Un ricordo di Giorgio Bassani,

QUANDO ESTHER WILLIAMS SI TUFFAVA ALL'HOTEL LE NAJADI E GIORGIO BASSANI SCRIVEVA IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI

di Livio Spinelli

Conobbi Giorgio Bassani da bambina" dice Fiorella Grimaldi, proprietaria del noto Hotel Le Najadi di Santa Marinella; negli anni '50, quando Santa Marinella - vera Perla del Tirreno - faceva concorrenza a Saint-Tropez e Sanremo. L'Hotel Le Najadi con il ristorante e le serate divenne un simbolo della 'dolce vita'.

Qui facevano capo Re Faruk, Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, Esther Williams, Gregory Peck, Sophia Loren, Totò, Alberto Sordi, Anna Magnani, Vittorio De Sica, Anna Fougez, Alberto Moravia, Domenico Modugno e tantissimi altri.

" Tra questi, dice fiorella: "Mario Soldati con tutta la famiglia, era ospite un fisso del nostro hotel. Fu lui che un bel giorno si presentò a pranzo con un signore molto distinto. Bassani non conosceva Santa Marinella, ma gli piacque subito e da quel momento lo vedemmo sempre più spesso nel nostro Hotel finche divenne uno degli ospiti più assidui."

Giorgio Bassani era un amante del mare e della natura e solo a Santa Marinella trovò quella serenità che gli permise di scrivere il suo capolavoro. "Era un uomo particolare, una persona meravigliosa che non poteva passare inosservato, era gentile, affabile, riservato, si affezionò molto a me ed alla mia famiglia e fu preso a benvolere da tutto il personale dell'albergo Il ricordo più caro che conservo di lui è una copia del GIARDINO DEI FINZI CONTINI con la dedica di questo romanzo a me ed alla mia famiglia. Gli anni sono passati, resta la stanza dove scrisse questo libro e ancora adesso mi sembra di rivederlo al lavoro. Bassani trascorse da solo quasi tutto l'inverno tra il 1960-61 a Santa Marinella lavorando alla stesura di questo libro.

Se lo ricorda bene anche la Signora Marisa Sergiovilli, la più anziana dipendente dell'Hotel Le Najadi: "la mattina si alzava sempre molto presto, scendeva con un camicione bianco, prendeva il caffè e poi andava sul molo a vedere l'alba, sempre, anche in inverno con il freddo. Dopo rientrava in albergo e cominciava a scrivere. Non era uno che scriveva per delle ore. Scriveva una mezz'oretta, faceva una pausa, si alzava, gironzolava un po', prendeva un caffè e poi ricominciava. Alternava la scrittura a mano con la macchina da scrivere. In estate veniva con Portia Prebys, la sua compagna ma in quell'inverno rimase sempre da solo. Era un amante della natura, certi giorni si allontanava per fare delle escursioni e a volte arrivava fino alle colline dell'Uccellina nel grossetano."

Aggiunge Fiorella: "parlavo spesso con Giorgio Bassani. Quando mi vedeva fare i compiti insisteva dicendomi di fare degli studi letterari. Mi sembra ancora di sentire le sue parole ad alta voce: CULTURA UMANISTICA! CULTURA UMANISTICA !! Bassani era un contemplativo - dice Fiorella - un solitario, un silenzioso, sempre con la sua pipa spenta in bocca, ma capace di infervorarsi moltissimo per delle vicende umane anche di poco conto. Ricordo che proprio qui di fronte al nostro Hotel c'era una casa di villeggianti romani alle cui vicende - a loro insaputa - lui si interessò moltissimo dopo che un giorno gli raccontai che nella famiglia di quei signori, la bambinaia si era innamorata del padre dei piccoli che le erano stati affidati, diventandone l'amante, e la successiva morte della moglie che portò al matrimonio dei due innamorati. Quasi mi pentii di avergli raccontato questo fatto, perché Bassani sembrava impazzito, non faceva che domandarmi altre notizie, e poi ... ? e poi ... ??? e altre notizie ancora. Ricordo inoltre il grande amore che aveva per gli animali, in particolare i cani, tanto che all'uscita di un altro suo libro "LE STORIE FERRARESI", nella dedica che fece a me ed alla nostra famiglia, ci incluse anche Rocky, il nostro cane." Molti poi si ricordano delle partite a tennis di Bassani allo sporting Club dove lui faceva coppia fissa con Mario Soldati, formando un terzetto unico quando arrivava Ruggero Orlando (il noto corrispondente da New York della RAI, anch'egli ospite con la sua moglie americana del nostro Hotel). "Soldati era un 'Matto!'" dice Marisa, ancora terrorizzata a distanza di tanti anni dal ricordo di quello che erano capaci di combinare in Hotel lui, i figli e Jucci, la sua moglie slava. Le scenate di Soldati ai campi di tennis della Sporting Club di Santa Marinella erano famose, perché mentre lui e Bassani erano bravi giocatori, i figli di Soldati nonostante il maestro non riuscivano a vincere ed allora allo Sporting Club si vedeva entrare in campo Mario Soldati che con un "permette maestro" toglieva di mano la racchetta all'istruttore e si metteva a dare lezioni di tennis ai figli che non volevano saperne. Ricorda ancora Fiorella: "Bassani continuò a frequentare per molti anni il nostro hotel portando con se anche i figli, dei quali ero amica, in particolare di Enrico, quasi diciottenne innamorato di Christine, la ragazza alla pari che si occupava di loro."

Per la città di Santa Marinella IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI, ha un significato straordinario, perché il libro, non solo fu scritto a Santa Marinella, ma per ammissione stessa dell'autore - nel prologo - fu Santa Marinella a dargli l'ispirazione giusta: "l'impulso, la spinta, li ebbi una domenica di aprile del 1957, durante una delle solite gite di fine settimana ... subito dopo pranzo" [all'Hotel Le Najadi] "a qualche chilometro da Santa Marinella, attirati dalle torri di un castello medioevale ... di non so quale istituto romano di credito" [la Banca di Santo Spirito, qui Bassani confonde il Pio Istituto Santo Spirito allora proprietario del Castello di Santa Severa, con il Banco di Santo Spirito, oggi Banco di Roma]." Il personaggio su cui s'impernia l'enigmatico romanzo di Bassani è Micòl Finzi-Contini, ma lo stesso Bassani ce ne dà una chiave di lettura attraverso la figura - altrettanto enigmatica - di Giannina, la bambina della gita, da Santa Marinella al Castello di Santa Severa, fino alla necropoli etrusca di Cerveteri. Nel tragitto Bassani ascolta il dialogo di Giannina "una bimbetta di nove anni, figlia della giovane coppia nella cui automobile ero ospitato "... ... "Dove stiamo andando?" chiese Giannina. "a dare un'occhiata a delle tombe di più di quattro o cinquemila anni fa" rispose suo padre. "Che malinconia!" sospirò Giannina, appoggiando la nuca allo schienale. "Te lo hanno detto, a scuola chi erano gli etruschi?" "Nel libro di storia gli etruschi stanno in principio, vicino agli egizi e agli ebrei. Ma senti papà: secondo te, erano più antichi gli etruschi o gli ebrei ?" Il papà scoppiò a ridere. "Prova a chiederlo a quel signore" disse, accennando a me col pollice." "Papà", domandò ancora Giannina, "perché le tombe antiche fanno meno malinconia di quelle più nuove?" "Si capisce", rispose il padre "I morti da poco sono più vicini a noi, e appunto per questo gli vogliamo più bene. Gli etruschi, vedi, è da tanto tempo che sono morti, che è come se non siano mai vissuti, come se siano sempre stati morti". "Però, adesso che dici così", proferì dolcemente Giannina, "mi fai pensare che anche gli etruschi sono vissuti, invece, e voglio bene anche a loro come a tutti gli altri". La successiva visita alla necropoli si svolse proprio nel segno della straordinaria tenerezza di questa frase. Era stata Giannina a disporci a capire. Era lei, la più piccola, che in quel modo ci teneva per mano. Io venivo tentando di figurarmi concretamente ciò che potesse significare per i tardi etruschi di Cerveteri, gli etruschi dei tempi posteriori alla conquista romana, la frequentazione assidua del loro cimitero suburbano.

Tutto stava cambiando - dovevano dirsi mentre camminavano lungo la via lastricata che attraversava da un capo all'altro il cimitero. Il mondo non era più quello di una volta, quando l'Etruria, con la sua confederazione di libere città-stato aristocratiche, dominava quasi per intero la penisola italica ... riandavo con la memoria agli anni della mia giovinezza, e a Ferrara, e al cimitero ebraico posto in fondo a via Montebello e, come se l'avessi addirittura davanti agli occhi, la tomba monumentale dei Finzi-Contini: una tomba brutta, d'accordo, ma pur sempre imponente, e significativa non fosse altro che per l'importanza della famiglia. E mi si stringeva come non mai il cuore al pensiero che in quella tomba, istituita, per garantire il riposo perpetuo del suo primo committente - e della sua discendenza -, uno solo, fra tutti i Finzi-Contini che avevo conosciuto ed amato io, l'avesse poi ottenuto, questo riposo. Infatti non vi era stato sepolto che Alberto, il figlio maggiore morto nel 1942; mentre Micòl, e il padre professor Ermanno; e la madre signora Olga, e la signora Regina, la vecchissima madre paralitica della signora Olga, deportati tutti in Germania.

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