Il Castello Angioino

Una testimonianza emblematica di storia civitese si trova proprio nel bel mezzo del paese e domina con imponenza la parte più antica dell'abitato: è il Castello. Pur non essendo certa l'epoca della costruzione, più volte rimaneggiata, tutto fa pensare specie le maestose torri cilindriche al periodo della dominazione angioina. Il bel portale trecentesco presente sulla facciata principale, a est, era collegato all'abitato da un ponte levatoio. Il lato occidentale, lungo oltre 50 metri, oggi affaccia sull'attuale Piazza Municipio e ai suoi lati ha due torri di pregevole fattura. Altre due custodiscono il lato settentrionale dell'edificio, preceduto in passato da un fossato che fu riempito nel 1795. Il lato meridionale si erge su uno sperone in muratura sostenuto da una robusta parete rocciosa. Sul prospetto principale lo scudo sostenuto dal grifo con i gigli capovolti, è il ricordo perenne del tradimento che Paolo Di Sangro, uno dei famosi signori di Civita, fece a danna degli Angioini nella battaglia di Sessano del 28 giugno 1442, e che gli fruttò Civita e il castello stesso da Alfonso I d'Aragona, in cambio dell'aiuto offerto.

Nel cortile interno vi sono gli accessi a quelle che dovevano essere le camere per la sala d'armi, per il corpo di guardia, per le cantine, i granai, le stalle, le prigioni ed i trabocchetti. Al primo piano, invece, ci sono la camera baronale, dove si amministrava la giustizia e si ricevevano gli ospiti, la cucina e le stanze più interne del signore.

Da segnalare la fontana sannita situata nel cortile, stupefacente per la fattura dei quattro volti zoomorfi d'angolo e per lo stato di conservazione.

Di proprietà della Soprintendenza ai Beni Culturali, recentemente nel castello sono avviati radicali lavori di consolidamento e restauro.

Le chiese

Vicino al castello sorge la parrocchia di Santa Maria Maggiore la cui chiesa parrocchiale, nel 1903, a causa dello sfaldamento di un costone tufaceo, crollò. Il suo fonte battesimale e la relativa porta di accesso, di notevole valore artistico, sono stati recuperati e riutilizzati nella chiesa di Santa Maria delle Grazie lungo la via V. Cuoco.

Di notevole pregio è la pala settecentesca dell'altare, in legno intarsiato e oro zecchino, recante in alto una rarissima tela della Sacra Famiglia.

Il campanile a tre piani, che termina a punta con quattro facce, conserva una lapide lacunosa, incastonata nel lato nord, di non facile interpretazione dalla quale sembra tuttavia di poter dedurre che fu applicata nel 1620 in ricordo di un altare dedicato, nella chiesa stessa, a San Giacomo con le reliquie del santo.

In cima all'altissimo dirupo della "Cavatella" si trova invece la parrocchia di San Giorgio Martire. La facciata è di forma rettangolare ma termina a triangolo nella parte alta, nella quale è fissato un bassorilievo in pietra raffigurante San Giorgio a cavallo. L'interno è a due navate, con soffitto a cassettoni e con un coro e un organo in legno ben conservati. La chiesa, nella quale sono custodite le reliquie di San Donato Martire e una statua equestre di San Giorgio, possiede tre altari in pietra finemente lavorati e alcune lapidi funerarie della famiglia Pepe.

Le due parrocchie, che fanno parte della diocesi di Termoli- Larino mentre, fino al 1818, appartenevano a quella di Guardialfiera, hanno avuto ciascuna un proprio parroco fino al 1969: da allora sono amministrate da un solo sacerdote che è arciprete di Santa Maria Maggiore e parroco di San Giorgio Martire.

 

La natura

Dai monti situati in territorio di Civita (Monte Rosso, Monte Andrea, Colle Marasca, S. Giovanni) si può godere un panorama unico: a Nord- Est la Maiella, ad Est il Mare Adriatico, a Sud le colline che degradano verso il basso Biferno e il Fortore, ad Ovest altre formazioni collinari risalenti fino al massiccio del Matese. Il nucleo abitato è di altitudine media di 520 m. e giace in forma allungata su uno sperone di tufo esattamente lungo la direzione est- ovest.

Il paesaggio è caratterizzato dalla presenza di calanchi e di gole a strapiombo di notevole profondità, originate dall'erosione prodotta dai torrenti Vallone Grande e Mordale. Quest'ultimo ha originato la cosiddetta "Cavatella", una gola di straordinaria bellezza che in alcuni punti raggiunge la profondità di oltre 100 m.

I boschi con la loro estensione di oltre 600 ettari, sono la vera attrazione di Civitacampomarano.

Le aree boscate, situate ad un'altezza media di 850 m. slm, sono ricche di valori naturali quali distese di cerro, roverella, carpino, orniello, aceri, noccioli, e piante officinali, e di valenze ambientali e paesaggistiche come laghetti, sorgenti, selvaggina, si rivelano eccezionalmente accoglienti per il turista grazie ad ampie zone attrezzate (area del "Folcaro" ad oltre 800 m. slm), dove è tangibile l'affascinante intreccio di significati storici, tradizionali e naturalistici della zona: il panorama a 360 gradi, le varie emergenze archeologiche, i percorsi tratturali perfettamente conservati, la meravigliosa offerta di prodotti del sottobosco come fragoline, funghi e tartufi!

Tutt'intorno regna la serenità tipica dei luoghi incontaminati.

Nell'aria tersa volteggia elegantemente il falco, più basso il fagiano si dilegua fra le siepi, saettanti le rondini fendono il cielo, mille fiori profumano la valle, mille foglie carezzate dalla brezza serale intonano antiche nenie.

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