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Chronology

 

CONGRESSI 

I semestre 2006

 

   
   
   

 

 Questo servizio di informazione sugli eventi ECM deve necessariamente fare i conti con l'ingente mole di eventi accreditati e, soprattutto, in fase di accreditamento per il 2006. Pertanto, abbiamo operato una selezione, forzatamente 'arbitraria', di congressi che ci sono sembrati maggiormente attinente alla formazione psicoterapica. Mano a mano che un evento sarà accreditato, verrà aggiornata la sua scheda completa del punteggio assegnatogli. Gli eventi contrassegnati da un asterisco (*) sono quelli che hanno ricevuto un accreditamento solo per gli psicologi. Per gli eventi formativi che non compaiono nel sito ECM-sanità (http://ecm.sanita.it) verrà indicata la fonte informativa  (a fondo pagina).                                                                                           

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Eventi PRIMO SEMESTRE 2006 già accreditati  
Milano, gennaio-giugno 2006 "TEORIA E TECNICA PSICOANALITICA (CMP,2006-1)" Organizz.: Centro Milanese di Psicoanalisi; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI, 38 20122 MILANO; Info: biblio.cmp@iol.it ; Fees= euro 310; Crediti N. 20.

TEORIA E TECNICA PSICOANALITICA (CMP, 2006-1)

 

 

PROGRAMMA E ABSTRACT:

 

DATA:  12 gennaio 2006 (1)
Titolo: Il transfert alla luce degli sviluppi neuropsicoanalitici: aspetti teorici e clinici
Ore: 21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Gian Marco Pauletta D’Anna
Abstract:
La ricerca  neurologica va compiendo tali progressi che risulterà sempre più ineludibile ancorare i concetti psicoanalitici alla conoscenza del cervello.

L’influenza di funzioni e processi cerebrali inconsci sul rapporto vitale con un mondo è diffusamente verificato nella ricerca neuropsicologica attuale.

Le attuali più rilevanti teorie in campo neurologico sembrano implicare processi cerebrali, ai quali si può ricondurre il concetto psicoanalitico di “tranfert”.

Anche le ricerche sui cambiamenti avvenuti nel cervello di pazienti affetti da alcune sindromi psicologiche a seguito di assunzioni di farmaci o di interventi psicoterapeutici, sembrano implicare la riduzione dell’influenza del tranfert nel rapporto con la realtà.

DATA: 14 gennaio 2006 (2)
Titolo: Peer Review

Ore
: 9.30-12.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docenti: Nino Ferro
Abstract: Da anni l’International Journal of Psychoanalysis propone in tutti i Congressi internazionali la ‘’peer review’’ che consiste nel mostrare il modo di valutazione che viene fatto di ogni articolo inviato all’IJP per una eventuale pubblicazione. Viene proposta una esercitazione dal vivo nel quale un lavoro pervenuto all’IJP è discusso dai partecipanti e poi il loro parere è confrontato con quello dato dai membri dell’editorial Board dell’IJP. L’esperienza conduce indirettamente a riflettere alle qualità che un articolo deve avere per essere accettato sulla più importante rivista di psicoanalisi del mondo.


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DATA: 19 gennaio 2006 (3)
Titolo: Un’altra lingua, un altro luogo: per nascondersi o essere trovati

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Pina Antinucci
Abstract
: L’autrice  esamina alcuni aspetti specifici dell’incontro psicoanalitico nel caso in cui sia il paziente che l’analista siano emigranti provenienti dallo stesso background culturale e linguistico. Tale esperienza può esitare in processi di scissione che operano tacitamente e pertanto risultano difficili da analizzare, ma, allo stesso tempo, possono fornire ricchezza di materiale che dà alla coppia l’opportunità di elaborare il dolore e il senso di colpa per ciò che si è perso, essenzialmente la madre, che  è stata, fantasmaticamente, tradita e uccisa. Le implicazioni tecniche riguardano l’analisi del nucleo agglutinato della coppia analitica, che potrebbe rimanere incapsulato ed essere proiettato sul setting.

Ore: 22.30-23.30

Tipo: D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un conduttore ("l'esperto risponde")

Discussant: Nino Ferro

Abstract: Dibattito intorno agli argomenti trattati nella relazione Un’altra lingua, un altro luogo: per nascondersi o essere trovati

 

 

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DATA: 26 gennaio 2006 (4)
Titolo: Impotenza sessuale e identificazione proiettiva

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Patrizia Gammaro Moroni
Abstract
: In questo seminario viene ipotizzato un legame tra l’impotenza sessuale di cui soffre il paziente e un particolare tipo di relazione con la madre: il rovesciamento della funzione contenitore/contenuto.

Quando tale si tuazione si verifica il bambino non solo viene privato della possibilità di sperimentare un contenimento per le proprie angosce primarie, ma al contrario diventa il reicettacolo delle angosce della madre attraverso il meccanismo dell’identificazione proiettiva.

Il bambino può allora sperimentare il mondo esterno come invasivo e distruttivo e come tale tendere a rifiutarlo.

 

L’impotenza sessuale di cui soffre il paziente in analisi potrebbe quindi risalire a queste esperienze precoci e verrebbe a connotarsi come l’espressione concreta di una potente organizzazione difensiva che il paziente metterebbe in atto contro l’angoscia di annientamento che i rapporti sessuali implicano per lui.

Tale ipotesi è rintracciabile nelle dinamiche transferali e controtransferali, come verrà evidenziato nel materiale clinico.

 

Ore: 22.30-23.30

Tipo: D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un conduttore ("l'esperto risponde")

Discussant: Giuseppe Pellizzari

Abstract: Dibattito intorno agli argomenti trattati nella relazione Impotenza sessuale e identificazione proiettiva

DATA:  3 febbraio 2006 (5)
Titolo:
Relazione contenitore-contenuto invertita

 

Ore: 21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Alessandro Bruni
Abstract: Nel concetto di identificazione proiettiva elaborato da Melanie Klein è inclusa la fantasia che il bambino possa proiettare nella madre alcune parti indesiderate e che tali parti possano essere successivamente reintroiettate, dopo essere state disintossicate nel soggiorno dentro di essa. Da quest'idea Bion ha sviluppato un concetto denominato relazione contenitore-contenuto (Bion 1962). Successivamente Bion ha suggerito una declinazione del concetto con il segno “meno” davanti, per denotare le situazioni in cui il normale processo di simbolizzazione risulta fallimentare e la parte psicotica della personalità necessita la presenza fisica dell’oggetto per poter “pensare” e usa la sua gestalt percettiva come un contenitore “talamico” invertito. Dunque nella relazione meno-(contenitore-contenuto), le “cose”, nella loro “nouminosità”, ma anche  gli organi e le funzioni del “soma”, possono fungere da contenitori di pensieri ed emozioni, sequestrati in uno stato di devitalizzazione e di cui si teme una pericolosa riattivazione. A differenza di contenitore-contenuto, meno-(contenitore-contenuto) denota una situazione pseudo‑egoica, di impoverimento del significato e del senso comune, di devitalizzazione delle emozioni, di arresto della crescita e di preminenza di qualità morali di natura super‑egoica.

Per illustrare il potere euristico di questo concetto di Bion vengono presentati esempi clinici ed alcune modellizzazioni intese come realizzazzioni del concetto: “Acchiappafantasmi”, “Tossicodipendenti”, “Vis-a-vis”, “Pause”, “Capacità meno–(contenitore-contenuto) del gruppo analitico”, “Oggetti zombie”, “Fobie dello spazio e attacchi di panico”, “Apparati fisiologici ed erotismi”.

 

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DATA:  9 febbraio 2006 (6)
Titolo:
Riflessioni concettuali sul transfert

 

Ore: 21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Paola Capozzi – Anna Ferruta
Abstract:

Il lavoro segue due linee di ricerca:
1. Ricerca storico-critica sulla concezione del Transfert nella psicoanalisi anglo-americana, francese, italiana, focalizzando l’attenzione su:

    • come è cambiato il concetto di transfert (trasformazioni, perdite, specificità)
    • perché e attraverso quali tramiti ha seguito certe linee di trasformazione
    • che tipo di incidenza ha avuto sulla psicoanalisi italiana

2. Ricerca sui cambiamenti nella concezione del Transfert nel passaggio tra le generazioni di analisti, a partire da riflessioni sulla clinica:

    • Schede sui temi principali presenti nella letteratura sull’argomento.
    • Le trasformazioni del concetto di transfert  a partire dalla pratica clinica di analisti già esperti, tra trasmissione e teoria adottata
    • L’utilizzo del concetto di transfert, trasmesso nel training da docenti e supervisori e interiorizzato nel percorso analitico personale, da parte di analisti di recente formazione

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DATA:  16 febbraio 2006 (7)
Titolo:
Transfert e adolescenza

 

Ore: 21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Roberto Goisis – Licia Reatto
Abstract:

Il concetto di transfert è considerato uno dei capisaldi e delle più grandi scoperte della psicoanalisi.

Nel caso del trattamento psicoanalitico degli adolescenti è diventata una delle questioni sulla quale si è maggiormente dibattuto e sulla quale si sono create e sviluppate posizioni molto differenti e variegate.

La stessa possibilità di applicazione della “cura tipo” all’adolescenza ha riguardato la tematica dell’adeguatezza o meno dell’interpretazione di transfert durante il trattamento.

Si tratta di ricostruire tutti i passaggi che sono avvenuti nella pratica clinica e nella teorizzazione sul tema, a partire dal caso di Dora, agli sviluppi di Anna Freud, Melanie Klein, Winnicot, fino ad arrivare alle innovazioni di Tommaso Senise, alle posizioni degli autori inglesi (i Laufer) e di quelli francesi (Ladame, Jeammet, Cahn) ed alle posizioni più recenti italiane ed internazionali.

Il tema dovrà allargarsi anche alle problematiche relative ai cosiddetti transfert collaterali o paralleli ed incrociati (genitori, colleghi, ecc)

 

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DATA:  23 febbraio 2006 (8)
Titolo: Transfert, trauma e malattie somatiche

Ore: 21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Franco De Masi – Claudia Peregrini

Abstract: Nella prima parte i relatori intendono esaminare quali espressioni del trauma infantile si ritrovano nel trasfert e nella relazione analitica. Passando in rassegna i vari tipi di trauma da quelli violenti o massivi (ad esempio quelli sessuali) sino a quelli che prendono corpo nella distorsione della relazione emotiva con gli oggetti primari si può ipotizzare una scala che va dall’impossibilità di ricordare (perché l’esperienza traumatica  è stata dissociata o relegata nella memoria implicita) sino alla rappresentazione nei sogni  della costellazione traumatica. Mentre  il trauma

massivo  provoca danni profondi al funzionamento mentale e impedisce la rappresentabilità del trauma, nei traumi emotivi il transfert può essere un elemento prezioso per comprendere e trasformare l’impatto traumatico.

Nella seconda invece ci si pone il problema della praticabilità di una analisi con pazienti affetti da serie disfunzioni o lesioni organiche. E, sulla base di casi clinici, ricerca i principali significati che emergono dal lavoro Transfert-Controtransferale in un certo tipo di patologia psico-fisica.

 

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DATA: 10 marzo 2006 (9)
Titolo: Sandor Ferenczi e Donald Winnicott: contatti (d’”animo”) ravvicinati

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Franco Borgogno
Abstract
: Lo scopo di questo lavoro è presentare lo stretto legame fra il pensiero teorico, clinico e terapeutico di Ferenczi e di Winnicott.

Nella prima parte intitolata “Chi parla a chi?” definirò i contenuti del loro principale messaggio, sottolineando le vicendevoli somiglianze e differenze, e gli interlocutori a cui si rivolgono. Nella seconda parte affronterò la direzione generale del loro percorso d’opera e di vita all’insegna soprattutto del “materno”, considerando la ricaduta pratica e tecnica d’essa. Nella terza, intitolata “Congedo” porgerò un’ulteriore breve conclusione sul significato delle loro idee per la psicoanalisi attuale.

 

Ore: 22.30-23.30

Tipo: D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un conduttore ("l'esperto risponde")

Discussant: Dina Vallino

Abstract: Dibattito intorno agli argomenti trattati nella relazione Sandor Ferenczi e Donald Winnicott: contatti (d’”animo”) ravvicinati”

 

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DATA: 30 marzo 2006 (10)
Titolo: La narrativa rispecchiata del narcisismo secondario

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Ernesto Cesar Liendo
Abstract
: Narciso appare come terapeuticamente impenetrabile nel suo monologo visuale con la propria immagine riflessa nell’acqua e nel monologo uditivo con la ninfa Eco che si limita a ripetere quanto detto da Narciso. Sia nello specchio visuale, sia nello specchio uditivo, Narciso crede di vedere e ascoltare un altro, mentre in realtà sta vedendo e ascoltando se stesso. Cioè partecipa ad uno scambio di identificazioni proiettive e introiettive che risulta in una narrativa capovolta: ogni volta che il soggetto è in stato narcisista parla dell’altro, ma realtà sta parlando di se stesso; ogni volta che parla di se stesso, sta parlando dell’altro. Insomma, sia il soggetto narcisista sadico quanto l’altro ecoista masochista parlerebbero alla rovescia: si dicono vittime quando sono vessatori e viceversa.

Questa concezione del narcisismo secondario, derivata da quella di Klein e di Bion, aiuterebbe ad aprire l’apparentemente chiuso determinismo monadico della narrativa narcisista e/o ecoista.

 

Ore: 22.30-23.30

Tipo: D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un conduttore ("l'esperto risponde")

Discussant: Mirella Curi Novelli

Abstract: Dibattito intorno agli argomenti trattati nella relazione La narrativa rispecchiata del narcisismo secondario

 

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DATA:  19 maggio 2006 (11)
Titolo: Analyzing disavowed action: the fundamental resistance of analysis. Parte Teorica.



Ore: 21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Henry Smith
Abstract: Il dr. Smith presenterà alcune sedute analitiche in dettaglio per illustrare come i pazienti, con la piena partecipazione dell’analista, usano le parole, il setting e l’attività analitica proprio per gratificare quei desideri che stanno analizzando, denegando in tal modo il lavoro analitico. Così, l’utilizzo che il paziente fa delle parole, del settino e dell’attività analitica diventa una resistenza al processo analitico stesso. Il difficile compito che analista e paziente devono affrontare è quello di interpretare questo processo nel momento stesso in cui si attua, momento per momento nel corso della seduta.

DATA: 1 giugno 2006 (12)
Titolo: Riflessioni sul concetto di idealizzazione a partire dal pensiero di Marcelle Spira

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Ronny Jaffè
Abstract
: L’autore si propone di affrontare il tema dell’idealizzazione a partire dall’ultimo libro di M. Spira (1) “L’idealizzazione”.

L’idealizzazione è un meccanismo psichico molto serio e che può avere ricadute patologiche: esso si origina dal fatto che l’individuo è alla ricerca disperata di un oggetto salvifico onnipotente che lo sollevi da ogni dolore e frustrazione; in verità si rileva essere  un oggetto irraggiungibile che apporterà nel corso della vita nuove ed ulteriori frustrazioni e sofferenze.

Tale meccanismo è frequentemente insito nelle analisi ed è attraverso un’attenta esplorazione ed interpretazione di esso che analista e paziente potranno  avvicinarsi alle sue origini

Il relatore, dopo una breve rassegna teorico-storica che parte dal concetto di Ideale dell’Io in Freud e dal concetto di idealizzazione in M. Klein, intende presentare del materiale clinico.

 

Ore: 22.30-23.30

Tipo: D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un conduttore ("l'esperto risponde")

Discussant: Francesco Barale

Abstract: Dibattito intorno agli argomenti trattati nella relazione Riflessioni sul concetto di idealizzazione a partire dal pensiero di Marcelle Spira”

 

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DATA:  15 giugno 2006 (13)
Titolo:
"Rethinking transference: A view from neuroscience"



Ore: 21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Drew Westn
Abstract: Tentativo di integrazione tra teoria psicoanalitica e sviluppi delle scienze cognitive, in cui l’analisi del transfert rimane una pietra miliare, anche se il concetto di transfert varia a seconda dei modelli.

In questo modello proposto il concetto di T è una semplificazione da evitare. Da una prospettiva cognitiva bisognerebbe dire non che il paziente ha un Transfert, ma che ha molti transfert nel corso del trattamento  relativamente ai differenti processi psicologici, ai diversi paradigmi transferali e al diverso materiale attivato dai diversi aspetti dell’analista e della situazione analitica.

Meglio parlare di processi transferali specifici da analizzare. Il Transfert implica l’attivazione e l’espressione di modalità persistenti di pensiero, emozioni, motivazioni, regolazione degli affetti e comportamento. Il Transfert si verifica quando la situazione analitica  attiva networks preesistenti che sono in uno stato potenziale e che, una volta attivati, vanno ad influenzare la percezione conscia ed inconscia, le emozioni, le motivazioni, il comportamento, ecc. Se ci sono dei networks cronicamente attivi e disfunzionali, la loro attivazione diventa centrale nel trattamento, un obiettivo dell’azione terapeutica.

 

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Milano, febbraio-luglio 2006 "LA COMPRENSIONE PSICOANALITICA DELLO STATO PSICOTICO:OSSERVAZIONI E INDICAZIONI PER LA TERAPIA (DE MASI, CMP,C2006)"; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI, 38 -20122 MILANO; Info: biblio.cmp@iol.it ; Fees= euro 250; Crediti assegnati N. 12.

LA COMPRENSIONE PSICOANALITICA DELLO STATO PSICOTICO: OSSERVAZIONI E INDICAZIONI PER LA TERAPIA
(DE MASI, CMP, c2006)

                   

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  Mercoledì 1 febbraio 2006
Titolo
:
Pensiero intuitivo e pensiero delirante

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi

 

Giornata 2:  Mercoledì 8 marzo 2006
Titolo: Il ritiro psicotico e la compromissione del senso della realtà

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi

Giornata 3:  Mercoledì 29 marzo 2006
Titolo: Il problema delle ricadute nella psicosi

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi

 

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Giornata 4:  Mercoledì 3 maggio 2006

Titolo: Il disturbo di identità nello stato psicotico

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi

 

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Giornata 5:  Mercoledì 7 giugno 2006
Titolo
: Alcuni modi di entrare nella psicosi

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi

 

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Giornata 6:  Mercoledì 5 luglio 2006

Titolo: Trauma e psicosi

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi

 

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ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

Nella premessa al suo libro Disturbi schizofrenici Ping-Nie-Pao (1979)  fa notare che quando si cerca di curare un paziente psicotico bisogna essere disposti in ogni momento ad accettare la delusione più cocente per un terapeuta:  l'interruzione della cura.

Chi si  occupa di questo tema, come è il caso del promotore di questi incontri, dovrebbe, pertanto, cercare di  spiegare perché il lavoro con questi pazienti si rivela  frustrante, difficile e, in molte occasioni, impossibile e come sia possibile, invece, renderlo praticabile.

Una delle ragioni evidenti degli insuccessi  dipende dal fatto che, malgrado i decenni di studio e ricerche, sappiamo ancora poco  sulla natura di questo disturbo; tutti i tentativi di cura, anche quelli  non psicoanalitici, non sono indenni da simili difficoltà. 

Lo stato psicotico  è tuttora un mondo misterioso che nessuna disciplina è riuscita a spiegare in modo convincente.   

I lavori di molti colleghi creativi ed intelligenti,che si sono cimentati nella terapia degli stati psicotici, non sono ancora stati in grado di restituirci una mappa conoscitiva adeguata della psicosi. Non possiamo ancora contare su una pratica clinica consolidata avendo un quadro teorico ancora incompleto.

Questi seminari cercano di individuare alcuni modi specifici dello sviluppo psicotico e di prospettare, sotto una luce nuova, la via attraverso cui il paziente, sin dall'infanzia, costruisce la prigione da cui non sarà facile uscire.

Desidero illustrare, soprattutto,  come possono essere affrontati alcuni nodi problematici che si incontrano nella terapia dei pazienti psicotici e attorno a cui si gioca l'esito del processo curativo.

 

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Roma, febbraio-dicembre 2006 "INCONTRARE BION NELL'ATTUALITÀ DELLA CLINICA"; Organizz.: SOCIETÀ ITALIANA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA - S.I.P.P.; Info: ass.sipp@tin.it ; Fees= euro 100; Crediti assegnati N. 10.

Società  Italiana  di Psicoterapia Psicoanalitica

 

Membro della Sezione Italiana della

European Federation for Psychoanalytic Psychoterapy in the Public Service

 

Riconoscimento del MIUR ai sensi della legge n. 56 del 18.2.’89

 

SEZIONE LAZIO

 

 

Seminari articolati 2006

 

“Incontrare Bion

nell’attualità della clinica”

 

15 Febbraio 2006

ore 21-23          Claudio Neri: "Il pensiero senza un pensatore"

 

Letture consigliate: Addomesticare i pensieri selvatici, Franco Angeli,1997,  Milano.

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22 marzo 2006

          ore 21-23          Alessandro Americo Gruppi . Narcisismo e socialismo.  Applicazione

                                    nella clinica individuale  e di gruppo

 

Letture consigliate: Esperienza nei gruppi. Cogitations.

 

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12  Aprile 2006

ore 21-23          Lucilla Ruberti La teoria del pensiero di Bion. Riscontro clinico

                                   

 Letture consigliate: Apprendere dall'Esperienza ed Elementi di Psicoanalisi

 

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10 Maggio 2006

         

          ore 21-23          Riccardo Lombardi Psicosi.  Pensare per modelli, la tecnica tra                                                     concretizzazione e astrazione

 

Letture consigliate: Freud (1911) "Due principi dell'accadere psichico" e  (1924) "Nevrosi e psicosi". - Bion:  (1956) Analisi degli Schizofrenici e Metodo Psicoanalitico,  Cap. 4 - (1962) Apprendere dall'Esperienza, Cap. 2,4,8,11,14,21,25. - (1970) Attenzione e Interpretazione, Cap.3

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11 Ottobre 2006

 

          ore 21-23 Lucilla Ruberti La teoria delle Trasformazioni. Riscontro clinico


Letture consigliate: Trasformazioni

 

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8 Novembre  2006

ore 21.30-23.30          Alessandro Bruni Bion tra Scienza e Mistica. (Rivisitazione                                                                         dell'impianto teorico di Bion e del suo sviluppo utilizzando un                                                       vertice epistemologico sui concetti di O, l’ineffabile, ecc.).

 

Letture consigliate:  Attenzione e Interpretazione. Trasformazioni.

 

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6  Dicembre 2006

 

          ore 20.30-22.30          Alessandro Americo L’uso Clinico dei  Modelli. Teoria e                                                                      vicinanza alla seduta dei vari modelli

 

          ore 22.30-23.30          Somministrazione questionario

 

Letture consigliate:Seminari Brasiliani. Analisi degli Schizofrenici e Metodo Psicoanalitico: commentario a p. 183. Seminari Clinici. Memoria del Futuro, Raffaello Cortina Ed 1993, Milano.

Tutte le letture consigliate di Wilfred. R. Bion  con casa editrice

non precisate sono Armando Ed. Roma.

 

Tutte le letture consigliate di Wilfred. R. Bion  con capitoli

non precisati sono a scelta del lettore

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La partecipazione dei soci e degli allievi SIPP è gratuita. Esterni Quota per l’intero Corso 100,00 € Iva inclusa. Per singoli seminari 25,00 € Iva inclusa (sul conto corrente postale  77.06.1000 intestato a SIPP – Via Po 102 – 00198 Roma)

Prenotazione obbligatoria telefonica o via e-mail

 

Evento in corso di accreditamento ECM presso il Ministero della Salute

 

Sede degli incontri Via Po, 102 – 00198 Roma

Tel. 06/853.586.50 - Ore 17-19

Fax 06/858.005.67

E mail: ass.sipp@tin.it

 

Napoli, febbraio-aprile 2006 "LE DINAMICHE DEL TRANSFERT NELLA RELAZIONE ANALITICA: ASPETTI CLINICI E TEORICI (PROGRAMMA SCIENTIFICO 2006 I PARTE)"; Sede: CENTRO NAPOLETANO DI PSICOANALISI- VIA CHIAIA 142 - 80121 NAPOLI; Info: mirgale@libero.it ; Fees= n.d.; Crediti assegnati N. 25.

 

                      CENTRO NAPOLETANO DI  PSICOANALISI
                                    Sezione della Società Psicoanalitica Italiana
                         Componente dell'International Psychoanalytical Association
           

  Le dinamiche del transfert nella relazione analitica: aspetti clinici e teorici
                                            ( PROGRAMMA SCIENTIFICO  2006 I Parte )

                                                             

                    (riservato agli appartenenti alla Società  Psicoanalitica Italiana)

                          Mercoledì 8-2-2006

                      ore 18,30 – 22,30

                    relatore: Paolo Cotrufo

                       Anoressia del sessuale femminile

                      ore 22,30 – 23,30

Discussione in piccoli gruppi

                  

                    Ore 23,30-24,00 Questionario di apprendimento ECM

 

                

                            Mercoledì 22-2-2006

                          ore 18,30 – 22,30

                         relatore:          Maria Stanzione  

                            Un caso di omosessualità maschile

                            ore 22,30 – 23,30

                             Discussione in piccoli gruppi

                    Ore 23,30-24,00 Questionario di apprendimento ECM

 

 

                   Sabato 4-3-2006

                        

                     ore 8,30 – 12,30

                                                 Introduce Olga Pozzi

                                                Relatore:  Anna Nicolò

                Alcuni aspetti poco discussi del transfert nella relazione analitica

 

                                                     Ore 12,30 – 13,30

                             Tavola rotonda

 

                    Ore 13,30-14,00 Questionario di apprendimento ECM

 

Mercoledì 22-3-2006

                             

                                                             Ore 18,30 – 22,30

                                                     

                                                  Relatore: Guelfo Margherita

                    Transfert e gruppi

                     

                               Ore 22,30 – 23,30

                                                   Confronto-dibattito                                         

                  

 

                    Ore 23,30-24,00 Questionario di apprendimento ECM

 

 

                      Mercoledì 5-4-2006

                             Ore 18,30 – 22,30                 

                       Relatore: Fausta Ferraro                 

                     Transfert e preverbale: psicosomatica

                        

                            Ore  22,30 – 23,30                                    

                           Tavola rotonda

                  

                       Ore 23,30-24,00 Questionario di apprendimento ECM

 

                       Mercoledì  26-4-2006

                   Ore 18,30 – 22,30

                  Relatore: Silvana Lombardi   

          Il tansgenerazionale nella formazione e nella dinamica dei gruppi di lavoro

 

                                               Ore 22,30 – 23,30

                                          Discussione in piccoli gruppi

                             

                             Ore 23,30-24,00 Questionario di apprendimento ECM

Abstracts I parte 2006

 

 

Anoressia del sessuale femminile (8/02/2006)                               di P. Cotrufo

Negli ultimi venti anni l’interesse per l’anoressia si è diffuso ben oltre le ricerche in ambito specialistico. Non mi risulta siano mai esistite altre malattie mentali che abbiano attirato così tanto l’attenzione pubblica fino ad essere oggetto di trasmissioni televisive ed articoli su giornali non specialistici: sembra che in questi ultimi decenni siano tutti fortemente incuriositi da questa forma morbosa, come se fosse espressione di una certa forza, un po’ come accadeva in passato per la grande spiritualità che andava riconosciuta ai digiunatori nella religione e nella lotta politica o sociale.

E’ a partire da questa crescente attenzione per la forma ed il peso corporeo che coinvolge pressoché tutti i popoli delle società più avanzate e, dunque, non soltanto dall’incremento dell’incidenza dei disturbi del comportamento alimentare, che ci si deve interrogare sul significato più profondo di questa centralità dell’immagine del corpo. Una centralità che

non trova una spiegazione soddisfacente nella sola lettura sociologica che, seppur di un certo rilievo, appare essere spesso superficiale e poco esaustiva per poter spiegare un fenomeno che, oltre a riguardare in modo trasversale l’umanità ed a raggiunge, nei casi clinici più ostinati, livelli di gravità allarmanti, conducendo circa il 10% dei soggetti affetti da anoressia mentale fino alla morte ed ottenendo, così, il triste primato di malattia mentale con il più elevato tasso di mortalità, interessa dimensioni molto profonde dei singoli soggetti portatori.

C’è qualcosa, tuttavia, che dalla lettura delle teorie che riguardano la anoressia continua a lasciarmi parzialmente insoddisfatto. Probabilmente è l’enfasi che viene posta sul discorso del sintomo della insoddisfazione per il corpo o del desiderio morboso di dimagrire o il discorso sul rapporto, complesso, tra il digiunatore e l’oggetto cibo. Tenteremo, nel corso del testo, di guardare al di là di questi aspetti, che sono, tra l’altro, ciò che l’anoressica ci racconta di sé e della sua sintomatologia e, dunque, non vanno fraintesi con il cuore della patologia stessa ma vanno considerati, piuttosto, come la forma che questa assume. Tenteremo, dunque, di andare oltre l’espressione del sintomo, proveremo a dare un corpo ai fantasmi che, più in profondità, danno vita al discorso anoressico.

Alcuni autori considerano l’anoressia un sintomo. In una prospettiva psicoanalitica il sintomo anoressico sarebbe espressione di un quadro psicopatologico che, quindi, non potrebbe essere considerato primariamente anoressico. Alcuni autori hanno infatti ricondotto l’anoressia ad una organizzazione clinica di natura isterica o, comunque, nevrotica; altri si sono soffermati su aspetti dell’anoressia maggiormente riconducibili ad una patologia border-line o ad una psicosi, altri ancora la hanno considerata espressione di una organizzazione melanconica ed alcuni di una organizzazione perversa: il corpo come un feticcio. Questa necessità di categorizzare all’interno di una classe psicopatologica precostituita una patologia ‘nuova’, almeno nella sua diffusione epidemica, non mi entusiasma in modo particolare e, soprattutto, non credo sia possibile farlo con una patologia con una così elevata prevalenza nella popolazione a rischio. Esiste, infatti, per l’anoressia mentale, più che per altre patologie, la possibilità di individuare in alcune caratteristiche sociodemografiche un fattore di rischio. I soggetti che sono particolarmente vulnerabili alla anoressia sono le donne, in particolare quelle residenti in un paese occidentale (ma, vedremo, non più soltanto quelle) in un intervallo d’età che va dalla pubertà alla prima età adulta. Non ci sono altre patologie mentali per le quali è così possibile tracciare un ‘identikit’ del soggetto a rischio. Inoltre, l’idea patogena che in apparenza determina l’insorgenza dei sintomi – il desiderio morboso di dimagrire – è presente non solo nelle pazienti anoressiche ma in una moltitudine di persone che, tuttavia, non svilupperanno mai la patologia in una forma che abbia una qualche rilevanza clinica: anche questo non è riscontrabile in altre patologie. E ancora, molte ragazze occidentali nutrono nei confronti della anoressica, quando ancora la sua patologia non è arrivata ad un livello estremo di gravità, una sorta di sentimento d’invidia: come se volessero anche loro

essere in grado di dimagrire così tanto e, apparentemente, con così poca fatica. Molte ragazze vorrebbero avere la forza di volontà delle anoressiche e portare avanti nel tempo regimi di dieta alimentare improntati alla restrizione.

Ritengo che l’anoressia, più che una coorte di sintomi, possa essere considerata, ai giorni nostri, come una organizzazione dello psichismo che interessa non solo la ragazzina portatrice del sintomo ma un numero molto più ampio di persone che, tuttavia, il sintomo non lo svilupperanno mai in forma clinicamente rilevante. Una organizzazione che vede, tra i suoi tratti distintivi, la costituzione di un argine, la chiusura forzata degli orifizi, la ricerca di un limite tra la realtà psichica e la realtà fattuale. Una organizzazione patologica che trova nel collasso dell’ordine psichico del desiderio sull’ordine biologico del bisogno una delle sue caratteristiche più evidenti. Una organizzazione che, in virtù di tali caratteristiche, si pone come una soluzione possibile dei disagi della civiltà attuale. Oggi, a differenza di ciò che accadeva due generazioni fa, viviamo in un contesto in cui l’ordine della censura, della frustrazione e del divieto sono ridotti ad un velo ed il soggetto si trova in un crescente imbarazzo nella gestione della propria pretesa pulsionale. Pare che i meccanismi difensivi di cui Sigmund ed Anna Freud ci hanno parlato non siano più sufficienti a rendere tollerabile un pulsionale che appare sempre più debordante e privo di un argine. In questa prospettiva guarderemo alla anoressia come ad una modalità di organizzazione del pulsionale ‘supposto eccedente’ attraverso il rinnegamento del corpo, in quanto portatore di aperture, ed attraverso il rigetto del desiderio e del pulsionale da cui questo si origina.

Tenteremo di rispondere, nel corso di questo scritto, ad alcuni interrogativi di ordine generale quali: come mai soprattutto le donne? come mai in questa epoca storica? ma è del tutto vero che l’anoressica non mangia perché vuole essere magra? la bulimia e l’obesità sono patologie differenti dalla anoressia o sono in una qualche contiguità con essa? l’anoressia mentale è un sintomo o forse può essere considerata una sindrome caratteristica delle società occidentali? E tenteremo, altresì, di congetturare su questioni che incrociano i fondamenti della teoria psicoanalitica, quali: esistono delle precise caratteristiche metapsicologiche della anoressia? che ruolo giocano le dinamiche pulsionali nei quadri clinici anoressici? la dimensione narcisistica, così importante nelle patologie della nostra epoca, in che modo si articola con il sintomo anoressico? se la clinica della anoressia mentale interroga la teoria, questa è in grado di fornire risposte appropriate?

Purtroppo non sarò in grado di dare sempre delle risposte. Tenterò, però, di stimolare la riflessione del lettore su questo complesso fenomeno clinico, oggi fenomeno di massa, prendendo spunto dagli sviluppi della teoria dell’appoggio e dalla teoria della seduzione generalizzata di Laplanche, dalle riflessioni teoriche sul narcisismo di Green e dagli studi sulla sessualità femminile che da anni animano, a diversi livelli, la teoria psicoanalitica.

Infine, di recente mi sta capitando con una certa frequenza di pensare all’anoressia anche in assenza dei sintomi che siamo soliti riscontrare in questi pazienti, in assenza di gravi stati di emaciazione e di rigidi regimi alimentari; come se la condizione strutturante un quadro anoressico fosse, in questa epoca, organizzante di per se stessa, come se le dinamiche della anoressia potessero essere rintracciate in quadri clinici in cui non necessariamente compare una compromissione del comportamento alimentare. In questa prospettiva, dunque, l’anoressia non sarebbe un sintomo, non sarebbe neanche una sindrome ma una organizzazione dello psichismo che segue regole piuttosto precise. L’organizzazione anoressica, che appare così fortemente chiusa sia rispetto alla possibilità della intromissione del mondo esterno, sia rispetto al debordamento dei contenuti interni ‘in eccesso’ sulla realtà esterna, dice molto sul nostro mondo di oggi, sul genere femminile, sul femminile (o femmineo) in generale, e sulle radici pulsionali intorno alle quali lo psichismo articola i suoi primi funzionamenti di natura difensiva.

Questo lavoro di scrittura, essendo destinato non solo ad esperti e ad addetti ai lavori ma anche a studenti universitari, procederà secondo un livello di complessità crescente. In questo senso mi è parso opportuno introdurre temi maggiormente speculativi con una contestualizzazione della anoressia mentale, una illustrazione delle caratteristiche cliniche, epidemiologiche e sociali dei disturbi alimentari. I temi fondamentali su cui è mia intenzione stimolare nel lettore una riflessione sono quelli della metapsicologia ed in particolare il ruolo che nelle patologie alimentari gioca il pulsionale, l’appoggio, la seduzione, il lavoro psichico di difesa, il posto occupato dalle dinamiche narcisistiche ed il tema complesso della sessualità femminile.

Un caso di omosessualità maschile (22/02/2006) dr. Maria Stanzione

Nella presentazione di questo caso clinico cercherò di mostrare come, durante lo svolgimento del processo analitico, siano avvenuti alcuni cambiamenti significativi nel paziente e le loro relazioni con il lavoro da noi svolto.

L’idea che cercherò di sostenere è che, attraverso l’analisi e la relazione analitica, il paziente, che si era presentato come un omosessuale, stia riuscendo a venire fuori da un bozzolo, un coriaceo guscio che avrebbe dovuto difenderlo dalla paura di qualsiasi tipo di relazione e contatto umano, sessuale e non.

Descriverò come nella prima fase dell’analisi, durata all’incirca un anno e mezzo, il lavoro sia prevalentemente consistito nella “liberazione” delle complesse dinamiche del contatto analitico dalla massiccia tendenza del paziente ad agire: inizialmente inglobata e confusa con altri suoi rapporti, la relazione analitica è stata forse troppo vicina ad un’ “esperienza affettiva diretta”, in cui trovavano poco spazio le parole e l’elaborazione. Infatti, nel periodo iniziale dell’analisi prevale la tendenza all’agire del paziente e sono presenti anche miei sogni su di lui. Tuttavia, credo che proprio l’intensità del contatto emotivo della prima fase mi abbia consentito di aiutare questo paziente così sofferente e disturbato.

Nella fase successiva o intermedia, tuttora in corso, vi è un maggiore spazio “dialogabile” tra noi, che sta consentendo il ripercorrere delle “esperienze emotive” della prima fase e la loro elaborazione. In questa fase il paziente si individua come persona e può dunque iniziare a raccontare la sua storia.

 

 

Alcuni aspetti poco discussi del transfert nella relazione analitica (4/03/2006)

Dr.Anna Nicolò

Nel corso degli ultimi vent'anni il modo di concepire il transfert e il controtransfert sono molto cambiati dalle prime concezioni freudiane. Questi diversi modi esprimono diversi modelli di lavoro dell'analista e diverse concezioni della psicoanalisi. Interessanti dibattiti hanno caratterizzato questi temi, e sempre di più si comincia a discutere se oltre alla coesistenza di differenti livelli di transfert, non si possano individuare altri aspetti extra transferali della relazione analitica che pesano sull'esito del processo e sull'efficacia terapeutica.

In un interessante lavoro di Westen e Gabbard (2002) viene puntualizzato che il transfert non è un'esperienza unitaria, ma che esistono molteplici livelli compresenti, multipli e in cambiamento. Questa ipotesi è confermata dal materiale di pazienti con difetti di simbolizzazione, con tendenza all'agire come ad esempio i pazienti borderline o traumatizzati, o gli adolescenti gravi dove è molto evidente nella seduta l'esistenza di transfert compresenti e funzionanti a molteplici livelli. Accade generalmente che un livello di transfert dominante oscuri gli altri livelli di relazione o di transfert e talora proprio le dimensione più traumatiche e bisognose del paziente. A questi transfert multipli corrisponde anche una molteplicità di controtransfert che creeranno non pochi problemi di decodificazione. Questo perché saranno proprio i livelli più primitivi e più regressivi del transfert ad impegnare specifiche ed inconsce reazioni controtransferali dell'analista, proprio perché sono meno avvertibili, non verbali e spesso poco simbolizzabili. Se e come decodificare i differenti livelli di transfert, è molto importante oltre che naturalmente il decidere di volta in volta, se, come e quando intervenire su di essi. Questi livelli riflettono aspetti del funzionamento del mondo interno del paziente come si presentifica nel qui ed ora della relazione con l'analista.

In alcuni di questi livelli  potremo scorgere aspetti primitivi e preverbali della mente. Esperienze  traumatiche molto primitive, climi o relazioni sperimentati, ma che il paziente non ha potuto simbolizzare o rappresentare per poi rimuovere, vengono o agite nell’azione o rivissute nel concreto della seduta. Nel caso dei pazienti con difetti o lacune di simbolizzazione o per quanto attiene alle aree della nostra personalità più primitive, in certe situazioni  di crisi o di regressione, il transfert sulle caratteristiche concrete del setting sarà in primo piano, e potrà a tratti essere più evidente di quello sulla persona dell'analista. In questo lavoro l’autrice discuterà due casi clinici ove si evidenzia il transfert operato sull'ambiente concreto del setting,

quello che Searles (1960) chiamava "l'ambiente non umano", transfert che per essi si è rivelato particolarmente significativo.

 

Transfert  e gruppi (22/03/2006) dr.Guelfo Margherita

Se in una relazione analitica classica il rapporto transfert-controtransfert può essere rappresentato da una linea che congiunga, nei due sensi, due punti, in una relazione gruppale diviene una figura molto più complessa, collocata per lo meno in un piano, quando non in un solido, per poter contenere gli svariati punti costituenti e le svariate direttrici dei loro collegamenti. A questa condizione di transfert multipli c’è da aggiungere la dimensione onirica collettiva dei transfert individuali nel gruppo per la costruzione della sua fantasia e l’ipotesi che forse un fenomeno equivalente passi anche dal gruppo ai suoi costituenti.

La clinica del corpo: patologia somatica e processo analitico (5/04/2006) prof: Fausta Ferraro

 

 Sullo sfondo delle questioni teorico-cliniche inerenti al tema della relazione mente-corpo sarà presentato un caso caratterizzato da una rilevante patologia somatica per esplorarne le vicissitudini nel processo analitico con particolare riferimento alle dinamiche del transfert.

 

Il transgenerazionale nella formazione e nella dinamica dei gruppi di lavoro

(26/04/2006) dr. Silvana Lombardi

 

Questo lavoro, prevalentemente storico, ricostruisce la costituzione del C.N.P. fino ai giorni nostri, utilizzando concetti psicoanalitici relativi alle dinamiche istituzionali. Particolare attenzione è rivolta alla problematica del transgenerazionale.

 

 

 

Milano, febbraio-giugno 2006 "LA CURA DEGLI ADOLESCENTI 25 ANNI DOPO LA "PSICOTERAPIA BREVE DI INDIVIDUAZIONE" DI TOMMASO SENISE. TRASFORMAZIONI, ATTUALITÀ ED APPLICABILITÀ NEI CONTESTI ISTITUZIONALI (GOISIS, CMP, S2006)"; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI, 38 - 20122 MILANO; Info: biblio.cmp@iol.it ; Fees= euro 300; Crediti assegnati N. 12.

LA CURA DEGLI ADOLESCENTI 25 ANNI DOPO LA "PSICOTERAPIA BREVE DI INDIVIDUAZIONE" DI TOMMASO SENISE. TRASFORMAZIONI, ATTUALITÀ ED APPLICABILITÀ NEI CONTESTI ISTITUZIONALI (GOISIS, CMP, s2006)

 

PROGRAMMA

Giornata 1:  Mercoledì 8 febbraio 2006
Titolo
:
“La cura degli adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità ed applicabilità nei contesti istituzionali”

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis


***

Giornata 2:  Mercoledì 22 febbraio 2006
Titolo: “La cura degli adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità ed applicabilità nei contesti istituzionali”

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis

 

***

Giornata 3:  Mercoledì 15 marzo 2006
Titolo: “La cura degli adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità ed applicabilità nei contesti istituzionali”

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis

 

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Giornata 4:  Mercoledì 12 aprile 2006

Titolo: “La cura degli adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità ed applicabilità nei contesti istituzionali”

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis

 

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Giornata 5:  Mercoledì 10 maggio 2006
Titolo
: “La cura degli adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità ed applicabilità nei contesti istituzionali”

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis

 

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Giornata 6:  Mercoledì 14 giugno 2006

Titolo: “La cura degli adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità ed applicabilità nei contesti istituzionali”

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis

 

***

ABSTRACT DEI SEMINARI DI AGGIORNAMENTO

Nel 1981, sulla rivista Gli Argonauti, veniva pubblicata per la prima volta la relazione tenuta da Tommaso Senise l'anno prima al Congresso della Societa'di Neuropsichiatria Infantile a Rimini dal titolo "Per l'adolescente: psicoanalisi o analisi del sè".

In realta', Senise ed i suoi collaboratori gia' dagli anni 60 applicavano questa metodologia nel lavoro con gli adolescenti. Quella fu pero' la prima ufficializzazione di un modello che aveva un solido impianto teorico, tecnico e clinico. Da quel momento in poi, in Italia, tutti i terapeuti dell'adolescenza, volendo o no, con quell'articolo dovettero confrontarsi.

Analogamente, nel resto del mondo, andavano sviluppandosi modelli di intervento ed esperienze cliniche che in qualche modo si sono sovrapposti o messi a confronto con il modello di Senise.

I contenuti centrali del dibattito che sul tema si è aperto nel contesto scientifico sono relativi ai temi del setting, del transfert, del rapporto con i genitori e le figure di riferimento, della continuità e discontinuità nello sviluppo, della specificità o meno dell'intervento, e così via.

Gli scopi e gli obbiettivi di questo seminario sono:

             ripercorrere le tappe che portarono allo sviluppo del modello di quella che successivamente venne definita "Psicoterapia breve di individuazione",

            delinearne le sue caratteristiche costitutive,

             confrontarla con gli altri modelli teorici e clinici italiani e stranieri,

            riflettere sull'impatto che ha avuto sulla psicoterapia e sulla psicoanalisi dell'adolescente e di altre fasce di eta' e patologie,

            evidenziare le trasformazioni che ha avuto negli anni,

            verificarne la sua attualita' e, soprattutto, la sua applicabilita' nei contesti istituzionali, in generale, ed, in particolare, nei servizi pubblici, ora piu' che mai condizionati dai concetti e dai limiti del tempo e dei risultati.

Si ipotizza la costituzione di un gruppo di 20 partecipanti, possibilmente operanti in contesti istituzionali pubblici e privati, che lavori su riflessioni teoriche, tecniche e su esemplificazioni cliniche portate sia dal conduttore, sia dai partecipanti.

In particolare si cercherà di sviluppare una attenzione specifica alla creazione di un adeguato ambiente di lavoro e di apprendimento di gruppo che si attivi sul piano della capacità di immedesimazione reciproca.

 

Padova, febbraio-giugno 2006 "I FATTORI TERAPEUTICI NELLE VARIE FASI DELLA CURA PSICOANALITICA"; Sede:PADOVA, CASA CRISTALLO, VIA ALTINATE 114; Organizz.:  SOCIETÀ ITALIANA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA - S.I.P.P.; Info: ass.sipp@tin.it ; Fees= euro 50; Crediti assegnati N. 11.

SOCIETA’ ITALIANA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

 

Membro della Sezione Italiana della E.F.P.P.

European Federation for Psychoanalytic Psychotherapy  in the Public Service

 

Istituto di formazione in Psicoterapia Psicoanalitica

Riconoscimento del  MIUR ai sensi della legge n. 56 del 18.2.’89

 

Sezione Regionale Triveneto

 

 

GIORNATE DI STUDIO

 

“I fattori terapeutici nelle varie fasi

della cura psicoanalitica”

 

 

17 Febbraio - 16 Giugno 2006

Padova, Casa Cristallo Via Altinate 114

 

 

 

Programma dell’evento

 

 

17 Febbraio 2006

                    

Prima Giornata

 

Ore 16.00 – 16.30              Registrazione dei partecipanti

 

Ore 16.30 – 18.30        Marilena Morello, Carattere e fattori terapeutici

Ore 18.30 – 20.00        Discussione di casi clinici in gruppo

 

17 Marzo 2006

 

Seconda Giornata

 

Ore 16.00 – 16.30              Registrazione dei partecipanti

 

Ore 16.30 – 18.30        Marilena Morello, La signora B. : il "tocco dello scatto".                                    Dal tempo senza tempo del delirio all'immagine                                           trasmissibile. Una paziente tra tanti terapeuti: fattori                                    terapeutici

 

Ore 18.30 – 20.00        Discussione di casi clinici in gruppo

 

12 Maggio 2006

 

Terza Giornata

 

Ore 16.00 – 16.30              Registrazione dei partecipanti

 

Ore 16.30 – 18.30        Marilena Morello, Controtransfert e fattori terapeutici

 

Ore 18.30 – 20.00        Discussione di casi clinici in gruppo

 

16 Giugno 2006

 

Quarta Giornata

 

Ore 16.00 – 16.30              Registrazione dei partecipanti

 

Ore 16.30 – 18.30        Marilena Morello, Sui fattori terapeutici: la metafora e                                    l’interpretazione

 

Ore 18.30 – 20.00        Discussione di casi clinici in gruppo. Riflessioni conclusive

 

Ore 20.00 – 20.30              Somministrazione questionario

 

Abstract di: venerdì 17 febbraio 2006

 

Nella società contemporanea il terapeuta si trova spesso ad affrontare forme
di nevrosi asintomatiche che si manifestano con sentimenti di inadeguatezza,
impoverimento, crisi esistenziale: il carattere si presenta come sintomo
fondamentale.
Le persone che nella prima infanzia non hanno ricevuto le cure materne
adeguate, generalmente, si presentano come le più esposte a questo tipo di
nevrosi.
A volte una rigida struttura caratteriale rappresenta uno sforzo di
soppravvivenza e adattamento che ha in sè il seme di una trasformazione
positiva. Ciò nonostante la corazza caratteriale adattativa deve essere analizzata profondamente,  attraverso un lavoro  che rispetti e salvaguardi la sofferenza che i pazienti hanno vissuto nei momenti più difficili della loro storia familiare e sociale.

Quali sono i fattori terapeutici che facilitano il processo trasformativo?

Abstract di: venerdì 17 marzo 2006

Si vuole mettere in evidenza quali fattori terapeutici siano stati mobilitati in una grave paziente curata tutta la vita , assieme alla sua famiglia, dalle strutture psichiatriche e da psicoterapeuti nel loro studio privato. Il delirio persecutorio viene ascoltato con modulazione tale per cui ogni rapporto clinico viene utilizzato ai fini di un seppur minimo cambiamento che produce sollievo nella paziente così danneggiata.

Il focus diventa l'ascolto di difese masochistiche che strutturano il senso di colpa in un caso di psicosi, anche estesa a molti familiari.  Elemento importante: il controtransfert quale precipuo fattore terapeutico

 

Abstract di: venerdì 12 maggio 2006

La relazione vuole favorire  una riflessione sull’uso del controtrasfert, da parte dell’analista, nella relazione terapeutica con il paziente.

In particolare, con l’ausilio di esemplificazioni cliniche, cerca di evidenziare come l’astenersi dall’interpretare, mantenendo un  buon livello di elaborazione interna  (“silente”), possa risultare un utile fattore terapeutico nel trattamento di alcuni pazienti e in alcune fasi della cura.

 

Abstract di: venerdì 16 giugno 2006

 


Attraverso l’uso di alcuni esempi letterari l’autrice mette in evidenza come la costruzione della interpretazione, nel processo analitico, debba avvenire per gradi. Si analizzano i vantaggi che l’uso della metafora comporta, soprattutto con i pazienti con problemi ai livelli più arcaici, e come la metafora sia un passo fondamentale verso la costruzione dell’interpretazione. Si prendono in esame le interpretazioni ‘deboli’ e quelle ‘forti’ e i loro effetti in differenti momenti della cura.

 

 

Eventi PRIMO SEMESTRE 2006 in attesa di accreditamento

 

 

Torino, 17.06.2006- 1.07.2006 "DISTORSIONI E CARENZE NELLE RELAZIONI PRIMARIE: EFFETTI SULLO SVILUPPO DEL BAMBINO"; Sede: AULA MAGNA DIPART. SCIENZE PEDIATR. E DELL'ADOLESCENZA- P.ZZA POLONIA 94- TORINO; Info:  maria.gallidellamantica@unito.it  OSR@OIRMSANTANNA.PIEMONTE.IT  ; Fees= euro 100.00.

Curriculum vitae Mrs. Anne Alvarez

 

45 Flask Walk

London.N.W.3 1HH

 

 

Date of birth. 1/1/1936: Toronto . Canada.

Have dual nationality for Britain and Canada.

 

 

ACADEMIC AND PRPFESSIONAL QUALIFICATION:

  1. B.A. honours (First Class) Psychology. University of Toronto, Canada, 1957. Victoria college Travelling Fellowship to do post-graduate work.
  2. M.A. Clinical Psychology. Indiana University, u.s.a. 1959.
  3. I am registrated by the Ontario Board of Examiners in Psychology and the Canadian Health Service Providers in Psychology as able to practice in Canada as Clinical Psychologist.
  4. Qualification as Child Psychotherapist, Tavistock Clinic, London , 1955 and Member of Association of Child Psychotherapist,. 1965.

       5.  Postgraduate Diploma M.A. in Psychoanalitic Studies.

 

EMPLOYMENT

1988-present: Principal Child Psychotherapist , Child and Family Dep’t. Tavistock Clinic, London, with special responsibility for teaching psychoanalytic theory, child development, and therapeutic technique.

Special interest: therapy of Psychotic, borderline condition and Autism and Therapeutic intervention in Infancy.

 

I  published many papers,  on Psychoanalitic Theory and  psychotherapy in Childhood.

 In the last 20 years I   presented   and I am presenting lectures outside the Tavistock , in U.SA. in Europe and in Italy.

 

BOOK.

Live Company: Psychotherapy with Autistic, Borderline, Deprived and Abused Children. Routledge. London. July 1992, published in Italy by Asrolabio- Ubaldini, Rome, 1993 and in Brazil 1993 by Arte Medica. Porto Allegre

 

 

ABSTRACT:Types of narcissism and apparent narcissism: relation with the stupid object.

SUMMARY

  I have made use of the Kleinian theory of the inner world as made up of a self in relationship with various internal objects in an attempt to identify three sub-types of narcissism and three sub-types of apparent narcissism in children and adolescents. The sub-types make particular reference to different relationships with a stupid object and include:

1.     Narcissism where the stupid object arises from defensive devaluation.

2.     Narcissism and the stupid object where devaluation has become addictive and part of character structure.

 3A Destructive narcissism, where addictive narcissism combines with addictive destructiveness.

3B.Masochistic narcissism and the problem of the envious, intrusive and gratifyingly watchful object.

 

1.  Apparent Narcissism as a developmental necessity where the internal object is felt to be unresponsive to the self’s agency and potency.

2.  Apparent narcissism where the self is relating to, and also identified with, an indifferent, uninterested, and uninteresting object: a double deficit.

3. Apparent narcissism which is not narcissism: the precious self                                         and  the precious world.

 

Curriculum   di  Dina Vallino

 

 

Psicologa  Psicoterapeuta  e Psicoanalista con funzioni di training della SPI  e dell’ IPA . Psicoanalista Esperta di bambini e adolescenti della SPI e dell’IPA. Docente a Milano nell’Istituto di Training della SPI dal 1993.

Dalla fine degli anni ’70 ha svolto attività di consulenza prevalentemente orientata nel campo  dell’Infant Observation (osservazione psicoanalitica del bambino in famiglia):  formazione e aggiornamento di operatori nel campo infantile con diversi Istituti Universitari di Neuropsichiatria Infantile ( dal 1985-1989), col Corso Tavistock  di Milano (1983-1985), con varie Aziende  A.S.L  del Nord Italia per la formazione e l’aggiornamento di Operatori. E’  stata  Psicoanalista Consulente per la formazione delle Educatrici di Asilo Nido e delle Insegnanti di Scuola Materna del Comune di Milano dal 1992 al 1999. Vive e lavora a Milano.

Ha pubblicato  numerosi contributi, relativi alla psicoanalisi  dei bambini e degli adulti, su riviste e in volumi collettanei , tra cui 

(1981). Ansie di separazione rilevate nell’osservazione del neonato e nella psicoanalisi di adolescenti e di adulti. “Giornale Neuropsichiatr. Età evol.”, I, II.

( con  Altri). (1990) Funzione del gruppo di discussione nell’osservazione del bambino in famiglia e in patologia intensiva. Quaderni Psicoter. Inf. N°22. Borla, Roma.

 

.(1991) Confronto  tra il metodo classico dell’Infant Observation e la sua applicazione nei nidi e nelle scuole materna. In Osservazione del bambino e formazione degli Educatori (a cura di A.Costantino e M.Noziglia), Unicopli  Milano.

 

(1992). Atmosfera emotiva e affetti, Riv. Psicoan. XXXVIII, 3.

 

 (1992). Sopravvivere,esistere,  vivere:riflessioni sull’angoscia dell’analista. In L’esperienza condivisa (a cura di L.Nissim Somigliano A.Robutti). Raffaello Cortina Edit.Milano

 

 (1994).  Una storia che…ha degli imprevedibili sviluppi,  Quaderni.Psicoter. Infantile 30.

 

(1995). Il gioco di immaginazione dei bambini con l’Educatrice  che osserva, ascolta e aiuta.(a cura di M.Noziglia). In Giocare e Pensare- Secondo Seminario di studio sull’osservazione del bambino come momento di formazione.

 

1997 – Il campo psicoanalitico e il giardino segreto: una metafora per lo sviluppo del pensiero vivente. In Emozione e Interpretazione (  a cura di E.Gaburri),Bollati Borighieri, Torino.

1999-  L'Infant Observation come strumento di conoscenza dello sviluppo mentale.In: La comunicazione affettiva tra il bambino e i suoi partner (a cura di C.Riva-Crugnola) Raffaello Cortina Editore Milano.

(1998). Le storie e il Luogo Immaginario nella psicoanalisi dei bambini . In Il contributo della psicoanalisi nella cura delle patologie gravi in  infanzia e adolescenza (a cura di Ferruta, Goisis, Jaffè, Loiacono) Armando Roma 2000.

1999 -  La “storia” e il  “luogo immaginario” .Quaderni Psicoter.Inf. 41

 2002-  La consultazione con il bambino e i suoi genitori.  Rivista Psicoan., XLVII,2.

 2003 ( con M.Macciò)-  Di alcune miserie nell’attività intellettuale dei Piccoli Gruppi alla luce del paradigma fraterno.  Quader.Psicoter.Inf 47.

2004 – La Consultazione Partecipata: figli e genitori nella stanza d’analisi.. Quaderni .Psicoter.Inf 48.

2004  (con M.Macciò)-  Il senso di esistere del neonato e l’attrazione fatale dell’identificazione. In Ferenczi oggi (a cura di F.Borgogno), Bollati Borignhieri, Torino.

(2005) (con F.Borgogno ) “ Spoilt  Children”: un dialogo fra psicoanalisti. In  Quaderni di Psicoter. Inf. 52, Borla , Roma 2006.

 

E’ inoltre autrice dei volumi:

 

 Raccontami una storia – dalla Consultazione all’analisi dei bambini”. Borla Roma 1998 ( con il quale ha vinto  nel 1998 il premio Gradiva).

 

( con M.Macciò), Essere Neonati – Osservazioni Psicoanalitiche .Borla ,Roma 2004.

 

 

ABSTRACT

 

Spoilt children: un dialogo fra psicoanalisti  intende aggiornare medici, neuropsichiatri,

psichiatri e psicologi sul concetto di "spoilt children", coniato da Borgogno nel 1994,

soprattutto per quanto riguarda due punti centrali al processo diagnostico e terapeutico:

1) la ricaduta intra- ed inter-psichica dei vari tipi di deprivazione alla base della sofferenza mentale;

2) i fattori mutativi  nel trattamento di pazienti  bambini, adolescenti e adulti che presentano

questa specifica storia di dolore psichico all'interno della relazione di cura.

Borgogno e Vallino Macciò vogliono portare alla ribalta l'influenza dell'ambiente

nella salute e nella malattia sottolineando come qualsivoglia intervento psicologico

operi sempre facendo scoprire l'ambiente e la sua centralità.



 

Padova, 10-11/06/2006 "IDENTITÀ DI CONFINE. IDENTITÀ DEL CONFINE. LA CURA SUL LIMITE"; Sede: CENTRO VENETO DI PSICOANALISI - AULA MAGNA; Info: convegnolimite@libero.it  ; Fees: euro 150.00.

E.C. M.                                    

                             Centro Veneto di Psicoanalisi (CVP)

                                                    “Giorgio Sacerdoti”

 

                           Sezione della Società Psicoanalitica Italiana (SPI).

                                 Componente dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

                                 Vicolo dei Conti 14,  35100 Padova, tel.  049 8751160.

                                 Sito Web: www.centrovenetodipsicoanalisi.it

                                 E-mail: cdisc@tin.it

 

 

 Delegato ECM: Mariagrazia Capitanio.

 Via Milazzo n. 8,  30174  Mestre (VE) 

Tel. e fax 041 942003, e-mail mg.capitanio@libero.it

 

                                                   :

 

 

Convegno

 

Titolo dell’evento: Identità di confine. Identità del confine. La cura sul limite

 

Data:  10/06 - 11/06/2006                Sede: Aula Magna "Vallisneri" via Ugo  Bassi 58  Padova

 

 

Obiettivo nazionale/regionale di ECM: L'evento si rivolge a quanti tra psicoterapeuti medici e psicologi impegnati nell'ambito della psicopatologia  -come essa si presenta nei vari Servizi di cura (Reparto psichiatrici,  Centri di Salute mentale, Servizi di neuropsichiatria, Consultori Familiari , Servizi per le Tossicodipendenze)  - vogliono approfondire da un punto di vista teorico /clinico    la patologia bordeline al fine di affinare le tecniche di diagnosi e di cura.L'obiettivo è quello di migliorare le competenze professionali nell'esercizio della attività  diagnostica e psicoterapeutica(obiettivo nazionale 21 gruppo 2). Verranno approfondite, da un punto di vista teorico e clinico, le tematiche della simbolizzazione primaria  e della analisi delle difese caratteristiche della patologia in oggetto  prendendo in  considerazione  gli apporti teorici  psicoanalitici.  Vi sarà una  disanima dei concetti  fondamentali  di  simbolizzazione, narcisismo, dipendenza anaclitica, posizione depressiva,  scissione, diniego   dandone ampia dimostrazione a partire da casi clinici.  Inoltre l’evento, essendo rivolto a professionisti  che lavorano in ambiti professionali diversi, permetterà il confronto di modalità lavorative diverse nell’ottica di una integrazione delle varie possibilità di aiuto  nei confronti di pazienti  di così difficile gestione. 

Programma:

SABATO

10 giugno 2006

Limite, topica, struttura

 

Ore 11.30 - 12.30

Paradossalità e polisemia nel concetto psicoanalitico di "limite

Relatore: Dott. Francesco Conrotto

Abstract:

L’autore ritiene che la specificità delle “situazioni-limite” non sia l’indebolimento dei confini tra le diverse organizzazioni psicopatologiche ma piuttosto una assai marcata rigidità delle difese adottate tra le quali prevalgono il diniego e la scissione. L’autore ritiene che l’elemento che accomuna le differenti forme psicopatologiche definite come “stati-limite” sia una marcata insufficienza della funzione simbolizzante primaria. Nella pratica della cura spesso ricade sull’analista l’onere di supplire con il suo psichismo a questo aspetto deficitario dell’analizzando. Per questo motivo questo genere di situazioni può essere concettualizzato facendo riferimento ad una “topica interattiva”.

 

 

Ore 12.30 - 13.00

Discussione di casi clinici

 

Pomeriggio

La patologia e il limite

 

ore 15.00 – 15.45

Il fondo instabile dell'esperienza. Clinica e psicopatologia borderline

Relatore: Dott. Francesco Barale

Abstract:

Verranno portate alcune considerazioni cliniche e psicodinamiche sulla condizione borderline e sui problemi che l'incontro con l'esperienza borderline solleva.

 

Ore 15.45 -16.15

Discussione di casi clinici

 

ore 16.15 - 16.45

coffee break

 

ore 16.45 - 18.00

Tavola rotonda

Patologia del limite tra individuale e istituzionale

Introduce e coordina: Dott. Luigi Boccanegra

Interventi di:

               Dott.ssa Maria Rosa De Zordo

               Dott.ssa Maria Pierri

               Dott. Andrea Baldassarro

 

Ore 18.00 - 18.30

Discussione e conclusioni

Ore 18.30 - 18.45 compilazione questionario ecm

 

DOMENICA

11 giugno 2006

Il limite e il sessuale

 

Ore 9.30 - 10.15

Spettri: angosce al di qua e al di là del principio

Del piacere nell'analisi dei pazienti borderline

Relatore: Dott. Antonio Andreoli

Abstract:

Le condizioni borderline hanno acquisito un'importanza crescente nel campo della ricerca clinica e psicobiologica e costituiscono un importante punto di convergenza degli interessi della psichiatria e della picoanalisi. Dopo aver discusso alcuni malintesi nosografici ed epistemologici che falsano, in questo campo specifico, il dibattito tra queste discipline, il mio intervento metterà l'accento su quegli aspetti della clinica del paziente borderline in cui si segnala l'incontro dell'Io col limite dell'esperienza psichica. In particolare, ci soffermeremo sulle reazione all'abbandono e alla delusione amorosa che, direttamente o via la relazione di transfert, sboccano su dei processi patologici di lutto. Spesso concettualizzati dal punto di vista della teoria della simbolizzazione, questi stati mentali possono essere anche considerati come una riattualizzazione di dimensioni profonde ed inconsce del Super-Io. A questi personaggi spettrali, quinta colonna dell'al di là del principio del piacere, si ricollega un senso profondo di angoscia e di sconforto che sostengono un rapporto automatico con la ripetizione. Riprenderemo qui i lavori sulla nevrosi narcisistica per esplorare i rapporti che si stabiliscono nella clinica del limite tra il lutto, il demoniaco e l'esperienza traumatica, e, in linea con l'ultima sintesi freudiana, col lavoro di elaborazione come working-out e working though.

 

Ore 10.15 - 10.45

Discussione di casi clinici

 

Ore 10.45 - 11.15  coffee break

 

Ore 11.15 - 12.00

Stati limite e sessualità infantile

Relatore: Dott. Jacques Andrè

Abstract:

La sessualità (infantile) non può che essere fuori luogo e senza alcun significato finché non vi è una assicurazione per quel che riguarda la propria esistenza, la propria sopravvivenza, la propria identità. " Questa affermazione di M. Little, che si basa sulla teorizzazione di D. W.Winnicott e una certa concezione delle relazioni d'oggetto, espone un punto di vista condiviso da molti quando si tratta della psicoanalisi degli stati limite.

Il relatore cercherà di dimostrare le confusioni teoriche e pratiche che occultano quel punto di vista seguendo i destini del sessuale infantile nella problematica borderline.

 

 

Ore 12.00 - 13.00

Discussione di casi clinici

Ore 13.00 - 13.15 compilazione questionario ecm



 

 

Materiali: verrà sempre consegnata copia cartacea della relazione proposta dal relatore con annessa bibliografia.

Verifica: la verifica dell'apprendimento verrà fatta tramite questionario.

Destinatari: psicologi e medici

Partecipanti:  si prevede che il numero dei partecipanti sarà di  250

 

 

Obiettivi: migliorare le competenze professionali nell’esercizio della attività psicoterapeutica

                

Sostituto: Dott. Marco La Scala

Elementi di spazializzazione dei confini nel processo analitico

Abstract:

Il Relatore chiama  fenomeni di confine particolari senso-percezioni connesse alla trasformazione di configurazioni spaziali nel processo di esposizione e di definizione del Sé, per quanto attiene ai suoi confini. Un nuovo vertice osservativo sul confine a sua volta comporta una riformulazione dell’Io sulla base di nuove rappresentazioni si sé e dell’altro.

Sono forme del sentire descritte dal paziente come scoperte che spesso appaiono invece all’analista come scontate (per es. il paziente scopre che  le sue azioni provocano delle conseguenze, delle modificazioni negli altri)  e quasi banali per la loro semplicità, e la cui ovvietà non consente spesso all’analista di coglierne il valore e il profondo significato fino al momento in cui queste non si disvelano al paziente stesso.

.

.

Il relatore chiama  queste esperienze "fenomeni di confine”, perché sono al limite di un’esperienza pre-figurabile, non solo per il paziente, ma anche per l'analista che con lui è in relazione. Non è un risultato che in qualche modo sia pre-vedibile o pre-visto nella mente dell'analista, arriva inatteso da qualcosa che risiede più obliato nel corpo, che rimosso nello psichismo del paziente. Ne origina una memoria, che solo talora diviene un ricordo, e che può nascere solo da una costruzione in analisi, che si muove da una decostruzione di schemi profondamente ancorati al corpo. Si tratta di semplici, quasi ineffabili, esperienze nella relazione paziente analista.

Esperienze che si possono leggere anche come il frutto di un importante lavoro di rinegoziazione tra l’Io e il Sé inteso con Gaddini come “spazio concluso del Sè individuale  che tende a racchiudersi in una forma e ad acquisire un snso di Sé( Gaddini E. fra il 1976 è il 1978). E' un lavoro completamente diverso dal fare delle interpretazioni sull'Io o sulle sue difese, in base alle quali l’analista si può aspettare un risultato che in qualche modo è prefigurato nella sua mente. Al contrario si tratta piuttosto di sorprese, sia per il paziente che per l'analista, di aspetti fondamentali nella loro semplicità, che originano primariamente da nuove formulazioni del Sé, che originano da una trasformazione dell’Io, reinvestono il Sé e all’Io ritornano.

A un livello più primitivo  si possono includere tra questi fenomeni le immagini che nel corso dell’analisi si attivano a partire da manifestazioni psicosomatiche connesse al distacco, che rimangono pertanto ancorate al corpo: eczemi, orticarie, pruriti ecc. Così anche possiamo pensare a questo riguardo, ma ad un altro livello, alcune modalità motorie e gestuali che talora vengono riconosciute con meraviglia dai pazienti, e che noi consideriamo componenti del carattere, che costituiscono la scarica di una pensabilità criptata.

.

 

 

 Roma, 3.06.2006 "METODO STORICO METODO PSICOANALITICO"; Sede: PALAZZO ALTEMPS, ROMA, VIA DEI GIGLI D'ORO, 21; Info: cpdr@tiscali.it  ;Fees= euro 50,00.

Società Psicoanalitica Italiana

Centro Psicoanalitico di Roma

Via Panama, 48 – Roma

Tel. 068546087 Tel e Fax 068415016

e-mail:cpdr@tiscali.it

 

METODO STORICO

METODO PSICOANALITICO

                                                                                                

3 giugno 2006

 

PROGRAMMA

 

 

Ore 9,15-9,30 Registrazione dei partecipanti

 

Ore 9,30-11,30 Tavola rotonda Maurizio Balsamo, Domenico Chianese, Gilberto Maccari e Fausto Petrella “Metodo Storico e metodo psicoanalitico”

 

Ore 11,30-12,30 Sophie de Mijolla Relazione su tema preordinato “La verità fra storia e psicoanalisi”

 

Ore 12,30-13,30 Emanuele Betta Relazione su tema preordinato “La soggettività dello storico”

 

Ore 13,30-14,30 Pausa

 

Ore 14,30-15,30 Francesco Conrotto Relazione su tema preordinato “Metodo storico e metodo psicoanalitico”

 

Ore 15,30-16,30 Silvano Facioni, Relazione su tema preordinato “Michel de Certeau, fra storia e psicoanalisi”

 

Ore 16,30-18,30 Dibattito con la sala

 

Ore 18,30-19,00 Questionario

 

 

 

Abstract Lavori

 

Francesco Conrotto

Metodo storico metodo psicoanalitico

L’autore ritiene che, sebbene lo stesso Freud e dopo di lui numerosi psicoanalisti, abbiano affermato che la metodologia clinica della psicoanalisi è molto vicina al metodo storico, questo non può essere sostenuto a meno di ritenere che ogni storia è una storia inventata a posteriori. Infatti l’autore non ritiene che la psicoanalisi  conduca al recupero di ricordi rimossi ma che, piuttosto, permetta di mettere in parole delle esperienze affettive infantili che, in quanto rimosse, hanno perduto qualunque riferimento con realtà evenemenziale. 

 

Fausto Petrella

Quanta storia nel lavoro psicoanalitico?

Il lavoro prende in considerazione i limiti di riferimento alla storia nel caso dei pazienti a difetto di soggettivazione. In tal caso non sembra esserci storia a partire dalla quale ricostruire un passato.

 

Sophie de Mijolla

La verità fra storia e psicoanalisi

Che rapporto c’è tra storia e verità psicoanalitica? I due registri si incrociano o sono differenti? Che rapporto con la realtà psichica?

 

Emanuele Betta

La soggettività dello storico

Che rapporto c’è fra la soggettività dello storico e la scrittura della storia? In che modo le tracce impongono una verità che obbliga lo storico a riconoscerle o che invece possono da lui essere selezionate?

 

Maurizio Balsamo

Regimi di storicità e psicoanalisi

Sempre più spesso la psicoanalisi sembra delineare un metodo di cura centrato sul presente della relazione analitica. Nel lavoro si cerca invece di delineare i diversi regimi di storicità presenti nella cura.

 

Domenico Chianese

Storia, destino, scrittura

A partire dal concetto di costruzione l'autore prende in esame il problema della costruzione della relazione analitica e del suo incontro con le tracce della storia.

 

Silvano Facioni

Michel de Certeau, fra storia e psicoanalisi

De Certeau è una figura esemplare per studiare, nel concreto, il rapporto complicato fra il metodo storico e il metodo psicoanalitico.

 

Gilberto Maccari

Perchè interessarsi alla storia.?

Abbiamo interesse ad occuparci della storia? Se ci situiamo in un ambito clinico, dove quello che è importante è il problema delle trasformazioni possibili, il cocnetot di storia appare forse desueto.

 

 

 

Palermo, 26-27.06.2006 "CONVEGNO INTERNAZIONALE SUI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE - LE FIGURE DELLA FAME - LA VALUTAZIONE, IL TRATTAMENTO E LA RICERCA NEI DCA"; Sede: HOTEL ADDAURA - LUNGOMARE C. COLOMBO - PALERMO; Info: stefania.milano@dontravel.com ; Fees= euro 160.00.

 

Lunedì 26 Giugno

 I sessione - La valutazione

 

9.30   David M. Garner

Reliability, validity and clinical utility of the Eating Disorder Inventory-3.

Controversies in Nutritional Rehabilitation in Eating Disorders

 

10.00  Massimo Ammaniti

I disturbi dell'alimentazione dell'infanzia

 

10.30  Coffee break

 

II sessione  - La valutazione

11.00  Vincenzo Caretti

Disregolazione affettiva e dissociazione come predittori dei vissuti traumatici nei DCA

 

11.30 Massimo Cuzzolaro

Valutazione psicometrica dei disturbi dell’immagine del corpo

 

12.00  Discussione

 

13.00  Colazione di lavoro

 

Sessione III  - La valutazione

 

15.00  Johan Vanderlinden

Trauma, dissociation and impulse dyscontrol in eating disorders

 

15.30  Daniele La Barbera

Il cibo, la vergogna e la colpa nel vissuto dei pazienti con DCA

 

16.00  Anna Maria Speranza

Trauma e abuso nei disturbi alimentari

 

16.30  Maurizio Guarneri

Anoressia mentale: “corpo feticcio” e “scopo superiore”

 

17.00 Salvatore Accomando

Aspetti psicologici e disturbi alimentari nelle patologie croniche dell'età pediatrica

 

17.30 Discussione

 

18.30  Fine lavori I giornata

Martedì 27 Giugno

 

 

Sessione I  -  Il trattamento e la ricerca nei DCA

9.00  Christopher G. Fairburn

Eating Disorder Not Otherwise Specified: The Neglected Eating Disorder

 

9.30   Emilio Franzoni

I disturbi alimentari nell’infanzia e nella pre-adolescenza

 

10.00 Francesco Montecchi

L'utilizzazione del "gioco della sabbia" nelle diverse forme cliniche di

DCA infanto-adolescenziali

 

10.30  Coffee Break

 

Sessione II  -  Il trattamento e la ricerca nei DCA

 

11.00  Gabriella Russo

Adolescenza e crisi dei miti infantili: un modello

anoressico

 

11.30  Riccardo Dalle Grave

Terapia cognitivo comportamentale multi-step dei disturbi dell’alimentazione

 

12.00  Discussione

 

13.00 Colazione di lavoro

 

Sessione III  -  Il trattamento e la ricerca nei DCA

 

15.00  Bernard Brusset

Le traitement psychanalytique: ses conditions et ses effets

 

15.30 Francesco La Rosa

“Tra Scilla e Cariddi”: Una lettura simbolica dei disturbi del comportamento alimentare

 

16.00 Laura Nastri

Stili alimentari come indicatori di alterazione dell'equilibrio corpo-mente

 

16.30 Carlo Viganò

Figure della fame, enigma del desiderio

 

17.00  Discussione

 

18.00 Test di valutazione dell’apprendimento

 

18.30  Fine lavori

 

Catania, 2-4.06.2006 "COSTRUZIONI E RI-COSTRUZIONI DI MEMORIE POSSIBILI ATTRAVERSO LA RELAZIONE ANALITICA"; Sede: CATANIA, GRAND HOTEL BAIA VERDE - VIA A. MUSCO 8/10; Info: ass.sipp@tin.it  Fees: euro 70.00.

SOCIETA’ ITALIANA DI  PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

 

Membro della Sezione Italiana della E.F.P.P. - European  Federation for Psychoanalytic Psychoterapy in the Public Sector

 

Istituto di Formazione in Psicoterapia Psicoanalitica

Riconoscimento del MIUR ai sensi della legge n. 56 del 18.2.1989

 

CONGRESSO NAZIONALE

 

“COSTRUZIONI  E  RI-COSTRUZIONI DI MEMORIE POSSIBILI

ATTRAVERSO LA RELAZIONE ANALITICA

 

Catania 2-3-4 giugno 2006

 

Grand Hotel Baia Verde

Via Angelo Musco 8/10

 

 

 

PROGRAMMA

 

 

Venerdì 2 Giugno 2006

 

PLENARIA- SALA ASSEMBLEARE

 

ore 13.00 – 15.15       Registrazione dei partecipanti

 

ore 14.00 – 14.15       Apertura Presidente Mario Fiore

 

ore 14.15 – 14.30       Introduzione Maria Concetta Sapienza Auteri

                                   Saluto Presidente della S.I.E.F.P.P.

                                   Saluto Autorità

 

ore 14.30 – 14.45       Introduzione Carla Montanari (Commissione Scientifica S.I.P.P.)

 

ore 14.45 – 15.15       Luigi Scoppola ”La memoria del trauma ed il trauma della memoria                                                        nella relazione analitica”

 

ore 15.15 – 15.45       Adriana Gagliardi “Riflessioni sulla memoria e sull’oblio”

ore 15.45 – 16.45       Discussant: Mariella Paganoni

 

 

 

PARALLELA – SALA A

 

                                    “Le origini….”

 

ore 17.00 – 17.45       Chiara Nicolini e Giampaolo Sasso “Ti imparo a memoria - Divieto di accesso                              alle origini”

 

ore 17.45 – 20.00       Discussant: Francesco Spadaro

 

 

PARALLELA – SALA B

           

                                   “I possibili linguaggi”

 

ore 17 – 17.30                        Maurizio Russo e Bruna Tramontana “Il ruolo delle comunicazioni olfattive                                           nell’evoluzione            creativa della relazione analitica”

 

ore 17.30 – 18.00       Donatella Lisciotto “Lella”

 

ore 18.00 – 18.30       Giuseppe Romano  “Le muse analitiche”

                      

ore 18.30 – 20.00       Discussant: Gianfranco Marano

 

 

PLENARIA- SALA ASSEMBLEARE

 

ore 20.00                    Chiusura dei lavori

ore 20.30                    Cena “Palazzo Biscari” - Catania

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Sabato 3 Giugno 2006

 

 

PLENARIA- SALA ASSEMBLEARE

 

ore 9.00 – 9.45                       Alain De Mijolla “Il ricordo. Una bugia che dice sempre la verità”

 

ore 9.45 – 11.00         Discussant: Rita Manfredi

 

ore 11.00 – 11.15       Break

 

ore 11.15 – 11.45       Maria Concetta Sapienza Auteri  “Costruzioni della forma-immagine nel                                                 paziente grave mediante il processo transfert-controtransfert”

 

ore 11.45 – 12.15       Paola Borsari “Traumi e dolori attraverso il percorso delle memorie”

 

ore 12.15 – 13.30       Discussant: Rosita Lappi

 

ore 13.30                    Conclusione dei lavori - Lunch

 

                                   Pomeriggio - sera

ore 15                         Visita a Siracusa con rappresentazione al Teatro Greco “Ecuba” di Euripide

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Domenica 4 Giugno 2006

 

PLENARIA- SALA ASSEMBLEARE

 

ore 9.30 – 13.00         Tavola Rotonda

                                   V. Caretti – S. M. Passone - L. Scoppola – M. Fiore – A. Sabatini Scalmati

                                   L. Perrone

 

                                   Coordina Giampaolo Sasso

 

ore 13.00 – 13.00       Somministrazione questionario

 

 

L’evento ha ottenuto il patrocinio di:

 

  • FNOMCeO - Federazione Nazionale

     Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri                      – Patrocinio gratuito

     

  • Sezione Italiana della E.F.P.P. - European  

      Federation for Psychoanalytic Psychoterapy          – Patrocinio gratuito

 

  • Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana        – Patrocinio con contributo

 

 

Si è in attesa di risposta per il Patrocinio richiesto alla:

 

  • Presidenza della Repubblica
  • Presidenza del Consiglio dei Ministri
  • Ministero della Salute
  • Consiglio dell’Ordine Nazionale degli Psicologi
  • Comune di Catania
  • Assessorato della Cultura e Politiche Scolastiche del Comune di Catania
  • Presidenza dell’Ordine dei Medici della Provincia di Catania

 

 

 

 

Milano, 10.06.2006 "TRAUMA E PSICOSI"; Sede: AUDITORIUM DON BOSCO - VIA M. GIOIA, 48; Info:  biblio.cmp@iol.it  ; Fees= euro 90,00.

CONVEGNO:

 

 

TRAUMA E PSICOSI

 

 

Organizzato da:
Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti

 

 

Sabato 10 giugno 2006

 

Sede: Auditorium Don Bosco, Via Merchiorre Gioa 48, Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

Segreteria organizzativa

Valeria Sciscioli, Nella Vignoli

Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti
Via F. Corridoni 38 - 20122 Milano - Italia
Tel (+39) 0255012281 - Fax (+39) 025512832

cmp@iol.it - www.cmp-spiweb.it

 

 

 

 

 

 

PROGRAMMA:

SABATO 10 GIUGNO

TITOLO: TRAUMA E PSICOSI

 

Ore: 9.00-9.45

Tipo: A – Lezione magistrale

 

Titolo: Introduzione

 

Docenti: Paola Capozzi

Abstract: La Dr.ssa Paola Capozzi presenterà il convegno.

 

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TITOLO: TRAUMA E PSICOSI

 

Ore: 9.45-10.45

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

 

Titolo: Sull’esclusione delle esperienze traumatiche in un caso di ipocondria psicotica (schizofrenia)

 

Docenti: Thomas Muller

Abstract: Il Prof. Muller esporrà il suo pensiero sulle esperienze traumatiche nel particolare caso dell’ipocondria psicotica in pazienti schizofrenici, facendo particolare riferimento alla sua esperienza professionale.

 

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TITOLO: TRAUMA E PSICOSI

 

Ore: 10.45-11.45

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

 

Titolo: Comprendere l’incomprensibile: le teorie private del primo episodio psicotico dei pazienti e dei loro terapeuti

 

Docente: Andrzej Werbart

 

Abstract: Il prof. Webart, psicoanalista svedese, presenterà il rapporto tra terapeuta e paziente nell’ambito del primo episodio psicotico.


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TITOLO: TRAUMA E PSICOSI

 

Ore: 11.45-12.30

Tipo: D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un conduttore ("l'esperto risponde")

 

Titolo: Dibattito

 

Docente: Thomas Muller – Andrzej Werbart

 

Abstract: Spazio libero al dibattito sugli argomenti trattati nella mattinata di convegno tra relatori e pubblico.

 

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TITOLO: TRAUMA E PSICOSI

 

Ore: 14.30-15.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

 

Titolo: Psicosi come trauma catastrofico: impossibilità per il paziente psicotico di affrontare il trauma emotivo

 

Docente: Franco De Masi

 

Abstract: Il Prof. Franco De Masi esporrà il tema della psicosi come evento traumatico catastrofico e la difficoltà del terapeuta ad affrontare i pazienti psicotici.

 

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TITOLO: TRAUMA E PSICOSI

 

Ore: 15.30-16.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

 

Titolo: Trauma, terrore e terrorizzazione

 

Docente: Paul Williams

 

Abstract: Il Dr. Williams propone il tema del trauma con particolare riferimento al terrore e alla terrorizzazione.

 

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TITOLO: TRAUMA E PSICOSI

 

Ore: 16.30 – 17.30

Tipo: D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un conduttore ("l'esperto risponde")

 

Titolo: Dibattito

 

Docente: Franco De Masi – Paul Williams

 

Abstract: Spazio libero al dibattito sugli argomenti trattati nell’intero convegno tra relatori e pubblico.

 

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TITOLO: TRAUMA E PSICOSI

 

Ore: 17.30-18.00

Tipo: D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un conduttore ("l'esperto risponde")

 

Titolo: Dibattito

 

Docente: Thomas Muller – Andrzej Werbart  - Franco De Masi – Paul Williams

 

Abstract: Conclusioni del convegno

 

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CURRICULUM VITAE DEI DOCENTI:

Cv Thomas Muller

Born in 1958,study of  history of literature and psychology at universities of Freiburg,Auckland,Frankfurt,graduation as Dr.phil with an analysis of medical and psychological literature in the period of the Enlightment.

I worked then for about 10 years in psychiatric and psychosomatic (university) clinics, at that time also my analytic training in Heidelberg;co-editor of the "Forum der psychoanalytischen Psychosentherapie"(Göttingen,Vandenhoeck u.Rupprecht), a german speaking journal that deals with psychoanalytic theory and practice of the

psychoses; publications in the field of psycholinguistics,psychosomatics and psychoses.

 

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CV Andrezej Werbart

Andrzej Werbart, PhD, Associate Professor, is psychoanalyst in private practice, training analyst and teacher at the Swedish Psychoanalytical Society, honorary member of the Polish Psychoanalytical Society, and Research Director at the Institute of Psychotherapy, Stockholm County Council, Sweden. His publications concern psychoanalytical case studies and psychoanalytical research. His main research interest is in private theories about psychological problems, its background and cure among ordinary people, patients in psychoanalysis, psychotherapy and other forms of treatment, as well as their clinicians.

 

Werbart, A. (1999).  The dialectics of psychoanalytic research.  Scand. Psychoanal. Rev., 22:85-101

Werbart, A. (2002).  ‘The Meaning of Dreams in the Psychotic State: Theoretical Considerations and Clinical Applications’.  Int. J. Psycho-Anal., 83:551-563

 

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Cv Paul Williams

Psicoanalista, membro della British Psychoanalytical Society, Visiting Professor della School of Community Health & Social Studies Anglia Polytechnic University. Editor for London del The International Journal of Psychoanalysis. Vive a Londra.

 

Bergamo, 6.o6.2006 "CURARE CON LE ARTI: NEUROSCIENZE E TECNICHE ESPRESSIVE"; Sede: BERGAMO GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA; Info: segreteria@updateintcong.it  MARABBONI@LIBERO.IT ; Fees= euro 50,00.

CURARE CON L’ARTE

Neuroscienze e tecniche espressive

6 GIUGNO 2006

Bergamo

Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea - GAMeC

“Spazio Parola e Immagine”

Razionale

L’obiettivo del Convegno, rivolto a tutte le figure professionali che operano nel campo della riabilitazione del disagio psichico, è quello di promuovere la ricerca e la riflessione sui possibili contributi che le moderne neuroscienze offrono alle prassi riabilitativo - espressive.

Come è noto la riabilitazione psicosociale è costituita da un insieme tecniche, rivolte a persone con disabilità psichiatriche gravi e di lunga durata e costituisce il trattamento d’elezione per i soggetti con un Io fragile e scarse capacità cognitive e d’insight. L'obiettivo perseguito è quello di migliorare la qualità di vita supportando l’individuo in un percorso di riacquisizione e/o acquisizione di competenze (relazionali, pragmatiche, emotive) che gli consenta di: assumersi la responsabilità della propria esistenza, funzionare il più attivamente ed indipendentemente possibile nella società. Il percorso si rivolge all'individuo come persona, nella sua totalità, facendo riferimento soprattutto alle abilità residue e alla parte sana, stimolando il senso d’autostima ed incoraggiando la partecipazione al processo riabilitativo.

Questo insieme di tecniche può schematicamente essere diviso in due grandi gruppi: i modelli  cognitivisti e quelli espressivi (come l’arte, la danza, la musico, la teatro - terapia), ad impronta psicodinamica. In Italia, questi approcci sono inseriti all’interno di un modello più ampio che prevede una presa in carico globale e prolungata con l’utilizzo integrato di: farmacoterapia, psicoterapia e riabilitazione. Certamente la diffusione delle prassi riabilitative è il risultato di scuole di pensiero e movimenti sociali che hanno fortemente influenzato la storia della psichiatria, ma non va dimenticato come uno dei fattori  che, ponendosi alla base della cura della patologia psichica, ha reso possibile la strutturazione dei percorsi riabilitativi è stata l’introduzione dei farmaci, i quali hanno reso possibile il contenimento dei sintomi e quindi, dopo il superamento dell’acuzie, l’attuazione degli interventi stessi.

Oggi, sempre grazie alla terapia farmacologica anche la realtà riabilitativa è molto mutata, infatti, grazie ai nuovi antipsicotici e alle loro caratteristiche specifiche è possibile un maggior reinserimento sociale del paziente. Questo risultato è determinato certamente da trattamenti riabilitativi più mirati, ma anche dalle nuove terapie farmacologiche, infatti i nuovi neurolettici presentano effetti collaterali meno disabilitanti; un maggior rispetto delle capacità cognitive dei pazienti; una maggiore incisività, rispetto ai neurolettici classici, sulla sintomatologia negativa, e, infine, danno la possibilità di interventi riabilitativi più precoci che possono essere iniziati anche durante i periodi di acuzie.

Inoltre, sono oggi disponibili diversi farmaci antidepressivi che, per le loro caratteristiche sia farmacologiche, sia cliniche, sono in grado di consentire il trattamento e la risoluzione di condizioni depressive, come la classica “depressione da svuotamento dell’Io” che spesso tendono a sovrapporsi alla originaria patologia psicotica, di cui complicano il decorso, rendendo evidentemente precari e spesso frammentari i percorsi riabilitativi; questo, senza interferenze significative, né farmacologiche, né cliniche con la patologia di base ed il suo trattamento.

In altri termini gli interventi farmacologici complessivamente oggi disponibili consentono trattamenti riabilitativi più precoci e determinano minori effetti disabilitanti.

Tornando alle tematiche del Convegno, e quindi alle tecniche riabilitative, nell’approccio espressivo il disturbo mentale viene visto come un’alterazione delle capacità di relazione del soggetto con se stesso e con gli altri. Questa incapacità di intraprendere e mantenere valide relazioni oggettuali rinforza a sua volta l’alterazione delle capacità di pensiero e di comunicazione con il mondo esterno. Per questo, l’intervento è mirato alla ricostituzione di un'organizzazione funzionale, la più ottimale possibile, delle strutture del Sè intrapsichico (corporeo, espressivo e verbale), che sono alla base delle relazioni oggettuali.

Per comprendere il ruolo delle attività espressive è necessario fare riferimento a tre presupposti teorici fondamentali: queste tecniche  utilizzano il canale comunicativo non verbale che è compromesso più tardivamente rispetto al verbale e questo consente di lavorare in ambiti meno deteriorati dalla patologia e quindi più fruibili e validi in un’ottica terapeutica che preveda il potenziamento delle parti sane; nelle tecniche espressive l’attenzione principale è posta al processo più che al prodotto espressivo, quindi al come viene costruita l’opera e non al cosa viene costruito, in questo modo, abbattendo l’ansia da prestazione, il soggetto ha maggiori possibilità di esprimere liberamente il suo mondo interno con tutte le valenze di cui esso è portatore; infine la teoria degli oggetti transizionali che conferisce un significato alle cose, alle percezioni, alle emozioni che la riabilitazione usa come strumenti di cura. Lo spazio riabilitativo messo a disposizione dalle tecniche espressive si colloca come uno spazio transizionale in cui il desiderio ha la possibilità di muoversi per giungere a degli obiettivi, è uno spazio scenico che si costituisce come ponte tra l’individuo e la realtà, tra mondo interno e mondo esterno. Detto questo appare chiaro come il contesto espressivo costituisca un luogo privilegiato all’interno del quale trovano spazio e segno dinamiche interne che possono essere colte dall’operatore e contribuire, se integrate ed utilizzate nel processo terapeutico, al percorso di cura del paziente.

In questo contesto le riflessioni proposte dalle moderne neuroscienze possono costituire un importante punto di vista sia operativamente, pensiamo ai concetti di intelligenza emotiva e di regolazione delle emozioni; sia in termini conosciti, pensiamo ai concetti di memoria. Infatti, per esempio, sappiamo che nel nostro cervello operano due diversi sistemi di memoria che hanno caratteristiche funzionali molto diverse: la memoria esplicita o dichiarativa che può essere attivata consapevolmente e che consente il recupero di ricordi che possono essere verbalizzati; la memoria implicita o non dichiarativa che non è cosciente né può fornire la verbalizzazione di ricordi.

Quest’ultima ha a che fare con vari tipi di apprendimenti: il priming (rappresentato dalla capacità del soggetto di scegliere un oggetto al quale è stato esposto in maniera subliminale), la memoria procedurale che ha a che fare con l’apprendimento motorio, le performances quotidiane, il suonare strumenti, ecc.; la memoria emotiva ed affettiva che è relativa alle emozioni, esperienze, fantasie, difese legate alle relazioni precoci che l’essere umano stringe con il mondo esterno, la madre in primis. Ancora, sappiamo che l’intelligenza emotiva è costituita dalla capacità di riconoscere, denominare, controllare, esprimere, vivere e sentire le emozioni. Gli ambiti in cui questa forma di intelligenza si esplica sono la capacità di insight, di sapersi motivare, di tollerare le frustrazioni, la capacità empatica, di gestire le relazioni sociali e di modulare e regolare le emozioni.

Proprio in considerazione di questi elementi, il Convegno vuole proporre una riflessione che cerchi punti di contatto ulteriori tra la riabilitazione, attraverso le tecniche espressive, le neuroscienze e, per loro tramite, l’ambito del trattamento farmacoterapeutico delle psicosi schizofreniche ed affettive.

 

MEMORIA, INCONSCIO E CREATIVITÀ

 

Le esperienze sensoriali di natura “estesica” collegate alla relazione del neonato con la madre, depositate nella memoria implicita, veicolano affetti ed emozioni che costituiscono la struttura di base di un inconscio precoce non rimosso presimbolico e preverbale in grado di condizionare la vita affettiva, emotiva, cognitiva e creativa del soggetto nel corso della vita.

La creatività umana appare in questa prospettiva come un ricreare collegato all’inconscio non rimosso, risultato di un incontro tra preconcezioni (analoghe alle idee a priori kantiane) e realtà.

Seguendo il principio di Jacobson, saranno analizzati alcuni aspetti del linguaggio poetico, musicale, artistico e transferale nel presupposto che questi diversi linguaggi abbiano le loro radici comuni nella proiezione dell’inconscio non rimosso sui diversi assi che rappresentano i diversi linguaggi.

 

REGOLAZIONE DELLE EMOZIONI  ED ARTI TERAPIE

 

Le Arti terapie implicano l’uso di vari mezzi tecnici, di differenti  sistemi comunicativi e una diversa attività di regolazione delle emozioni. L’uso del messaggio pittorico, musicale, della danza, del teatro …. Implicano inoltre l’impiego di canali sensoriali percettivi ed espressivi. Al di là delle diversità occorre sottolineare che questi “esercizi” sono caratterizzati da una comune tensione verso una forma di comunicazione simbolica delle emozioni.

In questo percorso si verificano alcuni importanti cambiamenti: si instaura in primo luogo, come già detto, un dialogo inconscio tra paziente e terapeuta basato su una comunicazione diretta di vissuti emotivi e sostenuto molto spesso da messaggi di tipo non verbale, come gesti, espressioni facciali, postura, ecc.; la traduzione del vissuto emotivo nel linguaggio prescelto implica l’acquisizione e l’applicazione di determinate regole (o meglio canoni) proprie di quel linguaggio; viene ad attuarsi una coincidenza tra regole del linguaggio, regole che determinano il setting psicoterapeutico e modalità di controllo nell’espressione dei vissuti emotivi; tali coincidenze costituiscono lo spazio simbolico di intervento delle arti terapie ed assicurano la transizione da una forma di comunicazione diretta delle emozioni ad una riflessione sull’esperienza emozionale che si avvale di un codice simbolico che permette in sostanza di definire l’emozione provata e di collocarla nella dimensione spazio – temporale.

 

L’INTEGRAZIONE TRA METACOGNITIVO  E METAEMOTIVO

 

 Nella storia della psicologia, in campi applicativi diversi si è assistito ad un graduale cambiamento di prospettiva in cui i processi affettivi hanno trovato uno spazio sempre più decisivo e non ignorabile nello sviluppo cognitivo di un individuo. Attualmente, superata l’epoca di una forzata separazione tra emozione e cognizione, si trovano molti luoghi di incontro e ponti di collegamento tra cognizione ed emozione.•Un filone di ricerca che ha apportato, negli ultimi trent’anni, rilevanti contributi alla psicologia dello sviluppo e dell’educazione è la metacognizione (Albanese, 2003).La metacognizione coinvolge, da un lato, la conoscenza del proprio funzionamento mentale e, dall’altro, la conoscenza dei processi di controllo messi in atto nell’esecuzione /risoluzione di compiti e problemi. J.H. Flavell introdusse la nozione di metamemoria, riferendola alla conoscenza che il soggetto ha del processo cognitivo della memoria, proprio e altrui.Dalle sue ricerche è emerso che per svolgere in modo efficace un compito cognitivo è necessaria la conoscenza che si ha del proprio processo cognitivo e delle regole che lo governano (Flavell, 1971; 1976; 1996, trad. it.).A.L. Brown introdusse un nuovo modello basato sui meccanismi di controllo che un soggetto mette in atto durante l’esecuzione di un compito cognitivo. Secondo l’autrice attraverso l’applicazione di tali meccanismi il soggetto: analizza il compito, pianifica l’esecuzione, sceglie le strategie e valuta i feedback di ritorno (Brown, 1978). L’originario modello metacognitivo di Flavell fu dunque ampliato considerando la competenza metacognitiva non solo come frutto della conoscenza che un soggetto ha del proprio funzionamento, ma anche delle strategie attraverso cui può intervenire su di esso.•Sin dai primi lavori di Pressley, Borkowski e O’Sullivan (1985) le competenze metacognitive sono state spiegate attraverso un modello pluricomponenziale in cui si intrecciano componenti cognitive ed emotivo-motivazionali, per spiegare la complessità dello sviluppo umano. Nella prospettiva metacognitiva attuale l’individuo, impegnato nell’affrontare compiti di vita quotidiana, è sollecitato ad attivare le competenze metacognitive che diventano, quindi, un paradigma per descrivere e spiegare la complessità dell’essere umano (Pellerey, 2003). In conclusione, possiamo ritenere che lo studio della complessità dello sviluppo umano sempre più deve includere un elevato numero di variabili e recentemente nella ricerca metacognitiva le componenti socio-emotive sono considerate variabili essenziali ed interagenti con tutti gli altri aspetti dello sviluppo umano. In tale prospettiva va considerata la comprensione che il soggetto ha della natura, delle cause e delle possibilità di controllare le emozioni insieme alla sua capacità di controllare e regolare l’espressione delle emozioni, cioè la metaemozione (Pons e Harris, 2000). Lo sviluppo della metaemozione è diventato,negli ultimi vent’anni, oggetto di studio della psicologia dello sviluppo rappresentando il paradigma di ricerca con cui si traduce il processo metacognitivo nello sviluppo delle emozioni (Pellerey, 2003). A partire da queste premesse è stata analizzata l’evoluzione di una tale competenza individuando i seguenti passaggi: il bambino a partire dai 2 anni (Dunn, Brown e Beardsall, 1991; Wellman, Harris, Banerjee e Sinclair, 1995) è capace di evocare verbalmente (contro il semplice riconoscimento) le sue emozioni (contentezza, amore, tristezza) ma anche in una certa misura quelle degli altri;verso i 3 anni i bambini cominciano a parlare sistematicamente dei loro desideri (volere); ed intorno ai 4 anni essi evocano distintamente parole a contenuti cognitivi ed emotivi.Queste evocazioni verbali possono essere considerate come il segnale di una prima presa di coscienza, anche se non riflessiva, del funzionamento emozionale.Verso i 3-4il bambino manifesta la capacità di comprensione delle emozioni (Harris, 1983, 1991, trad. it.) riuscendo ad identificare correttamente non solo un’emozione espressa da un altro bambino, ma anche ad indicarne alcune cause.Verso i 6-7 anni egli comprende l’incidenza delle credenze, oltre che dei desideri, sugli stati emotivi e diventa capace di controllare e regolare il suo vissuto (Harris et all., 1981). E’ chiaro che i bambini acquisiscono gradualmente la comprensione della propria vita emotiva e che la competenza nell’affrontare più efficacemente le proprie emozioni trova la sua origine nella comprensione delle loro cause (Pons, Harris e de Rosnay, 2000; Saarni, Mumme e Campos, 1998). La competenza metaemotiva comprende tutti i processi auto-regolativi attraverso cui un soggetto, consapevole che esiste una emozione, si interroga sulla sua natura, sulle sue cause e sulle modalità di esprimerle e condividerle con l’ambiente (Pons e Doudin, 2000).

Lo sviluppo della comprensione delle emozioni in bambini dai due agli undici anni è stato studiato con la costruzione e l’impiego di un test, il Test of Emotion Comprehension (TEC di Pons e Harris, 2000), di cui è in corso la sperimentazione e validazione italiana con i primi risultati (Albanese et al, 2006).

E’ stato possibile definire 9 componenti della competenza metaemotiva:

           1) il riconoscimento delle emozioni sulla base delle espressioni facciali;

           2) la comprensione delle cause esterne delle emozioni;

           3) la comprensione dell’intervento dei desideri sulle emozioni;

           4) la comprensione dell’intervento delle credenze sulle emozioni;

           5) la comprensione dell’influenza del ricordo sulle emozioni attuali;

           6) la comprensione della possibilità di regolare un’emozione;

           7) la comprensione della possibilità di nascondere un’emozione;

           8) la comprensione della natura mista delle emozioni;

           9) la comprensione dell’influenza delle regole morali sulle emozioni   (Pons et all 2002;

Pons, Harris e Doudin, 2002). Un crescente interesse verso lo studio delle differenze tra gli individui e gli ambienti in cui avviene lo sviluppo mette in rilievo l’importanza del mediatore, cioè  di colui che accompagna nello sviluppo l’individuo. Il mediatore, nell’originaria posizione vygotskiana (Vygotskij, 1990, trad. it.), costituisce il facilitatore dell’apprendimento e dell’acquisizione di competenze ed abilità che attraversano l’interazione tra un individuo esperto e colui che è in fase di acquisizione delle conoscenze in quella che è definita zona di sviluppo prossimale del soggetto. La progressiva acquisizione di competenze metacognitive  passa attraverso il legame del bambino con l’ambiente, cioè con le caratteristiche delle figure mediatrici per il bambino(Albanese, Doudin e Martin, 2003a); e la maggior parte dei modelli esplicativi dello sviluppo cognitivo ed emotivo sono concordi nel ritenere che le cause dello sviluppo non sono né unicamente nel soggetto (organico e psichico), né unicamente nel suo ambiente (fisico e socioculturale), ma dentro la loro interazione.

••Prove dell’incidenza dell’ambiente circostante sullo sviluppo metacognitivo arrivano anche dalle ricerche di Davidson e Freebody (1988) che hanno trovato una correlazione positiva tra lo status sociale del padre e lo sviluppo delle competenze metacognitive del bambino

•A tale scopo sono stati studiati gli stili di insegnamento dei genitori durante alcuni giochi familiari ed il modo in cui i genitori correggono i compiti scolastici dei figli. I risultati hanno rilevato che genitori di cultura tedesca, ad esempio, danno più informazioni sulle strategie necessarie per risolvere il compito rispetto a quelli nordamericani. Tale stile costituirebbe uno stimolo allo sviluppo delle competenze metacognitive dei propri figli (Lafortune e Deaudelin, 2003)

 

Albanese O. et al. (2006) ( a cura di) Competenza emotiva tra psicologia e educazione, Milano, Franco Angeli

Albanese O. (2003b) (a cura di), Percorsi metacognitivi, Milano, Franco Angeli.

Albanese O., Doudin P.-A. e Martin, D. (2003a), (a cura di), Metacognizione ed educazione, Milano, Franco Angeli.

Bion W.R. (1973), Apprendere dall’esperienza, trad. it., Roma, Armando.

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Wellman H., Harris P.L., Banerjee M. e Sinclair A. (1995), Early understanding of emotion: Evidence from natural language, Cognition and Emotion, 9, 117-149.

 

LE TECNICHE ESPRESSIVE NELLA RIABILITAZIONE PSICHIATRICA

 

Sin dall’antichità l’uomo si è servito delle arti a scopo curativo: basti pesare alla diffusione del canto e della danza nei rituali magici terapeutici di molteplici società arcaiche, alle descrizioni dell’effetto curativo della musicoterapia rinvenute nei papiri medici di Kauron (1500 AC). Si deve attendere però il 19° secolo perché compaiano i primi scritti di applicazione delle arti (musica, pittura e grafica) nella malattia mentale. Ad oggi il tema delle espressioni creative nella loro connessione ai processi di cura costituisce un “campo aperto e dai confini mobili” (Pistorio 2000) soprattutto in ambito psichiatrico, ambito in cui il concetto di cura si estende e compendia in sé i due concetti di terapia, che mira alla riduzione/risoluzione della sintomatologia, e di riabilitazione che mira al recupero e potenziamento delle risorse presenti nella persona al fine non solo di far acquisire competenze sociali più adeguate ma soprattutto raggiungere un equilibrio ed un benessere soggettivo nel rispetto delle individuali aspirazioni e potenzialità. La riabilitazione psichiatrica utilizza tecniche prevalentemente orientate al mondo esterno e centrate sul fare e tecniche orientate al modo interno del paziente e centrate sull’espressione dell’intrapsichico. Le tecniche espressive fanno parte di queste ultime; esse si rivolgono ai tre parametri strutturali dell’individuo: il Sé corporeo, il Sé espressivo ed il Sé verbale con modalità diverse: psicomotricità, danza ed animazione teatrale permettono l’espressione del Sé Corporeo; musica, teatro, fotografia e arteterapia permettono l’espressione del Sé Espressivo mentre il Sé verbale trova espressione nella psicoterapia o in gruppi terapeutici basati sulla parola. L’utilizzo delle tecniche espressive in riabilitazione si  basa sul concetto base che ogni essere umano ha un canale sensoriale (visivo, uditivo, cenestesico) preferenziale; tale canale, in determinate condizioni psicopatologiche, può divenire il solo che possa consentire uno scambio a livello emotivo permettendo una relazione terapeutica costruttiva permettendo al paziente di far emergere e di elaborare vissuti emotivi e migliorare il livello di consapevolezza e adattamento relazionale.  

 

IL LABORATORIO, LUOGO DI EMOZIONI, RIMANDI E NESSI

 

Una delle immagini che si propongono, per porre mente al significato di un laboratorio d’arte presso i luoghi di cura della malattia mentale, è quella del laboratorio  come di “un deposito”; un “deposito animisticamente vivo”. D’altra parte è caratteristica di alcuni malati, che li individua rispetto ad altri, di raccogliere, di accumulare, di conservare; in questo caso si tratta di raccogliere - impegno primario anche dei bambini, che forse testimoniano e riproducono un’attività arcaica -  piume, nastri, pietre, pezzi di carta, fogli di giornale, che saranno poi resi nuovi. 

“Deposito” è un luogo deputato alla raccolta di materiali, ma è anche sedimento di qualche cosa che si stratifica; ma depositare è anche lasciar cadere sul fondo materiali…è lasciar giù… Pensare al laboratorio, allora, come deposito, ci permette di affermare che per averne uno che funzioni ci vuole una certa affabile, parlante  corrispondenza con i materiali; corrispondenza che molti dei malati mentali hanno e che proprio tali li rende, perché trascorsa l’età infantile continuano ad essere incapaci di controllarla “da adulti” nel chiuso della loro immaginazione;  corrispondenza che è data sia da un avvertimento intuitivo, nel qui e nell’ora,  di immediata e violenta percezione  delle caratteristiche del materiale, sia da una risuonante apertura del soggetto rispetto alle caratteristiche dell’oggetto; percezione e apertura caratterizzate da una venatura erotica rispetto all’evidenza materica di oggetti, materiali, strumenti di lavoro… per cui si è presi dal rosso di un colore o di un mattone che viene raccolto per “farne poi qualcosa…”

Per “farne poi qualcosa…” quando “verrà il momento…”; allora tenere un laboratorio d’arte ha a che vedere sia con la possibilità di “farne qualcosa…” degli oggetti e  dei materiali così  violentemente avvertiti sia di permettere che arrivi  “..il momento”  transitando il malato al di là di posizioni e  collocazioni solo rapinose, estatiche o parassitarie rispetto alla potenza di oggetti e  materiali.

 

RISVEGLI: IL DIALOGO TRA DISAGIO E MUSEO

La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo sostiene, in consonanza con l’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Ditti dell’Uomo, che così come esiste un diritto al nome esista anche un diritto ai beni culturali.

Per questo motivo già da sette anni i Servizi Educativi del museo si sono impegnati a dare vita ad un dialogo tra l’arte e quelli che vengono definiti impropriamente “pubblici speciali” o “altri pubblici”, impropriamente perché più che essere pubblico queste persone sono “esclusi”. L’esclusione come sensazione provata dai disabili psichici e psico-fisici e dai loro familiari nasce dal timore di barriere architettoniche, economiche e culturali, barriere che crollano quando – superati l’incertezza e il pregiudizio – il museo diventa luogo di accoglienza e comunicazione.

Due anni fa la GAMeC ha selezionato degli educatori museali con competenze specifiche nel campo del disagio e della disabilità, per condividere con gli educatori museali già attivi un impegno di progettazione e formulazione di proposte per questi cittadini invisibili. In museo si può cantare, parlare ad alta voce, scattare fotografie con macchine senza rullino, si può anche restare immobili. Le opere – dove questo non rechi pregiudizio alla loro conservazione – si possono toccare, e si rivelano essere stimoli forti al dialogo e alla creazione di legami e intrecci con lo spazio e con gli educatori.

Ma l’attività dei Servizi Educativi non si è limitata alla progettazione di percorsi ad hoc dedicati al disagio ed alla disabilità: la GAMeC è stato il primo museo in Italia a formulare, distribuire ed analizzare un questionario – somministrato ai disabili di Bergamo e Provincia – che mette in luce i rapporti di queste persone con il Museo, rapporti basati sull’esclusione, sul timore dell’inadeguatezza,  ma anche sulla convinzione che l’esperienza del museo possa arricchire, e sulle speranze e le richieste che farebbero del museo un luogo importante per il proprio “risveglio”.

 

ARTE TERAPIA E RELAZIONE TERAPEUTICA

L’Arteterapia è una tecnica terapeutico – espressiva a mediazione non verbale che utilizza il linguaggio dell’arte come mezzo di comunicazione interpersonale finalizzato a incanalare ed organizzare emozioni, conflitti o ricordi dando loro forma all’interno di un’opera visiva concreta.

Va però precisato che l’arteterapia, in questo momento storico, è uscita dalla soggettività individuale e si focalizza e si attua essenzialmente nella relazione di rispettivo riconoscimento ed empatia tra utente ed arterapeuta. In altri termini la creatività è un processo a due.  

E’ importante precisare che il focus dell’intervento è costituito dall’attenzione al processo creativo di cui l’opera non è che il risultato visivo finale. Quindi l’elemento qualificante e fondamentale, dal punto di vista terapeutico, non è il prodotto espressivo, certamente significativo dal punto di vista estetico soggettivo per l’individuo, ma è il percorso/processo attraverso il quale il mondo interno del soggetto trova modo di esprimersi attraverso l’espressività artistica. 

In Arteterapia ci si avvale dell’uso di materiali artistici (pennarelli, pastelli a cera, matite, crete, tempera, ecc.), attraverso i quali è possibile la creazione di un oggetto che rappresenti l’interiorità del soggetto o la sua vita psichica in quel momento. L’arte, grazie al suo linguaggio simbolico e non verbale, aiuta a rendere più accessibili quei vissuti che il paziente, a causa della gravità della patologia, non riesce a far riemergere o ad esprimere a livello verbale.

L’intervento arteterapico, chiaramente, non si pone l’obbiettivo di guarire il paziente, ma si propone come possibile strumento per facilitare l’evoluzione dell’individuo attraverso la stimolazione e la reintegrazione di nuovi equilibri, fornendo aggiustamenti e compensi a livelli anche semplici, ma utili a fornire un cambiamento.

Nella relazione verranno proposte alla discussione alcune riflessioni sulla relazione interpersonale nel setting arteterapico.

 

“DA GIUSEPPE A GEPPETTO”

L’arteterapia come percorso di riacquisizione di capacità e competenze occupazionali in soggetti con ID. e comorbidità psichiatrica.

 

Le comunità protette (in fase di transitorio accreditamento) S.G. Grande sono indirizzate a persone adulte con ritardo mentale di diversa gravità (codice F70- F 79 dell’ICD 10) in comorbidità psichiatrica e neurologica, con consistenti limitazioni delle attività e restrizione della partecipazione che necessitano di interventi ad alta intensità terapeutico-riabilitativa, soprattutto in relazione a gravi disturbi del comportamento. La strutturazione degli interventi individuali consiste in percorsi riabilitativi ad impronta comportamentista e psicoeducativa. 

Nel centro è attivo un laboratorio di attività espressive diviso in due settori principali: nel primo si svolgono attività di falegnameria, di oggettistica in legno, in gesso, di decorazione, di pittura su vetro e su stoffa; nel secondo di maglia, uncinetto, cucito e ricamo. La finalità del laboratorio, in particolare nel settore della falegnameria, è di aumentare e sviluppare l’autonomia personale, il mantenimento e lo sviluppo di alcune abilità manuali, espressive e relazionali ricercando nel contempo la soddisfazione e la gratificazione degli ospiti.

Inoltre si pone come percorso a valenza terapeutica, poiché, attraverso l’insegnamento di tecniche specifiche consente al soggetto di poter esprimere liberamente la propria creatività. L’arte, oltre a permettere di comunicare qualcosa di sé, oggettiva sentimenti ed emozioni concretizzando l’esperienza interiore, facendola emergere per riconoscerla, interpretarla e contenerla. Il soggetto, perciò, acquisisce nuove competenze aumentando il senso di sicurezza e la fiducia nelle proprie capacità. L’intervento è finalizzato ad un obiettivo di normalizzazione e di salvaguardia della qualità di vita. Il laboratorio diviene dunque un ambiente privilegiato nel quale il soggetto sperimenta un tirocinio occupazionale attraverso una retribuzione fondata sul modello della token economy che consente un ripristino di una dimensione di vita normalizzante.

 

ESPRESSIVITA’ DEL CORPO E DANZATERAPIA

Il desiderio di comunicare costituisce uno dei motori più potenti che sottendono l’interazione umana e, come è noto, le modalità comunicative dell’uomo possono essere schematizzate in due sistemi: la Comunicazione Verbale e la Comunicazione Non Verbale che comprende il movimento corporeo, la postura, la mimica, la gestualità, ecc.

La Danzaterapia è una tecnica riabilitativo espressiva a mediazione non verbale e corporea, che insieme all'arte, alla musica e al teatro applicate alla terapia, rientra nell’ambito delle cosiddette Artiterapie.

Questa metodologiaueste metodologieQQ, che da anni è applicata in Europa sia in ambito preventivo che terapeutico, in Italia è utilizzata, spesso in associazione alla terapia farmacologia, nei percorsi riabilitativi con soggetti portatori di un disagio e/o di una patologia psichica conclamata.

Infatti, frequentemente, la corporeità del soggetto portatore di un disagio psichico costituisce uno specchio attraverso il quale è possibile cogliere aspetti legati al mondo interno del paziente, alle sue emozioni, ai suoi conflitti.

In questo senso, all’interno di un setting strutturato, l’oggetto del sintomo (il rapporto mente/corpo), il fucus del problema (relazione con il proprio Sé Corporeo) e la tecnica riabilitativa danzaterapica, “abitano”, pur con modalità diverse, il medesimo “luogo”: il corpo.

Nella relazione verranno quindi proposte alcune riflessioni sull’utilizzo della tecnica danzaterapia nei percorsi riabilitativi dei pazienti psichiatrici.

 

DANZATERAPIA: LA DANZA DEL CORPO E DELLE EMOZIONI

Nel presente intervento verranno riportate alla discussione alcune esperienze sull’utilizzo della danzaterapia, secondo il metodo Fux, nei percorsi riabilitativi con soggetti portatori di un disagio psichico.

La danzaterapia è una tecnica espressiva a mediazione corporea che si pone quale tramite al recupero di una relazione con il proprio sé corporeo più armonica e soddisfacente.

Già utilizzata da diversi lustri negli Stati Uniti e in Europa, in Italia la tecnica ha una tradizione più limitata sia dal punto di vista applicativo che di ricerca.

La tecnica può essere utilizzata all’interno di un setting individuale o di gruppo, a seconda delle specifiche esigenze del soggetto e delle risorse messe a disposizione dall’ente presso il quale la tecnica espressiva viene utilizzata.

 

LA SUGGESTIONE DI UN INCONTRO: MUSICA E PSICHIATRIA

 

Quale è la relazione tra emozioni, sentimenti ed esperienza musicale? E sino a che punto la musica incide sulla vita mentale dell’uomo?

Con questo intervento si cercherà di porre l’attenzione sul suggestivo e misterioso legame tra uomo e suono, tra arte musicale e mente umana, tra musica e psichiatria.

Un’analisi che parlerà di suoni, psiche e significati, fornendo così momenti di riflessione e di ricerca.

Da sempre la musica porta con sé poteri e capacità misteriose, che incidono inevitabilmente sulla sfera psichica, dall’antichità sino all’attualità. Un momento, oggi,  in cui il pensiero psichiatrico moderno si sta approcciando con occhi  più attenti e precisi ad un mondo, che sfugge ad alcun tentativo di dimensionamento.

 

EMOZIONI E MUSICA: ASCOLTARE I RICORDI

 

Il gruppo di musicoterapia d’ascolto del Day Hospital psichiatrico all’interno del quale operiamo, si è modificato nel tempo in funzione delle esigenze dell’utenza.

Data la varietà delle diagnosi, dell’età, del livello socio-culturale presentate dai sempre più numerosi pazienti , e dalla sua natura di gruppo aperto, il gruppo è stato strutturato in modo che ogni seduta possa costituire un momento a sé pur essendo all’interno di un continuum terapeutico riabilitativo.

La scelta delle musiche da ascoltare viene decisa volta per volta per la seduta successiva da un paziente che voglia condividere l’ascolto di un brano che ama particolarmente, che riveste per lui un significato, con i suoi compagni e gli operatori.

Questa metodologia consente un maggior coinvolgimento e attivazione dei pazienti, la valorizzazione dei loro gusti, l’allenamento all’ascolto di “linguaggi” musicali diversi, nei confronti dei quali si sollecita e si sviluppa una maggior apertura e disponibilità.

L’effetto maggiore è stato un risveglio di ricordi e memorie che in altri contesti non riuscivano ad emergere e che la musica ha saputo sollecitare in modo particolarmente efficace.

 

 

TERAPIA A MEDIAZIONE TEATRALE: AVANZAMENTI TEORICI E METODOLOGICI SECONDO IL MODELLO TEATRO DEGLI AFFETTI
Dopo anni di ricerche teoriche ed esperienziali in campo clinico ed educativo, vengono presentate le formulazioni più avanzate attualmente elaborate secondo il modello definito Teatro degli Affetti. Saranno presentati, in specifico, gli assunti del processo creativo, le fasi di lavoro, gli strumenti di rilevazione, di analisi e di verifica, la tecnica di conduzione, la declinazione terapeutico - clinica delle arti teatrali, la metodica della compressione – agente - azione.

 

DAL GIOCO CREATIVO ALLA COSTRUZIONE DI UN PERSONAGGIO: PERCORSI DI TEATROTERAPIA CON IL PAZIENTE PSICHIATRICO GRAVE

 

Diversamente da altre forme espressive, nel teatro i mezzi tecnici necessari sono ad immediata disposizione dei soggetti che ne vogliano fare uso e fanno parte del patrimonio soggettivo di ciascuno: spazio, postura, linguaggio, comunicazione intra ed intersoggettiva. La rappresentazione teatrale crea una nuova realtà che, seppure illusoria e fantastica, è comunque assai vicina alla vita vera, poiché è costituita dagli stessi elementi che la pongono in essere così come i sentimenti e le emozioni che vengono trasmessi attraverso un’interpretazione, sono gli stessi che costituiscono il patrimonio emotivo affettivo di ogni individuo, universalizzati e resi condivisibili proprio dall’arte che li veicola attraverso il mezzo espressivo teatrale.

Dall’aprile 2002 è attiva la sperimentazione di un protocollo di intervento di Teatroterapia presso il Day Hospital Riabilitativo della Sezione di Psichiatria del Dipartimento di Medicina Interna dell’università degli Studi di Milano.

Il singolo percorso, della durata che va da 9 ai 12 mesi in relazione alle specificità del gruppo, si articola in due fasi distinte per metodologia ed obiettivi e si conclude con una rappresentazione nata dal lavoro del gruppo ed aperta al pubblico. Il gruppo è formato da un massimo di 10 pazienti con diagnosi che vanno dal disturbo di personalità borderline, ai disturbi dell’umore (depressione, disturbo bipolare), alla schizofrenia. L’esperienza, ormai al suo IV ciclo d’applicazione, è caratterizzata quindi dall’attuazione di tecniche e metodologie peculiari mirate ad intervenire in situazioni di forte disagio psichico accompagnato spesso ad una grave compromissione funzionale, nello specifico contesto di Day Hospital.

L’osservazione clinica dell’andamento del gruppo arricchita dalla strutturazione di una scala di valutazione descrittiva e da un’intervista semistrutturata così come lo studio di singoli casi clinici ha evidenziato risultati positivi  nella presa di coscienza del proprio Sé e della propria identità psicofisica, nello sviluppo delle risorse cognitive e creative, nel miglioramento delle capacità relazionali, nella capacità di gestione della propria componente emotiva e dell’ansia, nell’incremento dell’autostima. In fine le rappresentazioni finali si sono dimostrate essere un evento positivo fissato nella memoria emotiva dei singoli partecipanti.

La tecnica, che va dal gioco creativo alla costruzione di personaggi per poi giungere alla strutturazione di una rappresentazione, non può eludere il continuo confronto con la dinamicità dell’incontro con il singolo partecipante ed deve essere sottesa a principi che rendono la Teatroterapia tanto efficace quanto di complessa applicazione pratica.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Roma,  maggio-giugno 2006

PSICOSI E PROCESSI DI SOGGETTIVAZIONE

SULL’INSEGNAMENTO DI LACAN

10  Maggio  2006

 

Ore 20,45-21,00 Registrazione dei partecipanti

 

Ore 21,00 – 22,00 Relazione su tema preordinato, Lucio Russo, "Sull’insegnamento di lacan".

 

Ore 22,00 – 24,00 Dibattito con la sala

 

 

CURRICULUM

Dr. Lucio Russo

Membro Ordinario della SPI, Psicoanalista con funzioni di training della S.P.I., redattore della Rivista di Psicoanalisi dal 1986 al 1995, svolge la sua attività di analista a Roma. Da anni ricerca sulla teoria e sulla clinica delle aree narcisistiche e melanconiche della mente. Si occupa anche dell’autoanalisi e del controtransfert dell’analista nella cura dei pazienti borderline. Ha svolto per molti anni in alcune ASL del Lazio attività di supervisione sulle psicosi.

Ha curato il volume collettivo Del genere sessuale (1988) in collaborazione con Malde Vigneti, ed il libro di N. Abraham e M. Torok La scorza e il nocciolo (1993).

E’ autore dei libri, Nietzsche, Freud e il paradosso delle rappresentazioni (Treccani, 1986) e L’indifferenza dell’anima (Borla, 1998).

E’ autore di diversi articoli e saggi.

 

Sull’insegnamento di Lacan

 

A partire dalla situazione storica della psicoanalisi francese ed internazionale negli anni ’50 e ’60, il seminario intende proporre alcune riflessioni sul “che cosa” ha insegnato e “come” Lacan ha insegnato la psicoanalisi.

Le due questioni sul “che cosa” e del “come” conducono a riflettere sull’esistenza o meno di una “specificità” dell’insegnamento di Lacan, sull’importanza ancora attuale della specificità di questo insegnamento. Per esempio cosa Lacan intenda con l’espressione famosa “ritorno a Freud”.

L’ultima domanda del Seminario riguarda la questione di “chi” sono i soggetti ai quali Lacan ha rivolto il suo insegnamento. Attraverso  questa domanda il seminario si pone il problema se “attraverso l’insegnamento sia possibile trasmettere la psicoanalisi”.

 

 

NARCISISMO E PSICOSI

                                                                                                

17 maggio 2006

 

 

Ore 20,45-21,00 Registrazione dei partecipanti

 

Ore 21,00 – 22,00 Relazione su tema preordinato, Carmela  Gurnari, "Narcisismo e Psicosi”

 

Ore 22,00 – 24,00 Dibattito con la sala

 

 

CURRICULUM

Dr.ssa Carmela Gurnari

 

Psicoanalista associata nel 1991 alla Società Psicoanalitica Italiana, svolge la propria attività professionale oltre che nel privato anche nel servizio pubblico prestando opera come psichiatra in una ASL romana dove si occupa pricipalmente di persone con disturbi psicotici.

Ha collaborato con la Rivista di Psicoanalisi con lavori già pubblicati e in via di pubblicazione e partecipa in qualità di docente alla Scuola di specializzazione per psicoterapeuti dell’Associazione Psicoanalitica Cosa Freudiana in Roma.

 

Narcisismo e psicosi

Il lavoro illustra  come lo stadio dello specchio aiuti a rappresentare la relazione che lega l’Io all’oggetto. In quanto non c’è narcisismo possibile senza stadio dello specchio. L’autore inoltre pone l’accento sulla differenza che si può cogliere, alla luce di questo modello, tra la maschera isterica e quella psicotica.

 

 

COMPLESSITA’ DELL’ADOLESCENZA E

COSTRUZIONE DEL SETTING

                                                                                                

24 maggio 2006

 

 

Ore 20,45-21,00 Registrazione dei partecipanti

 

Ore 21,00 – 22,00 Relazione su tema preordinato, Maria Grazia Fusacchia, "La tela di Penelope, il setting come riverbero delle vicissitudini della relazione analitica con un'adolescente melanconica".

 

Ore 22,00 – 24,00 Dibattito con la sala

 

 

 

CURRICULUM

Dr.ssa Maria Grazia Fusacchia

 

Membro Ordinario  SIPsIA (Società Italiana Psicoterapia Psicoanalitica del Bambino e dell'Adolescente) .

Membro Associato della Società Psicoanalitica Italiana, SPI - IPA, ammessa nell’elenco degli esperti bambini/adolescenti.

Docente di Psicopatologia dell’adolescenza del Corso ASNE-SIPsIA di Psicoterapia Psicoanalitica del Bambino, dell’Adolescente e della Coppia.

Docente Esterno di 1^ Livello del Dipartimento I del Comune di Roma, Politiche delle Risorse Umane e Decentramento Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale Civile di Roma e del Tribunale per i Minorenni di Roma. 

 

 

"La tela di Penelope, il setting come riverbero delle vicissitudini della relazione analitica con un'adolescente melanconica".

 

Il lavoro tratta di una peculiare modalità con cui l'adolescente melanconico utilizza il setting , mostrando una singolare fedeltà, del tutto inconsueta in questa epoca della vita, che si rileva estremamente perniciosa per il processo analitico, poiché cela nuclei melanconici incistati che mantengono immutate le identificazioni primarie e masochistiche.

Il lavoro di autoanalisi che prende le mosse da una situazione di impasse, permetterà  di comprendere che, inconsapevolmente, nell'analisi la  ripetizione  dell'esperienza originaria   traumatica è ineludibile, a fortiori è la condizione per  avviare un processo trasformativo con cui si cimenta la coppia a lavoro.

 

 

L’EMERGENZA DELLA SOGGETTIVITA’ E

IL PARADOSSO DEL NEGATIVO

 

31 maggio 2006

 

 

Ore 20,45-21,00 Registrazione dei partecipanti

 

Ore 21,00 – 22,00 Relazione su tema preordinato, Marina Malgherini, “L’emergenza della soggettività e il paradosso del negativo”

 

Ore 22,00 – 24,00 Dibattito con la sala

 

 

CURRICULUM

Dr.ssa Marina Malgherini

 

Membro Associato della SPI, Psicologa Dirigente ai Dipartimenti di Salute Mentale.

 

 

 

“L'emergenza della soggettività - il paradosso del negativo"

 Il lavoro, attraverso elementi clinico teorici, intende proporre delle riflessioni sulla dimensione paradossale del segno di negazione; segno che fonda la nascita del soggetto.

Seguendo questo filo, attraverso movimenti erratici tra concetti quali: perdita, rinnegamento, idealizzazione, vuoto, interroga ed esplora quello "stato obliquo" che in patologia le forme così dette extranevrotiche assumono. 

 

 

METODO STORICO

METODO PSICOANALITICO

                                                                                                

3 giugno 2006

 

Ore 9,15-9,30 Registrazione dei partecipanti

 

Ore 9,30-11,30 Tavola rotonda Maurizio Balsamo, Domenico Chianese, Gilberto Maccari e Fausto Putrella “Metodo Storico e metodo psicoanalitico”

 

Ore 11,30-12,30 Sophie de Mijolla Relazione su tema preordinato “La verità fra storia e psicoanalisi”

 

Ore 12,30-13,30 Emanuele Betta Relazione su tema preordinato “La soggettività dello storico”

 

Ore 13,30-14,30 Pausa

 

Ore 14,30-15,30 Francesco Conrotto Relazione su tema preordinato “Metodo storico e metodo psicoanalitico”

 

Ore 15,30-16,30 Silvano Facioni, Relazione su tema preordinato “Michel de Certeau, fra storia e psicoanalisi”

 

Ore 16,30-18,30 Dibattito con la sala

 

Ore 18,30-19,00 Questionario finale

 

Abstract Lavori

 

Francesco Conrotto

Metodo storico metodo psicoanalitico

L’autore ritiene che, sebbene lo stesso Freud e dopo di lui numerosi psicoanalisti, abbiano affermato che la metodologia clinica della psicoanalisi è molto vicina al metodo storico, questo non può essere sostenuto a meno di ritenere che ogni storia è una storia inventata a posteriori. Infatti l’autore non ritiene che la psicoanalisi  conduca al recupero di ricordi rimossi ma che, piuttosto, permetta di mettere in parole delle esperienze affettive infantili che, in quanto rimosse, hanno perduto qualunque riferimento con realtà evenemenziale. 

 

 

Fausto Petrella

Quanta storia nel lavoro psicoanalitico?

Il lavoro prende in considerazione i limiti di riferimento alla storia nel caso dei pazienti a difetto di soggettivazione. In tal caso non sembra esserci storia a partire dalla quale ricostruire un passato.

 

Sophie de Mijolla

La verità fra storia e psicoanalisi

Che rapporto c’è tra storia e verità psicoanalitica? I due registri si incrociano o sono differenti? Che rapporto con la realtà psichica?

 

Emanuele Betta

La soggettività dello storico

Che rapporto c’è fra la soggettività dello storico e la scrittura della storia? In che modo le tracce impongono una verità che obbliga lo storico a riconoscerle o che invece possono da lui essere selezionate?

 

Maurizio Balsamo

Regimi di storicità e psicoanalisi

Sempre più spesso la psicoanalisi sembra delineare un metodo di cura centrato sul presente della relazione analitica. Nel lavoro si cerca invece di delineare i diversi regimi di storicità presenti nella cura.

 

Domenico Chianese

Storia, destino, scrittura

A partire dal concetto di costruzione l'autore prende in esame il problema della costruzione della relazione analitica e del suo incontro con le tracce della storia.

 

Silvano Facioni

Michel de Certeau, fra storia e psicoanalisi

De Certeau è una figura esemplare per studiare, nel concreto, il rapporto complicato fra il metodo storico e il metodo psicoanalitico.

 

Gilberto Maccari

Perchè interessarsi alla storia.?

Abbiamo interesse ad occuparci della storia? Se ci situiamo in un ambito clinico, dove quello che è importante è il problema delle trasformazioni possibili, il cocnetot di storia appare forse desueto.

 

 

 

 

 

 

CURRICULUM

Dr. Domenico Chianese

 

Iscrizione all'elenco degli psicoterapeuti all'Ordine dei Medici di Napoli, Indirizzo psicoterapeutico. Consulente CIM  A.S.L. di Cinecittà - Roma

Membro del Centro Psicoanalitico di Roma: (C.P.d.R.)

Membro Associato S.P.I dal 1981, Membro Ordinario S.P.I. dal 1986, Presidente della S.P.I. dal 2001 al 2004

Docente presso la Sezione Romana dell’INT.

 

 

CURRICULUM

Dr. Manuele Betta

 

Docente a contratto di Storia Contemporanea all’Università di Roma “La Sapienza”.

 

 

CURRICULUM

Dr. Silvano Facioni

 

Docente di Storia del Pensiero Filosofico Ebraico dell’Università della Calabria.

 

 

CURRICULUM

Dr. Francesco Conrotto

 

Medico-Chirurgo, Specialista in Malattie Nervose e Mentali, Membro Ordinario e Analista con Funzioni di Training della Società Psicoanalitica Italiana. Attualmente è Segretario della Seconda Sezione Romana dell’Istituto Nazionale di Training della Società Psicoanalitica Italiana.

E’ autore di numerose pubblicazioni in Riviste Specializzate.

E inoltre autore del volume:

“Tra il Sapere e la cura” Franco Angeli, Milano, 2000.

 

CURRICULUM

Dott. Gilberto Maccari

 

AFT dell’INT della S.P.I. Membro Ordinario della SPI. Assistente Vit. R. VIII circ. Roma 3aa, Servizio Diagnosi e Cura USL XVI Roma 5aa. Presidente Centro Psicoanalitico di Roma.

 

CURRICULUM

Prof. Fausto Petrella

 

AFT dell’INT della S.P.I. Laurea in Medicina e Chirurgia nell'anno 1963

Specializzazione in Psichiatria nell'anno 1968

Iscrizione all'elenco degli psicoterapeuti dell'Ordine dei Medici di Pavia 

Responsabile dei Servizi Psichiatrici Territoriali dell'ASL di Pavia, Professore Ordinario di Psichiatria presso Università degli Studi di Pavia

Incarichi Istituzionali nella S.P.I.: 1977-1987 Membro Esecutivo CMP,  Membro Commissione Deontologica della SPI per un quadriennio, Presidente SPI dal 1997 al 2001

 

 

 

 

 

CURRICULUM

Dr. Maurizio Balsamo

 

Membro ordinario della Spi, Dottore in psicoanalisi nell’Università di Parigi VII, membro associato del C.E.P.P. (Centre d'études en psychopathologie et psychanalyse) di Parigi, caporedattore della rivista “Psiche”. Insegna Psicologia della Personalità nella Seconda Università di Napoli, è segretario scientifico del Centro psicoanalitico di Roma, fa parte della Commissione Nazionale sulla ricerca della Società psicoanalitica Italiana. Dirige la collana “Le vie della psicoanalisi” (Franco Angeli). Fra i suoi ultimi lavori “Freud et le destin
 (P.U.F, Parigi, 2000) e  “Soggetti al delirio” (Franco Angeli, Milano, 2000). Si interessa di storia della psicoanalisi  e collabora a diversi gruppi di lavoro transdisciplinari. Fa parte dello Study Group sulla ricerca storica dell’IPA (Associazione psicoanalitica internazionale).

 

 

CURRICULUM

Prof.ssa Sophie de Mijolla -Mellor

 

Psicoanalista (OPLF), Professore all'Università di Parigi VII, direttore della rivista "Topique, "Direttore dell'Ecole Doctorale di Parigi VII.

Ultimi lavori pubblicati:

 

 

«The evolution of the psychoanalytic practice with psychotics»

Psychoanalysis and History, Artesian Books, London, 2002.

Pensare la psicosi

Rome, Borla, 2001.

 

Messina, 5.05.2006

SOCIETA’ INTERNAZIONALE DI MICROPSICOANALISI

ISTITUTO ITALIANO DI MICROPSICOANALISI

 

Azienda Unità Sanitaria Locale n.5 Messina

DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE

U.O. Psicoterapia – studi e ricerche

 

Sezione Siciliana

SOCIETA’ ITALIANA DI PSICOTERAPIA MEDICA

Sezione speciale della Società Italiana di Psichiatria

 Giornata di studio

 

PAROLE E MOLECOLE

psicoterapia e psicofarmacologia

nei Servizi di Salute Mentale

Messina, Auditorium Ordine dei Medici

5 maggio 2006

 

 RELATORI E MODERATORI

 

NICOLA PELUFFO, micropsicoanalista didatta, già docente di Psicologia dinamica Università di Torino

DANIELE LA BARBERA, professore straordinario di Psicologia clinica Facoltà di Medicina e Chirurgia Università di Palermo

ANTONIO DI ROSA, professore ordinario di Psichiatria Facoltà di Medicina e Chirurgia Università di Messina

EDOARDO SPINA, professore ordinario di Farmacologia Facoltà di Medicina e Chirurgia Università di Messina

BIAGIO GENNARO, direttore Dipartimento Salute Mentale AUSL 5 Messina

GIUSEPPE RAO, direttore Modulo Dipartimentale Messina Nord Dipartimento Salute Mentale AUSL 5 Messina

MAURIZIO GUARNERI, psicoanalista SPI, docente di Psichiatria Università di Palermo

DILETTA LA TORRE, psicoanalista SPI, professore associato di Psichiatria Università di Messina

MARIA GUZZO, professore associato di Psicoterapia Università di Messina

GIOIA MARZI, psichiatra, micropsicoanalista, responsabile U.O. Dipartimentale per i Disturbi Alimentari

e di Psicopatologia di Genere AUSL Frosinone

LUIGI BALDARI, psichiatra, micropsicoanalista, responsabile U.O. Psicoterapia – Studi e Ricerche AUSL 5 Messina

 

 

PROGRAMMA

Moderatore: BIAGIO GENNARO

 
 9.00    Luigi Baldari

relazione (30 m.): Parole e molecole: psicoterapia e psicofarmacoterapia nei Servizi di Salute Mentale

                 

Edoardo Spina
Lettura magistrale (60 m.): Psicofarmaci e geni

 

Nicola Peluffo
Lettura magistrale (60 m.): Le manifestazioni del Bimbo

 

Daniele La Barbera

Lettura magistrale (60 m.): Neuroni, affetti e relazioni: connessioni e rispecchiamenti tra Neuroscienze e Teorie della mente

 

Gioia Marzi

relazione (30 m.): La Coazione a Ripetere tra parole e molecole

 

12.30   discussione (60 m.)

            Gioia Marzi

 

14.00   break

15.00   Moderatore: GIUSEPPE RAO

 

Antonio E. Di Rosa

Lettura magistrale (60 m.): Plasticità neuronale e comportamento: un punto di incontro fra psicofarmacologia e psicoterapia

 

Maurizio Guarneri

relazione (30 m.):Aspetti epistemologici e clinici relativi all’integrazione tra psicofarmacoterapia e psicoterapia

 

Diletta La Torre

relazione (30 m.): Il setting della psicoterapia nei servizi: un limite o una risorsa ?

 

Maria Guzzo

relazione (30 m.): Le immagini che aiutano

 

17.30   discussione (60 m.)

            Luigi Baldari

 

18.30        Verifica dell’apprendimento

Luigi Baldari

 

19.00    Chiusura dei lavori

 

Milano , maggio-dicembre 2006 "ALLEANZA DIAGNOSTICA E ALLEANZA TERAPEUTICA NELLE GRAVI PATOLOGIE PSICHICHE- TERZO LIVELLO"; Sede: A.R.P.- PIAZZA SANT'AMBROGIO 16, 20123 MILANO; Info: arp@arpmilano.it;  Fees= euro 750.

Il corso su alleanza diagnostica e terapeutica nelle gravi patologie psichiche ha  come obiettivo il rilevamento delle difficoltà incontrate con i pazienti gravi nel trattamento sia psicologico che farmacologico.

 

Queste persone sono spesso reduci da precedenti trattamenti sia psicologici che farmacologici assolutamente non risolutivi.

Il far precedere a qualsiasi presa in carico terapeutica un processo diagnostico parte dalla necessità di comprendere al meglio il funzionamento e la struttura del soggetto per  evidenziare quali elementi hanno portato ad insuccessi terapeutici.

 

L’ipotesi di lavoro è che le difficoltà evidenziate nello strutturarsi di un’alleanza di lavoro diagnostico siano già elementi fondamentali per comprendere quali ostacoli specifici per ogni caso hanno prodotto e riproporranno lo stesso assetto fallimentare terapeutico se non verranno affrontati nel setting diagnostico.

Il setting è caratterizzato da elementi  quali colloqui, test, raccolta anamnestica, sintesi del materiale e percorso di restituzione.

 

Il progetto di lavoro del corso di terzo livello è quello di evidenziare al meglio il  percorso della restituzione, passo fondamentale al fine di ipotizzare e impostare successivi setting terapeutici: dall’ osservazione prolungata all’intervento, a psicoterapie di vario orientamento, in funzione delle caratteristiche strutturali del paziente, sempre con riferimento alla teorizzazione su

  • i disturbi della fiducia di base,
  • i disturbi della continuità del Sé, dei confini e dell’appartenenza
  • le specifiche distorsioni del processo evolutivo.

 

Oltre al lavoro di supervisione sui casi, vi saranno momenti di approfondimento teorico-clinico.

 

Alla fine del corso è prevista una prova scritta, che consisterà in una relazione su un caso discusso in équipe. I partecipanti dovranno evidenziare