SUL PATTO PER L'ITALIA HANNO DETTO...
Massimo Cacciari: "Senza trattativa il governo avrebbe potuto procedere a colpi di maggioranza. Da questo punto di vista il Patto rappresenta un successo".
Luigi Angeletti: "E' passato il principio di una deroga temporanea dell'articolo 18. Principio, guarda caso, contenuto in due intese raggiunte da CGIL CISL e UIL con i governi in carica nel '97 e nel 2000 (di centro sinistra n.d.r.) con l'aggravante che sulle deroghe all'articolo 18 (riguardanti lavoratori provenienti dall'apprendistato. da formazione lavoro, dalla mobilita, L.S.U... n.d.r.)non si parlava di criterio temporaneo. Di questo, a quanto pare, qualcuno, si è dimenticato".
Ivano Barberini (Presidente Lega Cooperative): "Non è ammissibile una guerra di religione sull'articolo 18".
Giuliano Amato: "La CGIL è stata in qualche modo protagonista di una spaccatura del mondo sindacale in nome di visioni del futuro che invece sono fortemente coesive. Non capisco perché si arrivi ad un rischio di divisioni più profonde quando esistono soluzioni semplici che potrebbero diventare scelte condivise".
Francesco Rutelli: "La CGIL abbassi la tensione e torni ad essere una risorsa per la politica riformista".
Si tratta di commenti provenienti da personaggi che, con l'ovvia eccezione di Luigi Angeletti (citato per ricordare come a volte decisioni simili vengano lette diversamente a seconda di chi le prende) rappresentano realtà comunque critiche verso il "Patto per l'Italia" firmato, oltre che da CISL e UIL, da oltre trenta fra sigle sindacali ed imprenditoriali, tra cui la Lega delle Cooperative, la Confesercenti, il Cna: tutti "venduti per un piatto di lenticchie" come alcuni scioperanti hanno scritto di Pezzotta ed Angeletti?