"Stand by Me"

Un’estate oramai agli sgoccioli. Quattro ragazzini, legati da un’amicizia non comune. Un cadavere di un coetaneo nascosto in un bosco. Un viaggio di due giorni lungo le rotaie di una ferrovia per cercarlo. Prove e difficoltà. Gioia e divertimento. Paura e dubbi.
Non è difficile intuire come quella che inizia come un’eccitante scampagnata/ragazzata si trasformi poi apparentemente nel tipico viaggio di formazione: le prove da superare, gli espedienti a cui ricorrere, i momenti di pura felicità e soddisfazione, la consapevolezza dello stare agendo autonomamente,.. ma non è un puro stereotipo, o comunque, non inteso nel senso negativo: il “viaggio” che i 4 amici compiono non è tanto una parabola sulla vita o che so io quale strampalato significato, quanto un vero e proprio viaggio, compiuto fisicamente, con tutte le reali implicazioni del caso.. questa scampagnata può essere intesa come viaggio di formazione non nascosto in senso metaforico dietro agli eventi, ma vero, producendo i medesimi effetti che produrrebbe nella reale realtà. Al ritorno in città i 4 non sanno bene come salutarsi, difficile farlo dopo due giorni così intersi che hanno intrecciato così a fondo le loro vite. Ma poi lo fanno. E se il film avesse avuto un senso metaforico puro allora il protagonista che racconta la vicenda con un lungo flash-back avrebbe detto che “da quel giorno nulla fu più in grado di dividerli e rimasero amici inseparabili per sempre…e vissero tutti felici e contenti”. Ma la storia prende invece un’altra piega: crescendo gli amici di infanzia si perdono di vista, e magari non si rivedono più. Ma, forse in forza dei ricordi sempre così vivi, il protagonista sente di poter affermare di non aver più avuto amici come quelli.

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