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DOCUMENTARIO ITALIANO, QUESTO SCONOSCIUTO

seminario di storia del cinema documentario italiano condotto da Adriano Aprà
Sabato 29 gennaio: dalle 15 alle 19 e dalle 21 alle 24
Domenica 30 gennaio: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18
Presso Dropout Centro Studi Cinematografici
Ingresso a numero chiuso, iscrizione Euro 50,00

"Il seminario si propone di fornire qualche linea direttiva sull’evoluzione del documentario italiano dal primo periodo sonoro a oggi. Fino a non molti anni fa, e non solo nel nostro paese, il documentario era rispettato forse a parole ma poco frequentato, considerato "minore" rispetto alla dilagante presenza nelle sale del film narrativo, o di finzione. Negli ultimi anni le cose sono cambiate, e ci si potrà chiedere perché. Resta il fatto che questo "parente povero" del cinema lo è anche, specialmente da noi, dal punto di vista della conoscenza che se ne ha e anche dalla reperibilità (anche solo in vhs) delle opere. Nei limiti del possibile, si cercherà quindi di illustrare le varie epoche con ciò che è disponibile, e soprattutto (anche per ragioni di tempo) con cortometraggi. Per gli anni 1930-1943, per esempio, verranno fatte vedere opere come Il ventre della città (1932) di Francesco di Cocco, Littoria (1933) di Raffaello Matarazzo, Milizie della civiltà (1942) di Corrado d’Errico, Venezia città minore (1940) di Francesco Pasinetti, Fantasia sottomarina (1939) di Roberto Rossellini. Negli anni del dopoguerra, sono decisivi per una valorizzazione estetica del documentario gli apporti di Antonioni, di Zurlini e, successivamente, del meno noto Raffaele Andreassi. Per gli anni ’50-’60 sono importanti le innovazioni introdotte da De Seta e Olmi, soprattutto pensando all’impiego del suono (troppo spesso marginalizzato rispetto al lavoro sull’immagine). Il ruolo del cortometraggio, che ha avuto una sua funzione pratica per lo sviluppo di un modo di vedere documentaristico, si fa meno decisivo in anni più vicini a noi. Film-inchiesta, film di montaggio, film-saggio (come quelli di Pasolini, p. es.), e altri "sottogeneri" del documentario indicano strade nuove, meno legate al desiderio (che spesso è anche un’illusione) di "documentare la realtà". L’occhio si fa più soggettivo, e non a caso in anni recenti si parla più spesso (anche se il termine è generico e "negativo") di nonfiction. L’uscita dai limiti stretti della documentazione, e l’apertura a modi, diversi comunque dalla finzione narrativa, di esprimersi, ha ampliato in maniera decisiva il ventaglio delle scelte di "fare cinema" che si presentano negli anni più recenti a un autore. A sua volta, il digitale consente sperimentazioni prima assai più difficili, anche dal punto di vista economico. Nell’insieme, anche se non si può dire che sia esistita in Italia una "scuola documentaristica" in senso proprio, le migliori esperienze dei singoli autori possono essere utili oggi per capire quanto spazio espressivo c’è una volta che ci si allontani dalle "illusioni" della finzione." Adriano Aprà.

INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI SU:
www.centrostudicinematografici.it segreteria@dropout.tv drop@dropout.tv
via mecenate 76
t. 024549870

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