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Chiesa Cristiana Evangelica di Monza
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Un'epidemia era scoppiata in India. Moltissimi erano i colpiti e fra questi il figlio di una povera vedova che non possedeva alcun mezzo per farlo curare. C'era - è vero - il figlio d'un gran principe di quei luoghi, d'un Maragià, ed era medico di grande valore. Egli aveva provato una pietà profonda per tutta quella povera gente sofferente ed era venuto a stabilirsi in mezzo a loro, annunciando che avrebbe curato gratuitamente chiunque fosse andato da lui. Ma - fatto curioso - la maggior parte della gente non ci credette. I sadhu, (sacerdoti locali) benché non osassero smentire apertamente il figlio del Maragià (che aveva su di loro potere di vita e di morte) trovarono mille mezzi, mediante la loro sottile influenza sulla popolazione, per suscitare uno scetticismo generale riguardo alla generosa offerta. Eppure quelli che andavano erano ricevuti e curati tanto bene che non potevano comprendere quelle reticenze e ne erano vivamente indignati. La povera vedova si trovava (come gli altri) sotto l'influenza di uno di questi sadhu e, benché la sua creatura andasse di male in peggio, s'ostinava a ripetere tutte le ragioni che il sadhu le dava per impedire di approfittare dell'offerta gratuita. "Perché non vi rivolgete a quell'uomo così così buono e sapiente?" le chiese un giorno una donna che era stata curata dal buon medico. "Non oso" rispose la vedova, "non avrei niente da offrirgli e come potrei presentarmi a lui così coperta di stracci?" "Ma andateci così come siete! Egli stesso ci invita ad andare da lui in qualunque stato ci troviamo." "Il sadhu me lo proibisce" confessò la vedova. Egli dice che sarebbe temerario il presentarmi così come sono davanti ad un così gran signore. Dice pure che nella nostra ignoranza noi non siamo capaci di comprenderlo in modo giusto: quando un sapiente ci parla, non bisogna intendere le cose come le dice perché hanno un significato diverso. Ma ora sto lavorando intensamente per poter acquistare un dono e poi farò come il sadhu mi dirà di fare." L'altra donna non insistette, vedendo a qual punto la vedova era dominata dal sadhu. Passò un po' di tempo e finalmente la poveretta poté raggranellare tanto da comprare un modesto gioiello ornato da una perla, naturalmente falsa. Allora, lasciando il suo bambino malato alle cure dei vicini, si incamminò a piedi verso il luogo indicatole dal sadhu. Passò davanti alla porta aperta del buon medico senza fermarsi e si inoltrò in un sentiero lunghissimo, accidentato e scivoloso che, dopo molte difficoltà, sboccò dinanzi ad un abisso profondissimo e largo, chiamato la "Voragine della Morte." Al di là dell'abisso vi era l'abitazione della madre del medico. La storia non dice come la vedova abbia potuto oltrepassare la voragine, ma giunse al palazzo e fu introdotta alla presenza di una venerabile signora dai capelli bianchi. Prostratasi ai suoi piedi, le spiegò singhiozzando la malattia del suo bambino e la supplicò di andare a curarlo, accettando in cambio quel suo piccolo gioiello. La signora non nascose la sua viva sorpresa per quella richesta. "Come?" esclamò, "mio figlio si è rifiutato di curare il vostro bambino? Non è possibile! Mi sembra una cosa inaudita!" "Oh no! E' che, veramente io non gliel'ho chiesto." "E perché allora vi rivolgete a me? Perché?" "Ma" rispose piangendo la donna, "io non sono che una paria (persona di infima condizione sociale) e temo che, andando così, direttamente dal gran dottore, egli mi respinga." Lo sguardo della vecchia signora si riempì di tristezza. "Ma se egli stesso vi invita! E questa la fiducia che riponete in lui? Chi ha potuto darvi un'idea così sbagliata del mio figlio tanto buono e pietoso? Non sapete che egli si è recato espressamente in mezzo al vostro popolo per salvarvi? Come potrebbe respingervi? Oh no! Non contate su di me per trasmettere la vostra richiesta; sarebbe un oltraggio a lui. Ma andate da lui e io, sua madre, posso garantire che sarete bene accolta e che egli farà tutto il possibile per aiutarvi. Non vorrei sprezzare il vostro gioiello, ma permettetemi di dire che mio figlio possiede delle casse piene di perle. Non è certamente lui che vi ha richiesto un regalo; sarà forse uno di quei sadhu." La povera vedova, accorgendosi d'aver sbagliato chiese perdono alla vecchia signora e riprese il cammino verso casa sua. Senza più preoccuparsi dello stato dei suoi abiti, andò direttamente dal dotto figlio del Maragià al quale raccontò tutta la sua storia. Questi, all'udirla, scosse il capo con una tristezza ancora maggiore di quella di sua madre e disse, quasi piangendo: "Ma perché voi poveri non volete credermi? La mia porta è sempre aperta ma ben pochi vi entrano, poiché i sadhu vi allontanano da me. Ora andiamo subito dal bambino." Quando la donna vide con quale bontà quell'uomo curava il fanciullo, si vergognò grandemente d'aver dubitato. "Dubitare d'un tale uomo" pensava. "mai più ascolterò quell' indegno sadhu." qui potrebbe finire la nostra storia; però vale la pena di aggiungere alcuni particolari concernenti i sadhu. Quando questi passavano dinanzi alla casa del medico non mancavano di inchinarsi profondamente e di gridare: viva il figlio del nostro Maragià!" Proprio in quella posizione il dottore ne sorprese uno, quando stava tornando dalla visita al figlio della vedova. Vedendo il sadhu che si inchinava un'altra volta, lo afferrò e l'apostrofò dicendo: "Ipocrita, non ho bisogno dei tuoi omaggi mentre poi mi stai ingannando! Tu e i tuoi consimili impedite ai malati di venire a me e caricate la povera gente di fardelli insopportabili! Imponete loro atti e sacrifici inutili, dicendo che sono necessari per meritare il mio favore! E non è tutto: mentre io sono in attesa di coloro che hanno bisogno delle mie cure, voi li mandate a disturbare mia madre nella casa di riposo dove io l'ho stabilita! meno male che la Voragine della Morte le impedisce di udire le loro grida quando, stando sull'orlo implorano: "Madre del Maragià! Madre del Maragià!" E infine quegli infelici cadono nella voragine senza essersi mai rivolti a me che li avrei salvati. Miserabili che non siete altro, perché fate così?" Più pallido di un morto, il sadhu balbettò: "Il nostro capo supremo ci ordina di fare così perché...perché...i nostri dottori dicono che è meglio... è meglio..." "Chi pretende di essere capo supremo nel regno di mio padre?" proruppe il medico con indignazione. Poi, afferrato il sadhu per le spalle e guardandolo fisso negli occhi, disse: "Benché mio padre mi abbia dato ogni potestà, io non sono qui per giudicare, ma per guarire; sappi però che mio padre è al corrente di tutto ciò che fai e che, fra qualche tempo, sarai chiamato davanti a lui. Pensa a quello che succederà se quel giorno dovrò testimoniare contro di te che hai deliberatamente allontanato da me il cuore del popolo. Questa è la cosa che mio padre perdona meno di ogni altra. Ti do perciò un buon consiglio: cambia completamente il tuo modo di agire mentre sei ancora in tempo, perché, quando mio padre ti chiamerà personalmente, sarà troppo tardi!"
Qui finisce la piccola allegoria sulla quale, caro lettore,
abbiamo voluto attirare la tua attenzione. E ci permettiamo ora di farti
qualche domanda: se uno dei tuoi cari si ammalasse, andresti a bussare alla
porta della madre del medico o dal medico stesso? E, se questi non
accettasse di venire finché sua madre lo supplicasse, che cosa ne
penseresti? Quando in casa tua c'è una perdita d'acqua, chiami forse la
madre dell'idraulico, o chiami l'idraulico stesso? O se scoppia un incendio,
bisogna forse che prima la madre del capitano dei pompieri lo supplichi di
andare? Eppure è quello che ti si fa credere riguardo a Gesù Cristo nostro
Signore. Egli venne fra noi per soccorrerci e salvarci dal male terribile
del peccato e della morte. Questo amore che lo fece scendere in mezzo
all'umanità, questa volontà di redimerci è proprio sua, del Figlio di Dio!
Egli stesso Dice: Matteo 11:28-30
Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.
Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e
umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio
giogo è dolce e il mio carico è leggero».
Giovanni 6:37 Tutti quelli che il Padre mi dà verranno
a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori. Luca 19:10
perché il Figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era
perduto». Ma ci sono persone che pur si
dicono sacerdoti di Dio e discreditano occultamente il Figlio di Dio,
insegnando che non bisogna credere quando dice: "Venite a me." Dicono alle
gente che essa non è degna di presentarsi direttamente davanti a Lui per
chiedergli il soccorso che Egli offre. Dicono altresì che è necessario
compiere certi atti per guadagnare il merito di essere salvati ( e cioè
PAGARE ciò che Egli offre GRATUITAMENTE). ma, sopratutto e sempre più,
spingono l'umanità a turbare il riposo della sua madre defunta, in modo che
interceda per loro, negando così al Salvatore del mondo ogni misericordia e
volontà di salvare. E tu che leggi queste righe e che
forse sei uno di quei sacerdoti, ricordati le parole che il figlio del
Maragià disse al sadhu ipocrita. Questo, non può mancare di interessarti. E tu, povera anima tradita: cessa
di ascoltarli! Gesù, il tuo Salvatore, a braccia aperte ti chiama a sé!
Corri dunque a rifugiarti in Lui. Allora potrai dire con l'apostolo Paolo -
il quale inviava gente a Gesù e non a Sua madre:
2Timoteo 1:12 So in chi
ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio
deposito fino a quel giorno. E l'apostolo Paolo è chiarissimo
sul fatto che bisogna rivolgersi SOLO a Gesù:
Romani 8:38 Infatti sono
persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti,
né cose future, 39
né potenze, né altezza, né profondità, né alcun' altra creatura
potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore. |