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Chronology

 

CONGRESSI 

I semestre 2007

  Questo servizio di informazione sugli eventi ECM deve necessariamente fare i conti con l'ingente mole di eventi accreditati e, soprattutto, in fase di accreditamento per il 2007. Pertanto, abbiamo operato una selezione, forzatamente 'arbitraria', di congressi che ci sono sembrati maggiormente attinente alla formazione psicoterapica. Mano a mano che un evento sarà accreditato, verrà aggiornata la sua scheda completa del punteggio assegnatogli. Per gli eventi formativi che non compaiono nel sito ECM-sanità (http://ecm.sanita.it) verrà indicata la fonte informativa  (a fondo pagina).                                                                                           

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Eventi ECM  PRIMO SEMESTRE 2007 in attesa di accreditamento:   
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Milano, 9.06.2007 "ANORESSIA - BULIMIA IL CORPO COME TEATRO DELLA MENTE"; Sede: FONDAZIONE CARIPLO - VIA VERDI 10 (INGRESSO DA VIA ROMAGNOSI 6) - MILANO; Info: cmp.spi@fastwebnet.it Fees= euro 132,00.

Organizzato da:
Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti

 

 

Sabato 9 giugno 2007

 

Sede: Fondazione Cariplo - Via Verdi 10 , Milano

                                  (ingresso da via Romagnosi 6)

 

 

 

 

 

 

 

Segreteria organizzativa

Daniela Pallavidino, Nella Vignoli

Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti
Via F. Corridoni 38 - 20122 Milano - Italia
Tel (+39) 0255012281 - Fax (+39) 025512832

cmp.spi@fastwebnet.it - www.cmp-spiweb.it

 

 

 

 

 

 

 

 

PROGRAMMA:

 

SABATO 9 giugno 2007

TITOLO: ANORESSIA – BULIMIA. Il corpo come teatro della mente

 

Ore: 9.30 – 9.45

Tipo: A - Lezioni magistrali

 

Titolo: apertura e presentazione del Convegno

 

Docenti: Patrizia Gammaro Moroni, Giampaolo  Kluzer

Abstract: I disturbi dell’alimentazione rappresentano una patologia così grave e diffusa da poter essere considerata un vero e proprio male sociale. Il convegno  ha come obiettivo  l’approfondimento e lo studio di questa profonda sofferenza psico-somatica. La discussione scientifica  verterà  sui modelli interpretativi e sulle modalità terapeutiche più adeguate per affrontare questo disagio nelle  varie fasce d’età. A tale scopo  interverranno esperti in varie discipline: psicoanalisi, psicologia sociale,,neurobiologia, neuropsichiatria.

 

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TITOLO: ANORESSIA – BULIMIA. Il corpo come teatro della mente

 

Ore: 9.45 – 10.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

 

Titolo: L’Anoressia e la Bulimia nel transfert

 

Docente: Dana Birksted-Breen

 

Abstract: Questo lavoro sarà centrato sui problemi  relazionali  che emergono nel corso del trattamento analitico con i pazienti che soffrono di disturbi alimentari.

L’autrice esaminerà le profonde implicazioni affettive che starebbero alla base dell’anoressia e della bulimia.

Tali implicazioni affettive risultano evidenti nelle differenti  modalità di relazione che le anoressiche e le bulimiche instaurano con il terapeuta, tendendo le prime a trascinare il terapeuta in una sfida rabbiosa che riguarda la negazione dei loro bisogni, mentre le bulimiche tendono a fagocitare qualunque intervento terapeutico nullificandolo.

 

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TITOLO: ANORESSIA – BULIMIA. Il corpo come teatro della mente

 

Ore: 10.30 – 11.00

Tipo: D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un conduttore ("l'esperto risponde")

 

Titolo: Discussione

 

Docente: Dana Birksted-Breen

 

Abstract: Verrà dibattuto il tema appena presentato.

 

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Ore: 11.00 – 11.15     INTERVALLO

 

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TITOLO: ANORESSIA – BULIMIA. Il corpo come teatro della mente

 

Ore: 11.15 – 12.00

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

 

Titolo: Conflitti,conflittualità,movimenti di metamorfosi

 

Docente: Colette Combe

 

Abstract: Si vorrebbe dimostrare come il conflitto giocato nella trattamento terapeutico con i pazienti affetti da disturbi alimentari abbia una modalità quasi da psicodramma, che esprime una conflittualità psichica di grave intensità.

I terapeuti devono essere in grado di aspettare il tempo necessario, perché la  grave conflittualità psichica, legata ad un’esperienza di  stress e ad una  grave angoscia che si esprime nello psico-soma, possa lentamente essere elaborata.

Il terapeuta quindi deve essere in grado di condividere il caos e la confusione che regnano nel mondo interno di questi pazienti.

Se questo percorso riesce, il paziente potrà “disintossicarsi” dall’uso coatto e ossessivo del cibo.

 

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TITOLO: ANORESSIA – BULIMIA. Il corpo come teatro della mente

 

Ore: 12.00 – 12.30

Tipo: D - Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto/i guidato da un conduttore ("l'esperto risponde")

 

Titolo: Discussione

 

Docente: Colette Combe

 

Abstract: Verrà dibattuto il tema appena presentato.

 

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Ore: 12.30 – 14.00     PAUSA PRANZO

 

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TITOLO: ANORESSIA – BULIMIA. Il corpo come teatro della mente

 

Ore: 14.00 – 16.00

Tipo: C - Tavola rotonda con dibattito tra esperti

 

Titolo: Punti di vista a confronto

 

Presiedono: Patrizia Gammaro Moroni, Giampaolo Kluzer

 

Intervengono: Stefano Erzegovesi,   Paolo Inghilleri,   Romana Negri

 

Abstract: Erzegovesi parlerà di Neurobiologia dei disturbi dell’alimentazione: saranno affrontati alcuni temi salienti in merito alla neurobiologia dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), secondo il seguente percorso didattico:

- Cenni di classificazione dei DCA: anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbi alimentari Non Altrimenti Specificati.

- Effetti biologici della denutrizione e sintomi psico-fisici nell’anoressia nervosa.

- DCA e fisiopatologia dei meccanismi di regolazione di fame e sazietà.

- Concetto di “dieta” ed effetti neurobiologici della dieta in corso di DCA.

- Sintomi di DCA in una prospettiva evoluzionistica: mangiare meno come meccanismo di neuroprotezione.

- Dalla neurobiologia alla terapia: cenni di terapie biologiche/farmacologiche in corso di DCA

 

Inghilleri tratterà il tema Fame e digiuno:aspetti transculturali.  L’intervento si svilupperà su due linee. Da un lato verranno esposte le più recenti teorie inerenti il rapporto tra concezioni e pratiche tradizionali legate al cibo, al digiuno, all’alimentazione rituali nelle diverse culture e sviluppo di una persona adeguata, avente una identità ben costruita e connessa ai valori della società di appartenenza. Particolare attenzione verrà data all’analisi delle interpretazioni “locali” di un disturbo nel rapporto individuo/alimentazione e delle relative pratiche di cura e intervento.

Un secondo aspetto riguarda la nascita di nuove e recenti forme di patologie alimentari nelle società non occidentali. Si analizzerà e si interpreterà in termini psicosociali e antropologici la comparsa di disturbi correlata al miglioramento della situazione economica, alla scomparsa di problemi di sussistenza e alla modernizzazione in paesi di recente sviluppo.

 

Negri parlerà di Alimentazione nel primo periodo di vita: è noto come in particolare nel primo periodo di vita sia impossibile separare le componenti biologiche da quelle mentali: “il neonato sente con il proprio corpo e attraverso lo stesso comunica” (Negri 1983). Assume dunque un peculiare significato tutto quanto si riferisce alla funzione alimentare, che non riguarda solamente la crescita e il benessere fisico del piccolo, ma assume un importante significato per quanto si riferisce alla componente psicologica. Per questo è  opportuno considerare le caratteristiche che riguardano l’alimentazione del bambino sano.

Da oltre 30 anni (Fau 1973) vengono da più parti formulate correlazioni tra problematiche alimentari in epoca neonatale e anoressie massive precoci o anche tardive.

Il problema va considerato tenendo soprattutto conto di tre aspetti, riguardanti: il neonato, la madre, la coppia madre-neonato.

*Il neonato: l’8 per cento di neonati necessita di un ricovero ospedaliero ( la maggiore percentuale riguarda i neonati gravemente pretermine) Questi bambini per problemi di carattere assistenziale sono sottoposti a pratiche mediche traumatiche e che riguardano in larga misura la sfera oroalimentare.

* La madre. E’nota la vulnerabilità della donna nel periodo post natale e il rischio dell’instaurarsi di un vero e proprio quadro depressivo. Il rischio è maggiore quando i genitori vivono l’esperienza traumatica del ricovero del loro figliolo in un reparto di terapia intensiva. Vi è correlazione tra la depressione materna e precocissime problematiche alimentari del figlio.

*La coppia madre-bambino. Tenuto conto di quanto sopra sottolineato, è evidente come sia significativo considerare l’interazione tra i due componenti la coppia per individuare aspetti della relazione precoce che possono essere di  interferenza nell’instaurarsi di una soddisfacente funzione alimentare del figlio.

Il lavoro esplora finemente le situazioni riguardanti i tre componenti sopra descritti per evidenziare i fattori di rischio più significativi riguardanti l’esordio precoce di disordini alimentari nel bambino cercando anche di stabilirne gli aspetti prognostici.

 

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Ore: 16.00 – 16.30     INTERVALLO

 

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TITOLO:
ANORESSIA – BULIMIA. Il corpo come teatro della mente

 

Ore: 16.30 – 18.30

Tipo: G – Lavoro a piccoli gruppi su problemi e casi clinici con produzione di rapporto finale da discutere con esperto

 

Titolo: Gruppi di lavoro simultanei

 

Docenti:

Giuliana Barbieri Rodini

Silvia Fornari

Katharina Schweizer

Diomira Petrelli

Maria Teresa  Palladino

Simonetta Diena

Barbara Serrati

Valeria Egidi Morpurgo

 

Abstract: I singoli gruppi lavoreranno sui seguenti temi

 

·         La relazione primaria madre bambino : La possibilità di coniugare il pensiero di Winnicott con i dati dell'Infant Research consente di cogliere gli aspetti cruciali dell'incontro tra il bambino e le persone che si occupano di lui, fin dai primi giorni dopo la nascita. Con il gruppo verranno esplorati questi aspetti che sono cruciali poichè, ponendosi come crocevia tra realtà esterna e realtà interna, determinano la qualità della dimensione relazionale dentro cui il bambino prende la propria forma. Saranno portati  alcuni esempi che mostrano la delicatezza dei momenti in cui il bambino prende il latte o le prime pappe, di come facilmente possano addensarsi ansie intense, e di come, altrettanto facilmente, si possano dissolvere.

 

·         I disturbi alimentari nel bambino in età scolare: il seminario verterà sul tema dei disturbi alimentari in età di latenza. Verranno esposti, utilizzando materiale clinico, gli aspetti peculiari di esordio e le caratteristiche dei quadri di anoressia ad insorgenza precoce. Verranno inoltre discusse le modalità di intervento terapeutico specifiche, volte alla presa in carico del bambino e della coppia genitoriale.

 

·         Aspetti perversi nei disturbi alimentari in adolescenza : “Non penso che a quello.” Questa frase ambigua è il Leitmotiv dei disturbi alimentari, indipendentemente se sono di tipo restrittivo o bulimico/evacuativo. A livello cosciente la frase si riferisce al cibo, l’ambiguità dell’espressione invece rinvia a fantasie sessuali, fantasie o meglio  fantasmi che si collocano nel registro primitivo e perverso. L’adolescenza rivela le difficoltà di dipendenza rimaste fino allora latenti, rivela anche la sessualizzazione del corpo e delle relazioni edipiche non risolte. Dipendenza e sessualizzazione rendono difficile il  completamento dei processi identificatori. Là dove esiste inoltre una vicinanza eccessiva tra uno dei genitori e il/la bambino/a, vale a dire un clima incestuoso, con la pubertà questa vicinanza viene sessualizzata. In questa situazione potenzialmente traumatica, i limiti e le differenze fra le generazioni diventano vaghi.  L’adolescente, per ristabilire i limiti e per prendere le distanze sia da quel genitore sia dal suo corpo pericoloso, attacca entrambi in uguale misura.

In questo intervento si tenta di affrontare un aspetto specifico dei disturbi alimentari, il legame tra il funzionamento mentale di pazienti affetti da anoressia o bulimia e l’organizzazione di personalità perversa. Tramite la riflessione sul materiale clinico  si cercherà di evidenziare la funzione del sintomo anoressico e/o bulimico nella dinamica dipendenza/sessualizzazione e la sua relazione con i processi di identificazione e con il funzionamento mentale di tipo perverso.

 

·         Fantasie di funzionamento corporeo e modalità difensive: Il lavoro intende affrontare il tema della qualità e della funzione di alcune fantasie sul funzionamento corporeo presenti in pazienti con gravi disturbi dell’alimentazione. Verranno presentate e discusse alcune sequenze di materiale clinico, tratte dal trattamento psicoanalitico di due giovani pazienti, al fine di illustrare il collegamento di tali fantasie con specifiche modalità difensive delle pazienti, nonché il loro uso e la loro eventuale evoluzione nel transfert.

 

·         Madri e Figlie: corpi e menti da districaresi propone alcune riflessioni sul tema della separazione all’interno di una relazione molto intricata tra madre figlia. Ciò che è emerso durante l’analisi di adolescenti e di giovani donne, ma anche dal lavoro di supporto alle madri di ragazze con disturbi nella sfera alimentare è che, in questi casi casi, alcuni aspetti del legame molto intricato erano funzionali e rispondevano ai bisogni di entrambi i membri della coppia durante l’infanzia, ma diventavano seriamente inadeguati quando si entrava in adolescenza. I nuovi bisogni legati allo sviluppo davano così ragione di una profonda crisi caratterizzata da una sintomatologia seria, spesso di tipo anoressico,  nella giovane donna. L’osservazione clinica dimostra come per molti anni la coppia madre- figlia proceda tra momenti di rottura ed altri di riavvicinamento in un doloroso processo che dovrebbe portare alla separazione. Di qui l’importanza per l’analista di acquisire una nuova prospettiva in cui i passi fatti da entrambe, madre e figlia,  le fasi dell’analisi, e anche differenti terapie possono essere considerate e viste in un continuum che  porta a pensarle come tappe di un unico processo  verso la separazione.

 

·         Il senso di vuoto nella bulimia :  I disturbi dell’alimentazione non sono mai stati semplici da definire né da curare. L’incremento vertiginoso di queste patologie negli ultimi anni ha reso sempre più evidente la complessità dei loro sintomi e la molteplicità di significato. Soprattutto interessante appare il recentissimo fenomeno dell’insorgenza di tali disturbi in individui adulti, spesso di mezza età, quasi sempre ma non esclusivamente di sesso femminile. Spesso all’origine vi è un grave evento traumatico, una separazione od un lutto. Le persone che soffrono di tali disturbi sentono di non avere alcuna possibilità efficace di comunicazione con il mondo esterno. Vivono il loro stato di abbandono con profonda vergogna e solitudine, spesso aggravato dalla rimozione o dell’evento traumatico in sé, o delle conseguenze emotive di tale evento. La modalità concreta e non-verbale con cui questi pazienti agiscono, li costringe in una coazione a ripetere difficile da interrompere. La paziente ricostruzione dei microtraumi cumulativi può permettere di  trasformare l’agire in pensare, l’espellere in conservare e accedere ad una dimensione interna più stabile. Riuscire a considerare le parole anziché il cibo strumenti utili per comunicare invece di sentirsi persi, frustrati o attaccati, significa aiutare lo sviluppo di una capacità di comunicazione che riconosce la presenza dell’altro e la possibilità di sviluppare introiezioni e proiezioni soddisfacenti.

 

·         Ossessività e Compulsione nell’anoressia  : si focalizza l’attenzione sugli aspetti ossessivi e compulsivi presenti nella patologia anoressica. Le azioni quotidiane, zone routinarie e neutre della vita, vengono caricate di affetti e di contenuti simbolici che rendono pericoloso ogni luogo e ogni situazione. Da qui la necessità di un rigoroso controllo su ogni azione, anche la più banale.

Una riflessione sarà fatta anche sul “disgusto” suscitato da alcune sostanze, apparentemente innocue.

 

·         L’integrazione tra clinica psicoanalitica e interventi di tipo medico: La terapia psicoanalitica e la psicoterapia ad orientamento psicoanalitico possono trovare forme di integrazione con l’approccio medico (nutrizionale, dietetico, cognitivo-comportamentale, ecc) nella terapia dei disturbi alimentari. Una collaborazione sul caso è possibile a partire dal  riconoscimento delle competenze differenti e specifiche. Si daranno esempi di casi in cui  lo psicoanalista può integrare nel  trattamento clinico l’intervento del medico (nutrizionista,  internista,   endocrinologo ecc.)   nel setting psicoanalitico o psicoterapico,  perché considera il  trattamento medico come aspetto del setting stesso. Infatti in questa ottica  l’intervento medico è diretto a permettere il controllo conscio dei comportamenti alimentari patologici, così da tendere pensabile e problematizzabile  l’uso dell’azione compulsava come via di scarico delle ansie. Le ansie sono aspetti mentalizzabili e trasformabili con l’approccio psicoanalitico.  

 

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Ore: 18.30 – 19.00     Verifica con questionario

 

 

Casalecchio di Reno (BO), 8.06.2007 "LA DIMENSIONE STORICA E NARRATIVA NEL LAVORO PSICHIATRICO"; Sede: AULA MAGNA AUSL - VIA CIMAROSA, 5 - CASALECCHIO DI RENO BO; Info: info@mccstudio.org ; Fees= euro 20,00.
PROGRAMMA PRELIMINARE

 

Venerdì 8 giugno

 

 

8.30                 Registrazione dei partecipanti

 

9.00                 Saluto di apertura ed introduzione ai lavori

Marco Monari (Bologna)

                       

 

                        I sessione

 

9.15                 La psichiatria nell’Italia del Novecento prima della 180

                        ValeriaPaola Babini

 

11.00               Presentazione e discussione di casi clinici

Valeria Paola Babini, Marco Monari

 

13.00               Pausa

                       

                        II sessione

 

14.00               Lavori a piccoli gruppi sul tema presentato

                        Conduttori: Maria Grazia Beltrami, Aurelio Bonatti, Cecilia Neri

 

16.30                             Pausa

 

16.45               Presentazione dei lavori

 

18.00               Questionari di valutazione ECM

 

18.15               Conclusione e chiusura dei lavori

 


 

 

 

 

Venerdì 28 settembre

 

 

8.30                 Registrazione dei partecipanti

 

9.00                 Saluto di apertura ed introduzione ai lavori

Marco Monari (Bologna)

 

 

                        I sessione

 

9.15                 Storia e narrazione: memoria, idee, individui

                        Fulvio Cammarano

 

11.00               Presentazione e discussione di casi clinici

                        Fulvio Cammarano, Marco Monari

 

13.00               Pausa

 

                        II sessione

 

14.00               Lavori a piccoli gruppi sul tema presentato

                        Conduttori: Maria Grazia Beltrami, Aurelio Bonatti, Cecilia Neri

 

16.30               Pausa

 

16.45               Presentazione dei lavori

 

18.00               Questionari di valutazione ECM

 

18.15               Conclusione e chiusura dei lavori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 16 Novembre

 

 

8.30                 Registrazione dei partecipanti

 

9.00                 Saluto di apertura ed introduzione ai lavori

Marco Monari (Bologna)

 

 

                        I sessione

 

9.15                 Narrative in psychiatry and psycotherapy: the evidence

                        Jeremy Holmes

 

11.00               Presentazione e discussione di casi clinici

                        Jeremy Holmes, Marco Monari

 

13.00               Pausa

 

                        II sessione

 

14.00               Lavori a piccoli gruppi sul tema presentato

                        Conduttori: Maria Grazia Beltrami, Aurelio Bonatti, Cecilia Neri

 

16.30               Pausa

 

16.45               Presentazione dei lavori

 

18.00               Questionari di valutazione ECM

 

18.15               Conclusione e chiusura dei lavori

 

 

COME SI PUO’ EVINCERE DAL PROGRAMMA ALLEGATO IL PROGETTO FORMATIVO SI SVOLGE IN TRE GIORNATE. NON CI E’ POSSIBILE ACCREDITARE REGOLARMENTE L’EVENTO IN QUANTO IL PROGETTO ECM TERMINERA’ IL PERIODO DI PROROGA DELLA SPERIMENTAZIONE ECM.

 

 

 

 

 

 

 

 

SEDE

Aula Magna, AUSL Bologna Sud

Via Cimarosa 5

Casalecchio di Reno (BO

 

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA

MCC srl

Via S.Stefano 57

40125 Bologna

info@mccstudio.org

 

ELENCO MODERATORI E RELATORI

 

Valeria Paola Babini

Cattedra di Storia della scienza,Insegnamento di Storia della Psicologia, Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna

 

Maria Grazia Beltrami

Psichiatra, responsabile del    Progetto Qualita’ per il Dipartimento di Salute Mentale, Casalecchio, Bo

 

Luciano Aurelio Bonatti

Csm di casalecchio di reno

Day hospital psichiatrico territoriale, Casalecchio di Reno (BO)

 

Fulvio Cammarano

Cattedra di Storia Contemporanea, la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna.

Direttore dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia, Università di Bologna

 

Jeremy Holmes

Chair of the Psychotherapy faculty, Department of Psychiatry, Royal College of Psychiatrist, Devon UK

 

Marco Monari

Direttore del day hospital psichiatrico territoriale Casalecchio di Reno

CSM – ausl bologna sud

 

Cecilia Neri

DSM Bologna

 

 

 

ABSTRACT

 

La psichiatria nell’Italia del Novecento prima della 180.

Valeria Paola Babini

Si presenterà una ricostruzione del percorso teorico e disciplinare della psichiatria italiana (correnti, scuole, personaggi, snodi teorici, luoghi di formazione) che consenta di coglierne la sua particolare specificità nonché il rapporto con la società .

 

Storia e narrazione: memoria, idee, individui

Fulvio Cammarano

L’intervento si propone di affrontare alcune grandi questioni del metodo storiografico a cominciare dalle diverse finalità attribuite alla storia dalle tradizioni culturali degli ultimi due secoli.

La storia è una disciplina strettamente correlata al concetto di ricerca,  d’indagine nel passato. Il passato, però, come è noto, non è di per sé storia. La storia richiede che gli eventi descritti siano stati ricostruiti attraverso una critica delle fonti in cui le cautele e le verifiche rappresentano un consolidato criterio d’indagine e non solo uno scrupolo morale.

La storia inoltre è una disciplina “vuota” dal punto di vista della teoria in quanto legata alla descrizioni di eventi unici ed irripetibili e quindi strettamente connessa alle vicende degli individui. Già dalla fine dell’800 tuttavia questo vuoto fu riempito dalla contaminazione con le altre scienze sociali che permise alla storia, pur nel rispetto della propria peculiarità, di arrivare a formulare delle “generalizzazioni” che avrebbero permesso la creazione di ipotesi interpretative in grado di andare oltre la mera descrizione degli eventi.

Accanto al tema degli obiettivi della storiografia (categorie, individui, strutture, ecc) sarà affrontato il tema della differenza dei vari tipi di fonti  e del ruolo rivestito dallo storico nei processi d’indagine.

 

Narrative in psychiatry and psychotherapy: the evidence?

Jeremy Holmes

 

Psychiatry is perhaps the most "narrative" of all medical specialties, but here as elsewhere clinical skills are in danger of being lost as evidence-based medicine becomes the dominant paradigm in medical culture. Psychotherapy is a quintessentially narrative discipline. Starting from an "attachment" perspective, the uses of narrative in psychotherapy are outlined. These include the importance of metaphor, story-telling, the search for event-scripts, and the role of "narrative competence" as a mark of psychological health. Life history research, the "adult attachment interview" and other research approaches to narrative in psychiatry and psychotherapy are described. The paper calls for an integration of narrative and evidence-based medicine.

For every thesis there is an antithesis. The current ascendancy of evidence-based medicine, (EBM) for all its power and beauty, has created disquiet among some clinicians and researchers. Are randomised controlled trials, (RCTs) practice guidelines, national service frameworks and protocols really the end of the story, or is there still a place for clinical judgment, the importance of the doctor-patient relationship and the traditional emphasis on individual meanings and case histories? Evidence-based medicine has thrown up a counter-movement, less organised and influential perhaps, whose voice is still uncertain, but which nevertheless holds onto narrative and story as a bedrock of clinical practice.1 The purpose of this article is to review aspects of narrative based medicine (NBM) as they impact on psychiatry and psychotherapy, to consider briefly research aspects of narrative, and to look at ways in which EBM and NBM can complement each other both for the benefit of the individual patient and more widely.

Evidence-based medicine argues that medical practice should model itself on scientific method and that all interactions with patients should be guided by the falsifiability principle: only those interventions which have been shown by rigorous tests to be effective should be implemented; thus will the health of the population benefit, and the costs of health services to the public purse be justified. In itself this approach is unexeptionable—who could reasonably disagree—and yet many health workers feel that something vital to medical practice is left out in this uncompromising position.2

 

The limitations of evidence-based medicine

The narrative critique draws on a number of different empirical and philosophical strands. First, there is the uncomfortable gap between efficacy and effectiveness: many doctors prescribe treatments which do not meet the rigorous criteria of EBM, and conversely fail to deliver treatments which have been shown to work. In schizophrenia for example there is a continuing failure to deliver psychosocial interventions on a routine basis despite two decades of strong evidence for their efficacy. Doctors need more than published results of RCTs to change their practice: acquiring psychosocial skills for themselves, treating patients and their families, seeing the resulting changes that can come about (and those that cannot) are all necessary. Only when the evidence is backed by a story of a successful treatment which the doctor can see with his or her own eyes is it likely to be incorporated into day-to-day practice. We learn by doing, and doing involves a self-generated narrative in which we are active agents of change, shaping, and being influenced by the results of our activities. For MacIntyre3 we are our narrative: our sense of self is inextricably bound up with our life-stories and the meanings they have generated. Narrative is thus synonymous with training and learning.

Advocates of narrative argue that with all the huge advances of modern scientific medicine there has been a loss of "meaning" in our work and in what has been offered to the patient. But what do we mean by meaning? According to Quine4 meaning arises out of connectedness—we look up a word in the dictionary and are offered another set of words to which that word is connected, and they are in turn linked to another set of words and so on until we reach a web of meanings that comprise an entire language. Meaning in this sense can be linked to both metaphor and story. Metaphor is a fruitful collision or connection between apparently unrelated phenomena. Many of the metaphors that arise in psychiatry and psychotherapy connect bodily experience to the external world. For example, a middle-aged man whose business had failed and who had become depressed described himself as "gutted" as he spoke about looking round his empty warehouse. The clear link between the external event and his feelings, however painful, gave meaning to his pain and helped him cope with it. Similarly, stories are series of linked intentions and actions which create a sense of connection and agency: first this happened, then I did that, and the result was the other.

Evidence-based medicine is often described as "instrumentalist" in that it applies the scientific method within a given reality, but does not consider the historical and sociological forces which shape that reality. For example, resistance to the implementation of psychosocial interventions in schizophrenia arises in the context of a pharmaceutical industry which invests vast sums in order to influence doctors to prescribe its neuroleptic treatments, with psychosocial interventions coming in a very poor second in the list of priorities. The instrumentalist perspective of EBM posits the doctor as a scientific agent of change, offering his validated treatments to a passive patient. In NBM doctor and patient together are "co-constructors" of a shared reality in which the history and expectations of each play significant roles in determining outcome. For example, we need to know what our patients' attitude towards medication are—whether they are "anti-pills", have tried homoeopathy or have specific spiritual beliefs, tend to be forgetful, are obsessional etc—before gauging the likelihood of compliance with our prescriptions. These attitudes are all embedded in the patient's individual experience and encoded as a series of stories grandmother, say, who was given aspirin, developed a gastrointestinal bleed and died, or a religious teaching which fosters a passive acceptance of "fate"—which comprise their personal narratives. Critics of EBM argue that modern medicine tends to downplay these vital aspects of medical practice, while the traditional skills of history-taking and listening may suffer in the face of the drive to examine, investigate and intervene. Good practice requires a blend of evidence-based and narrative approaches, in which scientific knowledge is adapted and tailored to fit with the particular circumstances, biography, and personality of each individual patient.

 

Narrative and causality

 

Supporters of EBM might be happy to concede the points made so far, but argue that what is being said is both obvious and trivial—of course we need to take histories carefully and respect patients and their beliefs, but the cutting edge of treatment remains based on evidence, not narrative. "What about Down's syndrome?" they might suggest. The narrative approach held sway until the discovery of trisomy in 1956: mothers of Down's syndrome babies were asked about physical and emotional trauma during pregnancy and were found to have a much greater incidence than mothers of non-affected babies.5 Here a narrative explanation stood in the way of the "real" evidence: the overwhelming need to make sense of experience led these mothers to connect the trauma of their abnormal baby with previous trauma, whereas in reality there was no such link, and presumably mothers of normal babies had had equal amount amounts of unhappiness whose significance faded once their babies were born without blemish.

The argument here is essentially about causality. Bolton and Hill6 distinguish between "intentional" and "non-intentional" causality–the former implies agency of some kind, while the latter is outside the realm of human intention. Garland7 similarly distinguishes trauma that has a "man-made", intentional, aspect from traumas that are outside the realms of human agency. Down's syndrome turned out to be a "non-intentional" story about chromosomes, not human agency. But if we take Down's syndrome as a paradigm we will miss much that is central to medical and especially psychiatric practice—the interplay between intentional and non-intentional causality is where most problems lie. As a counterexample, if we simply collude with patients who attribute their depression to a "chemical imbalance in the brain" (which is not to deny that such "imbalance" exists), and fail to take account of the ways in which their illness arises out of their life-story, we will miss the role of loss and the associated grief which Brown and others have shown to be causative factors in the origins of depressive illness,8 and which, it seems likely, also plays a role in the expression of a genetic vulnerability to schizophrenia. Furthermore, even though Down's syndrome is a product of "non-intentional causality", there remains a story to be attended to about how a family copes with the advent of a handicapped child.

 

The uses of narrative in clinical practice

 

What is the role of narrative in clinical practice? Narrative methods are central to history-taking and formulation, to engagement, and to several aspects of psychotherapy.

HISTORY-TAKING AND FORMULATION

Psychiatric patients often present to services in bemused and de-contextualised states. A patient arrives in casualty after an overdose. A young person who has been behaving strangely is dragged along by anxious relatives. Someone known to be psychotic refuses to let his community worker into the house. The clinician's task is to find a story into which this fragment of inexplicable or worrying behaviour can be fitted. A story is always about the interplay of intention and context—or, to put it the other way round, when we have found a human agent acting within a context, then we have a story. In a clinical context, a story is a sequence of events centring on a suffering patient. It consists of alternating episodes of "what was done to me/what I felt", and "how I reacted/responded/felt about it in return".

We often ask a patient on first meeting: "What's the story?", or "How did you land up here in this room talking to someone like me?", or "How did it all begin?". The aim is to reconstruct a narrative chain out of an apparently disconnected series of events, ending with the here-and-now, this patient talking to this doctor, in this room, on this day, about this subject—the story so far. By proceeding in this way we begin immediately to encourage the patient to become the author of her own story—to consider what has happened to her, how she has reacted, and what she was and is feeling about it. We start from a feeling of puzzlement, akin to starting a novel or listening to a story: "Why did so-and-so meet so-and-so on such-and-such a day", "What is going to happen next", "How will it all end", and do not rest until we have some sort of picture of what the overall shape of the story might be. At first glance this will probably be fairly familiar: the overdose that followed a row with a boyfriend, the young man who has been smoking too much cannabis, the patient who has stopped taking his medication. But stories are infinite: each one leads onto another. Why did she react to a row in that way? Why did the row occur in the first place? Is this an example of separation anxiety in someone whose parents split up when she was a child? What led him to retreat into cannabis? Had he lost his job or his girlfriend? Did the cannabis make him depressed, or was it the other way round? Why did he stop his pills? Was it the side effects? Or did the hallucinations tell him to? Perhaps he only believes in homoeopathy? Is that a valid or a delusional belief? And so on. Thus a narrative approach to history-taking and formulation leads the listener deeper and deeper into the causal chain of events—both intentional and non-intentional—which underlie the presenting problem, and can be used to help patients put their illness in a context which helps give meaning to their apparently meaningless pain.

ENGAGEMENT

"Engagement", or therapeutic alliance, is the backdrop to the mutual commitment of doctor and patient to the understanding and tackling of the problem which the patient brings for amelioration. In psychotherapy the quality of the therapeutic alliance is the single best predictor of good outcome for treatment. A narrative approach can be a powerful method of engaging the patient, who encounters a clinician who genuinely wants to know how things look from his, the patient's, point of view, who wants to hear his, or a the very least his side of, the story. Every good psychiatric clinician is driven by a fascination with the phenomenology of patients' experience, by the ramifications of their delusional system, the minutiae of their everyday lives—by a wish to understand this particular person's story, to get to the heart of her suffering—and accords this enterprise equal importance to the need to understand the mental or biochemical mechanisms involved. In working with psychotic patients, EBM will tell the clinician which antipsychotic drug is likely to be effective; but listening carefully to the details of the patient's psychotic experiences, and trying to draw out a narrative pattern in his story, is a precondition for successful prescription. Without the engagement which this implies the patient is far less likely to take his medication or to trust the clinician in other ways.

NARRATIVE AND SUPPORTIVE PSYCHOTHERAPY

A significant part of the effectiveness of psychotherapy is attributable to "common" or "non-specific factors" which form part of the therapeutic process, whether psychoanalytic or cognitive. Supportive psychotherapy relies on this phenomenon for its usefulness. A basic technique in supportive psychotherapy consists simply of encouraging patients to tell their story, and to "ventilate" their feelings about the events of their life. Winnicott described psychoanalysis as an "extended form of history-taking"; offering patients a supportive relationship sustained over many years similarly comprises a significant part of the work of the consultant psychiatrist. The narrative stance requires a consistent curiosity on the part of the doctor, who always wants to hear more, and who learns to cultivate a creative puzzlement about aspects of the patient's story which do not seem to make sense.

The importance of this emergent "autobiographical competence" has recently been supported by a study which showed that even physical illness can benefit from narrative activity. Patients with rheumatoid arthritis and asthma were asked to write about stressful experiences in their lives. Compared with controls who did not write, or simply wrote about neutral topics, their symptoms improved over a six-month period on a variety of objective measures. It is intriguing to speculate about the possible mechanisms which might explain this finding. One possibility is to think of writing or telling one's story as representing a form of surrogate relationship, albeit to oneself, with all the anxiety reduction and possibility for processing mental and physical pain that that entails. In other words, it can help create an internal sense of a "secure base". The objectification of feelings involved in the writing task helps the sufferer to distance herself from her pain. In addition, relationship implies connectedness, and an escape from the narcissism which chronic illness, whether physical or mental, can foster.

NARRATIVE AND ATTACHMENT

This links with the concept of "reflexive function" (RF) which has emerged from attachment research, suggesting that people who are able to "represent" and so reflect upon their experience in words, however problematic or painful, are more likely to be able to form secure attachments than those who lack such capacity. For the purposes of our discussion, this self-reflexive capacity is important in three ways.

First because it is exactly what psychotherapists aim to foster in their patients, whether they be cognitive therapists working with automatic thoughts and assumptions, or analytic therapists with their motto, "where id is there ego shall be". Ego is the psyche's story-teller. Second, in a general practice context, the very existence of a general practitioner (GP) and a surgery gives a message to the patient that his pain and difficulties can be "represented"—first talked about and then acted on so as to reduce suffering. Third, RF and narrative style generally have been shown to be linked with early relationship patterns. Longitudinal studies have shown that children who are securely attached in infancy are more likely to have a coherent and "free-autonomous" narrative style when talking about themselves in early adulthood, as compared with insecurely attached children whose narratives tend either to be over-elaborated and confused (linked with ambivalent attachments) or sparsely dismissive (linked with the avoidant attachment pattern). Thus the ways in which people talk about themselves reveal fundamental relationship patterns.

This insight into narrative styles can enhance the quality of listening with which we approach patients, and guide our interventions in "story-making" or "story-breaking" directions. Patients with self-sufficient, unelaborated, dismissive narratives need to be encouraged to break open their defensive stories and consider other possibilities. Those who seem unable to find a narrative thread and to be drowning in the chaos of their experience need to be helped to find a shape and a pattern which helps fit things into place. Narrative style, in other words, can be a guide to diagnosis, pointing to particular relationship patterns in childhood, and propensities in adult life.

 

Narrative and metaphor in dynamic psychotherapy

Dynamic therapy is redolent with metaphor The word metaphor and transference, although from Greek and Latin roots respectively, are etymologically the same, referring to carrying something across, and therefore, by extension, to the making of connections. Hobson's Conversational Model or Psychodynamic-Interpersonal therapy explicitly encourages patient and therapist to explore feelings using metaphor. A metaphor is a fundamental narrative device: a memorable image that gives meaning to the patient's difficulty, a "third term" which helps a patient to begin to objectify her problems. It links together different aspects of the patient's life, and is open to discussion, modification, or elaboration by both patient and therapist. In a Winnicottian sense it lies "transitionally" between patient and therapist, with a life of its own, and is not wholly the property of either. As a "third term" a metaphor belongs to the "oedipal" stage of development, where the child has both to cope with the triangle of mother, father, and herself, but also gains the objectivity which being able to observe the parental couple from the outside brings. Metaphor thus simultaneously pulls patient and therapist together and separates them from the lure of narcissistic fusion or collusion.

As a fundamental narrative device metaphor and simile can be compared with the scientific hypotheses of EBM. Both represent speculations which need to be tested against reality. For EBM the criteria are objective; for therapists the main test of their metaphors is whether they "feel" right to themselves and their patients. Unlike a scientific hypothesis metaphor is always specific to a given situation—it upholds the uniqueness of the individual life-history. Its terms are not interchangeable in the way that in an equation, for example, the number 3 can always be substituted by the square root of 9 to give the same result. People are troubled by a fairly limited range of problems, centring on the biological fundamentals of relatedness—"birth, copulation and death"—but one life-history is never exchangeable with another. We cannot create a composite Dickens novel by replacing Pip by Martin Chuzzlewit in Great Expectations. This is a basic difference between EBM, which is based on the behaviour of populations whose elements are equivalent, and NBM, which is always about particular cases. This is not to say, however, that therapeutic metaphors are entirely subjective. Psychotherapy research methods can measure the impact of therapist utterances in terms of patient speech patterns or emotional responses, and thus get some indication of the therapeutic impact of a metaphor.

The narrative thrust in dynamic psychotherapy is always patient-centred. The role of the therapist is as "auxiliary autobiographer", helping the patient to clarify the contours of his own story and to make sense of it. A similar practice at the level of the family is to be found in systemic therapy.. Here the effort is to track "family scripts", the unconscious rules and expectations which shape family life across generations and which trap individual members into painful or self-defeating roles and behaviours.

Some family therapists go further than this and use story-telling and jokes as a therapeutic device in its own right. For example if a couple are rowing in a session, the therapist might intervene with the well-known joke "is this a private fight, or can anyone join in?". Stories here are equivalent to the generalisations and laws of EBM—universal psychological truths which can help people cope with mental pain. The informal subculture of medicine abounds with such stories."Balint groups" for trainee psychiatrists are one way to legitimise doctors' need to look at their own stories when faced with the emotional impact of their work. In one such group it emerged that as the junior doctors were lunching together someone had proposed a competition for the most absurd form of deliberate self harm encountered during the past six months; these ranged from attempting to gas oneself with carbon monoxide in an open cabriolet, to hanging oneself using the emergency bell pull. While this was undoubtedly disrespectful to the patients concerned, it also expressed the tremendous strain which young doctors experience in the face of their patients‘ death wishes–a story in its own right, which also needs to be told. Here too NBM recognises and celebrates this aspect of practice, complementing, enhancing and helping to deliver effectively the many contributions of contemporary scientific medicine.

 

Stories we remember–true or false?

 

The recovered memory debate has raged furiously in psychotherapy recently and cannot be ignored in any discussion of NBM. There are those who claim that false memories can be implanted in suggestible subjects by unscrupulous psychotherapists, while on the other side there is much evidence to suggest that painful memories can be obliterated from memory, only to surface at times of stress or further trauma. The key issue for the discussion of narrative is that stories should not necessarily be taken at face value. Indeed it is often a mark of an inexperienced therapist to attend too closely to "content" and to miss the tone, context, and interactive dimension of what is being said. Stories always exist in an interpersonal setting: there is a story-teller and a listener, and the story needs to be understood in terms of their relationship. Therapists should ask themselves why is this person telling me this story, in this way, on this occasion? They should also be able to tolerate the uncertainty of not knowing how true any particular story happens to be. While some issues are indeed matters of simple fact—was this person sexually abused or not—more often memories are questions of tone and perspective. As already mentioned, some patients need help to create a coherent account of what has happened to them (story-making), others to consider other possibilities than the simplistic account to which they cling (story-breaking). In the course of treatment peoples' view of themselves and their history will change. The past is reconsidered in the light of the present. The "true story", to recapitulate, is a pattern of agency and context. The therapist's task is to help patients find a story that pays due attention to both—to what they have made of what they are made of.

 

Research in NBM

 

Although narrative-based medicine may not sit comfortably with conventional EBM methodologies, especially the RCT, narrative is far from unresearchable. In the course of this article three approaches to systematic study of narrative have already been mentioned. Brown's studies of depression over three decades in women rely on narrative methods in which verifiable events are evaluated by researchers who then look at the interpersonal context of the sufferer and make judgments about how loss and difficulty has impacted on individual lives. The Adult Attachment Interview (AAI) is a quintessentially narrative instrument which takes transcripts of interviews and subjects them to structural and linguistic analysis, resulting in reliable codings of narrative style, which in turn link with attachment patterns. Luborsky's Core Conflictual Relationship Theme approach similarly relies on interview transcripts to extract narrative episodes which are then classified according to predetermined interpersonal features. This measure of psychotherapy process can then be used in a variety of ways, for example to look at correlations between outcomes and, say, to focus on transference in the content of the sessions.

 

Conclusions: towards integration

 

I have tried in this article to argue the case for NBM, both theoretically and as central to the everyday practice of psychotherapeutic psychiatry. Conventional medicine has a tendency to be conservative, and to be at times self-serving. Evidence-based medicine is a necessary spur which questions traditional assumptions and values. There is no inherent conflict between narrative and evidence-based approaches: understanding the patient's story helps align scientific knowledge with the specific needs and predilections of individual patients. But in an ever-accelerating culture we run the danger of losing touch with a historical and developmental perspective which reminds us that the present has evolved out of the past. As psychiatrists it is simply not good enough to seek for the symptoms of schizophrenia, prescribe the latest antipsychotic, and feel that the job is done. We need to attend as closely to the patient's story and context as we do to the minutiae of the mental state examination. Evidence-based medicine and NBM are complementary facets of a wider whole. Finding the ways in which they intersect is an urgent task for the next generation of psychiatrists.

 

Il lavoro terapeutico nei servizi psichiatrici

Gruppo di lavoro del corso di San Lazzaro

Maria Grazia Beltrami, Luciano Bonatti, Cecilia Neri

 

Dal 1978 ad oggi i servizi psichiatrici pubblici si sono modificati progressivamente:da un nucleo di pochi operatori, medici infermieri ed assistenti  sociali, che si occupavano della cura di pazienti prevalentemente psicotici ed in gran parte dei casi , usciti dall’ospedale psichiatrico, per arrivare ad oggi in cui l’attivita’ clinica e’ divenuta frenetica , i gruppi di lavoro piu’ numerosi e multicostituiti, che si devono confrontare con un’ utenza esigente, rappresentata dai pazienti stessi , dai familiari e dal  contesto sociale  Si sono inoltre modificate nel tempo le manifestazioni psicopatologiche dei pazienti in cura:  di fianco alle psicosi,  sono sempre piu’ frequenti i pazienti con  gravi  disturbi di personalita’ i disturbi emotivi comuni , i disturbi del comportamento alimentare ed altri ancora.L’ offerta terapeutica dei servizi si e’ allora diversificata arricchendosi di strutture riabilitative e territoriali, oltre a quelle di ricovero. La gestione e l’integrazione delle interfacce  e dei progetti risulta a tratti caotica e dispendiosa, risultando molto dipendente dalle risorse economiche sempre meno disponibili.

Sorge doverosa una riflessione: quali sono le aree cliniche in cui i servizi pubblici debbono garantire la propria operativita’?

Dalla psichiatria ambulatoriale, alle psicoterapie individuali e di gruppo, ai progetti complessi ed integrati per i pazienti piu’ giovani e gravi, alla gestione della cronicita’?

Questi ed altri sono gli interrogativi che il gruppo dei conduttori dei seminari cerchera’ di affrontare sul piano scientifico nel corso della giornata    

 

 

 

Milano, 8-10.06.2007 "PSICHE, AFFETTI E TECNE. INDIVIDUO E LEGAMI SOCIALI NEL NUOVO MILLENNIO."; Sede: COLLEGIO SAN CARLO VIA MOROZZO DELLA ROCCA 12 MILANO; Info: agenziaformativa@coirag.org ; Fees= euro 200,00.

ABSTRACTS

Abstract

La teoria freudiana sulle Pulsioni è stata negli ultimi decenni oggetto di critica e di revisione in questi ultimi anni (Green, R. De Polo); recentemente ne sono state rivalutate le ragioni, in particolare individuando in essa una funzione propedeutica alla capacità di simbolizzazione.

Anche le teorie analitiche sul gruppo sembravano aver dimenticato sul nascere ogni riferimento  agli Istinti, aggregativi o sociali, che pure comparivano negli scritti freudiani relativi all’analisi delle masse e alle orde primarie. Ntrsum ha operato recentemente  una rilettura della letteratura relativo alla presenza del Desiderio nella stanza grippale; e ci fa notare come sia la teoria fulksiana che bioniana, evitando di dar valore e affrontare le Pulsioni, positive e negative, presenti nel Gruppo, rischiano di scotomizzare sia  le spinte centrifughe disgregative che si presentano, sia l’azione delle spinte aggregatici costituite dal Desiderio e dalla Sessualità.

Scopo del gruppo che proponiamo , è approfondire tali aspetti, sotto una triplice visione:

1. L’ Istinto, la Pulsione e la nascita del Simbolo e del Linguaggio. 

2. Il Desiderio di Vita e il Desiderio di Morte, il Legare e il Slegare nel Gruppo.

3. Il Gruppo come Oggetto di Desiderio, la Connessione libidica nel legame tra pari.

Abstract

Nella vita delle istituzioni, come nella vita dei gruppi e degli individui, è spesso necessario operare delle scelte. Quando le istituzioni hanno come scopo la salute e lo sviluppo dei cittadini come coniugare compiti, vincoli, scelte istituzionali e bisogni, desideri, aspettative dei singoli e della comunità? Quali spazi di pensiero e di operatività, quali responsabilità per gli operatori deputati alla cura? Quali compiti per gli esperti di gruppi nell’attuale contesto sociale?

Keywords: Comunità sociale, istituzioni, sviluppo umano, sviluppo tecnologico, bisogni, scelte, responsabilità.

Abstract

La modalità “allargata” della analisi gruppale è uno strumento di conoscenza e di cambiamento della personalità che si attua attraverso la sperimentazione di emozioni relazionali ed intrapsichiche molto potenti, simili per molti versi alle immersioni sensoriali-patiche delle masse: queste esperienze hanno dimostrato la possibilità della conduzione  e dell’addomesticamento delle immense energie, che si sprigionano in gruppi eterogenei di soggetti quando essi sono lasciati liberi di esprimersi “liberamente e come viene”,  contenendole ed orientandole con l’intenzionamento operativo stabilito all’inizio dai conduttori.

Il large group analitico consente l’intraducibile esperienza mentale di introdursi in un campo di ‘con-fusione’, di conseguente frustrazione, poi di ‘alienazione’ pilotata, per emergere alla fine con una prospettiva di conoscenza diversa da quella iniziale e con una ri-programmazione del vissuto emotivo personale e della consapevolezza di sé, consentendo in tal modo di capire e controllare gli aspetti primitivi dell’ansia e dell’aggressività individuale e collettiva, in una dimensione relazionale e dialogica.

Abstract - Ermete Ronchi - coordinatore

Ogni impresa vitale nasce su un sogno ed ha un suo sogno. Mettere insieme sogno e  inconscio, e vederne le correlazioni in termini di potenziale è cosa che da Freud in poi è stata studiata ed utilizzata per sviluppare benessere e riattivare capacità sul piano individuale. In tempi storicamente più recenti la psicoanalisi ha iniziato a occuparsi anche di gruppi ed anche in questo nuovo contesto il sogno è divenuto risorsa. Qualità del lavoro individuale e qualità del “gioco di squadra” sono infatti le due facce di una stessa medaglia.

La nuova frontiera riguarda il sistema dei gruppi che danno vita a soggetti collettivi viventi quali le istituzioni e le imprese. L’istituzione sogna? Il materiale onirico che circola random nelle organizzazioni può costituire risorsa per un utilizzo scientifico? A quali condizioni? Accostare e rendere fruibile progettualmente la componente onirica sempre presente in ogni realtà organizzativa è un indicatore di qualità dei processi conoscitivi interni alle istituzioni?

Il seminario “Sogno, inconscio e certificazione di qualità. Nuove vie per nuovi sviluppi nelle organizzazioni” intende costruire un momento di confronto a partire dagli esiti di una specifica ricerca realizzata dal Centro Studi e Ricerche COIRAG nel periodo 2002-2005. Tale ricerca propone una metodologia inusuale per sviluppare interventi istituzionali volti a prendersi cura di soggetti collettivi favorendo al contempo lo sviluppo di competenze tecniche ed emotive utilizzabili simultaneamente sul piano individuale, gruppale ed istituzionale.

Verrà mostrato come il livello onirico presente in ogni realtà organizzativa non sia da considerare materiale “bizzarro” e scientificamente inutilizzabile. Al contrario esso costituisce parte significativa della modalità di funzionamento dell’ecosistema individuo-gruppo-istituzione-polis e possiede il potenziale per rendere funzionalmente fruibili meccanismi emotivi, desideri e conflittualità che coinvolgono l’individuo ed i legami sociali nel nuovo millennio.

La competenza clinica di orientamento psicoanalitico può, per questa via, essere messa al servizio non solo di soggetti individuali e di piccoli gruppi, ma anche di soggetti collettivi complessi, quali le organizzazioni d’oggi interessate a migliorare aspetti di qualità del sistema produttivo o dei servizi.

È infatti importante poter disporre di un dispositivo tecnico metodologico in grado di favorire l’incontro e la comprensione profonda degli ostacoli cognitivi ed emotivi che si frappongono al raggiungimento di obiettivi pur largamente condivisi.

Si mostreranno esempi di come l’insieme dei sogni raccolti con un certo metodo, in una certa istituzione, aiutino i membri della stessa a migliorare i processi conoscitivi interni e consentano quindi innovative modalità di prevenzione e cura del fisiologico disagio istituzionale presente in ogni organismo complesso.

La relazione introduttiva di E. Ronchi sarà supportata da un filmato DVD di 15’.

Abstract

In una società che sta attraversando una fase di intensa trasformazione il processo individuazione-appartenenza, base della formazione del sé, si muove in un contesto profondamente influenzato dagli sviluppi delle nuove tecnologie e dalle ricadute economico-sociali connesse alla globalizzazione. Il modello terapeutico, che sottende il pensiero della Coirag, si muove nell’ambito  del piccolo gruppo, alla ricerca di uno spazio sé autentico,  con particolare attenzione alle patologie più tipiche della nostra epoca come i disturbi del narcisismo, della dipendenza e della distanza, quali ad esempio l’anoressia, la bulimia, le depressioni giovanili, le diverse forme di dipendenza d’oggetto, ma anche il “falso sé “ e il come se”):uno spazio intermedio tra utopia e rassegnazione, tra sogno e realtà effettuale, tra ipomaniacalità e depressione, con il fine di ricucire lo strappo di sterili antinomie e rigide contrapposizioni.

Abstract - a cura Aurelia Galletti, Silvana Koen, Laura Scotti

La globalizzazione strettamente connessa allo sviluppo tecnologico,ha comportato complessi cambiamenti su tutti i piani dell'esistenza degli individui: si sono modificati in modo sempre più evidente i processi attraverso i quali si formano le identità a vario livello, sia nella relazione dialettica tra gli individui che nei
gruppi e nelle istituzioni.

Quali sono gli interrogativi e i cambiamenti di linguaggio che i terapeuti oggi sono obbligati ad affrontare per poter pensare queste trasformazioni? Come si ripercuotono questi cambiamenti nei gruppi terapeutici?

Come risponde un'istituzione come la scuola COIRAG alla necessità di formare terapeuti che siano in grado di riconoscere e pensare questi cambiamenti in rapporto ai temi della professione oggi, non trascurandone la portata trasformativa, ma senza perdere di vista i propri principi fondanti? Quali le opportunità, le difficoltà e le possibili soluzioni?

Si tratta di aprire un dibattito che non ha la pretesa di offrire delle risposte, ma di discutere - dal punto di vista della nostra professione - intorno a temi di così vasta portata .

Abstract

Fin dalle origini le culture umane si diversificano e si caratterizzano per le tecnologie che le popolazioni sviluppano nella ricerca della sopravvivenza e del benessere nel rapporto con l’ambiente e con le risorse naturali presenti e sfruttabili. Mentre la biologia umana non si differenzia significativamente da quella raggiunta 100.000 anni fa dall’evoluzione biologica, l’evoluzione culturale ha multilinearmente diversificato lo sviluppo delle popolazioni  e le differenziato le mentalità che sono sorte nei diversi ambienti e nelle diverse epoche intorno alle tecnologie utilizzate.

I modelli e le identità degli uomini e delle donne, le relazioni di parentela e di convivenza, le istituzioni sociali, le modalità di allevamento e di istruzione, ovvero tutti gli aspetti propri della cultura si evolvono insieme all’evoluzione tecnologica. Nel rapporto tra cervello e ambiente sociale si  determina l’evoluzione mentale dei soggetti e si selezionano e cambiano i processi, le funzioni e le qualità psicologiche.

Abstract - Donata Miglietta

Secondo Lévy, l’umanità si sta dirigendo verso la Noosfera, concetto coniato per designare  il nuovo regno che farà seguito a quelli vegetale e animale.

Forse è così ma comunque siamo dinnanzi ad un cambiamento epocale.

Piccole  e grandi isole stanno  emergendo dall'oceano virtuale: la rete è diventata una fucina di controcultura per tutti quei giovani che, anarchici, visionari, antagonisti, ma anche sognatori e curiosi, si prefiggono di sostituire nuovi e rivoluzionari modelli di pensiero e comportamento a quelli dominanti.

La navigazione nel grande oceano di internet ha avuto ed ha l’effetto di fare emergere nuove terre, mondi altri, seconde vite, nelle quali gli adolescenti e i giovani adulti  si trasferiscono a vivere una parte considerevole del loro tempo. Queste terre sono ancora in piena creazione ma sono anche già in vendita, hanno proprietari e producono notevoli profitti.

Noi cominciamo a chiederci che significa in adolescenza transitare da un mondo all’altro e quanto è elevato il rischio di usare gli altri mondi come rifugi della mente in un’epoca della vita nella quale, secondo tempi e intensità diverse si attraversano episodi di tristezza, di noia, di timidezza, di paura, di angoscia.

E’ allora possibile incominciare a studiare nuovi modelli di funzionamento della mente e nuovi metodi didattici. Gli insegnanti del futuro dovranno attrezzarsi ad insegnare il modo di andare a cercare la conoscenza.“Superficie al posto di profondità, viaggi al posto di immersioni, gioco al posto di sofferenza”(Baricco).

Abstract

Tra gli strumenti tecnologici, quello che più di tutti segna la nostra epoca è certamente la rete internet. Forme di comunicazione fino a pochi decenni fa impensabili offrono oggi servizi e nuove modalità comunicative a basso costo e a larghissima diffusione. Soprattutto le nuove generazioni, ma non solo, si trovano a gestire uno strumento formidabile che amplifica alcune potenzialità di scambio tra esseri umani, nel bene e nel male, e provoca torsioni nelle forme del comunicare (primo tra tutti il ritorno della scrittura coniugata al tempo reale), nel linguaggio, nella percezione dello spazio-tempo ecc. Questo strumento, agisce anche a modificare la forma del pensiero? Quale gruppalità si istituisce in rete? Come si trasforma la qualità delle relazioni? Il panel vuole essere un’occasione per riflettere sull’influenza dello strumento tecnologico sulle modalità di relazione tra esseri umani, tenendo conto, per noi tecnici della relazione, che la  “ rete ” incomincia a proporsi anche come luogo di offerta di psicoterapia….

Abstract

Il work-shop vuole focalizzare l’attenzione sui diversi dispositivi di presa in carico: individuale o gruppale, nel pubblico e nel privato. Il seminario si propone di avviare una discussione tra i partecipanti riguardo all’utilità di ripensare i dispositivi di cura in un periodo in cui assistiamo ad importanti trasformazioni sociali, politiche, culturali e tecnologiche. Questo potrebbe facilitare una elaborazione riguardante la psicoterapia anche alla luce di parametri, quali il rapporto tra efficacia e dimensione temporale del trattamento, la dimensione gruppale degli interventi ed infine i contesti organizzati ed i livelli istituzionali coinvolti (istituzioni non psichiatriche, aziendalizzazioni, livelli transpersonali diversificati). Queste riflessioni si inseriranno in una riflessione sulla dimensione inconscia del dispositivo di cura e dell’organizzazione terapeutica senza le quali le trasformazioni possono essere solo di facciata.
In questa ottica si potrà esaminare quali siano le costanti, quali i cambiamenti, e quali gli elementi essenziali che definiscono un assetto di cura e lo differenziano da altri. Potremo anche riflettere su quali cambiamenti siano necessari perché lo spazio della cura (setting in senso più ampio) possa trovare una comprensione multidimensionale (organizzativa, conscia, inconscia)  nel contesto degli attuali mutamenti.
Il tema verrà articolato proponendo situazioni cliniche diversificate per tipologia di pazienti e di ambiti istituzionali al fine di cogliere le diverse modalità in cui la dimensione inconscia si mostra e interagisce tra e nei curanti, nelle istituzioni e nelle organizzazioni di cura.

 

 

 

 
San Benedetto del Tronto, 16-30.06.2007 "MASTER IN PSICOTERAPIA DELL'ETÀ EVOLUTIVA"; Sede: CENTRO CONGRESSI HOTEL CALABRESI SAN BENEDETTO DEL TRONTO; Info: a.colton@studicognitivi.net Fees= euro 900,00.

Giornata 1

Dalla neurobiologia alla psicoterapia. Obiettivi, stili e metodi della consultazione psicologica.

 


Giornata 2

Disturbi specifici dell’apprendimento in età precoce.

 

 

Giornata 3

Disturbi neuropsicologici ed intervento riabilitativo in età evolutiva.

 

 

Giornata 4

Intervento integrato in ambito istituzionale.

 

Giornata 5

Intervento nei disturbi dell’interazione sociale

 

Curriculum

 

Rossana De Beni: Professore ordinario di psicologia generale presso l’Università di Padova, responsabile dei laboratori di Memoria ed Apprendimento del Dipartimento di Psicologia della stessa Università. Molteplici studi sulla memoria, l’immaginazione e le difficoltà di apprendimento, invecchiamento pubblicati in volumi ed articoli sulle maggiori riviste scientifiche internazionali.

 

Cesare Cornoldi: Professore ordinario dell’Università di Padova, insegna Psicologia dell’Apprendimento e della Memoria e coordina il servizio per i disturbi dell’ apprendimento. Ha pubblicato numerosi trattati sulla metacognizione e l’apprendimento.

 

Monica Mazza: Psicologa e specializzata in Neuropsicologia. Attualmente è ricercatrice all’ Università dell’Aquila presso la cattedra di Psichiatria, si occupa di Neuropsicologia. Ha numerose pubblicazioni sulla Teoria della Mente e Disturbo Mentale.

 

Maria Longo: Medico Psichiatra, specializzata in neuropsichiatria Infantile, psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, responsabile dell’Unita Multidisciplinare per l’Età Evolutiva.

 

Renato Cerbo: Medico, Neuropsichiatria Infantile, docente presso l’Università dell’Aquila. Esperto di diagnosi e trattamento dell’ Autismo.

 

Roma, 16.06.2007 "ESPLORAZIONI AI CONFINI DELLA PENSABILITA'"; Sede: SALA CONFERENZE – PIAZZA DI MONTECITORIO 123/A ROMA; Info: segreteria@centropsicoanalisiromano.it  Fees= euro 70,00.

Corso di aggiornamento

Giornate aperte del C.d.P.R.

 

ESPLORAZIONI  AI CONFINI DELLA PENSABILITA’

 

Sabato 16 giugno 2007

 Sala Conferenze – Piazza di Montecitorio 123/A - Roma

 

 

PROGRAMMA

 

 

 

 

Ore 9,00-9,30

Introduzione

Dr. Giuseppe Moccia

 “La comprensione del delirio fra difesa e comunicazione”

 

Ore 9.30 – 10.30

 

Relazione

Dr. Giorgio Campoli

Modalità estreme di comunicazione: il paziente delirante”

 

Ore 10,30 – 11,15

Relazione

Dr. Antonello Correale

 “Il delirio: un tentativo di dare ordine all’insensato”

 

Ore 11,15-11,30

 

 

Pausa

 

Ore 11.30 – 12,30

 

Relazione

Dr. Franco De Masi

“Il delirio: difesa o costruzione psicopatologica?                                

Riflessioni per un approccio terapeutico”

 

Ore 12,30 – 13,30

 

 

Discussione con la sala

 

Ore 13,30 – 14,00

Questionario di verifica dell'apprendimento

 

 


 

ABSTRACT

 

 

Dr. Antonello Correale

Il delirio: un tentativo di dare ordine all’insensato

Il delirio costituisce un tentativo di dare ordine all’insensato.

Nella fase depersonalizzativa, che precede il delirio, la vita psichica si impregna di estraneità. L’estraneità rende difficile collegare tra loro i singoli elementi costitutivi della vita psichica stessa per cui si viene a costituire un coacervo di fatti, pensieri, fantasie, ricordi.

Il delirio è una costruzione che tende a mettere in ordine cose eterogenee, fatti e ricordi, pensieri, fantasie. Esso contiene quindi un importante nucleo di verità che va indagato e raccolto, perché rinnegandolo in toto si disconosce un’esperienza fondamentale per il paziente che può andare così incontro a fenomeni di confusione.

Va invece scomposto nei suoi singoli elementi per articolare fra loro aspetti veritieri e aspetti difensivi o francamente distruttivi.

 

 

Dr. Franco De Masi

Il delirio: difesa o costruzione psicopatologica? Riflessioni per un approccio terapeutico

 

Il mio contributo alla giornata di studio sarà centrato sulla natura dell'esperienza delirante come emerge nel corso della terapia analitica dei pazienti psicotici e sulla tecnica con cui è possibile affrontarla.

Come scrivo nel mio libro”Vulnerabilità alla Psicosi”, il delirio è molto lontano dall’essere una struttura difensiva ma va considerato come una costruzione psicopatologica che trova alimento nella dissociazione della realtà psichica che  inizia nell'infanzia  di un bambino  ritirato in un mondo segreto e irreale. Costituendo una realtà psichica parallela e dissociata, il delirio non ha alcuna connessione con il pensiero inconscio e non è possible trattarlo con un lavoro interpretativo teso a evidenziarne il significato nascosto.    

Le operazioni mentali che creano lo stato delirante, infatti, non sottostanno alle leggi del funzionamento psichico normale, non possono essere rimosse né essere "sognate" per essere trasformate in  pensieri..

Nel mio intervento cercherò di mostrare quale siano le modalità per superare le difficoltà ad elaborare la crisi delirante, che viene  fissata in modo indelebile nella psiche ed è sempre pronta a riattivarsi, sino a quando il lavoro analitico non abbia ristabilito la funzione emotiva intuitiva, originariamente carente, che  aiuta il paziente a sottrarsi al potere del funzionamento psicotico.   

 

 

Dr. Giorgio Campoli

Modalità estreme di comunicazione: il paziente delirante

 

Le idee deliranti, risultato delle difese adottate dal paziente per sopravvivere all’angoscia di disintegrazione, alla perdita di contatto con il proprio corpo e con la realtà esterna, permettono di riconoscere strategie arcaiche, fallimenti delle prime relazioni sociali.

La presentazione di ampio materiale clinico tratto da psicoterapie ad orientamento psicoanalitico con pazienti psicotici cercherà di mettere in risalto la funzione comunicativa  delle idee deliranti.


 

 

 

Firenze, 22.06.2007 "EMOZIONI E CAMBIAMENTO"; Sede: ACCADEMIA TOSCANA DI SCIENZE E LETTERE LA COLOMBARIA; Info: info@quidcom.com  Fees= n.d.

CENTRO PSICOANALITICO DI FIRENZE

Sezione locale della Società Psicoanalitica Italiana

 

EMOZIONI E CAMBIAMENTO

 

Venerdì 22 giugno 2007

 

Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”, Firenze

 

Programma scientifico

 

Mattina

 

9.00     M. Ponsi, psichiatra, psicoanalista S.P.I.

“Mente e cervello nel contesto clinico”

9,40     P. Pietrini, psichiatra, prof. ordinario Univ. Pisa

“Emozioni e sentimenti : come il cervello colora la nostra esistenza”

10,20   M. Rossi Monti, psichiatra, psicoanalista S.P.I., prof. ordinario Univ. Urbino

“Tensione empatica : fenomenologia, psicoanalisi, neuroscienze”

11,00   pausa

11,30   G. Graziani, psichiatra, psicoanalista S.P.I., D.S.M. ( A.S.L. 4 )

“Dietro l’azione terapeutica”

12,10   Dibattito aperto con il pubblico

            I Relatori sono a disposizione dei discenti

13,10   pausa

 

Pomeriggio

 

14,30   C. Civitarese, psichiatra, psicoanalista S.P.I.

“Con un’illuminazione appropriata : Freud ed il lavoro della memoria”

15,10   V. Lingiardi, psichiatra, psicoanalista C.I.P.A., direttore II scuola spec. psicologia clinica ( “La Sapienza”), F. Gazzillo, psicologo

“L’analisi del processo psicoterapeutico”

15,50   G. Fossi, neuropsichiatria, psicoanalista S.P.I., prof. Univ. Firenze

“Per una lettura evoluzionistica dei fattori terapeutici nel processo di cura”

16,30   Dibattito aperto con il pubblico

            I Relatori sono a disposizione dei discenti

17,00   Test di valutazione ecm

 

Moderatori

 

G. Saraò, psichiatra, psicoanalista S.P.I., Resp.M.O.M. Salute Mentale Adulti Firenze 2

 

M. Captano, psichiatra, psicoanalista S.P.I.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INFORMAZIONI GENERALI

Segreteria Scientifica

G. Graziani

M. Ponsi

 

 

Sede Congressuale:

Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”, Firenze

Segreteria Organizzativa

QUID Communications srl - Via G. C. Vanini, 5 - 50129 Firenze tel: 0554633701 fax: 0554633698  info@quidcom.com

 

Educazione Continua in Medicina – ECM

Il corso è rivolto ad numero massimo di  70 partecipanti di cui 40 psichiatri e 30 psicologi.

Per acquisire i crediti assegnati, i partecipanti dovranno compilare il questionario di verifica dell’apprendimento e la scheda di valutazione dell’evento. Sono obbligatorie le firme di entrata e di uscita e il 100% di presenza al corso all’intera giornata.

Attestato di Frequenza

L’attestato con i crediti formativi verrà recapitato direttamente al partecipante dopo la verifica del questionario di valutazione dell’apprendimento.

Variazioni

La Segreteria Scientifica e la Segreteria Organizzativa si riservano il diritto di apportare al programma tutte le variazioni che si rendessero necessarie per ragioni tecniche e/o scientifiche.

Parole Chiave

Parole chiave sono rappresentate da 1) emozioni 2)sentimenti 3) processo psicoterapico

RAZIONALE

Il presente convegno ha come oggetto il tentativo di integrazione all’interno della prassi psicoterapeutica dei dati di ricerca forniti dalle neuroscienze e dall’indagine empirica del processo psicoterapeutico. Oggi, infatti, se si vuole affrancare la psicoterapia dal rischio di inglobamento nelle pseudoscienze l’unica strada è rappresentata dal recepimento del metodo scientifico e dei progressi delle scienze della mente.

La giornata di studio vuole, così, configurarsi come indispensabile aggiornamento nei confronti di psichiatri e psicologi impegnati in ambito psicoterapeutico.

Oltre 80 anni sono passati dall’asserzione di Freud sulle “illimitate” possibilità della biologia e sulla possibilità che, da lì a qualche decennio, le risposte della biologia avrebbero potuto “far crollare tutto l’artificioso edificio delle nostre ipotesi”. Oggi, le neuroscienze hanno aperto varchi nella comprensione delle emozioni e della mente tali da far intravedere la necessità di una riformulazione di gran parte dell’apparato teorico freudiano. Tuttavia, a dispetto della presunta caducità della metapsicologia, la pratica analitica continua a ricoprire un ruolo fondamentale nel trattamento di un’ampia gamma di disagi. In questo senso, se davvero una metapsicologia non è proponibile, la prassi analitica si rivelerebbe una scienza empirica, ma come tale necessita di validazioni ancor lungi dall’essere esaustive. L’attuale agenda storica sembra, pertanto, imporre la necessità di un dibattito sul rapporto tra neuroscienze e cura analitica e sulle modalità con cui quest’ultima incide sul cambiamento, ovvero l’analisi del processo terapeutico. Sono questi gli ineludibili nodi che la psicoanalisi contemporanea e le terapie analitiche sono chiamate a dipanare. 

 

ABSTRACT

 

Mari Ponsi

Neuroscienze e psicoanalisi.

Le neuroscienze nel contesto clinico Abstract

I grandi progressi avvenuti in questi ultimi decenni nella ricerca neurobiologica e neurocognitiva hanno messo in moto in vasti settori della comunità psicoanalitica un riesame dell’apparato concettuale e teorico su cui la psicoanalisi si fonda - dalla struttura dell’inconscio, alle concezioni dello sviluppo psichico, delle motivazioni e degli affetti, al funzionamento della memoria, ai meccanismi dell’azione terapeutica.

 

Questo riesame ha alimentato un dibattito sulla rilevanza che tali acquisizioni possono avere per la teoria e la pratica della psicoanalisi: alcuni auspicano che il confronto interdisciplinare solleciti la psicoanalisi a elaborare concetti e teorie compatibili con quanto viene prodotto nelle discipline affini, altri vedono in questo confronto un’opportunità di dare alla psicoanalisi un fondamento scientifico, altri si compiacciono di vedere confermate dalle ricerche neurobiologiche alcune intuizioni di Freud; altri, invece, ritengono che la psicoanalisi sia autosufficiente e che la ricerca di compatibilità e arricchimenti fuori dal suo ambito disciplinare ne alteri la specificità.

 

Un aspetto problematico di questa, seppur controversa, apertura di ponti fra le neuroscienze e la psicoanalisi è costituito dalle implicazioni per l’attività clinica: in che misura cambia, se cambia, l’agire clinico una volta che nel modo di concepire il funzionamento mentale entrano i risultati delle neuroscienze? In che modo l’ascolto dei pazienti ne viene influenzato? E’ possibile parlare di una neuro-scienza della psicoterapia, o di una psicoterapia neuro-biologicamente informata?

Emozioni e sentimenti: come il cervello colora la nostra  esistenza   Pietro Pietrini

Laboratorio di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica, Dipartimento di Patologia Sperimentale, Biotecnologie Mediche, Infettivologia ed Epidemiologia, Università degli Studi di Pisa

 

La capacità di esperire emozioni e sentimenti e generare comportamenti adeguati in risposta alle emozioni provate, non solo rende meno noiosa e più variopinta la nostra esistenza ma è soprattutto un meccanismo fondamentale per la sopravvivenza. L’evoluzione ha dotato gli esseri viventi di questo meccanismo perché attraverso le emozioni, piacevoli e sgradevoli, essi possano guidare il loro comportamento nella maniera più vantaggiosa per la propria vita, evitando le situazioni pericolose e negative e al contempo inseguendo quelle gratificanti e positive.  Secondo l’antica dottrina medica orientale, l’origine delle emozioni andava ricercata negli organi viscerali del corpo: la dominanza di uno degli organi fondamentali, cuore, fegato, polmoni, reni e milza, venne così associata a stati emotivi e a caratteristiche distinte della personalità. Per quanto oggi queste teorie possano quasi farci sorridere, bisogna ammettere che la dottrina cinese aveva intuito un aspetto fondamentale, e cioè che l’esperienza di un’emozione è intimamente connessa a sensazioni e manifestazioni a carico degli organi del corpo e dell’intero organismo. Pensiamo, ad esempio, a che cosa succede quando proviamo paura: il battito cardiaco aumenta di intensità e frequenza (sensazione di “cuore in gola”), il respiro diventa più rapido e superficiale, le mani si fanno sudaticce, le ginocchia tremanti e così via. Nell’ultimo quarto di secolo, lo sviluppo di sofisticate metodologie di esplorazione funzionale del cervello, quali la tomografia ad emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica funzionale (fMRI), ha permesso di esaminare i correlati metabolici delle attività cerebrali in maniera non invasiva direttamente nell’uomo, in condizioni fisiologiche o in presenza di patologie mentali. Utilizzando paradigmi sperimentali sempre più sofisticati si è cominciato a studiare i meccanismi neurobiologici che sottendono non solo le funzioni sensoriali e motorie ma anche i processi cognitivi, le emozioni, il comportamento, la regolazione del tono dell’umore, fino ad arrivare allo studio dei sentimenti e della vita spirituale. Studi condotti in soggetti sani ed in gruppi di pazienti affetti da disturbi psichiatrici, quali la depressione o i disturbi d’ansia, hanno permesso di riscontrare alterazioni funzionali associate alla presenza di patologie e di comprendere gli effetti dei trattamenti farmacologici e non farmacologici. Questa presentazione farà il punto sulle conoscenze acquisite fino ad oggi nello studio dei correlati cerebrali del comportamento emotivo normale e patologico. Non è passato molto tempo da quando i disturbi mentali venivano distinti in organici (es. demenza) e funzionali (es. depressione o psicosi) a seconda che presentassero o meno evidenti alterazioni della struttura cerebrale. Questa distinzione rifletteva semplicemente la nostra incapacità di andare al di là di ciò che potevamo vedere ad occhio nudo. Con le metodologie di esplorazione funzionale del cervello, unitamente al grande sviluppo delle tecniche di biologia molecolare, abbiamo oggi un potentissimo microscopio per osservare i processi biochimici della nostra mente, delle sue sofferenze e dei suoi meccanismi di difesa (3).

1.      Mosso A. Concerning the circulation of blood in the human brain. Verlag von Viet and Company, Leipzig, 1881.

2.      Kety SS e Schmidt CF. The nitrous oxide method for the quantitative determination of cerebral blood flow in man: theory, procedure and normal values. J Clin Invest 27:476-83, 1948

3.      Pietrini P. Toward a biochemistry of mind? Am J Psychiatry, 160:1907-8, 2003.

 

ABSTRACT ROSSI MONTI

abstract:

Il termine "Tensione     empatica" designa la funzione esplorativa dell'empatia come movimenti di avvicinamento nei confronti dell'altro.  In questo ambito di ricerca convergono almeno tre contributi: il contributo della psicoanalisi alla conoscenza dell'empatia, della identificazione e del controtransfert, il contriubuto della fenomenololgia a partire dalla dimensione della corporeità, il contribiuto delle neusocienze allo studio della imitazione. Un termine sempre più criticato e a rischio di apparire "vuoto" come quello di empatia potrebbe, grazie allo sviluppo di questa interazione, tornare ad ocuoare un posto di rilievo nel  panorama della clinica e della ricerca.

 

Abstract CIVITARESE

“Con un’illuminazione appropriata”: Freud e il lavoro della memoria

Con la Nota sul notes magico del 1924 Freud abbandona le “favole neurologiche” del Progetto di una psicologia (1895), vale a dire modellizzazioni di tipo grafico e nello stile delle scienze naturali, ed elabora un modello semiotico, come macchina di scrittura o testo, dell’apparato psichico e della memoria. Nel 1966 il breve scritto di Freud è l’oggetto di un memorabile saggio di Derrida letto all’Institut de psychanalyse di Parigi, al seminario di Green: Freud e la scena della scrittura. In esso Derrida valorizza al massimo grado il principio freudiano della Nachträglichkeit o posteriorità, cioè della continua risistemazione o riscrittura delle tracce mnestiche. È tale il rilievo che egli annette alla Nachträglichkeit da arrivare a considerarla, addirittura, come “la scoperta” di Freud. Risulta pertanto ancor più significativa la convergenza che su questo punto si realizza con la TSGN (ovvero teoria della selezione dei gruppi neurali) messa a punto da Edelman, un’altra teoria attuale, ma proveniente stavolta dal campo delle neuroscienze. In un processo di circolarità che dimostra la fecondità delle “contaminazioni” tra ambiti disciplinari diversi, osserviamo il riapparire di una moderna “favola” neurologica, - termine che sta qui solo per enfatizzare l’aspetto inevitabilmente finzionale di qualsiasi “modello” - che conferma in maniera significativa le intuizioni freudiane.

 

Abstract Giordano Fossi

“Per una lettura evoluzionistica dei fattori terapeutici nel processo di cura”

Esistono più di 500 scuole ed indirizzi di psicoterapia che ottengono risultati positivi non differenziabili, ed è verosimile ritenere che questo avvenga perché ad operare sono molteplici fattori terapeutici che vengono variamente attivati. Vengono distinti tre livelli teorici con  l’inferiore che non può entrare in contraddizione con quelli che lo precedono. Il più generale riguarda la natura biologica dell’uomo, il secondo utilizzato in psicoterapia (modelli psicodinamico, cognitivo, umanistico, evoluzionista. cognitivo, comportamentale, gestaltico ecc.), ultima la tecnica. I modelli del secondo livello possono integrarsi fra loro purché non siano in contraddizione con il primo livello (vedi i poli psicodinamico ed umanistico) pena sincretismi o incoerenze interne alla teoria. L’evoluzionismo è addirittura identificabile con l’evoluzionismo e può integrarsi con tutti i modelli che non sono in contraddizione con i principi della neurobiologia moderna. L’evoluzionismo è destinato a sostituire il plurimillenario modello creazionista  e l’Autore illustra i vantaggi terapeutici di un approccio basato sulla psicologia e sulla psicopatologia evoluzionista.

 

GRAZIANO GRAZIANI

DIETRO L’AZIONE TERAPEUTICA

 

Le attuali scienze della mente si stanno espandendo da un lato ( modularità cerebrale ) verticalmente, verso il corpo ed il cervello, dall’altro ( connessionismo e reti neurali ) orizzontalmente, verso l’ambiente.

Ugualmente, in ambito psicoanalitico, si erano direzionate la teoria degli archetipi ( verticalmente ) e quella oggettuale ( orizzontalmente ).

Le equivalenze tra archetipi e modularità e tra teoria oggettuale e connessionismo fungono

da base per una disamina sulle azioni in psicoterapia e la loro iscrizione all’interno di uno o entrambi i modelli proposti dalla contemporanea filosofia della mente.

I cambiamenti terapeutici, intesi quali schemi adattativi selezionati in seduta, troverebbero principalmente ragione in modificazioni della rete neurale e/o dell’espressività modulare

 

Integrare clinica e ricerca nello studio delle terapie psicoanalitiche

Vittorio Lingiardi, Francesco Gazzillo

Facoltà di Psicologia 1 Università “La Sapienza” di Roma

 

 

Dopo aver illustrato sinteticamente le ragioni, storiche e scientifiche, che hanno reso necessaria l’elaborazione di programmi di ricerca finalizzati alla verifica empirica delle ipotesi psicoanalitiche e della loro efficacia clinica, descriveremo brevemente quelli che a nostro parere sono i quattro ambiti principali della ricerca in psicoanalisi: concettuale (Dreher, 2000), esito dei trattamenti (Leuzinger-Bohleber, Target, 2006), processo terapeutico (Jones, 2000), fattori del processo che sembrano influenzare gli esiti (Waldron, 2004). Proporremo alcune riflessioni sull’ingresso del registratore nella stanza d’analisi (alleato o intruso?), sull’utilizzo di trascritti di sedute a scopo di ricerca e sui presupporti della  metodologia single-case (Dazzi, Lingiardi, Colli, 2006).

 

La parte centrale della relazione verterà sulla descrizione di tre strumenti, e relative ricerche, che consideriamo particolarmente utili nello studio del processo e dell’esito delle psicoterapie analitiche:

la Defense Mechanism Rating Scale (DMRS; Perry, 1990; Lingiardi, Madeddu, 2002);

la Shedler-Westen Assessment Procedure (SWAP-200, Westen, Shedler 1999a,b; Westen, Shedler, Lingiardi, 2003), strumento Q-sort che permette una diagnosi di personalità categoriale e dimensionale, dinamicamente orientata;

le Analytic Process Scale (APS; Waldron et al., 2004a,b), che permettono di valutare, qualitativamente e quantitativamente, diversi aspetti della relazione terapeutica (Gazzillo, Lingiardi 2006).

 

Pur esprimendo qualche riserva sulla possibilità di studiare empiricamente gli aspetti di contenuto dei trattamenti analitici, accenneremo ad alcuni strumenti di nuova generazione per la valutazione del transfert e del controtransfert (Bradley, Heim, Westen, 2005; Betan, Heim, Conklin, Westen, 2005).

 

Infine, esemplificheremo le possibilità di integrazione tra ricerca e clinica a partire dalla descrizione di due casi: Melania (Lingiardi, Shedler, Gazzillo, 2006) e Giovanna (Lingiardi, Gazzillo, Waldron, in preparazione).

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Padova,  19.01-15.06.2007 "SPAZIO E TEMPO TRA MONDO INTERNO E MONDO ESTERNO NELLA RELAZIONE ANALITICA". Sede: PADOVA, CASA CRISTALLO, VIA ALTINATE 114 B; Organizz.: SOCIETÀ ITALIANA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA - S.I.P.P.; Info:   SIPP@MCLINK.IT  ; Fees= euro 70,00.

Programma:

                               

Giornata del 19/01/07

 

16.00 – 16.15 Registrazione dei partecipanti

 

16.15 – 18.30   Relazione della dott.ssa Chiara Nicolini:

 

                             “Perdersi nel labirinto”

 

                         18.30 – 20.15   Discussione e presentazione di casi clinici.

 

 

Giornata del 16/02/07

 

 

            16.00 – 16.15  Registrazione dei partecipanti

 

16.15 – 18.30  Relazione della dott.ssa Chiara Nicolini

 

                              “Una casa per le emozioni”

 

18.30 – 20.15  Discussione e presentazione di casi clinici

 

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Giornata del 16/03/07

 

 

16.00 – 16.15          Registrazione dei partecipanti

 

 

16.15 – 18.30  Relazione della dott.ssa Chiara Nicolini

 

  “Il cambiamento e l’evoluzione dello spazio

   e del tempo nella relazione analitica”

 

18.30 – 20.15 Discussione e presentazione di materiale clinico.

 

           

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Giornata del 18/05/2007

 

16.00 – 16.15          Registrazione dei partecipanti

 

 16.15 – 18.30 Relazione della dott.ssa Chiara Nicolini

 

 “Funzione transizionale degli spazi terapeutici

  nelle strutture intermedie”                                   

 

 18.30 – 20.15  Discussione e presentazione di materiale clinico

 

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Giornata del 15/06/2007

 

16.00 – 16.15  Registrazione dei partecipanti

 

16.15 – 18.30   Relazione del dott. Gianfranco Marano:

                              

 “Spazio, tempo, linguaggio e logica”  

   

18.30 – 20.15 Discussione e presentazione di materiale clinico

 

20.15 – 20.45  Compilazione del questionario.

 

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Abstracts

 

19/01/07

Titolo: Perdersi nel labirinto”

 

Abstract: Perdere e trovare, perdersi e ritrovarsi, fin dal lutto originario, segnano e caratterizzano la crescita, ma quando il lutto originario fallisce si verifica un'esperienza di perdita "primitiva". Viene qui presentato un caso clinico di una donna che viveva la perdita della giovinezza e dell'età fertile come un lutto inelaborabile, come una minaccia narcisistica al proprio sé.
  Nel presente articolo la scrittura e la lettura vengono proposte come supporto al lavoro analitico: la scrittura che la paziente opera come ricerca del  suo vero sé e la lettura che l'analista fa in chiave psicoanalitica del romanzo di Catherine Dunne "The Walled Garden".

 

 

16/02/07

Titolo: Una casa per le emozioni

 

Abstract: La relazione prende spunto dal caso di una paziente depressa la cui terapia, tuttora in corso, si è evoluta attraverso tre fasi, separate da lunghi soggiorni all’estero. L’abitare un mondo senza confini, vissuto come apertura vitale ma anche come sradicamento e rischio di frammentazione o, al contrario, il sentirsi confinata in uno spazio ristretto, soffocante ma anche garante di una coesione del Sé, sono stati i due poli intorno ai quali si è strutturato il processo terapeutico, durante il quale sono emerse come particolarmente significative le immagini delle case e dei vari ambienti legati alla vita e alla storia familiare della paziente, segnata dalla difficoltà propria e, prima ancora, dei genitori, in particolare di una madre gravemente depressa, di riconoscere e contenere i diversi stati emotivi.  

 

 

16/03/07

Titolo: Il cambiamento e l’evoluzione dello spazio e del tempo nella relazione analitica. Dallo spazio-tempo potenziale allo spazio-tempo interno.

Abstract: Dalla concezione primitiva dello spazio nel corpo (protofantasie di Gaddini) allo spazio potenziale ( Winnicott), fino allo spazio-tempo della conclusione della cura. Un percorso evolutivo reso possibile  dallo spazio-tempo analitico. 

Analisi di un caso clinico da questo vertice di osservazione.

 

 

18/05/07

Titolo: Funzione transizionale degli spazi terapeutici nelle strutture intermedie.

 

Abstract:  Facendo riferimento ai lavori di Searles, Ogden, Winnicott e Basaglia, si fanno delle considerazioni sulla nozione di funzione transizionale relativamente all'assetto delle cosiddette "strutture intermedie", così come previste e parzialmente configurate dalla legge 180.

 

 

15/06/07

Titolo: Spazio, tempo, linguaggio e logica

 

Abstract: Alcune discipline speculative e sperimentali dell’era moderna che nel passato lavoravano separatamente e con metodi diversi sono state forzate dalle scoperte a cui erano giunte a integrarsi in modelli interdisciplinari. L’A. si riferisce alla neurobiologia, alle teorie computazionali del funzionamento mentale, alla teoria della complessità e al connessionismo.

Il lavoro cerca di dimostrare che questa integrazione è già presente in alcuni aspetti della teoria psicoanalitica dell’inconscio e del modo in cui spazio e tempo emergono e assumono caratteristiche normali o patologiche nel linguaggio e nella logica del transfert e del controtransfert, del delirio, dell’identificazione proiettiva.

 

 

Monza, 20.01-5.05.2007 "CLINICA E TEORIA DELLA DEPRESSIONE : SIGNIFICATI E SIGNIFICANTI"; Sede: VIA PERGOLESI, 33 MONZA (MI); Organizz.: ASSOCIAZIONE PER LO SVILUPPO DELLE SCIENZE NEUROPSICHIATRICHE DELL'ETA' EVOLUTIVA E DELL'ADOLESCENZA; Info: NPIMONZA@HSGERARDO.ORG ; Fees= euro 150,00.

Docenti: Mario Bertolini, Francesca Neri, Andreas Giannakoulas

 

Milano, 17.01-20.06.2007 "LA RICERCA DELL’ASSENTE:DIVENTARE GENITORI E DIVENTARE FIGLI ADOTTIVI"; Sede:  CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38, 20122 MILANO; Info: cmp.spi@fastwebnet.it ; Fees= euro 300,00.

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  Mercoledì 17 gennaio 2007
Titolo
:
La ricerca dell’assente:diventare genitori e diventare figli adottivi

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

 

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Giornata 2: 
Mercoledì 21 marzo 2007
Titolo
:
La ricerca dell’assente:diventare genitori e diventare figli adottivi

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

 

 

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Giornata 3:  Mercoledì 18 aprile 2007
Titolo: La ricerca dell’assente:diventare genitori e diventare figli adottivi

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

 

 

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Giornata 4:  Mercoledì 16 maggio 2007

Titolo: La ricerca dell’assente:diventare genitori e diventare figli adottivi

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

 

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Giornata 5:  Mercoledì 30 maggio 2007
Titolo: La ricerca dell’assente:diventare genitori e diventare figli adottivi

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

 

Giornata 6:  Mercoledì 20 giugno 2007

Titolo: La ricerca dell’assente:diventare genitori e diventare figli adottivi

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Claudia Artoni Schlesinger, Gilda De Simone, Paola Orofino, Cristina Saottini

 

Ore: 23.30-24.00

Questionario

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ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

L’adozione, in quanto riconoscimento di una genitorialità psicologica non fondata su quella biologica, porta a riflettere sulla complessità del legame tra genitori e figli, in particolare in una società come quella attuale, in cui la genitorialità ha subito una profonda trasformazione, diventando il frutto di una scelta sempre più volontaria e individuale, nella quale essere genitori ridefinisce in modo radicale l’identità soggettiva.

La riflessione psicoanalitica si interroga da sempre, a partire dal mito di Edipo, sulla questione delle origini e sulla fondazione della soggettività nel legame tra le generazioni.

Il seminario si propone, a partire da una riflessione sul significato fondante per la psicoanalisi delle due famiglie di Edipo, quella naturale, di Tebe e quella adottiva, di Corinto, di cercare di comprendere il significato dell’idoneità genitoriale adottiva, mostrando come un’interpretazione psicoanalitica di questa funzione non si limiti all’esclusione di una psicopatologia nella coppia e non sia una semplice valutazione di una supposta “capacità genitoriale” da misurare “in potenza”, ma si costituisca come un rapporto interpersonale funzionale alla ricostruzione del proprio desiderio genitoriale nelle sue radici inconsce.

Il costituirsi della competenza adottiva può richiedere un supporto che, attraverso il lavoro con le coppie, aiuti l’attivazione della funzione genitoriale, come capacità di ogni coppia di dare al figlio protezione e calore affettivo, nutrimento fisico e mentale, di cui ha bisogno per l’attivazione e lo sviluppo della sua mente.

Poiché l’adattamento del bambino ai genitori ed alle loro aspettative, e viceversa, può rivelarsi doloroso, per la difficoltà a conoscere il bambino “straniero” nella sua storia traumatica, è importante aiutare tutta la nuova famiglia, genitori e figli, a mobilitare i processi di identificazione e di riparazione e ad accogliere e pensare il nuovo.

Nel seminario saranno presentate dai conduttori e dai partecipanti situazioni cliniche di coppie in fase preadottiva, di famiglie adottive e di figli adottati in difficoltà, evidenziando come l’intervento psicoanalitico possa essere un utile supporto alla pensabilità della costruzione e della trasformazione dei legami affettivi.

 

 

 

Milano, 7.02-27.06.2007 "IL BAMBINO E I SUOI CONTESTI RELAZIONALI "; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38, 20122 MILANO; Info: cmp.spi@fastwebnet.it ; Fees= euro 300,00.

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  Mercoledì 7 febbraio 2007
Titolo
:
Il bambino e i suoi contesti relazionali

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

 

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Giornata 2: 
Mercoledì 7 marzo 2007
Titolo
:
Il bambino e i suoi contesti relazionali

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

 

 

 

 

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Giornata 3:  Mercoledì 4 aprile 2007
Titolo: Il bambino e i suoi contesti relazionali

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

 

 

 

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Giornata 4:  Mercoledì 2 maggio 2007

Titolo: Il bambino e i suoi contesti relazionali

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

 

 

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Giornata 5:  Mercoledì 6 giugno 2007
Titolo
: Il bambino e i suoi contesti relazionali

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

 

 

 

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Giornata 6:  Mercoledì 27 giugno 2007

Titolo: Il bambino e i suoi contesti relazionali

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Silvia Fornari, Alessandra Zanelli Quarantini

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00

 

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ABSTRACT DEL CICLO DI SEMINARI:

“Quando sei nato non puoi più nasconderti” recita il suggestivo titolo di un film visto di recente; ci viene da pensare che per fortuna è cosi.

Il bambino, fin dalla nascita, è immerso e progressivamente coinvolto in multiformi contesti relazionali che garantiscono la sua sopravvivenza e lo arricchiscono di esperienze e competenze necessarie allo sviluppo della sua identità.

Lo specifico del nostro lavoro terapeutico è comprendere e farci carico del bambino e necessariamente del suo ambiente, sia esso sufficientemente buono, sia che presenti elementi disfunzionali per la crescita.

Partendo da questi presupposti, intendiamo impostare i nostri incontri seminariali portando al gruppo osservazioni cliniche del nostro lavoro quotidiano, per trarne indicazioni verso una teoria della tecnica, questo con lo scopo di comprendere le complesse dinamiche che entrano in gioco nelle interazioni bambino-ambiente e quindi fare scelte sul tipo di intervento più adatto a promuovere movimenti evolutivi e trasformativi per il bambino e il suo contesto.

Il materiale clinico riguarderà diversi contesti di crescita, intesi come i luoghi più significativi delle relazioni dell’infanzia, dove può esprimersi il disagio e dove possono essere avvenute disfunzioni che interferiscono con lo sviluppo sano.

Tali scenari riguarderanno:

- la relazione con la madre, intesa come luogo delle origini, ambiente prinario (terapia al bambino, terapia madre-bambino, sostegno o terapia alla madre)

- la coppia genitoriale e la sua collusione; gli affetti scissi e denegati della coppia e le proiezioni sul bambino (sostegno genitoriale, terapia di coppia)

- i fratelli come primo gruppo di pari all’interno del quale il bambino sperimenta l’ampliamento dei vissuti primari

- il gruppo dei pari all’esterno della famiglia come luogo privilegiato per osservare l’emergere di processi di separazione e di identificazione, attraverso il pensiero comune (terapia di gruppo)

- il nido, la scuola materna, la scuola: ambienti di accadimento e di apprendimento extrafamiliari e il loro accompagnamento nello sviluppo a partire dal codice materno verso l’integrazione con il codice paterno

-          l’ambiente dei media (TV, computer, videogiochi): contesti che possono svolgere una funzione di supporto e movimenti creativi e di crescita, ma anche diventare luoghi di ritiro o di cortocircuito di processi di pensiero patologici.

-           

 

 

Milano, 7.02-27.06.2007 "LA CONSULTAZIONE PSICOANALITICA "; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38, 20122 MILANO; Info: cmp.spi@fastwebnet.it ; Fees= euro 250,00.

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  Mercoledì 7 febbraio 2007
Titolo
:
La consultazione psicoanalitica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Giuseppe Di Chiara

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Giuseppe  Di Chiara

 

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Giornata 2: 
Mercoledì 7 marzo 2007
Titolo
:
La consultazione psicoanalitica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Giuseppe Di Chiara

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Giuseppe  Di Chiara

 

 

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Giornata 3:  Mercoledì 4 aprile 2007
Titolo:
La consultazione psicoanalitica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Fausto Petrella

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Fausto Petrella

 

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Giornata 4:  Mercoledì 2 maggio 2007

Titolo: La consultazione psicoanalitica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Fausto Petrella

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Fausto Petrella

 

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Giornata 5:  Mercoledì 6 giugno 2007
Titolo
: La consultazione psicoanalitica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Paola Molone

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Paola Molone

 

 

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Giornata 6:  Mercoledì 27 giugno 2007

Titolo: La consultazione psicoanalitica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Paola Molone

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Paola Molone

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00

 

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ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

La consultazione psicoanalitica è il primo incontro che una persona fa con uno psicoanalista.

È una esperienza caratteristica e originale, ogni volta diversa, per tutte e due le persone in essa coinvolte. Essa si realizza sempre e solo su richiesta di una persona che liberamente e personalmente desidera farla, anche se consigliata da altri, per come spesso avviene, principalmente nella supposizione di un bisogno di aiuto.

La consultazione psicoanalitica ha lo scopo di esplorare gli aspetti mentali, e in genere personologici, determinati o anche solo influenzati dalle strutture inconsce della mente. Lo psicoanalista sulla base dei risultati di questa esplorazione, che si avvale di una tecnica di incontro conversazionale mirato con la persona che ne ha fatto richiesta, fornirà alla fine dell’incontro (qualche volta degli incontri) una sua descrizione della condizione mentale dal punto di vista psicoanalitico alla persona che lo ha consultato.

I risultati di una consultazione psicoanalitica possono essere diversi: l’evidenza di una indicazione di cura con la psicoanalisi, oppure no; ma anche tante altre indicazioni, tutte a disposizione della persona per una sua successiva scelta.

Scopo di queste conferenze è anche mettere in evidenza che cosa possono aspettarsi dalla consultazione psicoanalitica le persone che vi accedono e quelle che, operando nei più diversi settori delle attività umane, la consigliano.

Nel corso degli incontri verranno affrontate diverse situazioni nelle quali la consultazione può avere luogo. In particolare ci si occuperà della consultazione nello studio dello psicoanalista (Giuseppe Di Chiara), della consultazione nell’ambito delle istituzione psichiatrico-psicologiche di assistenza e di cura (Fausto Petrella), della consultazione in una istituzione psicoanalitica, un Centro di ricerca e di formazione continua in psicoanalisi (Paola Molone).

 

 

Milano, 7.02-27.06.2007 "LE DIPENDENZE DA SOSTANZE E DA COMPORTAMENTO. L’APPROCCIO PSICOANALITICO DALLA DIAGNOSI ALL’INTERVENTO TERAPEUTICO "; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38, 20122 MILANO; Info: cmp.spi@fastwebnet.it Fees: euro 300,00.

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  Mercoledì 7 febbraio 2007
Titolo
:
Le dipendenze da sostanze e da comportamento. L’approccio psicoanalitico dalla diagnosi all’intervento terapeutico

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Michele Sforza

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Michele Sforza

 

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Giornata 2: 
Mercoledì 7 marzo 2007
Titolo
:
Le dipendenze da sostanze e da comportamento. L’approccio psicoanalitico dalla diagnosi all’intervento terapeutico

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Michele Sforza

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Michele Sforza

 

 

 

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Giornata 3:  Mercoledì 4 aprile 2007
Titolo: Le dipendenze da sostanze e da comportamento. L’approccio psicoanalitico dalla diagnosi all’intervento terapeutico

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Michele Sforza

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Michele Sforza

 

 

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Giornata 4:  Mercoledì 2 maggio 2007

Titolo: Le dipendenze da sostanze e da comportamento. L’approccio psicoanalitico dalla diagnosi all’intervento terapeutico

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Gabriella Ventavoli

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Gabriella Ventavoli

 

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Giornata 5:  Mercoledì 6 giugno 2007
Titolo
: Le dipendenze da sostanze e da comportamento. L’approccio psicoanalitico dalla diagnosi all’intervento terapeutico

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Gabriella Ventavoli

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Gabriella Ventavoli

 

 

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Giornata 6:  Mercoledì 27 giugno 2007

Titolo: Le dipendenze da sostanze e da comportamento. L’approccio psicoanalitico dalla diagnosi all’intervento terapeutico

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Gabriella Ventavoli

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Gabriella Ventavoli

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00

 

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ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

Dr Michele G. Sforza

Le dipendenze da sostanze e le cosiddette “nuove dipendenze” che sono caratterizzate dalla ripetizione compulsiva di comportamenti pur in assenza di stimolazioni chimiche esterne, rappresentano una delle patologie più diffuse in ambito medico, psichiatrico e sociale.

Il ciclo di conferenze di aggiornamento si propone di delineare il contributo psicoanalitico accanto agli altri apporti che discipline diverse  ci hanno fornito per sempre meglio conoscere e approfondire il drammatico  fenomeno della dipendenza patologica.  I seminari  si ripropongono di mostrare come la figura dell’analista si possa e si debba integrare all’interno di un  intervento terapeutico complesso lungo tutto l’iter che si snoda dalla diagnosi alla motivazione  alla cura, dalla costruzione di un progetto terapeutico mirato fino al timing dell’intervento clinico.

Obiettivi e argomenti del ciclo di conferenze saranno quindi:

  • Definizione del concetto di Dipendenza nei suoi aspetti fisiologici, patologici ed etiopatogenetici
  • Abuso e  Dipendenza da alcol
  • Dipendenze da Comportamento (Gioco d’azzardo patologico, Shopping compulsivo, Internet Addiction Syndrome ecc.)
  • Panoramica storico-concettuale dell’approccio psicoanalitico ai problemi della dipendenza da alcol e da gioco d’azzardo
  • La costruzione del setting per l’intervento terapeutico
  • La personalità del soggetto affetto da dipendenza patologica e le difese nella malattia conclamata
  • La diagnosi e la motivazione al trattamento
  • Il programma terapeutico: criteri e strumenti di intervento
Dott.ssa Gabriella Ventavoli

Il fenomeno delle dipendenze è in aumento, quasi un epidemia che colpisce le nuove generazioni. I conduttori intendono mettere in risalto, partendo dall'osservazione clinico-analitica, lo sviluppo della personalità del tossicomane, in relazione alla nascita biologica, influenzata dall'ambiente affettivo, dalla qualità delle relazioni oggettuali.

L'assunzione di sostanze stupefacenti ha origini remote e motivazioni inconsapevoli, che si traducono nella modalità inconscia di automedicazione per i gravi deficit.

Attraverso interventi tratti dall'esperienza clinica, verranno evidenziate le carenze delle funzioni genitoriali e il mancato processo di soggettivazione. Verrà sottolineata la potenzialità trasformativa della relazione umana quando la psicoterapia entra a far parte della catena terapeutica.

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Milano, 17.01-20.06.2007 "ADOLESCENZA E  DEPRIVAZIONE "; Sede: C.M.P. VIA CORRIDONI, 38 MILANO; Info: cmp.spi@fastwebnet.it  Fees= euro 300,00.

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  Mercoledì 17 gennaio 2007
Titolo
:
Adolescenza e deprivazione

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Giovanna Giaconia

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Giovanna Giaconia

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Giornata 2: 
Mercoledì 21 marzo 2007
Titolo
:
Adolescenza e deprivazione

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Giovanna Giaconia

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Giovanna Giaconia

 

 

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Giornata 3:  Mercoledì 18 aprile 2007
Titolo: Adolescenza e deprivazione

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Piero Rossi

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Piero Rossi

 

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Giornata 4:  Mercoledì 16 maggio 2007

Titolo: Adolescenza e deprivazione

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Piero Rossi

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Piero Rossi

 

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Giornata 5:  Mercoledì 30 maggio 2007
Titolo: Adolescenza e deprivazione

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Angela Galli

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Angela Galli

 

 

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Giornata 6:  Mercoledì 20 giugno 2007

Titolo: Adolescenza e deprivazione

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Francesca Codignola

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Francesca Codignola

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23.30- 24.00 Questionario

 

 

 

 

 

ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

Nei primi due seminari, condotti dalla Dr.ssa Giovanna Giaconia, verrà affrontato il concetto di adolescenza come trauma. La deprivazione, vissuta nella relazione primaria, si ripresenta in adolescenza o come traumatofilia o nel trauma esercitato dalla maturazione sessuale sull’equilibrio infantile.

Verranno considerati gli agiti trasgressivi nelle loro forme di asocialità e delinquenzialità – sia nelle loro valenze evolutive sia nel loro significato di funzionamento psicotico.

Saranno presentati casi clinici ad illustrazione dei temi trattati.

I seminari condotti dal Dr. Piero Rossi si collocano all’interno dei seguenti temi generali:

-          Psicosi, psicoticismo e personalità borderline: validità e valore predittivo in adolescenza.

-          Presa in carico dell’adolescente all’esordio psicotico: il punto di vista dello psicoterapeuta a confronto col sentimento di solitudine e impossibilità a essere compreso. Esiste uno specifico adolescenziale?

Nel seminario condotto dalla Dr.ssa Galli verrà proposto il concetto di “posizione adolescenziale”, che verrà messo in relazione a situazioni cliniche in cui la deprivazione – come trauma psichico – resta nascosta e si assiste allo sviluppo di un funzionamento pseudo-adulto. La deprivazione nascosta è frequentemente osservabile nei casi di investimento narcisistico eccessivo da parte dei genitori sui propri figli: tale investimento può avere l’effetto di un trauma cumulativo che, durante l’adolescenza, blocca lo sviluppo verso l’età adulta. Nei casi clinici presentati il trauma si rivela attraverso atti delinquenziali mascherati.

Il seminario presentato dalla Dr.ssa Francesca Codignola avrà per titolo: “La gestione del maltrattamento”.

Saranno messe a fuoco le difficoltà del contatto e della presa in carico degli adolescenti che hanno vissuto esperienze di grave trascuratezza e/o maltrattamento. Attraverso una o più vignette cliniche, si cercheranno di evidenziare non solo le più frequenti modalità difensive dalla relazione e nella relazione psicoterapeutica da parte degli adolescenti stessi, ma soprattutto le più frequenti situazioni di empasse, da parte dei terapeuti, nella costruzione della alleanza di lavoro. In particolare:

1)      la massiccia tendenza alla coazione a ripetere e i più frequenti movimenti transferali di questo tipo di adolescenti;

2)      le risposte emotive controtransferali degli operatori e la loro elaborazione;

3)      Il problema della distanza e della vicinanza:

4)     Il setting.

 

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Milano, 17.01-20.06.2007 "ANSIA E DEPRESSIONE "; Sede:  CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38, 20122 MILANO; Info: cmp.spi@fastwebnet.it Fees= euro 250,00.

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  Mercoledì 17 gennaio 2007
Titolo
:
Ansia e depressione nei percorsi d’individuazione

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Laura Ambrosiano, Eugenio Gaburri

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Laura Ambrosiano, Eugenio Gaburri

 

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Giornata 2: 
Mercoledì 21 marzo 2007
Titolo
:
Ansia e depressione nei percorsi d’individuazione

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Laura Ambrosiano, Eugenio Gaburri

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Laura Ambrosiano, Eugenio Gaburri

 

 

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Giornata 3:  Mercoledì 18 aprile 2007
Titolo: Ansia e depressione nel bambino e nell’adolescente

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Marta Badoni, Katharina Schweizer

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Marta Badoni, Katharina Schweizer

 

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Giornata 4:  Mercoledì 16 maggio 2007

Titolo: Ansia e depressione nel bambino e nell’adolescente

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Marta Badoni, Katharina Schweizer

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Marta Badoni, Katharina Schweizer

 

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Giornata 5:  Mercoledì 30 maggio 2007
Titolo
: Ansia e depressione nel bambino e nell’adolescente

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Marta Badoni, Katharina Schweizer

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Marta Badoni, Katharina Schweizer

 

 

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Giornata 6:  Mercoledì 20 giugno 2007

Titolo: Ansia e depressione nel bambino e nell’adolescente

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Marta Badoni, Katharina Schweizer

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Marta Badoni, Katharina Schweizer

 

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ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

Dr. Laura Ambrosiano, Prof. Eugenio Gaburri

In questo ciclo di conferenze si approfondirà il nesso tra ansia-depressione e la patologia dei processi di identificazione. Generalmente, quando si parla di identificazione ci si riferisce alla dimensione edipica, trascurando di cogliere il senso delle identificazioni precoci, pre-edipiche, ai fini dell’individuazione.  Le identificazioni precoci sono, secondo Freud, la prima forma di legame emotivo; esse emergono in una condizione mentale ancora indifferenziata, in cui il sé è potenziale e gli oggetti sono aspecifici. Le prime identificazioni si rivolgono a una nebulosa gruppale, alla mentalità dei caregivers, che viene veicolata dai ritmi e dai modi con cui gli adulti si occupano del bambino.

Per individuarsi il bambino ha bisogno di separarsi da queste identificazioni precoci, di fare il lutto della perdita di questo primo legame che offre un senso di appartenenza.

I disguidi di questi percorsi possono incrementare la paura e l’ansia, possono spingere verso soluzioni scissionali che degradano la vita di relazione e l’integrità del sé.

La patologia dei processi di identificazione pre-edipica si manifesta con un senso profondo di inconsistenza personale, una intensa vergogna, un continuo stato di all’erta per arginare la minaccia di un allagamento depressivo e paranoide.

Verrà proposto un caso clinico per commentare e approfondire la proposta teorica.

Dr. Marta Badoni, Dr. Katharina Schweizer

L’infanzia e l’adolescenza sono caratterizzate da processi evolutivi che richiedono l’elaborazione di lutti e di sofferenze depressive. In questi quattro incontri ci si propone di percorrere l’evoluzione del pensiero psicoanalitico, illustrandone le articolazioni a partire da materiale clinico.

Questo ciclo di conferenze accomuna di proposito ansia e depressione.

Il manifestarsi dell’una o dell’altra, o di entrambe assieme, è strettamente legato, da un punto di vista psicodinamico, alle vicissitudini della relazione d’oggetto e alle modalità con cui il soggetto ha affrontato i movimenti di separazione e vissuto la propria condizione di separatezza con i rimandi relativi all’assetto narcisistico. Nell’affrontare l’ansia e la depressione nell’infanzia e nell’adolescenza dovremo poi tenere in considerazioni diversi fattori; in entrambe, infatti, l’aspetto tipico della sofferenza depressiva può essere poco evidente, lasciando il campo a “equivalenti depressivi” che frequentemente si esprimono con disturbi somatici o comportamentali.

Per quanto riguarda in particolare l’adolescente, età per eccellenza del lutto, dovremo imparare a distinguere quello che può essere considerato un processo inevitabile ed evolutivo volto a rinegoziare gli accadimenti dell’infanzia, da quello che invece è un arresto del processo adolescenziale stesso.

Nel corso degli incontri si cercherà di fare emergere i movimenti ansiosi e depressivi dietro la molteplicità della sintomatologia.

 

 

 

Roma, 27.02-22.05.2007 "ESPERIENZE TRAUMATICHE PRECOCI: TEORIA E CLINICA"; Sede:  C.D.P.R. VIA PANAMA, 48 ROMA; Info: segreteria@centropsicoanalisiromano.it ; Fees= euro 216,00.

ESPERIENZE TRAUMATICHE PRECOCI: TEORIA E CLINICA

 

Seminario - Dr. Basilio Bonfiglio, Dr. Cono Aldo Barnà

 

 

Dr. Basilio Bonfiglio

Il seminario ripercorre l’evoluzione del concetto di trauma psichico, anche attraverso il pensiero dei principali autori che se ne sono occupati, per formulare ipotesi sulla sua genesi e per giungere ad una possibile definizione attuale alla luce delle ricerche psicoanalitiche e di quelle di alcune scienze affini; in particolare neurobiologia ed infant research.

Viene ribadita l’attualità e l’importanza del concetto e la necessità di articolarlo con la problematica relativa al  valore da attribuire  a realtà psichica e realtà oggettiva.

Attraverso un dialogo tra teoria e clinica, con materiale presentato dal conduttore e/o dai partecipanti, si indagheranno le origini e lo strutturarsi della psicopatologia. Tratteggiando anche la disposizione psichica del terapeuta e gli strumenti tecnici che egli deve adoperare per visualizzare il riconoscimento in special modo dei traumi occorsi prima che l’individuo abbia raggiunto lo statuto di soggetto, non avendo ancora acquisito capacità di riflessione, simbolizzazione e verbalizzazione. Traumi che, piuttosto, possono inibire in modo significativo un raggiungimento di tali competenze.

Infine, vengono discussi i settings e le modalità di verbalizzazione ed interpretazione necessari al terapeuta per trattare gli effetti dei traumi precoci nelle patologie gravi e meno gravi. In particolare le forme di verbalizzazione che consentono di entrare in contatto con i funzionamenti psichici inconsci di base dei pazienti.

 

 

Dr. Cono Aldo Barnà

In poco più di un secolo di esistenza la psicoanalisi si è progressivamente interessata a patologie inizialmente escluse dal suo metodo e si è misurata con una vistosa trasformazione delle forme del disagio.Ciò ha comportato un continuo aggiornamento relativo alla comprensione della psicopatologia, alle ipotesi  etio-patogenetiche e all’assetto operativo nella stanza d’analisi. Le trasformazioni tecniche non hanno sostanzialmente riguardato il setting formale, ma soprattutto  l’assetto mentale, affettivo e relazionale dell’analista. La revisione teorica ha poi comportato l’introduzione di più modelli e la loro confrontazione teorica e  clinica. Tra gli elementi tradizionali dell’indagine psicoanalitica il “trauma” è stato vistosamente e  continuamente rivisto, oltre che dallo stesso Freud, da mollti autori contemporanei e successivi a lui. Abbiamo dato il nome di “crescite traumatiche” a quei quadri di sempre più frequente osservazione, di soggetti che rivelano nel corso del trattamento, alienanti identificazioni patologiche tessute nell’esposizione massiccia a “traumi ambientali” caratterizzati soprattutto da inadeguate situazioni  relazionali operanti per tutto il corso della loro formazione.

Nel corso del seminario proposto cercheremo di inquadrare la problematica appena accennata e di far derivare da tale inquadramento l’assetto affettivo e operativo più idoneo alla conduzione del trattamento  di questi soggetti.

A tale scopo ci gioveremo, se possibile, di esemplificazioni cliniche, relative a casi proposti dal conduttore e/o dai partecipanti.

 

 

CALENDARIO:

 

Martedì 27 febbraio 2007

Dr. Basilio Bonfiglio: Inquadramento generale

Perché occuparsi del trauma?

Andare per ordine; Freud (e Breuer), Ferenczi e il trauma.

Discussione di materiale clinico

Martedì 6 marzo 2007

Dr. Basilio Bonfiglio: Si sposta il livello dei fenomeni osservati. I teorici delle relazioni oggettuali. Discussione di materiale clinico portato dai partecipanti.

Martedì 27 marzo 2007

Dr. Basilio Bonfiglio:Si sposta l’ottica. Gradi di traumatismo.

Masud Khan, Bowlby e le teorie attuali.

Discussione di materiale clinico portato dai partecipanti.

Martedì 17 aprile 2007

Dr. Cono Aldo Barnà: Traumatismi precoci, “crescite traumatiche” e organizzazione psicopatologica. Discussione di materiale clinico portato dai partecipanti.

Martedì 8 maggio 2007

Dr. Cono Aldo Barnà: Assetto analitico e accoglimento del transfert nelle “crescite traumatiche”. Discussione di materiale clinico proposto dai partecipanti.

Martedì 22 maggio 2007

Dr. Cono Aldo Barnà: Ascolto ed interpretazione nelle “crescite traumatiche”. Discussione di materiale clinico proposto dai partecipanti.

 

 

ORARI:

Ore 21,00 – 22,00

 

Relazione del docente

Ore 22,00 – 23,00

 

Discussione con la sala

Ore 23,00– 23,30 (solo 22/05/2006)

 

Questionario di apprendimento

 


 

 

Roma, 8.02-19.04.2007 "ASPETTI TEORICI E CLINICI DEL  NARCISISMO"; Sede: CENTRO DI PSICOANALISI ROMANO VIA PANAMA 48;  ROMA; Info: segreteria@centropsicoanalisiromano.it ; Fees= euro 216,00.

STATI CLINICI DEL NARCISISMO

 

ASPETTI TEORICI E CLINICI DEL NARCISISMO

 

Seminario del dr. G. Campoli

 

Freud con il saggio Introduzione al narcisismo del 1914 sottolineando l’importanza del narcisismo nello sviluppo psicologico, nella vita quotidiana e nella psicopatologia introdusse e preparò importanti cambiamenti teorici e clinici. Dopo questo scritto il concetto di narcisismo venne relativamente messo da parte dagli psicoanalisti. Negli anni Settanta, in concomitanza con i mutamenti avvenuti nelle società occidentali, si aprirono un dibattito ed una controversia fra chi considera il narcisismo una struttura difensiva primitiva dalle pulsioni libidiche e distruttive e chi ritiene che proceda secondo una linea di sviluppo autonoma rispetto alle relazioni oggettuali cui sono collegate specifiche forme di transfert e specifiche patologie.

Nel seminario si passeranno in rassegna le principali posizioni teorico-cliniche e si discuterà ampio materiale clinico proveniente da trattamenti di pazienti affetti da disturbi della personalità narcistici e borderline, depressioni.

 

 

CALENDARIO:

8 febbraio 2007

 

Seminario I: Elementi storici sul concetto di narcisismo: il pensiero di Freud, M. Klein, D. Winnicott.

22 febbraio 2007

 

Seminario II: Contributi più recenti: il narcisismo negativo secondo A. Green, il narcisismo onnipotente distruttivo secondo H. Rosenfeld, le difese narcisitiche per O. Kernberg.

8 marzo 2007

Seminario III: la psicologia del Sé di H. Kohut.

22 marzo 2007

 

Seminario IV: presentazione di un caso clinico di disturbo borderline di personalità.

5 aprile 2007

 

Seminario V: presentazione di un caso clinico di disturbo narcisistico della personalità.

19 aprile 2007

Seminario VI: presentazione di un caso clinico di depressione.

 

ORARI:

Ore 21,00 – 22,00

 

Relazione del docente

Ore 22,00 – 23,00

 

Discussione con la sala

Ore 23,00– 23,30 (solo 19/04/2006)

 

Questionario di apprendimento

 


 

 

Roma, 6.02-27.02.2007 "EVOLUZIONE DELLA TECNICA  PSICOANALITICA"; Sede: C.D.P.R. VIA PANAMA, 48 ROMA; Info: segreteria@centropsicoanalisiromano.it ; Fesse= euro 144,00.

EVOLUZIONI DELLA TECNICA PSICOANALITICA NELLA PSICOANALISI CONTEMPORANEA

 

Dr. Vincenzo Bonaminio, Dr.ssa Anna Nicolò

 

 

Dr. Vincenzo Bonaminio: L’evoluzione della concezione dei fattori terapeutici

Nei due incontri seminariali l’evoluzione della tecnica psicoanalitica nel panorama della psicoanalisi contemporanea verrà esaminata da due prospettive convergenti.  L’approccio storico consentirà una riflessione ed una discussione sugli sviluppi  e sui  cambiamenti nella concezione dei fattori terapeutici in psicoanalisi  sullo sfondo più ampio di quell’area clinica che risulta dalla intersezione delle seguenti tematiche: alleanza terapeutica, creazione, mantenimento e sviluppo della situazione psicoanalitica, varietà cliniche del transfert, natura e concezione del controtransfert, interpretazione e altri agenti del cambiamento terapeutico.

La concezione dei fattori terapeutici in psicoanalisi è oggi più complessa ed articolata  di quanto non fosse in passato: oggi sappiamo che non è solo il transfert, o l’interpretazione di trasnsfert, il principale fattore del cambiamento terapeutico: la qualità dell’ecologia analitica ( spazio tempo e presenza dell’analista), l’attenzione allo stato del sè del paziente e alla relazione “momento per momento” fra analista ed analizzando hanno una concorrenza ed una dignità altrettanto importante in termini di agenti del cambiamento psichico. L’intera concezione del processo psicoanalitico si è modificata di pari passo con l’ampliamento e l’approfondimento della relazione di transfert-controtransfert. 

 

 

Dr.ssa Anna Nicolò: L’APPROCCIO PSICODINAMICO AL PAZIENTE ADOLESCENTE

Nel corso dei due seminari tematici verrà discussa la specificità della tecnica nella psicoanalisi dell’adolescente. In particolare si vedranno le caratteristiche dell’interpretazione e del transfert, il loro uso e le differenti configurazioni. Verranno esaminati esempi di interpretazione del transfert e nel transfert o l’utilità di interventi fase-specifici e che tengano conto di una prospettiva evolutiva nell’approccio all’adolescente. Si useranno frammenti clinici narrati dai partecipanti al seminario come esemplificazioni dei temi trattati.

 

CALENDARIO

martedì 6 febbraio 2007

 

Dr. Vincenzo Bonaminio

martedì 13 febbraio 2007

 

Dr.ssa Anna Nicolò: Configurazioni del transfert in adolescenza

martedì 20 febbraio 2007

 

Dr. Vincenzo Bonaminio

martedì 27 febbraio 2007

 

Dr.ssa Anna Nicolò: Utilità e limiti dell’interpretazione in adolescenza

 

ORARI:

Ore 21,00 – 22,00

 

Relazione del docente

Ore 22,00 – 23,00

 

Discussione con la sala

Ore 23,00– 23,30 (solo 27/02/2007)

 

Questionario di apprendimento

 


 

 

Roma, 6-27.02.2007 "EVOLUZIONE DELLA TECNICA PSICOANALITICA"; Sede: C.D.P.R. VIA PANAMA, 48 ROMA; Info: segreteria@centropsicoanalisiromano.it 

Fees= euro 144,00.

Dr. Vincenzo Bonaminio, Dr.ssa Anna Nicolò

 

 

Dr. Vincenzo Bonaminio: L’evoluzione della concezione dei fattori terapeutici

Nei due incontri seminariali l’evoluzione della tecnica psicoanalitica nel panorama della psicoanalisi contemporanea verrà esaminata da due prospettive convergenti.  L’approccio storico consentirà una riflessione ed una discussione sugli sviluppi  e sui  cambiamenti nella concezione dei fattori terapeutici in psicoanalisi  sullo sfondo più ampio di quell’area clinica che risulta dalla intersezione delle seguenti tematiche: alleanza terapeutica, creazione, mantenimento e sviluppo della situazione psicoanalitica, varietà cliniche del transfert, natura e concezione del controtransfert, interpretazione e altri agenti del cambiamento terapeutico.

La concezione dei fattori terapeutici in psicoanalisi è oggi più complessa ed articolata  di quanto non fosse in passato: oggi sappiamo che non è solo il transfert, o l’interpretazione di trasnsfert, il principale fattore del cambiamento terapeutico: la qualità dell’ecologia analitica ( spazio tempo e presenza dell’analista), l’attenzione allo stato del sè del paziente e alla relazione “momento per momento” fra analista ed analizzando hanno una concorrenza ed una dignità altrettanto importante in termini di agenti del cambiamento psichico. L’intera concezione del processo psicoanalitico si è modificata di pari passo con l’ampliamento e l’approfondimento della relazione di transfert-controtransfert. 

 

 

Dr.ssa Anna Nicolò: L’APPROCCIO PSICODINAMICO AL PAZIENTE ADOLESCENTE

Nel corso dei due seminari tematici verrà discussa la specificità della tecnica nella psicoanalisi dell’adolescente. In particolare si vedranno le caratteristiche dell’interpretazione e del transfert, il loro uso e le differenti configurazioni. Verranno esaminati esempi di interpretazione del transfert e nel transfert o l’utilità di interventi fase-specifici e che tengano conto di una prospettiva evolutiva nell’approccio all’adolescente. Si useranno frammenti clinici narrati dai partecipanti al seminario come esemplificazioni dei temi trattati.

 

CALENDARIO

martedì 6 febbraio 2007

 

Dr. Vincenzo Bonaminio

martedì 13 febbraio 2007

 

Dr.ssa Anna Nicolò: Configurazioni del transfert in adolescenza

martedì 20 febbraio 2007

 

Dr. Vincenzo Bonaminio

martedì 27 febbraio 2007

 

Dr.ssa Anna Nicolò: Utilità e limiti dell’interpretazione in adolescenza

 

ORARI:

Ore 21,00 – 22,00

 

Relazione del docente

Ore 22,00 – 23,00

 

Discussione con la sala

Ore 23,00– 23,30 (solo 27/02/2007)

 

Questionario di apprendimento

 


 

 

Roma, 24.02.2007 "PROSPETTIVE PSICOANALITICHE SUL CORPO"; Sede: C.D.P.R. SALA CONFERENZE - PIAZZA DI MONTECITORIO, 123/A ROMA; Info: segreteria@centropsicanalisiromano.it  Fees= euro 70,00.

PROGRAMMA

 

Chair: Dr. Antonio Di Benedetto

 

 

Ore 9.30 – 10.30

 

 

 

Relazione:  Dr. Carla  De Toffoli

Si deve creare il corpo prima di poterlo vedere

 

 

Ore 10,30-11,00

 

Discussione con la sala

 

 

Ore 11,00-11,30

 

Pausa

 

 

Ore 11.30 – 12,30

 

 

Relazione : DrRiccardo Lombardi

“Il corpo nella seduta psicoanalitica

 

 

Ore 12,30-13,00

 

Discussione con la sala

 

 

Ore 13,00-14,00

 

Pausa

 

Chair: Dr. Luigi Solano

 

 

Ore 14.00 – 15.00

 

 

Relazione:   Dr. Claudio Arnetoli

“Il corpo nella psicoanalisi contemporanea ad orientamento relazionale”

 

 

Ore 15,00-15,30

 

Discussione con la sala

 

 

Ore 15.30 – 16.30

 

 

Relazione :  Dr. Marta Capuano

"Tra psicosomatosi e somatopsicosi: "il corpo a corpo" attraverso due casi clinici"

 

Ore 16,30 – 17,00

 

Discussione con la sala

 

Ore 17.00 – 17.30

 

Questionario di verifica dell'apprendimento


 

ABSTRACT

 

 

Dr. Carla  De Toffoli

Si deve creare il corpo prima di poterlo vedere

L’esperienza psicoanalitica mostra come il “misterioso salto” tra psiche e soma  sia di natura epistemica e non ontologica. Attenga cioè al nostro modo di conoscere la realtà, non alla realtà in sé. La comprensione dei fenomeni di transfert consente infatti di accedere alla matrice dell’unità  psicosomatica ed alle  sue vie di trasformazione. 

 

Dr. Claudio Arnetoli

“Il corpo nella psicoanalisi contemporanea ad orientamento relazionale”

 

La psicoanalisi contemporanea cerca  di integrare  in modo più organico i due aspetti che l'hanno caratterizzata sin dalla sua nascita: da un lato le tematiche relazionali della comunicazione, del dialogo, dell'empatia e della co-costruzione dei significati  e, dall'altro, le tematiche corporee legate all'infant research, alle nuove teorie sulla motivazione,sulla conoscenza, sul trauma e sulla dissociazione.  

 

Dr. Marta Capuano

"Tra psicosomatosi e somatopsicosi: "il corpo a corpo" attraverso due casi clinici"

 

Attraverso la presentazione di due casi clinici, di cui  uno con patologia neurologica, verrà messo in evidenza come fenomeni concreti, generati dal corpo del paziente, se trovano una corrispondenza nel corpo dell’analista possano dar luogo ad evoluzioni affettive e cognitive del paziente. In questo “corpo a corpo” con il paziente, l’intervento dell’analista deve avere “un peso” equivalente a quello della comunicazione del paziente, rappresentando l’inizio di operazioni affettive e di pensiero via via più astratte e complesse.

 

 

DrRiccardo Lombardi

“Il corpo nella seduta psicoanalitica

 

Già Freud aveva identificato nel corpo una bussola dell’elaborazione analitica e un fondamentale punto di aggancio per il funzionamento mentale: una concezione che ha attraversato in modo poco evidente, ma costante, tutto il suo percorso scientifico, dagli Studi sull’Isteria, alla Metapsicologia, al saggio sull’Io e l’Es, sino alle esiti finali del Compendio di Psicoanalisi. Dopo di lui la relazione tra il corpo e la mente è stata oggetto di studio di vari autori, senza però essere mai considerata un asse portante della teoria  e della clinica psicoanalitica. La tendenza più diffusa è di confinare l’interesse per il corpo all’abito di specifici disturbi, come la cosiddetta patologia psicosomatica. L’autore presenta delle ipotesi che collocano la relazione con il corpo a centro organizzatore dell’elaborazione mentale.  Tali ipotesi sono sollecitate dai cambiamenti che hanno investito il campo clinico in relazione al mutare dei pazienti e delle condizioni di analizzabilità: esse sono rivolte a stimolare nuove osservazioni e prospettive, che si rivelino funzionali ad esplorare i livelli primitivi del funzionamento mentale e i bisogni organizzativi del cosiddetto paziente ‘difficile’.   Vengono presentati alcuni casi clinici per esemplificare un approccio orientato a favorire una integrazione ed un dialogo tra corpo e mente nel contesto della seduta psicoanalitica.


 

 

 

Roma, 21.02-6.06.2007 "PSICOANALISI E CINEMA: UN FERTILE INCONTRO"; Sede: C.P.D.R. VIA PANAMA, 48 - ROMA; Info: cpdr@tiscali.it  ; Fees= euro 100,00.

Da alcuni anni il Centro Psicoanalitico di Roma organizza delle serate centrate sul tema del rapporto tra Psicoanalisi e Cinema. Queste hanno molto in comune: sono nate nello stesso periodo, hanno avuto nel secolo appena finito un enorme sviluppo e diffusione continuando ad influenzare, con la loro ricerca sull’uomo e le sue dinamiche profonde, il mondo della cultura, della scienza e dell’arte. Anche se il  cinema non ha alcun presupposto terapeutico, alcuni aspetti della sua indagine e la sua capacità di stimolare e portare alla coscienza, all’interno di un contenitore artistico, dei nuclei attivi nel profondo della psiche, fanno sì che sviluppare da parte degli psicoanalisti un confronto su questi temi è stato da molti percepito utile e stimolante. I film hanno d’altronde modalità espressive affini a quelle dei sogni e dell’immaginario, utilizzando quel registro iconico su cui la Psicoanalisi indaga come livello di simbolizzazione sulla strada della rappresentazione e della pensabilità. Partendo da questo interesse, il Centro Psicoanalitico di  Roma, già da vari anni,  organizza una serie  d’incontri tra i Soci della SPI e colleghi di altre Scuole riconosciute, centrati sul rapporto tra il Cinema e la Psicoanalisi e sugli aspetti teorico-clinici che la visione di un film e la discussione tra colleghi e talvolta con gli Autori può approfondire.

Sono state così organizzate diverse serate in cui di volta in volta  un collega o un regista ha proposto una relazione, dopo la proiezione del film selezionato, aperta alla discussione scientifica coi colleghi .

Quest’anno i film presentati e i temi di ricerca e riflessione proposti vertono intorno ad un percorso che attraversa le grandi questioni del pensiero psicoanalitico: la figura ed il rapporto con la madre, col padre e col tema dell’Edipo, per giungere ad analizzare alcuni aspetti della famiglia, soprattutto in relazione alle problematiche adolescenziali.

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Programma ‘07

 

      1)  21 febbraio

ore 20,30 – 20,45 Registrazione presenze

ore 20, 45 – 22,15  Proiezione del film: “L’arco” di Kim Ki Duk (2005)

ore 22,30 – 24,00  Presentazione e dibattito Dott.ssa Manuela Fraire

sul tema: “Edipo d’Oriente”

 

2) 14 marzo

ore 20,30 – 20,45 Registrazione presenze

ore 20, 45 – 22,15  Proiezione del film : “Il ritorno” di Andrei Zvyagintsen (2003)

ore 22,30 – 24,00  Presentazione e dibattito Dott.ssa Giovanna Montinari

sul tema: “Tra Edipo e Narciso, quale padre ?”

 

3) 24 marzo

ore 20,30 – 20,45 Registrazione presenze

ore 20, 45 – 22,15  Proiezione del film : “Un’ora sola ti vorrei” di Alina Marazzi (2002)

ore 22,30 – 24,00  Presentazione e dibattito Dott.ssa Lella Ravasi Bellocchio

sul tema :“Il lavoro del lutto nel rapporto madre –figlia”

 

4) 9 maggio

ore 20,30 – 20,45 Registrazione presenze

ore 20, 45 – 22,15  Proiezione del film: “Kirikù e la strega Karabà” di Michel  Ocelot (1998)

ore 22,30 – 24,00  Presentazione e dibattito Dott.ssa Daniela Lucarelli

sul tema : “Tra fantasia e realtà”

 

5) 6 giugno

ore 20,30 – 20,45 Registrazione presenze

ore 20, 45 – 22,15  Proiezione del film “Diario di una schizofrenica” di Nelo Risi (1968)

ore 22,30 – 24,00  Presentazione e dibattito Dott.ssa Antonietta Fenu

sul tema: “Percorsi possibili della crisi adolescenziale e strumenti tecnici nella pratica clinica”.

ore 24,00 – 24,15 Questionario finale

 

Le serate saranno organizzate e presentate dal Dott. Fabio Castriota (socio del Centro Psicoanalitico di Roma)

 

 

 

 

 Firenze, 11.05-25.05.2007 "INTORNO ALLA DEPRESSIONE"; Sede: CENTRO PSICOANALITICO - VIA PUCCINOTTI 99 - FIRENZE; Info: info@quidcom.com ; Fees= euro 144.00.

PROGRAMMA

Dentro la Psicoanalisi

“Intorno alla depressione”

Centro SPI – Via Puccinotti 99 – Firenze

 

Relatrice: Dr.ssa Antonella Sessarego

 

venerdì 11 maggio 2007: La dimensione psichiatrica

            15.00  Cenni di anatomia e fisiologia

            16.00  Gli studi biologici e la loro rilevanza clinica

            17.00  Il trattamento

            18.00 Discussione sui temi trattati

            19.00  Fine Seminario

 

venerdì 25 maggio 2007: La dimensione psicoanalitica

-         15.00  Freud: lutto e malinconia

-         16.00  L’apporto del pensiero psicoanalitico

-         17.00  Il trattamento

            18.00 Discussione sui temi trattati

-         19.00  test di valutazione ECM

-         19.15 Fine del Seminario

 

 

DENTRO LA PSICOANALISI

Centro Psicoanalitico di Firenze - Seminari 2006

 

Segreteria Scientifica: Stefania Nicasi

stefanianicasi@virgilio.it 

 

Con Dentro la Psicoanalisi il Centro Psicoanalitico di Firenze organizza cicli di seminari  per piccoli gruppi che sono condotti da analisti del Centro e si tengono nella sede del Centro, in Via F. Puccinotti 99, Firenze.

Questa iniziativa, alla sua seconda edizione, si inserisce nell’attività di divulgazione di alto livello e di formazione avviata dalla Società Italiana di Psicoanalisi attraverso i Centri locali e rivolta a persone che, pur non appartenendo alla SPI, siano curiose della psicoanalisi o vicine al suo mondo.

Entra nella psicoanalisi: ne uscirai pieno di buoni dubbi.

 

INTORNO ALLA DEPRESSIONE

Antonella Sessarego

 

RAZIONALE SCIENTIFICO

La depressione nelle sue forme multiple occupa da tempo la scena psichiatrica: rigorosi studi e  recenti scoperte in tema di neuroscienze riguardano proprio questa patologia. L’intreccio tra terapie farmacologiche e terapie della parola trova qui un confine che un tempo era considerato netto, ma che va sfumandosi sempre di più. Che tipo di risposte possono fornirci gli studi psichiatrici? Quale contributo specifico possiamo invece attenderci dalla psicoanalisi? Il seminario si propone anche come introduttivo e propedeutico rispetto all’importante appuntamento dei Seminari Clinici del Centro Psicoanalitico di Firenze che quest’anno avranno come tema le Depressioni.

 

Il seminario è aperto a medici, psicologi, pedagogisti, insegnanti, operatori sociali  e sanitari.

Sono previsti il ricorso a mezzi audiovisivi e la presentazione di materiale clinico illustrativo.

Durante il corso sarà fornita una bibliografia ragionata degli argomenti.

 

 

Segreteria Organizzativa:

QUID Communications srl Via G. C. Vanini, 5 – 50129 FIRENZE - Tel: 0554633701  Fax: 0554633698   info@quidcom.com

Educazione Continua in Medicina – ECM

Sono stati richiesti al ministero della salute i crediti formativi per un numero massimo di 30 medici individuati fra psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, psicoterapeuti e psicoanalisti. Per acquisire i crediti assegnati, i partecipanti dovranno compilare il questionario di verifica dell’apprendimento e la scheda di valutazione dell’evento. Sono obbligatorie le firme di entrata e di uscita, e il 100% di presenza al corso.

Attestato di frequenza

L’attestato con i crediti formativi verrà recapitato direttamente al partecipante dopo la verifica del questionario di valutazione dell’apprendimento, previa constatazione della presenza al 100% (faranno fede le firme in entrata ed uscita).

 

Iscrizione: è possibile iscriversi prenotandosi entro il 20 aprile 2007 presso l’agenzia Quidcom:ilaria@quidcom.com

Telefono:055.46.33.701

Le prenotazioni verranno accettate in ordine cronologico sino al raggiungimento del limite previsto.

Al momento dell’iscrizione si richiede di inviare oltre il nome e cognome e indirizzo anche il codice fiscale e/ o la partita Iva necessari per la fatturazione.

 

Pagamento: costo del primo modulo (composto di tre incontri) è di 144 euro IVA compresa.

Ricevuta conferma dall’agenzia Quidcom di accettazione della prenotazione, è possibile pagare tramite bonifico bancario, non prima del 10 aprile e non oltre il 20 aprile 2007.

 

 

 

Firenze, 2.02-16.03.2007 "LE TERAPIE CONGIUNTE GENITORI - BAMBINO A ORIENTAMENTO PSICOANALITICO"; Sede: CENTRO PSICOANALITICO - VIA PUCCINOTTI 99; Info: info@quidcom.com  Fees= euro 288,00.

Relatrice: Dr.ssa Sandra Mestro

 

venerdì 2 febbraio 2007

            15.00""  Introduzione generale alle psicoterapie congiunte genitori-bambino

            16.00  I concetti psicoanalitici alla base del rapporto genitore - bambino

            17.00  Incontro tra psicoanalisi e principi informatori della psicologia dello sviluppo

-         18.00 Discussione sugli argomenti trattati

-         19.00  Fine Seminario

 

 

venerdì 16 febbraio 2007

-         15.00  Il contesto della consultazione clinica genitori - bambino

-         16.00  Obiettivi dell’intervista familiare e dell’osservazione genitori bambino

-         17.00  Discussione sulle caratteristiche del setting e della tecnica sulla base dei diversi   modelli di intervento sulla relazione genitori-bambino

-         18.00 Presentazione di video esemplificativi

-         19.00  Fine Seminario

 

venerdì 2 marzo 2007

-         15.00 Le terapie brevi genitori – bambino a orientamento psicoanalitico secondo il                      modello della scuola di Ginevra con particolare riferimento ai contributi di    Bertand Cramer e Francisco Palacio Espasa

-                     Discussione su indicazioni, individuazione del tema conflittuale centrale, pre-         transfert

-         17.00  Presentazione di video esemplificativi

-         18.00  Discussione sugli argomenti trattati

-         19.00  Fine Seminario

 

venerdì 16 marzo 2007:

-         15.00 Le terapie brevi genitori – bambino a orientamento psicoanalitico secondo il                      modello della scuola di Ginevra con particolare riferimento ai contributi di    Bertand Cramer e Francisco Palacio Espasa

                  Discussione su l’interazione sintomatica, le contro-indicazioni, sui criteri per la                         valutazione del cambiamento.

-         17.00  Presentazione di video esemplificativi

-         18.00  Discussione sugli argomenti trattati

            19.00  Fine Seminario con Test finale di verifica ECM

 

DENTRO LA PSICOANALISI

Centro Psicoanalitico di Firenze – Via Puccinotti 99 - Seminari 2007

 

Segreteria Scientifica: Stefania Nicasi

stefanianicasi@virgilio.it 

 

Con Dentro la Psicoanalisi il Centro Psicoanalitico di Firenze organizza cicli di seminari  per piccoli gruppi che sono condotti da analisti del Centro e si tengono nella sede del Centro, in Via F. Puccinotti 99, Firenze.

Questa iniziativa, alla sua seconda edizione, si inserisce nell’attività di divulgazione di alto livello e di formazione avviata dalla Società Italiana di Psicoanalisi attraverso i Centri locali e rivolta a persone che, pur non appartenendo alla SPI, siano curiose della psicoanalisi o vicine al suo mondo.

Entra nella psicoanalisi: ne uscirai pieno di buoni dubbi.

 

 

RAZIONALE SCIENTIFICO:

LE TERAPIE CONGIUNTE GENITORI-BAMBINO A ORIENTAMENTO PSICOANALITICO

Sandra Maestro

 

Il seminario è rivolto a psicologi, neuropsichiatri infantili, psichiatri iscritti all'albo degli psicoterapeuti e si propone di introdurre i partecipanti ai principi teorici e della tecnica collegati con il trattamento congiunto genitori-bambino  Si procederà pertanto alla lettura  e al commento di un estratto della ricchissima bibliografia legata a questo campo e parallelamente si discuteranno le implicazioni per la tecnica  dell'intervento, attraverso la visione di filmati. Obiettivo del corso è fornire  una preliminare "in-formazione"  su questo tema e sollecitare l'interesse dei partecipanti a sperimentare questa tecnica nella loro pratica clinica.

 

Segreteria Organizzativa:

QUID Communications srl Via G. C. Vanini, 5 – 50129 FIRENZE - Tel: 0554633701  Fax: 0554633698   info@quidcom.com

Educazione Continua in Medicina – ECM

Sono stati richiesti al ministero della salute i crediti formativi per un numero massimo di 30 medici individuati fra psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, psicoterapeuti e psicoanalisti. Per acquisire i crediti assegnati, i partecipanti dovranno compilare il questionario di verifica dell’apprendimento e la scheda di valutazione dell’evento. Sono obbligatorie le firme di entrata e di uscita, e il 100% di presenza al corso.

Attestato di frequenza

L’attestato con i crediti formativi verrà recapitato direttamente al partecipante dopo la verifica del questionario di valutazione dell’apprendimento, previa constatazione della presenza al 100% (faranno fede le firme in entrata ed uscita).

 

Iscrizione: è possibile iscriversi prenotandosi entro il 8 gennaio 2007 presso l’agenzia Quidcom:ilaria@quidcom.com

Telefono:055.46.33.701

Le prenotazioni verranno accettate in ordine cronologico sino al raggiungimento del limite previsto.

Al momento dell’iscrizione si richiede di inviare oltre il nome e cognome e indirizzo anche il codice fiscale e/ o la partita Iva necessari per la fatturazione.

 

Pagamento: costo del modulo (composto di quattro incontri) è di 288 euro compresa IVA. Ricevuta conferma dall’agenzia Quidcom di accettazione della prenotazione, è possibile pagare tramite bonifico bancario.

 

 

 

 

Firenze, 18.01-14.06.2007 "IL TRANSFERT, FUNZIONI DEL MATERIALE CLINICO IN PSICOANALISI"; Sede: CENTRO PSICOANALITICO DI FIRENZE VIA PUCCINOTTI, 99 FIRENZE; Info: info@quidcom.com ; Fees= n.d.

Seminari SPI

Sede 1) Centro Psicoanalitico di Firenze (Via Puccinotti 99) - Firenze

            Sede 2) Accademia di Scienza “La Colombaria” Via S. Egidio 23 - Firenze

 

PROGRAMMA SCIENTIFICO

Gennaio 2007 – Giugno 2007.

 

Firenze, Giovedì 18 gennaio:

20,30    APERTURA dell’ANNO SCIENTIFICO

21,00    Calamandrei Stefano, “Il gruppo di studio sul Transfert nelle Patologie gravi e nell’Istituzione

23,30    CONCLUSIONI

 

Firenze,Giovedì 1 febbraio:

21,00    gruppi clinico e consultazione

22,30    dibattito aperto con il pubblico

            S. Calamandrei

23,30    conclusioni

 

Firenze,Giovedì 9 febbraio:

21,00    Fausto Petrella

La madre nel testo. Dalla metapsicologia al fantasma nel lavoro dell’interpretazione.

discute Stefania Nicasi

23,30    CONCLUSIONI

 

Firenze, Giovedì 22 febbraio:

21,00    Guido Gori

Diventare nonni.

23,30    CONCLUSIONI

 

Firenze, Giovedì 1 marzo:

21,00    gruppi clinico e consultazione

            S. Nicasi

22,30    dibattito aperto con il pubblico

23,30    conclusioni

 

Firenze, Venerdì 2 marzo:

10,00    Marta Badoni,

“Supervisione di gruppo”

11,30    pausa

11,45    dibattito aperto con l’esperto

13,00    conclusione

 

Firenze, Giovedì 5 aprile:

21,00    gruppi clinico e consultazione

            S. Nicasi

22,30    dibattito aperto con il pubblico

23,30    conclusioni

 

Firenze, Giovedì 19 aprile:

21,00    Graziano Graziani

Filosofia della mente ed azione terapeutica.

23,30    CONCLUSIONI

 

Firenze, Giovedì 3 maggio:

21,00    gruppi clinico e consultazione

            S. Nicasi

22,30    dibattito aperto con il pubblico

23,30    conclusioni

 

 

Firenze, Sabato 12 maggio:

09,30    Giovanni Hautmann

“Supervisione di gruppo”

11,30    pausa

11,45    dibattito aperto con l’esperto

13,00    conclusione

 

Firenze, Giovedì 18 maggio:

21,00    Francesco Barale, Stefania Uccelli

La psicoanalisi ha ancora da dire qualcosa sull’autismo?.

23,30    CONCLUSIONI

 

Firenze, Giovedì 7 giugno:

21,00    gruppi clinico e consultazione

            S. Nicasi

22,30    dibattito aperto con il pubblico

23,30    conclusioni

 

Firenze, Giovedì 14 giugno:

21,00    Giuseppe Saraò

Casa di scale con ritratto. Bleger, tempo clinico e ambiguità del parlare.

23,30    CONCLUSIONI

 

 

 

INFORMAZIONI GENERALI

Sedi  del Corso di Aggiornamento:

Sede 1) Centro Psicoanalitico di Firenze (Via Puccinotti 99) - Firenze

Sede 3) Accademia La Colombaria (Via S. Egidio 23) Firenze

Iscrizione al Corso di Aggiornamento

L’iscrizione al corso è gratuita.

E’ necessario inviare alla Segreteria Organizzativa l’allegata “Scheda di Iscrizione” debitamente compilata entro il 15 gennaio 2007.

Segreteria Organizzativa

QUID Communications srl

Via G.C. Vanini, 5-50129 Firenze tel.: 0554633701 fax: 0554633698 info@quidcom.com

Educazione continua in medicina - ECM

Sono stati richiesti al Ministero della Salute i crediti formativi per  un numero massimo di 60 medici individuati fra 40 medici psichiatri e neuropsichiatri  e 20 psicologi. Per acquisire i crediti assegnati, i partecipanti dovranno compilare il questionario di verifica dell'apprendimento e la scheda di valutazione dell'evento. Sono obbligatorie le firme di entrata ed uscita, ed il 100% di presenza al corso.

Attestato di Frequenza

L’attestato con i crediti formativi verrà recapitato direttamente al partecipante dopo la verifica del questionario di valutazione dell’apprendimento.

Variazioni

La Segreteria Scientifica e la Segreteria Organizzativa si riservano il diritto di apportare al programma tutte le variazioni che si rendessero necessarie per ragioni tecniche e/o scientifiche.

OBBIETTIVO DELL’EVENTO:

Far acquisire conoscenze teoriche ed aggiornamenti in tema di TRANSFERT. CAMBIAMENTI NELLA TEORIA E NELLA PRATICA CLINICA. 2. FUNZIONI DEL MATERIALE CLINICO IN PSICOANALISI. 3. PSICOANALISI

PAROLE CHIAVE: 1) pratica clinica 2) psicoanalisi 3) transfert

TIPOLOGIA DELL’EVENTO: Seminari

MODULO ELENCO OBBIETTIVI: Obbiettivo N° 21

 

 

Il Programma  è costruito intorno a due moduli:

 

1Discussione di materiale clinico secondo differenti modelli: seminari nei quali il materiale clinico portato da un socio viene discusso secondo un modello di supervisione di gruppo o nel gruppo.

 

2. Psicoanalisi e…si fonda sull’idea che quella “e” sia di importanza cruciale per uscire dalla crisi: un ponte che colleghi la psicoanalisi al resto del mondo. Dunque: psicoanalisi e società, e istituzioni; e scuola; e arte; e cinema; e psichiatria; e medicina; e.

 

Nel Centro Psicoanalitico di Firenze sono attivi tre gruppi di ricerca e di studio che si riuniscono con cadenza mensile:

Gruppo Clinico

Gruppo Patologie Gravi

Gruppo della Consultazione Psicoanalitica

 

ABSTRACT DELLE RELAZIONI

 

Calamandrei Dr. Stefano

 

Abstract Serata "Le patologie Gravi" 18/1/2007:

> La patologia grave
> Il gruppo di studio delle patologie gravi esporrà al Centro Psicoanalitico
Fiorentino una rassegna dell'attuale stato della ricerca psicoanalitica e
psichiatrica sull'argomento. Interverranno i vari membri del Gruppo
esponendo ognuno un diverso aspetto di questa ricerca rispetto ai propri
interessi ed alla propria impostazione clinica. I pazienti gravi
dell'Istituzione psichiatrica e quelli che affrontiamo nelle nostre stanze
di analisi pongono notevoli problemi di setting, di qualità e senso del
nostro operare, di modificazioni dell'assetto mentale dell'analista mentre
opera, ci costringono a cambiare atteggiamento ed approcci teorici, ma ci
fanno anche riflettere sul senso dei nostri strumenti terapeutici e
dell'interpretazione.

 

 

FILOSOFIA DELLA MENTE ED AZIONE TERAPEUTICA

 

GRAZIANO GRAZIANI

 

Nata negli anni 1980 la Filosofia della Mente ha oramai acquisito autonomia e riconoscibilità disciplinare in campo filosofico e nelle scienze cognitive.

Il vertiginoso progresso delle neuroscienze, delle macchine computazionali e del neodarwinismo hanno sospinto le scienze della mente verso due paradigmi tra loro apparentemente opposti : la modularità ed il connessionismo.

Trovando corrispettivi tra modularità ed archetipi junghiani e tra connessionismo e teoria delle relazioni oggettuali vengono analizzate, sotto la luce della scienza cognitiva contemporanea, le interazioni che, nel corso delle sedute psicoanalitiche, si presume svolgano un ruolo terapeutico

 

Fausto Petrella:

La madre nel testo. Dalla metapsicologia al fantasma nel lavoro dell’interpretazione 

Abstract: Viene presentata un'analisi di due pagine del saggio di S. Freud "Il delirio e i sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen" (in OSF 1906, vol V, da p.285 a p. 287). L’analisi proposta costruisce e mostra la presenza di un sotto-testo, nel quale si animano specifiche esperienze immaginative. Lo scritto discute 1. il movimento che conduce da una definizione concettuale e metapsicologica del ritorno del rimosso al fantasma materno soggiacente, 2. il rapporto tra testo metapsicologico e l’immagine; 3. alcune caratteristiche del lavoro interpretativo, coi suoi vincoli e le sue libertà. 4. E, infine, mostra la complessità del lavoro interpretativo, dei suoi diversi piani e livelli, e delle connessioni possibili e utili ai fini del lavoro interpretativo

 

 

Saraò Dr Giuseppe

Casa di scale con ritratto – Bleger:  tempo ciclico e ambiguità del parlare

Dr Giuseppe  Sarao’

 

Il lavoro si ripropone di leggere e ripensare il concetto di ambiguità di J.Bleger . L’autore ha descritto molto bene la simbiosi e l’ambiguità come condizioni della mente e dello sviluppo individuale ; soprattutto sono concetti  che aiutano a descrivere fenomeni clinici complessi nelle terapia individuale, di coppia e familiare.

Attraverso dei frammenti clinici, utilizzando delle immagini di Escher e un ritratto di Antonello di Messina si evidenzia come l’ambiguità sia un fenomeno universale che diventa particolarmente complesso nella terapia analitica. Qui il tempo ricorsivo e ciclico può facilmente associarsi all’ambiguità del parlare , soprattutto se il parlare veicola più aspetti sensoriali rispetto ai livelli  evoluti della comunicazione.

 

 

 

 

 

Ivrea, 27.02-2.04.2007 "I SETTING INTEGRATI NELLA CURA DELLE DISFUNZIONI GENITORIALI"; Sede: VIA ALDISIO, 2; Info: cooparadigma@iol.it  Fees= n.d.
Premessa

 

L’intervento formativo è rivolto alle varie professionalità che operano direttamente nella presa in carico dei nuclei familiari maltrattanti: assistenti sociali, psicologi, neuropsichiatri infantili, psichiatri, educatori. Particolare attenzione verrà prestata alla definizione di modalità di integrazione delle differenti professionalità al fine di favorire la condivisione di un modello operativo comune.

 

Un’ efficace tutela del bambino vittima di mal-trattamenti  deve prevedere, oltre alla sua immediata protezione dai comportamenti pregiudizievoli dei genitori, l’attivazione di interventi idonei a mobilitare risorse di cambiamento nelle relazioni familiari.  Per molti adulti che presentano evidenti patologie nell’esercizio delle funzioni genitoriali, e che sono stati a loro volta pesantemente segnati da vicende personali   caratterizzate da traumi e sofferenza, il contesto di “valutazione” prescritto dal Tribunale  può costituirsi come occasione

in cui  affrontare e possibilmente superare  gravi proble

mi fino a quel momento negati o minimizzati. Perché questo accada l’equipe valutativa deve operare utilizzando in modo coerente il contesto di controllo predisposto dall’autorità giudiziaria senza però rinunciare  all’utilizzo di strumenti e metodologie cliniche adatte a produrre camb

iamenti sia a livello individuale che relazionale.

 

Nel corso formativo saranno inizialmente presentate le modalità d’intervento psicoterapeutico del Centro Tutela Minori di Torino che dal 1994 opera come servizio specialistico sul maltrattamento e l’abuso all’infanzia, successivamente verrà dato ampio spazio all’approfondimento di alcuni nodi critici inerenti questa metodologia di lavoro anche tramite l’esposizione di materiale clinico inerente percorsi di valutazione conclusi sia con prognosi positiva che con prognosi negativa.

 Programma

 

Il corso formativo è articolato in due giornate all’interno delle quali sono affrontate le differenti problematiche connesse alla definizione operativa di  un “setting” efficace  di presa in carico del nucleo familiare maltrattante, sulla costruzione di strategie condivise nella rete degli operatori, sull’utilizzo dell’equipe di lavoro come risorsa per il contenimento e l’elaborazione delle scissioni presenti nelle situazioni fortemente traumatiche.

  
Prima giornata

 

La valutazione prognostica come “contesto” per il trattamento della famiglia: interventi clinici, sociali, educativi

 

9,30 – 11,00  Introduzione ed esposizione teorica tramite relazione

 

L’esposizione teorica della prima giornata si focalizzerà sull’approfondimento delle modalità con cui utilizzare il “contesto valutativo” sulle possibilità di recupero della genitorialità richiesto dall’autorità giudiziaria minorile come possibile attivatore di un percorso di cambiamento per soggetti impossibilitati a formulare una richiesta di aiuto.

La finalità valutativa sarà quindi non tanto orientata alla definizione delle competenze genitoriali che in queste situazioni si trovano fortemente compromesse quanto piuttosto alla costruzione di una possibilità terapeutica che rimuova i fattori di blocco individuali e relazionali che detterminano le condotte pregiudizievoli. Il lavoro di presa in carico sarà costruito in una sinergica integrazione di interventi di tipo clinico, sociale ed educativo.

 

 

11,15 - 12,30            Lavoro a gruppi su un caso

12,30 - 13,00            Esposizione dei reports dei gruppi e discussione

 

14,00 - 15,00              Presentazione/confronto su casi clinici portati dagli operatori

15,15 – 16,30 Role playing ed esercitazioni applicative

                   Seconda giornata

 

Aspetti interpersonali ed individuali nel funzionamento della famiglia maltrattante: criteri diagnostici

 9,30 - 11,00  Introduzione ed esposizione teorica tramite relazione

 

L’intervento teorico della seconda giornata è centrato  sull’applicazione del pensiero sistemico alle situazioni di violenza familiare. Tali situazioni necessitano di interventi complessi che siano in grado di cogliere le interconnessioni relazionali sia in senso orizzontale ( il rapporto tra i membri della famiglia, tra famiglia e operatori, tra i diversi operatori) che in senso verticale ( il rapporto tra l’attuale disagio e la storia familiare, tra la storia familiare e la storia individuale). Solo così è possibile la faticosa ricerca di “senso” che in queste situazioni è resa particolarmente difficile da manifestazioni comportamentali che, ad un primo sguardo, appaiono irrazionali, ingiuste, “pazze”, malate.

L’intervento terapeutico deve essere il tramite attraverso cui l’adulto violento può essere aiutato a ricordare e rielaborare la sua sofferenza e a comprendere la sofferenza provocata agli altri. La dissociazione sperimentata nell’esperienza della violenza subita ed inflitta, che ha consentito i processi di rimozione ed il perpetuarsi della violenza, viene interrotta nel momento in cui la persona si riappropria della sua sofferenza.

  

11,15 - 12,30              Lavoro a gruppi su un caso

12,30 - 13,00              Esposizione dei reports dei gruppi e discussione

 

 

14,00-15,00  Presentazione/confronto su casi clinici portati dagli operatori

15,15-16,30 Role playing ed esercitazioni applicative

16,30 – 17,00 Verifica con questionario

  

Metodologia formativa

 

Il lavoro formativo è organizzato in momenti di esposizione teorica, presentazione e discussione di casi, elaborazioni di gruppo.

In relazione alle modalità organizzative specifiche di ogni realtà territoriale potranno altresì essere definiti spazi di supervisione diretta o indiretta di situazioni in carico nelle fasi di valutazione e/o trattamento individuale e familiare.

            

Formatori

 

Il corso è condotto dai seguenti formatori:

Dario Merlino, psicologo

Lorenzo Cassardo, neuropsichiatra infantile

 

 

 

Il  Centro Tutela Minori della Cooperativa Paradigma

 

Il Centro Tutela Minori (CTM) è un centro specialistico attivato dalla Cooperativa Paradigma nel 1994 con lo scopo di fornire un servizio qualificato nel campo del maltrattamento e dell’abuso sessuale all’infanzia.

 

Il CTM oltre ad intervenire direttamente nel trattamento dell’abuso in danno di minori, funziona anche come centro di ricerca, consulenza e formazione sulle tematiche inerenti questo tipo di problema, organizzando corsi di formazione e seminari per operatori che lavorano nel campo.

 

Il CTM  dal 2002 è una delle agenzie formative che collaborano con l’Assessorato Politiche Sociali  della Regione Piemonte per la gestione di corsi formativi rivolti agli operatori delle Equipe Multidisciplinari contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia costituite in tutte le ASL piemontesi.

 

 

 

 

Caltanisetta, 5.02.2007 ""SENTIRE LE VOCI" NELLE PSICOSI"; Sede: CEFPAS, CALTANISSETTA; Info: cdf@cefpas.it ; Fees= euro 150,00.

 

OBIETTIVI DEL SEMINARIO

 

Sentire le voci è una delle esperienze più comuni che vivono coloro ai quali è stata diagnosticata una malattia psicotica. La ricerca ha dimostrato che molti uditori di voci continuano a sentire le voci anche dopo un prolungato trattamento con i farmaci; ciò significa che queste persone continuano ad essere alle prese con un’esperienza inquietante, hanno una bassa qualità di vita e sono in una situazione di stress molto alto. Inoltre molti operatori psichiatrici si sentono frustrati e impotenti quando le terapie non ottengono l’effetto desiderato.

Ron Coleman dalla sua esperienza personale ha sviluppato un approccio alla malattia mentale finalizzato a riprendere il controllo sugli aspetti negativi del sentire le voci e orientato a recuperare potere sulla propria vita ed a ricercare la guarigione. Da tempo promuove lo sviluppo di esperienze di auto-mutuo-aiuto e la collaborazione tra operatori e utenti per costruire insieme percorsi di salute mentale.

 

Obiettivo generale del seminario: è sviluppare nei partecipanti una maggiore consapevolezza e la capacità di lavorare con le “voci”.

 

Alla fine del seminario i partecipanti saranno in grado di:

 

·        Comprendere l’esperienza del sentire le voci

·        Sviluppare strategie di coping

·        Comprendere e rispettare i valori e le idee degli uditori di voci

 

 

 

 

 

 

 

Programma del seminario

  

Sessione 1               9.00 – 13.10 (break: 11.00 – 11.10)

 

Udire le voci       Ron Coleman

 

 

·        Registrazione dei partecipanti e presentazione della giornata

·        Sentire le voci nelle malattie psicotiche

·        Esercitazione

·        Ron Coleman e la sua esperienza personale

·        Un approccio alla malattia mentale per riprendere il controllo sugli aspetti negativi del sentire le voci

 

13.10 – 14.20  intervallo

 

 

Sessione 2              14.20 – 18.30 (break: 16.00 – 16.10)

 

 

·        Il reinserimento sociale degli uditori di voci

·        Lo sviluppo di esperienze di auto mutuo aiuto e la collaborazione tra operatori e utenti per costruire insieme percorsi di salute

·        Dibattito

·        Conclusione dei lavori

 

 

DOCENTE:

 

 


 

Ron Coleman

 

 

DIRETTORI DEL SEMINARIO:

 

 


 

P. Guzzo, Azienda USL N° 2, Caltanissetta

M. Mulè, Psichiatra, Palermo

V. Petruzzellis, Psichiatra, Cefalù (PA)

 

 

RESPONSABILE CEFPAS

 

 


 

M. Concetta D’Arma  Unità Operativa F

  

METODOLOGIA E STRUMENTI

 

Il seminario è residenziale e si articola in 1 giorno per un totale complessivo di 8 ore. La metodologia didattica ha carattere esperenziale, mira a far condividere ai partecipanti le esperienze e le storie di vita degli uditori di voci, prevedendo un loro coinvolgimento attivo.

È prevista la partecipazione di un tutor che faciliti la traduzione dall’inglese all’italiano e viceversa.

 INFORMAZIONI GENERALI

 

Sede del corso

CEFPAS - Via Mulè n.1 - C.da Sant’Elia –Caltanissetta               

 DESTINATARI E MODALITA’ DI ISCRIZIONE

 

Il corso è indirizzato a: operatori del campo della salute mentale, uditori di voci, familiari e volontari.

 

Saranno ammessi 60 partecipanti, dei quali 30 operatori/volontari che operano nel campo della salute mentale, e 30 uditori di voci e/o familiari.

Sarà data priorità a gruppi di operatori, utenti e volontari impegnati in percorsi terapeutico – riabilitativi che si confrontano con il fenomeno “udire le voci”.

Le schede di iscrizione devono pervenire alla segreteria per le attività formative del CEFPAS e verranno accolte in ordine d’arrivo.

Si intendono ammessi a partecipare solo coloro che ne riceveranno comunicazione.

Quota di partecipazione: 150,00 euro

Per il personale delle Aziende pubbliche del servizio sanitario della Regione Siciliana, la partecipazione è gratuita. Per familiari, utenti e volontari, impegnati in percorsi terapeutico – riabilitativi che si confrontano con il fenomeno “udire le voci” e segnalati dai DSM oppure dalle associazioni non profit  del settore, la partecipazione è gratuita.

 ATTESTATO DI FREQUENZA

 Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza.

 ACCREDITAMENTO

 

Per questo corso viene avanzata richiesta di accreditamento ECM per le seguenti figure professionali: Medico chirurgo, Psicologo, Educatore professionale, Tecnico della riabilitazione psichiatrica e psicosociale e Infermiere.

 Per ogni altra informazione  rivolgersi alla segreteria per le attività formative del CEFPAS - Via Mulè n.1, C.da Sant’Elia - 93100 Caltanissetta

Tel. 0934 505215 - telefax 0934 591266

http://www.cefpas.it – E-mail:cdf@cefpas.it    

 

Milano, 27.01-30.06.2007 "CORSO AVANZATO IN NEUROSCIENZE, FENOMENOLOGIA E COSTRUTTIVISMO"; Sede: MILANO - LARGO DELLA CROCETTA, 2 C/O CENTRO ASCO; Info: segreteria@ipra.it  Fees= euro 1600,00.

Corso avanzato in Neuroscienze,

Fenomenologia e Costruttivismo

 

Le nove giornate in cui è suddiviso questo corso, costituiranno un’ occasione per un gruppo di specialisti in Psichiatria e Neurologia di incontrarsi con degli esperti nel campo delle Neuroscienze, del Costruttivismo e della Fenomenologia, al fine di creare un nucleo di ricerca sui temi trattati. Lo scopo principale è quello di  promuovere le conoscenze, nel campo della coscienza e della coscienza di Sé, coniugando un approccio metodologico in prima persona (Costruttivismo e Fenomenologia) e in terza persona (Neuroscienze), attraverso le tre discipline pur rispettandone i tre diversi livelli di complessità di conoscenza.

 

 

 

 

9 incontri, dalle ore 10 alle ore 19.00, con pausa pranzo di 1 ora e un break  di 30 minuti.

Numero partecipanti: 25

Il corso è rivolto a specialisti in psichiatria e neurologia

 

 

PROGRAMMA

 

27 gennaio 2007

Modulo di Neuroscienze, docente Dott. Vittorio Gallese; in sostituzione dott. Arciero, dott. Sinigaglia

 

ore 10.00 – 13.00

Lezione su: Azione, Percezione, Cognizione. Organizzazione dei sistemi motori e visivi e presentazione dei modelli Ungerleider & Mishkin e Milner & Goodale sulle modalità con cui il cervello analizza le informazioni visive.

 

Ore 14.00 – 17.00

Lezione su:  Le implicazioni cognitive dei due modelli discussi e introduzione di un terzo modello.

 

Ore 17.30 – 19.00 gruppo di lavoro che discute del materiale prodotto dal docente

 

 

10 febbraio 2007

Modulo di Fenomenologia, docente dott. Corrado Sinigaglia; in sostituzione dott. Arciero, dott. Gallese

 

ore 10.00 – 13.00

Lezione su: Studio della percezione e dell’azione. Discussione di mozioni chiave della Fenomenologia (intenzionalità, costituzione, genesi ecc.)

 

Ore 14.00 – 17.00

Lezione su: analisi husserliane sulla percezione e sulla dinamica dell’azione e rilettura alla luce delle più recenti scoperte neurofisiologiche.

 

Ore 17.30 – 19.00 gruppo di lavoro che discute del  materiale prodotto dal docente.

 

17 marzo 2007

Modulo di Costruttivismo , docente dott. Giampiero Arciero; in sostituzione dott. Gallese, dott. Sinigaglia

 

Ore 10.00 – 13.00

Lezione su: “Approcci epistemici allo studio del Sé.” Analisi dell’esperienza. Il Sé e l’identità personale.

 

Ore 14.00 –17.00

Lezione su: Introduzione al modello e differenziazione con le altre prospettive di ricerca sul Sé. Articolazione dei punti di vista sull’esperienza umana nello studio dei casi clinici. Costituzione del Sé e della Persona.

 

Ore 17.30 – 19.00  gruppo di lavoro che discute del  materiale prodotto dal docente

 

31 marzo 2007

Modulo di Fenomenologia, docente dott. Corrado Sinigaglia; in sostituzione dott. Arciero, dott Gallese

 

ore 10.00 – 13.00

Lezione su: Il Sé e l’Altro

 

Ore 14.00 – 17.00

Lezione su: costituzione fenomenologia della soggettività e dell’intersoggettività con particolare attenzione al ruolo della corporeità e alle dimensioni istintuale ed emotiva.

 

Ore 17.30 – 19.00 gruppo di lavoro che discute del materiale prodotto dal docente

 

14 aprile 2007

Modulo di Neuroscienze, docente Dott. Vittorio Gallese; in sostituzione dott. Arciero, dott. Sinigaglia

 

ore 10.00 – 13.00

Lezione su: basi neurofisiologiche dell’Intersoggettività: il sistema Mirror e la cognizione sociale. Il sistema Mirror nella scimmia e nell’uomo.

 

Ore14.00 – 17.00

Lezione su: Implicazioni del sistema Mirror per la comprensione di aspetti rilevanti dell’Intersoggettività, quali empatia, imitazione e mind reading.

 

12 maggio 2007

Modulo di Fenomenologia, docente dott. Corrado Sinigaglia; in sostituzione dott. Arciero, dott. Gallese

 

ore 10.00 – 13.00

Lezione su: Il linguaggio dei gesti

 

Ore 14.00 – 17.00

Lezione su: Rapporto tra espressioni verbali e quelle gestuali

 

Ore 17.30 – 19.00  verifica scritta

 

Ore19.00 – 19.30 somministrazione questionario di gradimento

 

26 maggio 2007

Modulo di Costruttivismo, docente dott. Giampiero Arciero; in sostituzione dott. Gallese, dott. Sinigaglia

 

ore 10.00 – 13.00

Lezione su: costituzione del dominio emotivo ed Alterità: inwardness e outwardness. Struttura dell’esperienza umana. Proces