Moni Ovadia/TheaterOrchestra




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La TheaterOrchestra è il segno più pregnante della mia "voglia" teatrale. Dare consistenza scenica alla musica che pure basta a se stessa, è stato per me l'assillo di diversi lustri, di molti ingenui tentativi messi in atto ancora prima di pensare al teatro vero e proprio. Il suono, il canto, la musica, nei miei lavori, precedono e seguono il farsi dell'evento scenico. Lo sollecitano, lo indirizzano e alla fine lo commentano e ne costituiscono il prolungamento extra moenia. La scena ciò nondimeno rimane il luogo privilegiato, senso ultimo del progetto. Il musicista che, salco poche eccezioni, è nella consuetudine teatrale "drammaturgicamente" irrilevante, servo di scena virtuale, portatore del suono, tutt'al più forzoso décor, nella TheaterOrchestra si fa elemento costituivo e fondante dell'opera: corpo sonoro, corpo drammatico. Attore che non interpreta un ruolo ma che accetta di giocarci, suonatore teatralmente responsabile, coreuta e orchestrale, questo musicista è ineluttabilmente lacerato fra divertimento e sofferenza ciò che gli provoca una prestazione contro natura. Faccia in negativo del saltimbanco, il quale assomma in sé canto e musica come armamentario della sua arte, il musicista teatrante è uomo ad una dimensione convertito coattivamente. Complice "controvoglia" che offre il divertito disagio di un io diviso al palcoscenico e al pubblico del teatro. Quando una dozzina di anni fa detti l'avvio alla fase matura dell'idea TheaterOrchestra, i musicisti che avevo raccolto intorno a me mi guardavano come si guarda a un collega fallito un po' demente che farnetica. In un certo senso questo ero e ancora sono, eppure oggi queste mie farneticazioni, nel bene e nel male, vanno in scena. Questo è il mio più grande orgoglio.
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