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| Milano,
gennaio-giugno 2006 "TEORIA
E TECNICA PSICOANALITICA (CMP,2006-1)"
Organizz.:
Centro Milanese di Psicoanalisi; Sede: CENTRO
MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI, 38 20122 MILANO;
Info: biblio.cmp@iol.it
; Fees= euro 310; Crediti N. 20.
TEORIA
E TECNICA PSICOANALITICA (CMP, 2006-1)
DATA: 12
gennaio 2006 (1)
Titolo: Il transfert alla
luce degli sviluppi neuropsicoanalitici: aspetti teorici e clinici
Ore: 21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti:
Gian Marco Pauletta D’Anna
Abstract: La ricerca neurologica
va compiendo tali progressi che risulterà sempre più ineludibile
ancorare i concetti psicoanalitici alla conoscenza del cervello.
L’influenza
di funzioni e processi cerebrali inconsci sul rapporto vitale con un
mondo è diffusamente verificato nella ricerca neuropsicologica
attuale.
Le
attuali più rilevanti teorie in campo neurologico sembrano
implicare processi cerebrali, ai quali si può ricondurre il
concetto psicoanalitico di “tranfert”.
Anche le
ricerche sui cambiamenti avvenuti nel cervello di pazienti affetti
da alcune sindromi psicologiche a seguito di assunzioni di farmaci o
di interventi psicoterapeutici, sembrano implicare la riduzione
dell’influenza del tranfert nel rapporto con la realtà.
DATA:
14
gennaio 2006 (2)
Titolo: Peer Review
Ore: 9.30-12.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Nino Ferro
Abstract: Da anni l’International Journal of Psychoanalysis propone in tutti i
Congressi internazionali la ‘’peer review’’ che consiste nel
mostrare il modo di valutazione che viene fatto di ogni articolo
inviato all’IJP per una eventuale pubblicazione. Viene proposta
una esercitazione dal vivo nel quale un lavoro pervenuto all’IJP
è discusso dai partecipanti e poi il loro parere è confrontato con
quello dato dai membri dell’editorial Board dell’IJP.
L’esperienza conduce indirettamente a riflettere alle qualità che
un articolo deve avere per essere accettato sulla più importante
rivista di psicoanalisi del mondo.
***
DATA:
19
gennaio 2006 (3)
Titolo: Un’altra
lingua, un altro luogo: per nascondersi o essere trovati
Ore:
21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Pina Antinucci
Abstract: L’autrice esamina
alcuni aspetti specifici dell’incontro psicoanalitico nel caso in
cui sia il paziente che l’analista siano emigranti provenienti
dallo stesso background culturale e linguistico. Tale esperienza può
esitare in processi di scissione che operano tacitamente e pertanto
risultano difficili da analizzare, ma, allo stesso tempo, possono
fornire ricchezza di materiale che dà alla coppia l’opportunità
di elaborare il dolore e il senso di colpa per ciò che si è perso,
essenzialmente la madre, che è
stata, fantasmaticamente, tradita e uccisa. Le implicazioni tecniche
riguardano l’analisi del nucleo agglutinato della coppia
analitica, che potrebbe rimanere incapsulato ed essere proiettato
sul setting.
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un
conduttore ("l'esperto risponde")
Discussant:
Nino Ferro
Abstract:
Dibattito intorno agli argomenti trattati nella relazione “Un’altra
lingua, un altro luogo: per nascondersi o essere trovati”
***
DATA: 26 gennaio 2006 (4)
Titolo: Impotenza
sessuale e identificazione proiettiva
Ore:
21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Patrizia Gammaro Moroni
Abstract: In questo seminario viene ipotizzato un legame tra
l’impotenza sessuale di cui soffre il paziente e un particolare
tipo di relazione con la madre: il rovesciamento della funzione
contenitore/contenuto.
Quando tale si
tuazione si verifica il bambino non solo viene privato della
possibilità di sperimentare un contenimento per le proprie angosce
primarie, ma al contrario diventa il reicettacolo delle angosce
della madre attraverso il meccanismo dell’identificazione
proiettiva.
Il bambino può
allora sperimentare il mondo esterno come invasivo e distruttivo e
come tale tendere a rifiutarlo.
L’impotenza
sessuale di cui soffre il paziente in analisi potrebbe quindi
risalire a queste esperienze precoci e verrebbe a connotarsi come
l’espressione concreta di una potente organizzazione difensiva che
il paziente metterebbe in atto contro l’angoscia di annientamento
che i rapporti sessuali implicano per lui.
Tale ipotesi
è rintracciabile nelle dinamiche transferali e controtransferali,
come verrà evidenziato nel materiale clinico.
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un
conduttore ("l'esperto risponde")
Discussant:
Giuseppe Pellizzari
Abstract:
Dibattito intorno agli argomenti trattati nella relazione “Impotenza sessuale e identificazione
proiettiva”
DATA:
3
febbraio 2006 (5)
Titolo: Relazione contenitore-contenuto
invertita
Ore:
21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti:
Alessandro
Bruni
Abstract:
Nel
concetto di identificazione proiettiva elaborato da Melanie Klein è
inclusa la fantasia che il bambino possa proiettare nella madre
alcune parti indesiderate e che tali parti possano essere
successivamente reintroiettate, dopo essere state disintossicate nel
soggiorno dentro di essa. Da quest'idea Bion ha sviluppato un
concetto denominato relazione contenitore-contenuto (Bion 1962).
Successivamente Bion ha suggerito una declinazione del concetto con
il segno “meno” davanti, per denotare le situazioni in cui il
normale processo di simbolizzazione risulta fallimentare e la parte
psicotica della personalità necessita la presenza fisica
dell’oggetto per poter “pensare” e usa la sua gestalt
percettiva come un contenitore “talamico” invertito. Dunque
nella relazione meno-(contenitore-contenuto), le “cose”, nella
loro “nouminosità”, ma anche
gli organi e le funzioni del “soma”, possono fungere da
contenitori di pensieri ed emozioni, sequestrati in uno stato di
devitalizzazione e di cui si teme una pericolosa riattivazione. A
differenza di contenitore-contenuto, meno-(contenitore-contenuto)
denota una situazione pseudo‑egoica, di impoverimento del
significato e del senso comune, di devitalizzazione delle emozioni,
di arresto della crescita e di preminenza di qualità morali di
natura super‑egoica.
Per
illustrare il potere euristico di questo concetto di Bion vengono
presentati esempi clinici ed alcune modellizzazioni intese come
realizzazzioni del concetto: “Acchiappafantasmi”,
“Tossicodipendenti”, “Vis-a-vis”, “Pause”, “Capacità
meno–(contenitore-contenuto) del gruppo analitico”, “Oggetti
zombie”, “Fobie dello spazio e attacchi di panico”,
“Apparati fisiologici ed erotismi”.
***
DATA:
9
febbraio 2006 (6)
Titolo: Riflessioni
concettuali sul transfert
Ore:
21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti:
Paola
Capozzi – Anna Ferruta
Abstract:
Il lavoro segue
due linee di ricerca:
1. Ricerca storico-critica sulla concezione del Transfert nella
psicoanalisi anglo-americana, francese, italiana, focalizzando
l’attenzione su:
- come
è cambiato il concetto di transfert (trasformazioni, perdite,
specificità)
- perché
e attraverso quali tramiti ha seguito certe linee di
trasformazione
- che
tipo di incidenza ha avuto sulla psicoanalisi italiana
2.
Ricerca sui cambiamenti nella concezione del Transfert nel passaggio
tra le generazioni di analisti, a partire da riflessioni sulla
clinica:
- Schede
sui temi principali presenti nella letteratura
sull’argomento.
- Le
trasformazioni del concetto di transfert a partire dalla
pratica clinica di analisti già esperti, tra trasmissione e
teoria adottata
- L’utilizzo
del concetto di transfert, trasmesso nel training da docenti e
supervisori e interiorizzato nel percorso analitico personale,
da parte di analisti di recente formazione
***
DATA:
16
febbraio 2006 (7)
Titolo: Transfert
e adolescenza
Ore:
21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti:
Roberto
Goisis – Licia Reatto
Abstract:
Il concetto di transfert è considerato uno dei capisaldi e delle più
grandi scoperte della psicoanalisi.
Nel caso del
trattamento psicoanalitico degli adolescenti è diventata una delle
questioni sulla quale si è maggiormente dibattuto e sulla quale si
sono create e sviluppate posizioni molto differenti e variegate.
La stessa possibilità
di applicazione della “cura tipo” all’adolescenza ha
riguardato la tematica dell’adeguatezza o meno
dell’interpretazione di transfert durante il trattamento.
Si tratta di
ricostruire tutti i passaggi che sono avvenuti nella pratica clinica
e nella teorizzazione sul tema, a partire dal caso di Dora, agli
sviluppi di Anna Freud, Melanie Klein, Winnicot, fino ad arrivare
alle innovazioni di Tommaso Senise, alle posizioni degli autori
inglesi (i Laufer) e di quelli francesi (Ladame, Jeammet, Cahn) ed
alle posizioni più recenti italiane ed internazionali.
Il tema dovrà
allargarsi anche alle problematiche relative ai cosiddetti transfert
collaterali o paralleli ed incrociati (genitori, colleghi, ecc)
***
DATA:
23 febbraio 2006
(8)
Titolo: Transfert,
trauma e malattie somatiche
Ore: 21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti:
Franco De Masi – Claudia Peregrini
Abstract: Nella prima parte i relatori intendono esaminare quali espressioni del
trauma infantile si ritrovano nel trasfert e nella relazione
analitica. Passando in rassegna i vari tipi di trauma da quelli
violenti o massivi (ad esempio quelli sessuali) sino a quelli che
prendono corpo nella distorsione della relazione emotiva con gli
oggetti primari si può ipotizzare una scala che va
dall’impossibilità di ricordare (perché l’esperienza
traumatica è stata
dissociata o relegata nella memoria implicita) sino alla
rappresentazione nei sogni della costellazione traumatica. Mentre il trauma
massivo provoca
danni profondi al funzionamento mentale e impedisce la
rappresentabilità del trauma, nei traumi emotivi il transfert può
essere un elemento prezioso per comprendere e trasformare
l’impatto traumatico.
Nella
seconda invece ci si pone il problema della praticabilità di una
analisi con pazienti affetti da serie disfunzioni o lesioni
organiche. E, sulla base di casi clinici, ricerca i principali
significati che emergono dal lavoro Transfert-Controtransferale in
un certo tipo di patologia psico-fisica.
***
DATA:
10 marzo
2006 (9)
Titolo: Sandor Ferenczi e Donald Winnicott: contatti
(d’”animo”) ravvicinati
Ore:
21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Franco Borgogno
Abstract: Lo scopo di questo lavoro è presentare lo stretto
legame fra il pensiero teorico, clinico e terapeutico di Ferenczi e
di Winnicott.
Nella prima parte intitolata “Chi parla a chi?” definirò i contenuti
del loro principale messaggio, sottolineando le vicendevoli
somiglianze e differenze, e gli interlocutori a cui si rivolgono.
Nella seconda parte affronterò la direzione generale del loro
percorso d’opera e di vita all’insegna soprattutto del
“materno”, considerando la ricaduta pratica e tecnica d’essa.
Nella terza, intitolata “Congedo” porgerò un’ulteriore breve
conclusione sul significato delle loro idee per la psicoanalisi
attuale.
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un
conduttore ("l'esperto risponde")
Discussant:
Dina Vallino
Abstract: Dibattito intorno
agli argomenti trattati nella relazione “Sandor
Ferenczi e Donald Winnicott: contatti (d’”animo”)
ravvicinati”
***
DATA:
30 marzo
2006 (10)
Titolo: La narrativa rispecchiata del
narcisismo secondario
Ore:
21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Ernesto Cesar Liendo
Abstract: Narciso appare come terapeuticamente impenetrabile nel
suo monologo visuale con la propria immagine riflessa nell’acqua e
nel monologo uditivo con la ninfa Eco che si limita a ripetere
quanto detto da Narciso. Sia nello specchio visuale, sia nello
specchio uditivo, Narciso crede di vedere e ascoltare un altro,
mentre in realtà sta vedendo e ascoltando se stesso. Cioè
partecipa ad uno scambio di identificazioni proiettive e
introiettive che risulta in una narrativa capovolta: ogni volta che
il soggetto è in stato narcisista parla dell’altro, ma realtà
sta parlando di se stesso; ogni volta che parla di se stesso, sta
parlando dell’altro. Insomma, sia il soggetto narcisista sadico
quanto l’altro ecoista masochista parlerebbero alla rovescia: si
dicono vittime quando sono vessatori e viceversa.
Questa
concezione del narcisismo secondario, derivata da quella di Klein e
di Bion, aiuterebbe ad aprire l’apparentemente chiuso determinismo
monadico della narrativa narcisista e/o ecoista.
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un
conduttore ("l'esperto risponde")
Discussant:
Mirella Curi Novelli
Abstract: Dibattito intorno
agli argomenti trattati nella relazione “La narrativa rispecchiata del
narcisismo secondario
***
DATA:
19
maggio 2006 (11)
Titolo: Analyzing disavowed action: the fundamental
resistance of analysis. Parte Teorica.
Ore:
21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti:
Henry Smith
Abstract:
Il dr. Smith presenterà alcune sedute analitiche in
dettaglio per illustrare come i pazienti, con la piena
partecipazione dell’analista, usano le parole, il setting e
l’attività analitica proprio per gratificare quei desideri che
stanno analizzando, denegando in tal modo il lavoro analitico. Così,
l’utilizzo che il paziente fa delle parole, del settino e
dell’attività analitica diventa una resistenza al processo
analitico stesso. Il difficile compito che analista e paziente
devono affrontare è quello di interpretare questo processo nel
momento stesso in cui si attua, momento per momento nel corso della
seduta.
DATA:
1 giugno
2006 (12)
Titolo: Riflessioni sul concetto
di idealizzazione a partire dal pensiero di Marcelle Spira
Ore:
21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti: Ronny Jaffè
Abstract: L’autore si propone di affrontare il tema
dell’idealizzazione a partire dall’ultimo libro di M. Spira (1)
“L’idealizzazione”.
L’idealizzazione
è un meccanismo psichico molto serio e che può avere ricadute
patologiche: esso si origina dal fatto che l’individuo è alla
ricerca disperata di un oggetto salvifico onnipotente che lo sollevi
da ogni dolore e frustrazione; in verità si rileva essere
un oggetto irraggiungibile che apporterà nel corso della
vita nuove ed ulteriori frustrazioni e sofferenze.
Tale meccanismo
è frequentemente insito nelle analisi ed è attraverso un’attenta
esplorazione ed interpretazione di esso che analista e paziente
potranno avvicinarsi
alle sue origini
Il relatore,
dopo una breve rassegna teorico-storica che parte dal concetto di
Ideale dell’Io in Freud e dal concetto di idealizzazione in M.
Klein, intende presentare del materiale clinico.
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un
conduttore ("l'esperto risponde")
Discussant:
Francesco Barale
Abstract: Dibattito intorno
agli argomenti trattati nella relazione “Riflessioni sul concetto
di idealizzazione a partire dal pensiero di Marcelle Spira”
***
DATA: 15 giugno 2006 (13)
Titolo: "Rethinking transference: A view
from neuroscience"
Ore: 21.00-23.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docenti:
Drew Westn
Abstract:
Tentativo di integrazione tra teoria psicoanalitica e
sviluppi delle scienze cognitive, in cui l’analisi del transfert
rimane una pietra miliare, anche se il concetto di transfert varia a
seconda dei modelli.
In
questo modello proposto il concetto di T è una semplificazione da
evitare. Da una prospettiva cognitiva bisognerebbe dire non che il
paziente ha un Transfert, ma che ha molti transfert nel corso del
trattamento relativamente
ai differenti processi psicologici, ai diversi paradigmi transferali
e al diverso materiale attivato dai diversi aspetti dell’analista
e della situazione analitica.
Meglio
parlare di processi transferali specifici da analizzare. Il
Transfert implica l’attivazione e l’espressione di modalità
persistenti di pensiero, emozioni, motivazioni, regolazione degli
affetti e comportamento. Il Transfert si verifica quando la
situazione analitica attiva
networks preesistenti che sono in uno stato potenziale e che, una
volta attivati, vanno ad influenzare la percezione conscia ed
inconscia, le emozioni, le motivazioni, il comportamento, ecc. Se ci
sono dei networks cronicamente attivi e disfunzionali, la loro
attivazione diventa centrale nel trattamento, un obiettivo
dell’azione terapeutica.
***
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| Milano,
febbraio-luglio 2006 "LA
COMPRENSIONE PSICOANALITICA DELLO STATO PSICOTICO:OSSERVAZIONI E
INDICAZIONI PER LA TERAPIA (DE MASI, CMP,C2006)";
Sede:
CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI -
VIA CORRIDONI, 38 -20122 MILANO;
Info: biblio.cmp@iol.it
; Fees= euro 250; Crediti assegnati N. 12.
LA
COMPRENSIONE PSICOANALITICA DELLO STATO PSICOTICO: OSSERVAZIONI E
INDICAZIONI PER LA TERAPIA
(DE MASI, CMP, c2006)
Giornata 1: Mercoledì
1 febbraio 2006
Titolo: Pensiero intuitivo e pensiero delirante
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi
Ore: 22.30-23.30
Tipo: F -
Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non
a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi
Giornata
2: Mercoledì 8 marzo 2006
Titolo:
Il ritiro psicotico e la compromissione del
senso della realtà
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi
Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in
seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi
Giornata
3: Mercoledì
29
marzo 2006
Titolo: Il problema delle ricadute nella psicosi
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria
(non a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi
***
Giornata
4: Mercoledì
3
maggio 2006
Titolo: Il disturbo di identità nello stato psicotico
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria
(non a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi
***
Giornata
5: Mercoledì
7 giugno 2006
Titolo:
Alcuni modi di entrare nella
psicosi
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria
(non a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi
***
Giornata
6: Mercoledì 5 luglio 2006
Titolo: Trauma e psicosi
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Franco De Masi
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria
(non a piccoli a gruppi)
Docente: Franco De Masi
***
Nella
premessa al suo libro Disturbi schizofrenici Ping-Nie-Pao (1979)
fa notare che quando si cerca di curare un paziente psicotico
bisogna essere disposti in ogni momento ad accettare la delusione più
cocente per un terapeuta: l'interruzione
della cura.
Chi
si occupa di questo
tema, come è il caso del promotore di questi incontri, dovrebbe,
pertanto, cercare di spiegare
perché il lavoro con questi pazienti si rivela
frustrante, difficile e, in molte occasioni, impossibile e
come sia possibile, invece, renderlo praticabile.
Una
delle ragioni evidenti degli insuccessi
dipende dal fatto che, malgrado i decenni di studio e
ricerche, sappiamo ancora poco
sulla natura di questo disturbo; tutti i tentativi di cura,
anche quelli non
psicoanalitici, non sono indenni da simili difficoltà.
Lo
stato psicotico è
tuttora un mondo misterioso che nessuna disciplina è riuscita a
spiegare in modo convincente.
I
lavori di molti colleghi creativi ed intelligenti,che si sono
cimentati nella terapia degli stati psicotici, non sono ancora stati
in grado di restituirci una mappa conoscitiva adeguata della
psicosi. Non possiamo ancora contare su una pratica clinica
consolidata avendo un quadro teorico ancora incompleto.
Questi
seminari cercano di individuare alcuni modi specifici dello sviluppo
psicotico e di prospettare, sotto una luce nuova, la via attraverso
cui il paziente, sin dall'infanzia, costruisce la prigione da cui
non sarà facile uscire.
Desidero
illustrare, soprattutto, come
possono essere affrontati alcuni nodi problematici che si incontrano
nella terapia dei pazienti psicotici e attorno a cui si gioca
l'esito del processo curativo.
***
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Roma,
febbraio-dicembre 2006 "INCONTRARE
BION NELL'ATTUALITÀ DELLA CLINICA";
Organizz.:
SOCIETÀ ITALIANA DI PSICOTERAPIA
PSICOANALITICA - S.I.P.P.;
Info: ass.sipp@tin.it
; Fees= euro 100; Crediti assegnati N. 10.
Società
Italiana di
Psicoterapia Psicoanalitica
Membro della Sezione Italiana della
European Federation for Psychoanalytic Psychoterapy in the Public Service
Riconoscimento
del MIUR ai sensi della legge n. 56 del 18.2.’89
SEZIONE
LAZIO
Seminari articolati 2006
“Incontrare Bion
nell’attualità della clinica”
15
Febbraio 2006
ore
21-23
Claudio Neri: "Il
pensiero senza un pensatore"
Letture
consigliate: Addomesticare i
pensieri selvatici, Franco Angeli,1997,
Milano.
________________________________________________________________________
22
marzo 2006
ore 21-23 Alessandro
Americo Gruppi . Narcisismo e
socialismo. Applicazione
nella
clinica individuale e di gruppo
Letture
consigliate: Esperienza nei gruppi.
Cogitations.
________________________________________________________________________
12
Aprile 2006
ore
21-23
Lucilla Ruberti La
teoria del pensiero di Bion. Riscontro clinico
Letture
consigliate: Apprendere
dall'Esperienza ed Elementi di Psicoanalisi
________________________________________________________________________
10
Maggio 2006
ore 21-23 Riccardo
Lombardi Psicosi.
Pensare per modelli, la tecnica tra
concretizzazione e astrazione
Letture
consigliate:
Freud (1911) "Due principi dell'accadere psichico" e
(1924) "Nevrosi e psicosi". - Bion: (1956)
Analisi degli Schizofrenici e Metodo Psicoanalitico, Cap. 4 -
(1962) Apprendere dall'Esperienza, Cap. 2,4,8,11,14,21,25. - (1970)
Attenzione e Interpretazione, Cap.3
________________________________________________________________________
11
Ottobre 2006
ore 21-23 Lucilla Ruberti La teoria delle
Trasformazioni. Riscontro clinico
Letture consigliate:
Trasformazioni
________________________________________________________________________
8
Novembre 2006
ore
21.30-23.30
Alessandro Bruni Bion
tra Scienza e Mistica. (Rivisitazione
dell'impianto teorico di Bion e del suo sviluppo utilizzando
un
vertice epistemologico sui concetti di O, l’ineffabile,
ecc.).
Letture
consigliate: Attenzione e
Interpretazione. Trasformazioni.
________________________________________________________________________
6
Dicembre 2006
ore 20.30-22.30 Alessandro
Americo L’uso Clinico dei
Modelli. Teoria e vicinanza
alla seduta dei vari modelli
ore 22.30-23.30 Somministrazione
questionario
Letture
consigliate:Seminari Brasiliani. Analisi degli Schizofrenici e
Metodo Psicoanalitico: commentario a p. 183. Seminari Clinici.
Memoria del Futuro, Raffaello Cortina Ed 1993, Milano.
Tutte
le letture consigliate di Wilfred. R. Bion
con casa editrice
non
precisate sono Armando Ed. Roma.
Tutte
le letture consigliate di Wilfred. R. Bion
con capitoli
non
precisati sono a scelta del lettore
_______________________________________________________________________
La partecipazione dei soci e degli allievi SIPP è gratuita. Esterni
Quota per l’intero Corso 100,00 € Iva inclusa. Per singoli
seminari 25,00 € Iva inclusa (sul conto corrente postale
77.06.1000 intestato a SIPP – Via Po 102 – 00198 Roma)
Prenotazione obbligatoria telefonica o via e-mail
Evento
in corso di accreditamento ECM presso il Ministero della Salute
Sede degli incontri Via Po, 102 – 00198 Roma
Tel. 06/853.586.50 - Ore 17-19
Fax 06/858.005.67
E mail: ass.sipp@tin.it
|
| Napoli,
febbraio-aprile 2006 "LE
DINAMICHE DEL TRANSFERT NELLA RELAZIONE ANALITICA: ASPETTI CLINICI E
TEORICI (PROGRAMMA SCIENTIFICO 2006 I PARTE)";
Sede:
CENTRO NAPOLETANO DI
PSICOANALISI- VIA CHIAIA 142 - 80121 NAPOLI;
Info: mirgale@libero.it
; Fees= n.d.; Crediti assegnati N. 25.
CENTRO NAPOLETANO DI PSICOANALISI
Sezione della Società Psicoanalitica Italiana
Componente dell'International Psychoanalytical Association
Le dinamiche del transfert nella relazione analitica: aspetti
clinici e teorici
( PROGRAMMA
SCIENTIFICO 2006 I Parte
)
(riservato agli appartenenti alla Società
Psicoanalitica Italiana)
Mercoledì
8-2-2006
ore 18,30 – 22,30
relatore: Paolo Cotrufo
Anoressia del sessuale femminile
ore 22,30
– 23,30
Discussione in piccoli gruppi
Ore 23,30-24,00 Questionario di apprendimento ECM
Mercoledì 22-2-2006
ore
18,30 – 22,30
relatore:
Maria
Stanzione
Un caso di
omosessualità maschile
ore 22,30 – 23,30
Discussione in piccoli gruppi
Ore 23,30-24,00 Questionario di apprendimento ECM
Sabato
4-3-2006
ore 8,30 – 12,30
Introduce
Olga Pozzi
Relatore: Anna
Nicolò
Alcuni aspetti poco discussi del
transfert nella relazione analitica
Ore 12,30 – 13,30
Tavola
rotonda
Ore 13,30-14,00 Questionario di
apprendimento ECM
Mercoledì
22-3-2006
Ore
18,30 – 22,30
Relatore:
Guelfo
Margherita
Transfert e gruppi
Ore 22,30 – 23,30
Confronto-dibattito
Ore 23,30-24,00 Questionario di
apprendimento ECM
Mercoledì 5-4-2006
Ore 18,30 – 22,30
Relatore: Fausta Ferraro
Transfert e preverbale: psicosomatica
Ore 22,30 –
23,30
Tavola rotonda
Ore 23,30-24,00 Questionario di apprendimento ECM
Mercoledì 26-4-2006
Ore
18,30 – 22,30
Relatore:
Silvana Lombardi
Il tansgenerazionale nella formazione e nella dinamica dei
gruppi di lavoro
Ore 22,30 – 23,30
Discussione in piccoli gruppi
Ore 23,30-24,00 Questionario di apprendimento ECM
Abstracts I parte 2006
Anoressia
del sessuale femminile (8/02/2006) di P. Cotrufo
Negli
ultimi venti anni l’interesse per l’anoressia si è diffuso ben
oltre le ricerche in ambito specialistico. Non mi risulta siano mai
esistite altre malattie mentali che abbiano attirato così tanto
l’attenzione pubblica fino ad essere oggetto di trasmissioni
televisive ed articoli su giornali non specialistici: sembra che in
questi ultimi decenni siano tutti fortemente incuriositi da questa
forma morbosa, come se fosse espressione di una certa forza, un
po’ come accadeva in passato per la grande spiritualità che
andava riconosciuta ai digiunatori nella religione e nella lotta
politica o sociale.
E’ a partire da questa crescente attenzione per la forma ed il peso
corporeo che coinvolge pressoché tutti i popoli delle società più
avanzate e, dunque, non soltanto dall’incremento dell’incidenza
dei disturbi del comportamento alimentare, che ci si deve
interrogare sul significato più profondo di questa centralità
dell’immagine del corpo. Una centralità che
non
trova una spiegazione soddisfacente nella sola lettura sociologica
che, seppur di un certo rilievo, appare essere spesso superficiale e
poco esaustiva per poter spiegare un fenomeno che, oltre a
riguardare in modo trasversale l’umanità ed a raggiunge, nei casi
clinici più ostinati, livelli di gravità allarmanti, conducendo
circa il 10% dei soggetti affetti da anoressia mentale fino alla
morte ed ottenendo, così, il triste primato di malattia mentale con
il più elevato tasso di mortalità, interessa dimensioni molto
profonde dei singoli soggetti portatori.
C’è
qualcosa, tuttavia, che dalla lettura delle teorie che riguardano la
anoressia continua a lasciarmi parzialmente insoddisfatto.
Probabilmente è l’enfasi che viene posta sul discorso del sintomo
della insoddisfazione per il corpo o del desiderio morboso di
dimagrire o il discorso sul rapporto, complesso, tra il digiunatore
e l’oggetto cibo. Tenteremo, nel corso del testo, di guardare al
di là di questi aspetti, che sono, tra l’altro, ciò che
l’anoressica ci racconta di sé e della sua sintomatologia e,
dunque, non vanno fraintesi con il cuore della patologia stessa ma
vanno considerati, piuttosto, come la forma che questa assume.
Tenteremo, dunque, di andare oltre l’espressione del sintomo,
proveremo a dare un corpo ai fantasmi che, più in profondità,
danno vita al discorso anoressico.
Alcuni autori considerano l’anoressia un sintomo.
In una prospettiva psicoanalitica il sintomo anoressico sarebbe
espressione di un quadro psicopatologico che, quindi, non potrebbe
essere considerato primariamente anoressico. Alcuni autori hanno
infatti ricondotto l’anoressia ad una organizzazione clinica di
natura isterica o, comunque, nevrotica; altri si sono soffermati su
aspetti dell’anoressia maggiormente riconducibili ad una patologia
border-line o ad una psicosi, altri ancora la hanno considerata
espressione di una organizzazione melanconica ed alcuni di una
organizzazione perversa: il corpo come un feticcio. Questa necessità
di categorizzare all’interno di una classe psicopatologica
precostituita una patologia ‘nuova’, almeno nella sua diffusione
epidemica, non mi entusiasma in modo particolare e, soprattutto, non
credo sia possibile farlo con una patologia con una così elevata
prevalenza nella popolazione a rischio. Esiste, infatti, per
l’anoressia mentale, più che per altre patologie, la possibilità
di individuare in alcune caratteristiche sociodemografiche un
fattore di rischio. I soggetti che sono particolarmente vulnerabili
alla anoressia sono le donne, in particolare quelle residenti in un
paese occidentale (ma, vedremo, non più soltanto quelle) in un
intervallo d’età che va dalla pubertà alla prima età adulta.
Non ci sono altre patologie mentali per le quali è così possibile
tracciare un ‘identikit’ del soggetto a rischio. Inoltre,
l’idea patogena che in apparenza determina l’insorgenza dei
sintomi – il desiderio morboso di dimagrire – è presente non
solo nelle pazienti anoressiche ma in una moltitudine di persone
che, tuttavia, non svilupperanno mai la patologia in una forma che
abbia una qualche rilevanza clinica: anche questo non è
riscontrabile in altre patologie. E ancora, molte ragazze
occidentali nutrono nei confronti della anoressica, quando ancora la
sua patologia non è arrivata ad un livello estremo di gravità, una
sorta di sentimento d’invidia: come se volessero anche loro
essere
in grado di dimagrire così tanto e, apparentemente, con così poca
fatica. Molte ragazze vorrebbero avere la forza di volontà delle
anoressiche e portare avanti nel tempo regimi di dieta alimentare
improntati alla restrizione.
Ritengo
che l’anoressia, più che una coorte di sintomi, possa essere
considerata, ai giorni nostri, come una organizzazione dello
psichismo che interessa non solo la ragazzina portatrice del sintomo
ma un numero molto più ampio di persone che, tuttavia, il sintomo
non lo svilupperanno mai in forma clinicamente rilevante. Una
organizzazione che vede, tra i suoi tratti distintivi, la
costituzione di un argine, la chiusura forzata degli orifizi, la
ricerca di un limite tra la realtà psichica e la realtà fattuale.
Una organizzazione patologica che trova nel collasso dell’ordine
psichico del desiderio sull’ordine biologico del bisogno una delle
sue caratteristiche più evidenti. Una organizzazione che, in virtù
di tali caratteristiche, si pone come una soluzione possibile dei
disagi della civiltà attuale. Oggi, a differenza di ciò che
accadeva due generazioni fa, viviamo in un contesto in cui
l’ordine della censura, della frustrazione e del divieto sono
ridotti ad un velo ed il soggetto si trova in un crescente imbarazzo
nella gestione della propria pretesa pulsionale. Pare che i
meccanismi difensivi di cui Sigmund ed Anna Freud ci hanno parlato
non siano più sufficienti a rendere tollerabile un pulsionale che
appare sempre più debordante e privo di un argine. In questa
prospettiva guarderemo alla anoressia come ad una modalità di
organizzazione del pulsionale ‘supposto eccedente’ attraverso il
rinnegamento del corpo, in quanto portatore di aperture, ed
attraverso il rigetto del desiderio e del pulsionale da cui questo
si origina.
Tenteremo
di rispondere, nel corso di questo scritto, ad alcuni interrogativi
di ordine generale quali: come mai soprattutto le donne? come mai in
questa epoca storica? ma è del tutto vero che l’anoressica non
mangia perché vuole essere magra? la bulimia e l’obesità sono
patologie differenti dalla anoressia o sono in una qualche contiguità
con essa? l’anoressia mentale è un sintomo o forse può essere
considerata una sindrome caratteristica delle società occidentali?
E tenteremo, altresì, di congetturare su questioni che incrociano i
fondamenti della teoria psicoanalitica, quali: esistono delle
precise caratteristiche metapsicologiche della anoressia? che ruolo
giocano le dinamiche pulsionali nei quadri clinici anoressici? la
dimensione narcisistica, così importante nelle patologie della
nostra epoca, in che modo si articola con il sintomo anoressico? se
la clinica della anoressia mentale interroga la teoria, questa è in
grado di fornire risposte appropriate?
Purtroppo
non sarò in grado di dare sempre delle risposte. Tenterò, però,
di stimolare la riflessione del lettore su questo complesso fenomeno
clinico, oggi fenomeno di massa, prendendo spunto dagli sviluppi
della teoria dell’appoggio e dalla teoria della seduzione
generalizzata di Laplanche, dalle riflessioni teoriche sul
narcisismo di Green e dagli studi sulla sessualità femminile che da
anni animano, a diversi livelli, la teoria psicoanalitica.
Infine,
di recente mi sta capitando con una certa frequenza di pensare
all’anoressia anche in assenza dei sintomi che siamo soliti
riscontrare in questi pazienti, in assenza di gravi stati di
emaciazione e di rigidi regimi alimentari; come se la condizione
strutturante un quadro anoressico fosse, in questa epoca,
organizzante di per se stessa, come se le dinamiche della anoressia
potessero essere rintracciate in quadri clinici in cui non
necessariamente compare una compromissione del comportamento
alimentare. In questa prospettiva, dunque, l’anoressia non sarebbe
un sintomo, non sarebbe neanche una sindrome ma una organizzazione
dello psichismo che segue regole piuttosto precise.
L’organizzazione anoressica, che appare così fortemente chiusa
sia rispetto alla possibilità della intromissione del mondo
esterno, sia rispetto al debordamento dei contenuti interni ‘in
eccesso’ sulla realtà esterna, dice molto sul nostro mondo di
oggi, sul genere femminile, sul femminile (o femmineo) in generale,
e sulle radici pulsionali intorno alle quali lo psichismo articola i
suoi primi funzionamenti di natura difensiva.
Questo lavoro di scrittura, essendo destinato
non solo ad esperti e ad addetti ai lavori ma anche a studenti
universitari, procederà secondo un livello di complessità
crescente. In questo senso mi è parso opportuno introdurre temi
maggiormente speculativi con una contestualizzazione della anoressia
mentale, una illustrazione delle caratteristiche cliniche,
epidemiologiche e sociali dei disturbi alimentari. I temi
fondamentali su cui è mia intenzione stimolare nel lettore una
riflessione sono quelli della metapsicologia ed in particolare il
ruolo che nelle patologie alimentari gioca il pulsionale,
l’appoggio, la seduzione, il lavoro psichico di difesa, il posto
occupato dalle dinamiche narcisistiche ed il tema complesso della
sessualità femminile.
Un caso
di omosessualità maschile (22/02/2006)
dr. Maria Stanzione
Nella
presentazione di questo caso clinico cercherò di mostrare come,
durante lo svolgimento del processo analitico, siano avvenuti alcuni
cambiamenti significativi nel paziente e le loro relazioni con il
lavoro da noi svolto.
L’idea
che cercherò di sostenere è che, attraverso l’analisi e la
relazione analitica, il paziente, che si era presentato come un
omosessuale, stia riuscendo a venire fuori da un bozzolo, un
coriaceo guscio che avrebbe dovuto difenderlo dalla
paura di qualsiasi tipo di relazione e contatto umano, sessuale e
non.
Alcuni
aspetti poco discussi del transfert nella relazione analitica
(4/03/2006)
Dr.Anna
Nicolò
Nel corso degli
ultimi vent'anni il modo di concepire il transfert e il
controtransfert sono molto cambiati dalle prime concezioni
freudiane. Questi diversi modi esprimono diversi modelli di lavoro dell'analista
e diverse concezioni della psicoanalisi. Interessanti dibattiti
hanno caratterizzato questi temi, e sempre di più si comincia a
discutere se oltre alla coesistenza di differenti livelli di
transfert, non si possano individuare altri aspetti extra
transferali della relazione analitica che pesano sull'esito del
processo e sull'efficacia terapeutica.
In un interessante
lavoro di Westen e Gabbard (2002) viene puntualizzato che il
transfert non è un'esperienza unitaria, ma che esistono molteplici
livelli compresenti, multipli e in cambiamento. Questa ipotesi è
confermata dal materiale di pazienti con difetti di simbolizzazione,
con tendenza all'agire come ad esempio i pazienti borderline o
traumatizzati, o gli adolescenti gravi dove è molto evidente nella
seduta l'esistenza di transfert compresenti e funzionanti a
molteplici livelli. Accade generalmente che un livello di transfert
dominante oscuri gli altri livelli di relazione o di transfert e
talora proprio le dimensione più traumatiche e bisognose del
paziente. A questi transfert multipli corrisponde anche una
molteplicità di controtransfert che creeranno non pochi problemi di
decodificazione. Questo perché saranno proprio i livelli più
primitivi e più regressivi del transfert ad impegnare specifiche ed
inconsce reazioni controtransferali dell'analista, proprio perché
sono meno avvertibili, non verbali e spesso poco simbolizzabili. Se
e come decodificare i differenti livelli di transfert, è molto
importante oltre che naturalmente il decidere di volta in volta, se,
come e quando intervenire su di essi. Questi livelli riflettono
aspetti del funzionamento del mondo interno del paziente come si
presentifica nel qui ed ora della relazione con l'analista.
In alcuni di questi livelli potremo scorgere
aspetti primitivi e preverbali della mente. Esperienze
traumatiche molto primitive, climi o relazioni sperimentati, ma che
il paziente non ha potuto simbolizzare o rappresentare per poi
rimuovere, vengono o agite nell’azione o rivissute nel concreto
della seduta. Nel caso dei pazienti con difetti o lacune di
simbolizzazione o per quanto attiene alle aree della nostra
personalità più primitive, in certe situazioni di crisi o di
regressione, il transfert sulle caratteristiche concrete del setting
sarà in primo piano, e potrà a tratti essere più evidente di
quello sulla persona dell'analista. In questo lavoro l’autrice
discuterà due casi clinici ove si evidenzia il transfert operato
sull'ambiente concreto del setting,
quello che Searles
(1960) chiamava "l'ambiente non umano", transfert che per
essi si è rivelato particolarmente significativo.
Transfert e gruppi
(22/03/2006) dr.Guelfo Margherita
Se in una relazione analitica classica il
rapporto transfert-controtransfert può essere rappresentato da una
linea che congiunga, nei due sensi, due punti, in una relazione
gruppale diviene una figura molto più complessa, collocata per lo
meno in un piano, quando non in un solido, per poter contenere gli
svariati punti costituenti e le svariate direttrici dei loro
collegamenti. A questa condizione di transfert multipli c’è da
aggiungere la dimensione onirica collettiva dei transfert
individuali nel gruppo per la costruzione della sua fantasia e
l’ipotesi che forse un fenomeno equivalente passi anche dal gruppo
ai suoi costituenti.
La clinica
del corpo: patologia somatica e processo analitico (5/04/2006) prof:
Fausta Ferraro
Sullo
sfondo delle questioni teorico-cliniche inerenti al tema della
relazione mente-corpo sarà presentato un caso caratterizzato da una
rilevante patologia somatica per esplorarne le vicissitudini nel
processo analitico con particolare riferimento alle dinamiche del
transfert.
Il transgenerazionale nella formazione e nella
dinamica dei gruppi di lavoro
(26/04/2006) dr. Silvana Lombardi
Questo lavoro, prevalentemente storico,
ricostruisce la costituzione del C.N.P. fino ai giorni nostri,
utilizzando concetti psicoanalitici relativi alle dinamiche
istituzionali. Particolare attenzione è rivolta alla problematica
del transgenerazionale.
|
| Milano,
febbraio-giugno 2006 "LA
CURA DEGLI ADOLESCENTI 25 ANNI DOPO LA "PSICOTERAPIA BREVE DI
INDIVIDUAZIONE" DI TOMMASO SENISE. TRASFORMAZIONI, ATTUALITÀ
ED APPLICABILITÀ NEI CONTESTI ISTITUZIONALI (GOISIS, CMP, S2006)";
Sede:
CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI -
VIA CORRIDONI, 38 - 20122 MILANO;
Info: biblio.cmp@iol.it
; Fees= euro 300; Crediti assegnati N. 12.
LA
CURA DEGLI ADOLESCENTI 25 ANNI DOPO LA "PSICOTERAPIA BREVE DI
INDIVIDUAZIONE" DI TOMMASO SENISE. TRASFORMAZIONI, ATTUALITÀ
ED APPLICABILITÀ NEI CONTESTI ISTITUZIONALI (GOISIS, CMP, s2006)
Giornata 1: Mercoledì
8 febbraio 2006
Titolo: “La
cura degli adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di
individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità
ed applicabilità nei contesti istituzionali”
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis
Ore: 22.30-23.30
Tipo: F -
Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non
a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis
Giornata
2: Mercoledì 22 febbraio 2006
Titolo: “La
cura degli adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di
individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità
ed applicabilità nei contesti istituzionali”
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria
(non a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis
Giornata
3: Mercoledì
15 marzo 2006
Titolo:
“La cura degli adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di
individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità
ed applicabilità nei contesti istituzionali”
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria
(non a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis
***
Giornata
4: Mercoledì
12 aprile 2006
Titolo:
“La cura degli adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di
individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità
ed applicabilità nei contesti istituzionali”
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria
(non a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis
***
Giornata
5: Mercoledì
10 maggio 2006
Titolo:
“La cura degli
adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di
individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità
ed applicabilità nei contesti istituzionali”
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria
(non a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis
***
Giornata
6: Mercoledì 14
giugno 2006
Titolo: “La cura degli adolescenti 25 anni dopo la "Psicoterapia breve di
individuazione" di Tommaso Senise. Trasformazioni, attualità
ed applicabilità nei contesti istituzionali”
Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di
relazioni su tema preordinato
Docente: Roberto Goisis
Ore:
22.30-23.30
Tipo:
F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria
(non a piccoli a gruppi)
Docente: Roberto Goisis
***
Nel
1981, sulla rivista Gli Argonauti, veniva pubblicata per la prima
volta la relazione tenuta da Tommaso Senise l'anno prima al
Congresso della Societa'di Neuropsichiatria Infantile a Rimini dal
titolo "Per l'adolescente: psicoanalisi o analisi del sè".
In
realta', Senise ed i suoi collaboratori gia' dagli anni 60
applicavano questa metodologia nel lavoro con gli adolescenti.
Quella fu pero' la prima ufficializzazione di un modello che aveva
un solido impianto teorico, tecnico e clinico. Da quel momento in
poi, in Italia, tutti i terapeuti dell'adolescenza, volendo o no,
con quell'articolo dovettero confrontarsi.
Analogamente, nel resto del mondo, andavano
sviluppandosi modelli di intervento ed esperienze cliniche che in
qualche modo si sono sovrapposti o messi a confronto con il modello
di Senise.
I
contenuti centrali del dibattito che sul tema si è aperto nel
contesto scientifico sono relativi ai temi del setting, del
transfert, del rapporto con i genitori e le figure di riferimento,
della continuità e discontinuità nello sviluppo, della specificità
o meno dell'intervento, e così via.
Gli scopi e gli
obbiettivi di questo seminario sono:
• ripercorrere
le tappe che portarono allo sviluppo del modello di quella che
successivamente venne definita "Psicoterapia breve di
individuazione",
• delinearne le
sue caratteristiche costitutive,
• confrontarla
con gli altri modelli teorici e clinici italiani e stranieri,
• riflettere
sull'impatto che ha avuto sulla psicoterapia e sulla psicoanalisi
dell'adolescente e di altre fasce di eta' e patologie,
• evidenziare le
trasformazioni che ha avuto negli anni,
• verificarne la
sua attualita' e, soprattutto, la sua applicabilita' nei contesti
istituzionali, in generale, ed, in particolare, nei servizi
pubblici, ora piu' che mai condizionati dai concetti e dai limiti
del tempo e dei risultati.
Si
ipotizza la costituzione di un gruppo di 20 partecipanti,
possibilmente operanti in contesti istituzionali pubblici e privati,
che lavori su riflessioni teoriche, tecniche e su esemplificazioni
cliniche portate sia dal conduttore, sia dai partecipanti.
In
particolare si cercherà di sviluppare una attenzione specifica alla
creazione di un adeguato ambiente di lavoro e di apprendimento di
gruppo che si attivi sul piano della capacità di immedesimazione
reciproca.
|
| Padova,
febbraio-giugno 2006 "I
FATTORI TERAPEUTICI NELLE VARIE FASI DELLA CURA PSICOANALITICA";
Sede:PADOVA,
CASA CRISTALLO, VIA ALTINATE 114;
Organizz.:
SOCIETÀ ITALIANA DI PSICOTERAPIA
PSICOANALITICA - S.I.P.P.;
Info: ass.sipp@tin.it
; Fees= euro 50; Crediti assegnati N. 11.
SOCIETA’
ITALIANA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA
Membro della Sezione
Italiana della E.F.P.P.
European
Federation for Psychoanalytic Psychotherapy
in the Public Service
Istituto di formazione in Psicoterapia Psicoanalitica
Riconoscimento
del MIUR ai sensi della
legge n. 56 del 18.2.’89
Sezione Regionale Triveneto
GIORNATE DI STUDIO
“I fattori terapeutici nelle varie fasi
della cura psicoanalitica”
17 Febbraio - 16 Giugno 2006
Padova, Casa Cristallo Via Altinate 114
Programma dell’evento
17 Febbraio 2006
Prima Giornata
Ore 16.00 –
16.30
Registrazione dei partecipanti
Ore 16.30 –
18.30
Marilena Morello, Carattere e fattori terapeutici
Ore 18.30 –
20.00
Discussione di casi clinici in gruppo
17 Marzo 2006
Seconda Giornata
Ore 16.00 –
16.30
Registrazione dei partecipanti
Ore 16.30 –
18.30
Marilena Morello, La signora B. : il "tocco dello
scatto".
Dal tempo senza tempo del delirio all'immagine
trasmissibile. Una paziente tra tanti terapeuti:
fattori
terapeutici
Ore 18.30 –
20.00
Discussione di casi clinici in gruppo
12 Maggio 2006
Terza Giornata
Ore 16.00 –
16.30
Registrazione dei partecipanti
Ore 16.30 –
18.30
Marilena Morello, Controtransfert e fattori terapeutici
Ore 18.30 –
20.00
Discussione di casi clinici in gruppo
16 Giugno 2006
Quarta Giornata
Ore 16.00 –
16.30
Registrazione dei partecipanti
Ore 16.30 –
18.30
Marilena Morello, Sui fattori terapeutici: la metafora
e
l’interpretazione
Ore 18.30 –
20.00
Discussione di casi clinici in gruppo. Riflessioni conclusive
Ore 20.00 –
20.30
Somministrazione questionario
Abstract
di: venerdì
17 febbraio 2006
Nella
società contemporanea il terapeuta si trova spesso ad affrontare
forme
di nevrosi asintomatiche che si manifestano con sentimenti di
inadeguatezza,
impoverimento, crisi esistenziale: il carattere si presenta come
sintomo
fondamentale.
Le persone che nella prima infanzia non hanno ricevuto le cure
materne
adeguate, generalmente, si presentano come le più esposte a questo
tipo di
nevrosi.
A volte una rigida struttura caratteriale rappresenta uno sforzo di
soppravvivenza e adattamento che ha in sè il seme di una
trasformazione
positiva. Ciò nonostante la corazza caratteriale adattativa deve
essere analizzata profondamente,
attraverso un lavoro che
rispetti e salvaguardi la sofferenza che i pazienti hanno vissuto
nei momenti più difficili della loro storia familiare e sociale.
Quali
sono i fattori terapeutici che facilitano il processo trasformativo?
Abstract
di: venerdì
17 marzo 2006
Si vuole mettere in evidenza quali fattori
terapeutici siano stati mobilitati in una grave paziente curata
tutta la vita , assieme alla sua famiglia, dalle strutture
psichiatriche e da psicoterapeuti nel loro studio privato. Il
delirio persecutorio viene ascoltato con modulazione tale per cui
ogni rapporto clinico viene utilizzato ai fini di un seppur minimo
cambiamento che produce sollievo nella paziente così danneggiata.
Il focus diventa l'ascolto di difese masochistiche
che strutturano il senso di colpa in un caso di psicosi, anche
estesa a molti familiari. Elemento importante: il
controtransfert quale precipuo fattore terapeutico
Abstract di: venerdì 12 maggio 2006
La
relazione vuole favorire una
riflessione sull’uso del controtrasfert, da parte dell’analista,
nella relazione terapeutica con il paziente.
In
particolare, con l’ausilio di esemplificazioni cliniche, cerca di
evidenziare come l’astenersi dall’interpretare, mantenendo un buon livello di elaborazione interna (“silente”), possa risultare un utile fattore terapeutico
nel trattamento di alcuni pazienti e in alcune fasi della cura.
Abstract
di: venerdì
16 giugno 2006
Attraverso
l’uso di alcuni esempi letterari l’autrice mette in evidenza
come la costruzione della interpretazione, nel processo analitico,
debba avvenire per gradi. Si analizzano i vantaggi che l’uso della
metafora comporta, soprattutto con i pazienti con problemi ai
livelli più arcaici, e come la metafora sia un passo fondamentale
verso la costruzione dell’interpretazione. Si prendono in esame le
interpretazioni ‘deboli’ e quelle ‘forti’ e i loro effetti
in differenti momenti della cura.
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Eventi PRIMO SEMESTRE 2006 in attesa di
accreditamento
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Torino, 17.06.2006- 1.07.2006 "DISTORSIONI
E CARENZE NELLE RELAZIONI PRIMARIE: EFFETTI SULLO SVILUPPO DEL
BAMBINO"; Sede:
AULA MAGNA DIPART.
SCIENZE PEDIATR. E DELL'ADOLESCENZA- P.ZZA POLONIA 94- TORINO;
Info:
maria.gallidellamantica@unito.it
OSR@OIRMSANTANNA.PIEMONTE.IT ;
Fees= euro 100.00.
Curriculum vitae Mrs.
Anne Alvarez
45 Flask Walk
London.N.W.3 1HH
Date of birth.
1/1/1936: Toronto . Canada.
Have dual nationality
for Britain and Canada.
ACADEMIC AND PRPFESSIONAL QUALIFICATION:
-
B.A. honours (First
Class) Psychology. University of Toronto, Canada, 1957. Victoria
college Travelling Fellowship to do post-graduate work.
-
M.A. Clinical Psychology.
Indiana University,
u.s.a. 1959.
-
I am registrated by
the Ontario Board of Examiners in Psychology and the Canadian
Health Service Providers in Psychology as able to practice in
Canada as Clinical Psychologist.
-
Qualification as
Child Psychotherapist, Tavistock Clinic, London , 1955 and
Member of Association of Child Psychotherapist,. 1965.
5. Postgraduate Diploma M.A. in Psychoanalitic Studies.
EMPLOYMENT
1988-present: Principal Child Psychotherapist , Child and Family
Dep’t. Tavistock Clinic, London, with special responsibility for
teaching psychoanalytic theory, child development, and therapeutic
technique.
Special interest: therapy of Psychotic, borderline condition and
Autism and Therapeutic intervention in Infancy.
I published many papers, on Psychoanalitic Theory and
psychotherapy in Childhood.
In the last 20 years I presented and I am presenting lectures
outside the Tavistock , in U.SA. in Europe and in Italy.
BOOK.
Live Company: Psychotherapy with Autistic, Borderline, Deprived
and Abused Children. Routledge. London. July 1992, published in
Italy by Asrolabio- Ubaldini, Rome, 1993 and in Brazil 1993 by
Arte Medica. Porto Allegre
ABSTRACT:Types of narcissism and apparent narcissism: relation
with the stupid object.
SUMMARY
I have made use of the Kleinian theory of the inner world as
made up of a self in relationship with various internal objects in
an attempt to identify three sub-types of narcissism and three
sub-types of apparent narcissism in children and adolescents. The
sub-types make particular reference to different relationships
with a stupid object and include:
1.
Narcissism where the stupid object arises from defensive
devaluation.
2.
Narcissism and the stupid object where devaluation has become
addictive and part of character structure.
3A Destructive narcissism, where addictive narcissism combines
with addictive destructiveness.
3B.Masochistic narcissism and the problem of the envious,
intrusive and gratifyingly watchful object.
1.
Apparent Narcissism as a developmental necessity where the
internal object is felt to be unresponsive to the self’s agency
and potency.
2.
Apparent narcissism where the self is relating to, and also
identified with, an indifferent, uninterested, and uninteresting
object: a double deficit.
3. Apparent narcissism which is not narcissism: the precious
self and the precious
world.
Curriculum di Dina
Vallino
Psicologa
Psicoterapeuta e Psicoanalista con funzioni di training della
SPI e dell’ IPA . Psicoanalista Esperta di bambini e adolescenti
della SPI e dell’IPA. Docente a Milano nell’Istituto di Training
della SPI dal 1993.
Dalla fine degli
anni ’70 ha svolto attività di consulenza prevalentemente
orientata nel campo dell’Infant Observation (osservazione
psicoanalitica del bambino in famiglia): formazione e
aggiornamento di operatori nel campo infantile con diversi
Istituti Universitari di Neuropsichiatria Infantile ( dal
1985-1989), col Corso Tavistock di Milano (1983-1985), con varie
Aziende A.S.L del Nord Italia per la formazione e
l’aggiornamento di Operatori. E’ stata Psicoanalista Consulente
per la formazione delle Educatrici di Asilo Nido e delle
Insegnanti di Scuola Materna del Comune di Milano dal 1992 al
1999. Vive e lavora a Milano.
Ha pubblicato
numerosi contributi, relativi alla psicoanalisi dei bambini e
degli adulti, su riviste e in volumi collettanei , tra cui
(1981). Ansie di
separazione rilevate nell’osservazione del neonato e nella
psicoanalisi di adolescenti e di adulti. “Giornale Neuropsichiatr.
Età evol.”, I, II.
( con Altri).
(1990) Funzione del gruppo di discussione nell’osservazione del
bambino in famiglia e in patologia intensiva. Quaderni Psicoter.
Inf. N°22. Borla, Roma.
.(1991)
Confronto tra il metodo classico dell’Infant Observation e la sua
applicazione nei nidi e nelle scuole materna. In Osservazione
del bambino e formazione degli Educatori (a cura di
A.Costantino e M.Noziglia), Unicopli Milano.
(1992).
Atmosfera emotiva e affetti, Riv. Psicoan. XXXVIII, 3.
(1992).
Sopravvivere,esistere, vivere:riflessioni sull’angoscia
dell’analista. In L’esperienza condivisa (a cura di
L.Nissim Somigliano A.Robutti). Raffaello Cortina Edit.Milano
(1994). Una
storia che…ha degli imprevedibili sviluppi, Quaderni.Psicoter.
Infantile 30.
(1995). Il gioco di immaginazione
dei bambini con l’Educatrice che osserva, ascolta e aiuta.(a cura
di M.Noziglia). In Giocare e Pensare- Secondo Seminario di
studio sull’osservazione del bambino come momento di formazione.
1997 – Il campo
psicoanalitico e il giardino segreto: una metafora per lo sviluppo
del pensiero vivente. In Emozione e Interpretazione ( a
cura di E.Gaburri),Bollati Borighieri, Torino.
1999- L'Infant Observation come strumento di conoscenza
dello sviluppo mentale.In: La comunicazione affettiva tra il
bambino e i suoi partner (a cura di C.Riva-Crugnola) Raffaello
Cortina Editore Milano.
(1998). Le storie e
il Luogo Immaginario nella psicoanalisi dei bambini . In Il
contributo della psicoanalisi nella cura delle patologie gravi in
infanzia e adolescenza (a cura di Ferruta, Goisis, Jaffè,
Loiacono) Armando Roma 2000.
1999 - La “storia” e il “luogo immaginario”
.Quaderni Psicoter.Inf. 41
2002- La consultazione con il bambino e i
suoi genitori. Rivista Psicoan., XLVII,2.
2003 ( con M.Macciò)- Di alcune
miserie nell’attività intellettuale dei Piccoli Gruppi alla luce
del paradigma fraterno. Quader.Psicoter.Inf 47.
2004 – La Consultazione Partecipata: figli e
genitori nella stanza d’analisi.. Quaderni .Psicoter.Inf
48.
2004 (con M.Macciò)-
Il senso di esistere del neonato e l’attrazione fatale
dell’identificazione. In Ferenczi oggi (a cura di
F.Borgogno), Bollati Borignhieri, Torino.
(2005) (con
F.Borgogno ) “ Spoilt Children”: un dialogo fra psicoanalisti. In
Quaderni di Psicoter. Inf. 52, Borla , Roma 2006.
E’ inoltre autrice dei volumi:
Raccontami una storia – dalla
Consultazione all’analisi dei bambini”. Borla Roma 1998 ( con il
quale ha vinto nel 1998 il premio Gradiva).
( con M.Macciò), Essere Neonati –
Osservazioni Psicoanalitiche .Borla ,Roma 2004.
ABSTRACT
Spoilt children:
un dialogo fra psicoanalisti intende aggiornare medici,
neuropsichiatri,
psichiatri e psicologi sul concetto di "spoilt children", coniato
da Borgogno nel 1994,
soprattutto per quanto riguarda due punti centrali al processo
diagnostico e terapeutico:
1) la ricaduta intra- ed inter-psichica dei vari tipi di
deprivazione alla base della sofferenza mentale;
2) i fattori mutativi nel trattamento di pazienti bambini,
adolescenti e adulti che presentano
questa specifica storia di dolore psichico all'interno della
relazione di cura.
Borgogno e Vallino Macciò vogliono portare alla ribalta
l'influenza dell'ambiente
nella salute e nella malattia sottolineando come qualsivoglia
intervento psicologico
operi sempre facendo scoprire l'ambiente e la sua centralità.
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Padova, 10-11/06/2006 "IDENTITÀ
DI CONFINE. IDENTITÀ DEL CONFINE. LA CURA SUL LIMITE"; Sede:
CENTRO VENETO DI
PSICOANALISI - AULA MAGNA; Info:
convegnolimite@libero.it ;
Fees: euro 150.00.
E.C.
M.
Centro Veneto di Psicoanalisi (CVP)
“Giorgio
Sacerdoti”
Sezione
della Società Psicoanalitica Italiana (SPI).
Componente dell’International
Psychoanalytical Association (IPA).
Vicolo dei Conti 14, 35100
Padova, tel. 049 8751160.
Sito Web:
www.centrovenetodipsicoanalisi.it
E-mail:
cdisc@tin.it
Delegato
ECM: Mariagrazia Capitanio.
Via Milazzo
n. 8, 30174 Mestre (VE)
Tel. e fax 041
942003, e-mail
mg.capitanio@libero.it
Convegno
Titolo
dell’evento: Identità di
confine. Identità del confine. La
cura sul limite
Data:
10/06 - 11/06/2006 Sede: Aula Magna "Vallisneri"
via Ugo Bassi 58 Padova
Obiettivo
nazionale/regionale di
ECM: L'evento si rivolge a quanti tra psicoterapeuti medici e
psicologi impegnati nell'ambito della psicopatologia -come essa
si presenta nei vari Servizi di cura (Reparto psichiatrici,
Centri di Salute mentale, Servizi di neuropsichiatria, Consultori
Familiari , Servizi per le Tossicodipendenze) - vogliono
approfondire da un punto di vista teorico /clinico la patologia
bordeline al fine di affinare le tecniche di diagnosi e di cura.L'obiettivo
è quello di migliorare le competenze professionali nell'esercizio
della attività diagnostica e psicoterapeutica(obiettivo nazionale
21 gruppo 2). Verranno approfondite, da un punto di vista teorico
e clinico, le tematiche della simbolizzazione primaria e della
analisi delle difese caratteristiche della patologia in oggetto
prendendo in considerazione gli apporti teorici
psicoanalitici. Vi sarà una disanima dei concetti fondamentali
di simbolizzazione, narcisismo, dipendenza anaclitica, posizione
depressiva, scissione, diniego dandone ampia dimostrazione a
partire da casi clinici. Inoltre l’evento, essendo rivolto a
professionisti che lavorano in ambiti professionali diversi,
permetterà il confronto di modalità lavorative diverse nell’ottica
di una integrazione delle varie possibilità di aiuto nei
confronti di pazienti di così difficile gestione.
Programma:
SABATO
10 giugno 2006
Limite, topica, struttura
Ore 11.30 - 12.30
Paradossalità e polisemia nel
concetto psicoanalitico di "limite
Relatore: Dott. Francesco
Conrotto
Abstract:
L’autore
ritiene che la specificità delle “situazioni-limite” non sia
l’indebolimento dei confini tra le diverse organizzazioni
psicopatologiche ma piuttosto una assai marcata rigidità delle
difese adottate tra le quali prevalgono il diniego e la scissione.
L’autore ritiene che l’elemento che accomuna le differenti forme
psicopatologiche definite come “stati-limite” sia una marcata
insufficienza della funzione simbolizzante primaria. Nella pratica
della cura spesso ricade sull’analista l’onere di supplire con il
suo psichismo a questo aspetto deficitario dell’analizzando. Per
questo motivo questo genere di situazioni può essere
concettualizzato facendo riferimento ad una “topica interattiva”.
Ore 12.30 - 13.00
Discussione di casi clinici
Pomeriggio
La patologia e il limite
ore 15.00 – 15.45
Il fondo instabile
dell'esperienza. Clinica e psicopatologia borderline
Relatore: Dott. Francesco
Barale
Abstract:
Verranno
portate alcune considerazioni cliniche e psicodinamiche sulla
condizione borderline e sui problemi che l'incontro con
l'esperienza borderline solleva.
Ore 15.45 -16.15
Discussione
di casi clinici
ore 16.15 -
16.45
coffee break
ore 16.45 -
18.00
Tavola
rotonda
Patologia
del limite tra individuale e istituzionale
Introduce e
coordina: Dott. Luigi Boccanegra
Interventi
di:
Dott.ssa Maria Rosa De Zordo
Dott.ssa Maria Pierri
Dott. Andrea Baldassarro
Ore 18.00 -
18.30
Discussione e
conclusioni
Ore 18.30 -
18.45 compilazione questionario ecm
DOMENICA
11 giugno 2006
Il limite e il sessuale
Ore 9.30 -
10.15
Spettri:
angosce al di qua e al di là del principio
Del
piacere nell'analisi dei pazienti borderline
Relatore:
Dott. Antonio Andreoli
Abstract:
Le condizioni
borderline hanno acquisito un'importanza crescente nel campo della
ricerca clinica e psicobiologica e costituiscono un importante
punto di convergenza degli interessi della psichiatria e della
picoanalisi. Dopo aver discusso alcuni malintesi nosografici ed
epistemologici che falsano, in questo campo specifico, il
dibattito tra queste discipline, il mio intervento metterà
l'accento su quegli aspetti della clinica del paziente borderline
in cui si segnala l'incontro dell'Io col limite dell'esperienza
psichica. In particolare, ci soffermeremo sulle reazione
all'abbandono e alla delusione amorosa che, direttamente o via la
relazione di transfert, sboccano su dei processi patologici di
lutto. Spesso concettualizzati dal punto di vista della teoria
della simbolizzazione, questi stati mentali possono essere anche
considerati come una riattualizzazione di dimensioni profonde ed
inconsce del Super-Io. A questi personaggi spettrali, quinta
colonna dell'al di là del principio del piacere, si ricollega un
senso profondo di angoscia e di sconforto che sostengono un
rapporto automatico con la ripetizione. Riprenderemo qui i lavori
sulla nevrosi narcisistica per esplorare i rapporti che si
stabiliscono nella clinica del limite tra il lutto, il demoniaco e
l'esperienza traumatica, e, in linea con l'ultima sintesi
freudiana, col lavoro di elaborazione come working-out e working
though.
Ore 10.15 -
10.45
Discussione
di casi clinici
Ore 10.45 -
11.15 coffee break
Ore 11.15 -
12.00
Stati
limite e sessualità infantile
Relatore: Dott. Jacques Andrè
Abstract:
La sessualità
(infantile) non può che essere fuori luogo e senza alcun
significato finché non vi è una assicurazione per quel che
riguarda la propria esistenza, la propria sopravvivenza, la
propria identità. " Questa affermazione di M. Little, che si basa
sulla teorizzazione di D. W.Winnicott e una certa concezione delle
relazioni d'oggetto, espone un punto di vista condiviso da molti
quando si tratta della psicoanalisi degli stati limite.
Il relatore
cercherà di dimostrare le confusioni teoriche e pratiche che
occultano quel punto di vista seguendo i destini del sessuale
infantile nella problematica borderline.
Ore 12.00 -
13.00
Discussione
di casi clinici
Ore 13.00 -
13.15 compilazione questionario ecm
Materiali:
verrà sempre consegnata copia cartacea della relazione proposta
dal relatore con annessa bibliografia.
Verifica: la
verifica dell'apprendimento verrà fatta tramite questionario.
Destinatari:
psicologi e medici
Partecipanti: si
prevede che il numero dei partecipanti sarà di 250
Obiettivi:
migliorare le competenze professionali nell’esercizio della
attività psicoterapeutica
Sostituto:
Dott. Marco La Scala
Elementi di spazializzazione dei confini
nel processo analitico
Abstract:
Il Relatore chiama fenomeni di
confine particolari senso-percezioni connesse alla
trasformazione di configurazioni spaziali nel processo di
esposizione e di definizione del Sé, per quanto attiene ai suoi
confini. Un nuovo vertice osservativo sul confine a sua volta
comporta una riformulazione dell’Io sulla base di nuove
rappresentazioni si sé e dell’altro.
Sono forme del sentire descritte dal
paziente come scoperte che spesso appaiono invece
all’analista come scontate (per es. il paziente scopre che le
sue azioni provocano delle conseguenze, delle modificazioni negli
altri) e quasi banali per la loro semplicità, e la cui
ovvietà non consente spesso all’analista di coglierne il valore e
il profondo significato fino al momento in cui queste non si
disvelano al paziente stesso.
.
.
Il relatore chiama queste
esperienze "fenomeni di confine”, perché sono al limite di
un’esperienza pre-figurabile, non solo per il paziente, ma anche
per l'analista che con lui è in relazione. Non è un risultato che
in qualche modo sia pre-vedibile o pre-visto nella
mente dell'analista, arriva inatteso da qualcosa che risiede più
obliato nel corpo, che rimosso nello psichismo del paziente. Ne
origina una memoria, che solo talora diviene un ricordo, e che può
nascere solo da una costruzione in analisi, che si muove da una
decostruzione di schemi profondamente ancorati al corpo. Si tratta
di semplici, quasi ineffabili, esperienze nella relazione paziente
analista.
Esperienze che si possono leggere
anche come il frutto di un importante lavoro di rinegoziazione tra
l’Io e il Sé inteso con Gaddini come “spazio concluso del Sè
individuale che tende a racchiudersi in una forma e ad
acquisire un snso di Sé” ( Gaddini E. fra il 1976 è il
1978). E' un lavoro completamente diverso dal fare delle
interpretazioni sull'Io o sulle sue difese, in base alle quali
l’analista si può aspettare un risultato che in qualche modo è
prefigurato nella sua mente. Al contrario si tratta piuttosto di
sorprese, sia per il paziente che per l'analista, di
aspetti fondamentali nella loro semplicità, che originano
primariamente da nuove formulazioni del Sé, che originano da una
trasformazione dell’Io, reinvestono il Sé e all’Io ritornano.
A un livello più primitivo si
possono includere tra questi fenomeni le immagini che nel corso
dell’analisi si attivano a partire da manifestazioni
psicosomatiche connesse al distacco, che rimangono pertanto
ancorate al corpo: eczemi, orticarie, pruriti ecc. Così anche
possiamo pensare a questo riguardo, ma ad un altro livello, alcune
modalità motorie e gestuali che talora vengono riconosciute con
meraviglia dai pazienti, e che noi consideriamo componenti del
carattere, che costituiscono la scarica di una pensabilità
criptata.
.
|
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Roma, 3.06.2006 "METODO
STORICO METODO PSICOANALITICO"; Sede:
PALAZZO ALTEMPS, ROMA,
VIA DEI GIGLI D'ORO, 21; Info:
cpdr@tiscali.it
;Fees= euro 50,00.
Società Psicoanalitica Italiana
Centro Psicoanalitico di Roma
Via Panama, 48 – Roma
Tel. 068546087 Tel e Fax 068415016
e-mail:cpdr@tiscali.it

METODO STORICO
METODO PSICOANALITICO
3 giugno 2006
PROGRAMMA
Ore 9,15-9,30 Registrazione dei
partecipanti
Ore 9,30-11,30 Tavola rotonda
Maurizio Balsamo, Domenico Chianese, Gilberto Maccari e Fausto
Petrella “Metodo Storico e metodo psicoanalitico”
Ore 11,30-12,30 Sophie de
Mijolla Relazione su tema preordinato “La verità fra storia
e psicoanalisi”
Ore 12,30-13,30 Emanuele Betta
Relazione su tema preordinato “La soggettività dello
storico”
Ore 13,30-14,30 Pausa
Ore 14,30-15,30 Francesco
Conrotto Relazione su tema preordinato “Metodo
storico e metodo psicoanalitico”
Ore 15,30-16,30 Silvano Facioni,
Relazione su tema preordinato “Michel de Certeau,
fra storia e psicoanalisi”
Ore 16,30-18,30 Dibattito con
la sala
Ore 18,30-19,00 Questionario
Abstract Lavori
Francesco
Conrotto
Metodo
storico metodo psicoanalitico
L’autore ritiene che, sebbene lo
stesso Freud e dopo di lui numerosi psicoanalisti, abbiano
affermato che la metodologia clinica della psicoanalisi è molto
vicina al metodo storico, questo non può essere sostenuto a meno
di ritenere che ogni storia è una storia inventata a posteriori.
Infatti l’autore non ritiene che la psicoanalisi conduca al
recupero di ricordi rimossi ma che, piuttosto, permetta di mettere
in parole delle esperienze affettive infantili che, in quanto
rimosse, hanno perduto qualunque riferimento con realtà
evenemenziale.
Fausto Petrella
Quanta storia nel lavoro
psicoanalitico?
Il lavoro prende in considerazione
i limiti di riferimento alla storia nel caso dei pazienti a
difetto di soggettivazione. In tal caso non sembra esserci storia
a partire dalla quale ricostruire un passato.
Sophie de Mijolla
La verità fra storia e psicoanalisi
Che rapporto c’è tra storia e
verità psicoanalitica? I due registri si incrociano o sono
differenti? Che rapporto con la realtà psichica?
Emanuele Betta
La soggettività dello storico
Che rapporto c’è fra la
soggettività dello storico e la scrittura della storia? In che
modo le tracce impongono una verità che obbliga lo storico a
riconoscerle o che invece possono da lui essere selezionate?
Maurizio Balsamo
Regimi di storicità e psicoanalisi
Sempre più spesso la psicoanalisi
sembra delineare un metodo di cura centrato sul presente della
relazione analitica. Nel lavoro si cerca invece di delineare i
diversi regimi di storicità presenti nella cura.
Domenico
Chianese
Storia,
destino, scrittura
A partire dal concetto di
costruzione l'autore prende in esame il problema della costruzione
della relazione analitica e del suo incontro con le tracce della
storia.
Silvano Facioni
Michel de Certeau, fra storia e
psicoanalisi
De Certeau è una figura esemplare
per studiare, nel concreto, il rapporto complicato fra il metodo
storico e il metodo psicoanalitico.
Gilberto Maccari
Perchè interessarsi alla storia.?
Abbiamo interesse ad occuparci
della storia? Se ci situiamo in un ambito clinico, dove quello che
è importante è il problema delle trasformazioni possibili, il
cocnetot di storia appare forse desueto.
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Palermo, 26-27.06.2006 "CONVEGNO
INTERNAZIONALE SUI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE - LE
FIGURE DELLA FAME - LA VALUTAZIONE, IL TRATTAMENTO E LA RICERCA
NEI DCA"; Sede:
HOTEL ADDAURA -
LUNGOMARE C. COLOMBO - PALERMO; Info:
stefania.milano@dontravel.com ;
Fees= euro 160.00.
Lunedì 26 Giugno
I
sessione - La valutazione
9.30 David M.
Garner
Reliability, validity and clinical utility of
the Eating Disorder Inventory-3.
Controversies in Nutritional Rehabilitation in
Eating Disorders
10.00
Massimo Ammaniti
I disturbi
dell'alimentazione dell'infanzia
10.30
Coffee break
II sessione - La
valutazione
11.00
Vincenzo Caretti
Disregolazione affettiva e dissociazione
come predittori dei vissuti traumatici nei DCA
11.30
Massimo Cuzzolaro
Valutazione psicometrica dei disturbi
dell’immagine del corpo
12.00
Discussione
13.00
Colazione di lavoro
Sessione III - La
valutazione
15.00
Johan Vanderlinden
Trauma, dissociation and impulse dyscontrol in eating disorders
15.30
Daniele La Barbera
Il cibo, la vergogna e la colpa nel
vissuto dei pazienti con DCA
16.00 Anna
Maria Speranza
Trauma e abuso
nei disturbi alimentari
16.30
Maurizio Guarneri
Anoressia mentale: “corpo feticcio” e
“scopo superiore”
17.00
Salvatore Accomando
Aspetti psicologici e disturbi alimentari
nelle patologie croniche dell'età pediatrica
17.30
Discussione
18.30 Fine
lavori I giornata
Martedì 27 Giugno
Sessione I - Il
trattamento e la ricerca nei DCA
9.00
Christopher G. Fairburn
Eating Disorder
Not Otherwise Specified: The Neglected Eating Disorder
9.30
Emilio Franzoni
I disturbi alimentari nell’infanzia e
nella pre-adolescenza
10.00
Francesco Montecchi
L'utilizzazione del "gioco della sabbia" nelle diverse forme
cliniche di
DCA infanto-adolescenziali
10.30
Coffee Break
Sessione II - Il
trattamento e la ricerca nei DCA
11.00
Gabriella Russo
Adolescenza e crisi dei miti infantili:
un modello
anoressico
11.30
Riccardo Dalle Grave
Terapia cognitivo comportamentale multi-step dei disturbi dell’alimentazione
12.00
Discussione
13.00
Colazione di lavoro
Sessione III - Il
trattamento e la ricerca nei DCA
15.00
Bernard Brusset
Le traitement psychanalytique: ses
conditions et ses effets
15.30
Francesco La Rosa
“Tra Scilla e Cariddi”: Una lettura
simbolica dei disturbi del comportamento alimentare
16.00 Laura
Nastri
Stili alimentari come indicatori di
alterazione dell'equilibrio corpo-mente
16.30 Carlo
Viganò
Figure della
fame, enigma del desiderio
17.00
Discussione
18.00 Test
di valutazione dell’apprendimento
18.30 Fine
lavori
|
|
Catania, 2-4.06.2006 "COSTRUZIONI
E RI-COSTRUZIONI DI MEMORIE POSSIBILI ATTRAVERSO LA RELAZIONE
ANALITICA"; Sede:
CATANIA, GRAND HOTEL
BAIA VERDE - VIA A. MUSCO 8/10; Info:
ass.sipp@tin.it
Fees: euro 70.00.
SOCIETA’ ITALIANA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA
Membro della Sezione Italiana della
E.F.P.P. - European Federation for Psychoanalytic Psychoterapy in
the Public Sector
Istituto di Formazione in
Psicoterapia Psicoanalitica
Riconoscimento del MIUR ai sensi della legge n. 56 del 18.2.1989
CONGRESSO NAZIONALE
“COSTRUZIONI E RI-COSTRUZIONI DI MEMORIE POSSIBILI
ATTRAVERSO LA RELAZIONE ANALITICA”
Catania 2-3-4 giugno 2006
Grand Hotel Baia Verde
Via Angelo Musco 8/10
PROGRAMMA
Venerdì 2 Giugno 2006
PLENARIA- SALA
ASSEMBLEARE
ore 13.00 – 15.15
Registrazione dei partecipanti
ore 14.00 – 14.15
Apertura Presidente
Mario Fiore
ore 14.15 – 14.30
Introduzione Maria Concetta Sapienza Auteri
Saluto Presidente della
S.I.E.F.P.P.
Saluto Autorità
ore 14.30 – 14.45
Introduzione
Carla Montanari
(Commissione Scientifica S.I.P.P.)
ore 14.45 – 15.15
Luigi Scoppola ”La memoria del trauma ed il
trauma della memoria
nella relazione analitica”
ore 15.15 – 15.45 Adriana Gagliardi “Riflessioni sulla
memoria e sull’oblio”
ore 15.45 – 16.45
Discussant:
Mariella Paganoni
PARALLELA – SALA A
“Le origini….”
ore 17.00 – 17.45
Chiara Nicolini e Giampaolo Sasso
“Ti imparo a memoria - Divieto di accesso
alle origini”
ore 17.45 – 20.00
Discussant: Francesco Spadaro
PARALLELA – SALA B
“I possibili linguaggi”
ore 17 –
17.30
Maurizio Russo e Bruna Tramontana “Il ruolo delle comunicazioni
olfattive
nell’evoluzione creativa della relazione analitica”
ore 17.30 – 18.00
Donatella Lisciotto “Lella”
ore 18.00 – 18.30
Giuseppe Romano “Le muse analitiche”
ore 18.30 – 20.00
Discussant: Gianfranco Marano
PLENARIA- SALA
ASSEMBLEARE
ore 20.00
Chiusura dei lavori
ore 20.30
Cena “Palazzo Biscari” - Catania
_____________________________________________________
Sabato 3 Giugno 2006
PLENARIA- SALA
ASSEMBLEARE
ore 9.00 – 9.45
Alain De Mijolla “Il ricordo. Una bugia che dice
sempre la verità”
ore 9.45 – 11.00
Discussant: Rita Manfredi
ore 11.00 – 11.15
Break
ore 11.15 – 11.45
Maria Concetta Sapienza Auteri
“Costruzioni della forma-immagine nel
paziente grave mediante il processo
transfert-controtransfert”
ore 11.45 – 12.15
Paola Borsari “Traumi e dolori attraverso il percorso delle
memorie”
ore 12.15 – 13.30
Discussant:
Rosita Lappi
ore
13.30 Conclusione dei lavori - Lunch
Pomeriggio - sera
ore 15 Visita a Siracusa con
rappresentazione al Teatro Greco “Ecuba” di Euripide
_____________________________________________________
Domenica 4 Giugno 2006
PLENARIA- SALA
ASSEMBLEARE
ore 9.30 – 13.00
Tavola Rotonda
V.
Caretti – S. M. Passone - L. Scoppola – M. Fiore – A. Sabatini
Scalmati
L.
Perrone
Coordina Giampaolo Sasso
ore 13.00 – 13.00
Somministrazione questionario
L’evento ha ottenuto il patrocinio di:
-
FNOMCeO - Federazione Nazionale
Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri
– Patrocinio gratuito
-
Sezione Italiana della E.F.P.P. - European
Federation for
Psychoanalytic Psychoterapy – Patrocinio gratuito
-
Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana –
Patrocinio con contributo
Si è in attesa di risposta per il Patrocinio richiesto alla:
-
Presidenza della Repubblica
-
Presidenza del Consiglio dei Ministri
-
Ministero della Salute
-
Consiglio dell’Ordine Nazionale degli Psicologi
-
Comune di Catania
-
Assessorato della Cultura e Politiche Scolastiche
del Comune di Catania
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Presidenza dell’Ordine dei Medici della Provincia di Catania
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Milano, 10.06.2006 "TRAUMA
E PSICOSI"; Sede:
AUDITORIUM DON BOSCO -
VIA M. GIOIA, 48; Info:
biblio.cmp@iol.it
; Fees= euro 90,00.
CONVEGNO:
TRAUMA E
PSICOSI
Organizzato da:
Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti
Sabato 10 giugno
2006
Sede:
Auditorium Don Bosco, Via Merchiorre Gioa 48, Milano
Segreteria organizzativa
Valeria Sciscioli, Nella
Vignoli
SABATO
10 GIUGNO
TITOLO:
TRAUMA E
PSICOSI
Ore:
9.00-9.45
Tipo:
A – Lezione magistrale
Titolo:
Introduzione
Docenti:
Paola Capozzi
Abstract:
La Dr.ssa Paola Capozzi presenterà
il convegno.
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TITOLO:
TRAUMA E
PSICOSI
Ore:
9.45-10.45
Tipo:
B - Serie di relazioni su tema preordinato
Titolo:
Sull’esclusione delle esperienze
traumatiche in un caso di ipocondria psicotica (schizofrenia)
Docenti:
Thomas Muller
Abstract:
Il Prof. Muller esporrà il suo
pensiero sulle esperienze traumatiche nel particolare caso
dell’ipocondria psicotica in pazienti schizofrenici, facendo
particolare riferimento alla sua esperienza professionale.
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TITOLO:
TRAUMA E
PSICOSI
Ore:
10.45-11.45
Tipo:
B - Serie di relazioni su tema preordinato
Titolo:
Comprendere
l’incomprensibile: le teorie private del primo episodio psicotico
dei pazienti e dei loro terapeuti
Docente:
Andrzej Werbart
Abstract:
Il prof. Webart, psicoanalista svedese, presenterà il rapporto tra
terapeuta e paziente nell’ambito del primo episodio psicotico.
---
TITOLO:
TRAUMA E
PSICOSI
Ore:
11.45-12.30
Tipo:
D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un
conduttore ("l'esperto risponde")
Titolo:
Dibattito
Docente:
Thomas Muller – Andrzej
Werbart
Abstract:
Spazio libero al
dibattito sugli argomenti trattati nella mattinata di convegno tra
relatori e pubblico.
----
TITOLO:
TRAUMA E
PSICOSI
Ore:
14.30-15.30
Tipo:
B - Serie di relazioni su tema preordinato
Titolo:
Psicosi come trauma catastrofico: impossibilità per il paziente
psicotico di affrontare il trauma emotivo
Docente:
Franco De Masi
Abstract:
Il
Prof. Franco De Masi esporrà il tema della psicosi come evento
traumatico catastrofico e la difficoltà del terapeuta ad
affrontare i pazienti psicotici.
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TITOLO:
TRAUMA E
PSICOSI
Ore:
15.30-16.30
Titolo:
Trauma, terrore e
terrorizzazione
Docente:
Paul Williams
Abstract:
Il Dr. Williams
propone il tema del trauma con particolare riferimento al terrore
e alla terrorizzazione.
----
TITOLO:
TRAUMA E
PSICOSI
Ore:
16.30 – 17.30
Tipo:
D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un
conduttore ("l'esperto risponde")
Titolo:
Dibattito
Docente:
Franco De Masi – Paul Williams
Abstract:
Spazio libero al dibattito sugli
argomenti trattati nell’intero convegno tra relatori e pubblico.
***
TITOLO:
TRAUMA E
PSICOSI
Ore:
17.30-18.00
Tipo:
D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un
conduttore ("l'esperto risponde")
Titolo:
Dibattito
Docente:
Thomas Muller – Andrzej Werbart - Franco De Masi – Paul Williams
Abstract:
Conclusioni del convegno
***
Cv Thomas Muller
CV Andrezej
Werbart
Andrzej Werbart,
PhD, Associate Professor, is psychoanalyst in private practice,
training analyst and teacher at the Swedish Psychoanalytical
Society, honorary member of the Polish Psychoanalytical Society,
and Research Director at the Institute of Psychotherapy, Stockholm
County Council, Sweden. His publications concern psychoanalytical
case studies and psychoanalytical research. His main research
interest is in private theories about psychological problems, its
background and cure among ordinary people, patients in
psychoanalysis, psychotherapy and other forms of treatment, as
well as their clinicians.
Werbart, A. (1999).
The dialectics of psychoanalytic research.
Scand. Psychoanal. Rev.,
22:85-101
Werbart, A. (2002).
‘The Meaning of Dreams in the Psychotic State: Theoretical
Considerations and Clinical Applications’. Int. J. Psycho-Anal.,
83:551-563
Psicoanalista, membro della British Psychoanalytical Society,
Visiting Professor della School of Community Health & Social
Studies Anglia Polytechnic University. Editor for London del The
International Journal of Psychoanalysis.
Vive a
Londra.
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Bergamo, 6.o6.2006 "CURARE
CON LE ARTI: NEUROSCIENZE E TECNICHE ESPRESSIVE"; Sede:
BERGAMO GALLERIA
D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA; Info:
segreteria@updateintcong.it
MARABBONI@LIBERO.IT ;
Fees= euro 50,00.
CURARE
CON L’ARTE
Neuroscienze e
tecniche espressive
6 GIUGNO
2006
Bergamo
Galleria d’Arte
Moderna e Contemporanea - GAMeC
“Spazio Parola e Immagine”
Razionale
L’obiettivo del Convegno, rivolto a tutte le figure professionali
che operano nel campo della riabilitazione del disagio psichico, è
quello di promuovere la ricerca e la riflessione sui possibili
contributi che le moderne neuroscienze offrono alle prassi
riabilitativo - espressive.
Come è noto la riabilitazione psicosociale è costituita da un
insieme tecniche, rivolte a persone con disabilità psichiatriche
gravi e di lunga durata e costituisce il trattamento d’elezione
per i soggetti con un Io fragile e scarse capacità cognitive e
d’insight. L'obiettivo perseguito è quello di migliorare la
qualità di vita supportando l’individuo in un percorso di
riacquisizione e/o acquisizione di competenze (relazionali,
pragmatiche, emotive) che gli consenta di: assumersi la
responsabilità della propria esistenza, funzionare il più
attivamente ed indipendentemente possibile nella società. Il
percorso si rivolge all'individuo come persona, nella sua
totalità, facendo riferimento soprattutto alle abilità residue e
alla parte sana, stimolando il senso d’autostima ed incoraggiando
la partecipazione al processo riabilitativo.
Questo insieme di tecniche può schematicamente essere diviso in
due grandi gruppi: i modelli cognitivisti e quelli espressivi
(come l’arte, la danza, la musico, la teatro - terapia), ad
impronta psicodinamica. In Italia, questi approcci sono inseriti
all’interno di un modello più ampio che prevede una presa in
carico globale e prolungata con l’utilizzo integrato di:
farmacoterapia, psicoterapia e riabilitazione. Certamente la
diffusione delle prassi riabilitative è il risultato di scuole di
pensiero e movimenti sociali che hanno fortemente influenzato la
storia della psichiatria, ma non va dimenticato come uno dei
fattori che, ponendosi alla base della cura della patologia
psichica, ha reso possibile la strutturazione dei percorsi
riabilitativi è stata l’introduzione dei farmaci, i quali hanno
reso possibile il contenimento dei sintomi e quindi, dopo il
superamento dell’acuzie, l’attuazione degli interventi stessi.
Oggi, sempre grazie alla terapia farmacologica anche la realtà
riabilitativa è molto mutata, infatti, grazie ai nuovi
antipsicotici e alle loro caratteristiche specifiche è possibile
un maggior reinserimento sociale del paziente. Questo risultato è
determinato certamente da trattamenti riabilitativi più mirati, ma
anche dalle nuove terapie farmacologiche, infatti i nuovi
neurolettici presentano effetti collaterali meno disabilitanti; un
maggior rispetto delle capacità cognitive dei pazienti; una
maggiore incisività, rispetto ai neurolettici classici, sulla
sintomatologia negativa, e, infine, danno la possibilità di
interventi riabilitativi più precoci che possono essere iniziati
anche durante i periodi di acuzie.
Inoltre, sono oggi disponibili diversi farmaci antidepressivi che,
per le loro caratteristiche sia farmacologiche, sia cliniche, sono
in grado di consentire il trattamento e la risoluzione di
condizioni depressive, come la classica “depressione da
svuotamento dell’Io” che spesso tendono a sovrapporsi alla
originaria patologia psicotica, di cui complicano il decorso,
rendendo evidentemente precari e spesso frammentari i percorsi
riabilitativi; questo, senza interferenze significative, né
farmacologiche, né cliniche con la patologia di base ed il suo
trattamento.
In altri termini gli interventi farmacologici complessivamente
oggi disponibili consentono trattamenti riabilitativi più precoci
e determinano minori effetti disabilitanti.
Tornando alle tematiche del Convegno, e quindi alle tecniche
riabilitative, nell’approccio espressivo il disturbo mentale viene
visto come un’alterazione delle capacità di relazione del soggetto
con se stesso e con gli altri. Questa incapacità di intraprendere
e mantenere valide relazioni oggettuali rinforza a sua volta
l’alterazione delle capacità di pensiero e di comunicazione con il
mondo esterno. Per questo, l’intervento è mirato alla
ricostituzione di un'organizzazione funzionale, la più ottimale
possibile, delle strutture del Sè intrapsichico (corporeo,
espressivo e verbale), che sono alla base delle relazioni
oggettuali.
Per comprendere il ruolo delle attività espressive è necessario
fare riferimento a tre presupposti teorici fondamentali: queste
tecniche utilizzano il canale comunicativo non verbale che è
compromesso più tardivamente rispetto al verbale e questo consente
di lavorare in ambiti meno deteriorati dalla patologia e quindi
più fruibili e validi in un’ottica terapeutica che preveda il
potenziamento delle parti sane; nelle tecniche espressive
l’attenzione principale è posta al processo più che al prodotto
espressivo, quindi al come viene costruita l’opera e non al cosa
viene costruito, in questo modo, abbattendo l’ansia da
prestazione, il soggetto ha maggiori possibilità di esprimere
liberamente il suo mondo interno con tutte le valenze di cui esso
è portatore; infine la teoria degli oggetti transizionali che
conferisce un significato alle cose, alle percezioni, alle
emozioni che la riabilitazione usa come strumenti di cura. Lo
spazio riabilitativo messo a disposizione dalle tecniche
espressive si colloca come uno spazio transizionale in cui il
desiderio ha la possibilità di muoversi per giungere a degli
obiettivi, è uno spazio scenico che si costituisce come ponte tra
l’individuo e la realtà, tra mondo interno e mondo esterno. Detto
questo appare chiaro come il contesto espressivo costituisca un
luogo privilegiato all’interno del quale trovano spazio e segno
dinamiche interne che possono essere colte dall’operatore e
contribuire, se integrate ed utilizzate nel processo terapeutico,
al percorso di cura del paziente.
In questo contesto le riflessioni proposte dalle moderne
neuroscienze possono costituire un importante punto di vista sia
operativamente, pensiamo ai concetti di intelligenza emotiva e di
regolazione delle emozioni; sia in termini conosciti, pensiamo ai
concetti di memoria. Infatti, per esempio, sappiamo che nel nostro
cervello operano due diversi sistemi di memoria che hanno
caratteristiche funzionali molto diverse: la memoria esplicita o
dichiarativa che può essere attivata consapevolmente e che
consente il recupero di ricordi che possono essere verbalizzati;
la memoria implicita o non dichiarativa che non è cosciente né può
fornire la verbalizzazione di ricordi.
Quest’ultima ha a che fare con vari tipi di apprendimenti: il
priming (rappresentato dalla capacità del soggetto di scegliere un
oggetto al quale è stato esposto in maniera subliminale), la
memoria procedurale che ha a che fare con l’apprendimento motorio,
le performances quotidiane, il suonare strumenti, ecc.; la memoria
emotiva ed affettiva che è relativa alle emozioni, esperienze,
fantasie, difese legate alle relazioni precoci che l’essere umano
stringe con il mondo esterno, la madre in primis. Ancora, sappiamo
che l’intelligenza emotiva è costituita dalla capacità di
riconoscere, denominare, controllare, esprimere, vivere e sentire
le emozioni. Gli ambiti in cui questa forma di intelligenza si
esplica sono la capacità di insight, di sapersi motivare, di
tollerare le frustrazioni, la capacità empatica, di gestire le
relazioni sociali e di modulare e regolare le emozioni.
Proprio in considerazione di questi elementi, il Convegno vuole
proporre una riflessione che cerchi punti di contatto ulteriori
tra la riabilitazione, attraverso le tecniche espressive, le
neuroscienze e, per loro tramite, l’ambito del trattamento
farmacoterapeutico delle psicosi schizofreniche ed affettive.
MEMORIA, INCONSCIO E CREATIVITÀ
Le esperienze sensoriali di natura
“estesica” collegate alla relazione del neonato con la madre,
depositate nella memoria implicita, veicolano affetti ed emozioni
che costituiscono la struttura di base di un inconscio precoce non
rimosso presimbolico e preverbale in grado di condizionare la vita
affettiva, emotiva, cognitiva e creativa del soggetto nel corso
della vita.
La creatività umana appare in
questa prospettiva come un ricreare collegato all’inconscio non
rimosso, risultato di un incontro tra preconcezioni (analoghe alle
idee a priori kantiane) e realtà.
Seguendo il principio di Jacobson,
saranno analizzati alcuni aspetti del linguaggio poetico,
musicale, artistico e transferale nel presupposto che questi
diversi linguaggi abbiano le loro radici comuni nella proiezione
dell’inconscio non rimosso sui diversi assi che rappresentano i
diversi linguaggi.
REGOLAZIONE DELLE EMOZIONI ED
ARTI TERAPIE
Le Arti terapie implicano l’uso di
vari mezzi tecnici, di differenti sistemi comunicativi e una
diversa attività di regolazione delle emozioni. L’uso del
messaggio pittorico, musicale, della danza, del teatro ….
Implicano inoltre l’impiego di canali sensoriali percettivi ed
espressivi. Al di là delle diversità occorre sottolineare che
questi “esercizi” sono caratterizzati da una comune tensione verso
una forma di comunicazione simbolica delle emozioni.
In questo percorso si verificano
alcuni importanti cambiamenti: si instaura in primo luogo, come
già detto, un dialogo inconscio tra paziente e terapeuta basato su
una comunicazione diretta di vissuti emotivi e sostenuto molto
spesso da messaggi di tipo non verbale, come gesti, espressioni
facciali, postura, ecc.; la traduzione del vissuto emotivo nel
linguaggio prescelto implica l’acquisizione e l’applicazione di
determinate regole (o meglio canoni) proprie di quel linguaggio;
viene ad attuarsi una coincidenza tra regole del linguaggio,
regole che determinano il setting psicoterapeutico e modalità di
controllo nell’espressione dei vissuti emotivi; tali coincidenze
costituiscono lo spazio simbolico di intervento delle arti terapie
ed assicurano la transizione da una forma di comunicazione diretta
delle emozioni ad una riflessione sull’esperienza emozionale che
si avvale di un codice simbolico che permette in sostanza di
definire l’emozione provata e di collocarla nella dimensione
spazio – temporale.
L’INTEGRAZIONE TRA METACOGNITIVO
E METAEMOTIVO
Nella storia della psicologia, in
campi applicativi diversi si è assistito ad un graduale
cambiamento di prospettiva in cui i processi affettivi hanno
trovato uno spazio sempre più decisivo e non ignorabile nello
sviluppo cognitivo di un individuo. Attualmente, superata l’epoca
di una forzata separazione tra emozione e cognizione, si trovano
molti luoghi di incontro e ponti di collegamento tra cognizione ed
emozione.•Un
filone di ricerca che ha apportato, negli ultimi trent’anni,
rilevanti contributi alla psicologia dello sviluppo e
dell’educazione è la metacognizione (Albanese, 2003).La
metacognizione coinvolge, da un lato, la conoscenza del proprio
funzionamento mentale e, dall’altro, la conoscenza dei processi di
controllo messi in atto nell’esecuzione /risoluzione di compiti e
problemi. J.H. Flavell introdusse la nozione di metamemoria,
riferendola alla conoscenza che il soggetto ha del processo
cognitivo della memoria, proprio e altrui.Dalle sue ricerche è
emerso che per svolgere in modo efficace un compito cognitivo è
necessaria la conoscenza che si ha del proprio processo cognitivo
e delle regole che lo governano (Flavell, 1971; 1976; 1996, trad.
it.).A.L. Brown introdusse un nuovo modello basato sui meccanismi
di controllo che un soggetto mette in atto durante l’esecuzione di
un compito cognitivo. Secondo l’autrice attraverso l’applicazione
di tali meccanismi il soggetto: analizza il compito, pianifica
l’esecuzione, sceglie le strategie e valuta i feedback di ritorno
(Brown, 1978). L’originario modello metacognitivo di Flavell fu
dunque ampliato considerando la competenza metacognitiva non solo
come frutto della conoscenza che un soggetto ha del proprio
funzionamento, ma anche delle strategie attraverso cui può
intervenire su di esso.•Sin dai primi lavori di Pressley,
Borkowski e O’Sullivan (1985) le competenze metacognitive sono
state spiegate attraverso un modello pluricomponenziale in cui si
intrecciano componenti cognitive ed emotivo-motivazionali, per
spiegare la complessità dello sviluppo umano. Nella prospettiva
metacognitiva attuale l’individuo, impegnato nell’affrontare
compiti di vita quotidiana, è sollecitato ad attivare le
competenze metacognitive che diventano, quindi, un paradigma per
descrivere e spiegare la complessità dell’essere umano (Pellerey,
2003).
In conclusione, possiamo
ritenere che lo studio della complessità dello sviluppo umano
sempre più deve includere un elevato numero di variabili e
recentemente nella ricerca metacognitiva le componenti
socio-emotive sono considerate variabili essenziali ed interagenti
con tutti gli altri aspetti dello sviluppo umano. In tale
prospettiva va considerata la comprensione che il soggetto ha
della natura, delle cause e delle possibilità di controllare le
emozioni insieme alla sua capacità di controllare e regolare
l’espressione delle emozioni, cioè la metaemozione (Pons e
Harris, 2000). Lo sviluppo della metaemozione è diventato,negli
ultimi vent’anni, oggetto di studio della psicologia dello
sviluppo rappresentando il paradigma di ricerca con cui si traduce
il processo metacognitivo nello sviluppo delle emozioni (Pellerey,
2003). A partire da queste premesse è stata analizzata
l’evoluzione di una tale competenza individuando i seguenti
passaggi: il bambino a partire dai 2 anni (Dunn, Brown e
Beardsall, 1991; Wellman, Harris, Banerjee e Sinclair, 1995) è
capace di evocare verbalmente (contro il semplice riconoscimento)
le sue emozioni (contentezza, amore, tristezza) ma anche in una
certa misura quelle degli altri;verso i 3 anni i bambini
cominciano a parlare sistematicamente dei loro desideri (volere);
ed intorno ai 4 anni essi evocano distintamente parole a contenuti
cognitivi ed emotivi.Queste evocazioni verbali possono essere
considerate come il segnale di una prima presa di coscienza, anche
se non riflessiva, del funzionamento emozionale.Verso i 3-4il
bambino manifesta la capacità di comprensione delle emozioni
(Harris, 1983, 1991, trad. it.) riuscendo ad identificare
correttamente non solo un’emozione espressa da un altro bambino,
ma anche ad indicarne alcune cause.Verso i 6-7 anni egli comprende
l’incidenza delle credenze, oltre che dei desideri, sugli stati
emotivi e diventa capace di controllare e regolare il suo vissuto
(Harris et all., 1981). E’ chiaro che
i bambini acquisiscono gradualmente la comprensione della
propria vita emotiva e che la competenza nell’affrontare più
efficacemente le proprie emozioni trova la sua origine nella
comprensione delle loro cause (Pons, Harris e de Rosnay, 2000;
Saarni, Mumme e Campos, 1998). La competenza metaemotiva comprende
tutti i processi auto-regolativi attraverso cui un soggetto,
consapevole che esiste una emozione, si interroga sulla sua
natura, sulle sue cause e sulle modalità di esprimerle e
condividerle con l’ambiente (Pons e Doudin, 2000).
Lo sviluppo della comprensione
delle emozioni in bambini dai due agli undici anni è stato
studiato con la costruzione e l’impiego di un test, il Test of
Emotion Comprehension (TEC di Pons e Harris, 2000), di cui è
in corso la sperimentazione e validazione italiana con i primi
risultati (Albanese et al, 2006).
E’ stato possibile definire 9
componenti della competenza metaemotiva:
1) il riconoscimento
delle emozioni sulla base delle espressioni facciali;
2) la comprensione
delle cause esterne delle emozioni;
3) la comprensione
dell’intervento dei desideri sulle emozioni;
4) la comprensione
dell’intervento delle credenze sulle emozioni;
5) la comprensione
dell’influenza del ricordo sulle emozioni attuali;
6) la comprensione
della possibilità di regolare un’emozione;
7) la comprensione
della possibilità di nascondere un’emozione;
8) la comprensione
della natura mista delle emozioni;
9) la comprensione
dell’influenza delle regole morali sulle emozioni (Pons et all
2002;
Pons, Harris e
Doudin, 2002). Un crescente
interesse verso lo studio delle differenze tra gli individui e gli
ambienti in cui avviene lo sviluppo mette in rilievo l’importanza
del mediatore, cioè di colui che accompagna nello sviluppo
l’individuo. Il mediatore, nell’originaria posizione vygotskiana
(Vygotskij, 1990, trad. it.), costituisce il facilitatore
dell’apprendimento e dell’acquisizione di competenze ed abilità
che attraversano l’interazione tra un individuo esperto e colui
che è in fase di acquisizione delle conoscenze in quella che è
definita zona di sviluppo prossimale del soggetto. La progressiva
acquisizione di competenze metacognitive passa attraverso il
legame del bambino con l’ambiente, cioè con le caratteristiche
delle figure mediatrici per il bambino(Albanese, Doudin e Martin,
2003a); e la maggior parte dei modelli esplicativi dello sviluppo
cognitivo ed emotivo sono concordi nel ritenere che le cause dello
sviluppo non sono né unicamente nel soggetto (organico e
psichico), né unicamente nel suo ambiente (fisico e
socioculturale), ma dentro la loro interazione.
••Prove
dell’incidenza dell’ambiente circostante sullo sviluppo
metacognitivo arrivano anche dalle ricerche di Davidson e Freebody
(1988) che hanno trovato una correlazione positiva tra lo status
sociale del padre e lo sviluppo delle competenze metacognitive del
bambino
•A tale scopo sono
stati studiati gli stili di insegnamento dei genitori durante
alcuni giochi familiari ed il modo in cui i genitori correggono i
compiti scolastici dei figli. I risultati hanno rilevato che
genitori di cultura tedesca, ad esempio, danno più informazioni
sulle strategie necessarie per risolvere il compito rispetto a
quelli nordamericani. Tale stile costituirebbe uno stimolo allo
sviluppo delle competenze metacognitive dei propri figli
(Lafortune e Deaudelin, 2003)
Albanese O. et al. (2006) ( a cura
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LE TECNICHE
ESPRESSIVE NELLA RIABILITAZIONE PSICHIATRICA
Sin dall’antichità l’uomo si è servito
delle arti a scopo curativo: basti pesare alla diffusione del
canto e della danza nei rituali magici terapeutici di molteplici
società arcaiche, alle descrizioni dell’effetto curativo della
musicoterapia rinvenute nei papiri medici di Kauron (1500 AC). Si
deve attendere però il 19° secolo perché compaiano i primi scritti
di applicazione delle arti (musica, pittura e grafica) nella
malattia mentale. Ad oggi il tema delle espressioni creative nella
loro connessione ai processi di cura costituisce un “campo aperto
e dai confini mobili” (Pistorio 2000) soprattutto in ambito
psichiatrico, ambito in cui il concetto di cura si estende e
compendia in sé i due concetti di terapia, che mira alla
riduzione/risoluzione della sintomatologia, e di riabilitazione
che mira al recupero e potenziamento delle risorse presenti nella
persona al fine non solo di far acquisire competenze sociali più
adeguate ma soprattutto raggiungere un equilibrio ed un benessere
soggettivo nel rispetto delle individuali aspirazioni e
potenzialità. La riabilitazione psichiatrica utilizza tecniche
prevalentemente orientate al mondo esterno e centrate sul fare e
tecniche orientate al modo interno del paziente e centrate
sull’espressione dell’intrapsichico. Le tecniche espressive fanno
parte di queste ultime; esse si rivolgono ai tre parametri
strutturali dell’individuo: il Sé corporeo, il Sé espressivo ed il
Sé verbale con modalità diverse: psicomotricità, danza ed
animazione teatrale permettono l’espressione del Sé Corporeo;
musica, teatro, fotografia e arteterapia permettono l’espressione
del Sé Espressivo mentre il Sé verbale trova espressione nella
psicoterapia o in gruppi terapeutici basati sulla parola.
L’utilizzo delle tecniche espressive in riabilitazione si basa
sul concetto base che ogni essere umano ha un canale sensoriale
(visivo, uditivo, cenestesico) preferenziale; tale canale, in
determinate condizioni psicopatologiche, può divenire il solo che
possa consentire uno scambio a livello emotivo permettendo una
relazione terapeutica costruttiva permettendo al paziente di far
emergere e di elaborare vissuti emotivi e migliorare il livello di
consapevolezza e adattamento relazionale.
IL LABORATORIO, LUOGO DI EMOZIONI,
RIMANDI E NESSI
Una delle immagini che si propongono, per
porre mente al significato di un laboratorio d’arte presso i
luoghi di cura della malattia mentale, è quella del laboratorio
come di “un deposito”; un “deposito animisticamente vivo”. D’altra
parte è caratteristica di alcuni malati, che li individua rispetto
ad altri, di raccogliere, di accumulare, di conservare; in questo
caso si tratta di raccogliere - impegno primario anche dei
bambini, che forse testimoniano e riproducono un’attività arcaica
- piume, nastri, pietre, pezzi di carta, fogli di giornale, che
saranno poi resi nuovi.
“Deposito” è un luogo deputato alla
raccolta di materiali, ma è anche sedimento di qualche cosa che si
stratifica; ma depositare è anche lasciar cadere sul fondo
materiali…è lasciar giù… Pensare al laboratorio, allora, come
deposito, ci permette di affermare che per averne uno che funzioni
ci vuole una certa affabile, parlante corrispondenza con i
materiali; corrispondenza che molti dei malati mentali hanno e che
proprio tali li rende, perché trascorsa l’età infantile continuano
ad essere incapaci di controllarla “da adulti” nel chiuso della
loro immaginazione; corrispondenza che è data sia da un
avvertimento intuitivo, nel qui e nell’ora, di immediata e
violenta percezione delle caratteristiche del materiale, sia da
una risuonante apertura del soggetto rispetto alle caratteristiche
dell’oggetto; percezione e apertura caratterizzate da una venatura
erotica rispetto all’evidenza materica di oggetti, materiali,
strumenti di lavoro… per cui si è presi dal rosso di un colore o
di un mattone che viene raccolto per “farne poi qualcosa…”
Per “farne poi qualcosa…” quando
“verrà il momento…”; allora tenere un laboratorio d’arte ha a
che vedere sia con la possibilità di “farne qualcosa…”
degli oggetti e dei materiali così violentemente avvertiti sia
di permettere che arrivi “..il momento” transitando il
malato al di là di posizioni e collocazioni solo rapinose,
estatiche o parassitarie rispetto alla potenza di oggetti e
materiali.
RISVEGLI:
IL DIALOGO TRA DISAGIO E MUSEO
La Galleria d’Arte Moderna e
Contemporanea di Bergamo sostiene, in consonanza con l’articolo 27
della Dichiarazione Universale dei Ditti dell’Uomo, che così come
esiste un diritto al nome esista anche un diritto ai beni
culturali.
Per questo motivo già da sette
anni i Servizi Educativi del museo si sono impegnati a dare vita
ad un dialogo tra l’arte e quelli che vengono definiti
impropriamente “pubblici speciali” o “altri pubblici”,
impropriamente perché più che essere pubblico queste persone sono
“esclusi”. L’esclusione come sensazione provata dai disabili
psichici e psico-fisici e dai loro familiari nasce dal timore di
barriere architettoniche, economiche e culturali, barriere che
crollano quando – superati l’incertezza e il pregiudizio – il
museo diventa luogo di accoglienza e comunicazione.
Due anni fa la GAMeC ha
selezionato degli educatori museali con competenze specifiche nel
campo del disagio e della disabilità, per condividere con gli
educatori museali già attivi un impegno di progettazione e
formulazione di proposte per questi cittadini invisibili. In museo
si può cantare, parlare ad alta voce, scattare fotografie con
macchine senza rullino, si può anche restare immobili. Le opere –
dove questo non rechi pregiudizio alla loro conservazione – si
possono toccare, e si rivelano essere stimoli forti al dialogo e
alla creazione di legami e intrecci con lo spazio e con gli
educatori.
Ma l’attività dei Servizi
Educativi non si è limitata alla progettazione di percorsi ad hoc
dedicati al disagio ed alla disabilità: la GAMeC è stato il primo
museo in Italia a formulare, distribuire ed analizzare un
questionario – somministrato ai disabili di Bergamo e Provincia –
che mette in luce i rapporti di queste persone con il Museo,
rapporti basati sull’esclusione, sul timore dell’inadeguatezza,
ma anche sulla convinzione che l’esperienza del museo possa
arricchire, e sulle speranze e le richieste che farebbero del
museo un luogo importante per il proprio “risveglio”.
ARTE TERAPIA E RELAZIONE TERAPEUTICA
L’Arteterapia è una tecnica terapeutico –
espressiva a mediazione non verbale che utilizza il linguaggio
dell’arte come mezzo di comunicazione interpersonale finalizzato a
incanalare ed organizzare emozioni, conflitti o ricordi dando loro
forma all’interno di un’opera visiva concreta.
Va però precisato che
l’arteterapia, in questo momento storico, è uscita dalla
soggettività individuale e si focalizza e si attua essenzialmente
nella relazione di rispettivo riconoscimento ed empatia tra utente
ed arterapeuta. In altri termini la creatività è un processo a
due.
E’ importante precisare che il
focus dell’intervento è costituito dall’attenzione al processo
creativo di cui l’opera non è che il risultato visivo finale.
Quindi l’elemento qualificante e fondamentale, dal punto di vista
terapeutico, non è il prodotto espressivo, certamente
significativo dal punto di vista estetico soggettivo per
l’individuo, ma è il percorso/processo attraverso il quale il
mondo interno del soggetto trova modo di esprimersi attraverso
l’espressività artistica.
In Arteterapia ci si avvale dell’uso di
materiali artistici (pennarelli, pastelli a cera, matite, crete,
tempera, ecc.), attraverso i quali è possibile la creazione di un
oggetto che rappresenti l’interiorità del soggetto o la sua vita
psichica in quel momento. L’arte, grazie al suo linguaggio
simbolico e non verbale, aiuta a rendere più accessibili quei
vissuti che il paziente, a causa della gravità della patologia,
non riesce a far riemergere o ad esprimere a livello verbale.
L’intervento arteterapico,
chiaramente, non si pone l’obbiettivo di guarire il paziente, ma
si propone come possibile strumento per facilitare l’evoluzione
dell’individuo attraverso la stimolazione e la reintegrazione di
nuovi equilibri, fornendo aggiustamenti e compensi a livelli anche
semplici, ma utili a fornire un cambiamento.
Nella relazione verranno proposte
alla discussione alcune riflessioni sulla relazione interpersonale
nel setting arteterapico.
“DA GIUSEPPE A GEPPETTO”
L’arteterapia come percorso di
riacquisizione di capacità e competenze occupazionali in soggetti
con ID. e comorbidità psichiatrica.
Le comunità protette (in fase di
transitorio accreditamento) S.G. Grande sono indirizzate a persone
adulte con ritardo mentale di diversa gravità (codice F70- F 79
dell’ICD 10) in comorbidità psichiatrica e neurologica, con
consistenti limitazioni delle attività e restrizione della
partecipazione che necessitano di interventi ad alta intensità
terapeutico-riabilitativa, soprattutto in relazione a gravi
disturbi del comportamento. La strutturazione degli interventi
individuali consiste in percorsi riabilitativi ad impronta
comportamentista e psicoeducativa.
Nel centro è attivo un laboratorio
di attività espressive diviso in due settori principali: nel primo
si svolgono attività di falegnameria, di oggettistica in legno, in
gesso, di decorazione, di pittura su vetro e su stoffa; nel
secondo di maglia, uncinetto, cucito e ricamo. La finalità del
laboratorio, in particolare nel settore della falegnameria, è di
aumentare e sviluppare l’autonomia personale, il mantenimento e lo
sviluppo di alcune abilità manuali, espressive e relazionali
ricercando nel contempo la soddisfazione e la gratificazione degli
ospiti.
Inoltre si pone come percorso a
valenza terapeutica, poiché, attraverso l’insegnamento di tecniche
specifiche consente al soggetto di poter esprimere liberamente la
propria creatività. L’arte, oltre a permettere di comunicare
qualcosa di sé, oggettiva sentimenti ed emozioni concretizzando
l’esperienza interiore, facendola emergere per riconoscerla,
interpretarla e contenerla. Il soggetto, perciò, acquisisce nuove
competenze aumentando il senso di sicurezza e la fiducia nelle
proprie capacità. L’intervento è finalizzato ad un obiettivo di
normalizzazione e di salvaguardia della qualità di vita. Il
laboratorio diviene dunque un ambiente privilegiato nel quale il
soggetto sperimenta un tirocinio occupazionale attraverso una
retribuzione fondata sul modello della token economy che consente
un ripristino di una dimensione di vita normalizzante.
ESPRESSIVITA’ DEL CORPO E DANZATERAPIA
Il desiderio di comunicare costituisce uno
dei motori più potenti che sottendono l’interazione umana e, come
è noto, le modalità comunicative dell’uomo possono essere
schematizzate in due sistemi: la Comunicazione Verbale e la
Comunicazione Non Verbale che comprende il movimento corporeo, la
postura, la mimica, la gestualità, ecc.
La Danzaterapia è una tecnica
riabilitativo espressiva a mediazione non verbale e corporea, che
insieme all'arte, alla musica e al teatro applicate alla terapia,
rientra nell’ambito delle cosiddette Artiterapie.
Questa metodologiaueste
metodologieQQ, che da anni è applicata in Europa sia in
ambito preventivo che terapeutico, in Italia è utilizzata, spesso
in associazione alla terapia farmacologia, nei percorsi
riabilitativi con soggetti portatori di un disagio e/o di una
patologia psichica conclamata.
Infatti, frequentemente, la
corporeità del soggetto portatore di un disagio psichico
costituisce uno specchio attraverso il quale è possibile cogliere
aspetti legati al mondo interno del paziente, alle sue emozioni,
ai suoi conflitti.
In questo senso, all’interno di un
setting strutturato, l’oggetto del sintomo (il rapporto
mente/corpo), il fucus del problema (relazione con il proprio Sé
Corporeo) e la tecnica riabilitativa danzaterapica, “abitano”, pur
con modalità diverse, il medesimo “luogo”: il corpo.
Nella relazione verranno quindi
proposte alcune riflessioni sull’utilizzo della tecnica
danzaterapia nei percorsi riabilitativi dei pazienti psichiatrici.
DANZATERAPIA: LA DANZA DEL CORPO E DELLE EMOZIONI
Nel presente intervento verranno
riportate alla discussione alcune esperienze sull’utilizzo della
danzaterapia, secondo il metodo Fux, nei percorsi riabilitativi
con soggetti portatori di un disagio psichico.
La danzaterapia è una tecnica
espressiva a mediazione corporea che si pone quale tramite al
recupero di una relazione con il proprio sé corporeo più armonica
e soddisfacente.
Già utilizzata da diversi lustri
negli Stati Uniti e in Europa, in Italia la tecnica ha una
tradizione più limitata sia dal punto di vista applicativo che di
ricerca.
La tecnica può essere utilizzata
all’interno di un setting individuale o di gruppo, a seconda delle
specifiche esigenze del soggetto e delle risorse messe a
disposizione dall’ente presso il quale la tecnica espressiva viene
utilizzata.
LA SUGGESTIONE DI UN INCONTRO: MUSICA E
PSICHIATRIA
Quale è la relazione tra emozioni,
sentimenti ed esperienza musicale? E sino a che punto la musica
incide sulla vita mentale dell’uomo?
Con questo
intervento si cercherà di porre l’attenzione sul suggestivo e
misterioso legame tra uomo e suono, tra arte musicale e mente
umana, tra musica e psichiatria.
Un’analisi
che parlerà di suoni, psiche e significati, fornendo così momenti
di riflessione e di ricerca.
Da sempre la musica porta con sé poteri e
capacità misteriose, che incidono inevitabilmente sulla sfera
psichica, dall’antichità sino all’attualità. Un momento, oggi, in
cui il pensiero psichiatrico moderno si sta approcciando con
occhi più attenti e precisi ad un mondo, che sfugge ad alcun
tentativo di dimensionamento.
EMOZIONI E MUSICA: ASCOLTARE I RICORDI
Il gruppo di musicoterapia
d’ascolto del Day Hospital psichiatrico all’interno del quale
operiamo, si è modificato nel tempo in funzione delle esigenze
dell’utenza.
Data la varietà delle diagnosi,
dell’età, del livello socio-culturale presentate dai sempre più
numerosi pazienti , e dalla sua natura di gruppo aperto, il gruppo
è stato strutturato in modo che ogni seduta possa costituire un
momento a sé pur essendo all’interno di un continuum terapeutico
riabilitativo.
La scelta delle musiche da
ascoltare viene decisa volta per volta per la seduta successiva da
un paziente che voglia condividere l’ascolto di un brano che ama
particolarmente, che riveste per lui un significato, con i suoi
compagni e gli operatori.
Questa metodologia consente un
maggior coinvolgimento e attivazione dei pazienti, la
valorizzazione dei loro gusti, l’allenamento all’ascolto di
“linguaggi” musicali diversi, nei confronti dei quali si sollecita
e si sviluppa una maggior apertura e disponibilità.
L’effetto maggiore è stato un
risveglio di ricordi e memorie che in altri contesti non
riuscivano ad emergere e che la musica ha saputo sollecitare in
modo particolarmente efficace.
TERAPIA A MEDIAZIONE TEATRALE: AVANZAMENTI TEORICI E METODOLOGICI
SECONDO IL MODELLO TEATRO DEGLI AFFETTI
Dopo anni di ricerche teoriche ed esperienziali in campo clinico
ed educativo, vengono presentate le formulazioni più avanzate
attualmente elaborate secondo il modello definito Teatro degli
Affetti. Saranno presentati, in specifico, gli assunti del
processo creativo, le fasi di lavoro, gli strumenti di
rilevazione, di analisi e di verifica, la tecnica di conduzione,
la declinazione terapeutico - clinica delle arti teatrali, la
metodica della compressione – agente - azione.
DAL GIOCO CREATIVO ALLA COSTRUZIONE DI
UN PERSONAGGIO: PERCORSI DI TEATROTERAPIA CON IL PAZIENTE
PSICHIATRICO GRAVE
Diversamente da
altre forme espressive, nel teatro i mezzi tecnici necessari sono
ad immediata disposizione dei soggetti che ne vogliano fare uso e
fanno parte del patrimonio soggettivo di ciascuno: spazio,
postura, linguaggio, comunicazione intra ed intersoggettiva. La
rappresentazione teatrale crea una nuova realtà che, seppure
illusoria e fantastica, è comunque assai vicina alla vita vera,
poiché è costituita dagli stessi elementi che la pongono in essere
così come i sentimenti e le emozioni che vengono trasmessi
attraverso un’interpretazione, sono gli stessi che costituiscono
il patrimonio emotivo affettivo di ogni individuo, universalizzati
e resi condivisibili proprio dall’arte che li veicola attraverso
il mezzo espressivo teatrale.
Dall’aprile 2002 è
attiva la sperimentazione di un protocollo di intervento di
Teatroterapia presso il Day Hospital Riabilitativo della Sezione
di Psichiatria del Dipartimento di Medicina Interna
dell’università degli Studi di Milano.
Il singolo percorso, della durata che va da
9 ai 12 mesi in relazione alle specificità del gruppo, si articola
in due fasi distinte per metodologia ed obiettivi e si conclude
con una rappresentazione nata dal lavoro del gruppo ed aperta al
pubblico. Il gruppo è formato da un massimo di 10 pazienti con diagnosi
che vanno dal disturbo di personalità borderline, ai disturbi
dell’umore (depressione, disturbo bipolare), alla schizofrenia.
L’esperienza, ormai al suo IV ciclo d’applicazione, è
caratterizzata quindi dall’attuazione di tecniche e metodologie
peculiari mirate ad intervenire in situazioni di forte disagio
psichico accompagnato spesso ad una grave compromissione
funzionale, nello specifico contesto di Day Hospital.
L’osservazione
clinica dell’andamento del gruppo arricchita dalla strutturazione
di una scala di valutazione descrittiva e da un’intervista
semistrutturata così come lo studio di singoli casi clinici ha
evidenziato risultati positivi nella presa di coscienza
del proprio Sé e della propria identità psicofisica, nello
sviluppo delle risorse cognitive e creative, nel miglioramento
delle capacità relazionali, nella capacità di gestione della
propria componente emotiva e dell’ansia, nell’incremento
dell’autostima. In fine le rappresentazioni finali si sono
dimostrate essere un evento positivo fissato nella memoria emotiva
dei singoli partecipanti.
La tecnica, che va dal gioco creativo alla
costruzione di personaggi per poi giungere alla strutturazione di
una rappresentazione, non può eludere il continuo confronto con la
dinamicità dell’incontro con il singolo partecipante ed deve
essere sottesa a principi che rendono la Teatroterapia tanto
efficace quanto di complessa applicazione pratica.
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Roma, maggio-giugno 2006
PSICOSI E PROCESSI DI
SOGGETTIVAZIONE
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SULL’INSEGNAMENTO DI LACAN
10 Maggio 2006
Ore 20,45-21,00 Registrazione dei
partecipanti
Ore 21,00 – 22,00
Relazione su tema
preordinato, Lucio Russo,
"Sull’insegnamento di lacan".
Ore 22,00 – 24,00
Dibattito con la sala
CURRICULUM
Dr. Lucio Russo
Membro Ordinario della SPI,
Psicoanalista con funzioni di training della S.P.I., redattore
della Rivista di Psicoanalisi dal 1986 al 1995, svolge la sua
attività di analista a Roma. Da anni ricerca sulla teoria e sulla
clinica delle aree narcisistiche e melanconiche della mente. Si
occupa anche dell’autoanalisi e del controtransfert dell’analista
nella cura dei pazienti borderline. Ha svolto per molti anni in
alcune ASL del Lazio attività di supervisione sulle psicosi.
Ha curato il volume collettivo
Del genere sessuale (1988) in collaborazione con Malde
Vigneti, ed il libro di N. Abraham e M. Torok La scorza e il
nocciolo (1993).
E’ autore dei libri, Nietzsche,
Freud e il paradosso delle rappresentazioni (Treccani, 1986) e
L’indifferenza dell’anima (Borla, 1998).
E’ autore di diversi articoli e
saggi.
Sull’insegnamento di Lacan
A partire dalla situazione storica
della psicoanalisi francese ed internazionale negli anni ’50 e
’60, il seminario intende proporre alcune riflessioni sul “che
cosa” ha insegnato e “come” Lacan ha insegnato la psicoanalisi.
Le due questioni sul “che cosa” e
del “come” conducono a riflettere sull’esistenza o meno di una
“specificità” dell’insegnamento di Lacan, sull’importanza ancora
attuale della specificità di questo insegnamento. Per esempio cosa
Lacan intenda con l’espressione famosa “ritorno a Freud”.
L’ultima domanda del Seminario
riguarda la questione di “chi” sono i soggetti ai quali Lacan ha
rivolto il suo insegnamento. Attraverso questa domanda il
seminario si pone il problema se “attraverso l’insegnamento sia
possibile trasmettere la psicoanalisi”.
NARCISISMO E PSICOSI
17 maggio 2006
Ore 20,45-21,00 Registrazione dei
partecipanti
Ore 21,00 – 22,00
Relazione su tema
preordinato, Carmela Gurnari,
"Narcisismo e Psicosi”
Ore 22,00 – 24,00
Dibattito con la sala
CURRICULUM
Dr.ssa Carmela Gurnari
Psicoanalista associata nel 1991
alla Società Psicoanalitica Italiana, svolge la propria attività
professionale oltre che nel privato anche nel servizio pubblico
prestando opera come psichiatra in una ASL romana dove si occupa
pricipalmente di persone con disturbi psicotici.
Ha collaborato con la Rivista di
Psicoanalisi con lavori già pubblicati e in via di pubblicazione e
partecipa in qualità di docente alla Scuola di specializzazione
per psicoterapeuti dell’Associazione Psicoanalitica Cosa Freudiana
in Roma.
Narcisismo e psicosi
Il lavoro
illustra come lo stadio dello specchio aiuti a rappresentare la
relazione che lega l’Io all’oggetto. In quanto non c’è narcisismo
possibile senza stadio dello specchio. L’autore inoltre pone
l’accento sulla differenza che si può cogliere, alla luce di
questo modello, tra la maschera isterica e quella psicotica.
COMPLESSITA’ DELL’ADOLESCENZA E
COSTRUZIONE DEL SETTING
24 maggio 2006
Ore 20,45-21,00 Registrazione dei
partecipanti
Ore 21,00 – 22,00
Relazione su tema
preordinato, Maria Grazia Fusacchia,
"La tela di Penelope, il setting
come riverbero delle vicissitudini della relazione analitica con
un'adolescente melanconica".
Ore 22,00 – 24,00
Dibattito con la sala
CURRICULUM
Dr.ssa Maria Grazia Fusacchia
Membro
Ordinario SIPsIA (Società Italiana Psicoterapia Psicoanalitica
del Bambino e dell'Adolescente) .
Membro
Associato della Società Psicoanalitica Italiana, SPI - IPA,
ammessa nell’elenco degli esperti bambini/adolescenti.
Docente di
Psicopatologia dell’adolescenza del Corso ASNE-SIPsIA di
Psicoterapia Psicoanalitica del Bambino, dell’Adolescente e della
Coppia.
Docente Esterno di 1^ Livello del
Dipartimento I del Comune di Roma, Politiche delle Risorse Umane e
Decentramento
Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale Civile di Roma e del
Tribunale per i Minorenni di Roma.
"La tela di Penelope, il setting
come riverbero delle vicissitudini della relazione analitica con
un'adolescente melanconica".
Il lavoro tratta di una peculiare
modalità con cui l'adolescente melanconico utilizza il setting ,
mostrando una singolare fedeltà, del tutto inconsueta in questa
epoca della vita, che si rileva estremamente perniciosa per il
processo analitico, poiché cela nuclei melanconici incistati che
mantengono immutate le identificazioni primarie e masochistiche.
Il lavoro di autoanalisi che prende
le mosse da una situazione di impasse, permetterà di
comprendere che, inconsapevolmente, nell'analisi la ripetizione
dell'esperienza originaria traumatica è ineludibile, a fortiori
è la condizione per avviare un processo trasformativo con cui si
cimenta la coppia a lavoro.
L’EMERGENZA DELLA SOGGETTIVITA’
E
IL PARADOSSO DEL NEGATIVO
31 maggio 2006
Ore 20,45-21,00 Registrazione dei
partecipanti
Ore 21,00 – 22,00
Relazione su tema
preordinato, Marina Malgherini, “L’emergenza della soggettività
e il paradosso del negativo”
Ore 22,00 – 24,00 Dibattito con la
sala
CURRICULUM
Dr.ssa Marina Malgherini
Membro Associato della SPI,
Psicologa Dirigente ai Dipartimenti di Salute Mentale.
“L'emergenza della
soggettività - il paradosso del negativo"
Il lavoro, attraverso elementi
clinico teorici, intende proporre delle riflessioni sulla
dimensione paradossale del segno di negazione; segno che fonda la
nascita del soggetto.
Seguendo questo filo, attraverso
movimenti erratici tra concetti quali: perdita, rinnegamento,
idealizzazione, vuoto, interroga ed esplora quello "stato
obliquo" che in patologia le forme così dette extranevrotiche
assumono.
METODO STORICO
METODO PSICOANALITICO
3 giugno 2006
Ore 9,15-9,30 Registrazione dei
partecipanti
Ore 9,30-11,30 Tavola rotonda
Maurizio Balsamo, Domenico Chianese, Gilberto Maccari e Fausto
Putrella “Metodo Storico e metodo psicoanalitico”
Ore 11,30-12,30 Sophie de
Mijolla Relazione su tema preordinato “La verità fra storia
e psicoanalisi”
Ore 12,30-13,30 Emanuele Betta
Relazione su tema preordinato “La soggettività dello
storico”
Ore 13,30-14,30 Pausa
Ore 14,30-15,30 Francesco
Conrotto Relazione su tema preordinato “Metodo
storico e metodo psicoanalitico”
Ore 15,30-16,30 Silvano Facioni,
Relazione su tema preordinato “Michel de Certeau,
fra storia e psicoanalisi”
Ore 16,30-18,30 Dibattito con
la sala
Ore 18,30-19,00 Questionario
finale
Abstract Lavori
Francesco
Conrotto
Metodo
storico metodo psicoanalitico
L’autore ritiene che, sebbene lo
stesso Freud e dopo di lui numerosi psicoanalisti, abbiano
affermato che la metodologia clinica della psicoanalisi è molto
vicina al metodo storico, questo non può essere sostenuto a meno
di ritenere che ogni storia è una storia inventata a posteriori.
Infatti l’autore non ritiene che la psicoanalisi conduca al
recupero di ricordi rimossi ma che, piuttosto, permetta di mettere
in parole delle esperienze affettive infantili che, in quanto
rimosse, hanno perduto qualunque riferimento con realtà
evenemenziale.
Fausto Petrella
Quanta storia nel lavoro
psicoanalitico?
Il lavoro prende in considerazione
i limiti di riferimento alla storia nel caso dei pazienti a
difetto di soggettivazione. In tal caso non sembra esserci storia
a partire dalla quale ricostruire un passato.
Sophie de Mijolla
La verità fra storia e psicoanalisi
Che rapporto c’è tra storia e
verità psicoanalitica? I due registri si incrociano o sono
differenti? Che rapporto con la realtà psichica?
Emanuele Betta
La soggettività dello storico
Che rapporto c’è fra la
soggettività dello storico e la scrittura della storia? In che
modo le tracce impongono una verità che obbliga lo storico a
riconoscerle o che invece possono da lui essere selezionate?
Maurizio Balsamo
Regimi di storicità e psicoanalisi
Sempre più spesso la psicoanalisi
sembra delineare un metodo di cura centrato sul presente della
relazione analitica. Nel lavoro si cerca invece di delineare i
diversi regimi di storicità presenti nella cura.
Domenico
Chianese
Storia,
destino, scrittura
A partire dal concetto di
costruzione l'autore prende in esame il problema della costruzione
della relazione analitica e del suo incontro con le tracce della
storia.
Silvano Facioni
Michel de Certeau, fra storia e
psicoanalisi
De Certeau è una figura esemplare
per studiare, nel concreto, il rapporto complicato fra il metodo
storico e il metodo psicoanalitico.
Gilberto Maccari
Perchè interessarsi alla storia.?
Abbiamo interesse ad occuparci
della storia? Se ci situiamo in un ambito clinico, dove quello che
è importante è il problema delle trasformazioni possibili, il
cocnetot di storia appare forse desueto.
CURRICULUM
Dr. Domenico Chianese
Iscrizione all'elenco degli
psicoterapeuti all'Ordine dei Medici di Napoli, Indirizzo
psicoterapeutico. Consulente CIM A.S.L. di Cinecittà - Roma
Membro del Centro Psicoanalitico di
Roma: (C.P.d.R.)
Membro Associato S.P.I dal 1981,
Membro Ordinario S.P.I. dal 1986, Presidente della S.P.I. dal 2001
al 2004
Docente presso la Sezione Romana
dell’INT.
CURRICULUM
Dr. Manuele Betta
Docente a
contratto di Storia Contemporanea all’Università di Roma “La
Sapienza”.
CURRICULUM
Dr. Silvano Facioni
Docente di
Storia del Pensiero Filosofico Ebraico dell’Università della
Calabria.
CURRICULUM
Dr. Francesco Conrotto
Medico-Chirurgo, Specialista in
Malattie Nervose e Mentali, Membro Ordinario e Analista con
Funzioni di Training della Società Psicoanalitica Italiana.
Attualmente è Segretario della Seconda Sezione Romana
dell’Istituto Nazionale di Training della Società Psicoanalitica
Italiana.
E’ autore di numerose pubblicazioni
in Riviste Specializzate.
E inoltre autore del volume:
“Tra il Sapere e la cura” Franco
Angeli, Milano, 2000.
CURRICULUM
Dott. Gilberto Maccari
AFT dell’INT della S.P.I. Membro
Ordinario della SPI. Assistente Vit. R. VIII circ. Roma 3aa,
Servizio Diagnosi e Cura USL XVI Roma 5aa. Presidente Centro
Psicoanalitico di Roma.
CURRICULUM
Prof. Fausto Petrella
AFT dell’INT
della S.P.I. Laurea in Medicina e Chirurgia nell'anno 1963
Specializzazione in Psichiatria nell'anno 1968
Iscrizione
all'elenco degli psicoterapeuti dell'Ordine dei Medici di Pavia
Responsabile
dei Servizi Psichiatrici Territoriali dell'ASL di Pavia,
Professore Ordinario di Psichiatria presso Università degli Studi
di Pavia
Incarichi
Istituzionali nella S.P.I.: 1977-1987 Membro Esecutivo CMP,
Membro Commissione Deontologica della SPI per un quadriennio,
Presidente SPI dal 1997 al 2001
CURRICULUM
Dr. Maurizio Balsamo
Membro ordinario della Spi, Dottore
in psicoanalisi nell’Università di Parigi VII, membro
associato del C.E.P.P. (Centre d'études en psychopathologie
et psychanalyse) di Parigi, caporedattore della rivista “Psiche”.
Insegna Psicologia della Personalità nella Seconda Università di
Napoli, è segretario scientifico del Centro psicoanalitico di
Roma, fa parte della Commissione Nazionale sulla ricerca della
Società psicoanalitica Italiana. Dirige la collana “Le vie della
psicoanalisi” (Franco Angeli). Fra i suoi ultimi lavori “Freud
et le destin”
(P.U.F, Parigi, 2000) e “Soggetti al delirio” (Franco
Angeli, Milano, 2000). Si interessa di storia della psicoanalisi
e collabora a diversi gruppi di lavoro transdisciplinari. Fa parte
dello Study Group sulla ricerca storica dell’IPA
(Associazione psicoanalitica internazionale).
CURRICULUM
Prof.ssa Sophie de Mijolla
-Mellor
Psicoanalista (OPLF), Professore
all'Università di Parigi VII, direttore della rivista "Topique,
"Direttore dell'Ecole Doctorale di Parigi VII.
Ultimi lavori pubblicati:
|
«The evolution of the
psychoanalytic practice with psychotics» |
Psychoanalysis
and History, Artesian Books, London, 2002. |
|
Pensare la psicosi |
Rome, Borla,
2001. |
|
|
Messina, 5.05.2006
SOCIETA’ INTERNAZIONALE DI
MICROPSICOANALISI
ISTITUTO ITALIANO DI
MICROPSICOANALISI
Azienda Unità Sanitaria Locale n.5
Messina
DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE
U.O. Psicoterapia – studi e
ricerche
Sezione Siciliana
SOCIETA’ ITALIANA DI PSICOTERAPIA
MEDICA
Sezione
speciale della Società Italiana di Psichiatria
Giornata
di studio
PAROLE E MOLECOLE
psicoterapia e psicofarmacologia
nei Servizi di Salute Mentale
Messina,
Auditorium Ordine dei Medici
5 maggio 2006
RELATORI
E MODERATORI
NICOLA PELUFFO, micropsicoanalista didatta, già docente di
Psicologia dinamica Università di Torino
DANIELE LA BARBERA, professore straordinario di Psicologia clinica
Facoltà di Medicina e Chirurgia Università di Palermo
ANTONIO DI ROSA, professore ordinario di Psichiatria Facoltà di
Medicina e Chirurgia Università di Messina
EDOARDO SPINA, professore ordinario di Farmacologia Facoltà di
Medicina e Chirurgia Università di Messina
BIAGIO GENNARO, direttore Dipartimento Salute Mentale AUSL 5
Messina
GIUSEPPE RAO, direttore Modulo Dipartimentale Messina Nord
Dipartimento Salute Mentale AUSL 5 Messina
MAURIZIO GUARNERI, psicoanalista SPI, docente di Psichiatria
Università di Palermo
DILETTA LA TORRE, psicoanalista SPI, professore associato di
Psichiatria Università di Messina
MARIA GUZZO, professore associato di Psicoterapia Università di
Messina
GIOIA MARZI, psichiatra, micropsicoanalista, responsabile U.O.
Dipartimentale per i Disturbi Alimentari
e di Psicopatologia di Genere AUSL Frosinone
LUIGI BALDARI, psichiatra, micropsicoanalista, responsabile U.O.
Psicoterapia – Studi e Ricerche AUSL 5 Messina
PROGRAMMA
Moderatore:
BIAGIO GENNARO
9.00
Luigi Baldari
relazione (30 m.): Parole e molecole: psicoterapia e
psicofarmacoterapia nei Servizi di Salute Mentale
Edoardo Spina
Lettura magistrale (60 m.):
Psicofarmaci e
geni
Nicola Peluffo
Lettura magistrale (60 m.):
Le
manifestazioni del Bimbo
Daniele La Barbera
Lettura magistrale (60 m.): Neuroni, affetti e relazioni:
connessioni e rispecchiamenti tra Neuroscienze e Teorie della
mente
Gioia Marzi
relazione (30 m.): La Coazione a Ripetere tra parole e
molecole
12.30 discussione (60 m.)
Gioia Marzi
14.00 break
15.00 Moderatore: GIUSEPPE RAO
Antonio E. Di
Rosa
Lettura magistrale (60 m.): Plasticità neuronale e
comportamento: un punto di incontro fra psicofarmacologia e
psicoterapia
Maurizio
Guarneri
relazione (30 m.):Aspetti epistemologici e clinici relativi
all’integrazione tra psicofarmacoterapia e psicoterapia
Diletta La Torre
relazione (30
m.): Il setting della psicoterapia nei servizi: un limite o una
risorsa ?
Maria Guzzo
relazione (30
m.): Le immagini che
aiutano
17.30 discussione (60 m.)
Luigi Baldari
18.30
Verifica dell’apprendimento
Luigi Baldari
19.00
Chiusura dei lavori
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Milano , maggio-dicembre 2006 "ALLEANZA
DIAGNOSTICA E ALLEANZA TERAPEUTICA NELLE GRAVI PATOLOGIE
PSICHICHE- TERZO LIVELLO"; Sede:
A.R.P.- PIAZZA SANT'AMBROGIO
16, 20123 MILANO; Info:
arp@arpmilano.it;
Fees= euro 750.
Il corso su alleanza diagnostica e terapeutica nelle gravi
patologie psichiche ha come obiettivo il rilevamento delle
difficoltà incontrate con i pazienti gravi nel trattamento sia
psicologico che farmacologico.
Queste persone sono spesso reduci da precedenti trattamenti
sia psicologici che farmacologici assolutamente non risolutivi.
Il far precedere a qualsiasi presa in carico terapeutica un
processo diagnostico parte dalla necessità di comprendere al
meglio il funzionamento e la struttura del soggetto per
evidenziare quali elementi hanno portato ad insuccessi
terapeutici.
L’ipotesi di lavoro è che le difficoltà evidenziate nello
strutturarsi di un’alleanza di lavoro diagnostico siano già
elementi fondamentali per comprendere quali ostacoli specifici per
ogni caso hanno prodotto e riproporranno lo stesso assetto
fallimentare terapeutico se non verranno affrontati nel setting
diagnostico.
Il setting è caratterizzato da elementi quali colloqui,
test, raccolta anamnestica, sintesi del materiale e percorso di
restituzione.
Il progetto di lavoro del corso di terzo livello è
quello di evidenziare al meglio il percorso della restituzione,
passo fondamentale al fine di ipotizzare e impostare successivi
setting terapeutici: dall’ osservazione prolungata all’intervento,
a psicoterapie di vario orientamento, in funzione delle
caratteristiche strutturali del paziente, sempre con riferimento
alla teorizzazione su
-
i disturbi
della fiducia di base,
-
i disturbi
della continuità del Sé, dei confini e dell’appartenenza
-
le specifiche
distorsioni del processo evolutivo.
Oltre al lavoro di supervisione sui casi, vi saranno momenti
di approfondimento teorico-clinico.
Alla fine del corso è prevista una prova scritta, che
consisterà in una relazione su un caso discusso in équipe. I
partecipanti dovranno evidenziare
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