
La Chiesa Nuova fa parte di un vasto complesso sorto e sviluppatosi in
più fasi a partire dal 1575 per accogliere l'opera di S.Filippo Neri e della
Congregazione dell'Oratorio dopo la sua morte.
Tale complesso, che comprende oggi, oltre la chiesa, anche l'Oratorio del Borromini, la
Biblioteca Vallicelliana, il Convento della Congregazione, sorse progressivamente in un
ampio pentagono ai confini tra il rione Ponte e Parione.
La Vallicella, dalla quale la chiesa trae il suo nome, ricorda una piccola valle, la quale
corrispondeva all'antico Tarentum romano, luogo malsano e pieno di stagni sulfurei presso
il quale i Romani avevano elevato altari a Proserpina, ritenendo il luogo uno degli
accessi agli inferi.

Anche se luogo non certo tra i più sani di Roma, la zona, per la sua
posizione strategica prossima alla Via Papale ed a quella dei Pellegrini che giungevano
nella Città Eterna, si sviluppò notevolmente dopo il Mille.
Nel Cinquecento troviamo la zona, detta 'al pozzo bianco', tutta
disseminata di casupole, alte torri e varie piccole chiese, tra le quali la primitiva S.
Maria in Vallicella, secondo alcuni fondata dal Papa S. Gregorio Magno nel VI secolo.
Presso questa chiesa si conservava la miracolosa immagine della Vergine, oggetto di
grande venerazione da parte dal popolo romano.
Con la costituzione della Congregazione, Papa Gregorio XIII nel 1575 affidò a S. Filippo
l'antica chiesa della Vallicella come sede definitiva dell'Oratorio.
Pur insignita della dignità di parrocchia, l'antica chiesa si presentava come un
modestissimo edificio appena rispondente alle esigenze della religiosità medievale e su
cui, comunque, lo scorrere dei secoli aveva prodotto guasti e ferite profondi. Per
adeguarla alle esigenze imposte dai nuovi indirizzi emersi dal Concilio tridentino,
S.Filippo non esitò a ricostruirla dalle fondamenta, confidando nell'aiuto della
Provvidenza per reperire i capitali necessari a compiere un'opera così imponente,
partendo dai 300 scudi offerti da San Carlo Borromeo, altra grande figura di questo
periodo, legato a S.Filippo da una profonda ammirazione e devozione.
Il 17 settembre 1575 fu posta, con la tradizionale sontuosa liturgia, la prima pietra
dall'Arcivescovo di Firenze Alessandro dè Medici, il futuro Leone XI.
Il progetto dell' opera fu affidato a Matteo da Città di Castello e successivamente a
Martino Longhi il Vecchio.
I lavori, svoltisi in più fasi, permisero di inaugurare alle celebrazioni la Chiesa
Nuova nelle sue strutture fondamentali nel 1577.
In questa chiesa ancora fresca di calce, San Filippo continuò la sua opera di direzione
spirituale finchè le forze glielo consentirono, dal confessionale della prediletta
cappella dell'Annunziata.
Il nuovo edificio rispecchiò, in ogni sua parte, lo stile e le inclinazioni del Santo,
cui la semplicità del carattere consigliò di mantenere totalmente bianche di calce le
navate, e la devozione mariana suggerì di dedicare alla Vergine gli altari di tutte le
cappelle, sottolineando, fra l'altro, l'antica vocazione della chiesa, rimasta per secoli
l'unica dedicata alla sua Natività.
Per volere di S.Filippo, anche l'antica immagine di S.Maria in Vallicella, che doveva col tempo diventare l'emblema della Congregazione dei Filippini, fu
trasportata all'interno della Chiesa Nuova ancora durante la costruzione. Oggi questa
icona si trova nella speciale pala che sovrasta l'altar maggiore.
Nel 1605, dopo la morte di S.Filippo fu terminata la facciata. Lo sviluppo delle altre
strutture del complesso e la decorazione finale della Chiesa andò avanti per tutto il
secolo successivo.
La chiesa, ormai completata in ogni sua parte, si riempì di opere dei più prestigiosi
artisti del '600, da Caravaggio a Rubens, da Federico Barocci a Pietro da Cortona, e si
arricchì degli ori degli stucchi settecenteschi, per giungere a noi come oggi la possiamo
ammirare.
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