Da "Il Sole 24 ore" del 1° settembre 2002

Il giurista Pietro Ichino boccia la scelta della protesta solitaria della CGIL

"DI VITTORIO NON L' AVREBBE FATTO"

Roma. Su due critiche è d'accordo: quelle rivolte al Governo per aver sbagliato i conti sulle previsioni del PIL e per le scelte sui conti pubblici, blocco delle tariffe e forse condono. Ma su un altro aspetto, invece, Pietro Ichino, ordinario di diritto del lavoro alla Statale di Milano, non approva il leader della CGIL, Sergio Cofferati: la decisione di proclamare lo sciopero generale, una mossa che implicitamente contiene la scelta strategica di approfondire la divisione con Cisl e Uil. Ichino comunque non drammatizza: "Gioverebbe alla maturazione sindacale anche una fase di aperta concorrenza", a patto però che "vengano definite le regole della rappresentanza".
Bocciature in tronco delle politiche del centro destra, con accuse su tutti i fronti, dal Patto per l' Italia alla riforma fiscale. Cofferati rilancia lo sciopero generale, per la Uil mente. Si va verso un autunno di conflitti?
Non condivido la decisione di Cofferati di proclamare uno sciopero generale senza Cisl e Uil: sembra con vinto che la Cgil sia capace di fare tutto da sola. Questa strategia sembra porre la pietra tombale sulla prospettiva dell' unità sindacale. Non mi sembra un gran risultato per un capo della Cgil che si rifà alla tradizione di Di Vittorio, Lama e Trentin. Di contro, sono d' accordo con le critiche rivolte al Governo: aver sbagliato i conti sul Pil e cercare di porvi rimedio facendo ricorso alla parte peggiore dell' armamentario tradizionale della Prima Repubblica, condoni ed interventi dirigisti sulle tariffe.
Il sindacato, quindi, resta spaccato: quanto pesa la politica in questa fase?
Non c' è dubbio che nella spaccatura di quest' anno abbia giocato una motivazione politica. Anche in passato le divergenze politiche c' erano, ma il sindacato riusciva a produrre una sua cultura e un suo progetto su cui trovare una spinta propulsiva. Oggi ciò non sta succedendo, non c' è più una cultura adeguata ai tempi. Le divisioni tra Cgil, Cisl e Uil nascono da un grave difetto progettuale di tutte e tre le confederazioni. L' iniziativa del Governo, con il Libro bianco, ha potuto inserire un cuneo tra di esse perchè ormai da due decenni il movimento sindacale italiano non ha saputo proporre una sua strategia. E' rimasto uguale a se stesso mentre il mercato del lavoro è cambiato profondamente.
Cisl e Uil hanno sottoscritto il Patto per l' Italia, mentre è Cofferati che continua a bocciarlo...
Il Patto per l' Italia non è l' attacco ai diritti denunciato dalla Cgil, è in linea con le politiche dei Governi di Centro - sinistra, del pacchetto Treu, ma è molto timido. Sarebbe servita una capacità di progetto più ampia.
Per ora, comunque, resta il fatto che la Cgil va per la sua strada: la frattura è ricomponibile?
Gioverebbe molto alla crescita e alla maturazione di una cultura sindacale moderna anche una fase di concorrenza aperta tra centrali sindacali, in un sistema però dove siano definite le regole della rappresentanza. Il sindacato deve cominciare a confrontarsi con quella metà della forza lavoro che oggi non rappresenta. Se nella strategia del Governo rientrano gli accordi separati, allora l' Esecutivo farebbe bene ad affrontare e risolvere il problema della rappresentanza. Sono d' accordo con la Cgil che chiede una legge, la Cisl dice no, mentre su questo tema la Uil è più vicina alla Cgil.
Aumenti reali dei salari, rincorse salariali: il sindacato sbaglia?
E' un esito inevitabile, scontato, nel momento in cui il Governo rifiuta la concertazione: a questo punto ognuno va per la sua strada. (Nicoletta Picchio)