Festival del cinema africano 1996 Milano

Nella sezione dei film a concorso il dato di fatto è che quest'anno non ha particolarmente esaltato, soprattutto nei lungometraggi. Anche se con le debite eccezioni: ambientato nella Ouagadougou degli anni 90, HARAMUYA - LA PROSCRIZIONE di Drissa Touré del Burkina Faso racconta un frammento di vita di città con vari personaggi che vengono seguiti nelle loro piccole attività quotidiane. Film nuovo e altro grande evento è stato MACHAO - C'ERA UNA VOLTA di Belkacem Hadjadj. Di produzione franco-algerina, vincitore del premio CEI in 10.000.000 con la motivazione "Per la promozione e la difesa del bel cinema popolare, al servizio della riconquista della cultura e della libertà", bressioniano (nel senso che tutte le inquadrature sono essenziali e senza fronzoli), affronta il discorso dell'integralismo, fino ad arrivare verso la fine a un omicidio non visto, in una sorta di cinema puro e rarefatto. Il premio della giuria (Premio Agip, 15.000.000) è andato a GUIMBA - UN TIRANNO, UN'EPOCA del malese Cheick Oumar Sissoko, regista nel 1986 dell'indimenticabile Nyamanton, dedito a un cinema di narrazione tradizionale nel linguaggio e nel racconto, affronta temi molto particolari, ragazzini costretti a lasciare la scuola per andare nelle strade a lavorare oppure il dramma della donna nelle pratiche sessuali, e questa volta si racconta di un'epopea in forma di favola dove un tiranno in un regno immaginario. Poche sono le invenzioni visive, unisce il dramma con la commedia e il risultato è comunque piacevole. Ancora dal Mali abbiamo WAATI di

Souleymane Cissé, arrivato dal Festival di Cannes con un anno di ritardo, è il film più bello perché lavora sul tempo, sullo spazio, sul linguaggio, sul politico. Ambientato in Sud Africa, racconta la storia di una ragazzina nera sotto il dominio dei bianchi, fugge, lascia il Sud Africa, viaggia attraverso l'Africa, la Costa d'Avorio, il Mali, il deserto. Film pieno di ellissi, se si cerca una continuità narrativa non la si trova, fortemente politico e fatto a partire da un discorso sul linguaggio, il messaggio passa attraverso la forma e non il contrario. Film fondamentale per il cinema africano e non solo di questi ultimi anni, era fuori concorso.

La sezione a tema è stata dedicata al cinema afro-americano con la ripresa di Rage in USA/Black is beautiful. Qui è stato presentato THE KEEPER - IL GUARDIANO di Joe Brewster, film d'esordio di un medico psichiatra, basa la trama su una storia carceraria interpretata da Giancarlo Esposito come attore principale, si fa notare per la modernità della forma narrativa e per il messaggio antirepressivo. E poi ancora RUDE di Clement Virgo o SOUL SURVIVOR di Stephen Williams o altri, tutti a raccontare di tribolazioni urbane dove è molto presente il senso della propria differenza rispetto al mondo dei bianchi.

La retrospettiva riguardava il cinema dell'Algeria. Importante per essere di attualità, ha radunato molti dei capolavori dalla metà degli anni '60 a oggi. Notevoli OMAR GALATO di Merzak Allouache, commedia su un giovane a Algeri, tratta di argomenti seri e di rapporti sui vari strati sociali che popolano un quartiere nel 1976. Totalmente sperimentale, targato 1971, TAHIA YA DIDOU di Mohamed Zinet ricorda Jean Vigo e le avanguardie, fa vedere Algeri in modo completamente diverso dal solito, prendendo due turisti francesi e mettendoli in giro per la città. Con il ricordo di un algerino che ricorda i tempi della guerra per indipendenza, diventa anche film politico. Mohamed Lakhdar Hamina con LE VENT DES AURES e CRONIQUE DES ANNEES DE BRAISE parla di una madre alla ricerca del figlio imprigionato o della storia dell'Algeria dagli anni trenta ai cinquanta, con tragedie, epidemie , morti e Palma d'oro a Cannes 1975. Il cinema algerino ha dimostrato di avere una tecnica avanzata rispetto al resto del mondo arabo, attraversando tutti i generi, dalla commedia feroce al dramma, al cinema sperimentale. Tutto questo, e non solo, è stato il 6 Festival Cinema Africano a Milano.

Maurizio Ferrari

www.festivalcinemaafricano.org

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