"Million Dollar Baby"

Meggie Fitzgerald coltiva da sempre il sogno di indossare i guantoni e salire sul ring, ma tutto quello che la vita le ha riservato sino a quel momento è stato un posto da cameriera in una squallida tavola calda e una famiglia menefreghista, ottusa e problematica. Nonostante tutte le avversità che da sempre incontra, decide, con i suoi pochi risparmi, di iscriversi ad una palestra di boxe, con la speranza di venire allenata da Dunne, il proprietario, che, ai suoi tempi, era stato un grande uomo di boxe. Questi, dapprima fermamente contrario, accetta pian piano con riluttanza di formare quella che diventerà la ragazza da un millione di dollari ad incontro del titolo. Si instaura tra loro un rapporto particolare, un'amicizia, che è allo stesso tempo qualcosa di più, una sorta di rapporto padre-figlia. Entrambi segnati da gravi drammi familiari, vedono nell'altro tutto ciò che può colmare tale lacuna. Da racconto della storia di una determinata ragazza si passa così al disegno del legame che fra i due si crea, complesso e profondo, tanto più importante quanto fragile. Nulla infatti sembrà poter durare per sempre, e quando tutto sembra, finalmente e dopo tanto, poter andare per il meglio, spunta sempre una curva, troppo stretta e improvvisa, destinata a mandare tutto fuori strada.

Non è semplicemente un film sulla boxe -potrebbe facilmente essere stato su di un qualunque altro sport- quanto il racconto di due vite, reso ancora più realistico dalla drammaticità, inevitabile, insormontabile, a cui non si può impedire di giungere nemmeno nella storia più bella. E forse è proprio tutta questa tragicità a far sentire ancora più bello e vivo tutto ciò che prima era stato.

 É un film prezioso, che possiede una vitalità difficilmente reperibile, mai banale, e, per quanto mi riguarda, difficilmente fissabile su di in una normale recensione.

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