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Festival Internazionale di Rotterdam 1999

28th INTERNATIONAL FILM FESTIVAL ROTTERDAM

27 gennaio - 6 febbraio 1999

Uno dei migliori e più articolati festival internazionali è quello di Rotterdam, che ha avuto in programma una sezione a concorso, una fuori concorso e varie sezioni parallele. In una dozzina di giorni ha messo insieme 200 pellicole tra documentari e lungometraggi, con 80 anteprime europee o mondiali. Questo significa avere un panorama completo sulla produzione internazionale, con uno sguardo di riguardo sulla quella indipendente o di alta qualità artistica o sociale. E’ un festival molto gettonato dal pubblico cittadino, che ha a disposizione 14 schermi per vedere vere novità in fatto di film e registi. Linea guida del programma è un cinema a cavallo tra finzione e documentario, grazie alla voglia di vero che segna il cammino di tutti, a cominciare dal direttore inglese Simon Field, che sarà in carica per altri due anni.

Cominciando dal concorso, tra le opere prime e seconde, l’hanno spuntata Il tallone di ferro dell’oligarchia di Alexander Bashirov (Russia), già visto a Venezia, narra della voglia di stare fuori dagli schemi con la pretesa di sopravvivere in un mondo ostile e in fondo senza pietà. Following di Christopher Nolan (Gb), che è un thriller su un giovane disoccupato con pretese da romanziere che segue perfetti estranei fino a farsi condurre in ambienti oscuri e sconosciuti, Girato in bianco e nero è addirittura un film tenero sulle candide fissazioni del protagonista. Plus qu’hier, moins que domain di Laurent Achard (Fr) indaga su una famiglia simpaticamente melodrammatica, con il padre beone e la madre di forte carattere. Dominato nello stile e anche con passi poetici, si affida più all’intenzione che all’esito.

I film che hanno vinto riflettono la tendenza prevalente del festival, con la Gran Bretagna che ultimamente riesce a produrre pellicole di basso profilo economico e dai grandi risultati di botteghino, la Russia e in generale tutta l’Europa dell’est dal nuovo vigore e nobiltà. Quindi la Francia, presente con una retrospettiva completa di Chaterine Breillat, comprensiva di Romance, che, visto nell’insieme delle sue opere, risulta la più debole e più commerciale tra le sue opere. Infine gli omaggi, dedicati a Daniele Ciprì, Franco Maresco e l’iraniano Abolfazl Jalili, controverso autodidatta dedito a racconti sull’infanzia segnata dall’orfanotrofio.

Parte notevole del programma è stata dedicata all’Europa a est del dopo Muro, con oltre venti film a certificare una notevole vitalità, per esempio con l’ungherese Ibolya Feteke, che in Bolshe Vita fornisce un accurato resoconto delle ultime spinte emozionali che muovono persone indecise tra confusione e beatitudine. Beshkempir di Aktan Abdykalykov è la prima produzione indipendente kirghiza e parte da antichi costumi per documentare della vita semplice di un villaggio, vista attraverso gli occhi del giovane protagonista, un figlio adottato (come appunto è la traduzione letterale del titolo). Girato in stile semidocumentario, Happy Birthday di Larisa Sadilova è l’umanissima descrizione del reparto maternità di un ospedale destinato ad essere chiuso per mancanza di fondi e per la fatiscenza del luogo, dove tutti concorrono però a far comunque funzionare la struttura. A completare il quadro film poco conosciuti ed altri più noti, giusto perché passati ad altri festival internazionali.

L’Olanda ha avuto uno grande riscontro di pubblico, in particolare con Jesus is a Palestine di Lodewijk Crijns, in bilico tra la fine del secolo, l’eutanasia, la spiritualità e le automutilazioni. Ritorno alla grandissima anche per Alex van Warmerdarm (quello de Il vestito), che in Little Tony realizza una perfetta black comedy campagnola col fattore ignorante, la moglie che lo spinge al tradimento per un suo preciso scopo, e l’ignara ragazza adescata e considerata solo come una pancia dove far crescere un bimbo, il piccolo Tony appunto. Farewell Pavel di Rosemarie Blank racconta di un giornalista che tenta di liberare una donna costretta alla prostituzione suo malgrado e adesso praticamente prigioniera dei suoi padroni. Buon ultimo No trains, no planes, che segna il ritorno per Jos Stelling, dalla direzione percorsa da sarcasmo e cura dei dettagli nel descrivere un giorno dentro a un bar piuttosto mesto.

Il festival di Rotterdam è stato arricchito da molte altre iniziative collaterali, come il Cinemart, luogo privilegiato per far incontrare produttori in cerca di finanziatori su progetti, prevalentemente europei, fermi per mancanza di fondi, e come il Hubert Bals Fund, da un decennio produttore di film dai paesi emergenti.

Maurizio Ferrari

www.filmfestivalrotterdam.com

PREMI

La giuria del 28° festival di Rotterdam ha assegnato 3 Tiger Award, 10.000 dollari cadauno, la distribuzione in Olanda e il passaggio televisivo a:

Following di Christopher Nolan (Gb)

Plus qu’hier, moins que domain di Laurent Achard (Fr)

Il tallone di ferro dell’oligarchia di Alexander Bashirov (Russia)

Premio Fipresci della critica internazionale

Victor... pendant qu’il est trop tard di Sandrine Veysset (Fr)

La giuria ha anche premiato la sezione "Exploding Cinema"

Premio Knf (critici olandesi)

La vida es silbar di Fernando Perez (Cuba)

Premio Netpac (per la promozione del cinema asiatico)

La camicia del domestico di Mani Kaul (India)

Premio Citroën per il pubblico

1) Festen di Vinterberg Danimarca, apprezzato con un voto di 4.55/5

2) My name is Joe di Ken Loach (Gb), apprezzato con un voto di 4.49/5

3) Windhorse di Paul Wagner, apprezzato con un voto di 4.49/5

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