di soggettività eterogenee e divergenti lungo bande spazio-temporali alternative e confliggenti, gli effetti di panico e di astenia sociale generalizzata (il big bang della galassia post-traumatica) rappresentano i nuovi momenti di applicazione di una metodologia clinica votata alla messa in tensione permanente dell'alleanza tra antropologia e psicopatologia.

 

 

7.    MELLINA S.

 

ANTROPOLOGIA, CULTURA, PSICOPATOLOGIA. NOTA

STORICO-FENOMENOLOGICA SU TRE SISTEMI DI PENSIERO

 

L’antropologia è nata quando l’uomo ha cominciato a specchiarsi nell’acqua, scrutare i suoi simili, osservare il mondo circostante.

La psicopatologia è nata quando l’uomo ha dovuto fare i conti con la propria e l’altrui follia.

La storia dell’uomo, dell’ominazione, della creazione, del creato, della follia è iniziata più tardi, quando gli uomini hanno cominciato a sfamarsi e i Greci hanno inventato la filosofia.

I saperi dell’uomo erano molti, diversi e ubiquitari. Tuttavia il popolo degli Elleni ha saputo metterli in forma e approntare un dispositivo generale che potesse consentire a tutti di porre con metodo alcune questioni radicali dell’esistenza.  Fu così che gli uomini cominciarono a domandarsi chi fossero, da dove venissero, per quale fine stessero sulla terra e dove fossero diretti. Altri grandi interrogativi inquietanti riguardavano il «prius», il «supra», la creazione del mondo, chi lo avesse creato, per quale disegno, ma soprattutto – sapendo che erano destinati a perire – quando sarebbe finito il mondo. Un modo abile (uno dei tanti) per proiettare le proprie angosce di morte fuori dalla proprio esser-ci.

La cultura è nata con l’uomo, al pari della storia, ma sia l’una che l’altra non parlano, sono indifferenti all’uomo, è semmai l’uomo che ha bisogno di entrambe per parlarne, per ri-conoscer-si, per sentirsi “situato” (il «Befindlichkeit» di Heidegger). Antropologia culturale e Psicopatologia si sono costituite come scienze quasi contemporaneamente nel primo venticinquennio del XX sec., ma erano già in embrione in quelli precedenti. Hanno avuto un comune catalizzatore, e un comune destino di ribellione alla crudeltà umana, essendo nate sulle macerie di due guerre mondiali e regimi totalitari.

Il loro rapporto, seppure fecondo e strategico, non è mai stato facile, ma le prospettive apocalittiche del XXI secolo, quelle della globalizzazione della violenza, della glocalizzione degli egoismi e delle nuove ignoranze, degli squilibri delle risorse, impongono un’alleanza stretta e duratura a favore dell’umano, del rispetto dell’umana presenza, del destino del mondo..

Protagonisti, avvenimenti, processi storici, sistemi di pensiero verranno passati brevemente in rassegna come sequenze fotografiche.

 

Bologna, 2.12.2005 "Disturbi psicopatologici gravi nell’adolescenza e nella prima età adulta"

Istituto di Psichiatria del Università di Bologna  “Paolo Ottonello”

Dipartimento di Salute Mentale - U.O. di Neuropsichiatria Infantile

Azienda USL di Bologna

 

Quartiere Reno

Sala "Falcone-Borsellino"

Via Battindarno n° 123, Bologna

venerdì 2 dicembre 2005

 

 

 

Disturbi psicopatologici gravi nell’adolescenza e nella prima età adulta

La giornata affronta il nodo teorico e pratico del rapporto fra esordi psicotici e disturbi di personalità: il problema della loro diagnosi e del trattamento.

 

Mattina

 

Ore   9,00 -  9,15                  Registrazione partecipanti

Prima Sessione                     Chairmen: Giovanni Neri –  Andrea Bussolari

 

Ore   9,15                               Introduzione ai lavori

                                                Franco Riboldi, Direttore Generale Azienda USL di Bologna

                                                Domenico Berardi

                                                Giancarlo Rigon

 

Ore 9,45 - 11,00               Philippe Jeammet

Psichiatra e Psicoanalista. Professore di Psichiatria infantile e dell’adolescenza, Direttore del Servizio di Psichiatria dell’Adolescenza dell’Institut Mutualiste Montsouris di Parigi

Lettura Magistrale

Ore  11,00 – 11,20                 Discussione

 

Ore 11,20 – 11,40                  Pausa

 

Ore 11,40 – 12,10     Esordi psicotici: aspetti nosografici ed epidemiologici  (gruppo Psichiatria Adulti/ NPEE C. Gentili, A. Ricciotti, R. Verlato)

 

Ore  12,10 – 12,40    Esordi psicotici: percorsi di trattamento fra teoria e pratica (gruppo Psichiatria Adulti/ NPEE L. Borghi, S. Costa)

 

Ore  12,40 – 13,15                Discussant  Philippe  Jeammet

Discussione generale

 

 

Seconda Sessione.               Chairmen  Giuseppe Ferrari – Mariano Bassi

 

Ore 14,30 – 15,00                  Prof. Domenico Berardi

                                    Esordi giovanili delle patologie psichiatriche

 

Ore 15,00 – 15,30   Dott. Euro Pozzi

                                    Disturbi di personalità ed esordi psicotici

 

Ore 15,30 – 16,00                  Discussant: Philippe Jeammet

 

Verona, 26.11.2005 "Questioni tecniche nella relazione transfert-controtransfert"; Sede: Verona, Biblioteca Capitolare – piazza del Duomo 13

Si intende offrire in questa Giornata di studio rivolta agli psicoterapeuti – medici e psicologi che operano sia in ambito privato che pubblico - materiale teorico e clinico utile a stimolare la riflessione teorica e il confronto su uno dei nodi principali della pratica psicoterapeutica a indirizzo analitico: il transfert e il controtransfert.

In questa giornata, in particolare, saranno a confronto due scuole differenti: junghiana e freudiana, e il rilievo sulle diverse tecniche messe in atto, illustrate dalla presentazione di casi clinici, permetterà ai partecipanti di lavorare sull’importanza del riconoscimento delle proprie risposte emotive ai fini del loro proficuo utilizzo nella relazione terapeutica.

 


 

Programma della giornata

 

·       8,00      Registrazione partecipanti

·       8.30      Introduzione, dott. G. Nicolussi

·       9.00      Lezione magistrale della dott.ssa Maria Irmgard Wuehl

(con presentazione di un caso clinico)

·       11.15      Intervallo

·       11.30      Lezione magistrale, dott. G. Nicolussi

·     12.30         Confronto e dibattito tra partecipanti e relatori

(coordina la dott.ssa S. Peruzzi)

·       13.30      Questionario di valutazione e prove ECM

·       14.00      Fine dei lavori

 

ABSTRACTS

 

IL CONTROTRANSFERT: STRUMENTO DI CONOSCENZA DEL MONDO INTERNO DEL PAZIENTE, Maria Irmgard Wuehl

 

Nella visione freudiana classica il controtransfert era un ostacolo al trattamento: eventuali segni della sua presenza conducevano alla interruzione della terapia. La funzione dell'analista è quella di fare da specchio o fornire uno schermo vuoto e non quella di proiettare sul paziente i suoi residui infantili. "Non sopporterei di essere guardato per tutta la giornata dai miei pazienti", affermò Freud. Da qui la scelta del lettino.

Le due poltrone che Jung sostituisce al lettino freudiano impongono il vis-à-vis e costituiscono il luogo di coinvolgimento tra analista e paziente e determinano uguaglianza e reciprocità. "L'analista è in analisi tanto quanto il paziente", dirà Jung. Il controtransfert, la reazione dell'analista, diventa di conseguenza un fattore terapeutico essenziale in analisi.

Alla luce di un caso clinico da me trattato, un disturbo di personalità borderline, cercherò di mostrare l'utilizzo del controtransfert da una prospettiva junghiana; arricchendo la mia esposizione con le teorie e i modelli che sottendono le componenti dei vissuti controtransferali.

 

 

 

TRANSFERT E CONTROTRANSFERT: questioni di tecnica nella tradizione freudiana, Gianfranco Nicolussi

 

Le riflessioni sul controtransfert nella storia del pensiero psicoanalitico hanno avuto accenti diversi e molteplici evoluzioni e concettualizzazioni : dalla neutralità analitica (“lo specchio opaco”) raccomandata ma poco praticata da Freud  (in una lettera scritta nel 1927 a Oskar Pfister raccomanda un "cordiale rapporto umano"), alla paratassi di H.S. Sullivan, passando per M.Klein e Bowlby, emerge sempre e comunque la centralità della posizione emotiva del terapeuta e delle sue risposte in analisi: sulla scorta di esempi storici e della presentazione di vignette cliniche si mostrerà l’imprescindibile attualità dell’importanza di interrogarsi continuamente su questi aspetti della relazione terapeutica.

Presentazione del Workshop

 

 

l’Associazione per la Terapia di Comunità (ATC) dedica da alcuni anni una particolare attenzione ai problemi della formazione degli operatori psichiatriaci  che svolgono attività a stretto e prolungato contatto con i pazienti, in strutture residenziali o semiresidenziali.

Caratteristica saliente di questo lavoro è l’intensità della relazione e la particolare vicinanza al paziente, con tutto ciò che ne deriva in termini di coinvolgimento emotivo, di necessità di riflessione e di costante elaborazione di quello che viene definito il “Controtransfert” dei terapeuti e dell’Istituzione Curante.

In un momento come l’attuale in cui si sta diffondendo, non senza ragione, la tendenza alla validazione delle prassi terapeutiche, a una maggior definizione delle procedure e alla misurazione dei risultati, l’importanza di tutto ciò che appartiene alla sfera relazionale col paziente tende ad essere sottovalutata e talvolta addirittura svalutata.

Le nostre proposte formative mirano all’acquisizione di una capacità riflessiva e, in  particolare, all’apprendimento e allo sviluppo dell’attitudine a lavorare in gruppo. Esse si ispirano al concetto dell’ ”Apprendere dall’Esperienza” riproducendo le caratteristiche, i compiti e l’atmosfera del contesto in cui gli operatori svolgono la loro quotidiana attività, consentendo di acquisire maggior disponibilità al rapporto col paziente e maggior dimestichezza col lavoro in Equipe, con tutte le implicazioni che ciò comporta.    

In particolare, i Workshops Esperienziali, come modello di formazione, si differenziano nettamente da un Convegno o un Seminario con letture magistrali e presentazioni di relazioni preordinate: offrono infatti ai partecipanti un’opportunità di apprendimento diretto attraverso un breve periodo di convivenza in stile comunitario, articolato in attività indispensabili all’esistenza della Comunità che si viene temporaneamente a costituire e in una serie di sessioni in Grandi e Piccoli Gruppi finalizzate sostanzialmente alla riflessione e all’apprendimento di tutto ciò che accade durante lo svolgimento del Workshop. In altre parole, la finalità di questi eventi consiste nel Fare, Pensare e Imparare qualcosa che possa poi essere utilizzato nelle rispettive esperienze di lavoro.

In questa particolare occasione, l’obiettivo sarà quello di mettere a fuoco la Leadership e l’esercizio dell’’Autorità con tutti i riflessi che ne derivano per i pazienti, gli operatori e l’organizzazione del lavoro. Infatti, la finalità di Strutture come Comunità o Centri Diurni è proprio quella di consentire a persone che l’hanno persa in misura considerevole, la riacquisizione di un certo grado di “autorità”, intesa come maggior consapevolezza della propria identità, capacità di assumersi una certa responsabilità nei confronti di se stessi e degli altri, raggiungimento di un livello di autonomia che metta in condizione di provvedere ai propri bisogni essenziali.

Anche per gli operatori è importante riconoscere il loro rapporto con la Leadership e l’Autorità perché ciò significa mettere in evidenza dinamiche legate alla dipendenza, all’antagonismo, all’invidia, all’aderenza al compito di lavoro, ai ruoli e alle competenze.

L’obiettivo in definitiva è quello di studiare l’esercizio dell’Autorità e della Leadership attraverso le relazioni interpersonali e intergruppali che si sviluppano all’interno del workshop per tutta la sua durata, consentendo ai partecipanti di maneggiare l’emotività nelle proprie azioni, di comprendere eventuali resistenze al cambiamento  e di esercitare ruoli formali ed informali di Leader. I partecipanti-residenti potranno analizzare il proprio modo di rapportarsi con questi aspetti nella quotidianità e nelle relazioni con gli altri e costituiranno con lo Staff del Workshop una vera e propria Comunità finalizzata all’Apprendimento.

Per la realizzazione di questi obiettivi, la nostra Associazione si avvale della collaborazione di Robert D. Hinshelwood, psicoanalista e psichiatra inglese noto per la lunga esperienza di Comunità Terapeutiche, di Istituzioni Psichiatriche in genere e di patologie gravi in particolare, che svolge il ruolo di Direttore dei nostri Workshops e di Supervisore dello Staff e di Janet Chamberlain, Infermiera Professionale, consulente al Servizio di Psychosocial Nursing del Cassel Hospital di Londra cui è affidata la supervisione dei gruppi di attività dei Workshops.

Gli altri componenti dello Staff sono professionisti che operano in Italia e/o all’estero, con comprovata esperienza di Comunità e/o di conduzione di Gruppi terapeutici o esperienziali.

 

Curricula Workshop Novembre 2005 (Verona)

 

Robert D. Hinshelwood

 

Membro della Società Psicoanalitica Britannica (BPS), e del Royal College of  Psychiatrists, già Direttore del Cassel Hospital di Londra, Fondatore dell’Association of Therapeutic Communities (ATC) e del British Journal of Psychotherapy; Professore di Psicoanalisi al Centro di Studi Psicoanalitici dell’Università di Essex

 

 

Enrico Pedriali

 

Medico-Psicologo, Gruppoanalista, consulente organizzativo e supervisore di Comunità Terapeutiche, Docente a Contratto alla Scuola di Specializzazione in Psicologia del Ciclo di Vita dell’Università di Milano-Bicocca; past-President di AiTC, promotore dei Workshops Esperienziali “Apprendere dall’Esperienza” per Operatori di Comunità Terapeutiche.

 

 

Janet Chamberlain

 

Infermiera Professionale, Consulente del Servizio di Psichosocial Nursing del Cassel Hospital di Londra.

 

 

 

Laura Forti

Psicologa, Psicoterapeuta. Direttore della Comunità Terapeutica Saint Gabriel's Road di Londra e Senior Consultant Psychoterapist della Arbours Association.

 

Louisa Diana Brunner

 

Consulente di Organizzazione e Management per aziende e organizzazioni no-profit, Membro dello Staff di numerose Group Relations Conferences su Autorità, Leadership e Organizzazione in Italia, Inghilterra e Israele.

 

 

 

 

 

 

 

Presentazione Giornata di Studio del 28 -11

 

Leadership, Autorità e Potere assumono aspetti  che variano in rapporto alle caratteristiche degli individui, alla  diversa configurazione dei gruppi sociali e al  contesto in cui essi sono inseriti. Non vi è Istituzione, Associazione o raggruppamento che non si caratterizzi per la presenza di un Leader la cui figura è inevitabilmente connessa all’uso dell’Autorità e del Potere. anche quando la loro esistenza viene negata per pregiudizi ideologici.

I Servizi di Salute Mentale, come tutte le Istituzioni, hanno un rapporto di interscambio col contesto in cui operano e organizzano i loro processi produttivi  in funzione degli obiettivi che si propongono di raggiungere. Tuttavia, la particolare natura del compito di lavoro, i conflitti umani, primitivi e profondi che la caratterizzano, influenzano profondamente il funzionamento istituzionale e la sua Leadership, l’esercizio dell’Autorità e l’espressione del Potere, condizionando la prassi del gruppo di lavoro e producendo inevitabilmente effetti importanti sui pazienti. E’ soprattutto alla luce di questa specificità che essi vanno osservati e compresi

Sul versante degli Operatori tutto ciò vuol dire confrontarsi con posizioni di dipendenza o di autonomia, passività e capacità d’iniziativa, aderenza al compito di lavoro, identificazione col proprio ruolo, invidia e l’aggressività, accettazione acritica e persecutorietà e molto altro ancora.

Sul versante dei pazienti  viene chiamata in causa  la resistenza al cambiamento,  la prospettiva di emancipazione, l’angoscia di separazione espresse talvolta con inerzia esasperante, talaltra con il rifiuto ostinato e la distruttività.

In definitiva, Leadership, Autorità e Potere si collocano entro una polarità che va da una condizione di debolezza o carenza da un lato all’eccesso o alla degenerazione dall’altro: l’obiettivo di questa Giornata di Studio è quello di porre al centro del dibattito il significato che essi possono assumere in un Servizio di Salute Mentale. Si tratta di un nodo cruciale e di un quesito stimolante perché mette a fuoco il passaggio faticoso da una posizione di dipendenza a una di progressiva autonomia, che riguarda in ugual misura operatori e pazienti e rinvia in definitiva all’accettazione di un delicato processo di separazione.

Per raggiungere questo obiettivo, la struttura della Giornata di Studio è stata concepita in modo da stimolare il più possibile l’interattività fra relatori e partecipanti.

Sia Robert D. Hinshelwood che Antonello Correale  e Mario Perini hanno sviluppato nel tempo grande interesse per questi temi in una serie di libri e  articoli molto significativi: la prima parte della Giornata darà  loro modo di  esporre i rispettivi punti di vista in tre distinti interventi che daranno vita a una successiva discussione con il pubblico. Nel pomeriggio, gli stessi relatori si confronteranno in una Tavola Rotonda in cui ciascuno farà da  discussant agli altri due, innescando e amplificando il confronto coi presenti.

I Chairmen, Enrico Pedriali e Flavio Nosè,  svolgeranno la funzione di sottolineare i passaggi salienti delle relazioni e i commenti più significativi stimolando i partecipanti ad inserirsi nella discussione sia con domande che con  contributi personali.

 

 

 

Abstracts 28 Novembre (Milano, Casa della Cultura)

 

Leadership, Autorità, Potere e Salute Mentale (Robert  D. Hinshelwood)

 

 

Leadership, Autorità e Potere sono aspetti ricorrenti in ogni attività umana che implichi un rapporto fra individuo e gruppo. Non vi è Istituzione, Associazione o raggruppamento che non si caratterizzi per lo stile della sua Leadership e il diverso esercizio dell’Autorità e del Potere.

Queste espressioni non hanno di per sé accezione positiva o negativa, ma possono assumere configurazioni variabili a seconda della diversa interazione fra strutture di personalità, dinamiche proprie dei gruppi e contesto in cui si collocano.

L’efficacia di ogni prassi istituzionale dipende dall’adeguatezza delle risorse umane e materiali e dalla natura del rapporto con l’ambiente circostante. Le Istituzioni Psichiatriche non sfuggono a questa evidenza, ma i processi gruppali che si svolgono al loro interno dipendono anche dal particolare compito di lavoro che devono svolgere, soprattutto quando riguarda pazienti con patologie di notevole gravità. Anch’essi infatti hanno con la Leadership e l’Autorità un rapporto che può oscillare dalla dipendenza estrema all’antagonismo ostinato, così come da una posizione di perdita (o rinuncia) di qualsiasi forma di potere al suo esercizio  in forme tiranniche e oppressive.

Leadership, Autorità e Potere si collocano quindi entro una polarità che va dalla mancanza o perdita all’eccesso o degenerazione.

La domanda che si pone allora è: nelle Istituzioni Psichiatriche, è possibile un uso costruttivo della Leadership, dell’Autorità e del Potere che rappresenti un’alternativa  all’abuso o al disuso ?

 

 

Il posto del Leader nel Campo Istituzionale (A. Correale)

 

Nella relazione si sostiene l’idea che il leader di un’istituzione non sia soltanto il frutto delle forze emotive che in essa si sviluppano, ma sia esso stesso un potente fattore plasmante la cultura e la mentalità dell’Istituzione.

Questa influenza del leader sul gruppo istituzionale avviene tramite vie in gran parte inconsapevoli, legate maggiormente a come il Leader è, piuttosto a che cosa il Leader fa.

Si ripropone il pensiero di Freud sul Leader con particolare riferimento all’analisi dei processi di idealizzazione nei gruppi per corroborare questa tesi.

Si indagano poi i fenomeni di circolazione nei gruppi istituzionali, considerando che una buona circolazione di emozioni e di idee nei gruppi sia il risultato essenzialmente di un buon funzionamento della Leadership.

Inoltre viene sottolineata l’opportunità di promuovere nei gruppi di lavoro, accanto alla gruppalità organizzata in riunioni preordinate e finalizzate, una “gruppalità diffusa”sotto forma di agglomerati che si riuniscono temporaneamente, per progetti particolari e provvisori o per esigenze transitorie che restituiscano una certa dimensione di libertà agli operatori e crei momenti più spontanei di verifica. Naturalmente questo richiede una capacità da parte del Leader di “vegliare “ su questa gruppalità diffusa perché non divenga caotica ed anarchica.

Da ultimo viene presa in considerazione quale dovrebbe essere l’assetto mentale del Leader dell’Istituzione perché egli possa svolgere le delicate funzioni che il gruppo di lavoro richiede.

 

 

Leadership e Gruppo di Lavoro in Comunità Terapeutica (M. Perini)

 

La relazione è centrata sul concetto di Leadership come funzione del pensiero del gruppo e dispositivo di contenimento delle ansie primitive legate al compito, al ruolo, alle identità minacciate dai processi di gruppo, ai rischi più frequenti del gruppo di lavoro (dalla frammentazione esplosiva alla deriva paranoide) e alla temperatura elevata delle relazioni gruppali, specie nei contesti residenziali che si occupano di persone disturbate e disturbanti.

Le ansie, l’irrazionalità, le aggressioni, l’invidia e la rivalità, le idee e le fantasie inconsce distruttive se non vengono adeguatamente contenute minacciano di paralizzare il gruppo e di farlo “esplodere”. In questi casi il gruppo di lavoro verrà spinto a ripiegare su un funzionamento secondo la modalità degli “Assunti di Base” per impedire che queste minacce finiscano col distruggerlo completamente: Il risultato è la perdita dell’orientamento al compito e alla capacità di lavorare. Qui si misura la capacità del Leader di offrire un efficace contenimento, per cui gli elementi disturbanti possono essere metabolizzati dal gruppo che può ricavare apprendimento da queste esperienze e in tal modo migliorare la propria capacità di dedicarsi al compito e di raggiungere dei buoni risultati.

Il punto di riferimento concettuale è essenzialmente la concezione bioniana del workgroup e l'analisi dei processi organizzativi secondo il modello Tavistock.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Curricula per Milano 28 Novembre (Casa della Cultura)

 

 

Antonello Correale

 

Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana; Primario Psichiatra al Dipartimento di Salute Mentale - Azienda USl Roma B;  già Coordinatore della Commissione di consulenza  della SPI sulle Patologie Gravi e i modelli di comprensione; Fondatore del Gruppo Romano del Pollaiolo.

 

Robert D. Hinshelwood

 

Membro della Società Psicoanalitica Britannica (BPS), e del Royal College of  Psychiatrists, già Direttore del Cassel Hospital di Londra, Fondatore dell’Association of Therapeutic Communities (ATC) e del British Journal of Psychotherapy; attualmente Professore di Psicoanalisi presso il Centro di Studi Psicoanalitici dell’Università di Essex

 

 

Mario Perini

 

Psichiatra, Psicoanalista AIPsi e IPA, Direttore scientifico del Consorzio IL NODO Group  di Torino, collaboratore del CESMA (Centro esperienze e Studi di Management) e di AiTC,  si occupa da diversi anni di supervisioni istituzionali, formazione degli operatori, conduzione di Gruppi Balint ed è responsabile scientifico  dei Seminari Tavistock  di Arona.

 

 

 

Flavio Nosè

 

 Psichiatra, Psicoterapeuta di orientamento psicoanalitico, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Verona. Professore a contratto per l’insegnamento di Psicoterapia   presso la Scuola di Specializzazione in Psichiatria della Facoltà di Medicina di Verona. Promotore delle “Giornate di Costagrande”, per operatori della residenzialità psichiatrica.  Socio ordinario e membro del Consiglio Direttivo  di ASVEGRA.

 

 

Enrico Pedriali

 

Medico-Psicologo, Gruppoanalista, consulente organizzativo e supervisore di Comunità Terapeutiche, Docente a Contratto alla Scuola di Specializzazione in Psicologia del Ciclo di Vita dell’Università di Milano-Bicocca; past-President di AiTC, promotore dei Workshops Esperienziali “Apprendere dall’Esperienza” per Operatori di Comunità Terapeutiche.

 

Pavia, 19.11.2005 "Modelli dell’autismo e autismo ecologico: un confronto”; Organizz.: Università degli Studi di Pavia Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali Fondazione - Genitori per l’Autismo; Sede: Università Centrale, Aula del ‘400.

Gli ultimi decenni di ricerca hanno chiarito che all’origine dell’Autismo vi è un disordine, di varia natura, della organizzazione del Sistema Nervoso, che ha effetti a cascata sull’evoluzione del soggetto e sulla costruzione del suo mondo interpersonale. In questo campo in rapidissima trasformazione, crocevia di diverse discipline, moltissime rimangono tuttavia le questioni irrisolte. E man mano che le conoscenze aumentano appare peraltro sempre più evidente la grande eterogeneità di ciò che la nosografia attuale, con i suoi criteri, definisce “Autismo”. Eterogeneità di cause, percorsi eziopatogenetici, espressioni fenotipiche, evoluzioni, gravità, sintomatologia. Ha trovato consenso, negli ultimi anni, la nozione di Autismo come “spettro”, vale a dire come continuum di condizioni che esprimono in modi anche assai diversi alcuni aspetti fondamentali comuni. Altri preferiscono parlare invece di Autismo come insieme di sindromi diverse, con differenti etiopatogenesi e alcuni tratti sintomatologici comuni. In ogni caso, quali sono questi aspetti comuni? In cosa consiste questa “autisticità” che accomuna condizioni anche così diverse? E quali ne sono le basi? Negli scorsi anni sono stati elaborati alcuni modelli esplicativi dell’autismo, nel tentativo di individuarne i disturbi fondamentali e specifici, i loro fondamenti neurofunzionali e la natura della profonda disabilità sociale e comunicativa che lo caratterizza. A grandi linee, i principali modelli sono: 1. L’ipotesi di un problema originario del contatto affettivo e dell’empatia, per una disfunzione primaria dei meccanismi alla loro base. Fu questa, com’è noto, l’ipotesi iniziale di Kanner, poi ripresa, con sostegno empirico, da P. Hobson negli anni ‘80 e ‘90. Malgrado le controversie e le controargomentazioni che ha sollevato sia sul piano empirico che clinico (ad esempio la dimostrazione, da parte di M. Sigman e coll., che nell’autismo esiste spesso un normale attaccamento o l’evidenza di come nell’esperienza autistica esistano spesso intensi affetti), recentemente è stata rivolta verso di essa una rinnovata attenzione, sostenuta sia dall’interesse suscitato dalla scoperta dei sistemi neurofisiologici dell’empatia e dell’intersoggettività originaria (sistema dei “neuroni specchio” e della simulazione incarnata; Rizzolati et al. 1996; Gallese, 2000, 2001 ) sia dal ruolo sempre più importante riconosciuto in generale alle competenze e ai processi imitativi precoci nella costruzione/esplorazione del mondo interpersonale (Meltzoff e Gopnik, 1993, 2001; Gallese e Goldman 1998; Gallese 2003); processi imitativi tipicamente disfunzionanti nell’autismo ( Rogers 1999; Williams et al. 2004). 2. Le diverse versioni delle teorie della teoria della mente (ad es.: Leslie 1986; Baron-Cohen 1989; Perner 2001; Surian 2004) che ipotizzano una disfunzione a qualche stadio dell’acquisizione di una “teoria della mente”, vale a dire la capacità di orientarsi nel mondo interpersonale attraverso l’automatica attribuzione di stati mentali, intenzioni e punti di vista agli interlocutori interumani; competenza specie-specifica, con i suoi correlati neurofunzionali, fondamentale per la “cognizione” sociale. 3. Le ipotesi di un deficit delle funzioni esecutive programmatorie, di monitoraggio dell’azione e delle sue conseguenze, che avvicina l’autismo alle sindromi del lobo frontale (Ozonoff 1992, 2000; Russell 1997, 1998; Pennington 1997; Zalla 2003). In questo modello il disturbo neuropsicologico di base (dal quale anche il deficit di teoria della mente secondariamente deriverebbe) intralcerebbe l’organizzazione e la percezione dell’esperienza interumana come insieme strutturato e coerente di comportamenti orientati ad uno scopo e lo sviluppo implicito del concetto di “agente intenzionale”. 4. L’ipotesi di un deficit di coerenza centrale (Frith, 1989; Happé, 2001) che ipotizza una difficoltà nelle operazioni di “sintesi” e integrazione dell’informazione e delle sue componenti cognitive ed affettive, “pre-requisito” anch’esso dello sviluppo di capacità di teoria della mente. A questo modello sono accostabili le ipotesi di un disturbo complesso della processazione dell’informazione e del funzionamento coerente dei diversi network neuronali (ad es.: Minshew, 2001). Ognuno di questi modelli (e delle numerose varianti di ciascun modello) integra un corpus di evidenze sperimentali e di dati provenienti dalla clinica, dalla psicologia, dalla neuropatologia, dal neuroimaging e così via. Ognuno di essi ha un certo potere esplicativo della complessa sindrome autistica, stabilisce gerarchie e coerenze tra sintomi diversi, ma ognuno di essi ha delle difficoltà e lascia non spiegati molti aspetti. Varie integrazioni sono state tentate. Per far solo un esempio, esiste una versione “hot” della teoria della mente (Brothers, 1995; Sigman, 1995), che cerca di “incarnarla”, integrando in essa l’importanza degli aspetti empatico-affettivi (e anche diversi dati neuropsicologici e neuropatologici sul ruolo sempre più importante che nell’autismo è riconosciuto alle strutture e ai circuiti deputati all’integrazione e modulazione dell’esperienza affettiva, amigdala e sistema limbico ad esempio). Ma anche questi tentativi di ibridazione presentano problemi, oltre ad essere in generale ancora largamente insufficienti rispetto alla complessità ed eterogeneità della clinica dell’autismo nonché, ovviamente, come tutti i modelli puramente deficitari, alla comprensione della singolarità dell’autismo come esperienza umana e personale. Negli ultimi anni si è fatta dunque sempre più strada e più volte è stata segnalata l’esigenza di un confronto tra questi modelli, elaborati prevalentemente in contesti sperimentali, e i modi attraverso cui l’esperienza autistica si manifesta in contesti naturali (e, in particolare, in contesti adatti all’espressione della particolare umanità autistica), sia per capire meglio, alla luce dei modelli, le evidenze dell’ “autismo al quotidiano”, sia per cimentare i modelli con la complessità della clinica. Il confronto può dunque portare ad un arricchimento reciproco: per i modelli di ricerca ad un loro ulteriore affinamento, per i clinici, ad una migliore capacità di comprensione e gestione dell’autismo nei contesti di vita reali.

 La giornata programmata, in cui si incontreranno neuropsicologi, neurofisiologi, psichiatri, psicologi e neuropsichiatri infantili attivamente impegnati sul problema, intende dunque promuovere questa riflessione. 

Presidenti: F. Barale, G. Lanzi

 Comitato scientifico: F. Barale, E. Caverzasi, V. Gallese, P.L. Politi, S. Ucelli. 

Comitato organizzatore: S. Ucell di Nemii, P.L. Politi, P. Aliata, M. Boso, A. Pace, G. Segagni Lusignani. 

Programma 

Chairman: G. Lanzi e T. Vecchi 

Ore 8,30 - Iscrizioni 

Ore 9,00 - Indirizzi di saluto delle Autorità 

Ore 9,30 - F. Barale (Università di Pavia): Introduzione. 

Ore 9,45 - V. Gallese (Università di Parma): Le basi neurofisiologiche dell’intersoggettività, dell’empatia e dell’imitazione: il sistema di simulazione incarnata e i neuroni specchio. Implicazioni per l’autismo. Discussant: G. Bottini (Università di Pavia), E. D’ Angelo (Università di Pavia) 

Ore 10,40 - T. Zalla (Institut Jean-Nicod di Parigi e Institut des Sciences Cognitives di Lione): “Dall’azione condivisa alla condivisione delle menti”. Autismo e rappresentazione dell’azione. Discussant: V. Gallese (Università di Parma), M. Sala e P. Brambilla (Università di Pavia e Università di Udine) 

Ore 11,30 - Coffee Break Chairman: U. Balottin e S. Soresi 

Ore 12,00 - L. Surian (Università di Trieste): Processi cognitivi e sviluppo linguistico nell'autismo. Discussant: L. Barone (Università di Pavia), F. Barale (Università di Pavia) 

Ore 12,50 - Pausa Pranzo 

Chairman: A. Vita e C. Lenti 

Ore 14,30 - C. Meini (Università del Piemonte Orientale): Modelli recenti della psicologia ingenua: Rileggere l'autismo? Discussant: S. Mistura (Dipartimento di Salute Mentale, AUSL di Piacenza) 

Ore 15,15 - S. Ucelli, P. Aliata, F. Barale (Università di Pavia e Cascina Rossago): L’autismo al quotidiano interroga i modelli: autismo di laboratorio e autismo ecologico. Discussant: S. Soresi (Università di Padova) e A. Ferro (Pavia). 

Ore 16,15 - Tavola rotonda (Relatori e discussant): ripresa della discussione. 

Ore 18,00 - Conclusioni 

E’ prevista una sessione poster che verranno esposti nell’anti-aula previa accettazione del comitato scientifico. I poster dovranno pervenire entro il 30 Settembre. La giornata è dedicata a tutti coloro che si occupano o sono interessati al tema dell’autismo. Il numero di partecipanti previsto è di 250. L'iscrizione è obbligatoria e gratuita per studenti e specializzandi dei diversi corsi di laurea e di diploma. Per gli altri è previsto il pagamento di una quota d'iscrizione di 20 Euro. Per informazioni o effettuare una pre-iscrizione, contattare la segreteria della Sezione di Psichiatria del Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali dell’Università di Pavia al numero 0382/987250 o inviare i propri dati all'indirizzo mail alessandro.pace@unipv.it Per la giornata è stato richiesto l'accreditamento ECM. 

 

SCHEDA DI ISCRIZIONE per il Convegno “Modelli dell’autismo e autismo ecologico: un confronto”.Pavia, 19 novembre 2005, Università Centrale, Aula del ‘400. Da inviarsi via fax al numero: 0382/526723 

Cognome e nome 

Luogo di nascita 

Data di Nascita

 Indirizzo Privato (via, n°, CAP, Città, Provincia) 

Codice fiscale

 Professione Disciplina 

Recapito telefonico        Numero cellulare

 Indirizzo di posta elettronica 

Istituzione di appartenenza 

Indirizzo Istituzione di appartenenza(CAP, Città, Provincia, tel, fax) 

Telefono e fax dell’ente di appartenenza     Tel. Fax. 

Per i soggetti che devono versare la quota di iscrizione occorre allegare alla scheda di iscrizione la copia del bonifico bancario intestato a: Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali Sezione di Psichiatria cc N° 679 ABI 06906, CAB 11301 presso Banca regionale Europea C.so Strada Nuova 61c 27100 Pavia. Indicare come causale: “Iscrizione Convegno Autismo 19_11_05”

 

 

 

Varese,  1.10.2005 "IL CONTINUUM TRA PSICHIATRIA E NEUROLOGIA IN INFANZIA E ADOLESCENZA"; Sede: AULA MAGNA UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELL'INSUBRIA VIA RAVASI, 2; Segr. Organizz.: INFORMATICS & COMMUNICATION S.R.L.; Info: IC@IN-CO.IT  sales@inf-com.it  Fees: n.d.
OBBIETTIVI DELL’EVENTO

 

 

L’idea di questo convegno è nata dalla necessità di affrontare un argomento che è centrale e fondante per chi si occupa della salute dei bambini e degli adolescenti. Infatti, sebbene le nuove acquisizioni scientifiche in campo neuropsichiatrico infantile rafforzino l’unitarietà di questa disciplina, esiste al contempo una tendenza, sempre più diffusa e pressante, a considerare la neurologia e la psichiatria in età evolutiva come due discipline distinte. E’ noto che, relativamente all’età adulta, nella seconda metà del XX secolo si è giunti ad una fattiva separazione di queste due discipline. Il rischio attuale è che qualcosa di simile possa realizzarsi anche per i bambini e gli adolescenti, senza tener conto però, che una tale opzione sarebbe in contraddizione proprio con la stessa  prospettiva evolutiva. Lo sviluppo neurologico e quello psichiatrico sono, infatti, le parti costituenti ed inscindibili di un unico processo evolutivo che, solo convenzionalmente, possiamo considerare costituito da due diverse componenti. Freud stesso era un grande esperto di paralisi cerebrali infantili ma allo stesso tempo ha formulato la teoria psicoanalitica ed ha così rivoluzionato la nostra comprensione della vita mentale fornendo una straordinaria serie di nuove conoscenze sui processi mentali inconsci e sul determinismo psichico. Nel 1914 proprio Freud scriveva che “tutte le nozioni psicologiche che noi abbiamo via via formulato dovranno un giorno essere basate su un sostrato organico” e a distanza di quasi un secolo le nuove conoscenze acquisite ci possono aiutare proprio a colmare l’apparente e artificiosa separazione tra ciò che è neurologico e ciò che è psichiatrico. Recentemente anche Erik Kandel (premio Nobel per la medicina) ha affrontatato il tema dei rapporti tra biologico e psicologico fornendo “un nuovo contesto intellettuale per la psichiatria”. E’ proprio in questo clima culturale che opera la neuropsichiatria infantile in Italia, dove esiste una disciplina unitaria, a differenza di quanto accade nel resto d’Europa e del mondo dove invece la formazione del neurologo pediatrico è distinta da quella dello psichiatra dell’età evolutiva. Il convegno si propone quindi di affrontare, alla luce delle più aggiornate acquisizioni scientifiche e con il contributo di alcuni tra i più noti esperti italiani e internazionali alcune condizioni neuropsichiatriche dell’età evolutiva che si collocano proprio a ponte tra neurologia e psichiatria. I temi principali che verranno trattati saranno l’autismo infantile, la sindrome da deficit d’attenzione/iperattività e la sindrome di Tourette, ed uno spazio rilevante verrà inoltre riservato all’epilessia, una condizione neurologica nella quale però una reale ed efficace presa in carico del paziente non può prescindere dal tenere in considerazione e trattare anche gli aspetti psichiatrici e neuropsicologici ad essa associati.
ELENCO DEGLI ABSTRACT AD OGGI DISPONIBILI

 

 

Can AEDS alter neuropsicologica functions?

Giuseppe Capovilla

 

Il titolo della mia relazione in realtà è un quesito: possono i farmaci antiepilettici (AEDs) alterare le funzioni cognitive? A questa domanda la risposta è certamente si, nel senso che, con modalità differenti, tutti gli AEDs possono causare alterazioni sul profilo cognitivo del bambino. Anche se la maggioranza dei  bambini epilettici sono di intelligenza normale, una parte di essi può presentare deficit cognitivi che possono essere temporanei o permanenti. Le ragioni sono molteplici e comprendono sia le cause che determinano l'epilessia stessa che altri fattori quali il tipo di sindrome convulsiva (ed all'interno dello stesso tipo sia l'andamento degli episodi critici che quello delle anomalie intercritiche), fattori psicosociali e relazionali, oltre appunto i farmaci antiepilettici. Tutti questi fattori sono spesso correlati tra loro e risulta sovente difficile capire quanto ognuno di questi possa essere responsabile del disturbo cognitivo. Relativamente agli AEDs, vi sono comunque evidenze che alcuni di loro possono di per se causare disturbi delle funzioni cognitive. In questo senso, va specificato che l'occorrenza di tali disturbi dipende sia dal tipo di molecola utilizzato che dai livelli ematici presenti in ogni paziente, oltre che da possibili interazioni nei regimi di politerapia. Pertanto, è opportuna una attenta valutazione di ogni singolo caso, con l'esecuzione di valutazioni testali ad hoc prima e dopo l'introduzione del farmaco stesso. Quello che in generale si può dire, sulla base della letteratura esistente, è che i farmaci di nuova generazione, con l'esclusione del topiramato, sono potenzialmente meno pericolosi dei cosiddetti vecchi farmaci anche se, per questi ultimi, una chiara e non controversa azione negativa sulle funzioni cognitive è ben evidente solo per il fenobarbital. Per tale motivo, in particolare in età evolutiva, l'utilizzo sia del fenobarbital che del topiramato va attentamente valutato in funzione del bilancio tra i possibili vantaggi e svantaggi che il farmaco può dare in ogni singolo paziente.

 

TOURETTE CONDITION
Emilio Fernandez-Alvarez
 

 

Tics are the most frequent abnormal movements in children. This is one reason for their importance. Another reason is their relationship to fascinating disturbances of human behaviour such as compulsion and obsessions.  Because of this relationship, Luria (quoted by SACHS 1987) stated that the importance of Tourette syndrome is exceptional because 'any understanding of such a syndrome must vastly broaden our understanding of human nature in general". Tics may also be related to other movements such as mannerisms or repetitive gestures whose degree of volitional character may be questioned. In fact, tics are the most striking manifestations of a complex disturbance that includes anomalies of thought (e.g. obsessions), sensation (e.g. sensitive tics) and behaviours (e.g. ADD). Limitation of the study of this disorder to their motor phenomenology is a reductionistic mistake that will have negative consequences on their management.

            The term tic is used to designate both a symptom and a disease. As a symptom it has a wide variety of expression. Tic disease has even more varied manifestations. It may be limited to simple transient tics manifested only for less than a year or, in Tourette condition, include several types of chronic motor and phonic tics, often together with compulsive-obsessive manifestations, attention deficit, behaviour disorders or sleep disturbances.

TABLE 1 Varieties of tic  disease

 

            Transient single motor tics

            Transient multiple motor tics

            Transient multiple phonic tics

            Chronic single tics

            Chronic multiple motor tics

            Chronic multiple phonic tics

            Gilles de la Tourette disorder (TD)

             Non-specific tics

                                Tics are ‘readily observed but broadly defined’ (Singer 2000). They are repetitive movements of skeletal or pharyngo-laryngeal muscles the latter responsible for emission of sounds  or noises. They are considered as stereotyped, involuntary, sudden, inopportune, nonpropositional, absurd, irresistible movements,  of variable intensity (SHAPIRO and SHAPIRO 1986). The involuntary character is not absolutely clear. An important feature of the definition of tics is that the patients are able to exert  some  control on the movement for an average of 2.5 minutes (Koller and Biary 1989). Moreover sometimes they explain that they are ‘urged’ to do it as a compulsive action. The voluntary suppression of tics generates an unpleasant feeling that is resolved with the execution of the tic (LECKMAN et al 1992).

Tics  can be divided into:

 

    a) simple motor tics that involve a single muscle or group of muscles e.g. eye blink, shoulder shrug or twitch of the nose. Their variety is enormous. Even ear movements have been reported (KESHAVAN 1988, CARDOSO and FALEIRO 1999)

    b) complex motor tics that result in elaborate movements involving several muscle groups. Although essentially involuntary they may have a degree of intentionality and a great variety of expression; such as scratching one's nose or jumping.

  c) Phonic tics can express as vocalization or simpler noises such throat clearing, grunts or sounds imitating animal cries e.g. barking. They may utilize articulate language. They include echolalia (repetition of the words of an interlocutor), palilalia (repetition of one's last words) and coprolalia (emission of obscene language). This last modality, although uncommon (8% in adults according to GOLDENBERG et al 1994) is of historical interest as it was one of the remarkable features mentioned in the original description by  Itard (1825) of  the case of the Marquise de Dampierre who said ‘extraordinary words  which make deplorable contrast to her distinguished  manner. Those words are mostly  rude oaths, obscene adjectives...’. Interesting is that the content of the obscenities is itself often largely determined by the cultural norms of the society or the family. Thus the most awful blasphemies were said by one of my  Tourette’s patients, a son of a very religious family living in a small town were the family were very known by their religiosity. Another Tourette patient called ‘puta’ his mother and immediately said ‘sorry, I didn’t want to say it’. Coprolalia may even occur in sign with congenitally deaf users of this medium (Morris et al 2000).    

     Echopraxia (imitation of gesture) and copropraxia (obscene gestures) are rare. In the former, the patient the imitation is specially frequent if is of another person with tics or may feel compelled to mimic another, even to the extent of possibly injurious consequences (Bradshaw 2001 p 57)

     Other difficulties on the analysis of tics, in addition to their variable expression, are the fact that they "come and go" that is their expression and location change without apparent reason, and that the patient can inhibit them for some time especially in front of witnesses and the physician. In one study (GOETZ  et al 1987) with video recording, there was a 27% reduction when the subject was facing the examiner. The patients recognize the imminence of their tics and may mask them by giving them a propositional appearance.  Although tics are generally easy to identify, ever for lay persons, they may be sometimes difficult to distinguish from other abnormal movements. Complex tics should be differentiated from choreic movements, dystonia and stereotypies and simple tics from myoclonus. The capability of the patients to temporally control their tics is a useful feature.

Table : Characteristics of tics which permit differentiation  from other abnormal movements.

 

       -The patient can reproduce tics voluntarily.

       -The patient can partially control them.

       -Tics do not interfere with voluntarily activity (e.g. do not alter handwriting or prevent drinking out of a glass).

       -Tics predominate on facial muscles, trunk and proximal parts of limbs (the farther from face, the rarer the involvement).

       -Tics may persist during sleep.

------------------

        For each patient there exist specific situations in which the frequency of tics increases or decreases (e.g. television watching, concentration of attention, pleasurable situations, etc...  Especially events causing anxiety, emotional trauma, and social gatherings increase tics (SILVA  et al 1995). Tics are not precipitated by stimuli  as occurs in some forms of myoclonus. Although it is generally held that tics disappear during sleep, it is now clear that many patients continue to have tics in some stages of sleep (GLAZE et al 1983).

 

INTERACTIONS BETWEEN ANTIEPILEPTIC DRUGS (AEDs) AND PSYCHOTROPIC DRUGS

Emilio Perucca

 

Because epilepsy is associated with an increased prevalence of psychiatric disorders, and because a number of AEDs (particularly valproic acid, carbamazepine and lamotrigine) are extensively used as mood stabilizers, the co-administration of AEDs and psychotropic drugs is relatively common in clinical practice, resulting  in clinically important drug interactions. Most of these interactions occur a metabolic level, as a result of changes in the activity of hepatic drug metabolizing enzymes. Carbamazepine, phenytoin and barbiturates, in particular, are potent inducers of several cytochrome P450 isoenzymes (particularly CYP3A4, CYP2C9 and CYP2C19), as well as glucuronyl transferases, resulting in accelerated metabolism and decreased plasma levels of  a large number of psychotropic drugs, including, for example, most tricyclic antidepressants, paroxetine, mianserin, bupropion, paroxetine, haloperidol, chlorpromazine, mesoridazine, clozapine, risperidone, olanzapine, quetiapine, ziprasidone and many  benzodiazepine drugs.  Conversely, valproic acid may act as an enzyme inhibitor and increase the plasma levels of  some tricyclic antidepressants  and certain benzodiazepines. Newer generation AEDs are less likely to alter the activity of drug metabolizing enzymes, though topiramate (at doses >200 mg/day), oxcarbazepine and felbamate may increase CYP3A4 activity, topiramate and  oxcarbazepine may inhibit CYP2C19 and felbamate may inhibit a wider range of CYP enzymes.  Another possibility to be  considered is a change in the pharmacokinetics of  AEDs after addition of a psychotropic agent, examples being the increase in plasma carbamazepine and phenytoin levels after addition of fluoxetine, fluvoxamine or viloxazine. In most settings, these interactions can be predicted on the basis of knowledge of the isoenzymes involved in the metabolism of the administered drugs, and of the influence of the same drugs on these isoenzymes. Pharmacodynamic interactions at the site of action, such a reciprocal potentiation of CNS adverse effects, may also occur, but in most cases these have not been adequately characterized. 

 

Reference

Spina E, Perucca E. Clinical significance of pharmacokinetic interactions between antiepileptic and psychotropic drugs. Epilepsia 2002; 43 (suppl. 2):37-44

 

 

Neuropsychological aspects of idiopathic epilepsies of childhood and adolescence
Paolo Piccinelli

 

Negli ultimi anni  è sempre più cresciuto l’interesse clinico per lo studio delle funzioni cognitive e degli aspetti psicologici nei bambini epilettici. Nella presente relazione verrà presentata una batteria di tests neuropsicologici e psicologici appositamente approntata per valutare i disturbi neuropsicologici e le difficoltà di apprendimento  nelle epilessie idiopatiche in età evolutiva. Verranno analizzati i dati presenti in letteratura e verranno illustrati  i risultati di alcuni recenti studi di ricerca effettuati dalla nostra Unità Operativa in collaborazione con altri Centri specialistici della Lombardia.

I dati emersi dagli studi sperimentali inducono a raccomandare di valutare sempre i piccoli pazienti epilettici non solo con esami  elettrofisiologici ma anche con accurate valutazioni cliniche e testali, neuropsicologiche e psicologiche, al fine di  individuare precocemente disturbi di attenzione o di memoria, difficoltà specifiche di apprendimento (dislessia, disortografia e discalculia) e disturbi della sfera emozionale.

 

 

La sindrome di Tourette

Cristiano Termine

 

Unità di Neuropsichiatria Infantile, Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche,

Università degli Studi dell’Insubria, Varese, Italia

e

Dipartimento di Clinica Neurologica e Psichiatrica dell’Età Evolutiva, IRCCS  “Fondazione Istituto Neurologico C. Mondino”, Università di Pavia, Italia

 

 

La sindrome di Tourette è una condizione neuropsichiatrica caratterizzata da tics motori e vocali con insorgenza prima dei 18 anni d’età. La diagnosi è basata unicamente su criteri clinici. La prevalenza è stimata tra 1-10/1000 soggetti in età evolutiva. Le manifestazioni cliniche tendono a ridursi nel corso della vita con un certo miglioramento dopo l’adolescenza e la prima età adulta. Molto spesso i pazienti presentano comorbidità psichiatriche significativamente più invalidanti delle manifestazioni ticcose. Le principali condizioni associate sono il disturbo da deficit d’attenzione/iperattività e il disturbo ossessivo-compulsivo. La sindrome di Tourette è una condizione ereditaria il cui meccanismo genetico, tuttavia, non è noto e in cui i fattori ambientali possono svolgere un ruolo determinante nell’espressione dei tic. I risultati di indagini autoptiche, le tecniche di brain-imaging e quelle neurofisiologiche supportano il coinvolgimento dei circuiti cortico-striato-talamocorticali sebbene il meccanismo fisiopatologico o le alterazioni neurotrasmettitoriali siano sconosciuti. Le evidenze più recenti, tuttavia, suggeriscono un’alterazione dopaminergica prefrontale. I neurolettici tradizionali sono il trattamento di prima scelta sebbene le principali comorbidità psichiatriche richiedano un trattamento specifico. Esiste, infine, un crescente interesse per trattamenti farmaci non-neurolettici, terapie comportamentali o di sostegno psicologico e per approcci di tipo chirurgico.

 

 

Milano,  24.09.2005 "AFFETTI E TRAUMA"; Organizz.: ISTITUTO DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICOLOGIA PSICOANALITICA DEL SÉ E PSICOANALISI RELAZIONALE; Sede: A.S.P.R.U. RISVEGLI ONLUS - VIA VITTADINI 3 - 20136 MILANO; Info: pinatomaurizio@virgilio.it  SUSI@ISIPSE.IT  Fees= euro  80.

 

Salerno, 1.10.2005 "LA VISIONE OLISTICA DEL PROCESSO TERAPEUTICO. SUPERVISIONE DI CASI CLINICI INDIVIDUALI E DI GRUPPO"; Organizz.: ISTITUTO S.P.I.G.A. "SOCIETÀ DI PSICOANALISI INTERPERSONALE E GRUPPOANALISI" - ISTITUTO DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICOTERAPIA; Sede: ORDINE DEI MEDICI DELLA PROVINCIA DI SALERNO - VIA SS. MARTIRI SALERNITANI, 31 - 84100 SALERNO; Info: info@spigahorney.it  ; Fees= euro  40.

1 Ottobre 2005

Ordine dei Medici della Provincia di Salerno

Via SS. Martiri Salernitani, 31

SALERNO

 

       9.30 – 10.00                    Registrazione partecipanti

 

                    Chairperson: Sandro Maiello

 

     10.00 - 10.30     Vincent Alfred Morrone

          La visione olistica del processo terapeutico

 

     10.30 – 11.00     Confronto/dibattito con i partecipanti

 

     11.00 – 13.00     Vincent Alfred Morrone, Fiorella Olper, Renata Ferrini

          Presentazione e discussione di casi clinici

 

     13.00 – 13.30     Adempimenti ECM

 

Messina, 29 settembre-1 ottobre 2005 "I DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO TRA CLINICA E RIABILITAZIONE"; Organizz.: DISMED ONLUS; Info: dismed@tiscali.it ; Fees= euro 150.

Relatori: Uta Frith (London), Philippe Evrard (Charleroi), Fabio Canziani (Palermo), Michele Zappella (Siena), Gaetano Tortorella (Messina), E. Spina, G. Costantino, E. Germanò, A. Gagliano, M. Elia, D. Mazzone.

Il  prof.  Gaetano  Tortorella e' nato a  Messina  l'11  Ottobre   1948. Nella sessione estiva degli esami di stato dell’anno 1966-67 ha conseguito la maturità classica presso il liceo statale “F. Maurolico” di Messina. Per la votazione riportata ha ottenuto l’iscrizione con esenzione totale dal pagamento delle tasse al primo anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’ Università degli Studi di Messina; ha proseguito gli studi di medicina riportando costantemente una media di voti superiore ai 28/30 ed ottenendo,  quindi, l’esenzione totale anche per gli anni successivi. Nella sessione estiva dell’anno accademico 1972-73 ha conseguito il diploma di laurea inmedicina e chirurgia, discutendo la tesi su “I tipi psicologici di Benjamin nelle psiconevrosi infantili”, ottenendo la votazione di 110/110 e lode e avendo riconosciuta la dignità di stampa della tesi. Successivamente ha sostenuto gli esami per l’abilitazione all’esercizio professionale ed è stato ammesso per concorso all’iscrizione alla scuola di specializzazione in Neuropsichiatria Infantile dell’Università degli Studi di Pisa, dove il 26 Ottobre 1976  ha conseguito il diploma di specialista.  

Dal 1° novembre 1973 a tutt'oggi  il prof. Tortorella ha svolto ininter­rottamente la sua attività' clinica, didattica e di ricer­ca presso l'Istituto di Neuropsichiatria Infantile dell'Università di Messina, inizialmente con la qualifica di assistente incaricato, successivamente - dal 1° Novembre 1974 al 31.7.1980 - con la qualifica di “medico interno a carico del bilancio universitario” e - dal 1° Agosto 1980 - con la qualifica di ricercatore confermato.

                    Nella terza tornata di giudizi di idoneità (bando 1989) è stato giudicato "idoneo" ad assumere le funzioni di "professore   Associato" dalla Commissione Giudicatrice per il gruppo di discipline ex n.135 – attuale F19B -  Neuropsichiatria Infantile e, nella seduta del 13.5.1994, è stato chiamato con riserva dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Messina per l’insegnamento di Neuropsichiatria Infantile. Con decreto rettorale del 22.04.99 è stato inquadrato nel ruolo dei professori associati per il settore scientifico disciplinare F19B a decorrere dal 13.5.94 per gli effetti giuridici e dal 18.12.98 agli effetti economici.

Il prof. Tortorella ha pure conseguito l' idoneita' a primario di Neurop­sichiatria Infantile nella sessione di esami del 1983 ottenendo, con la votazione riportata, il primo posto nella graduatoria nazionale degli idonei. Nel novembre 1991 ha vinto il concorso per un posto di pri­mario di neuropsichiatria infantile presso l'USL 42 di Messina, cui ha successivamente rinunciato.

Attività didattica:

          Sin dall’anno accademico 1973-74 il prof. Tortorella ha iniziato a svolgere attività didattica con lo svolgimento di seminari ed esercitazioni rivolti agli studenti del corso di laurea in medicina e chirurgia; successivamente, a partire dall’anno accademico 1975-76, ha avuto affidato l’incarico ufficiale di insegnamento di “Igiene mentale” presso la scuola di perfezionamento in Neuropsichiatria Infantile per Assistenti Sociali.           Dopo di allora ha ricoperto vari incarichi di insegnamento, come di seguito elencati:

1) titolare dell'incarico di insegnamento di "Elettrofisiologia" presso Scuola di Specializzazione in Neuropsichiatria Infantile negli anni accademici 1978/79, 79/80, 80/81, 81/82, 82/83.

                    2) "collaboratore" nell'insegnamento di "Semeiotica Neurologica Strumentale" presso la stessa Scuola dall' a.a. 1983/84 al 1989/90.

                    3) titolare dell'incarico di insegnamento di "Neuropsichiatria Infantile III" presso la stessa Scuola dall'a.a. 1990/91 all'attuale.

                    4) incaricato della supplenza dell' insegnamento di "Neurologia Pediatrica" del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia negli a.a. 1991/92 e 1992/93.

                    5) incarichi di insegnamento di Neuropsichiatria Infantile presso i seguenti corsi: a)Diploma Universitario in Logoterapia; b)Diploma Universitario in Audiometria; c)Diploma Universitario di Terapista della Riabilitazione della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva; d)Diploma Universitario di Fisioterapista; e)Diploma Universitario di Tecnico di Neurofisiopatologia.

                    6) incarico di insegnamento di “Neuropsichiatria Infantile” presso scuola di specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Messina, scuola di specializzazione in Neurologia, scuola di specializzazione in Pediatria

                    7) incarico di insegnamento di “Neuropsichiatria Infantile” nel corso di laurea in Scienze dell’Educazione presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Messina dall’anno accademico 1997-98 a tutt’oggi.

                    8) Presidente del Corso di Laurea per “Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva” della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Messina dall’a.a. 2000-2001 a tutt’oggi.

L'attivita' scientifica del prof. Tortorella e' documentata da  oltre 140 pubblicazioni su riviste italiane e straniere, tutte  inerenti argomenti  di neuropsichiatria infantile; molti di questi  lavori sono stati oggetto di relazioni ufficiali in congressi nazionali ed internazionali.

          Gli interessi scientifici del prof. Tortorella si sono orientati verso  tutti i settori della  Neuropsichiatria  Infantile,  dalle problematiche  di psi­copatologia infantile a quelle di neurologia pediatrica.  Nell'ambito della psicopatologia dell'età evolutiva ha pubblicato lavori originali sulle psiconevrosi infantili, sulle sequele neuropsichiatriche nei traumi cranici, sulla semeiologia delle turbe psicopatologiche nelle epilessie dell'infanzia, oltre a numerosi interventi sulle problematiche assistenziali e di inserimento dei bambini con handicap neuropsichici. Per quanto concerne gli aspetti  neuropediatrici si è particolarmente dedicato allo studio delle patologie pre­coci dello sviluppo  neurocogniti­vo,  di patologie neurodegenerative, di malattie neuromuscolari; gran parte della sua produzione scientifica si è rivolta alle  malattie  convulsivanti del­l'infanzia e agli studi di elettroencefalografia in eta' evolutiva.

           Il prof.  Tortorella ha anche collaborato con suoi articoli  alla stesura  di due volumi ("Aspetti psicopatologici dell' epilessia" in "Le convul­sioni nella patologia pediatrica" di A.  Ferlazzo  e G. Lombardo, Roma 1981 e "I traumatismi cranici: sequele neurologiche e psichia­triche" in "Neurologia Infantile " di F. Guzzetta,Padova 1987)

           Il prof. Tortorella è stato responsabile dei progetti di ricerca del MURST (60%) "Valore prognostico dell'eeg su cassette in età neonatale" (1990) , "Mappaggio eeg nelle epilessie parziali benigne dell'età evolutiva" (1991), “Fisiopatologia del mioclono epilettico nel bambino” (1995-96) “Epilessie parziali del bambino: criteri di farmacoresistenza (1997-98). e ha collaborato ai progetti nazionali "Cerebropatie con­genite e sviluppo cognitivo " (MURST 1988) e " Epilessie dell'età evolutiva e funzioni cognitive" (MURST 1992). E’ responsabile del PRA 98 e 99 su “Epilessie genetiche in età evolutiva” e dei Progetti di Ricerca d’Ateneo 2000,2001 e 2002 concernenti temi di epilessia, farmacoterapia dell’epilessia, displasie corticali ed epilessia.

   Dopo essere stato segretario regionale della Societa' Italiana di  Neuropsichiatria  Infantile per il biennio 1984/ 86,  il  prof. Tortorella  dal 1986 al 1990 ha fatto parte del Comitato di Reda­zione  della rivista uf­ficiale della Societa' "Giornale di Neuropsichiatria­ dell' eta' evolutiva",

   Il prof. Tortorella e' pure socio della Societa' Italiana  di Elettroen­cefalografia  e Neurofisiologia Clinica,  della Societa' Italiana di Neu­ropediatria e della Lega Italiana contro l'Epilessia.

          L’ attività assistenziale  del prof. Gaetano Tortorella si è svolta ininterrottamente dal 1973 a tutt’oggi presso la Clinica di Neuropsichiatria Infantile del policlinico universitario; il suo interesse è stato rivolto alla diagnosi ed al trattamento delle molteplici patologie neurologiche e psicopatologiche dell’infanzia con particolare approfondimento delle problematiche assistenziali relative ai disturbi percettivo-motori della prima infanzia e alle malattie convulsivanti del bambino. Il prof. Tortorella ha avuto modo di esprimere le sue capacità cliniche nell’ambito delle strutture ambulatoriali, nell’organizzazione del day hospital, nel reparto degenze, nelle attività di consulenza alle altre cliniche pediatriche. Particolare interesse il prof. Tortorella ha dedicato all’organizzazione ed al funzionamento del laboratorio di neurofisiologia clinica: oltre alla notevole mole di registrazioni elettroencefalografiche ed all’impegno nella loro analisi e refertazione in tale ambito il prof. Tortorella ha avuto modo di introdurre, tra i primi centri in Italia, tecniche innovative di registrazione come quelle “dinamiche” su cassette magnetiche e, assai recentemente, su “microchip”. Esperienze di applicazione di tali tecniche in età neonatale hanno costituito la base di originali apporti scientifici in sede internazionale.

 

Milano, 13 0ttobre 2005-13 giugno 2006 "PAROLE E MUSICA. L'ESPLICITO E L'IMPLICITO NELL'ESPERIENZA TERAPEUTICA"; Organizz.: ISTITUTO DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICOLOGIA PSICOANALITICA DEL SÉ E PSICOANALISI RELAZIONALE; Info: pinatomaurizio@virgilio.it  SUSI@ISIPSE.IT ; Fees= euro 360.

ABSTRACT SEMINARI TEORICI

 

 

DALL’ IMPLICITO ALL’ESPLICITO ATTRAVERO IL MODELLO DEL TRAUMA: UN DIALOGO POSSIBILE TRA NEUROSCIENZE E PSICOANALISI

Nella presentazione verranno brevemente illustrati i principali studi effettuati sugli equivalenti biologici del processo di cambiamento indotto dalla psicoterapia ad orientamento analitico e sulle strette connessioni tra meccanismi biologici e psicologici. In particolare verranno illustrati i meccanismi biologici alla base della plasticità e della dinamicità delle strutture cerebrali e dell’interazione tra espressione genica ed influenze ambientali, comprese le esperienze precoci e quelle terapeutiche.

Verranno utilizzati le esperienze cliniche e gli studi neurobiologici sulle esperienze traumatiche e la loro elaborazione come modello di dialogo tra neuroscienze e psicoanalisi. 

 

 

LA CONSONANZA INTENZIONALE: MECCANISMI NEUROFISIOLOGICI DELL’ INTERSOGGETTIVITA’

L’intervento verterà sull’osservazione della ricerca sulla relazione tra sistema sensori-motorio e cognizione nei primati non-umani e nell’uomo. Verrà data particolare attenzione alla scoperta dei neuroni mirror ed alla elaborazione di un modello neuroscientifico di aspetti di base delle relazioni interpersonali.

 

 

ORDINE DAL CAOS: COME LA MENTE APPRENDE PAROLE E REGOLE DI UNA LINGUA A PARTIRE DAL FLUSSO CONTINUO DI PAROLA

Come fa un bambino a imparare da zero la sua lingua materna? Questo problema è molto piu' complesso di quanto si possa credere. Una lingua comprende un lessico (un "dizionario mentale") e un insieme di regole per generare frasi corrette. Come fa il cervello a crearsi un lessico e a scoprire le regole della lingua? Sono gli stessi meccanismi cerebrali che si attivano per sviluppare le stesse competenze? Studiamo questo problema "trasformando" gli adulti in neonati: usando delle microlingue inesistenti, con un proprio microvocabolario e una minuscola grammatica, cerchiamo di ricostruire come gli adulti identificano gli uni e l'altro sulla base di una esposizione a qualche minuto di parola continua. I nostri studi mostrano che gli adulti sono capaci di fare complessi calcoli statistici sulla frequenza delle sillabe, ma che, per trovarne le regole della lingua, questi calcoli non bastano. Una specie di intuizione

 

 

UN FATTORE ASPECIFICO IN PSICOANALISI: IL SELF-RIGHTING

Come in medicina diamo per scontata una vis medicatrix naturae,, così è ipotizzabile anche in psicoanalisi l’esistenza di una tendenza innata al ricupero, che, seguendo Lichtenberg, abbiamo chiamato self-righting.Riteniamo che lo scopo di tutti  i fattori specifici del trattamento sia quello di innescare questo potente fattore terapeutico aspecifico: Cercherò di mostrare come i nuovi modelli relazionali della Psicoanalisi offrano te teorie migliori per comprendere e per innescare il cambiamento, visto in questa ottica.

 

 

GLI STATI DEPRESSIVI NELLA RICERCA DI E. TRONICK

Ponendo come riferimento l’articolata ricerca svolta da E. Tronick, verrano esplorati il concetto di stato e le organizzazioni delle diverse forme depressive osservate nell’esperienza infantile.

 

 

L’INGAGGIO IN PSICOANALISI

A partire dall’osservazione della rilevanza della unitarietà della dimensione relazionale implicita ed esplicita promossa dall’esperienza esplorativa e curativa psicoanalitica, verrà osservato il valore che va ad assumere la percezione soggettiva e reciproca dell’ingaggio nella coppia analitica.

 

 

AGGRESSIVITA’ REATTIVA E AGGRESSIVITA’ VULCANICA: L’ESPERIENZA DEL MALE

A partire dalla definizione a dalla descrizione dell’aggressività reattiva e dell’aggressività vulcanica, saranno sviluppati temi      riguardanti l’esperienza del male nelle sue espressioni più radicali. Saranno prese in considerazione evidenze cliniche e riferimenti teorici derivati dalla psicologia del sé e dalla prospettiva relazionale in psicoanalisi.

 

 

IL TRANSFERT TRA REALTA’ ESTERNA E REALTA’ INTERNA

Sarà sviluppato il tema del passaggio dal transfert freudiano, inteso come trasferimento sull'analista di una realtà interna del paziente originata dalle fantasie inconscie e il transfert come originato dal passato relazionale (realtà esterna) del paziente e dal suo rapporto attuale con l'analista.

 

 

IL MOMENTO PRESENTE E LA SINTONIZZAZIONE AFFETTIVA

Sulla scorta della riflessione del contributo riflessivo proposto da D. Stern in queste aree, verrano esplorate le implicazioni e le ricadute potenziali all’interno dell’esperienza clinica quotidiana.

 

 

 

 

ABSTRACT SEMINARI CLINICI

 

 

ANNA MARIA BARBERO

I due seminari clinici consentiranno di osservare l’evoluzione di un’esperienza clinica di un soggetto con un percorso terapeutico avviato da tempo.

 

MARINA AMORE

I due seminari clinici consentiranno di osservare l’esperienza di consultazione nel suo distendersi nei diversi momenti fino alla definizione degli accordi per procedere alla presa in carico.

 

GIACOMO SANTINI

Il seminario clinico sarà orientato all’esplorazione dell’esperienza della fase di accoglienza e di consultazione di un soggetto richiedente un aiuto terapeutico.

 

VOLTA MARIA TERESA

I tre seminari consentiranno l’esplorazione di un’esperienza terapeutica rivolta ad un bambino ed alla sua coppia genitoriali.

 

Roma, 7 ottobre 2005"IDENTITÀ ED IMMAGINE FEMMINILE"; Sede: POLO DIDATTICO-P.ZA ODERICO DA PORDENONE-ROMA; Info: ecm@asclepion.lazio.it ; Fees= euro 50.

PROGRAMMA CONVEGNO

 

 

                                                 “ IDENTITA’ E IMMAGINE FEMMINILE”

                                                                   

                                                                      7 OTTOBRE 2005

 

 

                                                                                               MATTINA

 

   

                                                                  APERTURA CONVEGNO             (R.ROCCHI)                                9,00                                    

 

 

                                                                  IDENTITA’ E IMMAGINE FEMMINILE

 

Psicodinamica dell’identita’ e dell’immagine femminile                    (A. HOMBERG)                         9,30

 

Donne nel tempo: :le figure di spicco nella storia europea del ‘900     (I.BARATTA)                           10,30

 

Immagine femminile come ispirazione  nell’arte del ‘900                 (T.CASCELLA)                        11,00 

 

 

                                                                     11,30-11,45 pausa caffè

Nomi di donna in una partitura di Mozart                                                  (E.PIERANUNZI)               11,45

                                                                                                                                                      

Uomo e immagine femminile: una ricerca                                        (A.MONTELLANICO)        12,00

                                          

 

                                                 IDENTITA’ SENZA IMMAGINE E IMMAGINE SENZA IDENTITA’

                                                                     la ricerca dell’immagine   

                            

Belli da morire                             (anoressia e bulimia )                                             ( P. MACHADO)         12,30

                                                                                                                                        ( L. COSTANTINO)    13,00   

 

13,30-15,30 Pausa pranzo

 

Faccia di  plastica                               (tra chirurgia ricostruttiva e chirurgia estetica)            ( P. CECCHI)               15,30  

 

Ricrearsi  l’identita’                       (progetto amazone)                                        ( A. BARBERA)           16 ,00                                                             

 

Se l’identità è immagine sociale       (un figlio a tutti i costi)                                 ( S.GROSSI)                 16,30

 

                                                                                                                                        ( M..TARANTO)          17,00

 

 

 Sanita’ mentale                    (Non tutte furono”libere donne di Magliano”)                          (M.R. BIANCHI )         17,30

                                           cenni storici sull’istituzione dei manicomi criminali per donne in Italia

                                                  e sommessi dubbi sul concetto che la follia conduca alla conquista della libertà

 

 

Ba ttaglia Terme (Padova), 14 e 15 ottobre 2005 "
I CONFINI NATURALI DELLA CREATIVITÀ
(Spettro Bipolare e Creatività)", Organizz.: AION; Sede: Villa Selvatico, Via Sant’Elena.

 

L'Associazione AION in collaborazione con la SIPSUM (Società Italiana di Psichiatria Scienze umane e creatività. Sezione speciale della Società Italiana di Psichiatria), organizza per i giorni 14 e 15 ottobre 2005
il Congresso Nazionale SIPSUM dal titolo "I confini naturali della creatività" cui sono stati attribuiti 6 crediti ECM per medici, psicologi, infermieri, educatori
 
I CONFINI NATURALI DELLA CREATIVITÀ
(Spettro Bipolare e Creatività)
 
Battaglia Terme (Padova)
14 e 15 ottobre 2005

 

Villa Selvatico, Via Sant’Elena
 
 
 
 
VENERDÌ 14 OTTOBRE
sessione plenaria

 

Ore 14 Apertura

Ore 14,30 Saluti autorità

Chairmen:

Maurizio De Vanna e Giuliano Turrini

Ore 15,00

Flaminio De Felice: Creatività e spinte inerziali

Ferdinando De Marco: Complessità e creatività della Riabilitazione Psicosociale

Luigi Baldari: Concezione psicoanalitica e micropsicoanalitica della creativita'

Sandro Rodighiero: Creatività, Arte, Emozioni

Sergio Moravia: I confini naturali della creatività

 

Ore 18 Discussione

Ore 19 Chiusura giornata

 

Ore 19,15 Assemblea dei Soci SIPSUM

SABATO 15 OTTOBRE MATTINA

sessione plenaria

Chairmen:

Luigi Pavan e Gianpaolo Pierri

Ore 9,30

Liliana Bal Filoramo: Creatività e procreazione assistita

Emmanuel Anati: I confini naturali della creatività: considerazioni di un archeologo

Piero De Giacomo: Frasi bussola: frasi a forte impatto psicologico nella psicoterapia e nel counseling

Giovanni Gozzetti: Arte, creatività nella schizofrenia nel pensiero di Ferdinando Barison

Adone Brandalise: I confini naturali della creatività

Ore 13,00 Discussione e chiusura della mattinata

 

COLAZIONE DI LAVORO

 SABATO 15 OTTOBRE POMERIGGIO

sezioni tematiche parallele e Lavoro in Gruppo

 

Sezione 1 Il Pensiero filosofico nei percorsi dell’essere

 

Ore 15,00 Conduttore:
Renzo Mulato:La divina follia e le sue inquietanti ombre

Ore 15,30

Gian Maria Raimondi: L'orizzonte sta altrove. Il viaggio di Robert Walzer

Bice Quattrone: Depressione creativa

Sonia Galantini: Percorsi terapeutici e percorsi di vita

Katia Coppoletta e Annamaria Borgato: L’intervento pedagogico-clinico in un percorso creativo di globalità di linguaggi

Ore 16,30 Lavoro in gruppo

 
 
Sezione 2 Letteratura, Poesia e Psicopatologia

 

Ore 15,00 Conduttore:
Remigio Raimondi: L'indicibile psicotico e le sue narrazioni

Ore 15,30

Gaetano Marchese: Parole nel tempo: la poesia orfica di Lorenzo Calogero

Fabrizia Brighenti Giuseppe Manuli: “Nella rete dei riflessi”. il cinema di Andreij Tarkovskij e il lavoro dello psichiatra

Maria Chieco: Linguaggio poetico e metafora in terapia

Luciano Liziero: La riabilitazione psicosociale attraverso l’intervento di nursing

 

Ore 16,30 Lavoro in gruppo

 

Sarà presentata la Mostra su:

Aspetti religiosi e antropologici del meridione d’Italia

 

 

Sezione 3 Iconologia e Percorsi Creativi della Mente

 

 

Ore 15,00 Conduttore:

Alberto Panza: L'iconicità nell'ermeneutica psicoanalitica

Ore 15,30

Antonio Scala: Percorso del simbolo e creatività

Mario Degli Stefani: La musicoterapia nella riabilitazione psicosociale e nella terapia

Patrizia Anderle: La “Magia” del colore nell’arte-terapia

Andrea Dallaporta: Immagini della letteratura e comprensione psicopatologica

Ore 16,30 Lavoro in gruppo

 

 

Sezione 4 Meccanismi Biologici e Funzione Creativa nella Terapia

 

Ore 15 Conduttori: Sonia Frediani e Gino Montagnani: Antipsicotici atipici come stabilizzatori

Ore 15,30

Pasquale Verrienti: Un approccio multidisciplinare nella gestione del coma nelle gravi cerebrolesioni acquisite

Andrea Danieli: Basi biologiche degli effetti della psicoterapia

Gioia Marzi: Parole e Molecole

Claudia Bergamo: La cefalea in psichiatria

 

Ore 16,30 Lavoro in gruppo

 

Ore 17,45 TAVOLA ROTONDA

 

Chairmen:

Massimo Di Giannantonio e Giuseppe Spinetti

 

(con Relatori delle Lezioni Magistrali e Conduttori delle Sezioni Parallele)

 

Ore 19,00 Compilazione questionari ECM
 

Ore 19,30 Chiusura lavori

 

Relatori e Chairmen

Anati Emmanuel Paleoantropologo, Direttore del Centro Camuno di Studi Preistorici, Capo di Ponte, Brescia

Anderle Patrizia Psichiatra DSM ULSS 17 Monselice

Bal Filoramo Liliana Micropsicoanalista, Docente di Psicologia Dinamica presso l’Università di Torino, socio AION

Baldari Luigi Psichiatra, Micropsicoanalista, direttore U.O. di Psicoterapia Messina, socio AION

Bergamo Lucia Claudia Neurologo Resp.U.O.S di Coordinamento di Neuropsichiatria D.I.S.M. Padova.

Borgato Annamaria Psicologa, Centro Terapeutico Az. ULSS 17 Monselice

Brandalise Adone Docente di Teoria e Metodologia Generale della Letteratura, Università di Padova

Brighenti Fabrizia Dir. U.O.C..di Psichiatria Monselice.-.Conselve

Coppoletta Katia filosofo, specialista in Pedagogia Clinica, docente l’Istituto d’Arte “Corradini” di Este

Chieco Maria Psichiatra, Dip. Salute Mentale Az. ULSS 17

Dallaporta Andrea Psichiatra Presidente ASVEGRA Padova

Danieli Andrea Psichiatra, Direttore DSM Thiene - Schio VI

De Felice Flaminio Psichiatra, Presidente Società Italiana di Psichiatria, Scienze Umane e Creatività, Direttore DSM Locri, R.C.

De Giacomo Piero Prof. Ordinario direttore dell’Istituto di Clinica psichiatrica all’Università di Bari

De Marco Ferdinando Direttore DSM Az. ULSS Fr/3, Frosinone, Presidente SECIP Società di Economia e Management in psichiatria

De Vanna Maurizio Professore Ass. di Psichiatria Università di Trieste

Degli Stefani Mario Psichiatra DISM ULSS 16 Padova

Di Giannantonio Massimo Professore di Psichiatria, Univ. Chieti

Frediani Sonia Psichiatra, Direzione medica Lilly

Galantini Sonia Psichiatra DSM ULSS 17 Monselice - Este

Gozzetti Giovanni Psichiatra, Libero Docente di Psichiatria, V. Presidente Società Italiana per la Psicopatologia, Padova

Liziero Luciano Coordinatore DSM Az. ULSS 17, Monselice - Este

Liguori Giorgio Psichiatra, DSM ASL 4 Pres. di AION, Cosenza

Manuli Giuseppe Psichiatra, Dip. Salute Mentale Az. ULSS 17

Marchese Gaetano Dirigente Psicologo ASL 4, Cosenza, socio AION

Marzi Gioia Psichiatra Micropsicoanalista, socio AION Frosinone

Montagnani Gino Psichiatra, Direzione medica AstraZeneca

Moravia Sergio Ordinario di Storia della Filosofia, Univ. Firenze

Mulato Renzo Filosofo, Preside Centro di studi Universitari “Erasmo da Rotterdam”, Pordenone

Panza Alberto Psicologo, Psicoterapeuta, docente di Psicoantropologia Università La Sapienza di Roma

Pavan Luigi Prof. Ordinario di Psichiatria Università di Padova, Direttore DISM Padova

Pierri Gianpaolo Prof. Ordinario di Psichiatria Università di Bari, Presidente SIPM Società Italiana di Psicoterapia Medica

Quattrone Beatrice Psichiatra, Direttore DSM Reggio Calabria

Raimondi Remigio Direttore DSM Massa Carrara, Romanziere

Raimondi Gian Maria Filosofo Massa Carrara

Rodighiero Sandro Psichiatra, Gruppoanalista, Direttore DSM Azienda ULSS 17 Este – Monselice, socio AION, Segr. COIRAG

Segreti Vera Attrice, Cosenza

Scala Antonio Psichiatra docente di riabilitazione psicosociale II Università Napoli, Primario em.e Dir. Comunità Aquilone di Solopaca

Spinetti Giuseppe Direttore DSM ASL 1 Imperia, Presidente Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale

Turrini Giuliano Psichiatra, psicoanalista, Direttore sanitario di Villa Maria Luigia, Parma

Verrienti Giuseppe Neurologo, Psichiatra, Psicoanalista Casa di cura Villa Verde Lecce

 

http://www.associazioneaion.it/link44.html

 

Formia, 12-13 novembre 2005 "LA BIOMUSICOLOGIA E LA CON-VIBRAZIONE SONORA. IL CONCETTO DI RISONANZA IN MUSICOTERAPIA E IN PSICOTERAPIA"; Sede: APPIA GRAND HOTEL - LATO NAPOLI - 04023 - FORMIA; Info: tiziana.martongelli@libero.it  ALESSANDRO.BERTIROTTI@UNIPR.IT ; Fees= euro 170.

La Biomusicologia

 

Sino agli inizi della seconda metà del XX secolo, la musicologia tendeva a trascurare le indagini rivolte allo studio degli aspetti creativi e biologici sottesi alla musica. In modo diverso si comportavano le nascenti neuroscienze. Discipline che iniziavano a studiare i fatti musicali per indagare l’eziologia di alcuni disturbi legati ad abilità linguistiche e musicali, causati da ictus o da altre cerebrolesioni.

La biomusicologia nasce con le opere di Nils L. Wallin, il quale conia il termine e per primo tenta di riallacciare i rapporti fra musicologia e biologia. Questo accade nel 1982, un momento storico assai propizio: esplode un forte interesse per il “fenomeno musica” tra i neuroscienziati, gli psicologi cognitivisti, i ricercatori sull’intelligenza artificiale e gli esperti in etologia umana ed animale. Questo rinnovato interesse scientifico pone le basi per una nuova ri-definizione di musica: in chiave anche biologica piuttosto che solo culturale.

Nel 1997 Fiesole ospita un convegno dal titolo emblematico: Uomo, mente e musica, al quale partecipano studiosi provenienti da tutto il mondo. I risultati di questo incontro sono raccolti in un testo intitolato The Origins of Music (Wallin N.L., 2000). Nel testo appaiono le discipline che concorrono alla definizione teorica ed applicativa della biomusicologia, ossia la musicologia evoluzionistica, la neuromusicologia e la musicologia comparata. La musicologia evoluzionistica si occupa delle origini della musica, della questione dei canti animali e dell’evoluzione della musica in rapporto a quella dell’uomo; la neuromusicologia si occupa di individuare le aree del cervello che sono coinvolte nel processo musicale, i meccanismi neurocognitivi che si attivano durante l’ascolto ed esecuzione della musica, e dell’ontogenesi delle capacità musicali ed abilità musicali (Bertirotti A., 2003); la musicologia comparata si occupa delle “funzioni culturali” ed utilizzazione della musica, dei vantaggi-costi legati alla musica, delle pressioni selettive che veicolano l’evoluzione musicale e delle caratteristiche universali dei sistemi e comportamenti musicali.

Per fare un esempio, la domanda cruciale che si pone il ricercatore di biomusicologia è, in chiave prettamente evolutiva: in che modo una facoltà come la musica, che manca di “uso diretto”, è sfuggita all’implacabile e forte azione selettiva della Natura (Wallin N.L., 2003, pag. 23)? Forse la musica esiste ancora perché “innocua e senza significato teleologico”, oppure perché poligeneticamente strutturata in cooperazione e dotata di pregnanza esistenziale?

In sostanza, la domanda madre di tutti gli altri quesiti e tipici delle diverse discipline che studiano la musica, è: la musica, apparentemente senza scopo, a che cosa è utile? Maggiori informazioni su www.bertirotti.com

 

 

 

Bibliografia

 

Bertirotti A., 2003, L’uomo, il suono e la musica, Firenze University Press, Firenze.

Wallin N.L. - Merker B. - Brown S., 2000, (eds.), The Origins of Music, MIT Press, Cambridge, Mass.

Wallin N.L., 2003, Pensare in termini evolutivi alla musica: una analisi, in Systema Naturae, (in corso di stampa), Asti.


La Convibrazione sonora è un concetto direttamente collegato alla Biomusicologia. Gli autori ne hanno sviluppato una visione che si coniuga sia con la Musicoterapia (attiva e recettiva) che con la Psicoterapia. Walter Binello ha indagato sull’aspetto relazionale del fenomeno sonoro, a partire dal metodo del Dialogo Sonoro (Programmazione Neuro Linguistica e musica, secondo le teorie di Mauro Scardovelli) arricchendolo con recenti studi sulla fisica degli esseri viventi che spiegano il rapporto esistente fra la risonanza corporea e la risonanza emotiva. Giorgia Coizza ha applicato i principi della risonanza alla Psicoterapia, ricercando sulla relazione fra la risonanza emotiva e quella mentale, muovendosi nell’ambito della Psicoterapia relazionale sistemica e dell’Ipnosi ericksoniana.

Il paradigma nel quale si muovono gli autori si può sintetizzare nell’assioma Risonanza corporea – risonanza emotiva – risonanza mentale. Il metodo del dialogo sonoro (musicale o verbale) si muove lungo il cammino Rispecchiamento – calibrazione – risonanza.

 

Schema teorico

 

Risonanza corporea                     Risonanza emotiva                  Risonanza mentale

 

 

 

 


Acqua biologica

 

 

senza parola

   PIANOFORTE                          utilizzo massiccio della risonanza corporea

 

                                                                                                                          con la

                                                                                                                         parola

                                                                                                                  

senza parola

   DISCHI                                     utilizzo sottile della risonanza corporea

 

                                                                                                                        con la

                                                                                                                        parola

 

 

 

DIALOGO SONORO = METODO                   presuppone   Rispecchiamento

                                                                                          Calibrazione

                                                                                         Risonanza

 


Programmazione teorica e pratica

GIORNATA 1

 

 

 

 

 

 

 

Registrazione dei partecipanti e presentazione del corso

 

 

08.30-09.00

 

Teoria 1

 

 

 

 

 

Dalle ore 09.00 alle ore 11 e dalle ore 11.15 alle ore 13.15 del 10 settembre 2005

 

 

 

 

Sessione 1

La biomusicologia:

Principi teorici:

Aspetti biologici della musica

Prof. A. Bertirotti

09.00-09.15

 

 

 

Aspetti neurocognitivi della musica

Prof. A. Bertirotti

09.15-09.45

 

 

 

Aspetti comportamentali della musica

Prof. A. Bertirotti

09.45-10.15

 

 

 

La segmentazione

Prof. A. Bertirotti

10.15-10.30

 

 

 

Il raggruppamento

Prof. A. Bertirotti

10.30-10-45

 

 

 

La relazione musica-linguaggio

Prof. A. Bertirotti

10.45-11.00

 

Pausa

 

 

 

11.00-11.15

Sessione 2

 

 

Il suono della parola e della musica

Prof. A. Bertirotti

11.15-11.30

 

 

 

La relazione circolare suono-uomo-suono

Prof. A. Bertirotti

11.30-12.00

 

 

 

Esiste una vera e propria specificità del linguaggio?

Prof. A. Bertirotti

12.00-12.15

 

 

 

Le relazioni fra Armonia, Melodia e Semantica

Prof. A. Bertirotti

12.15-12.30

 

 

 

La ricerca attiva delle regolarità

Prof. A. Bertirotti

12.30-12.45

 

 

 

Il livello temporale ottimale di catalogazione degli eventi sonori

Prof. A. Bertirotti

12.45-13.15

 

Teoria 2

 

 

 

 

 

Dalle ore 15.00 alle ore 17.00 e dalle ore 17.15 alle ore 19.15 del 10 settembre 2005

 

 

 

 

Sessione 3

La fisica acustica: il suono come relazione.

 

 

dott. W. Binello

15.00-15.30

 

I parametri del suono.

 

 

dott. W. Binello

15.30-15.45

 

La teoria dei suoni armonici.

 

 

dott. W. Binello

15.45-16.15

 

La risonanza corporea.

 

 

dott. W. Binello

16.15-16.30

 

Dialogo sonoro e la Programmazione Neuro Linguistica

 

 

dott. W. Binello

16.30-17.00

 

Pausa

 

 

 

17.00-17.15

Sessione 4

Matching, pacing, leading.

 

 

dott. W. Binello

17.15-17.45

 

La risonanza emotiva.

 

 

dott.ssa G. Coizza

17.45-18.15

 

La fisica degli organismi viventi.

 

 

dott. W. Binello

18.15-18.30

 

L’uomo elettromagnetico.

 

 

dott. W. Binello

18.30-18.45

 

La risonanza mentale.

 

 

dott.ssa G. Coizza

18.45-19.15

 

 

 

GIORNATA 2

 

 

 

Pratica

 

 

 

Dalle ore 09.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.15dell’11 settembre 2005

 

 

 

Sessione 1

Prima esperienza diretta di musicoterapia ricettiva

dott.ssa G. Coizza

09.00-11.00

Pausa

 

 

11.00-11.15

Sessione 2

Prima esperienza diretta di musicoterapia attiva

dott. W. Binello

11.15-13.15

Sessione 3

Seconda esperienza diretta di musicoterapia attiva

dott. W. Binello

15.00-17.00

Pausa